I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1

Part 19

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Ma nemmeno le cerimonie nè la parlantina espansiva del marchese ebbero virtù di rinfrancarla; e quando, in fine, dovette palesare il motivo di quel suo viaggio. Angelica si sentiva debole, confusa e non sapeva più trovare nè l'energia che fino allora l'aveva sorretta, nè gli argomenti che prima le sembravano i più efficaci. Tuttavia, un po' balbettando, un po' singhiozzando, riuscì a mettere a parte lo zio della trista condizione in cui si trovavano; e gli riferì sinceramente il colloquio avuto col Barbarò, tacendo solo dell'offesa che avea patita e che non si sarebbe degnata di ripetere.

Il marchese intanto continuava a sorridere mostrando i bei denti finti e guardando Angelica cogli occhi languidi, mentre le accarezzava una mano affettuosamente; poi,--cara mia,--le rispose, sempre colla più squisita affabilità,--tu sai bene che io non sono molto ricco; ho appena lo stretto necessario per i bisogni miei, e se dovessi pagare i debiti di tuo marito, allora capirai, bella nipotina, invece di uno, si sarebbe in due a non averne più abbastanza!

Che cosa si poteva rispondere ad una logica tanto stringente nella sua forma più amabile? Nulla; e così fece la povera Angelica. Essa chinò il capo e nascose la faccia contro il cuscino del canapè balbettando, fra i singhiozzi:--povero figliuolo mio!... povero il mio figliuolo!

Il marchese Diego la rimproverò allora dolcemente perchè si crucciava in quel modo, a rischio d'ammalarsi, e la fece star ritta col capo, perchè non le venisse l'emicrania.

--Coraggio, nipotina mia! non piangere così! Non voglio vederli colle lacrime que' tuoi occhioni belli! Pensa, cara, pensa che tutte le disgrazie di questo mondo (pur troppo parlo per esperienza) ho veduto che hanno sempre due facce come il Giano Bifronte. Bisogna dunque, se ce ne capita una, guardarla subito dalla parte buona.... e se ciò non è possibile, aspettare che si volti! Intanto ecco, per esempio, un primo conforto: il nostro nome, che giustamente ti sta molto a cuore, come a me del resto, perchè se fosse in ballo l'onore del nome ti prego credere che, occorrendo, venderei anche i cavalli, il nome dunque rimane puro da ogni macchia. Non avete da pagarlo fino all'ultimo soldo quel.... quel _Barbò_.... quel _Barabò_.... insomma quel vostro imbroglione?

--Sì.... ma.... il decoro....

--Il decoro, sta bene, ma per mantenersi con decoro non è necessario rimanere a Villagardiana, come vorrebbe farti credere tuo marito. In quanto poi all'avvenire di Stefanuccio.... Ma non ti ho domandato ancora se preferisci far colazione subito, o aspettare sino alle dodici, che dev'essere, mi pare, la tua ora solita?

Angelica rispose ch'era indifferente, che non aveva proprio bisogno di nulla, e allora il marchese suonò e ordinò al cameriere che la colazione fosse pronta per il mezzogiorno. Poi continuò a parlare girando per il salottino e prendendo qua e là dai vari vasetti alcuni fiori coi quali cominciò a fare un mazzolino per l'Angelica.

--Dicevo dunque che all'avvenire di Stefanuccio ci penserò io. Stefanuccio sarà.... il più tardi possibile, speriamo, sarà il mio erede e.... Sicuro, nipotina mia, tu che hai tanto criterio, troverai prudente che anche per questo riflesso io non debba intaccare il mio patrimonio.--Così dicendo lo zio Diego aveva unita una rosa con un ramettino di vaniglia e la mostrava all'Angelica.

--Guarda che bella rosa!

--Bellissima!--rispose la marchesa col viso ancora stravolto e pensando a tutt'altro.

--È del giardino della Ninì Airaldi. Sai, la Ninì non è più bruna; è ritornata da Parigi coi capelli chiari, quasi biondi, e ha finito tutto col Manolo Visconti. Adesso, chi le fa la corte è il Gigino d'Atri, e siccome tutti e due sono ufficiali di cavalleria, così a Milano la chiamano la bella _saura_!

Angelica sorrise perchè lo zio rideva, ma senza badare a ciò che aveva detto.

--Dimmi un po',--ripigliò il marchese dopo un momento, staccando alcune foglioline da un ramoscello di giranio,--e la tua dote?... la dote è inalienabile.

--Il babbo mi ha assegnato poco di dote: avrò tre.... quattromila lire all'anno.

--Male, malissimo.... Mah!--e lo zio Diego sospirò, tagliando con una piccola forbice i gambi del mazzolino--quel tuo genitore è sempre stato un famoso egoista!... Per altro di tutta la sostanza Castelnuovo dovrà rimanerti ancora qualche cosa?

--Sì.... quaranta.... cinquantamila lire....

--Ahi! Ahi!... Poco più di quanto spendevate in un anno?

--Sicuro....

Il marchese tornò a sospirare e offrì il mazzolino alla nipote che lo infilò nell'abito, mormorando a capo chino e con la voce spezzata di chi non spera più nulla:--Dunque.... devo proprio ritornare a Villagardiana senza.... senza nemmeno una parola per.... per confortare Alberto?...

--La parola, bella nipotina, che devi dire da parte mia a quel tirannello balordo di tuo marito è una sola: Asino!... e ti prego di non dimenticarla: Asino, Asino e caparbio!--soggiunse il marchese, senza riscaldarsi, colla solita flemma, sorridendo sempre, mentre tornava a sedere sul canapè, vicino all'Angelica.

Ci fu un momento di silenzio: lo zio Diego prese ancora una mano alla marchesa, l'accarezzò ninnolandosi co' suoi ditini affusolati, e la baciò.

--Allora senti, figliuola mia, che cosa si potrebbe combinare: io sarei disposto ad assumere.... l'educazione di Stefanuccio.... Quanti anni ha il nostro caro bambino?

--Sette anni.... a momenti....

--Sette anni?!--esclamò il marchese maravigliato....--Come vola il tempo, Dio buono!... Sette anni!... Hai già un figlio di sette anni?... A vederti, nessuno lo direbbe. Sembri ancora una ragazza; uno splendore di ragazza!... Dunque.... sicuro; dicevamo che fra un anno o due, si potrebbe mettere Stefanuccio in un collegio... Nel collegio militare, per esempio. La carriera militare è ancora la più conveniente al suo nome e al suo stato; ed io m'incaricherò di tutto.

--E.... adesso?--balbettò Angelica guardando ansiosamente lo zio.

--Adesso potreste andar al mare tutti insieme, per un po' di tempo. L'aria marina, chi sa, farebbe bene anche a tuo marito....

--E.... e poi?

--E poi, dopo, se ti piace, potrei mettere a vostra disposizione la mia villetta di Gallarate. Intanto cercate di andare avanti col piccolo capitale che vi rimane, facendo, s'intende, le maggiori economie.... quando poi non ce ne sarà più.... ne riparleremo.... Ma bada, figliuola mia, che, assolutamente, devi prender tu le redini della casa. Tuo marito non ha testa: hai veduto; s'è messo nelle mani d'un usuraio, d'un birbaccione che lo ha rovinato. Sai, sul conto di quel vostro _Barbò_.... _Barabò_.... _Barabao_.... non ricordo mai come si chiama, se ne dicono di tutti i colori. Alcuni pretendono, figurati, che abbia fatto anche la spia: queste, magari, saranno esagerazioni; ma è certo uno strozzino di prima forza; e se devo parlarti proprio chiaramente, io non venivo nemmeno più a Villagardiana per non trovarmi con.... con una canaglia come quella.

Poco dopo l'orologio del salottino suonò le dodici e comparve sull'uscio il cameriere, che dopo fatto il solito inchino, sollevò la portiera:

--Oh, senti?...--esclamò allegramente il marchese.--Suona mezzogiorno! Andiamo dunque a far colazione e bando alle malinconie!

Così dicendo offrì il braccio colla solita galanteria all'Angelica, e passarono insieme nella sala da pranzo: di affari non se ne parlò più.

Durante la colazione lo zio Diego, mentre mangiava con buonissimo appetito, riferì alla nipote che, pallida, cogli occhi rossi e col petto gonfio pur qualche volta si sforzava di sorridere, tutti i pettegolezzi del bel mondo milanese; discorrendo di mode, di cavalli, di spettacoli, proprio come se Angelica avesse fatto quel viaggio per suo divertimento. Poi fece attaccare il _landò_ scoperto per accompagnarla in pompa magna alla stazione e volle fermarsi a tutti i costi dal _Cova_, col rischio di farle perdere la corsa, dove prese una bellissima scatola di dolci da "portare a Stefanuccio con tanti bacini dello zio di Milano."

XII.

Quando Angelica ritornò a Villagardiana colla scatola di dolci e la risposta dello zio, Alberto, come al solito, si sfogò prendendosela con lei. "Era stata sempre una visionaria.... Non sapeva far altro che sciocchezze!... Non glielo aveva cantato cento volte che a voler sperare nello zio Diego era tempo perso? Ma lei no; era _dura di bocca_, non si poteva domare, e mentre la casa era sossopra lei pigliava una scusa qualunque per andar a viaggiare e a divertirsi!..." E vedendo che Angelica, senza rispondergli, cominciava a ordinare e a disporre i preparativi per la partenza di tutta la famiglia da Villagardiana, egli strillò ancora più forte e infuriato le tirò contro i cuscini della carrozzetta, il tappeto del tavolo, tutto quanto aveva sotto mano. "Era lui solo, che aveva il diritto di comandare! Non era in quel modo che si dovevano trattar gli affari! Voleva vedere i conti! Voleva parlare coll'avvocato!... Voleva restare a casa sua!"

La marchesa lo lasciò dire e fare, ma si mantenne inflessibile. Essa aveva già telegrafato a Brescia al loro avvocato perchè venisse subito a Villagardiana e avrebbero avuto tutto un giorno, e anche due, e anche tre, occorrendo, per potersi intender bene con lui. L'avvocato, ch'era pure un vecchio amico della famiglia, doveva poi sovvenire una piccola somma in acconto dell'attivo che sarebbe loro rimasto, per far fronte alle prime spese dello sgombero e del viaggio.... Ma si doveva partire assolutamente. "Per quanto il.... _quell'uomo_ avesse esagerato, era certo, tuttavia, che Villagardiana non la potevano più tenere; dunque.... _si doveva_ partire al più presto possibile!..."

Questa fermezza che al marchese Alberto pareva irragionevole e crudele, quanto costava al povero cuore di Angelica! Il dover abbandonare--e abbandonare per sempre--Villagardiana, la _sua casa_, dove aveva tutte le memorie soavi e dolorose della vita; dove era morta la sua mamma, dove era nato il suo bambino, dove incominciavano i primi ricordi dell'infanzia e dove.... dove c'era anche l'ultimo ricordo, quello che allontanandosi a mano a mano nel tempo, invece di dileguarsi si faceva più vivo.... dove c'era _la loro_ stradetta tutta verde e fiorita dinanzi al bel lago azzurro.... Oh! il dover abbandonare Villagardiana era per il povero cuore di Angelica uno strazio senza nome!

Essa aveva molto sofferto, aveva molto pianto in quella casa; e il luogo che ha veduto le nostre lacrime, che ha udito i nostri singhiozzi, ci è caro come una parte di noi, ci è sacro come il santuario dell'anima nostra! E Angelica doveva abbandonarlo nelle mani del Barbarò il santuario dell'anima sua!... A questo pensiero la poveretta sentiva ancora il bruciore dei baci che la facevano rabbrividire. Essa, così gelosa, per un intimo senso di verecondia e di dignità, di tutto ciò che la circondava e che le apparteneva strettamente, vedeva il signor Pompeo passeggiare da padrone fin nella camera sua! Lo vedeva frugare con una curiosità villana in quel piccolo mondo così pieno della sua vita e della sua tenerezza; lo vedeva mutare, buttar tutto sossopra, e le pareva che le cose più care dovessero essere sensibili a quella profanazione e le guardava lungamente, intenerita e addolorata. Certo, avrebbe raccolto e portato via tutto ciò che la toccava più da vicino.... ma pure, quanta parte di sè sarebbe rimasta in quelle mani. "E il Barbarò" pensava "l'uomo abietto e maligno, l'aveva veduta con Andrea; possedeva il suo segreto!... E se per vendicarsi lo svelasse a.... a qualcuno?... Facesse pure; le azioni di quel malvagio non la toccavano."

Angelica non lo temeva; fra tanti dolori, fra tante angosce ci pensava soltanto adesso, per la prima volta, alle minacce di quell'uomo; ma non voleva curarsi di lui anche sapendo che le poteva far molto male. Non era un uomo; era un rettile schifoso. Poteva morderla perchè essa non era forte abbastanza per ischiacciarlo; ma pure non ci voleva pensare; non voleva nemmeno pregar Dio che la salvasse da lui; aborriva persino di mescolare l'immagine di quell'essere odioso alle sue orazioni.

E più della paura di Pompeo la tormentava il dubbio, che di tanto in tanto le si affacciava alla mente, di poter essere stata tradita da Donna Lucrezia. Ma era un dubbio tanto orribile e le faceva apparire il mondo tutto così tristo che lo ricacciava subito spaventata. No, no; essa voleva conservare la sua fede, le sue illusioni a costo anche di essere ancora tradita!... Fra tutti coloro che la circondavano non ci doveva essere stato altri di tristo che il Barbarò. Pure, da quel giorno funesto, non avea più riveduta Donna Lucrezia, che era stata prima a letto col dolor di denti poi, mentre Angelica aveva fatto la sua corsa a Milano per parlare collo zio Diego, in fretta e in furia era partita anch'essa con un'altra corsa, dicendo a tutti che avea ricevuta una lettera in cui l'avvertivano che la Filomena era ammalata. "Figurarsi! _L'appartamento_ era tutto aperto; le chiavi del guardaroba e dell'argenteria erano in mano della portinaia; una pettegola smorfiosa che avrebbe approfittato dell'occasione per ficcare il naso da per tutto!" Era partita sola, affannata, senza la Mary e promettendo al marchese che sarebbe ritornata "quanto prima."

--Ebbene--pensò Angelica fra sè, per un momento, dopo che Alberto le ebbe riferito ciò che la Balladoro gli aveva detto nel salutarlo--ebbene, passando da Milano condurrò io in persona la Mary da Donna Lucrezia, e vedrò dal suo viso se proprio è stata lei che m'ha tradita!

Ma in breve tornò a pentirsi e a provare rimorso de' suoi sospetti. "Non doveva supporre la Balladoro così abietta; non ne aveva diritto!... E poi, se proprio avesse pensato di tradirla, non poteva approfittare della lettera, fingendo che l'una o l'altra si fosse smarrita?... Invece gliele aveva consegnate tutte puntualmente! E, in fine, a che pro doveva tradirla? Perchè?... Essa non aveva fatto altro che del bene a Donna Lucrezia.... No, no! Era ingiusta coi suoi sospetti! E questa persuasione alleggeriva di un gran peso l'animo fiducioso di Angelica, e subito pensava che cosa avrebbe potuto fare per Donna Lucrezia, volendo quasi compensarla dell'ingiusto suo dubbio."

--Intanto, per altro, e senza perder tempo--continuava a riflettere Angelica--avrebbe dovuto avvertire Andrea che non le mandasse più le lettere a Padenghe, e che prima di scriverle ancora, aspettasse le notizie e le istruzioni ch'essa avrebbe trovata la via di fargli giungere appena potesse.... Dio, Dio! quanti avvenimenti, quante disgrazie erano accadute proprio in quel giorno.... il primo, il solo in cui si erano riveduti!... Come già aveva dovuto scontarlo quel barlume di felicità.... E se tutto ciò non fosse altro che un avvertimento divino?... Se fosse la punizione della sua colpa?

Angelica, a tale idea, rimase un po' scossa e impaurita, ma poi stringendosi nelle spalle, alzò rassegnata al cielo i suoi occhioni dolcissimi, in cui fra la mestizia scintillava un raggio d'amore.

"Ormai aveva promesso: sempre.... _sempre_, a qualunque costo!"

E così, ripensando ai giuramenti fatti e ricevuti, e alle appassionate parole di Andrea, Angelica, dimentica d'ogni altra cosa, cedette all'imagine che l'attraeva e alla seduzione che le penetrava nello spirito e nel sangue con un languore invincibile. Vedeva ancora gli occhi innamorati che la fissavano sfavillanti di tenerezza, e le pareva di essere avvolta dalla loro luce, di essere riscaldata dal loro calore, mentre la cara voce, morbida e insinuante, rendeva più forte quel fascino, rendeva più soave quell'estasi. Allora, per un momento, sentì come diffondersi intorno l'infinita serenità di quella tepida mattina così piena di sole e d'amore; sentì inondarsi l'anima della grande felicità che le era apparsa in un sogno incantevole; e come i neri fantasmi della notte si dileguano al sorgere lieto dell'aurora, così tutti i suoi dolori, tutti i suoi timori si acquetavano, si allontanavano e svanivano a poco a poco....

Ma il mondo, che Angelica voleva dimenticare, si ricordava invece sempre di lei; e il giorno stesso in cui i Collalto dovevano partire da Villagardiana capitò una lettera anonima al marchese Alberto, colla quale si avvertiva che sua moglie "_aveva una tresca con un capitano d'artiglieria, che veniva apposta da Brescia per trovarsi con lei nei boschetti solitari o nei casolari abbandonati._"

--Buffone!--mormorò il marchese che indovinò subito da chi gli doveva arrivare quella lettera.--Buffone!... non le sa nemmen fare le bricconate!

E il brutto tiro del signor Pompeo, perchè era proprio stato lui a fare scrivere l'anonima da uno scritturale dell'Agenzia Micotti, ottenne tutt'altro effetto da quello sperato.

La gelosia del marchese, sempre pronta ai sospetti più strani e assurdi, rimase invece indifferente, per una contradizione naturale al suo spirito debole e sconvolto, di fronte a quell'accusa troppo specificata, e il suo cuore, come se si destasse allora dopo un lungo sopore, provò, insieme a un impeto d'ira contro la calunnia ignominiosa, anche un senso di compassione per la sua povera moglie, tanto buona e tanto infelice.

--Povera donna!--e per un attimo gli si affacciò alla mente, come rischiarata, la figura di Angelica, bella e soave nella sua compostezza tranquilla; sempre così sicura di sè, così infaticabile e paziente e sempre piena di cure amorose.--Povera donna!... E mentre, sdegnato, s'infuriava contro la delazione falsa e iniqua, e contro l'enorme ingiustizia, sentiva pure, per naturale conseguenza, quanto lui stesso, e ben sovente, fosse stato ingiusto e inumano con lei, e se ne pentiva. Quelle parole "_aveva una tresca_" erano poi tanto volgari nella loro perfidia, che non avrebbero potuto mai, in nessun modo, suscitare la sua gelosia per quanto credula; ma soltanto offenderlo gravemente, per la grave offesa fatta a sua moglie.

--Anche questa lettera anonima è da mettere in conto per quando avrò le gambe buone!--mormorò cercando di calmarsi e immaginò che "quel turpe uomo del sor Pompeo" avendolo sentito spesso fare sfuriate di gelosia contro Angelica, e non accorgendosi che erano soltanto i nervi che lo facevano strillare, aveva pensato quel tiro vigliacco e birbone per vendicarsi di lei e della buona lezione che gli aveva data.

--E mi crede poi tanto cretino da lasciarmi infinocchiare così goffamente!--E il marchese si adirava contro "il sor Pompeo" anche perchè questi pareva lo stimasse un gonzo, un balordo; e così un senso d'amor proprio lo spingeva vie più ad essere e a mostrarsi indifferente per quella letteraccia.

--_Un capitano d'artiglieria!_--borbottava mettendosi quasi di buon umore.--Come mai quel villan rifatto è andato a pescare un capitano d'artiglieria? Mia moglie non ne conosce neppur uno!... E poi, essa non vede mai anima viva; e poi sono proprio io quel certo tomo che le lascia il tempo di smarrirsi nei _boschetti solitari_, o nei _casolari disabitati!_... _Un capitano d'artiglieria che viene apposta da Brescia!_... E non sa, il gaglioffo, che Angelica ha fatto foco e fiamme per partir subito da Villagardiana, e andare il più lontano possibile!... Povera Angelica.... È proprio disgraziata!... Ma non deve saper nulla di questa lettera.... le farebbe troppo male. In questo momento poi, ha già tanti dolori, tante amarezze.... Povera Angelica!--e il marchese Alberto abbruciò la lettera senza parlarne mai con nessuno, e quando la moglie entrò in camera le disse, per la prima volta, alcune parole buone di conforto, stringendole la mano con gentile premura.

Quanto poi al viaggio che dovevano fare, il marchese Alberto aveva finito coll'esserne contentissimo. Il medico, per compiacere alla marchesa, gli aveva assicurato che l'aria marina lo avrebbe rimesso in salute e perciò, dopo aver tanto gridato e smaniato, adesso che tutti erano in lacrime per il dolore di quella partenza (compreso Stefanuccio stizzito contro la mamma, che non voleva prendere col bagaglio anche la mucca bianca del fattore) egli solo rideva e scherzava nella sua carrozzetta; e se qualche volta brontolava, era per dire che appena avesse riacquistato le gambe, sarebbe ritornato sul lago per aggiustare certi conti nei quali l'avvocato non ci aveva da entrare.

Il signor Pompeo, frattanto, nascosto dietro le persiane socchiuse di una stanza del suo quartierino, stava quasi tutto il giorno attento e ansioso a spiare i preparativi di quella partenza, e pensava all'effetto che avrebbe dovuto produrre la lettera anonima. Si rodeva di non poterne saper nulla di preciso; ma la Balladoro, "maledetta lei!" era proprio partita in que' giorni. Se fosse stata ancora a Villagardiana egli l'avrebbe istruita opportunamente, sicchè gli avrebbe potuto riferire tutte le scene che immaginava dovessero accadere fra marito e moglie. Tuttavia era sicuro di essersi vendicato bene.--Il Collalto--pensava--è geloso come una bestia, e se anche colle smorfie e i piagnistei quella fintaccia riuscirà per il momento a dargliela a bere, egli d'ora in poi starà in guardia, e madama farà presto la frittata!

--Ah, ah!... e non è tutto, cara!--borbottava fra sè, arrabbiandosi sempre più, ogni volta che vedeva Angelica uscir nel cortile per dare qualche ordine alla gente che caricava la roba.--Tu speri di sfuggirmi di mano?... T'inganni, bella mia; le mani del signor Pompeo hanno le unghie lunghe, e ti acchiapperò sempre anche se scappi in capo al mondo. Non sono contento finchè non avrò mortificata la tua superbia; finchè non ti vedrò lì, prostrata a' miei piedi, a gemere e a raccomandarti!... Buon viaggio; buon viaggio, madama!... Ma ci rivedremo ancora, sai?!... Oh, se ci rivedremo!

Tuttavia, quantunque il signor Barbarò cercasse di sfogarsi col pensiero della vendetta, que' bauli, quelle casse che vedeva ammontare sopra il carro gli mettevano addosso, in mezzo a tutto il suo gran furore, anche un senso di pena.

"Partiva.... non voleva proprio saperne di lui!... Lo aveva respinto, scacciato!... Partiva fiera, sicura, inflessibile; senza esitare, senza dire una parola, senza umiliarsi.... Anzi, pareva più superba!... Come doveva amarlo quello spiantato per sacrificargli tutta la sua vita! E come l'amore in quella donna, sotto quella corteccia fredda, impassibile, doveva essere strano, appassionato, ardente!..." e il Barbarò ricordava e ripeteva fra sè le parole dette dalla marchesa al Martinengo: _Morirei!... Morirei!..._ "Chi sa? La matta, sarebbe forse capace di morir per davvero!... E Villagardiana?..." Figurandosela vuota come doveva restare dopo la partenza della marchesa, Villagardiana gli sembrava meno bella e meno ridente. Ma lui, non avendo più impicci, avrebbe disfatto mezzo il giardino per coltivarlo a viti, chè voleva gli fruttasse anche quello. E intanto si era fermato sopra pensiero a rodersi le unghie, quando fu scosso da un rumore di passi e dalla voce di Giulio che entrava nella stanza.

--Che vuoi?--domandò Pompeo al figliuolo, con un fare molto seccato, e senza muoversi dalla finestra.

--Volevo.... volevo parlarti....

--Chè! Adesso non è il momento; non ne ho voglia. Parlerai stasera, a tavola!

--Scusa, babbo, ma.... occorrerebbe proprio che ti parlassi ora, subito....

Sebbene la risposta fosse data colla solita timidezza rispettosa e quasi paurosa, l'ardire stesso di quell'insistenza fece colpo sul Barbarò che scostandosi dalla finestra e fissando Giulio maravigliato, gli si avvicinò domandandogli piano:

--Che c'è?

Giulio, cogli occhi bassi, un po' tremante e tossendo prima per schiarirsi la voce che non gli voleva uscire dalla strozza, balbettò in fretta, quasi col timore che l'altro lo fermasse a mezzo:

--Volevo dirti se non sarebbe il caso, visto che i Collalto sono anche parenti della signorina Mary, di cercare di.... di aiutarli.

--Aiutarli?--domandò il signor Pompeo sgranando gli occhietti.--Aiutarli?... In che modo?