I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2

Part 17

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--Allora, quando si parte?--domandò Angelica risolutamente, per dar termine al discorso. Le pareva che lo zio avesse sulle labbia il sorriso di quell'uomo odioso che le si imponeva come una fatalità, che come un serpe la stringeva nelle sue spire invisibili: un triste sorriso di scherno e di trionfo onde la poveretta sentiva ribrezzo e paura.

Angelica si vestì in fretta, dopo aver messo a parte di tutto, con due parole, il Martinengo; dopo essersi fatta giurare che non si sarebbe mosso da Nuvolenta, finchè lei non fosse ritornata, e che le avrebbe sempre scritto, cominciando da quella sera medesima, tutto ciò ch'egli avrebbe fatto in tutto il tempo che sarebbe rimasto senza di lei. E mettendolo a parte di quel suo gran dolore, e facendogli tutte quelle raccomandazioni, non gli dava più del _lei_, ma del _tu_, sempre del _tu_, continuamente del _tu_, come per attestare maggiormente che essa era sua, che gli apparteneva, che quel loro legame ormai doveva essere indissolubile. Era la tenerezza, era l'amore che traboccavano dal suo stesso dolore, e che la disperazione rendeva più vivo e più forte.

Andrea Martinengo la confortò. Le disse, e lui stesso ne era convinto, che lo zio avrebbe finito col pagare: era avaro e strillava..., ma strillava appunto perchè capiva che non c'era altro scampo.

Quanto a Stefanuccio, ci voleva un lezione energica; forse la vita dell'ufficiale non era per lui. Avrebbero pensato poi se sarebbe stato il caso di richiamarlo a casa, per sorvegliarlo, e farlo lavorare.

Il marchese Diego, che nel frattempo aveva accarezzato il mento e tastate le braccia della figlia del fattore, appena furono attaccati i cavalli chiamò il Martinengo per mostrargli il _sinistro_ che gli si sfiancava, e non ne sapeva il perchè. Poi appena apparve Angelica la fe' montare in carrozza, e quindi salito anche lui, le si sedette vicino.--Caro maggiore,--esclamò,--benchè vecchio, scommetto che ora vi faccio invidia!... Vela rapisco, e non ve la rendo più!...

Andrea sorrise, ma per quanto Angelica dovesse tornar subito, o in caso diverso, potesse ben raggiungerla lui stesso a Milano, si sentiva commosso per così inaspettata partenza. Angelica lo salutò col capo, colla mano, e più cogli occhi amorosi che fissò in lui lungamente, tenerissimamente. Ma non gli disse più una parola; non poteva; aveva la gola piena di lacrime.

Durante il viaggio lo zio Diego continuò a farle complimenti e a brontolare. Si ostinava, colla galanteria del tempo antico, a tenerle l'ombrellino; le accomodava ogni poco il _plaid_ sulle ginocchia, le offriva da una scatoletta _vieux-saxe_ squisiti _lemon's drops_ per l'arsura della gola, le raccomandava di sfogarsi, e le diceva che faceva bene a piangere. I suoi occhi irresistibili fra le lacrime erano ancora più abbaglianti..., e d'altra parte dovevano essere lacrime di _confiteor_, perchè molta colpa ne aveva lei della pessima riuscita di quella tarantola divoratrice.

--Parlo chiaro, figliuola mia; non voglio lasciarti vane speranze: io, proprio, non sono in stato di pagare. Ottantamila lire?--Siete matti!--e il vecchio si accalorava, storceva la bocca e arricciava il naso sui mustacchi ingommati.--Siete matti!... matti da chiudere al Dufur! Dove volete (_saperlottina!_) che vada a pescare ottantamila lire?... Nella tua incantevole testolina bionda tu ti sarai figurata che lo zio Diego sia un milionario!... Cara cara, figliuola mia cara, ricordati, è un'illusione... come tante altre. La mia sostanza, sai bene, è tutta in terreni, e i fittaiuoli che un giorno pagavano, poniamo, il trenta, oggi pagano appena appena il quindici... quando lo pagano. Vendere... si trova difficilmente; poi, una volta venduto non resta più niente, senza contare che colla crisi agraria presente, per ricavare ottanta bisognerebbe vendere per il valore di centosessanta. Dare a mutuo?... un far entrare i tarli nel patrimonio!... E poi, e poi, e poi in fine, questa è bellissima, perchè devo rovinarmi io per i vizi degli altri?--Chi rompe paga!--e il vecchio batteva stizzito contro il sedile la punta delle scarpette inverniciate.--Chi rompe paga!... Paga chi rompe!--Ho ragione sì o no?... rispondi,--ho ragione sì o no?...

Angelica, soffocata, gli accennava di sì, che aveva ragione, con un singhiozzo..., e allora lo zio acquetandosi, tornava a domandarle se aveva troppo caldo se si sentiva stanca, le offriva una sigaretta e le faceva ammirare il paesaggio.

--Non ti senti di fumare? fai benissimo!... è un delitto il fumare quando si hanno denti splendidi come i tuoi!... Lo dicevo anche alla Luisa D'Angola, che li ha bellissimi!...--Guarda, tu che sei tanto poetica, che vista incantevole!... che passeggiata deliziosa,--di' la verità....--E poi in _tête à tête_ con te! Ah se non fossi vecchio!... _si vieillesse pouvait!_... Ti rapirei!... Quel cocchiere... sarebbe un mio fido travestito.... Ti terrei prigioniera nel mio castello dove il tuo innamorato verrebbe a cantarti la serenata.--E il vecchio, accarezzando sotto la coperta la manina di Angelica, le faceva l'occhio dolce, e piegandolesi vicino svenevolmente, cominciava a canticchiare colla voce tremula e stonata:

"Ro... on... dine... ella, pe... elle... gri... i... ina"

Ma un colpo di tosse interruppe il canto, e allora il marchese inghiottì un _lemon's drops_, abbandonò la mano della nipote, e tirandosi dritto dalla sua parte, le disse che ormai non poteva più sperare altro che nel commendator _Panigali_.

--Quel vostro usuraio, il deputato... il mangiatore di Villagardiana, chi sa che non sappia immaginare qualche espediente per levarvi d'impaccio!... Ti ripeto che mi ha parlato di te col maggior entusiasmo!...

--Zio, te ne prego!--supplicò Angelica con un filo di voce.

--Anche gli strozzini hanno un cuore per le belle donne, e non è rimasto insensibile ai tuoi vezzi. D'altra parte, se quel _parvenu_ facesse qualche cosa per te e tuo figlio, non sarebbe altro che un'espiazione. Perchè non potrebbe mettere un'ipoteca sui tuoi fondi, o su quel poco che vi rimane?

Angelica sospirò: fuori della piccola dote, non le rimaneva più nulla.

--Il commendatore è benissimo intenzionato: potrebbe prestartele lui le ottantamila lire, ed io, al caso, aggiungerei una buona parola. Guarda che orizzonte magnifico... e che valletta amena. Ricorda i versi dell'Ariosto:

Giace in Arabia una valletta amena Lontana da cittadi e da villaggi Che all'ombra di....

--Hai fame?... Dovrai pranzar tardi stasera. Se credi potremo fermarci dal Cova a prendere una _tartina_: le fanno eccellenti. Bisogna inghiottire amaro e sputar dolce col commendatore. Tutte le vostre speranze devono essere in lui.--Ottantamila lire?... Una bagattella!...--Io non le ho, non le ho, e non ho!... La crisi agraria mi ha rovinato!... Quel tuo figlio non ha cuore, non ha testa, non ha onore: è uno scellerato!...

Arrivati a Milano, lo zio fece scendere la nipote all'_hôtel de la Ville_, dove in prevenzione aveva mandato il suo cameriere a fissarle un quartierino.

Angelica aveva già telegrafato a Stefano da Gallarate, e Diego di Collalto scrisse subito un bigliettino al commendator Barbarò di Panigale, avvertendolo che la marchesa Angelica era giunta a Milano e che, com'erano rimasti intesi, desiderava vederlo.

IX.

Pompeo Barbarò si fece condurre all'_hôtel de la Ville_ nel suo brum di parata, collo stemma nuovo sugli sportelli: due teste di moro, in campo rosso. Si era abbigliato con più cura; nella cravatta aveva appuntato uno spillone di gran valore, frutto d'uno dei migliori affari combinati dalla florida signora Veronica; nell'indice aveva infilato un anello con un brillante grossissimo, che aveva appartenuto ai gioielli di una gran casa di Milano andata in rovina. Ma per l'occasione, oltre al lusso aveva pensato di farsi bello. I capelli erano più neri del solito, ed anche i baffettini che, corti e radi, mal nascondevano sulla pelle le chiazze della tintura.

Pure, ad onta di tanti vantaggi, al suo proprio presentarsi alla marchesa di Collalto si sentiva molto impacciato, e non riuscì a scusare il proprio turbamento, se non dichiarandosi afflitto è ancora sbalordito per l'accaduto. Balbettava, gli tremavan le mani, non osava guardare in faccia nessuno... ma fu la commozione d'un momento. Dopo le prime parole riprese la franchezza e la parlantina petulante e imperativa.

Il marchese Diego, a un cenno di Angelica, fece portare il caffè e non aprì bocca finchè il cameriere venuto col vassoio non se ne fu andato. Allora, dopo aver offerto la tazza all'Angelica e a Pompeo, e mentre col cucchiaino scioglieva lo zucchero nella sua, proruppe a un tratto nelle maggiori invettive contro Stefano.

Pompeo Barbarò crollando il capo, e sospirando, cercava di calmare il vecchio energumeno, mentre Angelica, tremante, si sforzava per trattener le lacrime. Per un senso delicato di pudibonda alterezza non voleva piangere dinanzi al Barbarò; ma poi, quando questi cominciò a prender le difese di Stefano, spiegando al marchese come il ragazzo dovea essere stato raggirato da certa gente che viveva di bricconate commesse a danno della inesperienza dei figli di famiglia, la povera madre non potè frenarsi, e si nascose gli occhi col fazzoletto singhiozzando. Allora Pompeo osò guardarla; era sempre lei, nobilmente dignitosa anche fra i singulti; più bella e soave nel dolore!...

La lunga pratica e la compagnia delle persone ammodo, se non aveva potuto dirozzare l'animo e ingentilire i modi dell'antico portinaio di casa Alamanni, lo avevano dotato per altro di una certa disinvoltura. Egli si avvicinò premurosamente alla marchesa, le strinse la mano, e si protestò volonteroso di servirla, dichiarando che, se in altri tempi e in altre circostanze, le apparenze erano state contro di lui, adesso non avrebbe mai voluto lasciarsi sfuggire nessuna occasione di mostrarle tutto il suo animo devoto.--Ciò detto, fece una pausa... sospirò (quel giorno pareva una macchina a sospiri il commendator Pompeo), poi rianimandosi, dichiarò risolutamente che il marchese Diego doveva pagare, pagare a ogni costo, e impedire la rovina del suo giovane nipote, e il disonore del suo nome, che era _un patrimonio della storia_.

--Un nome onorato, un nome illustre è un gran capitale, e non c'è oro che lo paghi!--esclamò Pompeo, toccandosi la spilla di brillanti, per sentire se era al posto.--È un tesoro che non ci appartiene, che noi dobbiamo lasciare in eredità ai nostri... discendenti....

Il marchese Diego, seccato anche da quella boria, rispose con un'alzata di spalle.

--I danari occorrono per domani alle due, ed io non li ho, e non posso far miracoli.

Pompeo di Panigale s'inchinò facendo il solito ghignetto che gl'increspava le labbra.

--Ho già avuto l'onore di mettermi a disposizione della signora marchesa, e del marchese Diego; la somma occorrente posso prestarla io. Oh senza che mi dicano neppure grazie: un prestito d'amico!...

Angelica a quell'offerta, si sentì premere il cuore e le corse una vampa di rossore fin sul collo. Invece il marchese respirò.

--_Barabò_, presta la somma,--pensò subito tra sè,--e se fosse disposto a concludere direttamente il prestito con mia nipote, senza tirar me nell'impiccio?

--Ma noi,--osservò Angelica sforzandosi di nascondere i singhiozzi colle parole, e rimettendosi un poco dal suo sbalordimento,--ma noi ancora non abbiamo sentito Stefano.... Lo accusiamo alla cieca, troppo in fretta, e pensiamo a provvedimenti... che forse... saranno inutili.

Il Barbarò si strinse nelle spalle, quasi gemendo.

--Pur troppo... da mie informazioni particolari.... Non potrei lasciare su tal proposito... nessuna speranza.

Il marchese Diego pestò i piedi; Angelica si sentì mancare.

--Capisco, del resto, capisco benissimo le loro esitazioni nell'accettare la mia offerta. Io stesso, non avevo coraggio... ma poi l'ho fatta, perchè, al momento, non c'è di meglio. Posso tranquillare per altro la loro delicatezza... sarà il prestito di pochi giorni, e agevolerò al marchese tutte le pratiche necessarie per il mutuo....

--Il mutuo?...--interruppe l'altro con un tono quasi flebile.

--Le consiglierei nel caso suo,--continuò il Barbarò rivolgendosi al marchese,--di fare un mutuo colla Cassa di risparmio: ogni anno, oltre agli interessi, pagherà una rata graduale di capitale....--In una ventina d'anni, gli eredi del suo patrimonio lo avranno intatto.

--Grazie tante!--esclamò il vecchio mostrando i denti con un sorriso che pareva un morso.--Mia nipote ha una dote; di più... qualche piccola porzione del patrimonio dei Castelnuovo e dei Collalto deve esserle rimasta. Può combinarlo col suo il mutuo, senza dar tanti pensieri a me, che non sono più giovane, e che non c'entro.

--Oh sì, sì,--proruppe Angelica,--tutto il mio son disposta a darlo, volentieri, di gran cuore, pur di non sacrificare nessuno!--E così dicendo levò per la prima volta, titubando, gli occhi pieni di lacrime in faccia al signor Pompeo. Oh se avesse potuto pagare col suo sangue, come lo avrebbe dato tutto volontieri!

Pompeo strinse le labbra, abbassando il capo; poi tornò a toccarsi la spilla, a far ballare i ciondoli del catenone...: era assai impacciato a rispondere.

--La dote... non si può toccare. Poi... non sarebbe sufficiente al bisogno. Per concludere un mutuo di ottantamila lire, occorre un fondo del valore, almeno, di cencinquantamila!...

Il marchese Diego, a tali parole, tornò a infuriarsi.

--No! No! No!... non commetterò mai un così grosso sproposito!... Anche lei,--e si rivolse tremante di collera al commendatore,--anche lei mi ha dichiarato stamattina che il ragazzaccio ha il vizio nel sangue, che non si può correggere, e che tappato un buco, mi troverei daccapo con un altro!... Se non ci ha da essere un rimedio, tanto vale abbandonarlo al suo destino senza rovinarmi, senza assassinarmi!...

Angelica e il Barbarò stettero zitti, lasciandolo sfogare senza mai contraddirlo, il che accrebbe per un poco il suo dispetto, ma finì poi collo stancarlo. Dopo tanto gridare non volle prometter nulla, non volle obbligarsi.--Finchè c'è tempo,--pensava, c'è vita!

Non poteva aspettare a risolversi, alle due del giorno dopo?... Ebbene, ci voleva pensare ancora, per quella sera non se ne dovea parlar più; aveva bisogno di calmarsi, di svagarsi, se no, lo prendeva una sincope!...

Borbottando camminò un altro poco su e giù per la stanza, poi fermandosi dinanzi alla nipote, che si asciugava gli occhi, le domandò se Stefano poteva arrivare quella sera stessa, e le dichiarò che non voleva vederlo. Quindi, dopo aver combinato a che ora si sarebbero ritrovati il giorno seguente, si dispose a uscire col Barbarò; ma nel salutare Angelica ritornò garbato, galante, mettendosi a sua disposizione per tutta quella sera, e offrendole di accompagnarla in qualche teatro, oppure al _Cova_,--se vi voleva fare un'apparizione che (come diceva) avrebbe _rivoluzionato_!--Angelica, ringraziò rifiutando, e il marchese cominciò a ridere e a scherzare per un altro verso.

--Capisco... si capisce... Avrai promesso a Gallarate di scrivere!... Fortunato mortale!...

Angelica sorrise senza negare. Non volle negare perchè c'era quell'altro presente.

--Il matrimonio, dunque, è cosa certa?--domandò subito il Barbarò al marchese Diego, appena furono soli in istrada.

--Credo... credo di sì. È difficile che una donna come mia nipote, si lasci sfuggire l'occasione di commettere uno sproposito.

--Pare impossibile: un matrimonio così balordo e inopportuno. Vuol dire che sarà molto innamorata.

--Molto o poco, fa lo stesso: l'amore non ha misura. Innamorata lo è di sicuro, e a modo suo, che è il peggiore: un innamoramento di testa. Angelica è sentimentale... è un'esaltata: più che essere innamorata del Martinengo, è innamorata dell'amore, del romanzo!

--E per così poco non ragiona più, e sta per commettere....--Pompeo Barbarò guardò il marchese prima di finire, ma incoraggiato dal suo contegno continuò,--sta per commettere una grossa corbelleria!

--D'accordo,--rispose il vecchio imbronciandosi di nuovo.

--Con questo matrimonio,--seguitò il commendator Pompeo,--rovina sè, rovina suo figlio... e terminerà col rovinare anche lei, signor marchese!

--Anche me?--domandò il Collalto fermandosi sui due piedi.

--Diavolo, con un matto di nipote che divora ottantamila lire ogni sei mesi!...

--La prego di credere, commendatore mio, la prego di credere,--rispose il vecchio con voce sibilante,--che se è matto Stefano, non sono matto io, e finirò col farlo rinchiudere in una casa di correzione.

--Son cose che si dicono....

--Che si dicono, e che si fanno!

I due ripresero a camminare, ma rimasero in silenzio per un buon tratto di via; poi fu ancora Pompeo che ricominciò coi suggerimenti.

--Lei doveva provarsi... a sconsigliare la marchesa....

--L'ho fatto e non ci sono riuscito. È una caparbia!

--Ma, quando lo ha fatto... non era sul punto di dover pagare ottantamila lire per salvarle il ragazzo.

--Questo è vero,--rispose il vecchio facendosi subitamente pensieroso.

Ci fu un altro silenzio: silenzio più lungo del precedente.

Poi il Barbarò ricominciò a parlare, ma con un'enfasi, con un'effusione improvvisa, che mal suo grado lo vinceva, riscaldandolo a poco a poco, trasportandolo a sfoghi, a confessioni, come se ormai non potesse più soffocare l'amarezza e la passione, che tumultuavano prorompenti dall'animo suo.

--Quel matrimonio (lo dichiaro francamente, perchè poi non c'è dentro nulla di male) quel matrimonio è capitato in punto per guastare tutti i miei disegni. Io ho sempre nutrito la più alta stima per i meriti straordinari della marchesa, e siccome, per l'addietro, sono stato accusato di aver rovinato il fu marchese Alberto, così per mostrare un'altra volta a questo mondaccio birbone quanto sono diverso da come mi si giudica, maturavo in mente di rifare la fortuna della moglie e del figlio della mia vittima!

Il marchese Diego camminava più lento per non perder sillaba. L'altro sbuffava, s'era levato il cappello, si asciugava il sudore della fronte col fazzoletto, e continuava a sfogarsi.

--Potevo fare un gran matrimonio di danaro... I danari non sono mai troppi, ma vi ho rinunciato, sempre coll'idea fissa nella marchesa. Nè mi si potrà accusare di balordaggine: se non son più giovane, nemmeno la marchesa non è più una ragazza. È assai ben conservata; tuttavia se ha parecchi anni meno di me, è donna fatta, ha un figlio ufficiale, e tirate le somme, per via dell'età, il matrimonio non è tanto sproporzionato. È assai più bella di me,--e il Barbarò proruppe in una sghignazzata,--ne convengo, ma non voglio tacere che se mi sono invecchiato nel lavoro, ho diritto di godere i miei comodi e di soddisfare i miei gusti, e quando mi sveglio alla mattina, non voglio trovarmi accanto un viso vecchio e antipatico. E poi, la cornice che gli avrei preparato, sarebbe stata degna della sua bellezza. D'altra parte, io certo non avrei mai avuto la pretensione che s'innamorasse di me.--Ho buoni occhi, e vedo di non essere tipo da innamorar le signore.--Un po' d'amicizia, mi sarebbe bastata.--Da parte sua sarebbe stato un matrimonio di convenienza,--anche per riguardo a suo figlio,--e da parte mia, un matrimonio d'inclinazione. È una donna che mi piace... come donna. Ha una bella figura, una bellissima educazione, un bel nome... tutto quello insomma che mi ci voleva per me e per Panigale, dove ho in animo di dare grandi feste... anche per consolidarvi la mia posizione politica. In quanto alla prole... se non ne veniva (non essendo più giovane nè io, nè lei) poco mi premeva. Avrei già avuto due figli, per continuar le due case: il mio, e il suo, che nel mio affetto e nelle mie disposizioni... future... avrei trattato con pari generosità. Insomma, se quel maggiore non si ficcava in mezzo, tutto si sarebbe accordato a maraviglia, perchè anche l'unica sproporzione che ci poteva essere....

--Quella del nome...--interruppe il marchese Diego, tanto compreso dell'argomento, da non badar bene a ciò che stava per dire.

--Oh no, no... il nome no!--esclamò il commendator Pompeo ridendo sonoramente.--Il nome no!--Se la marchesa è la discendente dei suoi antenati, io sono l'antenato dei miei discendenti... e le due nobiltà vanno bene insieme. È così che si rinsanguano le caste!... Volevo dire la sproporzione del patrimonio!... Ma per questa, una donna che non ha un soldo come la marchesa, può sposare un uomo che abbia il mio stato, senza derogare alla propria dignità. La donna è per sè stessa un oggetto di gran valore, e specialmente quando è come la signora marchesa, non c'è oro che la paghi!--Basta... tutto ciò... sia come non detto, e mi perdoni lo sfogo, signor marchese. Dopo averla riveduta... mi sentivo oppresso... e ne avevo proprio bisogno. Pazienza!... Ci vuol pazienza!... In quanto a me, per altro, se son franco abbastanza per dolermene, non sono innamorato a tal segno, da disperarmene!--E qui un nuovo ghignetto fe' punto al discorso.

Il Barbarò andò innanzi due passi, ma poi tornò indietro: il marchese Diego si era fermato, e lo guardava cogli occhi raggianti.

--Chi le dice che se mi ci metto di mezzo io... non si possa accomodar tutto per il meglio?

--Scherza lei; le piace di scherzare! E l'innamoramento?... E il maggiore?... E il matrimonio?

--L'innamoramento?... fanciullaggini.--Il maggiore?... si darà pace.--Il matrimonio?... andrà in fumo!

--Eh!... Eh!... Eh!--fece il Barbarò con tale inflessione di voce che diceva molte cose.

Il marchese Diego si sentiva in orgasmo, prese il Barbarò a braccetto, e proseguirono insieme lungo il Corso.

--Commendator mio, parliamoci chiaro: lei mi ha detto, è vero, di stimare mia nipote?

--E come!

--Ebbene, in tal caso sarà convinto che se io riuscissi a... a smuoverla dalla sua ostinazione, ad indurla a rinunciare a questo malaugurato matrimonio, ciò vorrebbe dire che mia nipote non si troverebbe _vis-à-vis_ del Martinengo compromessa... irrimediabilmente!

--Sì... certo.

--Per me, se devo dire tutto quello che penso, credo ci sarà molta simpatia fra lei e il maggiore, ma simpatia, solamente. Lasciando correre le acque per la loro china, andrebbero a finire al matrimonio; ma questa simpatia non dipende da noi il frenarla?... il fermarla a tempo?

--No, no, signor marchese. Non vorrei che fosse sacrificata la signora Angelica, per tutto l'oro del mondo!--esclamò Pompeo mettendosi una mano sul cuore.

--Lasci fare a me. Sacrificata sarebbe sposando il Martinengo!... Io ho sempre avversato questo matrimonio, appunto perchè voglio molto bene alla mia nipotina, e vorrei vederla felice. Lasci fare a me... lasci parlare a me!

--Parlare no!... Adagio... Bisogna andare adagio!... Parlare è troppo presto!--esclamò vivamente Pompeo, mostrandosi inquieto. Ma l'altro non gli dava retta; si teneva stretto al suo braccio e gli si piegava addosso per parlargli all'orecchio.

--Non le ho detto che mia nipote è innamorata (dato il caso che lo sia) colla testa soltanto?... E dunque, la testa per quanto dura si può sempre piegare!

--Non vorrei... essere un tiranno.

--Un salvatore, _Paligani_ mio! un salvatore!--I nostri giudizi sul suo romanzetto campestre, potrebbero essere anche sbagliati; potremmo averlo immaginato più importante del vero!--Chi ci vede nel cuore di una donna?--Angelica potrebbe essere disposta non solo a combattere e a vincere questa simpatia, ma a farne rifiorire dal suo cuore una nuova, una più ardente, per l'uomo generoso, me lo lasci dire caro _Pa....Panigalli_, per l'uomo generoso che la mette in una condizione degna di lei, degna di noi, e che assicura a suo figlio uno splendido avvenire! Nulla più della riconoscenza commuove il cuore di una donna, e dalla sua riconoscenza chi le dice che non debba nascere, oltre alla simpatia, oltre alla stima, anche l'a... l'amore?

--Oh... sarebbe troppo!--esclamò il signor Pompeo umilmente.