I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2

Part 6

Chapter 63,620 wordsPublic domain

"Chi è costui?... Troni e Dominazioni!... È l'uomo nefasto delle forniture militari; è l'omicciattolo nefando dell'_Agenzia di prestiti sopra pegni in via del Pesce_!... Ma, come si chiama?... Qui sta il busillis!... Chi lo chiama Barbetta, chi lo chiama Barbarò; non si sa bene dei due nomi quale era quello del portinaio infedele, quale era quello del lattivendolo fallito.... Ognuno si ricorda, per altro, che all'epoca del _processo dei fornitori_ invece del suo, o dei suoi, adoperava il nome di un certo Micotti, detto _Sbornia_.... A Panigale lo chiamano anche _mercante di pellagra_... e fra tanti, è questo il solo nome che non gli è contrastato!

"Che cosa vuole?... È presto detto: quattrini vuole!

"Che cosa farà?... Ciò che ha sempre fatto: quattrini! quattrini! quattrini! a qualunque prezzo, per qualunque vergogna; vendendo Cristo come Giuda, ma poi, invece di appiccarsi, _impiccando_ il prossimo coi trenta danari guadagnati!

"Il _Moderatore_...--A proposito: il _Moderatore_ continua a non nominarci, certamente per rispetto; ma noi lascieremo correre liberamente il suo nome dalla penna perchè in un articolo dove c'entra spesso il Barbarò è inutile lo studio d'evitare i vocaboli poco puliti.... Il _Moderatore_ dunque, ebbe tra le altre anche la portentosa idea di consigliare agli elettori di Panigale di mandare alla Camera il Barbarò perchè.... Indovinate perchè, figliuoli miei?... perchè alla Camera vi sono i bilanci da discutere!

"Quali bilanci, di grazia?... I bilanci, forse, di una latteria fallita o di una qualche... suburra in liquidazione?... Oh, in tal caso, noi pure voteremmo unanimi per il competentissimo candidato... della disperazione!... Ma dove si fanno le leggi dello Stato, dove dovrebbe essere raccolto il cuore e la mente della Patria, credete pure, elettori di Panigale, che sarete assai meglio rappresentati dalla specchiata onestà di Francesco Alamanni, che non dall'_abilità_ amministrativa del Barbarò... o Barbetta, se preferite.

"E sopratutto non bestemmiate, o professore... dei Barbarò! Non bestemmiate, per Dio, confondendo la broda dei vostri versacci da colascione colla più alta, colla più sublime poesia che tempera il cuore degli eroi, che forma la grandezza della Patria! No, no, illustre professore... di prosa fatta colla _forma_ e colla _misura_, come gli stivali; no, no, non bestemmiate la poesia per mostrare ai popoli che quel vostro _parvenu_ spropositante non è un poeta (canchero!) ma un finanziere! Esponete il fatto colla maggiore semplicità, e sarà eloquentissimo in ogni modo. Dite che mentre FRANCESCO ALAMANNI spendeva il proprio patrimonio per il bene della Patria, il cavalier Pompeo rubava alla Patria per arricchirsi.... Dite tutto ciò, e una volta almeno, avrete detto anche la verità!

"....Ma, al postutto, _non te ne ingaricà_, professorello dell'anima mia. Gli elettori di Panigale non si lascieranno commuovere certamente dalla pomata (olio e sego) della tua prosa. Gli elettori di Panigale non vorranno certo preferire la bancarotta all'onestà, l'astuzia all'intelligenza, la frode al carattere, la vigliaccheria all'eroismo, le casse di limoni marci alle stimmate sante del soldato italico, il candidato della disperazione al candidato degli uomini liberi, il Barbetta (o Barbarò che sia) a FRANCESCO ALAMANNI!

"Simili speranze possono appena concepire, nell'epa turgida, certi affaristi della penna; certi esuli-dilettanti che quando noi cantavamo messa (oh che bel latino, figliuoli miei!) fra lo scrosciare della mitraglia, non abbiamo mai avuto l'onore d'incontrarli!... Certa gente che mentre tuonava il cannone di San Martino e fischiavano le fucilate di Milazzo, inteneriva le vecchie sentimentali cantando i lai di Venezia sul mandolino.... Oppure strisciava, invasata di concupiscenza, strisciava nel bugigattolo di una qualche portinaia che aveva la figliuola credula e bella come il fiore di cui le avevano imposto il nome!... E in quel bugigattolo povero e indifeso, il lupo perverso, spendendo un pocolino di _cielo azzurro_ e di _casta luna_ confettato d'idealismo romantico, ingannava la semplice pecorella e.... E per uscir di metafora, diremo che il professore... della moralità, che ci butta in faccia come una vergogna l'aver dato col cuore anche il nome onorato alla diletta compagna della nostra vita; il professore della _forma_ e della _misura_, la testa quadra, il fabbricatore di legislatori... a 49 al pezzo, soddisfatto all'ombra, come le bisce, il proprio capriccio, manda i figliuoli all'ospizio e le madri al bordello!

"Ebbene, un essere così fatto, che si sforza per scimiottare i gentiluomini, ma che non ha mai imitato i galantuomini, può credere ancora nel trionfo del cavalier Pompeo Barbarò, _alias_ Barbetta (o viceversa), ma noi, no! E se il professore... dei brogli elettorali, può far l'ingiuria delle proprie speranze agli elettori di Panigale, noi, non faremo loro certamente quella dei nostri timori.

"E poichè ci troviamo... a Panigale, un'ultima parola, prima di finire. Ci vien riferito che laggiù un certo figuro, avanzo delle patrie galere, assolda elettori pel _candidato della disperazione_, al prezzo di cinque lire... e la _minestra_.... Ci vien riferito che un certo pretonzolo (che non butterà mai la tonaca perchè ci vive dentro e sopra) minaccia la grandine e l'inferno per gli elettori di Francesco Alamanni.... Ebbene, noi diffidiamo gli elettori di Panigale perchè si guardino bene da simili insidie e deferiremo i due allievi... del professore, al procuratore del Re.

"L'ora dei brogli, delle frodi è passata; e sta invece per suonare quella della giustizia.

"Non le pare, cavalier Pompeo, d'essersi messo a un brutto gioco?... _Chi troppo in alto sal, cade sovente_... con quel che segue.

"La giustizia arriva tardi, ma arriva sempre, e per non disimparare il latino, che dà tanto ai nervi al _Moderatore_, finiremo con Orazio:

"_Numquam antecedentem scelestum Deseruit pede poena dando._"

Quando ebbe terminato di scrivere l'articolo, il direttore rizzò il capo, squassò di nuovo la zazzera, tuffò le labbra nel bicchiere d'acqua e cercò il fazzoletto guardando la moglie, Peppino e tutti gli amici con un'occhiata scintillante che si sciolse, come un lampo, nel fragore di una risata.... Ma poi, appena ebbe finito di leggere, si trovò stretto fra le braccia dell'avvocato Gian Paolo che lo baciava commosso, mentre tutti gli altri della comitiva applaudivano freneticamente.

Il numero della _Colonna_ col "candidato della disperazione" ebbe un successo di vendita strepitoso. In due ore era stata esaurita tutta l'edizione, e si dovette farne tirare una seconda. L'effetto ottenuto poi fu il solito di tutti gli articoli elettorali pubblicati durante il calore delle elezioni. I _moderati_ gridavano che era un'indecenza, un libello: i _sinistri_, che era il marchio rovente per il Barbarò. Gli uni sostenevano che tutto era falso quanto scriveva il Cammaroto: gli altri, che era verità sacrosanta. E _destri_ e _sinistri_, erano ugualmente in buona fede.

V.

Giulio Barbarò era ritornato da Nizza a Milano appunto in quei giorni, essendo partito poco dopo ch'era partita anche la Mary, e fu tra i primi a leggere l'articolo scritto dal Cammaroto contro suo padre. Fin dalle prime righe si sentì montare il sangue alla testa, poi, pallido, tremante, senza profferir motto, corse difilato all'ufficio della Colonna di fuoco: voleva schiaffeggiare il direttore.

"Per Dio era troppo!... Era troppo!... Avrebbe pigliato quel manigoldo a calci, a frustate!" Se Giulio Barbarò aveva pur dovuto persuadersi che suo padre non si era condotto negli affari troppo scrupolosamente, tuttavia non lo avrebbe mai potuto credere colpevole delle infamie di cui lo accusava il Cammaroto. Perciò, oltre al dovere, si sentiva il diritto di difenderlo e di vendicarlo. Suo padre, vittima di calunnie atroci, riacquistava nel suo cuore tutta la stima antica e l'affetto.

"Povero vecchio!... Per mene elettorali, basse e vigliacche, gli si erano scagliati addosso come cani arrabbiati!..." Ma lui, suo figlio, lo avrebbe ben saputo vendicare... Per Dio, e come lo avrebbe vendicato! Sì, sì, voleva dare una lezione a quel frate velenoso, a quell'ispido e sudicio ricattatore!

Era sicuro che l'Alamanni, l'avversario di suo padre, onesto e generoso, sarebbe stato il primo a biasimare quelle calunnie, a sconfessare que' suoi amici.

"Perchè mai suo padre era andato a cacciarsi in un simile vespaio?... Maledetta la politica!..."

Quando Giulio Barbarò giunse alla direzione della _Colonna di fuoco_ era già troppo tardi, e trovò chiuso l'ufficio. Allora, dopo aver dato un calcio furioso contro la porta, andò a girare lungo il Corso e in Galleria, dove gli era accaduto sovente d'incontrare il Cammaroto; ma per quella sera, gira e rigira, non gli fu possibile d'imbattersi in lui.

"--Si nasconde, ha paura, quel rospaccio rinnegato!..."

Invece trovò due amici, due garibaldini, compagni suoi di battaglione, che accettarono subito di andare in suo nome, la mattina appresso, all'ufficio della _Colonna di fuoco_, per sfidare Salvatore Cammaroto.

Dato questo incarico, e sfogatosi a lungo cogli amici, Giulio Barbarò cominciò a calmarsi un poco. "Sì, sì... avrebbe vendicata, lavata col sangue, la terribile offesa fatta all'onore di suo padre!..." E con questa risoluzione nell'animo, fattosi ormai più sicuro di sè, potè recarsi dalla Balladoro, la quale lo accolse con tante espansioni e con tante proteste e dichiarazioni di affetto e di stima per lui, per suo padre, da dargli subito a divedere che il numero della _Colonna_, col _Candidato della disperazione_, era giunto a quell'ora anche in _Via della Spiga_.

Ma dalla Balladoro, dolcissimo e caro conforto, egli trovò la signorina Mary, che adesso doveva stare sempre collo zio anche a Milano, e che avea ottenuto di venire con Angelica a fare un salutino a Donna Lucrezia.

Anche la marchesa Angelica, per una favorevole combinazione, era in quei giorni a Milano. Vi era appena arrivata da Gallarate, dove dimorava abitualmente, per passare le feste del Natale e del Capo d'anno vicino a Stefanuccio, ch'era stato messo nel Collegio militare. E siccome la marchesa si trovava pure alloggiata all'_Albergo Roma_, dov'erano anche gli Alamanni, che non avevano potuto trovar subito un buon quartierino in affitto, così le due cugine, che dopo tanto tempo che non s'eran più viste, si volevano sempre un monte di bene, naturalmente stavano insieme a tutte le ore.

Tuttavia, la marchesa Angelica non aveva ancora ricevuto confidenze dalla Mary, e non sapeva che avrebbe incontrato Giulio Barbarò da Donna Lucrezia, quantunque avesse notato che l'amabile cuginetta aveva insistito assai per volerci andare. Vedendoselo, per ciò, comparire dinanzi all'improvviso, non potè a meno di sentirsene contrariata, per il ricordo odioso di suo padre. La Mary invece, sebbene colle guance sempre accese, sebbene parlasse e si movesse con insolita animazione, si mostrava abbastanza disinvolta, e abbracciava la zia con certe strette appassionate, e le dava certi bacioni grossi e scoccanti, che il giovanotto doveva sentir risonare nel proprio cuore, come una promessa.

--_Basème, basème_, viscere mie!--mormorava intanto Donna Lucrezia gemendo col naso gonfio e chiuso, mentre la Filomena compariva sull'uscio, zoppicando, e rammendando la sua calzetta, per mangiarsi cogli occhi la signorina.--_Basème, basème_, viscere mie, a dispetto di tutti i... i _bucefali_ del mondo!

Il buon Giulietto, quella sera, non sembrava nè timido, nè confuso com'era di solito, e anche la marchesa, passato il primo momento, n'ebbe un'impressione favorevole. Egli pensava che il giorno dopo si sarebbe battuto assai seriamente, che forse... avrebbe dovuto restar molto tempo senza più poter rivedere la signorina Mary; che forse... le sarebbe stato cagione di nuovi dolori, di nuove angosce, e per tutto ciò la sentiva più sua, più intimamente sua, e trovava il coraggio di esprimerle, almeno cogli occhi, tutto il suo immenso amore. Fu ardito al punto di trafugarle uno dei suoi piccoli guantini... voleva averlo sul cuore quando sarebbe andato a battersi....

Poi, mentre le due cugine, sole in un _brum_, ritornavano all'albergo, successero, fra loro, alcune spiegazioni.

--Dimmi la verità,--cominciò la marchesa,--tu sapevi di incontrare Giulio Barbarò da Donna Lucrezia?...

--Sì, Angelica mia, lo sapevo!--mormorò la fanciulla abbracciando la cugina con un abbandono, con un languore inesprimibile, e sospirando, facendosi pallida.

--Mary, Mary!... è proprio per me questo bacio?--domandò Angelica sorridendo.

--Questo... è proprio per te!--rispose la Mary dandogliene un altro.

Angelica ricevendo quel nuovo bacio si fe' pallida alla sua volta; rispose alla stretta della fanciulla con un tremito di tutto il corpo, e anch'essa sospirò, profondamente. Poi, come volendo scacciare il nuovo pensiero che si era impossessato di lei, si sciolse dall'abbraccio e le domandò con tono più grave:

--Ma... e tuo zio?... Che pensi di fare?...

--Giulio ha in animo di lavorare, di crearsi uno stato indipendente, e appena sarà possibile ci... ci sposeremo. Lo zio, del resto, conosce benissimo le nostre intenzioni.

E la Mary riferì alla marchesa Angelica il colloquio avuto a Nizza con Francesco Alamanni.

--Lo ami tanto?...--domandò Angelica quando la fanciulla ebbe raccontato ogni cosa.

--Oh sì, Angelica... tanto!

--E...--la marchesa esitava, ma poi dopo un momento, spinta dall'affetto e dalla simpatia che nutriva per la Mary, si fece animo e continuò a domandarle:--e... lo credi proprio degno... del tuo amore, e dell'immenso sacrificio che sei disposta a compiere per lui!...

La fanciulla non disse una parola, ma sorrise fissando la cugina e sfavillò negli occhi. Angelica si chinò commossa verso di lei.... Abbassò la bella testina bionda sulla testina bruna della Mary, e le baciò le labbra rosse e fragranti come un fiore. Tacquero tutte due lungamente; i loro occhi si fecero pieni di lacrime, il loro seno gonfio di sospiri.

Il _brum_, che correva sobbalzando, rallentò a un tratto il monotono frastuono e voltò adagio, per imboccare il corso _Vittorio Emanuele_. Allora la luce più viva dei fanali e dei negozi ancora aperti, il moto e il rumore delle carrozze e della gente, scossero un poco la marchesa.

--Chi sa--esclamò, dimostrando il più vivo interessamento,--chi sa come il tuo povero Giulio dovrà soffrire in questi giorni....

--Assai, figurati!... Per ciò appunto ho voluto vederlo; per fargli animo.

--Quell'omaccio non ha nè affetto di padre, nè prudenza, nè astuzia!... Non è altro che un farabutto volgare!--esclamò la marchesa con tono aspro e arrossendo subitamente per un impeto di collera.--Non doveva mai arrischiare di porsi in un simile pasticcio.

--Forse chi sa,--soggiunse la Mary chinando il capo,--saran stati gli altri a metterlo in mezzo... a ingannarlo.

--Tu, bimba mia, con queste elezioni, ti trovi proprio tra l'incudine e il martello. Da una parte tuo zio, dall'altra.... Giulio: perchè già, indirettamente, è in ballo anche lui. Ma quel benedetto ragazzo, non ha nessun ascendente in casa?... Non poteva distogliere suo padre da un passo così pericoloso?... Fargli intendere un po' la ragione?

--Che!... Il signor Barbarò sembra non fidarsi di Giulio!... Lo tratta ancora come un ragazzo.... Lo tien sempre lontano da tutte le sue faccende.

--Si capisce!...

--Sono così diversi. Il mio Giulio è buono.... Schietto, leale, onesto.... Non ti ricordi a Villagardiana?...

A Villagardiana!... Angelica non rispose.... Tornò a distrarsi, e non pensò più a Giulietto Barbarò. La sua mente corse invece al bel lago azzurro... alla _Casina delle Romilie_... e le due giovani signore tacquero, e si riscossero tutte due con un sussulto quando il _brum_ si fermò dinanzi all'albergo.

La Mary, durante tutta la corsa, avea pensato a Giulio vicino.... Angelica, al Martinengo lontano. Andrea, forse un po' anche per merito del _Ministro della Guerra_ che lo teneva sempre di guarnigione nell'Italia Meridionale, aveva mantenuta la sua promessa: non si era più fatto vedere da Angelica: ma Angelica, in ricambio, aveva pure mantenuta la sua, scrivendogli tutti i giorni.

Il capitano Ippolito Redaelli e il dottor Carlo Franchi si presentarono la mattina seguente, un po' prima delle dieci, come avevano promesso a Giulio Barbarò, all'ufficio della _Colonna di fuoco_; si avvicinarono al tavolino di Peppino Casiraghi, ch'era accanto all'uscio, e domandarono di parlare col signor Salvatore Cammaroto.

Peppino guardò i due, spalancando gli occhi, poi, senza aprir bocca, allungò la cannuccia della penna da scrivere, indicando il tavolino di faccia.

--Salvatore Cammaroto, sono io!--esclamò il direttore ficcandosi le lenti sul naso e alzando il capo, coi capelli e la barba arruffati più del solito.

I due amici si avvicinarono, e fecero prima un grande inchino.

--In che vi posso servire?--domandò il Cammaroto sdraiandosi sulla seggiola, e guardando i due bene in faccia.

In quel punto la granata, ch'era stata buttata in un angolo in tutta fretta dalla signora Apollonia, appena aveva sentito che capitava gente in direzione, strisciò e cadde, battendo forte col manico sul pavimento.

--In che cosa vi posso servire?--ripetè il Cammaroto.

--Ma, si vorrebbe...--e il capitano Redaelli accennò alla signora Apollonia seduta immobile e imbronciata, come un idolo indiano, accanto al direttore.--Si vorrebbe parlare con lei... da soli....

--Parlate pure: non uso aver segreti colla mia signora!

I due padrini fecero un secondo inchino, e il Redaelli accennò al Casiraghi che, ficcata la penna dietro l'orecchio, e appoggiata la spalliera della seggiola contro la parete, s'era messo tutto comodo, e col muso in su per sentire.

--Parlate pure: non uso aver segreti coi miei collaboratori!--ripetè il Cammaroto.

Allora il capitano Redaelli, mentre il suo compagno rimaneva muto, mostrò il mandato che avevano ricevuto da Giulio Barbarò per domandare una soddisfazione all'autore dell'articolo: _Il candidato della disperazione_.

Appena ebbe udito le parole "domandare una soddisfazione" Peppino Casiraghi ricominciò in fretta, e colla testa bassa, a correggere le bozze.

--Soddisfazione?... Soddisfazione, la dice?--si mise a gridare scattando la signora Apollonia.--Soddisfazione?! Il direttore ha usato del suo _dritto_ di pubblicista!... O che, non ci ha da essere la libertà di stampa, non ci ha da essere?...

Ma il Cammaroto, alzandosi in piedi maestosamente, e stendendo le braccia, impose il silenzio.

--Calmati, calmati, Polonnì!...--Poi si rivolse ai rappresentanti di Giulio Barbarò, e dopo essersi di nuovo ben fermate sul naso le lenti e ravviata la zazzera, continuò con grande solennità di tono e di gesto:

--In teoria, noi siamo avversari aperti del duello: di questo barbaro costume, di barbari tempi. Ma, poichè _vincere consuetudinem dura est pugna_, come lasciò scritto sant'Agostino, e d'altra parte non dovendosi precorrere coll'evoluzione dei fatti l'evoluzione del pensiero, come ho scritto io medesimo nelle _Mie confessioni_ al Padre Passaglia, pubblicato nel _Mediatore_ di Torino e riprodotte dal _Der Staat und die Kirche_, di Lipsia, così accetto, ho l'onore di accettare, il cartello di sfida che mi portate in nome di Giulio Barbarò. Solamente nel caso presente dovremo pensare a trovare il modo di conciliare il desiderio del vostro primo colle più alte prerogative della libertà di stampa, coll'inviolabilità intangibile del sacro ministero di pubblicista, coi miei doveri di scrittore e di uomo pubblico.... Però vi prego in cortesia di volermi indicare il luogo e l'ora in cui potrete abboccarvi con due amici miei, che saranno a tal uopo delegati coll'incarico di rappresentarmi e di riferire le mie condizioni.

Il capitano Redaelli, a nome anche del dottor Carlo Franchi, rispose allora che avrebbero aspettato gli amici del signor direttore della _Colonna di fuoco_, nella prima sala del _Caffè Cova_, dalle _quattro_ alle _cinque_ pomeridiane.

Salvatore Cammaroto ringraziò con un cenno ossequioso del capo, e volle accompagnare fino sulla soglia dell'uscio i due signori che se ne andarono dopo avergli stretto la mano, ed essersi inchinati col più profondo rispetto all'Apollonia che invece di rispondere voltò le spalle crucciata.

"Che vi pigli un accidente a tutt'e due!"

Chiuso l'uscio dietro ai secondi del giovane Barbarò, Salvatore ritornò in fretta per sedersi al suo tavolo e ripigliare il lavoro che avea dovuto interrompere, ma la signora Apollonia e Peppino gli furono addosso con un monte di parole. La moglie, spaventata, voleva farsi promettere dal direttore che non si sarebbe lasciato sopraffare da quelle millanterie, che avrebbe dichiarato di non volersi battere co' birbaccioni, e che la stampa aveva il _dritto_ di far la luce. Peppino Casiraghi, invece, era solo premuroso di sapere chi avrebbe scelto per padrini e come avrebbe fatto il duello, e propendeva per l'ultimo sangue.

--Polonnì, oh Polonnì!... Per conservare al proprio nome l'autorità necessaria per compiere, coll'aiuto del Sign.... per compiere sulla terra qualche cosa di bene, bisogna, spesse volte, soffocare i propri convincimenti, bisogna chinare il capo e seguire la corrente!... E voi, Peppinuccio mio, statemi in pace e vedrete che, come san Pietro a Malco, troncherò le orecchie a chi osa levare "la proterva mano" sul... sulla Dea Libertà!... Ma, son già le dieci e un quarto--continuò dopo aver guardato l'orologio a pendolo, appeso alla parete.--Presto capiterà in Direzione l'avvocato Gian Paolo... Lui e un altro, il primo che verrà dopo, porteranno a quei signori la mia risposta. Sebbene sfidato, lascio a Giulio Barbarò la scelta delle armi, del luogo, e il fissare le condizioni. Io ne metto una solamente: non voglio battermi prima di lunedì prossimo se le elezioni saranno compiute domenica, o di lunedì a quindici, se vi sarà ballottaggio!...

Ma, in tutta la mattina, nè l'avvocato Gian Paolo, nè gli altri assidui della _Colonna di fuoco_, non si lasciarono vedere. Era già corsa voce per Milano che Giulio Barbarò avea mandato a sfidare il Cammaroto; che ci dovea essere un duello molto serio; e lo sdegno di questo figliuolo che esponeva la vita per l'onore del padre aveva commossa la sensibilità volubile e retorica del solito pubblico dei caffè, motivo per cui gli amici del Cammaroto stavano al largo, non amando d'incorrere nella impopolarità, nè d'aver brighe.

"Già" mormoravano fra loro "avean sempre predicato inutilmente, a quel benedett'uomo, di conservare la _misura_ nella sua polemica!..."

Peppino, intanto, non vedendo capitar nessuno, perdeva la pazienza, mentre la signora Apollonia, quantunque volesse mostrarsi indifferente, allungava il collo ad ogni passo che sentiva nella strada per vedere se passava dalla finestra la tuba lustra dell'avvocato. La buona donna sperava che il Serbellini avrebbe dissuaso il direttore dall'accettare la sfida, e in ogni modo le premeva di essere presente a tutte quelle pratiche.

--Son le undici e mezzo.... Sono i tre quarti.... Son presto le dodici!--diceva ogni momento Peppino Casiraghi, che pareva avesse l'argento vivo addosso.--Ormai può star sicuro, direttore, che non vien più nessuno!... Vuole che faccia io una corsa, per chiamare l'avvocato?

--E che ci deve pensar lei, in tutti i modi?... Lasci un po' stare!...--borbottò la signora Apollonia, stizzita.--Ha una gran smania, lei, di far ammazzare la gente!...

--Non arrabbiarti, Polonnì!... Peppino ha ragione. In queste faccende non bisogna ridursi all'ultimo momento, col pericolo, magari, di non trovar più nessuno!...--esclamò il Cammaroto alzandosi e cominciando a spolverarsi le scarpe rotte, col fazzoletto turchino.--Adesso anderò io stesso in cerca di Gian Paolo nostro. Se non è venuto, vuol dire che avrà da fare, e lo troverò ancora allo studio.