I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga

Part 9

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Molteplici e di genere vario sono le opere da lui lasciate, in parte pubblicate e in parte inedite ancora. Ma più che le orazioni, più che gli studî su romani argomenti, più che le poesie italiane e le lettere, dettero a lui rinomanza i versi latini e, tra questi, più specialmente i due poemi _Cynegeticon_ e _La Siriade_. Del primo dice il Flamini che «appare anche a noi di squisita fattura e tale da assicurare all'autore un bel posto fra quanti in Italia e fuori verseggiarono durante i secoli XV e XVI nell'idioma di Virgilio». Coll'altro volle l'Angelio tentare il genere epico trattando un argomento simile a quello che, quasi contemporaneamente, era stato scelto dal Tasso: vi fu anzi disputa tra gli storici della letteratura sulla priorità della scelta e vi fu anche chi affermò avere il Tasso preso l'idea dal poema del Bargèo, a lui già noto. Checché sia di ciò, è certo che tale stima fece di lui il cantor di Goffredo che lo incaricò di rivedere e correggere la sua _Gerusalemme_, insieme con Scipione Gonzaga, collo Speroni, col De Nobili e con Silvio Antoniano.

Ben a ragione, dunque, Barga va superba di questo illustre suo cittadino.

* * *

[Illustrazione: LA PIEVE DI LOPPIA.]

I villaggi che si trovano compresi nel Comune di Barga, fatta astrazione da qualche minore aggregato di case, sono Loppia, Tiglio, Sommocolonia, Albiano, S. Pietro in campo e Castelvecchio: e anch'essi meritano, qual più qual meno, di essere visitati, o per la bellezza della natural posizione o per qualche opera d'arte.

[Illustrazione: BARGA (DINTORNI) — TIGLIO DI SOPRA.]

Intanto, Loppia — alla quale chi dai Bagni di Lucca move verso Barga giunge dopo aver passato il borgo del _Ponte all'Ania_, ricco di opificî e di fabbriche, e quello delle _Fornaci_, dal nome abbastanza significativo — è di origine così antica che si trova ricordata in documenti anteriori al mille, quando vi dominava la famiglia longobardo-lucchese dei Rolandinghi.

Al X sec. deve assegnarsi la interessantissima Pieve di Loppia: uno de' documenti architettonici più sconosciuti e preziosi che possa vantare la diocesi pisana, alla quale Loppia venne aggregata nel XVIII sec. In quelle mura possiamo ancora nettamente distinguere i ricordi di tre diverse epoche. Il periodo della fondazione è il più interessante. Ad esso appartiene la parte inferiore della facciata, costruita con immensi lastroni rettangolari e spartita da un colonnato cieco, con residuo di capitelli ravennati. Le mezze colonne aggettanti, invece delle solite lesene, spartivano anche i fianchi; ma per potere intonacare la facciata a sud — che tuttavia mostra una originale finestra a feritoia — vennero subbiate.

[Illustrazione: PIEVE DI LOPPIA — PARTICOLARE DELL'ABSIDE.]

Ne' primi decennii del XIII sec. i Lucchesi posero a sacco, con altre chiese, la Pieve di Loppia: — _profanaverunt_, scriveva Gregorio IX all'arcivescovo di Pisa, fulminando la scomunica a Lucca, _diruerunt ecclesias et altaria suffuderunt_, e menando prigione il mio diletto figlio, il pievano di Loppia, lo hanno serrato in carcere.

Da questa prima rovina la Pieve risorse rapidamente. Sono della fine del 1200 la parte superiore della facciata, la navata mediana, i transetti e parte dell'abside. Fu il momento del maggior fiore. Dalla Pieve di Loppia dipendevano 28 chiese e tra le altre S. Cristoforo di Barga. Ma verso il 1340 nuove incursioni e nuovi saccheggi distruggono castello, pieve e paese. In un documento di Giovanni, vescovo di Lucca, del 23 gennaio 1390, col quale si concede la riunione della Pieve di Loppia alla chiesa di S. Cristoforo di Barga, è detto come le mura della Pieve e le case a questa appartenenti, nonchè quelle de' parrocchiani, da oltre 50 anni fossero oramai disabitate e ridotte per i malefici e il flagello della guerra ad un mucchio di rovine. E con accenti di dolore e di rimpianto disperato, tali da ricordare l'_Ecclesiaste_, il detto Vescovo così si esprimeva: _et factus est locus ille solitudinis et vasti, nec est spes aliqua quod diebus viventium instauretur_. Non per nulla qualche secolo più tardi si scolpivano sulla facciata della Pieve queste parole:

VA: VA: ET

OM: VA.

_Vanitas vanitatum et omnia vanitas!_

[Illustrazione: MADONNA E ANGELO (SEC. XIV) NELLA CHIESA DI TIGLIO DI SOPRA.]

Nel sec. XVI, per la pietà di alcuni fedeli, la Pieve risorse ancora dalla sua rovina e venne di nuovo uffiziata e riebbe parte degli antichi privilegî. Devesi a questo tempo la costruzione del campanile addossato all'esterno della Pieve, in angolo, fra il transetto di sinistra e la facciata nord. È rettangolare con tre ordini di celle campanarie, con finestroni divisi da colonne sormontate da capitelli dorici, ionici e corinzii. Un ordine architettonico per ogni ripiano di celle.

[Illustrazione: BARGA (DINTORNI) — TIGLIO DI SOTTO.]

L'interno è a forma di croce e a tre navate, con sei archi e sei colonne per ogni navata: le finestre sono a feritoia. Sull'altar maggiore è un quadro dell'Assunzione: notevole, nell'altare del Sacramento, il ciborio in legno dorato, di squisito lavoro.

Si vede pure, nella chiesa, il gruppo di una Pietà, in gesso, finamente modellato, opera moderna di paesani residenti a Chicago donde lo mandarono in dono al paese nativo, documento dell'arte e del memore affetto dei _figurinai_ verso la patria lontana.

TIGLIO è formato di due borgate: Tiglio di sopra e Tiglio di sotto, fra i torrenti Loppora ed Ania. Esisteva fin dal secolo X e fu soggetto a varie traversie politiche, prima sottoponendosi al Duca d'Atene, poi cadendo in mano di Francesco Castracane. In Tiglio di sopra era l'antico castello ed ivi è la chiesa di S. Giusto, in forma di croce, con otto colonne di materiale ed una vasta cupola dipinta. Se assai goffe e primitive sono le due statue in legno che si vedono sull'altar maggiore, rappresentanti s. Giusto e s. Antonio, bellissime invece sono quelle in marmo rappresentanti la Vergine e l'Arcangelo Gabriele, che gli intendenti dicono di ottima scuola. Accanto alla chiesa è il campanile formato coll'antica torre, di bellissime pietre. In Tiglio di sotto è l'Oratorio di S. Andrea di Seggio, notevole soprattutto perchè di costruzione antichissima, e quello di S. Rocco con un bassorilievo Robbiano: un tabernacolo centinato, cinto da fiori e frutta, e sorretto da un cherubino ad ali spiegate. Nel centro la Vergine, in piedi, col Bambino.

[Illustrazione: BARGA (DINTORNI) — SOMMOCOLONIA.]

Anche il paese di SOMMOCOLONIA era un feudo dei soliti Rolandinghi; la struttura delle sue vie, dei suoi fabbricati, delle sue mura, dice ben chiaramente ch'era esso pure un castello, non posteriore al secolo X. Giace sul monte, a destra del torrente Corsonna e ha, dinanzi a sé, una vista magnifica. La sua storia si identifica con quella di Barga, di cui subì le vicende, essendo spesso teatro di guerre e di assedî. Al visitatore piacerà osservare le mura cingenti il castello, la chiesa di S. Frediano, sebbene barbaramente intonacata nelle pareti che erano di pietra scalpellinata, la piazzetta a levante della chiesa stessa, detta, come quella di Barga, l'_Arringo_, il bel campanile, la chiesina di S. Rocco e i resti dell'antica rôcca, alla quale, come a tanti altri edifizî o monumenti di questi luoghi, la tradizione riconnette il nome della Contessa Matilde.

[Illustrazione: BARGA (DINTORNI) — ALBIANO.]

ALBIANO risiede sopra un poggio, alla destra del torrente Corsalone e fu castello che i Lucchesi munirono di fortificazioni al tempo della guerra contro Federico I. Ma della sua chiesa, dedicata a s. Michele, si trova menzione perfino in una pergamena del 774, che si conserva nell'Archivio arcivescovile di Lucca. Null'altro di importante potrei aggiungere intorno a questo piccolo borgo che si nasconde, quasi pudicamente, in mezzo alla lussureggiante vegetazione che da ogni parte lo ravvolge e lo attornia.

Né molto è da dire, non volendosi estendere in particolari che sarebbero qui fuor di luogo, intorno al paese di S. PIERO _in campo_. Ivi era un antico monastero di donne, anteriore al 1256, del quale, in seguito a scavi, si rinvennero alcuni muramenti. La chiesa attuale è recente e nulla ha di notevole.

[Illustrazione: ALBIANO — VILLA MORDINI.]

Ho lasciato per ultimo CASTELVECCHIO, perché questo villaggio ha acquistato notorietà da quando divenne residenza preferita di Giovanni Pascoli. Anche Castelvecchio, come Tiglio, si divide in due frazioni: Castelvecchio di sopra e Castelvecchio di sotto. Nel primo si vede ancora un'antica torre quadrata, con feritoie e altissime porte, oggi chiuse. Anche di altri fortilizî si incontrano qua e là alcuni resti. La chiesa non ha grande importanza, sebbene l'architettura non sia di cattivo stile. Castelvecchio di sotto non ha invece alcuna traccia di opere militari e sembra che, anche nei tempi passati, fosse, più che altro, centro di fiorenti commerci.

[Illustrazione: BARGA (DINTORNI) — CASTELVECCHIO.]

Chi, traversando castagneti rigogliosissimi e praterie fiorite e ubertosi vigneti, salga pei ripidi viottoli che menano su a Castelvecchio, vede, dal basso, biancheggiare al sole una casa che, a mano a mano va perdendosi tra il folto degli alberi, per poi scomparire del tutto, divisa dalla via per mezzo di un orto e circondata da case coloniche. È quella la villa ove abitava il poeta che cercava in quei monti, in quelle selve, in quei viottoli, le sue ispirazioni e che tendendo di lassù l'orecchio al lontano e misterioso rumoreggiare del Serchio, cantava:

O Serchio nostro, fiume del popolo! Tu vai sereno, come un gran popolo, Lasciate le placide cune, Muove all'officina comune. . . . . . . . . . . . . . . . Lavoratore lieto, coi giovani Figli, Ania, Lima, Fraga, le Tùrriti, Gigante coi figli giganti Tra il lungo lavoro tu canti.

Anch'egli, il poeta che lamentiamo anzi tempo scomparso, cantava tra il lungo lavoro e illustrava coi _Canti di Castelvecchio_ l'alpestre suo romitaggio ove ora _abita eterno_.

[Illustrazione: CASTELVECCHIO — LA CASA DI GIOVANNI PASCOLI.]

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (terrecotte/terre-cotte, bargeo/bargèo, perché/perchè, pro/prò e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.