I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga
Part 8
In tutte le arti si avvertono agevolmente gli stessi fenomeni: a un primo periodo di classica purezza ne succede uno di maggiore sviluppo espressivo e sentimentale nel quale già si annunziano i segni del decadimento che si manifesterà poi nel terzo periodo. Al secondo di tali periodi appartiene l'arte di Giovanni Della Robbia, il quale avviva le opere sue colla ricchezza della fantasia, col calore del sentimento, colle gradazioni e colla varietà dei coloriti, ma anche le intèsse di complicazioni e di artificî per cui vanno gradatamente allontanandosi dalla primitiva purezza dell'arte accogliendo i germi della prossima decadenza. Ad ogni modo questa _Natività_ è veramente mirabile per la intensità di sentimento e di fede che vi è trasfusa, come per la sua potenza espressiva. Riferisco, né potrei far di meglio, quanto ne scrive il Reymond. «L'opera è squisita per sentimento: la Vergine che si piega verso Gesù Bambino è un'ammirevole figura esprimente tutte le gioie dell'amor materno. I Santi che circondano la culla, s. Girolamo e s. Francesco, sono di un sentimento meno ascetico che nelle opere di Andrea, di forme meno scarne e, come la Vergine e s. Giuseppe, recano sui loro volti l'espressione del più tenero amore. La parte superiore della composizione è ornata di teste di Cherubini e di figure d'Angeli disposte con una vera intuizione del sentimento decorativo». Aggiungerò che questa parte superiore del quadro acquista qualche cosa di trascendentale e di paradisiaco dalla luminosità che ne promana riversandosi in giù verso la culla del Bambino e dalla vaporosità delle figure degli Angeli volanti al di sotto di quello che reca la scritta «Gloria in excelsis Deo», in notazione musicale quadrata. Aggiungo inoltre che nella parte inferiore del quadro è rappresentata in piccolo, la Resurrezione del Cristo con ai lati figure di donne e di frati. Ad onta del giudizio del critico francese, da altri invece la _Natività_, data la sua fattura e la sua invetriatura, viene attribuita a Benedetto Buglioni.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: CALICE DEL XIV SEC. DELL'ORAFO FIORENTINO FRANCESCO DI VANNI.]
Un altro bel lavoro, della bottega di Giovanni, è _La Madonna della Cintola_: mirabile per la ricchezza della immaginazione e per l'armonia dell'insieme. Vi campeggia la figura della Vergine raggiante di felicità in volto, circondata da piccole teste di cherubini: da presso si vedono due splendidi gruppi di angeli festosamente inneggianti colle trombe dritte e ricurve, coi liuti, coi flauti: né meno ammirevoli sono le figure di santi e di religiosi che occupano la parte inferiore e che si volgono in estasi verso l'Assunta. Al di sotto alcune figure di angeli e di frati, all'intorno un festone di foglie e di frutta compiono la decorazione della Robbiana che, per la genialità dell'invenzione, per la squisita eleganza della esecuzione, per l'effetto poderoso dell'insieme, come per la bellezza dei particolari, può ben dirsi un vero e proprio capolavoro.
Di carattere assai diverso dall'uno e dall'altro è il terzo quadro Robbiano esistente nella chiesa di S. Francesco e raffigurante, come ho già detto, il poverello d'Assisi che riceve le stigmate.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI S. FRANCESCO O DEI CAPPUCCINI. LA NASCITA DI GESÙ. (BENEDETTO BUGLIONI).]
Qui domina su tutte la nota del sentimento: anzi, per dir meglio, la nota di due sentimenti, quello dell'estasi dolorosa ed intensa e quello dello stupore profondo. Tali sentimenti erompono dalle due figure che campeggiano nella parte inferiore del quadro. La fisonomia di s. Francesco che, inginocchiato, presenta le mani e il costato alla miracolosa incisione, è così espressiva e così piena di angoscia rassegnata e di mistica idealità, che non si saprebbe immaginare più felice rappresentazione dell'animo suo: e piena di verità è l'altra figura, quella di Nicodemo, che, stupito pel miracolo, cade a terra pien di _spavento_, adoprando questa parola nel significato in cui l'usò il Petrarca nella nota canzone. Tale spavento, oltre che nella mossa di Nicodemo e in quel suo aggrapparsi alla roccia, si rivela a meraviglia negli occhi di lui, mentre, singolare contrasto, pieni di dolcezza e di estatiche visioni son gli occhi di s. Francesco, rivolti al Cristo che gli appare, crocifisso, dall'alto. Il resto del quadro vale a compier l'ambiente: figura un bosco, con casette sparse qua e là e con alcuni animali. Nel gradino inferiore si vede la Madonna col Bambino, e verso lei volgono, d'ambo i lati, angeli e devoti le mani giunte con vivo fervore. Attorno al quadro corrono una ghirlanda di alati cherubini ed una di fogliami e di frutta. È lavoro che ricorda la maniera di Santi Buglioni.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI S. FRANCESCO O DEI CAPPUCCINI: MADONNA DELLA CINTOLA. (BOTTEGA DI GIOV. DELLA ROBBIA).]
Nella stessa chiesa di S. Francesco, addossate al coro, sono finalmente da osservare due statue Robbiane, raffiguranti s. Andrea e s. Antonio del _Tau_. Sono da attribuirsi alla bottega di Giovanni. Si afferma dal Groppi che anche altri lavori Robbiani si conservassero un tempo nella chiesa di S. Francesco, tra i quali un Cenacolo, che fu rubato nel 1853, e una Vergine col Bambino, pure dolosamente asportata da un quadro senza invetriate, di cui restano i santi Rocco e Sebastiano, e che è nel chiostro esterno della chiesa suddetta. Nella cappella del Sacramento, di patronato Mordini, erano pure due statuette Robbiane, della bottega di Giovanni, rappresentanti l'_Angelo_ e l'_Annunziata_. Gli eredi Mordini le conservano ora presso di sé. È da augurarsi ritornino all'ammirazione degli studiosi, nelle due nicchie della cappella rimaste vuote.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI S. FRANCESCO O DEI CAPPUCCINI: LE STIMMATE DI S. FRANCESCO. (MANIERA DI SANTI BUGLIONI).]
In una delle più ridenti posizioni di Barga si erge un fabbricato che già fu un Convento e che oggi è un Regio Istituto adibito alla educazione delle fanciulle, sotto il nome di Conservatorio di S. Elisabetta. Anche qui sono da ammirare una finestra istoriata, con un motivo di Lorenzo di Credi, del sec. XV, e due pregevoli prodotti dell'arte Robbiana: nell'atrio un tondo, raffigurante la Madonna col Bambino, circondato di foglie e di frutta; nell'interno una grande pala, attribuita a Giovanni, o meglio, alla sua bottega, pala ove è rappresentata l'Ascensione di Maria tra schiere festose di angeli, mentre in basso pregano divotamente alcune figure di religiosi e di santi. L'ornamentazione del quadro, a testine di cherubini e a fogliami, è simile a quella che per gli altri quadri Robbiani ho descritto.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PIANETA DI DAMASCO E FREGIO (SEC. XVI).]
Tra le più notevoli chiese di Barga va pure annoverata quella del Crocifisso che, costruita nel secolo XIII, è la più antica. Vi dimorarono un tempo i frati Francescani di S. Bernardino di Nebbiana, passati poi nel convento di S. Francesco. La facciata ha, ai lati della porta, due statue marmoree, rappresentanti s. Giovanni e s. Caterina e, sopra una porticina che prospetta le mura, un quadro con Gesù e le Marie. Nella sagrestia è una statuetta di autore ignoto raffigurante la Pietà. Bellissimo è il coro, in legno intagliato, della seconda metà del Seicento, alla quale epoca appartiene anche l'altar maggiore, in legno intagliato e dorato, opera, credesi, del Verzoni da Barga.
Delle altre chiese è meno da dire. Quella di S. Felice ha un quadro del santo titolare, modernamente restaurato: ivi ha sede l'Arciconfraternita della Misericordia. Più bella è la chiesa della Annunziata edificata nel 1600 e fatta a croce, con due cappelle laterali. Pregevoli sono l'altar maggiore e gli altri altari, finamente lavorati in pietra bigia di Fiesole: nella chiesa sono varî quadri di santi, lavori di secondaria importanza.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PIANETA CON FREGIO. LA RESURREZIONE (SEC. XVI).]
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PIANETA CON FREGIO. IL BATTESIMO DI GESÙ (SEC. XVI).]
Di fronte a questa chiesa è il soppresso convento di S. Domenico. Altra chiesa è quella di S. Fruttuoso, ove si conservano le ossa del santo racchiuse in una cassa di lavoro squisito, che fu, nel 1676, trasportata a Barga dalle catacombe di Roma per opera di Francesco Simoni e Francesco Angelo Bartolini: in questa chiesa sono due affreschi, uno collo Sposalizio di Maria, l'altro colla Presentazione di Gesù bambino, pittura del Giovanmattei di Lucca.
[Illustrazione: BARGA. DUOMO: PIVIALE DI DAMASCO. (SEC. XVI).]
Della chiesa e convento di S. Agostino, basterà fare il nome. Ed ora passiamo ai palazzi, di cui non è, a Barga, penuria. E soffermiamoci innanzi tutto al palazzo Menchi, sulla piazza del mercato, per ammirare, dalla terrazza del Caffè, apertovi nel 1896, la meravigliosa veduta e per leggere l'epigrafe che, dettata da Giovanni Pascoli, vi fu apposta a ricordo dell'impressione di meraviglia che a quella vista provarono, trovandosi insieme, due nobili patriotti italiani, Antonio Mordini e Matteo Renato Imbriani. Dice l'epigrafe:
DA QUESTA TERRAZZA IL 3 D'AGOSTO DEL 1897 ANTONIO MORDINI E MATTEO RENATO IMBRIANI CONTEMPLARONO IL TRAMONTO E IL SOLE ILLUMINANDO LE FRONTI SEVERE E SERENE DEI DUE APOSTOLI DELL'IDEALE SEMBRAVA RICINGERE D'UN FULGOR DI GLORIA LE DUE FORTI GENERAZIONI CHE FECERO L'ITALIA. SOLE CHE QUANDO TRAMONTI NON FAI CHE PROMETTERE L'ALBA SIA DELL'ITALICA IDEA, SIA DELLA GLORIA COSÌ!
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: TRINA DI MILANO A FUSELLI (SEC. XVIII).]
I Menchi erano di nobile famiglia fiorentina ed ebbero uomini notevoli nelle scienze e nei commerci, oltre che nelle armi.
Uno dei più antichi palazzi di Barga è quello Barghigiani ove dicesi che verso il 1310 nascesse Bolognino di Barghesano, onde il cognome della famiglia spentasi al principio del secolo XIX. Sulla porta della casa è lo stemma gentilizio, somigliantissimo a quello del Comune, non essendovi altra diversità che l'avere nella barca, invece dell'albero colla vela, una querce circondata da cinque stelle.
Di aspetto assai più imponente e grandioso è poi il palazzo Bertacchi in via XX Settembre, costruito sui ruderi di un'antica torre di cui si vedono anc'oggi gli avanzi. Questo palazzo era la residenza dei granduchi di Toscana allorchè si recavano a Barga.
[Illustrazione: BARGA — CONSERVATORIO DI SANT'ELISABETTA.]
Per antichità e per bellezza di architettura merita di essere ricordato il palazzo Micheluccini che vuolsi costruito innanzi al 1300. Specialmente sono ammirevoli le finestre di stile gotico, che si aprono, parte a ponente e parte a mezzogiorno: come dal lato della curiosità storica giova ricordare che la facciata meridionale reca tuttora (sebbene intonacati) i segni impressivi dalle palle di cannoni e di spingarde sparate contro la casa nel 1553 quando vi era rinchiuso il rivoluzionario Capitano Galletto, assediato dalle armi Medicee.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI SANT'ELISABETTA. MADONNA CON GESÙ.]
Anche la casa Ricci è di antica origine e mostra tuttora i resti della torre su cui fu edificata e che venne abbattuta verso il 1169. La casa è costruita in pietra serena e ha due portoni con elegantissimi archi a sesto intero; altri archi furono chiusi per ridurre certi locali a bottega e varrebbe la pena di ritornarli alla luce. Di stile assai somigliante è la casa Groppi, in Piazza Angelio, pur con portoni sormontati da grandi archi e con finestre ben lavorate in pietra serena. Il sig. Groppi proprietario, autore di alcuni scritti su Barga dei quali assai mi sono giovato, aggiunge che i portoni della sua casa mettevano anticamente ad un grande Loggiato ove i passanti si riparavano dalla pioggia e i soldati pernottavano e cuocevano vivande.
Se nelle case or ricordate è caratteristico l'arco a sesto intero, per lo contrario l'arco a sesto acuto trionfa nel palazzo Tallinucci (oggi Cola) in Piazza Angelio. Quei quattro archi che sono sulla facciata formano una specie di Loggia, restaurata e restituita alla primitiva architettura dal proprietario attuale. In questa casa tennero nel secolo XVIII adunanze letterarie alcuni studiosi barghigiani che poi vi fondarono un'Accademia intitolata al Bargèo. Alla nobile famiglia dei Tallinucci appartennero quel Pietro che fu celebrato chirurgo e quel Roberto che si segnalò come prode soldato sui campi lombardi nel 1848 e cadde eroicamente nell'11 maggio del 1849 alla difesa di Livorno.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI SANT'ELISABETTA. LA MADONNA E S. GIUSEPPE CHE ADORANO GESÙ. (VETRO DIPINTO).]
Nella stessa piazza è il palazzo Angeli, di antica costruzione, adorno di archi e di stemmi e dell'arma Medicea, degno soprattutto di essere ricordato per gli illustri uomini che vi videro la luce, dei quali farò cenno tra breve. Meritevoli per varie ragioni di essere osservati sono anche i palazzi Nardi, Salvi, Carlini, Falconi, Galgano Carrara, Orlandi, Mordini, Pistoja, Pieracchi, Lugani ed altri ancora, che attestano l'antica floridezza del luogo e delle cospicue famiglie che vi ebbero e, in parte, vi hanno anc'oggi dimora.
Ho lasciato per ultimo, tra i palazzi, quello detto di Piazza, ove oggi risiede il Municipio, perché merita speciale menzione. Edificato dalla nobile famiglia Pancrazi di Barga, ha una facciata di singolare eleganza con pietre scalpellinate a bozze piramidali, intorno al portone e alle finestre del primo piano. Nell'ingresso è lo stemma di casa Pancrazi; nella cantonata verso la piazza quello Mediceo, al disotto del quale fu collocato il busto al Bargèo colla seguente iscrizione:
ALL'INSIGNE POETA PIETRO ANGELIO BARGEO I CITTADINI XX SETTEMBRE 1896.
Anche un'altra lapide ricorda il famoso Umanista ed è posta sulla facciata del palazzo ed ha questa epigrafe:
A PIETRO ANGELI BARGEO INSIGNE LETTERATO DEL SECOLO XVI LESSE CON GRAN PLAUSO NELLO STUDIO PISANO E COI POEMI LA «SIRIADE» E IL «CINEGETICO» FECE IMMORTALE IL SUO NOME CREBBE DECORO ALL'ITALIA IL DECIMO ANNO DELLO STATUTO IL MUNICIPIO.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI SANT'ELISABETTA: ALTARE DELLA MADONNA. L'ASCENSIONE DI MARIA. (GIOVANNI DELLA ROBBIA).]
Altre lapidi ricordano il Padre della Patria, il Re buono, i prodi bargèi morti per l'indipendenza d'Italia. Il Palazzo del Municipio racchiude un importantissimo archivio.
Non lontano dal busto dell'Angelio si vede quello di Salvo Salvi, spiccante dalla targa in bronzo, opera di Raffaello Romanelli. In Salvo Salvi i concittadini vollero onorare il garibaldino ardimentoso che seguì il Gran Capitano fin presso Trento, il giureconsulto sapiente e il provvido amministratore.
Né, come era naturale, obliarono i Barghigiani di erigere un monumento all'Eroe dei due mondi: e una statua di lui fu posta nella piazza che ora ne reca il nome glorioso.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DEL CROCIFISSO: CORO IN LEGNO SCOLPITO (SEC. XVII).]
Giova finalmente ricordare altri due monumenti: quello a Pietro Tallinucci, il chirurgo insigne già nominato, capitano medico con Garibaldi nel 1866, iniziatore, dicesi, degli studî sull'operazione cesarea; e quello ad Antonio Mordini, ben collocato in fondo alla piazza Vittorio Emanuele, sull'alto di un'erbosa gradinata, protetto da un immenso e rigogliosissimo cedro del Libano. Così Barga a quelli tra i suoi figli che più le resero onore ha nobilmente e giustamente reso onore.
Oltre alle due piazze, Vittorio Emanuele e Garibaldi, già ricordate, e alle altre non poche che Barga possiede, sono più specialmente notevoli quella del Mercato e quella intitolata all'Angelio.
[Illustrazione: BARGA — PALAZZO MUNICIPALE E BUSTO A PIETRO ANGELIO.]
La prima si chiamava anticamente Piazza del Leone, da quello che sta sulla colonna della loggia e che è il Marzocco, simbolo della dominazione fiorentina. La colonna è in pietra serena, ha forma cilindrica e poggia su di un piedestallo, mentre reca in alto lo stemma Mediceo. Questa colonna fu eretta dai Barghigiani nel 1598 in onore del Duca Cosimo I ed è opera di maestro Battista da Settignano. La loggia fu adibita, nel 1554, al mercato delle granaglie e di altri generi, che si effettuava sotto la vigilanza di cinque birri, delegati a ciò dal Comune, mentre uno speciale incaricato sorvegliava all'esatta osservanza delle misure e dei pesi. Molteplici decreti ducali e prefettizî andarono via via disciplinando le norme da seguirsi nel pubblico mercato e i privilegî dei mercatanti che vi tenevan botteghe.
[Illustrazione: BARGA — TARGA-RICORDO IN BRONZO A SALVO SALVI. (SCULT. R. ROMANELLI).]
Quanto alla Piazza Angelio, essa è la principale del paese ed oggi vi si trovano gli ufficî postale e telegrafico, i primarî negozî, caffè, farmacie ecc. ecc. Vi era una volta il convento di S. Agostino ed esiste tuttora parte della chiesa annessa al convento. La piazza si chiamava prima Ajaccia, poi, sotto il governo di Firenze, fu detta di S. Maria Novella: finalmente prese il nome del più illustre cittadino bargèo. A compiere questa rapida descrizione dei più notevoli edifizî di Barga, non resta altro che ricordare il teatro, detto dei Differenti, la costruzione del quale fu promossa, nel 1689, da un'Accademia letteraria fondatasi in Barga l'anno innanzi e che si esercitava, oltre che in gare poetiche, nello studio della recitazione. Poco più di un secolo dopo il teatro apparve troppo ristretto ai cresciuti bisogni della cittadinanza e, nel 1792, fu ampliato e ridotto nella forma e nelle proporzioni attuali.
Protetta dall'ultimo Granduca mediceo, Gian Gastone, l'Accademia dei Differenti aveva per stemma un'Iride sorgente da due corsi d'acqua congiuntisi insieme, col motto «_Ad unum_». Il teatro dei Differenti si apre a pubblici spettacoli di prosa e di musica, durante la stagione della villeggiatura.
Nella guida pratica e storica di Barga, compilata dal sig. Pietro Groppi, è una assai lunga lista degli uomini illustri che ivi ebbero i loro natali: ed è certo singolare che l'alpestre villaggio abbia prodotto, in ogni età, tanti uomini insigni.
Tra i più antichi si fa menzione di un Simone da Barga, diplomatico profondo, al quale fu dovuta la conclusione della pace tra i Lucchesi, i Fiorentini e i Pisani, nel 1384. Molti antichi Barghigiani salirono in fama per le loro virtù religiose e tra essi Ludovico Turignoli, santificato sotto il nome di beato Michele da Barga: egli visse nella prima metà del quattrocento.
Nelle armi si segnalò sopra gli altri quel Galletto o Galeotto da Barga che già abbiamo nominato e che fu, nel 1527, comandante delle fortificazioni di Livorno e grande difensore della libertà barghigiana contro Cosimo I. Di lui parla anche il Varchi nelle sue Istorie e a lui la patria deve grato ricordo per l'opera spesa a prò della sua indipendenza contro le sopraffazioni Medicee.
Nelle vicende politiche del '500 ebbe anche parte importante il barghigiano Agostino Bigiolotti, seguace del lucchese Francesco Burlamacchi, che congiurò contro i Doria e uccise Giannettino figlio di Andrea, combattendo per la libertà genovese. Pur nelle armi acquistò fama Francesco Turignoli, difensore di Barga nel 1495, capo delle milizie barghigiane nel 1533, difensore, in quell'anno, della fiorentina Porta a Prato nella guerra contro Siena e vincitore delle schiere nemiche.
[Illustrazione: BARGA — MONUMENTO AD ANTONIO MORDINI. (SCULT. R. ROMANELLI).]
Non come guerriero, ma come architetto militare si rese poi illustre Raffaello da Barga che, tra l'altro, nel 1570 fortificò Famagosta nell'Isola di Cipro, con Marcantonio Bragadino. Antonio Menchi, Giulio Balduini e altri ancora, furono, nel '600, valorosi capitani e di cose militari espertissimi.
Le Belle Arti ebbero pure, tra i Barghigiani, non pochi valorosi cultori, tra cui primeggia Baccio Ciarpi pittore, vissuto nella prima metà del seicento e allievo reputatissimo di Santi di Tito.
La medicina vanta alcuni insigni scienziati bargèi, varî dei quali appartenenti alla famiglia Angeli, come Michelangelo, professore dell'Ateneo pisano, precursore del Redi nello studio delle acque minerali, autore di varî trattati, uno dei quali trovasi manoscritto alla Biblioteca Riccardiana in Firenze, vivamente elogiato dal Fabroni; come anche Giulio, egli pure insegnante a Pisa, chiamato a curare Francesco de' Medici che sospettavasi avvelenato, medico di Corte, passato poi a Roma ove resse l'Ospedale di S. Spirito ed ebbe in cura il pontefice Clemente VIII; come finalmente Ferdinando, lodato dal gran Cesalpino. Pur nella medicina, come insegnanti e come esercenti, acquistarono ai tempi loro non piccola fama Gaetano, Cristofano, Francesco e Nicola Verzani, Michele Guidi e altri ancora.
[Illustrazione: BARGA — LOGGIA DEL PODESTÀ.]
La stessa famiglia Angeli dette agli studî legali giureconsulti di fama, come Jacopo vissuto all'alba del '600, lettore nell'Ateneo pisano, adoperato da Francesco de' Medici in negoziati importanti, oratore facondo e cultore elegante delle lettere greche e latine; come Giovanni e Francesco, dotti legisti e pregiati insegnanti. Nella Giurisprudenza acquistarono inoltre meritata rinomanza Matteo Carrara e G. B. Balduini. Finalmente la Letteratura vanta tra i Barghigiani non pochi illustri cultori, quasi tutti appartenenti alla già ricordata famiglia Angeli, che dette alle lettere un Antonio, autore di epistole in versi latini e di rime in volgare, un Cristofano, valente grammatico e letterato del sec. XVI e, sopra tutti, il celebre Pietro.
[Illustrazione: BARGA — STEMMA ROBBIANO DEI RONDINELLI.]
[Illustrazione: BARGA — STEMMA DI TERRA DI MONTELUPO. (SEC. XVI).]
Questi nacque il 22 aprile 1517 e mostrò, fin dalla prima età, attitudine singolare agli studî, tanto che a dieci anni era già versatissimo nelle lingue greca e latina. Ma la morte dei genitori e la necessità di procurarsi di che vivere lo costrinsero a lasciare i libri per le armi e ad arruolarsi collo zio Francesco Turignoli capitano delle milizie di Barga. Però, inviato a Bologna, trovò modo di tornare a' suoi cari studî letterarî, per quanto studiasse Legge presso quell'antica Università. Una avventura amorosa e la pubblicazione di certi versi satirici contro un rivale lo costrinsero a fuggire e a riparare a Venezia. Fece poi lunghi viaggi a Costantinopoli e nell'Asia Minore: e certa volta, trovato sopra una galera un francese che in sua presenza insultò gli Italiani, prima lo schiaffeggiò e poi l'uccise; onde a stento poté salvarsi dall'ira dei connazionali del morto e recarsi prima a Genova, poi a Milano presso il Marchese del Vasto che onorevolmente l'accolse. Dopo aver riveduto la Toscana, fu nel 1546 lettore di greco a Reggio ove stette tre anni: quindi passò professore di lettere a Pisa ove rimase 17 anni, insegnando anche l'Etica. E quando Piero Strozzi assediò quella città, egli, chiamati a raccolta gli scolari, la difese strenuamente, ponendo in opera le antiche sue virtù militari. Successivamente il cardinale Ferdinando de' Medici lo chiamò a Roma e largheggiò con lui in ricompense e in onori: si narra che per la dedica fattagli delle sue poesie, gli regalasse duemila fiorini d'oro.
L'Angelio trascorse a Pisa gli ultimi anni della sua vita, spentasi il 29 febbraio 1596, ed ebbe quivi onorevole sepoltura nel monumentale Camposanto di Piazza del Duomo.
[Illustrazione: LA PIEVE DI LOPPIA.]