I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2
Part 5
Ma gli entusiasmi del Cammaroto e i raffronti poetici e le minacce non facevano molta impressione sopra i lettori positivi, cui stava particolarmente a cuore il buon ordinamento della cosa pubblica. Essi, invece, si lasciavano convincere assai più volontieri dalle ragioni pratiche dello Zodenigo, il quale scalzava destramente Francesco Alamanni, pur riconoscendone i meriti patriottici, per non andare contro il sentimento pubblico; e che senza stare a ritessere le lodi già prodigate al Barbarò, si ristringeva a mostrare la convenienza che avevano i _moderati_ di sostenerlo, così per l'utile del collegio come per l'onore del partito.
"Dobbiamo imitare gli Inglesi" diceva il _Moderatore_, "gli Inglesi il cui esempio ci era spesso additato dal Conte di Cavour. Nel forte congegno del parlamentarismo britannico non solo ogni sentimento di antipatia, oppure di amicizia, ma persino ogni ragione di aspirazioni e di giudizi individuali rimane vinta dalla ferrea disciplina del partito.
"A Panigale il Barbarò ha incontrato subito molto favore.... Arrischiando ora un altro nome alla sorte cieca delle urne, parecchi elettori voterebbero ugualmente per l'egregio e noto gentiluomo che gode le aderenze e presenta i reali vantaggi di un _candidato locale_.... Quindi lo scandalo di una lotta intestina.... Quindi, e per naturale conseguenza, il trionfo quasi certo del candidato avversario, il quale, mantenendosi i nostri concordi e compatti, non avrebbe alcuna speranza di buon successo.
"Infatti i _sinistri_, i _rossi_ di tutte le gradazioni, dal rancio tenue al _sangue di drago_, su chi mai hanno rivolto i loro suffragi?... Quale il nome che gli avversari nostri, i più accaniti, e perciò i meno prudenti, portano già sugli scudi, framezzo al baccano del loro entusiasmo strampalato e assordante come il _zun-zun_ che precede le processioni dei preti... e dei _frati_?
"È un nome certamente illustre. Un nome caro a tutti gli Italiani e che noi appunto per un sentimento di rispetto e d'amore non vogliamo ancora compromettere.... fino a che la candidatura offerta non venga formalmente accettata.
"....Sinceramente devoti verso le più simpatiche figure del nostro risorgimento, sarà sempre a malincuore che scenderemo in campo per combatterle; e se mai ci fosse concesso di rompere le barriere e di avvicinare questi bei legionari delle nostre aquile vittoriose, vorremmo dir loro, coll'effusione più sincera dell'animo: 'Ascoltate la voce del popolo che s'innalza fino a voi nell'umiltà sapiente del proverbio e ripetete... ripetete colla mente, ripetete col cuore: _Dagli amici mi guardi Iddio!_...'"
In que' giorni l'ufficio della _Colonna di fuoco_ restava aperto fino alla sera tardi; perciò, dopo uscito l'articolo dello Zodenigo, capitarono in direzione i soliti amici, condotti dall'avvocato Gian Paolo, gridando accalorati e con in tasca una copia, ciascuno, del _Moderatore_.
--Hai letto, Salvatore!
--Hai letto?... Un capolavoro di perfidia!
--C'è dentro tutta la tristizia e la furberia dello Zodenigo!
--Che Zodenigo!... Che Zodenigo!... Non è capace lo Zodenigo di scrivere in quel modo!
--È farina del Carpani!
--Lo Zodenigo ci avrà messo le virgole.
--E qualche punta avvelenata!
--Sia di chi si sia, è certamente un articolo molto destro.
--Bisogna rispondere subito, Salvatore?
--E senza pietà, senza misericordia!
--Bisogna dar fuoco alla miccia, e tirare le prime cannonate,--esclamò, alla sua volta, Peppino Casiraghi avvicinandosi alla signora Apollonia la quale, più che mai imbronciata, aveva un bel brontolare che il direttore non aveva bisogno di consigli e che bisognava lasciarlo in pace: nessuno più l'ascoltava. Volevano che Salvatore si mettesse subito a scrivere la risposta.
Il Cammaroto, in tutto quel tempo, avea seguitato a camminare su e giù per lo stanzone, meditabondo, con la testa bassa, senza mai dire una parola.... A un tratto si avvicina allo scrittoio... prende un telegramma da un mucchio di lettere e di giornali, lo incolla sopra un foglietto di carta e vi aggiunge in fretta, e restando sempre in piedi, alcune righe.
--Leggi questo, Polonnì!--disse poi quando ebbe finito di scrivere, rivolgendosi alla moglie. E mentre tutti gli altri circondavano curiosi la signora Apollonia, egli tornò a passeggiare su e giù come prima, fregandosi forte le mani, per calmare i nervi.
Il telegramma era di Francesco Alamanni che dichiarava di accettare l'offertagli candidatura, "pronto sempre a sacrificare i propri ideali sull'altare della Patria, finchè rimarranno incompiute la sua indipendenza e unità."
"A tali nobilissime parole, che valgono assai più di qualunque programma," aveva scritto sotto il Cammaroto, "noi non ci sentiamo core, per oggi, di aggiungere nulla di nostro. Sarebbe un scemarne l'impressione forte e serena.... Ci sembrerebbe di commettere un sacrilegio.
"Solamente a quel furbo pazzerellone del _Moderatore_, che alternando i _bons-mots_ colla perfidia, accusa noi di fare della rettorica per aver campo di sparare i suoi razzi da fiera.... e da mercato, rispondiamo, nella prosa più modesta, che gli scudi sui quali porteremo e coi quali difenderemo il nostro candidato, il candidato dei _liberali onesti_ (diremo così per segnare nettamente le due linee di battaglia) non saranno mai gli scudi... da cinque lire!..."
Da questo momento, come si vede, la lotta che si era accesa a Milano per la conquista di Panigale si faceva più viva fra due soli combattenti: la _Colonna di fuoco_ e il _Moderatore_. Gli altri campioni pareva che stessero a vedere.
I giornali e le associazioni _moderate_ avevano risolto dopo la proclamazione della candidatura formidabile dell'Alamanni, fatta dagli avversari, a non mettere ostacolo ed anzi a facilitare la riuscita del Barbarò, perchè questi era, se non altro, un uomo d'ordine, un voto sicuro per il Ministero. Ma se lo subivano come una necessità del momento, non ne erano fanatici, e a difenderlo, ad esaltarlo, lasciavano volentieri che si mettesse in prima linea il giornale dello Zodenigo. Dall'altra parte, invece, i giornali democratici amici dell'Alamanni, si erano messi di malavoglia, fiaccamente a sostenere la lotta perchè "la candidatura Alamanni, scelta bene, era stata posta male." Essi erano un poco piccati perchè Francesco Alamanni, essendo stato compagno d'armi del padre Salvatore, aveva mandato il suo telegramma di accettazione, proprio alla _Colonna di fuoco_. Nè valse a rabbonirli del tutto, nè a far loro perdonare quell'infrazione alle regole gerarchiche la lettera che l'Alamanni stesso avea scritta insieme col telegramma, mandandola direttamente al _Comitato elettorale democratico_; nella qual lettera poi, più assai diffusamente che non avesse potuto fare in un dispaccio, spiegava il concetto della propria accettazione e i propri intendimenti politici.
Per Francesco Alamanni, tuttavia, c'era questo svantaggio di fronte al Barbarò, che l'azione del Cammaroto rimaneva circoscritta alla _Colonna di fuoco_. Fuori del giornale, e dove il giornale non era diffuso (come appunto a Panigale), la sua influenza era nulla o presso che nulla. Nè il Cammaroto aveva l'arte, e nè manco le furberie più elementari dei bravi agenti elettorali; ma, quasi quasi, faceva più danno che altro al proprio candidato quando predicava, infuriandosi contro "la fiaccona generale;" anzi, una sera, ebbe la poca accortezza di dichiarare, in piena assemblea, "che se i giovani crociati non si mettevano con più ardore nella guerra santa," Francesco Alamanni avrebbe corso pericolo di rimanere soccombente. Invece il professore Eugenio Zodenigo, sempre serio, sempre composto, dimostrando sempre una sicurezza olimpica, mentre sorrideva di compatimento "per quel povero Alamanni, esposto dai troppo caldi ammiratori ad un fiasco inevitabile," arrivava da per tutto colle sue cento braccia, da Milano a Panigale. Il Carpani, che aveva paura dei radicali, come il diavolo dell'acqua santa, lo coadiuvava nella polemica col fervore dei forti convincimenti; e a Panigale lavorava a fil doppio Beppe Micotti il quale, subito scontata la pena, vi era stato mandato dal padrino. Colà aveva pure un aiutante validissimo in Don Rosario, che in quei giorni sgambettava di continuo per la cura, promettendo un buon raccolto _di qua_ e il paradiso _di là_ agli elettori del signor Cavaliere, e minacciando la grandine e l'inferno a chi avesse dato il voto per quello scomunicato framassone dell'Alamanni.
E Beppe Micotti e Don Rosario scrivevano e conferivano di continuo collo Zodenigo, il quale pure si recava spesse volte a visitare il collegio, intrattenendosi coi pezzi grossi d'ogni Comune, promettendo mari e monti a nome del Barbarò, e spaventando tutti colla "questione grave del proletariato." Prediceva colla faccia scura, che una volta la _Sinistra_ al potere, lo sciopero, l'agitazione dei contadini si sarebbe fatta generale, e la campagna si sarebbe sollevata "armata mano" contro la possidenza.
--La marea monta: le _maaea_ monta! Bisogna riunire tutte le forze; vincere, occorrendo, le proprie ripugnanze, le _poopie_ antipatie e mandare alla Camera degli uomini d'ordine per consolidare la _Destra_.... Ecco l'unica via se non per scongiurare, almeno per allontanare il _peiicolo_!
Lo Zodenigo, sempre con l'aiuto di Beppe Micotti e di Don Rosario, si era pure messo con grande impegno per costituire un comitato che proclamasse e sostenesse la candidatura Barbarò, e ci era riuscito pienamente. Il comitato fu detto _Degli agricoltori liberali moderati_; pubblicò un manifesto agli elettori del collegio di Panigale, sottoscritto da una ventina di nomi abbastanza rispettabili, che raccomandavano l'elezione del cavaliere Barbarò, "uomo d'ordine, devoto alla patria, alle istituzioni, e il cui ricco patrimonio era una garanzia d'indipendenza,--esperto amministratore,--lavoratore indefesso,--filantropo illuminato,--conoscitore dei _reali_ bisogni del collegio,--amantissimo del pubblico bene e del progresso cauto e ragionevole."
Da tutto ciò, com'era facile capire, la cosa si metteva abbastanza bene per il Barbarò.... Ma questi, invece di rallegrarsene, o almeno di mettersi un po' l'animo in pace, diventava ogni giorno più nero, e ogni giorno, come assicurava l'avvocato Gian Paolo, gli cresceva la tremarella. Non mangiava più, non dormiva più, non si lasciava più vedere. Rimaneva chiuso in casa, dalla mattina alla sera, imbronciato, rabbioso, borbottando improperi e maledizioni contro lo Zodenigo, "quell'assassino da strada, che lo aveva uccellato per derubarlo." Ma poi, ad ogni articolo che gli scriveva contro il Cammaroto, si mostrava col professore quasi ossequioso, e sempre tutto sorrisi, premure e complimenti.
--_Cooaggio!... Cooaggio!..._--gli diceva più volte lo Zodenigo, battendogli sopra una spalla, con un sorriso tra il benevolo e il canzonatorio, ma in cui spirava un'aria di superiorità protettrice.--_Cooaggio!... Saete onooevole... _ Ve lo _poometto_!--e abbassava le palpebre tornando a sorridere, in quel suo modo particolare.
--Ah!... caro professore.... in quanto a me... lo sapete pure,--balbettava il Barbarò, interrogandolo cogli occhiettini spaventati,--in quanto a me... non desidero altro che... che la burrasca sia passata!... E vi domando soltanto di non irritarlo troppo, di non scatenarmelo contro, quel mattoide fegatoso... Lasciatelo dire... lasciate che si sfoghi... Così la finirà più presto!
--Non dubitate.... sono un gentiluomo e farò sempre una polemica da gentiluomo... coi guanti.
Infatti al telegramma di Francesco Alamanni, accettante la candidatura, egli rispose, come si vantava, conservando _la forma_ e _la misura_.
"Facciamo il saluto delle armi al nostro illustre avversario, dolenti che l'accanimento di un partito affatto sprovvisto di idee pratiche di governo e in cui certo non vi ha grande abbondanza di statisti, non abbia esitato a trascinare in una lotta ingloriosa un bravo soldato, un carattere indubbiamente integerrimo."
E così, cominciato l'attacco, il _Moderatore_ proseguiva più spedito all'assalto.
"_Alea jacta est_.... (scriveremo latino anche noi, visto che il latino minaccia di diventare la lingua ufficiale dei nostri avversari) _Alea jacta est_... e discutiamolo subito, come uomo politico, come _legislatore_, il signor Francesco Alamanni. Discutiamolo _educatamente_, ma per lungo e per largo, quantunque i democratici abbiano questo di comune coi clericali... la proclamazione dell'infallibile, anzi degli infallibili, perchè non si accontentano di un papa solo, ma fanno papa 'Ogni villan (_pardon!_) che _parteggiando_ viene!'
"Discutiamolo dunque, come uomo politico, questo candidato, scelto e proclamato proprio all'ultimo momento, e che per ciò, volendo rispondere a chi ci accusava di aver presentata una _candidatura-sorpresa_, potremo chiamare, alla nostra volta, il _candidato della disperazione_!.... Discutiamolo e cominciamo dal chiedere, a chi ce lo sapesse dire: Chi è?... Che cosa vuole?... Che cosa farà?...
"_Chi è?_... Un onorevole superstite della gloriosa _rettorica_ del _quarant'otto_... che contribuì a fare l'Italia, ma che adesso basterebbe da sola a disfarla.
"Un vecchio mazziniano, onestamente convinto, un ingegno superiore... ma sempre nelle nuvole, a cui, per ciò, è sfuggita affatto l'evoluzione moderna.
"È anche un bravo soldato...--e chi lo vuol negare? Ma dall'essere un bravo soldato all'avere la stoffa di un buon legislatore (e sopratutto di un _prudente_ legislatore) ci corre.... Oh se ci corre!
"Che cosa vuole?... L'impossibile.--Che cosa farà?... La confusione, il disordine, preludiando, a forza d'ideali, e sempre in buona fede, magari anche alla guerra civile.
"E oltre a tutto questo, un baco perfido e insidioso rode fino alle ossa Francesco Alamanni: il baco della poesia. Cospiratore, rivoluzionario, soldato, uomo privato e uomo pubblico, Francesco Alamanni è stato e sarà sempre, e sopra tutto poeta; e questa è la ragione precipua della nostra piena... sfiducia.
"....Anche noi, da giovani, siamo stati poeti, e... (perchè non confessarlo?) abbiamo avuto la debolezza di scrivere versi!... Erano quelli i giorni amari dell'esilio.... I giorni in cui, perseguitati dalla bieca signorìa che imperava colle verghe e coi patiboli, miseri, sfiniti, andavamo a chiedere, peregrinando, fra i nostri fratelli della riva gioconda:
La carità d'un obolo di rame!
"Sì, allora noi pure eravamo poeti, e dalla cetra ribelle usciva l'inno audace che non vagiva querulo... saettava!... Ma adesso, dopo la _esposizione finanziaria_ di Quintino Sella, _cessaro i canti_! L'Italia ha bisogno ormai d'impratichirsi nell'aritmetrica e non nella metrica.... Alla Camera non si deve fare poesia e tanto meno tirare schioppettate o preparare barricate.... Oh, se così fosse, noi pure voteremmo unanimi per il valoroso candidato dei nostri avversari! Ma invece, vi saranno, fra molte altre, anche le leggi agrarie da discutere, e vi sono i bilanci da votare... ed è per ciò che, onestamente, raccomanderemo agli elettori di Panigale di eleggere POMPEO BARBARÒ; l'uomo sorto dal popolo, e che conosce il popolo nelle sue virtù, nei suoi difetti, ne' suoi bisogni; l'uomo che si è creato, col lavoro assiduo e intelligente, un ricchissimo patrimonio, mentre invece il signor Alamanni (sia detto col maggior rispetto) ha finito, o quasi, tutto il suo.
"Elettori di Panigale, ricordate bene: l'Europa non è che un gran vulcano: in questo momento una politica di avventure sarebbe fatale per la patria.
"Votate, dunque, per POMPEO BARBARÒ.... Mandate alla Camera gente che sa fare i conti; buoni amministratori amanti dell'ordine e devoti sinceramente alle istituzioni.... senza l'equivoco degli ideali!"
L'avvocato Gian Paolo Serbellini e gli amici della _Colonna di fuoco_ tornarono da capo, dopo quest'altro articolo del _Moderatore_, per cercar di scuotere maggiormente il Cammaroto. "Che cosa mai gli era successo?" pensavano tra loro. "Pareva un altro; non aveva più la foga d'un tempo... si mostrava tentennante... Non sapeva risolversi a risponder chiaro, a smascherare il Barbarò e quel _gesuita_ in guanti gialli dello Zodenigo!.. Che il frate... si fosse lasciato conquidere?..."
Tuttavia, come le altre volte, capitarono ancora in ufficio col _Moderatore_ in tasca; ma le loro facce parevano più lunghe, e se le parole eran quasi le medesime, il tono era più fiacco, e avevano il sorriso amaro, come di gente sfiduciata.
--Hai letto, Salvatore?
--Bada, Salvatore, ti lasci scappare le più belle occasioni.
--Salvatore, accetta il nostro consiglio: spara tutte le artiglierie!
--Tu non conosci Milano.... Tu non conosci Panigale....
--Guai se il Barbarò prende piede!
--Perchè non hai detto francamente che è un usuraio?
--Un ladro?!
--Devi illustrare il famoso processo dei fornitori.
--Insomma, è ora di dir tutto....
--Senza reticenze, senza ambagi, senza paura!
Il Cammaroto, come faceva sempre, camminava su e giù per lo stanzone, senza rispondere, senza guardare in faccia nessuno; colla testa bassa.
--Potresti cominciare a buttar là, con garbo, che il Barbarò ha fatto anche la spia,--soggiunse l'avvocato Gian Paolo, con voce melliflua.
Salvatore Cammaroto si fermò su due piedi, si aggiustò gli occhiali sul naso, e guardò fisso l'avvocato.
--Nicola Mazza non ha ancora risposto...--mormorò dopo un momento.
--Che importa? Se il fatto non è vero, avrai sempre tempo di rettificarlo lealmente, e se è proprio vero, come sembra, allora non bisogna aspettare a spifferarlo che l'Alamanni sia rimasto soccombente!
--E poi,--osservò un altro della comitiva, certo Nannarelli, ragioniere, che aveva concorso in quei giorni al posto di vice-direttore della Banca degli Interessi Lombardi Provinciali, e che non era stato nominato:--e poi, per mostrare quali sono i sostenitori del Barbarò, e con quali mire lo servono, dovresti pubblicare anche la biografia dell'onesto Zodenigo!
--Buono, quello, Salvatore!
--Scrivi, scrivi, che ebbe i _giorni amari dell'esilio_ raddolciti cogli zuccherini delle vecchie.
--Mentre non isdegnava nemmeno di intingere nel guadagno delle giovani!
--Questa è troppo forte! Non bisogna esagerare!--esclamò il Cammaroto rivolgendosi come scandalizzato alla signora Apollonia, che sempre seduta immobile al solito posto, con un cappellone giallo colle gale rosse, storceva la, bocca e sputava in terra per la nausea, mentre Peppino Casiraghi si fregava le mani saltando sulla seggiola, e ridendo come un matto.--Non bisogna esagerare! Io intendo di dire la verità a tutti quanti, ma non voglio calunniare nessuno; nemmeno gli avversari miei!
--Nannarelli non calunnia; Nannarelli dice la verità!--rispose l'avvocato Gian Paolo mettendosi a gridare e a battere col suo fascio di carte sul tavolino.--Ho conosciuto anch'io, due o tre anni fa, una delle tante vittime del professore. Era una certa Rosetta, che faceva la portinaia in _Via della Spiga_.... Il professore le fece fare un....--ma a questo punto si fermò. La signora Apollonia, pestando i piedi e dimenandosi dispettosamente sulla seggiola, tutta stizzita per quella mancanza di rispetto al suo pudore, gli aveva tolta la parola.
--Un... mi avete capito!--continuò poi l'avvocato.--E subito dopo la povera ragazza fu abbandonata.... Ma quando in appresso la Rosetta diventò madamigella Flora, il professore tornò a frequentarla... nelle ore ch'essa aveva libere!... Ecco, Salvatore mio: questa è la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità!
--Bravo Gian Paolo!
--Hai detto benissimo!--esclamarono tutti gli altri, in coro.
Il Cammaroto fremeva di sdegno.... Tuttavia era ancora perplesso; avrebbe voluto aspettare di aver le prove in mano che il Barbarò era proprio stato una spia, denunciando Giulio Alamanni e Nicola Mazza, per schiacciare, con un colpo solo, lui e lo Zodenigo.... Ma d'altra parte l'articolo del _Moderatore_, e tutto il gridare degli amici, gli mettevano il fuoco addosso. Guardò la moglie, che rossa, scarlatta, barbottava imbizzita per quel baccano irriverente che si faceva attorno al direttore. Guardò Peppino Casiraghi, e vide bene dal modo come scrollava il capo, che il cronista teneva dalla parte dell'avvocato Serbellini.
--Che ne dici, _Polonnì_?
--Una 'annonata e non ti 'onfondere!--esclamò la signora con un'alzata di spalle molto significativa all'indirizzo del sullodato Gian Paolo e compagnia.
--Mi pare che da un poco in qua le riceviamo noi le cannonate... nella schiena!--brontolò Peppino, mettendosi di malumore a correggere le bozze.
--In fatti dicono che il fuoco della colonna comincia un poco a raffreddarsi,--soggiunse ghignando il Nannarelli.
--Davvero?--esclamò il Cammaroto prorompendo in una risataccia di sfida.--Dicono così?... davvero davvero? E scotendo la zazzera si sedette di colpo al tavolino, afferrò la penna, tirò su la manica dell'abito fin quasi al gomito, e cominciò a scrivere in mezzo alla prima cartella, mentre la signora Apollonia gli metteva dinanzi il bicchier d'acqua e il fazzoletto turchino:
"IL CANDIDATO DELLA DISPERAZIONE."
--Ah! Ah! Ah!... Ti garba, _Polonnì_? Il candidato della disperazione!... Peppino!... Senti, Peppino?!... Il candidato della disperazione! Ah! Ah! Ah!--Ma poi, finito di ridere, curvandosi sulle cartelle, colle gote accese, colla cravattina bianca disciolta, cogli occhi scintillanti, vuotò tutta l'anima sua, la sua collera, la sua passione, su que' foglietti di carta, che riempiva febbrilmente, colla velocità di uno stenografo, e che la signora, Apollonia, muta, attenta, disponeva in ordine, uno sull'altro.
"E il Barbarò, Pompeo Barbarò, il cavalier Barbarò, il Barbarò lattivendolo, banchiere, portinaio, appaltatore, il Barbarò _pignoratario_; è lui, lui solo, tutto lui il _candidato della disperazione_" scriveva il Cammaroto: "e noi dobbiamo innalzare le nostre laudi e render grazie alla sapienza infinita e sicumerica del _mirabolano Moderatore_, per averci suggerito un titolo così bello, così vero, così parlante, calzante, edificante!
"_Il candidato della disperazione!_... Oh lettori miei dilettissimi, rivolgete le pupille degli occhi vostri sulle facce sparute dei membri epatici dell'epatica _Costituzionale_, e vi ravviserete la mestizia dei rassegnati, lo sgomento dei paurosi, l'ira dei traditi, l'abbattimento dei vinti!... Rivolgete, rivolgete gli sguardi vostri sui volti contriti dei _moderati_ liberali e illiberali, e ditelo voi se quelli e questi non sono i disperati dell'ultimo momento, che impauriti dalla minaccia della _divisione dei voti_, spaventati dal sorgere della formidabile candidatura Alamanni, soffocano la voce della coscienza per l'interesse del partito, ne offendono le oneste tradizioni, ingrossando le squadre della milizia scelta coi _Turcos_ dalla faccia di bronzo, coi _Lanzichenecchi_ dalle granfie rapaci, e infine avendo l'acqua alla gola, si attaccano persino al Barbarò... a questa oscena vescica gonfiata dal _Moderatore_ per il salvataggio dei barcamenanti fra la patria e la bottega!
"Pompeo Barbarò?... Barbarò Pompeo!... Che, prima, il Dio dei galantuomini si copra la faccia, e poi, alla nostra volta, domandiamoci noi pure: '_Chi è?_... _Che cosa vuole?_... _Che cosa farà?_'... questo generoso filantropo... dei limoni marci?... Questo gnomo strozzatore? Questo truf... faldino lombardo-veneto, sovra il cui capo, dove anche la canizie inonoratamente celandosi, colla frode d'un Figaro, pesa un'accusa terribile, che ci fa fremere di sdegno e di terrore?...