I Bianchi e i Neri: Dramma

Part 3

Chapter 32,263 wordsPublic domain

_Dore_ Se Dore Cancellieri... _Gualfredi_ Iniquo! muori... _Dore_ Partecipate il retaggio dell'empio: Un innocente trucidate. _Gualfredi_ Il tuo Ferro scaldossi per entro le vene Del figlio mio, e se' innocente? _Dore_ Sono: Alla morte di Dio, lo giuro. — Questo[11] Mi svelava il misfatto: e per comando Del padre, solo, senza compagnia, Con la coscienza che sol mi francheggia «Sotto l'usbergo del sentirsi pura» Venni a mercè d'involontario fallo. — Assalito per l'ombra... a tradimento... _Geri_ Certo, assalire io ti dovea per l'ombra, Però che figlie di tenebra sono Le opre tue bieche... In grembo della notte Ogni codardo rapace l'artiglio Dispiega; e tal ti argomentavi Bianca Menarne, e farci infami... _Dore_ Ove non foste Voi mio consorte, e me solo offendeste, Altra risposta io vi daria che motti. Ma voi sozzate il vase del Signore, Sfrondate il giglio di Pistoia, quind'io Favellerò di queto: e posto ancora (Guardimi il ciel!) ch'io proponessi cosa Di lei non degna, avriami ascoltato ella? Bianca! — creatura che si piacque Dio Formar perfetta, onde di lui memoria Rimanesse quaggiù. L'amo, ma di alto. Di magnanimo amore io l'amo; — e dove Il ciel compagna la mi desse, ah! suora, Sposa, madre, per me tutto sarebbe; L'adorerei sì come cosa sacra, Nè direi più che questa vita è un pianto, Una scuola di angosce; ma una via Sparsa di fior che tra il diletto mena Alle gioie immortali. _Geri_ Oh! pria di morte Sposa che tua sarà... _Dore_ Geri, mi odiate, Il so; — pur io non vi offendeva mai. Membrate un fatto o un detto che in ingiuria Vostra da me movesse; — A correr giostra Certo talora, od a ferir torneo Vi soverchiava; — ed io per me non veggio, Oltre quest'una, altra cagion dell'odio Vostro atroce: — se ciò fosse, — sventura Al dì che appresi a trattare asta e spada! Sventura al dì che ferir l'uomo io seppi Con ferita immortal... con la vittoria!... _Geri_ Tu te ne menti: e quando mai vincesti Geri tu?... _Dore_ Mento io? — Queste labbia ignote Sono a menzogna, perocchè una sede Eterna ha su le tue. — Sul ver ti punsi; Ma se di un Cancellier figlio tu sei, Rammenta i giorni andati, e su la polve Pensa di quelli cui perpetua impresa Fu nella vita, ed ultimo sospiro Nella morte l'Italia, e tu pur anco Prode sarai; — e nel dì della battaglia Vedrai l'ombre paterne confortarti; — Udrai la voce che raddoppia il core, L'alito sentirai della vittoria. — Ma per invidia non si sale in fama. — Dagli stellati seggi nello abisso Giacque della tenebra chi astiando Avverso mosse al suo Fattore: — or l'astio Con Satano accomuna; un giorno ancora Avrai pena comune... _Geri_ Ormai più modo Non ha lo sdegno: — t'accomanda a Dio, Ch'or sei morto... _Dore_ Al ferire un uom senz'arme Ti riconosco... _Gualfredi_ Vivaddio, t'arresta![12] Hai morto il senno? — Queste mura senza Periglio a voi non sono: — andate, — e dite Al padre che di pace e di perdono Parole omai correr tra noi non ponno; — Che non più di una terra il fosso stesso Può rinserrarci, e nudrirne di un cielo Medesmo l'aere; — che di noi due, l'uno Da qui innanzi dee piangere, ed il giorno Maledire in ch'ei nacque. — Uno sterminio, Ditegli, in breve, una guerra di morte Io moverogli contra, ond'ei si guardi S'egli è vero che il dritto esalta Iddio. _Geri_ Non fie lieve così lo tuo commiato Da queste case. —[13] Altra ben'io di vostra Morte, tra breve, da costoro ordita, Trarrò vendetta. — Tu sappi per sangue, Per parole non già, piaga sanarsi; E l'anima tua... indegna che per questo Mio pugnale sia sciolta. — A te, Manente, Sotto pena di cor lo affido. _Dore_ Forza Mi fate voi? ben mi aspettava a questo. — Gualfredo, e il consentite? — Intendo or come Più che crudo esser frale è maggior danno; — Ma e bene intendo qual pena, e qual merta Pietà. — Gualfredo, per qualunque evento In vostra casa possa incormi, — io prego, Che conto un dì non vi domandi Dio... Io vi perdono... or lo sdegnate? — Un giorno Questa parola, più che prece e pianto, Misericordia impetrerà... _Manente_ Nè chierco Mai sermonò così soave, o frate. Venite al premio... _Dore_ La trascorsa notte, S'io mal non veggo, ti salvai la vita? _Manente_ Oh! tristo me, ch'io son di mente lassa; — E questo antico è sì, che omai non merta Membrarlo.

SCENA VI.

BIANCA E DETTI.

_Bianca_ Empio, che fai! — lo meni a morte?. Non dà la terra a nudricarti il frutto? Non il liquore a dissetarti? — Il sangue Perchè e le membra dell'uomo desii? Oh! se dischiusi nuovamente i cieli Piovessero l'oceano della morte, E lo spirto di Dio fosse su l'acque Gridando: — Il giusto è salvo; si vedria L'arca pei mari di virtude in terra Segno, e di pietà in cielo, — o spenti tutti? _Manente_ L'arco baleno è un patto a più colori Che mi toglie il sospetto. _Bianca_ O padre mio, Son queste le promesse, i giuri questi. Che al letto della morte, ove la estrema Ora vivea la madre mia, faceste? Desioso di Dio, pur su la soglia Della vita fermavala un pensiere Di angoscia; a voi si volse, ed al perdono... Vi confortò del sangue vostro... e: Vedi, Disse, Siam polve,... la mercè di Dio Non fie a lui che visse odiando in terra... Voi piangevate, chè la pieta il varco Avea tolto alla voce; allora un lampo Vestì di gioia il volto alla beata, Compose il capo alla quïete eterna, E scosse l'ale al sempiterno riso... I labbri intanto della morta spoglia Parea pur sempre dicessero: — pace. — Spirto beato, dai stellati seggi Ove sei santo, a questa terra un guardo Volgi, e vedrai di quale amore il sangue Si ami dei Cancellieri; — e qual conceda Pace e perdono il tuo consorte. — Padre... Pensate che possa giurare invano L'uomo ai suoi morti? _Geri_ Or chi fie mai che nieghi Mastro gentile ai bei concetti amore! _Bianca_ Amore? _Geri_ Sì, — forse non ama il nostro Nemico Bianca? _Bianca_ Io... del Signor l'amico Amo; — inimico a nullo, io Dore amo; Nè tale è questo amor che voglia starsi Celato, — e al padre, e a te non pur, ma al mondo Io vorrei dire l'amo. — Oh a quello amore Guai! che di farsi manifesto adonta, O già fatto è delitto, o se ne appressa. _Gualfredi_ E lieti giorni e avventurosi Bianca Stimi trarre con Dore? _Bianca_ Avventurosi! — E chi lieto è quaggiù? — Non è ella prova Di pianto questa vita? _Gualfredi_ E qual conforto Or ti fie dunque averlo a sposo? _Bianca_ Un fuoco Che nudrono le vergini in onore Di Nostra Donna è l'amor mio, — modesto Sì, ma immortale: — la ragion non vince, Eppur sento che dove a sposo Dore Dio mi consenta, io gli dovrò tai grazie, Quali di suo più grande beneficio... Ma poichè la ventura a tal ne mena, Ecco prostesa in voi m'affido io tutta. Proferite giudicio: od all'amplesso Tornate il fratel vostro, e fie suggello Il mio nodo di pace; o consentite Ch'io al Ciel mi renda. Oh! non già lieve questo Sarammi; — ma un pensiero mi conforta: Più che sovra i felici il guardo intende Sovra gli afflitti Dio. _Gualfredi_ Sorgi... la mano. Che stringere desii di sangue è tinta, — Sangue del fratel tuo. — _Bianca_ Sangue!... chi il dice? Ella è innocente... _Dore_ Io questa mano, il giorno Delle vendette, francamente a Dio Per supplicarlo innalzerò; nè traccia Perenne è questa, perocchè non grido Di colpa, ma consiglio di natura Scorse la mano;... e la natura è figlia... Di Dio.... Mi striscia su le carni un ferro, — Percuoto nella tenebra... Per quanto È più nel cielo e in terra sacro, il giuro, — Sono innocente. _Bianca_ Cancelliero, il giuro È mala prova d'innocenza: — il fallo Al par lo adopra, e più. — Ben ti credo io, Ma sposa — finchè il mondo non conosca Te non essere un tristo — ch'io ti sia, Impossibile è cosa. _Dore_ In questi luoghi Volea tenerne il cugin nostro — a forza: Or volontario rimarrommi; e a voi, Gualfredo, il carco di chiarir se Dore Un fellon sia concedo; — e dove tale Non vi appaia, se voce di consorte Puote in voi nulla, — priegovi — torniamo Amici, deponiam l'ire fraterne E le contese, onde la gente dica: Ben serba il Cancelliero alma sdegnosa, Ma volentier perdona.... _Gualfredi_ Benedetta La pace che da lungo invan sospiro! — Figli... figli... Or deh, Bianca, alle tue stanze Riedi; — voi, Dore, nelle mie vi state: — Dei vostri padri è questa casa, — e vostra; Ogni timor quindi sbandite. — In breve Tornerò a voi. — Sappiate intanto ch'ove Pieni non sieno i desir vostri, certo Non fie per me che voi non siate lieti. _Bianca_ Parmi, o benigno il ciel s'inchina? _Dore_ Il voglia Iddio, ma non mi affido: — ad ogni evento Amami. _Bianca_ In cielo, dopo Dio, te primo. — _Dore_ Bastami. — Or va, ch'io son parato a tutto.

SCENA VII.

GUALFREDI, GERI.

_Gualfredi_ Non periranno i Cancellieri.[14] — Figlio; Molte io fin qui sopportai cose in vostro Danno e mio da voi fatte, e pur di nulla Tanto mi dolgo quanto di questa una Che oggi faceste in mia presenza. — Or giovi Membrarvi, — Dore qui securo starsi Con la tutela del mio nome, — solo Esserne signore io; — e da qui innanzi Senza periglio non poter voi a scherno Torre la santa autorità paterna... — L'evento della notte... _Geri_ Udite cosa Che ultima vo' che in questo sia. — Gualfredo, Poichè al mio detto non fidate, e in dubbio Ponete la mia fe', non dirò verbo In difesa... io disdegno... _Gualfredi_ Oh! mal conviensi Disdegno in ciò, — ma si vorria ben onta Pria di mal fare. — Or vel ripeto, — sono Signor supremo io qui. — Voi fate senno Di mie parole, e pensate allo stato Cui, se ben veggo, non vi chiama il cielo.

SCENA VIII.

GERI.

Nè a virtù tutto, — nè a delitto tutto: — Tra il Caino e l'Abele... A me è conteso Spegnerti o Padre: ora mi chiama il fato Tuo mal grado a ferire, e strascinarti Per una via di sangue al mio disegno.

ATTO TERZO.

. . . . . . . . . . . . . I lor tetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quasi spelunca di ladron son fatti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . E tra gli altari, e tra le statue ignude Ogni impresa crudel par che si tratti. Deh quanto diversi atti! Non senza squille si comincia assalto Che per Dio ringraziar fur poste in alto. PETRARCA.

SCENA I.

Scena come nel primo Atto. È giorno.

UBERTO, VANNI, UGHETTO, DONATO, BACCIO, ED ALTRI.

_Vanni_ Poichè ne amate come figli, noi Qual buon padre non men vi amiamo, Uberto: Quindi è il piè in staffa, ed è la lancia in resta Al tuo comandamento; che buon dritto, Ragion, giustizia è a noi tuo cenno, — tutto. Pur, se ne assenti, a che ne hai tu condotti? A che venimmo? _Uberto_ Lo sapete voi? Certo non io. _Ughetto_ E fa mestier domanda? Non ella è aperta nostra sorte? — Amati, Reveriti, diletti oggi, e percossi Dimane, — come verga che alla pena Del figlio il padre innalza, e ov'ei si umili, Ridivenuto pio questi l'amplesso Dischiude del perdono, ed è la verga Tronca gittata a terra. _Vanni_ O come cane, Cui per la belva presa toccan'ossa Sovente e battiture. _Uberto_ Vanni, duolti Seguirmi? — rifà i passi, — io non ti tengo; Ma in ciò pon mente, nulla a perdere hai. Tua non è quella veste che ti copre, Tue non sono quell'arme; e appena appena L'anima è tua. _Ughetto_ Il non acquisto a noi Perdita è certa. _Vanni_ Dunque è destinata La vita nostra a far siepe ai codardi? — Nella promessa, ove li prema il danno, Infiniti: perchè, securi, il prezzo Non den pagar del sangue? Non si dona L'anima, ma si vende. _Donato_ E qual sia angoscia Sapete, Uberto, allorchè di compagni Scemi tornando a casa, alle accorrenti Donne null'altro possiam dir che: — Gemma, Prega requie allo sposo: — Agella, il padre Piagni: — e tu, Spina, non vedrai più il figlio. Sposo... padre... figliuol, son morti. _Baccio_ E l'onta Di farsi al tempio, e non potere offrire Al Signore che preci? _Vanni_ Arrogi al danno Lo strazio. Altra fiata i Cancellieri Chiamârmi, e Guelfi e Santa Chiesa e Papa Voller ch'io urlassi; — in questa un uom, con voce Geri additando e con mano, mi dice: Va, ponlo a morte. — Io lo facea; — quand'ecco Dore giungermi addosso, e tal di un stocco Darmi sul capo, che se Dio non era, E la barbuta nuova, ei mel fessava Fino al mento. _Ughetto_ E me pur poneva Geri, Onde tra l'arme non patisse oltraggio, (Tale almen disse), a guardia della donna Del giudice Benozzo, allorchè mosse Ratto a mia volta con sua gente Lemmo, E a vitupero mi cacciava. — Io solo Era; — nè basta incontra a' molti sdegno: Ritrassi il piè, ma me la cinsi al core. _Vanni_ Noi siam fratelli d'ingiuria: volete Essermi di vendetta? _Ughetto_ Anzi mi è grato: Mi vi lego per fede. _Vanni_ Ecco la mano. _Uberto_ O prodi, o forti, proseguite or via. Ma al ciel fo voto, che di voi qual parta Sì dalla insegna, che non oda il cenno Di mia voce, — saprà che all'arcion posi Pria di partirmi un capestro, e il contado Nostro molti nudrire alberi, ed alti. Per trescare una danza in campo azzurro. Non ordin fisso, non comando, o voce Di condottiero, ma furore, e rabbia Di vendetta, e ingordigia di rapina Guidanvi a queste guerre. — Per voi stessi Rotti, un timore di breve ora siete, E di vostra miseria una perenne Fonte. — Cacciare voi potete Uberto, — Trucidarlo anco; — ma finchè le vostre Voci mi appellan duca, — voi dovete Obbedirmi... _Donato_ Egli il ver favella. _Baccio_ È giusto. _Ughetto_ Buona milizia è questa. _Uberto_ E non sono io Lo padre vostro? e voi non siete i figli Miei? — la forza mia sola? A me lasciate, A me il pensier di farvi lieti. Io — nulla Son senza voi; voi — senza me. Ci stringe Necessità più salda assai di amore. — Fidate in me. _Donato_ Fidiamo in lui. _Baccio_ Fidiamo In Uberto. _Ughetto_ Il buon duca. _Vanni_ Viva Uberto! _Tutti_ Viva! _Uberto_ Ed a voi, qual può maggiori, Uberto Rende grazie. — Ma Geri i passi affretta Or ecco qui: tacetevi, e in disparte Fatevi, che non ama aprire a tanti La sua mente il signore.

SCENA II.

GERI, MANENTE, E DETTI.