I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga
Part 4
Compiuto così il nostro rapido giro a traverso i tre paesi (Ponte a Serraglio — Bagni Caldi — Villa) che formano propriamente i Bagni di Lucca, gioverà aggiungere, a compimento del nostro discorso, che il luogo, per essere molto ombroso, è assai più fresco di quanto non comporterebbe la sua poca elevazione sul livello del mare: che gli abitanti sono eccellenti persone, di sicura onestà e di modi cortesi: che il loro aspetto fisico, specie quello delle donne, è di una inusitata gentilezza e finezza: che i loro costumi, pur essendo semplici, mostrano la consuetudine del trattare coi signori villeggianti, dal che hanno acquistato disinvoltura e scioltezza: che la lingua, a parte qualche difetto di pronunzia, caratteristico nella regione lucchese, è schietta, colorita, vivace. Come ognun sa, i contadini e i montanari di questi luoghi hanno una spiccata tendenza all'emigrazione e passano molti anni della giovinezza in America, donde tornano quasi sempre con un discreto peculio che permette loro di acquistare qualche palmo di terra e di finirvi in pace la vita. Alcuni vanno oltre Oceano per lavorare: ma i più per vendere le famose statuette di gesso note sotto il nome di _Figurine belle_, per virtù delle quali i _Figurinai_ son celebri ormai in tutto il mondo. Da qualche tempo fioriscono anche sul luogo molteplici industrie: vi sono cartiere, fabbriche di polvere pirica, di tannino, di cucirini, di paste alimentari, cotonificî, filande di seta etc. etc. I principali prodotti agricoli sono il grano, il granoturco, i cereali, le olive: abbondano i lamponi, le fragole, i funghi, le castagne, le quali ultime forniscono ai poveri il principale alimento colla loro farina che adoprano per fare i _nécci_ chiamati anche _pane di legno_. La corrente della Lima fornisce una notevole energia per muover molini e per generare la luce elettrica da cui è illuminato il paese. A voler ricordare tutti gli illustri personaggi che frequentarono o visitarono i Bagni di Lucca dai tempi antichi fino ai nostri, ci sarebbe da stendere una lista più lunga di quella in cui Don Giovanni notava i nomi delle donne da lui conquistate. Ci furono tempi in cui la celebrità del luogo era tale che si considerava quasi un dovere il venirvi: né v'era straniero che scendendo in Italia non avesse in nota, tra i luoghi da visitare, anche i Bagni di Lucca. Limitandoci pertanto a pochissimi nomi di visitatori antichi e moderni, ricorderemo tra le figure storiche, oltre alla Contessa Matilde, all'Imperatore Federico II e a Castruccio Castracane, Giuliano De Medici, Galeazzo Manfredi, s. Luigi Gonzaga, i cardinali Angelo De Medici e Michele Ghislieri che furon poi Pio IV e Pio V, la Duchessa di Mantova sorella di Ferdinando I imperatore d'Austria, la principessa Vittoria moglie di Ferdinando II, la principessa Caterina di Savoia, Giovanni III pretendente al trono d'Inghilterra e la sua Consorte, Giuseppina Beauharnais più tardi moglie di Napoleone, Letizia e Paolina Bonaparte, Vittorio Emanuele I, Maria Teresa vedova di Carlo Alberto, Luigi Bonaparte già re d'Olanda e padre di Napoleone III, il viceré d'Egitto Mehemet, il principe di Metternich, il maresciallo Radetzki, l'ammiraglio Tegetthoff vincitore di Lissa, la Principessa di Capoa, i principi regnanti nel Ducato di Lucca e nel Granducato di Toscana e tanti e tanti altri.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — STABILIMENTO DEL BAGNO ALLA VILLA. (Fot. Pellegrini).]
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — CHIESA ANGLICANA.]
[Illustrazione: CORSENA — CHIESA DI S. PIETRO. (Fot. Pellegrini).]
[Illustrazione: CORSENA — CHIESA DI S. PIETRO: INTERNO. (Fot. Pellegrini).]
Ma più ancora gioverà ricordare i letterati e gli artisti, primo fra i quali l'arguto poeta e novellatore toscano Franco Sacchetti che celebrò i Bagni di Lucca in varî sonetti, dedicati all'amico suo Michele Guinigi. Il più noto è quello che riassume e compendia i vantaggi del luogo: vantaggi che noi, nella volgar prosa moderna, la quale quando parla di stazioni balnearie prende subito un tanfo di clinica e di ospedale, chiamiamo cura idrologica, cura climatica, cura dietetica, ma che nelle pure forme poetiche trecentistiche suonan così:
Michel mio caro, s'io ragguardo bene Il loco e la virtù di questo fonte, I' credo che giammai sotto Fetonte Non fusse bagno di sì dolci vene. L'aëre fine questo loco tiene: Fiumi corsivi a piè di ciascun monte; Vostri costumi e vostre donne conte Con belli e dolci canti di Sirene. Vin, carni, pesci ed ogni frutto sano, E ciascun'altra cosa che conforta, Che pare il paradiso deliciano. Qui si purga ogni morbo o e' s'ammorta: Et oltre a questo, quel ch'è più sovrano, Aver vostra virtù con Amor scorta.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA: LA VERGINE E IL FIGLIO. STATUETTA IN ARGENTO. (SEC. XVIII).]
Un altro sonetto di Franco Sacchetti allude ad un incidente spiacevole occorsogli nel fare una di quelle gite sul somaro o sul mulo che pare usassero anche a' suoi tempi come usano anc'ora. Questo sonetto, forse in omaggio al mulo, ha la coda: ed è pure rivolto al Guinigi, che rispose con altri versi al Sacchetti:
Sempre ho veduto che ogni diletto Nel fine suo convien che senta pena, Ma nol credea al Bagno di Corsena Tanto era fisso al vostro lieto aspetto. Com'io salii su un mulo maledetto Subito s'erse ed annodò la schiena, In forma che su' sassi e non su rena Mi fece in terra angoscioso letto. La gran percossa per sì aspro cammino A Pescia mi condusse a scemar sangue Dov'ebbi colpi più che San Bastiano. Poi a Pistoja un barbier più fino Rifece il gioco onde il mio corpo langue Per tanti mali ed ancora non sano. Chi dice: poni Assenzio e chi Marobbio; Così in mio luogo fosse il vostro Gobbio!
La schiera dei letterati e poeti che frequentarono i Bagni di Lucca si illustra altresì dei nomi di Vittoria Colonna, di Michel Montaigne, di Enrico Heine, di Jules Janin, di Alfonso Lamartine, di Francesco Redi (che nella ricordata fontana di casa Buonvisi fece molti suoi esperimenti scientifici), di Giorgio Byron, dello Shelley, di Roberto e di Elisabetta Browning, del Tennyson, di Vincenzo Monti, di Agostino Cagnoli, del Giusti, del D'Azeglio, del Regaldi, dello Strocchi, del Dumas padre, di Ouida, del Carducci, della Vacaresco etc. etc. Lo Shelley, in una lettera del 10 luglio 1818, diretta dai Bagni di Lucca a M.r e M.rs Gistorne a Livorno, parla di una sua gita al Pratofiorito, aggiungendo di non riuscire a descriverne la bellezza: e dei Bagni di Lucca riportò tale impressione e serbò tal ricordo che in altra lettera dell'8 ottobre 1818 da Este affermò non essere ad essi paragonabili per bellezza i Colli Euganei, ove allor si trovava.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA: CROCE PROCESSIONALE IN ARGENTO. (SEC. XV).]
Il Regaldi dette ai Bagni di Lucca una accademia di improvvisazione nella sera dell'8 agosto 1840. Giosuè Carducci, scrivendo dai Bagni di Lucca, esclamava: _qui tutto è fiamma e azzurro!_ — Ed Elena Vacaresco, la gentil poetessa rumena alle cui vicende palpitarono tutti i cuori gentili, associando alla celebrazione di questi luoghi il pensiero della sua patria lontana, ne magnificava le bellezze con alcuni versi che ho tentato di tradurre così:
Pei vaporosi vesperi, Sotto il ciel trasparente od a traverso Le chiare albe che nascono Quasi cantando un inno a l'Universo, La coorte fantastica Dei sogni d'or che dal tuo cuore emana Ai nostri cuori elévasi, O benedetta terra di Toscana. E par che le incantevoli Tue valli amiche intendano il desio E il bisogno de l'anime Anelanti a la pace ed a l'oblio; E che i tuoi monti vogliano Destare a noi ne l'intimo del cuore Quel sogno fier, che suscita Nei fianchi loro il sol fecondatore. Quando il giorno, che rapido Fugge, lambisce come roseo velo Di corallo diafano L'ultimo lembo de l'azzurro cielo, Se a lungo il guardo figgere Volessi in una stella e un caro voto Formar, mentre per l'aere Scende filando e perdesi nel vuoto, Me gioverebbe il chiederle D'esser la brezza lieve e folleggiante E, in magica vertigine, Attraversar lo spazio in un istante: D'esser il vento ch'esula Di corolla in corolla; e in corsa strana Errar tra la mia patria E questa dolce terra di Toscana!
Ma lo scrittore che più si diffuse a trattare dei Bagni di Lucca fu il Montaigne: tanto che io debbo rimandare chi volesse averne contezza a leggere quanto egli ne scrisse nel suo _Journal de voyage_. Noterò solo che questo suo libro, scritto nella prima parte in francese, comincia proprio al giungere dello scrittore ai Bagni di Lucca l'uso della lingua italiana. E il Montaigne ne dà così la ragione: «Assaggiamo di parlare un poco questa altra lingua, massime essendo in queste contrade dove mi pare sentire il più perfetto favellare della Toscana, particolarmente tra li paesani che non l'hanno mescolato ed alterato con li vicini».
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA: ORATORIO DELLA MADONNA DEL SOCCORSO. BANCHI E POSTERGALI IN LEGNO INTAGLIATO. (SEC. XVII).]
Venuto ai Bagni per curarsi di mal de' reni e di calcoli, il Montaigne, nel suo Diario, rende conto giorno per giorno, con ispietato verismo, delle cure che faceva e degli effetti che ne risentiva: ma anche coglieva occasione per descriver luoghi e costumi. È ben noto il suo incontro coll'improvvisatrice Divizia, la quale faceva, com'egli narra, _versi di una prontezza la più mirabile che si possa_, mescolandovi _le favole antiche, nomi delli Dei, paesi, scienze, uomini clari, come se fosse allevata agli studî_. Egli ci lasciò inoltre la descrizione dei balli contadineschi cui assisté o che fece fare, regalando galantemente le ballerine più esperte o quelle ragazze che più gli piacevano (una volta regalò un paio di scarpette _ad una bella giovane fuori del ballo!_) ed elogiando la loro grazia squisita, sì da esclamare: «_È bella cosa e rara a noi altri francesi di veder queste contadine tanto garbate, vestite da signore, ballar tanto bene_». Parla anche dei prodotti e delle industrie del luogo e della vita a buon mercato che, allora, vi si conduceva: «_Si vive qui a bonissimo mercato. La libra di carne di vitella bonissima e tenerissima circa 3 soldi francesi_ (oggi però costa di più!). _Ci fa assai trutte_ (trote) _ma piccole. Ci sono buoni artigiani a far parasoli e se ne porta di qui per tutto. Il paese è montuoso e si trova poche strade pari. Tuttavia ce ne sono d'assai piacevoli: e fino alli viali della montagna sono la più parte lastricati. Feci dopo pranzo un ballo di contadine e ci ballai ancor io per non parer troppo ristretto[1]. In certi lochi d'Italia, come in tutta la Toscana et Urbino, fanno le donne gli inchini, alla francese, delli ginocchi_».
[1] Cioè _riguardoso_: nel qual senso il vocabolo fu usato pur dal Boccaccio.
[Illustrazione: VILLA — PANORAMA. (Fot. Pellegrini).]
Finalmente, a tacer d'altro, il Montaigne accenna, da acuto osservatore qual era, ai dissidî, alle inimicizie, alle divisioni che furono e sono tuttavia di tanto danno al paese e ch'egli paragona a quelle de' Guelfi e de' Ghibellini, soggiungendo: «_Questo loco è pienissimo d'invidi fra li abitatori e d'inimicizie occulte, mortali, conciò che_ (sebbene) _siano tutti parenti_».
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PANORAMA DI VILLA E TORRENTE LA LIMA. (Fot. Brogi).]
In tempi a noi più vicini molti furono anche i musicisti illustri che soggiornarono ai Bagni di Lucca, e tra questi il Rossini, il Meyerbeer, il Verdi, il Campana, il Tosti, il Rotoli, il Vannuccini, Giovanni Sgambati, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni. Vi passarono anche i più reputati concertisti, che vi trovavano un pubblico numeroso e plaudente. Oggi le cose sono mutate. All'epoca dello splendore è succeduto il periodo dei decadimento, in parte dovuto alla moderna musoneria, in parte alla concorrenza di tanti altri luoghi di villeggiatura, in parte anche (bisogna riconoscerlo) all'essersi fatto troppo poco per mettere i Bagni di Lucca al corrente della vita moderna, per arricchirli di quelle comodità e di quelle attrattive che ormai tutti richiedono. Ma, se non manchi loro un nuovo impulso, i Bagni di Lucca potranno tornare all'antico splendore e riconquistare quella floridezza che per la bellezza dei luoghi e per la virtù delle acque non dovrebbe loro mancare.
[Illustrazione: PONTE A MOCCO.]
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Ma chi voglia veramente formarsi un'idea esatta della regione e veramente gustarne le molte e varie bellezze deve visitare i dintorni dei Bagni di Lucca, specialmente salendo ai paesetti molteplici che stanno come appollaiati sui monti circonvicini.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — CIMITERO INGLESE. (Fot. Pellegrini).]
Una delle ascensioni che i villeggianti fanno più di frequente è quella a LUGLIANO: ascensione non lunga né difficile, ma che pure offre il godimento di uno stupendo spettacolo. La strada mulattiera si parte dalla Via Letizia e si arrampica su per una bellissima selva di castagni. In cima è il paese, fosco, nero ed ottuso, traversato da una lunga e stretta viuzza. Sull'origine del suo nome si hanno due diverse opinioni: ché alcuni, fondandosi anche sul fatto che lo stemma del paese reca la testa di Giano, dicono derivare da _Lucus Jani_, immaginando che il bosco fosse sacro a quel nume: altri da _Julianus_ colono romano che vi avrebbe fissato la sua residenza. Oggi il paese presenta un aspetto eminentemente medievale; nessuna traccia pertanto della sua precedente, e del resto ipotetica, romanità.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE SUL TORRENTE LA LIMA E VEDUTA DI VILLA. (Fot. Brogi).]
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE SULLA BULIESIMA, DETTO PONTE CONTE DI TORINO.]
Le memorie veramente storiche di Lugliano risalgono all'anno 825 in cui resulta feudo del vescovo di Lucca. Passò poi ai Soffredinghi e ai Corvampi, finché, nel 1244, fu donato da Federico II al Comune di Lucca.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA (DINTORNI) — LUGLIANO.]
A mezzogiorno del paese sorge un'assai vetusta Cappella che fu già la parrocchia dell'antico Castello della Cerbaja, distrutto dai Fiorentini nel 1334. Dall'altro lato si trova una piccola piazza, colla caratteristica fontana, dovuta in parte alle elargizioni di una dama e di un lord inglesi che, innamoratisi del luogo, vi trascorrevano anche l'inverno nevoso, beneficando le buone popolazioni. Del che serba memoria la seguente epigrafe apposta sulla fontana:
QUESTA FONTE A COMODO PUBBLICO FECERO GLI UOMINI DELLA SEZIONE DI LUGLIANO A PROPRIE SPESE E COI DONI DI LORD SANDONE DI LADY BULE A. 1775. ATTINGA IL PASSEGGIER LA LIMPID'ACQUA, ABBEVERI IL PASTOR GREGGI ED ARMENTI, E I SAVI DONATOR SEMPRE RAMMENTI.
Lugliano possiede inoltre un Osservatorio meteorologico che fu istituito dal celebre Padre Cecchi: né il visitatore ometta di recarsi nel giardino Politi, dove s'erge un frassino gigantesco, tra i rami del quale sta una specie di stanza con sedili, capace di oltre venti persone.
A chi giunge sulla vetta del monte si mostrano due panorami, uno più bello dell'altro. Il primo è quello complessivo dei Bagni di Lucca, i due paesi del quale, il _Ponte_ e la _Villa_, son collocati l'uno da un lato, l'altro dal lato opposto del Colle, per modo che questo Colle potrebbe dirsi, allungando amenamente l'endecasillabo dantesco,
.... il monte per cui quelli del Ponte veder la Villa non ponno!
Ora Lugliano, che al Colle è di faccia, è tanto più alto di questo, che se ne veggono insieme entrambi i versanti e lo sguardo abbraccia contemporaneamente l'uno e l'altro villaggio, che lega insieme, come un immenso e tortuoso nastro d'argento, la Lima.
L'altro panorama poi si vede più acconciamente dall'estremità del paese, ove si trova la chiesa, ed è quello della valle del Serchio, che si allontana e si perde fino nelle vallate della Garfagnana inferiore, tempestate di paeselli graziosi.
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Coloro che amano le più lunghe escursioni, giunti a Lugliano, proseguono la via per recarsi al ROMITORIO DELLE PIZZORNE, posto su quelle montagne da cui nasce il torrente Pizzorna che finisce poi nella Lima. Si prende uno stradello assai stretto che, sempre salendo, conduce ad un luogo detto Falciprato. Da quel luogo lo stradello comincia a pianeggiare e quindi è men faticoso. S'incontra, avanzando, la chiesa di S. Bartolommeo che mostra nell'architettura la sua antichità. Quivi la strada, ora si distende tra floridi campi, ora gira sull'orlo della montagna, producendo un brivido a chi guardi nel fondo. Sparsi qua e là appaiono tugurî di montanari e capanne di pastori: ad ogni passo, freschi ruscelli cristallini, che scendono romoreggiando tra i vasti silenzî: qua, caverne scavate nella roccia viva e macigni spaventosi; là, verdi prati e poggi ridenti. Finalmente si perviene al Romitorio. La chiesetta ha un dolce e poetico titolo, quello della _Madonna della neve_. E certo, trovandosi lassù nel cuor dell'estate, vien fatto di pensare all'aspetto che deve presentare quel luogo nella stagione più cruda, quando tutto lo copre la neve. Vi stava, in altri tempi, un vero e proprio eremita, un buon cappuccino che ospitava i rari passanti e correva in soccorso di chi si trovasse in pericolo, ciò che non di rado accadeva, quando le nevi cancellano ogni orma di guida, ogni indicazione di strada e, gelandosi, divengono assai pericolose, specie nei punti in cui bisogna girare sul ciglio della montagna sospeso su profondi burroni. Anc'oggi vi è lassù un eremita: ma un eremita... moderno, con moglie e figliuoli, che presta volentieri ai visitatori qualche seggiola e una tavola per far colazione! Raggiunta finalmente la vetta delle Pizzorne, buona parte della Toscana si svela allo sguardo: nel mezzo appare Lucca, rotonda, cerchiata dalle sue celebri mura: nel lontano si disegna tra le brume Firenze: in fondo, brilla una striscia lucida e scintillante... il mare! il mare!
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA (DINTORNI) — LUGLIANO: PIAZZA. (Fot. Pellegrini).]
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Sul monte rimpetto a Lugliano è un altro paese meritevole di esser visitato, BENABBIO; al quale, oltre che per la via mulattiera, si può, da qualche tempo, accedere per la bella strada carrozzabile che dovrà in avvenire andar fino a Pescia, congiungendo così la Val di Lima alla Val di Nievole.
[Illustrazione: BENABBIO — PIAZZA E FIANCO DELLA CHIESA. (Fot. Pellegrini).]
Benabbio è un borgo importante, ove il soffio del progresso è giunto colla istituzione di una scuola agraria, di una biblioteca circolante, di una scuola di musica. La chiesa principale, dedicata all'_Assunta_, è assai interessante. Come appare dall'esame delle varie sue parti e come si rileva da alcune iscrizioni, fu costruita in tre epoche diverse: la parte centrale, nel 1338; le altre, respettivamente, nel 1529 e nel 1534. Nel seicento, fu, secondo il solito, guastata e ritinta, e venner chiuse le luci di varie finestre. Il coro vi è stato aggiunto da pochi anni. La chiesa, a tre navate, possiede un pregevole trittico (sec. XV), rappresentante _la Vergine, il Figlio e quattro Santi_, e una tela raffigurante la _Madonna dei dolori_, tela che ha una ricca cornice dorata e scolpita, del secolo XVII, di scuola toscana. Meritano pure di essere osservati: il Fonte battesimale col suo caratteristico bassorilievo in cui è figurato il _Battesimo di Gesù_ e colla bella cancellata quattrocentesca in ferro battuto, a quadrilobi, riadattata per questo luogo forse posteriormente: inoltre una croce processionale in argento e due statue scolpite in legno della fine del XIV secolo, rappresentanti l'Angelo annunziatore e la Vergine; quest'ultima danneggiata perchè ridotta in progresso di tempo a «manichino». Per l'antichità dell'architettura sono anche notevoli: la piccola chiesetta che s'incontra prima di arrivare al paese, e l'altra della Compagnia della Vergine che ha un discreto dipinto rappresentante la _Madonna col Bambino_.
[Illustrazione: BENABBIO — CHIESA DELL'ASSUNTA. STATUA IN LEGNO DELL'ARCANGELO GABRIELE (SEC. XIV) — STATUA IN LEGNO DELLA VERGINE (SEC. XIV).]
Dal paese si può ascendere fino al così detto _Castello_, i cui ruderi cingono ora la chiesa di S. Michele, ove è il ricordo delle numerose vittime che anche in quei luoghi fece nel 1855 il cholèra. Il Castello era stato costruito dai Lupari, signori di Benabbio, dei quali fu Luparo Lupari, poeta, amico di Castruccio Castracane, che lo aiutò a riconquistare il potere toltogli nel 1306 dai Guelfi; ma poi lo destituì, geloso della supremazia che esercitava sul popolo. Veramente mirabile è lo spettacolo che da quell'altura si gode, potendo l'occhio abbracciare una vasta serie di montagne e di valli e posarsi su ben venticinque paesi, bizzarramente sparsi all'intorno. Sullo stesso monte di Benabbio, più in basso, è il _Belvedere_, donde è stata recentemente derivata, pei Bagni di Lucca, una conduttura di purissima acqua potabile. Né molto lontano, ma sopra diversa montagna, è il paese di BRANDEGLIO, sulla piazza del quale è un oratorio con lavori in bronzo molto apprezzati. La chiesa ha un bel quadro rappresentante l'_Assunta_, attribuito allo Zacchia, una croce col Cristo, tutto in massello d'argento squisitamente lavorato. Per andare a Brandeglio dai Bagni di Lucca si passa dinnanzi a _Villa Diana_, così chiamata dal torrente che la fiancheggia precipitando in una spumeggiante cascata. Ivi abitò, nel 1866-67, il conte Teleky, esiliato dall'Austria, che la rese centro politico e luogo d'incontro de' suoi partigiani, che di là corrispondeva con Garibaldi, con Victor Hugo, con Kossuth, e che poi, com'è noto, combatté a fianco dell'eroe di Caprera contro gli Austriaci per l'indipendenza d'Italia.
[Illustrazione: BENABBIO — CHIESA DELL'ASSUNTA: FONTE BATTESIMALE (PARTICOLARE DEL CANCELLO IN FERRO).]
Altro punto di partenza, o di ritorno, per Brandeglio può essere il luogo detto _Le Fabbriche_, così chiamato dai varî opificî che vi si trovano. Passato il quale s'incontrano le montagne su cui sono Casabasciana e Crasciana, donde si va al Battifolle.
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CASABASCIANA, che fu anticamente un castello, possiede una chiesa bellissima, tutta in pietra serena, con logge formate da colonnine: l'interno è a tre navate con archi a sesto acuto e il _coro_ è sorretto da belle colonne di pietra. La chiesa di Casabasciana fu fatta costruire, secondo la tradizione, dalla Contessa Matilde. Meno antica, poiché risale al secolo XV, è la chiesa dell'altro paese che, passato il torrente Granchio, s'incontra, cioè di CRASCIANA: ma vi si ammira un pregevole bassorilievo Robbiano raffigurante l'_Annunciazione_. Vicina vi è una cappella con moderne pitture del Tofanelli.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — VILLA DIANA.]
Da Crasciana, traversata la macchia del _Sargentino_, si arriva al BATTIFOLLE, antico fortilizio che tutti i Comuni della vallata erano obbligati a custodire a vicenda. Ivi era l'antico confine tra il Fiorentino e il Lucchese. La vista, come può immaginarsi, è stupenda. Da torno si elevano gli Appennini, formando una successione di monti che
si rincorrono fra loro fin che sfumano in dolci ondeggiamenti entro vapori di viola e d'oro.
Da ogni parte si scoprono alte giogaie, valli fresche e ubertose solcate da nitidi fiumi, rocce nude e profondi burroni, macchie selvose e praterie verdeggianti, paesi innumerevoli, sparsi qua e là, tutti aggruppati intorno alla loro pieve, dalla quale partono i suoni delle campane che si rispondono da una chiesa all'altra, con varietà di toni e di ritmi, mescendosi in una dolce e malinconica armonia che si diffonde solennemente all'intorno.