I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2
Part 19
"Ti bacio le mani affettuosamente.--Hai visite o commissioni da fare?... Vuoi che ti mandi la carrozza? Comanda, mia cara. Quel che tu brami, io bramo. Le cambiali scadono oggi alle due; ma per ora non temer di niente. Il commendatore Barbarò è un perfetto gentiluomo, e le terrà in sospeso, come ti ha promesso, ancora per alcuni giorni. _Ciao_, bellezza.
"_Lo zio Diego._"
Angelica divorò la lettera in un attimo; gli occhi che erano asciutti, le divennero aridi, quand'ebbe finito. Si alzò subito, si vestì in fretta, scese, ma si fermò per domandare al portiere se non erano venute altre lettere per lei, e alla risposta negativa, volle sapere l'ora della seconda distribuzione.
--_Alle undici ore e metzo_,--rispose il portiere con forte accento tedesco.
Angelica pensò allora che la lettera di Andrea l'avrebbe trovata tornando, mandò a prendere un _brum_, e si fece condurre di corsa dallo zio.
Il marchese Diego, sebbene avesse scritto di essere rimasto sveglio tutta notte per riflettere, invece dormiva sempre, a quell'ora, e dormiva saporitamente. La lettera, senza dubbio, era stata preparata e consegnata la sera al cameriere, perchè fosse mandata la mattina dopo al suo destino.
--Entrate dal marchese, ditegli che gli devo parlar subito.
--Ma...--osservò timidamente il cameriere, rimanendo tuttavia un po' scosso dai modi e dall'aspetto della signora marchesa.
--Ditegli che mi riceva pure in camera, senza alzarsi.
Il cameriere, che avea fatto entrare la marchesa nel salotto, se ne andò per annunciarla al padrone, ma non tornò tanto presto.
--Mi ha detto che resti servita....
Angelica non profferì motto, tenne dietro al servitore, ed entrò dallo zio.
Benchè i vetri fossero stati aperti, c'era nella camera un puzzo di rinchiuso, misto coi profumi delle pomate e delle acque odorose.
--Nipotina mia!... che bella apparizione!--esclamò il marchese Diego, seduto sul letto, coperto con una giacca di lana bianca orlata di seta azzurra, con un gran _foulard_ scarlatto intorno al collo, e un berrettino di maglia nera tirato davanti sugli occhi, e dietro sulla nuca, perchè la testa non era stata ancora preparata.--Che bella apparizione!... Prendi anche tu la cioccolata?...
--No, zio,--rispose Angelica tossendo un poco.
--Allora prepara soltanto la mia,--disse il marchese al servitore, che se ne andava.--La metterai al fuoco quando suono.--Vieni qui!... Vieni qui più vicina, bellezza mia,--disse poi stendendo una mano ad Angelica, e tirandola presso la sponda del letto.--Queste visite delle belle signore sono i vantaggi dell'età!... magri vantaggi!--e il vecchio sospirò ridendo.
Angelica, con uno slancio improvviso, si portò alle labbra la mano dello zio e la baciò ripetutamente, sciogliendosi in lacrime.
--Animo... animo... non facciamo tragedie!--borbottò il Collalto colla voce su quel subito diventata stridula, e strappata la mano dalle strette della nipote, la cacciò infastidito sotto le lenzuola.
Angelica cadde ginocchioni piangendo più forte, e nascondendo la faccia contro il letto.
Il marchese, colle braccia tirate sotto le lenzuola, stecchito e immobile come un idolo indiano, la guardò crollando il capo. Ma nè la vista, nè il profumo dei capelli biondi, nè il candore del collo delicato, nè il bel corpo flessuoso che fremeva per l'urto dei singhiozzi, ottennero un sentimento benevolo di pietà. Dagli occhietti rossi e spelati del vecchio, dalia faccetta viscida e rugosa, che spuntava appena sotto la berrettina e dentro le pieghe del _foulard_, trasparì soltanto un moto di fastidio, e un'espressione, prima di sarcasmo, poi di collera, e quasi di odio, mentre i peli dei baffi verdi, spioventi perchè non ancora incerati, si agitavano rabbiosamente, mettendo in mostra i bei denti bianchi.
--Alzati!... alzati!... sono pianti inutili!... Io non posso più far niente.
--Ma non capisci, zio,--esclamò Angelica balzando in piedi, e col viso ancor tutto in lacrime, rosse le guance, i capelli arruffati,--non capisci, zio, che è impossibile ciò che si pretende... che ciò che si vuol far di me è infame?...
--_Infame?... impossibile?_ Eh, paroloni, e coi paroloni, bimba mia, non si può ragionare. Credi di esser la prima che faccia un matrimonio di convenienza? Chè!... sono gli altri, anzi, i più rari: i matrimoni d'amore... e sono anche quelli che riescono peggio!... In fine, capirei tutte queste lacrime, tutto questo sgomento in una ragazza che... che non conoscesse il mondo... che fosse ancora alle fanciullaggini degli innamoramenti e delle romanticherie.... Ma tu sei una donna fatta; hai un figlio che, fra poco, avrà vent'anni, e devi lasciare da una parte la poesia.
Il vecchio cercò il fazzoletto sotto il capezzale; si soffiò il naso, poi tornò a rizzarsi e ad accomodarsi nel letto, e cercando di addolcir la voce per rendersi più persuasivo, continuò:
--Guarda, per esempio, la contessa di Nave;--te l'ho fatta vedere ier sera sui Bastioni: quella bellissima donna, ancor giovane, con un cappello magnifico, a grandi piume bianche e nere?--Ebbene, da ragazza le fecero sposare, contro voglia, il conte di Nave che avea trent'anni più di lei.... Durante il matrimonio fece una vita brillantissima, senza mai far parlare di sè; soltanto credevamo tutti che, una volta rimasta vedova, avrebbe sposato suo cugino Vidolenghi... Invece sposa adesso suo cognato, maggiore di suo marito di una decina d'anni, e tutti l'approvano, e il Vidolenghi, che è un uomo di testa, per il primo. Con questo matrimonio la sostanza dei Nave rimane tutta in casa!... Nipotina, nipotina cara, l'amore è un di più; il necessario è l'aritmetica!
Angelica si asciugò gli occhi ed aspettò un momento a rispondere. Vedendo che con tutte le sue lacrime non sarebbe riuscita a commuovere quel fantoccio ridicolo e crudele, vedendo che non era, e che non poteva essere nè capita, nè compianta, soffocò in sè stessa tutto il suo grande amore, tutto il suo grande dolore, e cercò altri argomenti meglio adatti a persuadere lo zio Diego.
--Allora ti dirò che rifiuto assolutamente l'offerta che mi vien fatta per un'altra ragione importantissima.
--Quale?
--Non solo amo... un'altra persona; ma questa persona ha pure la mia promessa più sacra e formale.
--Se non vi sono altri ostacoli, mi prendo l'impegno volentieri di andar io stesso a parlare col maggiore. Lo metterò al corrente del pasticcio delle cambiali, delle firme false, gli dirò tutto ciò a cui andrebbe incontro tuo figlio se tu rifiutassi l'offerta che ti vien fatta, soggiungendo pure che tu sei sempre pronta a mantenere la tua promessa ove lui stesso non te ne sciolga volontariamente. E vedrai, vedrai che se non è un matto, o un birbante, ti renderà la tua parola. Che diamine!... quanti matrimoni non sono andati a monte per molto meno!...
--Ma tu non conosci Andrea!--proruppe Angelica sbigottita e fremente.--Mi renderà la mia parola; sì, mi renderà la mia parola... ma ne morrà... poi è capace di tutto, di disperarsi, di uccidersi!...
--Stupidaggini!--strillò il vecchio sempre più seccato, con un'alzata di spalle,--non ci son più altro che gli studenti e le serve che si uccidono!... Vedrai, che anche il tuo capitano si darà pace....
--Peggio, peggio ancora per conto mio, se si desse pace!...--esclamò Angelica fuori di sè.--Non capisci che sarebbe quello che mi spaventerebbe di più, che mi farebbe diventar matta?...
--Ma allora, si può sapere che cosa vuoi?.,.--domandò il marchese tra l'ironico e lo stupito.
--Non mi capisci... non ci possiamo intendere...--balbettò la poveretta buttandosi affranta sopra una poltroncina ch'era accanto del letto.
Il marchese Diego le prese una mano, la posò sulla coperta bianca, e l'accarezzò dolcemente.
--Capisco che tu vorresti da me ottantamila lire; ma tu invece, non capisci un'altra cosa, che cioè _ot-tan-ta-mi-la_ lire si possono pagare, anche quando non si è obbligati, per salvare l'onore della famiglia, ma non mai per combinare un matrimonio che non accomoda per nessun verso. Anche se non vi fosse di mezzo tuo figlio, le cambiali, le firme false, tutti questi imbrogli che m'indispettiscono e mi nauseano, avrei sempre preferito il commendatore Barbarò, che almeno ha una fortuna colossale, e tiene uno dei primi posti nell'aristocrazia della finanza, al tuo Martinengo, il quale non è altro che uno spiantato.
--Ma se tu stesso mi hai sempre detto che il signor Pompeo è un furfante, uno strozzino, una figura losca e abietta?... Se tu non volevi mai venire a Villagardiana per non incontrarti con lui?...
--Allora non era... quello che è presentemente!
--Se anche poco tempo fa hai rifiutato un mio invito a pranzo al Villino per non doverti _sporcare_, son tue parole, a dar la mano a quella canaglia?
--Avevo torto. Le antipatie, per lo più, sono ingiuste.
--Ma se anche ieri, l'altro giorno, ne parlavi con disprezzo?...
--Conoscendo a fondo don Pompeo, l'ho trovato un perfettissimo gentiluomo.
--E anche un galantuomo l'hai trovato?--domandò Angelica con un accento d'ironia amarissima, che traspariva pur fra l'angoscia.
--Oh Dio,--rispose il vecchio tirando un po' su i guanciali per star più comodo,--l'essere galantuomo è una cosa affatto personale, e molte volte non è di vantaggio a nessuno!..
--Come parli, Dio mio! non sembri più tu!
--Perchè altro è il discorrere così, per modo di dire, per passare il tempo, altro è il parlare d'affari. Gli affari sono gli affari, e hanno un linguaggio più conciso e positivo.
--Allora ti ricorderò... un passato infame.... Quell'uomo ha fatto la spia!
Angelica pallida, fremente di sdegno, si era avvicinata al marchese fissandolo bene in faccia.
--Storie vecchie,--rispose l'altro mettendosi di nuovo a cercare il fazzoletto per evitare quello sguardo,--_quarantottate!_... nessuno più ci crede, o ci bada!
--È stato sotto processo.
--Ma... ecco, questo particolare, non risulterebbe vero.
--Ha fatto i danari spogliando la povera gente.
--Ne ha fatti troppi!--esclamò il vecchio ridendo,--e non può aver spogliato altro che i ricchi!
--Per le sue ladrerie, per la sua avidità di guadagno, ha mandato i nostri soldati al macello.
--Non credere, sai, nipotina, non credere.... Questa è rettorica patria!...
--Se lo dicevi anche tu?
--Ebbene... ho fatto male anch'io. Quante fandonie non si ripetono... tanto per parlare?
--Dunque... dunque tu non senti orrore che una tua nipote... una Castelnuovo, una Collalto, diventi... la signora Barbarò?
--Scusa, Donna Angelica Barbarò di... _Panicale_... la cosa è molto diversa.
--Se tu stesso hai sempre riso, quando non ti ci sei arrabbiato, a proposito della nobiltà del signor Pompeo?
--Oh _bon Dieu_, non metterti adesso a farmi il processo su tutto ciò che ho detto, su tutto ciò che ho fatto! Avrò riso... in principio; ma la nobiltà è come il vino: invecchiando si fa buona, e ha il gran vantaggio, sul vino, che invecchia più presto. E poi--il marchese mal suo grado tradì, a questo punto, un certo dispetto--i tempi son mutati... Non è più l'età delle Crociate, ma delle Banche, e i costumi son democratici in questo, che tutti i titoli sono uguali: basta averne uno!... Anzi, sono gli stemmi più nuovi, quelli che brillano di più. In fine, parliamoci chiaro, che cosa mi offriresti in cambio delle ottantamila lire che dovrei pagare?... di diventare la signora Martinengo presso la Direzione delle Ferrovie dell'Alta Italia!
--Almeno avrei un nome onesto!--rispose Angelica a cui, in quel febbrile contrasto, più diminuivano le speranze, e più cresceva il coraggio.--E questo è un titolo che il tuo... protetto, non ebbe, non ha, non avrà mai!
Essa era sdegnata; le lacrime che le spuntavano dagli occhi rilucenti, si asciugavano tosto sulle guance infocate.
--Chè, chè, chè, bellezza mia! i fortunati non sono mai disonesti! Tutti lo ammirano il tuo... pretendente; tutti lo stimano, lo cercano, lo accarezzano...: presidente di qua, consigliere di là, assessore, sindaco, commendatore.... Che vuoi di più?... il re lo ha creato nobile, e il suffragio popolare lo ha eletto deputato!
--Ma tu che sei tanto tenero del mio nome, che è il tuo, del mio onore, che è il tuo, non pensi a ciò che il mondo, non il mondo di quella gente, ma il nostro, dirà di me se mi vendo... e di te se mi costringi a vendermi?
--Io non ti costringo, ti consiglio soltanto per il tuo meglio. In quanto al mondo, che deve dire? Il mondo, e a ragione, si meraviglierebbe moltissimo se, anche astrazione fatta da tuo figlio, e dai tuoi doveri di madre, tu fossi così matta da preferire un Martinengo, fosse pur nominato capostazione, a un Barbarò di _Panicale_!...
--Ebbene,--proruppe Angelica accendendosi nuovamente, e nuovamente lasciandosi sfuggire dall'anima ciò che prima avea cercato di nascondervi,--ebbene, se tutto ciò non ti convince, non ti scuote... pensa che lo amo tanto da morirne!... Sì... sì...--Non vederlo più....--E la sua voce fu coperta dai singhiozzi.
--Sciocchezze!--borbottò il vecchio con un'alzata di spalle.--Sciocchezze!... tutte sciocchezze! Tu corri sempre da un estremo all'altro, mentre al mondo, sapendo fare, si può accomodar tutto benissimo!--Non vederlo più!... Chi ti dice, chi ti impone di non vederlo più?...--E il vecchio sorrise, guardando la marchesa in un certo modo, che poteva esprimere molte cose.--Dammi ascolto, nipotina bella, compi il sacrificio per tuo figlio, cosa che farà molto onore al tuo cuore, e non lasciarti sfuggire Don Pompeo, cosa che farà molto onore alla tua testa. Poi, con quattro moine, farai ciò che vuoi di tuo marito, e con un buon cuoco, avrai il mondo dalla tua. Il mondo vedendoti a _Panicale_ esalterà la tua virtù; sapendoti dipendente dagli uffici dell'_Alta Italia_, sarebbe inesorabile. Ed è naturale: il mondo è indulgente coi ricchi perchè ne ha bisogno; d'altra parte non pretende virtù... impossibili; gli basta un pochino di prudenza. Se tu saprai _menager_ la posizione... don Pompeo... è invaghito di te, io me ne intendo, s'è presa un'ubriacatura da non vederci più.... Con un po' di, mettiamo pure, di abnegazione da parte tua, farai tutti contenti, e potrai esser contenta anche te. Diamine!... Se il prender le cose come fai te, agli estremi, fosse regola comune, tutto il mondo sarebbe sossopra, invece vedi bene, che ci si vive tranquillamente e in buon accordo. Impara dalla contessa di Nave; quella è davvero una brava donna; tutti l'ammirano, la rispettano e fanno la corte a lei.... e al Vidolengo!
Angelica, durante queste parole, aveva sempre guardato lo zio tra indignata e stupefatta.
--Oh!... Oh!... e sei tu?...--proruppe infine con voce sorda,--e sei tu che mi proponi un mercato così vile?!...
--Io?... quale mercato?... paroloni e sempre paroloni!--Il marchese stizzito, si rizzò sui guanciali.--Se è così che fraintendi le cose, non parlo più! Fa come vuoi; per me, me ne lavo le mani. Pensa per altro che tuo figlio non è sopra un letto di rose. Io, in faccia al mondo e alla mia coscienza, non avevo altro che l'obbligo di consigliarti bene e l'ho fatto; a te tocca di scegliere fra Stefano e il Martinengo; sei donna, sei madre, e non hai più vent'anni, quantunque li dimostri appena. Se vuoi sacrificare Stefano al bel maggiore, padrona mia! io ti dico che hai torto, e che non mostri cuore: il cuore prima di tutto!
Angelica, dopo aver pianto, dopo essersi disperata e sdegnata, ora rimaneva come accasciata sotto il peso di quella gran calma, da cui spesso trapelava l'ironia, ma che si manteneva impassibile. La voce tremola dello zio Diego aveva uno stridore sempre uguale, freddo e acuto; non si scaldava, non vibrava mai. La poveretta finiva collo smarrire la coscienza di sè, ed anche del suo stesso dolore, in un grande abbattimento; non trovava più le parole, e aveva quasi perduta la voce; pure continuava a piangere, e non ristava dal pregare, dal supplicare, ma ormai senza lena, senza speranza, come il naufrago che pur sentendosi l'acqua alla gola, si dibatte istintivamente negli ultimi sforzi.
Da ultimo lo zio Diego la lasciava dire senza neanche risponderle; e la poveretta se ne andò, non com'era venuta, ma a capo chino, colle ginocchia tremanti, balbettando confusa, anche dinanzi agli umili saluti del servitore, che l'aspettava fuori, per aprirle l'uscio dell'anticamera.
Il marchese Diego, appena fu solo, trasse un gran sospiro mormorando:
--Anche questa è passata.
Poi suonò perchè gli portassero la cioccolata, e l'aspettò allungandosi sotto le coperte, e disponendosi a fare un altro pisolino.
XII.
Gli avvenimenti inaspettati e precipitosi si eran seguiti in quei due giorni senza un sol minuto di tregua tanto che Angelica ne era rimasta come intontita. Le pareva di sognare; non aveva nella mente altro che un punto solo fisso e ben chiaro: Andrea: correre da Andrea, dirgli tutto; farsi salvare da lui.
Salvare?... in che modo avrebbe potuto?...
Non sapeva; ma essa lo credeva capace anche di un miracolo, e il suo cuore d'innamorata aspettava appunto un miracolo da lui.
Appena lasciato lo zio Diego, Angelica ritornò subito all'albergo, mandò all'_Anonima_ a ordinare una carrozza, e ancora nel montar le scale cominciò a leggere la lettera da Nuvolenta, che avea trovata dal portiere, in cui Andrea si mostrava inquietissimo per l'agitazione e l'affanno che traspariva dalle parole scrittegli da Angelica, e la supplicava di lasciarlo venir a Milano o di comunicargli subito tutto ciò che era accaduto di nuovo. Angelica, per dargli un po' di pace, almeno fino a tanto che arrivava lei, gli telegrafò che partiva sul momento per il _Villino delle Grazie_. Ma non aggiunse una parola di più, e Andrea invece di tranquillarsi rimase più inquieto di prima. Tuttavia (ripeteva fra sè) essa sta per arrivare; questo in ogni modo, era per lui il più importante... era una consolazione che a mano a mano si faceva sempre più viva, e dissipava tutte le incertezze, tutti i timori.
--Arrivava lei!... lei!... Angelica!...
Non poteva pensare ad altro, non poteva star fermo.
--Che cosa sarà mai successo?... che lo zio Diego non voglia pagare?... come sarà inquieta, povera Angelica!... Ah se avessi io ottantamila lire!...--Tornò a guardar l'orologio.--Fra un'ora intanto sarà qui, e sentiremo... Sarà qui!...
La vide in quel punto, sorridente, viva; vide i suoi occhi grandi pieni di dolcezza e di amore....--Fra un'ora!--gridò, e in uno slancio di tenerezza beata che gli traboccava dall'anima, promise a sè stesso di confortarla di tutte le sue pene, di amarla anche di più per tutti i suoi dolori.
--Ah, se fossi ricco!... Che cane quello zio Diego!... Come può resistere alle preghiere, alle lacrime di quell'angelo di donnina?... È tal'e quale il conte Prampero: la buccia un po' più levigata, ma sotto lo stesso egoismo, la stessa durezza... che cane!... Povera bimba mia come la tormentano!... Eh, ma a quel ragazzaccio di Stefano, parlerò io!... Se credesse mai di far crepar sua madre sta fresco! adesso non è più come una volta: adesso ci sono io, e posso mostrarmi, e farmi sentire!...
Mentre faceva seco stesso tanti bei proponimenti Andrea era ancora nella sua piccola cameretta. Pensò che ormai la carrozza di Angelica doveva esser poco lontana, e che avrebbe potuto andarle incontro sullo stradale di Gallarate.
--Sì! Sì!... Angelica buona! Angelica bella! Angelica cara!...
Si rivestì con cura; si mise una cravatta che piaceva ad Angelica, con uno spillino che le aveva regalato lei; una perlina rosea, levata apposta dal piccolo filo ch'essa portava sempre al collo dì e notte: erano le sue perle di ragazza.
Quando fu pronto si guardò un momento nello specchio arricciandosi i baffi, e benchè i suoi capelli folti e forti cominciassero a mostrarsi un poco brizzolati, non si dispiacque. Si cacciò in capo il cappello a cencio, con un piglio tra il militare e il conquistatore, prese i guanti, la mazza, e uscì fischiettando a fior di labbra:
Un dì felice, eterea Mi balenaste innante....
Per evitar la gente, prese per la brughiera che fiancheggiava la via maestra, con un tratto di bosco.
Angelica, sicura di incontrare Andrea lungo la strada, avea più volte messo fuori dello sportello la testina bionda, per vedere se spuntava da lontano.
--Oh Andrea!--mormorò a un tratto arrossendo e impallidendo con un sussulto di tutto il sangue.
Andrea, che le era apparso all'improvviso, sbucando da un folto di pini, saltò sulla strada.
Era gaio, sorridente, col cappello in mano, e un mazzetto di fiori gialli all'occhiello: i fiori che Angelica preferiva.
--Ferma! Ferma!--gridò Angelica al cocchiere, e balzò dalla carrozza appoggiandosi alla mano di Andrea, il quale, appena vedutala, avea subito mutato di colore, e il sorriso gli si era spento sulle labbra.
--Che cos'è successo?
Angelica lo guardò con occhi spaventati.
--Che cos'è successo?--chiese ancora, e il fremito della voce tradiva lo sbigottimento interno.
La marchesa, voltandosi verso il cocchiere, gli ordinò di andare innanzi, di attraversare tutto il paese e di fermarsi poi al primo villino, che avrebbe trovato a dritta; domandasse se aveva paura di sbagliare: tutti gli avrebbero indicato il villino della marchesa di Collalto.
Essa voleva fare la strada a piedi.
La carrozza si mosse lentamente...; Angelica guardò ancora Andrea con un'espressione indicibile di amore, di dolore, di sgomento e poi, passandogli innanzi, prese un sentieruolo che dalla strada s'internava nella brughiera. Andrea le tenne dietro, senza osare d'interrogarla; capiva che Angelica voleva essere sola, sola con lui, prima di cominciare a parlare.
Ma Andrea, durante quei pochi passi fatti in silenzio, avendo visto che la sua presenza non era bastata a consolarla, s'indispettì, e s'imbronciò.
Egli non era dunque tutto per lei!...
Angelica continuava a camminare finchè, passato il piccolo tratto di bosco, si trovò dinanzi la brughiera immensa e arida. Allora si voltò improvvisamente, mormorando:--Oh Andrea! Andrea!--e proruppe in lacrime. Ma erano lacrime ben più amare di prima; cominciava allora a sentire, a capire tutto il suo dolore.
--Oh Andrea! Andrea!...
--In fine si può sapere che cosa c'è di nuovo?--domandò l'altro seccamente, quasi duramente.
Angelica, prendendogli le mani che si strinse sul cuore, lo guardò lungamente, fissamente: era uno sguardo che pareva uno spasimo dell'anima. Andrea ne rimase vinto e sbigottito: sciolse una mano dalle sue e abbracciando e premendosi Angelica sul petto--per Dio, mi dica,--domandò,--che cosa c'è di nuovo?...
--Più, più....--rispose Angelica balbettando.--Non dobbiamo vederci più!...
Andrea si allontanò da lei vivamente e ristette pallido, accigliato.
--Perchè?...
--Ma ne morrò.... le giuro che ne morrò.... È troppo.... oh, è troppo.... Ne morrò.
--Perchè?--replicò l'altro con maggiore asprezza.
Angelica si asciugò le lacrime col fazzoletto chiuso nella manina inguantata, e fra lo strappo dei singhiozzi, cogli occhi esterrefatti dallo spasimo e dal terrore fissi in Andrea, gli raccontò tutto quanto le era successo, quanto le volevano imporre, quanto le si preparava.
L'altro l'ascoltò immobile, senza profferir parola. Solo quando Angelica ebbe detto tutto, egli era bianco, terreo, e trasalì per un brivido, ma rimase ostinatamente muto. Angelica gli si avvicinò; il suo viso era tutto molle di pianto; il seno anelante come se volesse scoppiare, ma non piangeva più. Essa lo guardò ancora, e tutto il suo cuore, tutta la sua disperazione traboccavano dalle pupille fisse, dilatate. Stese le due mani, si attaccò alle spalle di lui, e leggermente alzandosi sulla punta dei piedi per avvicinare la sua faccia a quella immota di Andrea, così da stordirlo col bagliore degli occhi e le vampe calde del suo alito, gli chiese con una risolutezza improvvisa di modi e di parole:
--Dimmi tu che cosa devo fare; che cosa devo rispondere. Farò soltanto quello che vorrai tu; tutto quello che vorrai tu: sono tua. Parla.... di' su... che cosa devo fare?...
Andrea la guardò freddamente. Poi sorrise.... ma fu un sorriso ghiaccio che trapassò il cuore di Angelica.