I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga
Part 7
Successe un periodo di relativa tranquillità, fino alla morte di Castruccio avvenuta nel 1328. Allora i Barghigiani reputarono di lor convenienza darsi alla Repubblica fiorentina, anche per liberarsi dalle agitazioni che lor procuravano le continue lotte tra Lucchesi e Pisani: e con contratto 31 gennaio 1331, a mezzo dei loro rappresentanti Neri di Monte Garullo, Bizzarro e Natino Bizzarri, giurarono obbedienza al Comune di Firenze che vi spedì un presidio, e promisero di guerreggiare come ai Fiorentini fosse piaciuto e di non far tregua coi loro nemici e di accogliere quanti uomini a piedi o a cavallo fosse loro piaciuto mandar nel paese: di contro i Fiorentini si obbligarono a difender la terra di Barga e le sue adiacenze contro ogni aggressore e di mantenervi la pace. Ma furono vane speranze. Ben presto Simone Filippi pistoiese, vicario in Lucca pel re Giovanni di Boemia, mandò ad assediare il castello di Barga, provocando un primo intervento delle milizie fiorentine al comando di Amerigo Donati. L'anno seguente (1332) i Lucchesi sfidarono nuovamente a battaglia i Barghigiani che, sprovvisti di vettovaglie, dovettero cedere. Ma nel 1341 Barga tornò sotto la signoria di Firenze per atto di compra stipulato con Mastino della Scala, allora signore di Lucca. Se non che di nuovi assedî la stringevano ora Francesco Castracane, ora le milizie di Pisa, ma senza risultati: ché i Barghigiani, fedeli a Firenze, coll'aiuto delle truppe di questa città e col concorso perfino delle proprie donne, si difendevano eroicamente e riuscivano a sgominare i nemici. Né miglior resultato ebbero alcuni successivi tentativi di toglier Barga a Firenze, tra i quali è più specialmente da rammemorare quello del famoso condottiero Nicolò Piccinino: al quale pertanto, come narra nella sua _Istoria fiorentina_ Scipione Ammirato, i Barghigiani inflissero una tale lezione che lo costrinsero a levarsi dal campo in rotta, con vergogna e con perdita di molta sua gente.
[Illustrazione: BARGA — ESTERNO DI PORTA MACCHIAIA. (Fot. Magri).]
Del valore e della fedeltà degli abitanti di Barga restano molte testimonianze, tra le quali è notevole quella che il citato storico Scipione Ammirato lasciò al proposito del pericolo corso dal paese, nel 1554, di cadere in mano dei Francesi. «Né si temeva, egli scrive, dei Barghigiani, uomini avvezzi alla guerra e soprattutto animosi e fedeli: ma questo non bastava, per esser la muraglia vecchia e debole e perché essendo alcuni fuorusciti di fuori, avriano avuto caro che la sua patria si volgesse a parte francese».
[Illustrazione: BARGA — PORTA MACCHIAIA. — UNA VIA DI BARGA. (Fot. Magri).]
[Illustrazione: DUOMO DI BARGA. (Fot. Magri).]
Tuttavia non piegarono: e le lusinghe tentatrici del generale Foureaux non fecero presa negli animi retti e inflessibili dei Barghigiani. — Tanto che allorquando alcuni Francesi passarono di là vicino, il commissario fiorentino Pandolfo Cortinelli e quello di Barga capitano Grandi, reputandoli spie di Carlo VIII, subito dettero opera «a rinforzare Barga, scavando li fossi fatti dai rivellini, ponti levatoi, rialzare le mura e approvvigionare la terra». — Ma i Francesi si allontanarono per altre vie, come per altre vie si allontanò il bolognese Annibale Bentivoglio, pur sospettato di voler prendere Barga, come importante luogo strategico, quando da Bologna muoveva verso Pisa: e chi sa che non ne avesse intenzione e ne venisse dissuaso dai preparativi di difesa fatti immediatamente dai Barghigiani sotto la guida dei capitani Ciriaco da Borgo S. Sepolcro e Ceccone Turignoli da Barga.
Oggetto, ancora per qualche tempo, di contese tra Pisani, Fiorentini e Lucchesi, finì Barga col restare a Firenze durante la dominazione dei Medici e fu quindi annessa, nel 1847, alla Toscana, della quale seguì le ulteriori vicende fino alla unificazione del Regno d'Italia: né pochi furono i Bargei che valorosamente combatterono e perirono per la libertà della patria.
La figura del paese, posto sopra un ripiano terminante con due opposti rialti, su per giù come Fiesole, somiglia a quella di una barca; onde il nome di Barga e lo stemma del luogo, rappresentante appunto una barca sopra un monte.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PARTICOLARE DELL'ARCHEGGIATURA DELLA FACCIATA. (Fot. Magri).]
Le vie sono per la maggior parte irregolari, ripide e strette, come nel medio evo solevasi fare in quasi tutti i paesi, per ragioni strategiche; ad alcune peraltro recano ornamento ricchi palazzi ed altri decorosi edificî. — Meritano di essere specialmente ricordate le tre porte di Barga. — Quella principale, che serve d'ingresso al paese, si chiama Porta Reale o Porta Mancianella perché conduceva al popolo di Manciana: la coronano una bertesca e alcuni merli, opere tutte però o restaurate o totalmente rifatte. Anche vi si vede un quadro della Madonna, fattovi porre nel 1814 dalla signora Carrara-Cardosi per voto in occasione del suo primo parto: e da allora la popolazione vi tiene un lume acceso. La Porta Mancianella è annoverata tra i monumenti della Toscana, anche per ragione della sua importanza storica, pei molteplici fatti d'arme dei quali fu testimone. I bastioni che la fiancheggiavano, il baluardo e la torre che la proteggevano furono demoliti.
Porta Macchiaia, così chiamata perchè metteva alla Macchia dell'Appennino, ma detta anche Porta Latria perché conduceva nel popolo di Latriani, ebbe a sopportare nel 1437 l'assalto delle truppe milanesi e lucchesi guidate da Nicolò Piccinino: e fu in quella occasione smantellata e guasta, sebbene eroicamente difesa dai Barghigiani sostenuti dai soldati fiorentini inviati da Francesco Sforza: tanto che gli assalitori furono respinti e dovettero ritirarsi con gravi danni e con non poco disdoro. La porta fu immediatamente restaurata e affidata alla custodia di un capitano e munita di una piccola torre dalla quale veniva esercitata la vigilanza durante la notte, quando la porta era chiusa.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: FRAMMENTO DI ORNAMENTAZIONE ESTERNA. (Fot. Magri).]
La terza porta, che occorre qui ricordare, è quella detta di Borgo che fu testimone della battaglia avvenuta l'8 febbraio 1437 fra i Fiorentini e i Lucchesi guidati da Nicolò Piccinino. Questa porta aveva un'antica lunetta che fu demolita. — Pochi passi fuori di essa è il sobborgo detto delle Fornacette. Ivi i Della Robbia, si dice avessero le loro fornaci.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PARTICOLARE DELL'ARCHITRAVE DELLA PORTA MAGGIORE. (Fot. Magri).]
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PORTA DI PONENTE. FRAMMENTI DI ARCHITRAVE. (SEC. XII).]
Barga possiede varie chiese notevolissime per antichità e per opere d'arte.
[Illustrazione: BARGA — IL DUOMO: LATO SUD ED OVEST CON GLI AMPLIAMENTI DEI SECC. XIII, XIV, XVII. (Fot. Magri).]
Il Duomo si erge maestoso su di un vasto piazzale, detto l'Arringo, circondato da alte mura, ove in antico si radunava il Consiglio. Veramente incantevole è la veduta che di là si presenta allo sguardo: in basso il largo e verdeggiante piano di Barga: all'intorno innumerevoli e vaghi paeselli: in fondo le Alpi Apuane, colla ripida Pania e col singolarissimo Monte forato. — Sul piazzale dell'Arringo vedasi l'antico Palazzo Pretorio, già residenza dei commissarî e potestà di Barga. All'esterno dell'ingresso, sorretta da un pilastro d'angolo, sporge una grande tettoia. Sui muri sono gli stemmi de' governatori di Barga, nominati a rappresentare la Signoria di Firenze.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: IL CAMPANILE (SECC. XIII E XVIII) E LA SCALACCIA. (Fot. Magri).]
Una iscrizione del 1614-15 ricorda che il potestà Fabio di Carlo Serragli, restaurò in quel tempo la pittoresca loggetta del Pretorio; ma l'edificio ebbe poi a soffrire nuovi e più gravi danni per il terremoto del 1739. Durante i varî restauri perdette in parte l'originale carattere: le porte, con archi in pietra, vennero ostruite o ridotte, e riscialbati i muri esterni, ricoprendo antichi stemmi affrescati a colori, dei quali stemmi rimane tuttavia qualche visibile traccia.
[Illustrazione: BARGA — FACCIATA DEL DUOMO (SEC. XII E PORTALE DEL XIII). (Fot. Magri).]
Lo stemma scolpito più remoto è del 1396:
† ARMA VENERABILIS VIRI BARTOLOMEI GERARDI ONORABILIS CAPITANEI BARGE PRO COMVNI FLORENTIE ANNO MCCCLXXXXVI DIE VIII IVNII.
Al sec. XV appartengono quelli de' Rondinelli, de' Giachi, de' De Rossi, de' Serragli; al sec. XVI altri de' Galluzzi, de' Rondinelli, de' Petrucci, degli Strozzi; al sec. XVII gli stemmi de' Gori, de' Serragli, de' Filicaja, de' Monaldi, de' Petrucci, de' Bartoli. Di Francesco Del Nero d'Empoli, potestà e commissario dal 1730 al 33, è lo stemma più moderno.
Degno di speciale menzione è quello robbiano del XVI sec. con l'arme de' Rondinelli cinta da una ghirlanda in rilievo, di fiori e frutta, sorretta dalle ali di un cherubino. Vi si legge:
RINALDO DI NOFRI RONDINELLI P.A ET COMESSARIO MDXXVIII.
[Illustrazione: BARGA — INTERNO DEL DUOMO: NAVATE DEI SECC. XIII E XIV E CAPPELLONE DEL SEC. XVII.]
Notevole è pure lo stemma policromo di terra di Montelupo, del sec. XVI:
FAUSTUS BELTRAMINUS NICOLAI IVR. CONS. FILI AEQUES DIVI STEP[H]ANI POTESTAS BARGIE MDLXXXV.
[Illustrazione: BARGA — AMBONE NEL DUOMO (SEC. XIII). (Fot. Magri).]
Sul prato dell'Arringo si solevano giustiziare tanto i colpevoli di delitti comuni, quanto coloro che cadevano in mano dell'Esecutore di Giustizia per reati politici: come avvenne a quel tal Marchetto da Montefegatesi, che, per aver favorito i Pisani contro i Fiorentini, fu preso e «fu impiccato lì in Aringo, al pero, a dì 4 marzo 1501», secondo narra Jacopo Manni nelle sue _Cronache di Barga_. Dall'Arringo discende una lunga scalinata, chiamata comunemente Scalaccia.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PARTICOLARE DEL PULPITO. S. GIOV. BATTISTA (SEC. XIII). (Fot. Magri).]
Ma osserviamo senz'altro il Duomo. — Questo mirabile edifizio, annoverato tra i monumenti nazionali, fu costruito a più riprese, dal secolo XII al sec. XVII, sopra una più antica chiesa. Il Muratori cita, in proposito, una pergamena del 913 in cui è fatta menzione del Duomo di Barga. Esso è in travertino ed ha sul davanti una scalinata di sei gradini. La facciata attuale, semplice e nuda, — già fianco sud della chiesa del XII sec. — non ha altra ornamentazione se non quella di una doppia serie di archetti a sesto intero (fuorché uno a sesto acuto, posteriormente sostituito all'antico) ricorrenti sotto il cornicione e aventi nei capitelli varî disegni di animali e di figure umane. Nel mezzo si apre la porta maggiore, alla quale sovrasta un arco scolpito a foglie d'acanto, con un architrave a basso rilievo recante grappoli d'uva e due uomini intenti a coglierla. La porta è fiancheggiata da due colonne: al sommo di esse si affacciano due leoni, uno dei quali rotto, l'altro recante tra le gambe una figura umana.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: L'ANNUNCIAZIONE E IL PRESEPIO. PARTICOLARE DELL'AMBONE (SEC. XIII). (Fot. Alinari).]
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: L'ADORAZIONE DEI MAGI. PARTICOLARE DELL'AMBONE (SEC. XIII). (Fot. Alinari).]
L'interno della chiesa è a tre navate, sostenute da colonne con archi a sesto intero e diviso in due piani, uno superiore ed uno inferiore. La luce discende nel tempio da strette e lunghe finestre, per le quali filtra tenue, soave, diffondendosi con mistica dolcezza all'intorno. Il Duomo di Barga contiene varie pregevoli opere d'arte. Senza soffermarmi su quelle di minore importanza, come l'affresco rappresentante santa Lucia, notevole del resto per la antichità, come il quadro dell'Annunziata, attribuito a Federico Zuccari e come altri quadri, tra' quali: una grande Crocifissione su tavola sagomata (sec. XIV), una interessante tavola del XVI sec. coi tre santi Rocco, Giuseppe e Antonio e nel fondo la veduta dell'antica Barga, una bella _Deposizione di Cristo_, del 1600, firmata da Giovanni di Francesco Bizzelli, pittore fiorentino, discepolo di Alessandro Allori, una _Decollazione di s. Giovanni_, dipinta nel 1626 da Baccio Ciarpi discepolo di Santi di Tito, il _san Niccolao_ vescovo, il _san Pietro_, la _Madonna del Rosario_ in parte dovuti pure al pennello del Ciarpi, sino alla gigantesca figura di _san Cristoforo_ di Niccolao Landucci da Lucca — tavole e tele sparse nelle varie cappelle — ricorderò ora quelle opere che sono veramente degne di particolare menzione.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: VEDUTA DI BARGA ANTICA. (PARTICOLARE DI UNA TAVOLA DEL SEC. XVI).]
Tra queste l'ambone in marmo che, nelle sue linee generali e nell'aspetto suo complessivo, si presenta condotto alla stessa maniera di quelli esistenti a Brancoli e a Pistoia. Le sculture per quanto primitive e rozze acquistano un carattere di rude sincerità e d'ingenua schiettezza.
Il pulpito è del secolo XIII e appartiene, senza dubbio, ad una maestranza comacina. — È sorretto da colonne di marmo rosso, due delle quali poggiano sui corpi di grossi leoni. Uno di questi ha tra le gambe un drago alato: un altro tiene fra le zampe un uomo disteso che gli pone in bocca la mano sinistra, mentre colla destra lo trafigge alla gola. Un'altra delle colonne poggia sulla schiena gibbosa di un vecchio barbuto, più che originale, grottesco. Tutte le colonne hanno capitelli lavorati: tre a foglie di acanto, uno a figure diverse di animali reali e mitologici.
Le facciate del pulpito sono adorne di bassorilievi e quella anteriore ha inoltre un leggìo sorretto dai quattro simboli degli evangelisti. — Questa facciata rappresenta, nel bassorilievo, l'Adorazione dei Magi: di essi, due sono a cavallo e procedono verso la Vergine recante in collo il Bambino: il primo è ormai giunto e presenta, inginocchiato, l'offerta. — Compiono il riquadro alcune figure di Santi.
L'altra tavola è divisa in due e suddivisa in tre distinti scompartimenti. — Uno è occupato dalla rappresentazione dell'Annunziazione fatta dall'arcangelo Gabriele a Maria: l'altro comprende, nei suoi due quadri, la figurazione della Natività del Signore. — Nel primo di questi due quadri si vede la Vergine in letto, con accanto s. Giuseppe: sopra è una figura non precisabile, in veste talare, ma colle ali d'angelo, aperte: da presso è il Bambino in culla, fasciato, con accanto l'asino e il bue. — Nel secondo quadro si osserva il lavacro del Bambino compiuto dalle due donne dei vangeli apocrifi, Zelemi e Salomè, una delle quali versa acqua nell'urna. Tanto attorno a questa, quanto attorno all'altra facciata precedentemente descritta, girano alcune iscrizioni di responsorî, alle quali sovrastano i cornicioni intarsiati a fiorami.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: VEDUTA DI BARGA ANTICA. (PARTICOLARE DI UNA TAVOLA DEL SEC. XVI).]
Tra le varie cappelle del Duomo la più importante è quella del Sacramento nella quale, oltre ad un altare di stile secentesco e ad alcune opere moderne, si ammirano due pregevoli lavori Robbiani. Uno di questi, anzi, fu attribuito da taluni allo stesso Luca, il che è discutibile. Si tratta di un ciborio incastrato nel muro, in forma di piccolo altare. Nel mezzo si apre una porticina, fiancheggiata da due angeli che, in vago atteggiamento, sostengono l'aperta cortina.
Il volto di uno di questi angeli è soavemente mesto, quello dell'altro, sorridente e grazioso: al di sopra volteggia un arco intagliato. Più in alto si vede la tazza rituale e su di essa si innalza la figura di Gesù Bambino benedicente, assistito ai lati da due angeletti preganti. — Ai lati del ciborio stanno le figure bellissime di altri due angeli coi candelabri, uno dall'aspetto pienamente virile, sebbene di giovinetto, l'altro dalle sembianze quasi femminee: gentili e dolci figure, piene di espressione e di vita. Due cornucopie, ali d'aquile e una testa di putto costituiscono l'ornamentazione della parte inferiore di questo ciborio. L'insieme rivela la maniera di Giovanni Della Robbia.
Nella stessa cappella è un altro lavoro Robbiano rappresentante la Vergine e s. Giuseppe, in adorazione di Gesù nella culla. Maria è inginocchiata, a mani giunte in atteggiamento compunto: Giuseppe, seduto, ha gli occhi rivolti verso di lei, con una espressione interrogativa, come se volesse scrutarne l'anima. Intorno al quadro gira un cerchio a fiorami.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: TABERNACOLO. (MANIERA DI GIOVANNI DELLA ROBBIA).]
Dal piano superiore del tempio, anticamente riservato agli uomini, si entrava nel Chiostro detto degli Anelli. Ivi era una scultura notevolissima per la sua vetustà, in origine collocata sulla porta della primitiva chiesa: è opera gruamontesca del XII sec. Nel 1784 fu dall'archeologo Francesco Bertacchi, bargeo, fatta trasportare in quel chiostro affinchè, come dice l'epigrafe, il tempo edace non la consumasse. Recentemente venne accolta nell'interno del Duomo. — Rappresenta un'agape, divisa in due tavole. Nell'una si osserva un Re barbuto che sedendo in capo della tavola si liscia con una mano la barba: una corona, o un berretto, gli copre la testa. Presso a lui sta una donna velata, avvolte le spalle in un manto: seguono tre altre persone, sedute alla tavola imbandita con piatti contenenti pesci, e servite da una specie di nano, recante una zuppiera: sul capo di lui posa la mano un uomo che tiene un fazzoletto nell'altra. — Subito dopo, ma vòlto in senso opposto, vedesi un altro nano servitore con somigliante zuppiera e pure accompagnato da un uomo che gli posa la mano sul capo. Questo uomo peraltro ha presso di sé una figura di donna che sembra togliergli la zuppiera di mano. — Per la sua direzione parrebbe che il nano si avviasse a servir l'altra tavola, alla quale seggono cinque persone, la prima delle quali, per una specie di corona che ha in capo, sembra pure di aspetto regale. — Questi commensali però hanno, dal lato opposto, un altro nano intento a servirli, onde resta difficile definire a che cosa si appresti quello di mezzo. — La presenza, nel bassorilievo, di due campane, attribuendogli il carattere di un'agape cristiana, fa escludere l'ipotesi del Targioni che possa ravvisarvisi un banchetto del re Assuero. Né io starò ad avanzare altre ipotesi che non avrebbero più solido fondamento.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PILA DELL'ACQUA SANTA. (SEC. XIII).]
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PILA DELL'ACQUA SANTA. (SEC. XII).]
Dopo aver finalmente ricordato, tra le altre opere d'arte possedute dal Duomo di Barga, il marmoreo parapetto del coro — notevole per la sua policromia resultante dalla unione dei marmi bianchi e rossi, dei diaspri e delle nere cornici e ornato di teste umane e di fronde variamente intrecciate — il battistero con vasca di marmo rosso cinta da una cancellata di ferro, il secentesco altare della Annunziata, le pilette per l'acqua santa recanti intagli e mascheroni, richiamerò per un momento l'attenzione del lettore, e del visitatore, sulla grottesca e strana figura di legno, rappresentante s. Cristoforo, che spicca dietro l'altar maggiore in fondo al coro. Il Santo, vestito di rosso (la tinta suol rinnovarsi di quando in quando) e pur vivacemente colorito nel volto, reca sulla spalla sinistra il Bambino Gesù e nella mano destra un tronco di pino. La statua, anticamente, posava sopra un gran carro: poi fu adattata nella nicchia ove si trova attualmente. Fu detto che, per tale operazione, fossero segate al Santo le gambe e si sparse da ciò la credenza che l'operaio segatore e i suoi discendenti dovessero morire di male alle estremità inferiori. Il Groppi però combatte questo asserto, osservando che se la statua avesse avuto le gambe, le sue proporzioni sarebbero divenute inverosimili, che traccie di mutilazione non si riscontrano e che i due tronchi su cui la figura riposa non hanno affatto la forma di gambe incipienti. Secondo lui, per l'adattamento, fu segato invece il carro, su cui prima poggiava la statua. Checché sia di ciò, essa apparisce evidentemente sproporzionata: se a questo s. Cristoforo non furon segate le gambe, esso è un s. Cristoforo enormemente rachitico! Ad ogni modo, la statua merita di essere osservata come curiosità e come opera risalente certo ad una remota età medievale (sec. XIII).
Le cronache narrano che questa statua, in tempo di guerra, veniva recata sopra un carro sul luogo del combattimento o sopra le mura: e pur si dice che, fino al tempo di Napoleone I, si usasse trasportarla in certe solennità sopra una delle pubbliche piazze ove i giovani sposi le giravano tre volte a torno giurandosi fedeltà. Di san Cristoforo, verso il quale i Barghigiani furono sempre molto devoti, mostrando anche in questa predilezione per un Santo guerriero la fierezza del loro carattere, il Duomo conserva un dito, in un reliquiario d'argento a forma di braccio, donato, nel 1671, dal cardinale Carlo de Angeli: _Abbas Carolus de Angeli, anno Domini 1671._
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: STATUA IN LEGNO DI S. CRISTOFORO. (SEC. XII).]
Di sotto la nicchia, in cui è la statua di s. Cristoforo, si può, per una porta, passare alla sagrestia ove si conservano antichi arredi preziosi, tra cui primeggiano: un calice smaltato, finissimo lavoro del celebre orafo fiorentino del XIV sec. Francesco Vanni, come rilevasi dall'iscrizione: FRANCISCHUS VANNIS DE FRORENTIA ME FECIT (Adolfo Venturi nella sua _Storia dell'Arte_ riproduce il calice senza dirne l'autore); una grande croce d'argento del XV sec. recante il seguente ricordo: QUESTA CROCIE FECIE FARE GIOVANNI SALVUGLI OPERAIO DI SANTA MARIA DA BARGHA, FATTA NEL MILLE CCCC VIII (1408) DEL MESE DI LUGLIO; piviali e pianete di «damasco fiorato», con fregi d'oro di Cipro, del sec. XVI, istoriati con rappresentazioni del _Battesimo di Cristo_ e della _Resurrezione_; sete, velluti, trine, tra le quali notevoli una trina di Fiandra a fuselli del XVII o XVIII sec. e una trina di Milano, pure a fuselli, del sec. XVIII.
Il campanile del Duomo è pure antichissimo, ma subì, nel 1478, molti restauri ed altri più tardi specie dopo che, nel 1771, fu diroccato dai fulmini. D'altra parte la sua architettura lo dimostra coevo alla chiesa: del che sono più speciale documento i due cornicioni di archetti che corrono intorno ai due piani di mezzo e che sono in tutto uguali a quelli che già abbiamo notato sulla facciata del Duomo. Dalle campane armoniose trae il suono, urtandole col suo battente, l'orologio pubblico, dal quale, per dirla col Pascoli,
il suon dell'ore viene col vento, dal non veduto borgo montano: suono che uguale, che blando cade, come una voce che persuade.
Un'altra delle più importanti chiese di Barga, è quella di S. Francesco, detta anche dei Cappuccini, una famiglia dei quali risiede nell'attiguo convento fondato nel 1470 da fra Ludovico Turignoli, cioè dal beato Michele da Barga di cui, nella detta chiesa, son conservate le ossa. In questa chiesa sono i tre più belli e più pregevoli lavori Robbiani, rappresentanti rispettivamente la _Natività_ del Redentore, la _Madonna della Cintola_ e _s. Francesco_ che riceve le stigmate.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: RELIQUIARIO DI S. CRISTOFORO (SEC. XVII).]
La _Natività_ era, come ha notato il Reymond, uno dei motivi favoriti di Giovanni Della Robbia, il quale ne compose varie, tra cui quella di Bibbiena e quella della Verna assai somiglianti a questa di Barga. Ma questa, sempre secondo l'opinione del citato scrittore, rappresenta il culmine dell'arte sua, giacchè appartiene alla sua seconda maniera nella quale affermò più vivamente la propria personalità e più sembrò avvicinarsi alla grandezza del padre.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: CROCE D'ARGENTO (SEC. XV).]