I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2

Part 7

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E dalle scarpe, col medesimo fazzoletto, passò a spolverarsi il cappello. Poi, dopo aver fatte alcune raccomandazioni, per il giornale, a Peppino Casiraghi gli voleva affidare, per quel tempo che sarebbe rimasto assente, anche la sua signora, ma questa,, che s'era messa ad aggiustargli il nodo della cravattina bianca, e a levargli qualcuna delle frittelle più vistose dell'abito, non ne volle sapere.

--Come?... Anche lei, sora Apollonia, vuol andare in cerca dei padrini?

--Sicuro, gua'!... E non mi tiene nè manco un reggimento di soldati!

Salvatore, con un sorriso di tenerezza indulgente, voleva persuadere la moglie di attendere il suo ritorno in ufficio, promettendole che le avrebbe riferito tutto esattamente, ma non ci fu verso. La signora Apollonia gli cacciò il fazzoletto in tasca, il cappello in testa, se lo prese sotto il braccio e uscirono insieme, per quanto Peppino brontolasse che la cosa era sconveniente e contraria a tutte le regole della cavalleria.

Il direttore, dunque, e la sua signora, si avviarono direttamente, prima di tutto, allo studio dell'avvocato Spinelli. Ma allo studio l'avvocato non c'era; e non c'era un'anima. A forza di sonare venne una donna sulla scala, col grembiale bianco e la cuffietta, la quale non potè trattenersi dal sorridere vedendo il cappellone smisurato della signora Apollonia, e rispose, come aveva ordine di rispondere sempre a chi veniva in cerca del padrone:

--Il signor avvocato è al Tribunale.

--Ci credo poco al Tribunale!--mormorò la signora Apollonia quando furono in istrada.

Il direttore sorrise, le offrì il braccio, si cacciò le mani dentro le maniche, e si avviò verso il Tribunale, colla sua solita andatura.

Al Tribunale nessuno aveva veduto l'avvocato Pietro Paolo Serbellini, ma un usciere, al quale si erano rivolti per saperne qualche cosa, tenendo gli occhi fissi, anche lui, sul cappello della signora, rispose "di provare a cercar l'avvocato al _Caffè delle Colonne_, che a quell'ora ci poteva essere a far colazione."

Passarono dal _Caffè delle Colonne_... l'avvocato non c'era più.

--Sarà un cinque minuti che se n'è andato!--esclamò il cameriere, ma questi senza badare al cappello della signora che aveva già veduta più volte...--Provino alla _Patriottica_!...

I coniugi Cammaroto si avviarono verso la _Patriottica_, ma quando furono in fondo al Corso videro l'avvocato che attraversava la piazza del Duomo.

Lo avevano riconosciuto dalla tuba lustra e dal grosso fascio di carte che gli usciva dalla saccoccia del paletò.

--Eccolo, Polonnì!

--Eccola quest'anima dannata!

L'avvocato li avea già sbirciati di lontano colla coda dell'occhio, e affrettava il passo per scansarli.

--Avvocato! avvocato!--cominciò a gridare il Cammaroto, correndogli dietro colla moglie sotto al braccio; ma l'altro tirava di lungo più duro che mai.

--Avvocato!

--Avvocato!--cominciò a strillare anche la signora Apollonia, tutta scalmata.--Avvocato!

Non c'era verso di cavarsela; Gian Paolo si volse col capo, strinse le palpebre dietro le lenti, poi fingendo di riconoscerli in quell'attimo, si fermò facendo le più alte maraviglie.

--Oh Salvatore carissimo! Donna Apollonia, i miei complimenti!

--Siete sordo, giuraddina!--borbottò la signora ansante.

--Sordo no, ma sono intontito dal gran lavorare. È una giornataccia disperata, come non ne capita altro che a me. Ho avuto da discutere una causa in civile per _turbato possesso_--e mostrò il fascio di carte da una parte.--Adesso devo presiedere un consiglio di famiglia--e mostrò le carte dall'altra parte.--Insomma... non ho tempo da respirare.

--Buono!... E anch'io venivo in cerca di te per una piccola noia che ho da darti!--esclamò il Cammaroto sorridendo, mentre la signora Apollonia fissava muta l'avvocato con un'occhiataccia piena di diffidenza.

--Sempre a' tuoi ordini...--rispose il Serbellini con un tono pochissimo incoraggiante.

--Mi spiccio in due parole: Giulio Barbarò....

--Il figlio di _qui' ccane_!--grugnì fra i denti la signora Apollonia.

--....mi ha mandato a sfidare!

--Eh... siamo giusti...--l'avvocato strizzava l'occhio sorridendo--v'è di che! sei proprio stato senza misericordia!... E... come hai risposto?...

--Ho risposto che in questo caso, credendo conveniente di derogare ai miei principii, accettavo la sfida....

Gian Paolo sospirò e si strinse nelle spalle, mentre approvava col capo.

--Al mio avversario lascio il dettare tutte le condizioni; io non ne metto altro che una: mi voglio battere a elezioni finite.

L'avvocato Gian Paolo continuava a sospirare e a guardare il Cammaroto con una faccia, come se gli preparasse le esequie.

--Eh... già... quell'articolo, se vogliamo... era assai violento... forse, direi quasi, anche troppo violento.

--Senti! senti!... Troppo violento!... La mi _'anzona_, sor avvocato?--si mise a gridare l'Apollonia, ohe cominciava a uscir dai gangheri.--La mi _'anzona_?... S'è stato lei a metterlo su?... Se dopo letto l'articolo, saltava come un matto e piangeva come un vitello?...

--Certo... certissimo... ho detto e ripeto... quell'articolo era un torrente di verità sacrosante... ma forse... ci voleva in alcuni punti, un po' più di forma!...

--Be'... adesso, non è di questo che si tratta--interruppe il Cammaroto, ch'era pure un po' seccato per il contegno strano dell'amico Gian Paolo.--Adesso volevo dirti che, naturalmente, avevo pensato a te, prima che ad ogni altro per....

Ma l'avvocato, a questo punto, non lo lasciò finire, e prendendogli una mano e premendola sul proprio cuore--grazie di questa novella prova di amicizia, ma con te già si può parlare chiaro... ti prego... di cercarne un altro. In affari simili, io non ci ho punto pratica. Sono un pacifico padre di famiglia; mia moglie patisce di convulsioni; poi, come t'ho detto--e tornò a mostrare le carte--mi mancherebbe il tempo necessario....

--Ma...--balbettò il Cammaroto--gli è che il tempo stringe e non vorrei trovarmi in... in impiccio....

--Perchè non ti sei rivolto al Nannarelli?... Quello è l'uomo fatto apposta per queste cose!... È anche membro del _Tiro a segno_.

--Ma... stamattina non s'è visto neppure lui!... E poi, non so bene dove abita....

--Non sai dove abita il Nannarelli?... Ti servo io: _Corso Venezia_, numero _cinquantatrè_! Vai dritto, e non puoi sbagliare. Se prendi un omnibus ti ci porta in due minuti.... Guarda, guarda che bella combinazione!--e l'avvocato indicò al Cammaroto un omnibus, che attraversava la piazza a non molta distanza da loro,--l'omnibus del _Corso Venezia_ parte proprio adesso!... Se fai presto, lo puoi raggiungere ancora....

Il Cammaroto si voltò, vide l'omnibus, si cacciò una mano sul cappello a cilindro perchè non gli volasse via e gli corse dietro seguìto dalla signora Apollonia ansimante, mentre l'avvocato, agitando in alto il fascio di carte, faceva segno al conduttore di fermarsi, e continuava a gridare:--Corri, corri, Salvatore!... I miei rispetti, donna Apollonia!

Poi quando vide l'omnibus fermarsi, e il conduttore imbarcare la signora e il Cammaroto, respirò mormorando: "Tant'è, me la sono cavata a buon patto!... Figurarsi, se mi volevo compromettere con quel mattoide!..."

Nel medesimo tempo la signora Apollonia, stretta nell'omnibus, mentre si aggiustava il cappello, che durante la corsa aveva perduto l'equilibrio, dichiarava al marito che "se quel canchero d'un avvocato" avesse avuto tanto ardire da tornare a ficcare il naso in direzione, gliene voleva dir tante, da svergognarlo.

--Calmati, calmati, che non ne mette conto. Tanto o lui o il Nannarelli per me fa lo stesso!...

La signora Apollonia tacque, ma non si calmò, e cominciò subito a guardare i numeri delle case, cogli occhi torvi. Quando l'omnibus fu arrivato al numero _cinquantatrè_, lo fece fermare.

--Ci siamo, Salvatore.

Scesero, e tutt'e due mormorarono con un sospiro di sollievo, quando il portinaio disse loro che il Nannarelli era in casa:

--Almeno avremo finito di girare!...

Ma invece, povera gente, dovettero girare dell'altro, e per un pezzo!

Anche il Nannarelli, quel giorno, era pieno di faccende.

--È arrivata da Barzanò una cugina di mia moglie, e tutta la santa mattina ho dovuto andare attorno con lei. Auf... non ne posso più!... Ho fatto visita si può dire a tutti i magazzini del Corso. Figurati, Salvatore, ha una figliuola che si fa sposa: non ho più fiato, nè gambe... e non siamo alla fine! Ho appena il tempo di mangiare un boccone lesto lesto e poi... nuovamente di servizio!... Ma s'accomodi, signora Apollonia; e tu, Salvatore... perchè vuoi star in piedi?... Dieci minuti, per bacco, li posso rubare anche a mia cugina!

--Ma... ho... avrei....

--Abbiamo premura anche noi!--esclamò l'Apollonia col solito fare stizzoso. Dal preambolo essa aveva già capito che nemmeno su quello c'era da fare assegnamento.

--Anch'io--continuava intanto il Cammaroto,--avrei una piccola noia da darti.... _Amicus fidelis, protectio fortis_, secondo l'Ecclesiastico...--e mentre l'Apollonia guardava di traverso il Nannarelli, Salvatore gli prese una mano e sorridendo gli raccontò quanto gli era accaduto, e lo pregò di volersi assumere la briga di fargli da padrino.

--Volentierissimo... sempre a' tuoi comandi... ma... tienmi in serbo per un'altra occasione.

--Andiamo, Salvatore--borbottò l'Apollonia tirando il marito per un braccio.

--Sarebbe un onore, per me, signora mia, si figuri; ma dica lei se non sono proprio disgraziato. Uno zio di mia moglie è ragioniere capo alla _Banca del Credito Popolare_, dove il Barbarò può fare alto e basso. Se io, come vorrei, accettassi l'incarico del nostro caro direttore, quella canaglia, per vendicarsi di me, che sono andato a sfidare suo figlio, farebbe perdere il posto a mio zio e.... Vedi bene, Cammaroto... vede bene, signora Apollonia, si tratta di un padre... di cinque figli.

--Andiamo, Salvatore!--ripetè l'Apollonia tirandosi dietro il marito, senza badare al Nannarelli. Ma questi volle accompagnare i Cammaroto fin sulla scala, e più li spingeva verso la porta, più si profondeva in offerte e in complimenti, dicendo fra l'altre cose alla signora Apollonia che, alla prima occasione, avrebbe voluto aver l'onore di presentarle sua moglie.--Oggi è tutta sossopra anch'essa per questo benedetto matrimonio di nostra nipote!--E sulla porta, dopo aver fatto i più cordiali augurii all'amico Salvatore, strizzando l'occhio e stringendogli forte la mano, gli raccomandò, se gli fosse stato possibile, di intiepidire un pochino quel suo gran bollore meridionale.... Il Cammaroto gli rispose con un'alzata di spalle, e se ne andò senza nemmeno salutarlo.

--Hai sentito, Polonnì!... Anche lui come quell'altro!...

--Figli di _'ani_!...

--E adesso, chi si va a pescare?

Salvatore Cammaroto si strinse nelle spalle, e collo sgomento in cuore d'essere abbandonato sul più bello da tutti gli amici, dai collaboratori morali della _Colonna_, andò a battere ancora a diverse porte, ma sempre collo stesso bel frutto.

Tizio era spiacentissimo di non poter accettare "quel grande onore che gli voleva fare l'amico Cammaroto" ma partiva sul momento per la campagna: aveva i buoi collo zoppino!--Caio era desolato di non poterlo servire. Suo fratello era amicissimo di Giulio Barbarò, e non doveva accettare per riguardi di famiglia. Un altro non voleva assumersi l'incarico perchè era della _Congregazione di Carità_ insieme col Barbarò; un altro perchè faceva affari colla _Banca degli interessi lombardi provinciali_, e temeva di crearsi difficoltà per lo sconto; e così di seguito, tutti colle più vive espressioni di rincrescimento; tutti ringraziando dell'onore e impegnandosi per la prima occasione, lo lasciavano in asso, compiangendolo per quella tegola che s'era tirata sul capo; facendo cuore alla povera signora Apollonia, e raccomandando in ogni tono, mentre gli aprivano la porta per farlo uscire "la forma!... la forma!... la forma!..."

--Oh, Polonnì, questa gentaccia mi farà perdere la testa!...--esclamava scorato il Cammaroto che vedeva avvicinarsi le quattro e ancora non avea trovato i padrini da mandare al _Caffè Cova_.

--Figli di _'ani_!--rispondeva sempre la signora Apollonia colla voce rauca e tutta rossa in viso. Era stanca, aveva sete, aveva caldo, quantunque fosse di dicembre; e mentre schiattava di rabbia contro quegli altri, guardava di tanto in tanto il direttore che, abbattuto, piegava il collo sempre di più; lo guardava con un'espressione di tenerezza, di mestizia, d'inquietudine e non aveva più testa nemmeno per aggiustarsi il cappello che ormai le stava tutto di sbieco.

--Se fossi in te, manderei Peppino da que' du' così e farei dir loro che noi non si vuole imposizioni. Poi sulla _Colonna_ vorrei dire le mie ragioni all'avvocato, al Nannarelli... e a tutti quanti!

Ma dei due consigli della moglie il Cammaroto non accettò altro che il secondo. Lasciata l'Apollonia, che non aveva più animo d'insistere per accompagnarlo ancora, all'ufficio della _Colonna_, prese un _brum_, si fece condurre alla Società dei reduci, dove gli fu indicata l'abitazione del presidente, vi si recò difilato, e col mezzo suo ebbe i due padrini che gli abbisognavano e che prima delle cinque entravano al _Caffè Cova_. Poi, accomodata questa faccenda, scrisse la sfuriata, come gli aveva suggerito la signora Apollonia, contro l'avvocato Gian Paolo Serbellini, contro il Nannarelli e compagnia, chiamandoli _leoni-conigli_, e sfogò tutto il malumore, tutto il dispetto e l'ira sua, narrando per filo e per segno la faticosa _via crucis_ compiuta inutilmente dall'uno all'altro, e l'abbandono in cui era stato lasciato per egoismo, per bassezza, per viltà. E dichiarava che voleva rompere tutti i vetri dell'ufficio "per ritemprare colle aure ossigenate l'ambiente saturo dei loro pestiferi miasmi." "A me solo" prorompeva il Cammaroto nel punto massimo del suo furore "a me solo _il disonor del Golgota_" e mandava gli apostoli "sfibrati e simoniaci" dove "stava di casa la bramosìa plebea camuffata di _gentilomeria_ accattona; l'astuzia e la vigliaccheria mascherate di prudenza," dove "per _forma_ e per _misura_ si spacciava l'ipocrisia e il gesuitismo."

Ma in questa sua ira il Cammaroto avea fatto un passo falso, e lo Zodenigo se ne approfittò subito, traendo occasione dall'abbandono in cui era stata lasciata la _Colonna di fuoco_ per mostrare come l'opinione pubblica fosse disgustata dall'intemperanze della polemica _Cammarotiana_.

Era il primo caso in cui il _Moderatore_ si degnava rivolgere la parola direttamente al giornale dell'ex-frate catanese; ma lo faceva coll'aria schifiltosa d'una damina che fa una smorfia e si restringe tutta in sè stessa, mentre sta per lasciar cadere un soldo nel sudicio cappello di un mendicante. Compiangeva più che altro il Cammaroto "che riusciva a lordare, ma non a ferire," e faceva intendere, fra le eleganze dello stile compassato, che era forse ancora più matto che non canaglia, "un _soggetto_ più da processo clinico che da processo penale." E dichiarava pure che il _Moderatore_ "da cortese gentiluomo" sarebbe stato ben lieto d'offrire al Serbellini, al Nannarelli e ai loro egregi amici quella ospitalità che "l'iracondo apostolo... della bugia" voleva infligger loro come una punizione.

"Del resto, Milano aveva giudicato. Milano, che a buon diritto poteva vantarsi come la capitale morale e intellettuale d'Italia; Milano la seria, la forte, l'operosa, l'onesta; Milano aveva già irremissibilmente ripudiata una stampa senza freno e senza pudore; che non aveva nulla di inviolabile, nemmeno le pareti domestiche, nemmeno i più gelosi segreti della vita privata; che non rispettava nulla, nè amici nè avversari, e contro la quale il buon ambrosiano, sulle cui labbra scoppiettava sempre viva la satira di Carlo Porta, aveva inflitto il marchio di un soprannome che avrebbe vissuto più del nome vero, e che sarebbe stata l'unica memoria superstite di quella lotta infelice, di quella polemica sciagurata:

LA COLONNA... DI FECCIA."

Infine, come se il Cammaroto ormai fosse proprio morto e sotterrato, e di Francesco Alamanni non fosse più nemmeno il caso di discorrerne, annunciava solennemente che "il giovedì di quella stessa settimana (le elezioni erano indette per la domenica) alle ore 11 antimeridiane _precise_ il cavalier Pompeo Barbarò, invitato dal _Comitato elettorale degli agricoltori liberali-moderati_," avrebbe tenuto una conferenza nella sala del _Teatro Sociale_ di Panigale, per intendersi cogli elettori e manifestar loro le proprie idee intorno alla politica del Governo e alle riforme amministrative.

VI.

Quando lo Zodenigo comunicò il proprio disegno circa un discorso politico da tenersi a Panigale, al cavalier Barbarò, questi in sulle prime mandò il professore a tutti i diavoli, e dichiarò che non gli avrebbero aperta la bocca nemmeno coi ferri.

--Siete matto, professore, proprio matto da legare; più matto ancora di quel frataccio infame!...

E a Beppe Micotti, chiamato apposta a Milano dallo Zodenigo per ricevere ordini in proposito, e che gli prometteva una gran dimostrazione, intimò di smettere le pagliacciate, dicendogli mille villanìe.

Ma Beppe Micotti non si lasciava sbigottire, e il professore non si dava per vinto:

--Vogliamo farvi _tiionfaae_ a vostro dispetto--mormorava socchiudendo gli occhi e facendo sempre più l'addormentato.

E senz'altro, quando gli parve fosse il momento opportuno, annunziò il discorso sul _Moderatore_, e fece affiggere per tutto il collegio avvisi e manifesti, col giorno e l'ora della riunione, tanto che il povero Barbarò dovette ancora piegare il capo e mettersi ore e ore per imparare a mente tutto il discorso che dallo Zodenigo medesimo gli era stato preparato.

"No no; un'altra volta non mi ci piglia di sicuro, quel ladro d'un _Dulcamara_!" brontolava interrompendosi arrabbiato, mentre passeggiava in lungo e in largo per lo studio, coi foglietti in mano. "Non mi ci piglia più, campassi mill'anni!" Poi si fermava su due piedi e cominciava a declamare, accompagnando la parola con gesti analoghi:

"Onorevoli signori!... Concittadini carissimi!

"Non ho preparato un discorso.... Aborro il frastuono della retorica, la vacuità delle frasi fatte, le viete ripetizioni dei soliti luoghi comuni!... Aborro tutto ciò che è voce e non pensiero--suono e non idea--perchè.... (A questo punto sul manoscritto c'era una nota che diceva: _pausa--quindi proseguire rivolgendosi verso l'uditorio con amabile ironia_; e il Barbarò storceva la bocca per provarsi a sorridere, e poi continuava dopo una battuta di aspetto)... perchè non sono... oratore!... Ma che volete, signori miei?... Io mi vanto di rappresentare il lavoro, se non l'intelligenza, e all'eloquenza delle parole ho sempre preferito... (_nuova pausa--più forte_)... ho sempre preferito--gridava Pompeo battendo col pugno nell'aria--ho sempre preferito l'eloquenza dei fatti!..."

_Ci saranno applausi_--diceva una nuova avvertenza--_ma bisogna tirar di lungo, senza ringraziare_. E Pompeo continuava: "Pure, trovandomi in mezzo a voi, da voi cortesemente invitato, commosso nel profondo del cuore per tante e così immeritate e inaspettate attestazioni di affetto e di stima, qui dirò brevemente, ma francamente, in camera _caritatevolis_....--No, bestia, _charitatis, charitatis, charitatis_!--ripeteva, pestando i piedi, il povero Barbarò, che, arrivato al latino, perdeva la staffa, bestemmiava e sbuffava, finchè, sospirando, tornava un poco a calmarsi, a far di nuovo boccacce per imparare a sorridere amabilmente, a distendere le braccia per salutare gli elettori, e ricominciava daccapo a declamare:

"Onorevoli signori!... Cittadini carissimi!..."

Tuttavia, ad onta di tante pene, e di tante inquietudini, quando Pompeo Barbarò fu giunto al momento difficile, all'ora del gran discorso, non ebbe più tanta paura, tanto orgasmo ed anzi scorgendo, sotto l'atrio del Teatro _di Panigale_, Beppe Micotti e Don Rosario fra mezzo a tutti i suoi affittaiuoli, i suoi coloni, i suoi lavoranti che lo guardavano impauriti e timorosi, non solo si rincorò pienamente, ma ci trovò gusto, e si sentì commosso per quella imponente dimostrazione di simpatia.

--_Cooaggio_... e avanti _sempee_!--gli disse piano lo Zodenigo che gli si era messo vicino, mentre il Presidente del comitato si disponeva, come vuol l'uso, a presentare il candidato, dall'alto del palco scenico, all'assemblea.

Ma il Barbarò gli mostrò la propria sicurezza con un'alzata di spalle, e appena si ristabilì il silenzio, dopo gli applausi che accolsero il suo nome, silenzio imposto cogli zittii formidabili di Beppe Micotti e dei fattori, il Barbarò cominciò a parlare con franchezza e proseguì spedito, non dimenticando una pausa, un'inflessione di voce, e senza mai inciampare, neppure nel latino.

Il trionfo fu completo. Se durante il discorso gli applausi, ai quali Beppe Micotti e Don Rosario davano sempre lo spunto, erano stati a stento repressi, alla fine proruppero in una vera ovazione, e il Barbarò sudante e lacrimante fra i membri del comitato che gli si accalcavano addosso per festeggiarlo, ubriacato dal buon successo, avrebbe voluto aggiungere qualche parola, quasi quasi sarebbe stato disposto a fare il _bis_.

"Che buona gente!..." e distribuiva commosso strette di mano, sorrisi, saluti, scappellate a tutti quanti.

Se non che, mentre il Barbarò accompagnato dallo Zodenigo, dai sindaci dei vari comuni del collegio, dal Presidente e dai membri del _Comitato degli Agricoltori liberali-moderati_, stava per uscire dal teatro, la scena mutò a un tratto. Dentro risonavano ancora gli applausi: fuori, la folla si mostrava ostile, e non mancò nemmeno qualche fischio all'indirizzo del cavaliere. Pompeo impallidì, e si strinse al braccio del sindaco di Panigale.

--Ohi!... ohi!... Che c'è di nuovo?... Dove sono i carabinieri?...

I carabinieri erano poco lontani, ma Pompeo non si tranquillò.

"Pellagrosi maledetti!..." Confuso, sbalordito, saltò in carrozza col sindaco, lo Zodenigo e il Presidente, mentre due o tre altri fischi salutarono la comitiva che partiva al trotto verso la sede del comitato, dove ci doveva essere un gran banchetto in onore del Barbarò.

--È una manovra vergognosa!... È un'altra bricconata del _Cammaroto_!...--esclamò lo Zodenigo, rivolgendosi al sindaco che, maravigliato e mortificato, non sapeva più che cosa dire.

Pompeo Barbarò non avea veduto, non avea capito nulla, ma non osava chiedere schiarimenti: aveva troppa paura in corpo. In un attimo era ripiombato dalle gioie del trionfo nell'avvilimento della sconfitta. "E tutto si fosse fermato lì... ma dai fischi alle bastonate il passo poteva esser breve!" pensava fra sè facendosi piccino piccino in un angolo del landò.

--Bisogna trovar modo di _strappaae_ tutti quei manifesti indecenti!--disse ancora lo Zodenigo al sindaco che, sempre muto, si strinse nelle spalle.

--Come fare?--domandò il Presidente del comitato, pallido anche lui, colla cravattina nera a sghembo, e il pioppino nuovo, troppo stretto, che gli ballava in testa.--Come fare?... Hanno tappezzato tutto il paese!

Infatti mentre il Barbarò nel _Teatro Sociale_ era festeggiato dai suoi elettori, tutto il paese, e specialmente la piazza, la chiesa, il municipio, e persino le colonne della facciata del Teatro, erano state coperte quasi letteralmente da un'enorme quantità di avvisi rossi, verdi, gialli, di tutti i colori, colla scritta che segue:

"Elettori di Panigale!...

"Leggete il presente dispaccio ricevuto da Londra in data d'oggi dall'insigne patriotta milanese Nicola Mazza, colà rifugiatosi dopo essere scampato dalle segrete dell'Austria.

"_Caro Cammaroto.--Dite pure agli Italiani che l'attuale candidato proposto dagli avversari di Francesco Alamanni è quel medesimo Pompeo Barbetta che nel 1849 ha fatto la spia a Giulio Alamanni e a me._--NICOLA MAZZA."