I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2
Part 20
--Abbi compassione.... abbi pietà, Andrea... Andrea... almeno tu abbi pietà. È troppo... è proprio troppo!
--Ah! Ah!--proruppe l'altro ridendo ancora,--come sono strane le donne!... Lei pretenderebbe anche che io la confortassi, dopo che viene a... a darmi una mazzata sul capo!...
Andrea sotto quella gran calma forzata nascondeva un'atrocissima battaglia: l'amore in quel punto rimaneva soffocato dal dolore e dalla gelosia. Ciò che c'era in lui di cattivo o di men buono, e che l'amore soave e alto di Angelica era riuscito a vincere e a seppellire nel più profondo della sua anima, risorgeva a un tratto oscurando la nobiltà de' suoi sentimenti, il foco generoso della sua passione. Angelica non lo aveva mai abbracciato in quel modo... ma anche ciò lo irritava, e lo rendeva ingiusto. Pensava che la poveretta, lo facesse per intenerirlo, per renderlo incapace a resisterle, per farlo consentire a quel partito mostruoso. Pensava che, ad onta di tante proteste, essa allora non lo amava, o lo amava molto poco. Il primo suo affetto non era lui, ma suo figlio; il figlio di lei e di Alberto di Collalto: essa non aveva che suo figlio in mente, in cuore; non vedeva se non suo figlio, non tremava se non per suo figlio. Ma invece a lui, proprio a lui, che cosa doveva importarne del marchesino Stefano?... nulla!...--E dietro a quel ragazzaccio cincischiato e stupido, e senza cuore, tutto il ritratto del marito di Angelica, gli appariva la figura esosa del Barbarò, dell'onnipotente Barbarò, che con una manciata d'oro gli portava via la sua donna, la sua amante... come quell'altro, tanti anni prima, gli aveva portato via la sua fanciulla, la sua sposa... sempre debole, sempre incapace di resistere, sempre pronta a sacrificarlo, prima a suo padre, ora a suo figlio. E in quel subbuglio di memorie e di passioni la bellezza di Angelica, fremente e anelante di dolore, anzichè commuoverlo e intenerirlo, trasformava in un impeto improvviso e cieco di odio tutto il suo grande amore.
Angelica aveva mentito; non era vero che fosse _tutta sua_ come essa gli aveva giurato, come egli voleva sempre che gli giurasse! E nel suo cuore le faceva una colpa della sua debolezza, una colpa del suo amore di madre, quasi una colpa anche di ciò che accadeva.
Perchè gli avea voluto raccontar tutto?... perchè gli domandava consigli?... oh, se avesse trovato quella proposta così assurda, impossibile, infame, come infame, impossibile, assurda era veramente, doveva respingerla subito, indignata; essa doveva imporre allo zio Diego di tacere, doveva scacciarlo... ma non doveva tornare al villino per farsi veder piangere, e per chiedergli consiglio!... Se lo domandava era perchè aveva già risolto in cuor suo di... di sacrificarsi. Ma perchè voleva sacrificarsi lei, aveva diritto di sacrificarlo lui, mancando a tutte le sue promesse?... Essa non ragionava più quando si trattava di suo figlio!... suo figlio era stato sempre tutto per il suo cuore!... lui... Andrea, lui era stato per lei l'ideale!... sì... l'ideale... ossia quasi niente!
--Rispondi!... hai capito?... rispondi!...--soggiungeva intanto Angelica stringendogli forte le braccia colle mani nervose, e scuotendolo.
--Dal momento che lei mi domanda un consiglio non posso darle altro che quello buono... accettare!--esclamò Andrea sorridendo di nuovo colle labbra pallide, e sciogliendosi da Angelica con una garbatezza un po' ruvida e ostinata.
--Accettare?... lo dici così?... così... tranquillamente?... Ridendo?...--e Angelica colle piccole mani, che parevan diventate di ferro, gli strinse le braccia e lo scosse ancora più forte.
--Come dovrei dirlo?--Andrea cominciava a non potersi più frenare: le sue labbra tremavano, i suoi sguardi diventavano biechi, la sua ironia si faceva terribile.
--Come lo dovrei dire?... io non posso piangere come lei; io non ho il benefico sfogo delle lacrime!... io sono un uomo e rido, rido sempre, rido di tutti, e rido di me; ma il mio riso avvelena, brucia, ammazza più di tutti i suoi singhiozzi e le sue convulsioni, il mio riso, per Dio, non ha nè tregua, nè sollievo, nè pace!...
--Oh ammazza anche me il tuo riso,--e davvero, sai,--ammazza anche me, ed è cattivo ed è ingiusto. Ti pentirai, oh ti pentirai di essere stato senza pietà. Ma che cosa volevi tu che facessi? che cosa vuoi che io faccia?... abbandonare mio figlio al punto in cui si trova?... ti par possibile?... si tratta di _processo_, di _prigione_. Rispondi, Andrea, potevo farlo? posso farlo?
--Queste cose non si chiedono; dal momento che si chiedono si deve rispondere: no.
--Non farmi diventar matta!... Io era corsa da te attaccandomi all'ultimo filo di speranza, e tu questo filo l'hai spezzato brutalmente, aggiungendo le tue offese, i tuoi insulti, al mio dolore. Speravo... no speravo, volevo illudermi che la cosa fosse per sè stessa tanto orribile, che tu mi potessi convincere di rifiutare. Invece tu mi hai dato l'ultimo colpo. Se rifiutassi, tu che non hai il coraggio di consigliarmi a resistere, mi condanneresti nel tuo cuore, come mi condannerebbe il mondo, mio figlio, tutti!...
--Ah non è dunque il tuo sentimento di madre che impone questo sacrificio?... È la paura dei giudizi del mondo... di quello che direbbe la gente?... Non è mai il tuo cuore che ti guida, è sempre la tua testa!
--Non parlarmi di cuore e di testa, tu che la testa me la fai perdere, e che finisci di spezzarmi il cuore... tu che sei ingiusto... e vile.
--Angelica!--proruppe Andrea con impeto.
--Sì, vile, vile, vile!--replicò la poveretta pallida, tremante, senza più una lacrima, con tutta la sua dignità di donna, con tutto il suo cuore di amante, che si dibattevano in lei nell'urto supremo della disperazione.--Vile, perchè tu pure, non sapendo trovare una via di scampo, ti rivolti contro di me. Rispondi, in fine, perchè lo voglio, perchè ho diritto di volerlo. Non frasi, sai; voglio la verità.--Che cosa devo dire a mio zio? che cosa devo fare?...--Non sono consigli che si chiedono, tu mi dici?... Ma lo dici non perchè sia una prova di poco amore il chiederli, sì bene perchè non te ne vuoi assumere la responsabilità. Sì, il tuo cuore vorrebbe,--lo vorrebbe anche il mio, ardentemente, a costo della vita lo vorrebbe,--che io rispondessi un _no_, e abbandonassi Stefano al suo destino; ma la tua coscienza non vuol parteciparne la colpa e il rimorso con me.
--Guardami, Andrea, guardami in faccia e rispondi: chi è più sincero di noi due?
--Non avresti dovuto permettere al marchese Diego di parlare... di farti una simile proposta!--rispose Andrea, un po' scosso suo malgrado.
--Ah tu... tu non sei madre, tu!... tu non hai un figliuolo.
--No,--replicò Andrea tornando a riscaldarsi,--e per questo ho un solo amore, una passione sola nell'anima. Ho una creatura sola al mondo, nel cuore: tutti gli altri mi han sempre fatto del male, o han goduto del mio male: sono cuori perversi, ed anime ignobili, ed io li sfuggo, e li disprezzo. Ma non dovevo amare nemmeno te....
--No, Andrea....
--Non si può amare veramente quando si ha il cuore diviso, ed io ho sempre fatto male a volerti bene!... ho fatto male prima; ho fatto male dopo!
--No! No! No!--gridò Angelica fuori di sè.
Era pronta a dare la vita, e più assai della vita per suo figlio, ma il suo cuore, il suo amore era tutto di Andrea, e Andrea disprezzava il suo cuore, malediva l'amor suo!... Essa non ragionava più, non pensava più a niente, era come matta. Gli si attaccò al collo, lo strinse, fece ogni sforzo per attirarlo a sè. L'altro, imperterrito, allontanò la faccia, e Angelica gli cadde esausta colla testa sul petto.
Andrea la guardò... ne sentì compassione... e a poco a poco gli ritornò tutto l'amore di prima.
--Mi ama,--pensava,--non ama altri che me; e non avrà il coraggio di cedere.
Sul loro capo i pini odorosi fremevano ai soffi caldi del pomeriggio. Il sole declinava lento dal cielo puro, chiarissimo, dietro le cime nere dei monti lontani, e il verde scialbo della brughiera scoloriva tristamente in quell'ultima ora del tramonto: la campagna si distendeva muta, deserta, infocata. Solo le rondini a stormi passavano e ripassavano come frecce nell'aria ardentissima, e stridevano.
Andrea sentiva sul proprio petto il petto palpitante di Angelica: ne sentiva l'urto dei singulti e il fiato caldo, odoroso.
--No,--continuava a pensare,--mi vuol troppo bene! non mi potrà lasciare!--e la baciò con tenerezza, commosso, la baciò fra i riccioli biondi, e le rose del cappellino.
--Lasciami morire... qui...--balbettò appena la poveretta.
Morire?... Desiderare di morire?... Dunque anche fra le sue braccia, e mentre lui la baciava, pensava sempre a suo figlio e aveva in animo di cedere?... Andrea, di subito, ritornò freddo, tornò spietato, e allontanò Angelica da sè. Essa lo guardò cogli occhi ora fatti mestissimi, chinò il capo, sospirò un'altra volta, ma non disse più nulla.
--Muoviamoci, signora Marchesa, e andiamo verso casa. Chi sa che cosa dirà la sua gente, se non la vede tornare.
--Andiamo.
Angelica, sempre a capo chino, prese il sentiero che metteva al paese. I suoi piedini battevano risonanti sull'erba arsiccia del terreno secco.
Andrea le tenne dietro torvo in viso, spezzando col bastone i ramicelli dei pini e i fiorellini gialli dei campi.
Soltanto quando furono presso al villino Angelica domandò con voce bassa, senza voltarsi:
--Viene stasera?
--È inutile,--rispose l'altro.
Angelica entrò nel cancello. Andrea, senza stringerle la mano, la salutò con una grande scappellata per via del fattore e del giardiniere, ch'erano nel cortile. Poi tirò dritto, e a due passi dal villino, visto il cappellano col quale era solito scherzare, si fermò anche allora, a fare il chiasso con lui.
Ma più tardi, quando capitò a Nuvolenta, cominciò a strapazzar tutti, e buttò all'aria piatti e bicchieri perchè la zuppa era salata, il vino inacetito e il pane duro.
XIII.
Andrea era rimasto tanto sbalordito dal colpo ricevuto che, come Angelica a Milano, non aveva avuto tempo di sentire l'acutezza del dolore.
Capiva che cosa stava per perdere? Capiva che cosa sarebbe stata la sua vita senza Angelica?... E capiva che la perdeva interamente e per sempre?
Poteva soltanto immaginare che cosa voleva dire il non vederla più, il non averla più, allora che egli era ancor pieno di lei, e di lei era tutto pieno quanto lo circondava, quanto lo avvicinava? No: e per ciò solo poteva pensare al domani, guardare al di là, con una relativa tranquillità di spirito. In quel momento era così fuori di sè, era così lontano dal vero, che di quella terribile scossa non risentiva altro che un gran dispetto contro Angelica, troppo debole, e un odio acuto contro lo zio Diego, e quel cretino di Stefano.
Al Barbarò non pensava più che tanto. L'usuraio arricchito voleva sposare Angelica perchè era la marchesa di Collalto; per riabilitare la casa!... Una ricca non gliel'avrebbero data; prendeva quella, la prima che il caso avea fatto cadere sotto i suoi artigli. E invero il Martinengo non poteva sospettare, come forse Angelica presentiva, che non il solo caso avesse preparato quegli avvenimenti!... Ma lo zio Diego?... Era un egoista, un avaraccio tirchio e schifoso. Stefano?... una canaglietta!...--maledetti i parenti!... Maledetta la famiglia!... Dove c'è una bella donna e una famiglia in malora, è sempre la bella donna che deve aggiustar i conti!...
--Oh si sfoggia tanta rettorica contro i Turchi perchè vendono le donne,--continuava a borbottare,--e gli Europei, non fanno lo stesso, e peggio?... vendono le loro donne con più ipocrisia e a più caro prezzo.
Ma la massima colpa era di Angelica: era sempre stata debole, era sempre stata una stupida! non avea saputo difendersi contro suo padre, e non sapeva difendersi contro suo zio!... Poi aveva sciupato Stefano, mentre avrebbe dovuto correggerlo con buone staffilate!
Dopo pranzo, un pranzo in cui non aveva mangiato altro che rabbia, andò com'era solito, a fumare la sigaretta e a bere il cognac sotto il portico del cortile. Il luogo non era ameno: pochi metri di terra, in cui languivano alcuni fiori e sempreverdi ingialliti, chiusi da pareti alte di muro vecchio, coperto di edera; ma almeno c'era un po' di fresco. Andrea ingollò un paio di bicchierini dondolandosi sulla poltrona di vimini, poi tutto ad un tratto chiamò il servitore, arrabbiandosi perchè non era lì pronto.
--Giuseppe!... dove ti sei ficcato, all'inferno?!... Giuseppe!
--Pronto!--rispose Giuseppe accorrendo, mettendosi in posizione e facendo la faccia da ridere.
Era un'antica ordinanza di Andrea, rimasto con lui anche finito il servizio; un buon giovane, in cui la soggezione produceva l'effetto bizzarro di farlo ridere e di farlo balbettare con moto convulso.
--I miei fucili?...
--Siss... si-signor!...
--Sono pronti?
--Siss... si-signor.
--Domattina, me li porterai in camera.
--Siss... si-signor...--e Giuseppe fece una gran faccia da ridere, perchè voleva domandare qualche cosa al padrone, ma non osava.
--Non mi occorre altro!... Va via!...
--Siss... si-signor!...--e Giuseppe sparì come un lampo.
Andrea, visto che la mattina dopo era libero, voleva finalmente cavarsi il gusto di andare a caccia alle quaglie. Il cane glielo avrebbe prestato il cappellano.--Voleva cacciare tutto il giorno!... Poi, quando sarebbe ritornato a casa, voleva scrivere anche alla contessa Florio, una sua buona, buonissima e carissima amica, piena di spirito, che aveva una splendida villa, al fresco, sul Varesotto; sarebbe andato là, a passare il resto dell'estate; Angelica ne avrebbe sofferto... ma già lui non ne aveva colpa. Rimanere a Nuvolenta senza uno scopo, ci sarebbe stato da crepar dalla noia! voleva scrivere anche al colonnello Doncieu ch'era a Roma, al Ministero della Guerra; se davvero ci fosse stato da far qualche cosa in Egitto o a Tunisi avrebbe ripreso il servizio; aveva fatto una minchioneria a troncare la carriera a un tratto.
E così dondolandosi e sorseggiando il cognac fu preso come da un senso vago di sollievo per la sua piena libertà riacquistata; soltanto la sigaretta era umida, e si spegneva sempre, onde gli entrava il tabacco in gola.
--_Sapristi!_... Già... a pensarci con calma, sarebbe stato un gran legame. Una moglie?... una famiglia?...--e continuava a dondolarsi su e giù.--Senza quattrini io... senza quattrini lei!...--Forse forse quella soluzione, in ultima analisi, era il meno male per tutti!... Ma un tiro al marchese Diego glielo voleva fare. La prima volta che lo avrebbe incontrato gli voleva dare una spinta da mandarlo in pezzi, così incollato com'era!... Anche quel cane del Barbarò, badasse bene di non darsi l'aria di avergliela fatta!...
Un nuovo pensiero, un lampo sinistro gli attraversò la mente. Si fermò di botto sulla seggiola, e ingollò, d'un fiato, un altro bicchierino di cognac. Poi diè un'alzata di spalle e tornò a far l'altalena.... "Non beveva per stordirsi" pensava tra sè mentre non si sentiva già più tanto forte. "Non aveva bisogno di stordirsi. Soltanto voleva star allegro!... Era così buffa la vita!..."
Avrebbe fatto male, malissimo, a non darsi pace. Quella donna non gli aveva mai voluto bene, come voglion bene le donne quando amano veramente. Anche la prima volta un mare di lacrime, e poi subito la rassegnazione!... In seguito scrupoli, delicatezze, rimorsi senza costrutto.... Mai vedersi, scriversi solamente e, in fine, dopo tanto soffrire, dopo tanto aspettare, dopo tanto sperare, di nuovo un mare di lacrime, e un altro abbandono per salvare suo figlio!... A pensarci c'era da diventar matto... ma non voleva pensarci! non ne metteva conto: essa gli aveva volato bene soltanto colla testa. Le piaceva di sfoggiare sentimento, poesia, ecco tutto. Figurarsi!... in tanti anni, un bacio, proprio un vero bacio, glielo aveva dato quel giorno per la prima volta. Anche lui, del resto, era stato stupido la sua parte. Le donne sono... come si prendono!... forse, se l'avesse presa diversamente, adesso non sarebbe stato più al caso di sposarne un altro. Tant'è, quel signor Barbarò gliela doveva pagar cara.
--Oh, voglio incontrarlo... e solo che abbia il coraggio di guardarmi in faccia, gli rompo il grugno!...
In quel punto venne innanzi Giuseppe sotto il portico e si fermò a due passi dal padrone con una gran paura addosso e la bocca che non gli voleva star chiusa: era agitato da un fiero dubbio; doveva attaccare anche quella sera per condurre il padrone al villino, o non doveva attaccare?
Gli altri giorni il signor maggiore gli diceva subito dopo pranzo: "Attacca, Giuseppe!... attacca! svelto!" Ma quella sera niente!... Non andava proprio al villino, o non avea dato l'ordine credendo che non ce ne fosse bisogno?--Attaccare?... e se faceva male? non attaccare?... e se faceva peggio?...
--Che c'è?--gli chiese Andrea seccato di vederlo lì fermo impalato.
Giuseppe col viso spaurito e ridente balbettò in fretta:
--De-de-devo attattatatac...
Ma il padrone non lo lasciò finire.
--No! Va via!--e Giuseppe sparì come un lampo.
Andrea tornò a dimenarsi sulla poltrona borbottando. Nell'atto innocente del buon Giuseppe, egli ci vedeva sotto un monte di secondi fini: la smania di curiosare, di pettegolare, di voler sapere se lui andava o non andava al villino, di scoprir terreno.
--Chi sa che cosa penserà quell'animale quando saprà che la marchesa sposa il Barbarò!... chi sa quante chiacchiere se ne faranno in paese!... si dirà che il Barbarò me l'ha portata via per i milioni!... eh per dir la verità, una gran bella figura non la faccio!
Qui si alzò di scatto lasciando dondolar vuota la poltrona, buttò via la sigaretta, e la schiacciò col piede.
--Ma il ridicolo,--esclamò fra i denti,--si può vincere col terribile. Se lo infilzassi quell'usuraio ladro?
Continuò un pezzo a passeggiare e a sbuffare su e giù sotto il portico. Era una sera afosa, pesante, non faceva fresco nemmeno lì fuori; doveva esserci un gran temporale in viaggio.
--.... Angelica, per altro, mi avrebbe ben potuto scrivere di andar da lei, a salutarla ancora... un'ultima volta!... Ah! non mi ha mai amato proprio sul serio!...
La domanda inopportuna di Giuseppe gli aveva messo in corpo una stizza che non potea vincere.
--No, non voglio pensarci!... non voglio diventar matto!... voglio stordirmi!...
Ma non c'era verso: giù giù, in fondo all'anima, in un cantuccio che si manteneva ben chiaro per quanto Andrea si sforzasse a far buio anche là dentro, vedeva, sentiva, piangeva amaramente la sua gioia di tutte le sere passate, quando saltava allegramente in carrozza, e andava di trotto al _Villino delle Grazie_, e Angelica gli veniva incontro rimproverandolo sempre _che era tardi_... ma ravvolgendolo tutto nella carezza dolce degli occhi innamorati.
....Più!... più!... mai più!...
Se proprio gli avesse voluto il gran bene che diceva... gli avrebbe almeno scritto di andarla a salutare... per l'ultima volta!
Intanto, che cosa farebbe quella sera? era prestissimo ancora! Bisognava farla passare!...
--E domani sera?... E dopo?...
Giuseppe aveva riso nel domandargli se dovea attaccare... cretino!... Auf! che vitaccia!... doveva ammazzarsi?... finirla?! no; avrebbe fatto troppo comodo a quel gran cane del Barbarò!... Il giorno dopo sarebbe partito e allora, lontano da quei luoghi, avrebbe sofferto meno, non avrebbe sofferto più.
--Il rompere le proprie abitudini è sempre una cosa seccante... ma quando ne avrò contratte di nuove... mi troverò benissimo. Cara quella contessa Florio!... se non altro da lei ci sarà più fresco!... ma che dirà a vedermi capitare?...--Allora pensò che gli avrebbe subito domandato di Angelica e ch'egli avrebbe dovuto raccontarle tutto ciò che era successo, e cambiò disegno e preferì di andare in Isvizzera, in un posto fuori di mano, dove non ci sarebbero stati altro che inglesi e tedeschi, dove nessuno conosceva lui, conosceva Angelica... dove non si sapeva niente di niente!
Guardò l'orologio. Il tempo non passava mai: se fosse, andato a letto a quell'ora era sicuro di non dormire.
E se Angelica gli avesse scritto, e quell'imbecille di Giuseppe non gli portasse la lettera?
--Giuseppe! Giuseppe!
--Co... co-comandi!--rispose l'ordinanza presentandosi e mettendosi in posizione.
--È arrivata la posta?
--Siss.... si-signore!
Andrea canterellò, per non far capire a Giuseppe di essere infelice.
Morir sì bella e pura....
--Lettere.... niente?
--Noss.... signore. _Sososolo_ il giornale!
--Che c'è da ridere, imbecille?! va via!--e Andrea, mentre Giuseppe se ne andava in fretta, continuò a cantare:
Morir per me d'amore....
Ma cantava a denti stretti.
Finalmente gli venne un'idea; sarebbe andato a vedere com'era questa famosa Ninetta del _Caffè d'Italia_. Tutti a Nuvolenta, compreso il cappellano, ne andavano matti!... se proprio non fosse stata il diavolo... perchè no?
_Il Caffè d'Italia_, come lo chiamavano pomposamente a Nuvolenta, non era altro che uno spaccio di liquori, messo in voga dalla Ninetta, la ragazza che stava al banco, belloccia per una certa freschezza vispa e atticciata. Attorno a lei, in fatti, facevano la ruota tutti i tacchini, e ronzavano tutti i mosconi di Nuvolenta. Andrea non c'era mai stato, e non le aveva mai parlato: ci andò quella sera, e tracannò un paio di bicchierini di zozza; ma si comportò con un'impertinenza così sprezzante, e fu libero di modi e sboccato a segno, da far impermalire la ragazza e arricciar il naso agli avventori.
--_El diventa matt, el diventa?_
--Maledette le villane!--pensò tra se il Martinengo uscendo uggito dal _Caffè d'Italia_,--puzzano d'aglio!...
Si avviò a caso per lo stradone dritto e lunghissimo che metteva a Gallarate... ma voltò subito, come se lo avesse preso il capogiro. Quella vista, la vista delle prime casette di Gallarate, che si indovinavano da qualche lumicino sparso nell'oscurità, in fondo allo stradone, era stata per lui come un lampo interno nell'anima; un lampo vivo, di tempesta.
--Auf!... Andiamo a dormire!...
--....E quell'altra che mi sta qui a due passi, può tener duro senza scrivermi!... è proprio risoluta come l'altra volta!... ci sono delle donne che provano voluttà a sacrificarsi, che provano gusto a piangere... quella lì è del numero!
Entrò in casa, soffocava; salì per le scale, senza lume, a tastoni: soffocava. In camera sua (quell'animale di Giuseppe si era dimenticato di aprir le finestre) soffocava ancora di più!... Trovò sul tavolino i fiammiferi, e accese il lume. Il letto, la camera, non erano preparati per la notte; non era mai andato a dormire tanto presto.
--Giuseppe!... Giuseppe!...--Giuseppe era fuori.
--Quando torna,--borbottò Andrea arrabbiatissimo,--gli voglio dare una strapazzata da levargli la pelle!--Aprì la finestra, levò la coperta di colore dal letto, poi cominciò a spogliarsi. Il letto gli pareva un rifugio: aveva fretta di addormentarsi; tutto in quella camera, gli parlava di Angelica! Essa non c'era mai stata, ma tutto gli parlava di lei: i ritratti, i fiori, la copertina per i piedi, il guancialino colle cifre A. M.; e un ombrellino della marchesa, ch'essa aveva rotto nel fare una passeggiata insieme con lui.
--.... Bisogna mettere tutta questa roba in una cassetta, e rimandargliela domattina colle sue lettere. E pensò di scrivere l'indirizzo: _Alla marchesa di Collalto_, senza mettere il nome Angelica. Essa avrebbe capito perchè non lo voleva più scrivere quel nome: _Angelica_ non c'era più!
Si cacciò nel letto... ma sul comodino c'era un altro ritratto; una fotografia colorata: aveva l'abito bianco, la giacchettina azzurra, il cappello, la cravatta dal fiocco grandissimo; come quella mattina che l'aveva incontrata presso il _Casino delle Romilie_.
Quel ritratto glielo aveva mandato da Santa Margherita Ligure.... Ne aveva fatto fare uno solo, per lui, ed era il primo che gli aveva dato. Spense il lume, si voltò, chiuse gli occhi per dormire; ma non poteva: faceva troppo caldo!