I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga
Part 3
e alla quale oggi è stato mutato il nome d'_Innamorata_ in quello di _Maritata_, forse in omaggio alla moralità! Subito dopo si trova il Bagno s. Giovanni, ricordato fin dal 1483 da Matteo Bendinelli e dedicato al Battista (di cui vi si vede l'immagine) per l'antico uso che i paesani avevano di bagnarvisi nella vigilia della festa del Santo. Esso ha una sola sorgente che alimenta le molteplici vasche: è curioso notare che in antico aveva sette bagnetti destinati a sette diverse categorie di persone, così: per i cavalieri, per le dame, per i cittadini, per le cittadine, per gli ebrei, per le ebree, per i servitori! Dalla terrazza di questo bagno si scopre quella veduta che Enrico Heine descrisse nella pagina che abbiamo sopra citata.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — SALONE DEL CASINO REALE.]
Tornando un poco addietro e riprendendo la via, si giunge finalmente allo stabilimento principale cioè al Bagno Caldo il quale, come dissi, un tempo chiamavasi Bagno a Corsena, e che è il più antico e il più celebre. Del Bagno alla Villa parleremo tra breve, quando saremo giunti a far menzione del capoluogo. Ora, poichè siamo allo stabilimento centrale, giova accennare, sebbene sommariamente e come per me si possa, alla struttura geologica del paese e alla natura delle sue acque.
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L'ossatura principale dei monti dei Bagni di Lucca è costituita dagli strati di arenaria-macigno del periodo terziario inferiore che, diretti da S. E. a N. W. e spingendosi fino ai contrafforti dell'alpe di Montefegatesi, di Tereglio, di Barga e di Coreglia — onde il colle di Corsena si considera come una propaggine dell'Appennino toscano — appoggiano sopra le grandi masse del calcare grigio-cupo del periodo cretaceo che formano da un lato — risalendo il corso del torrente Lima — i monti del Pratofiorito, di Controne, di Lucchio, dall'altro, sulla sponda destra del Serchio, la montagna di Diecimo.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — TORRENTE LA LIMA COL PONTE CAMAJONE. (Fot. Brogi).]
Strati di scisto argilloso e di calcare nummulitico sono interposti tra l'arenaria-macigno e possono vedersi emergenti non lungi da Montefegatesi in luogo detto le Fontanacce. Presso il Bagno Bernabò e sopra il Bagno alla Villa si incontrano masse di travertino che furono riferite al quaternario antico.
I resti organici fossili sono assai scarsi in questi terreni, qualora si eccettuino le comuni impronte di fucoidi che si riscontrano nello scisto eocenico di Montefegatesi. Tuttavia il Murchison che studiò la struttura geologica dei Bagni di Lucca, continuando le ricerche del Savi, dice di aver trovato nei calcari neocomiani del Pratofiorito una impronta di cefalopodo che ritenne del genere _Crioceras_: ma il Carina non ne confermò la scoperta, non essendo riuscito a trovare altro fossile appartenente all'êra mesozoica se non un ammonite che il Meneghini ritenne per l'_Ammonites liasicus_. Infine il Lotti osservò nel travertino del Bagno Bernabò impronte di univalvi che riferì al genere _Bithynia_.
La flora, ricchissima e varia, comprende un numero ben grande di specie che trovano le condizioni adatte alla loro vita nel clima mite di quei luoghi, all'ombra delle selve di castagno, l'albero caratteristico della regione, e lungo i ruscelli che tanto numerosi scendono giù da quei monti: una flora costituita prevalentemente da felci, da muschi che, insieme con molte specie di funghi, cuoprono la terra umida dei boschi, e da molte piante dagli splendidi fiori; dagli iperici gialli, dall'assenzio, dalle mente, dai timi e da abbondanti _composte_ del genere _Carlina_ (_Carlina acaulis_, con la varietà _caulescens_) conosciute nel paese sotto il nome di fiori di s. Pellegrino, nonché da cedronelle, giaggioli e molte altre. Vi abbondano le fragole, le more, i lamponi. Sono specialmente interessanti, per il botanico, i dintorni di Montefegatesi e del Pratofiorito ove crescono piante che non si trovano in altri luoghi della regione.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: OSPEDALE E CAPPELLA DEMIDOFF. (Fot. Pellegrini).]
Le fitte selve di castagni sono state, in questi ultimi tempi, un po' diradate: e si deve lamentare l'iniziato diboscamento dei monti nell'intento di adoprare la scorza del castagno per la fabbricazione del tannino, senza riflettere ai danni immensi che ne derivano e senza trarre insegnamento dalla catastrofe avvenuta nel 1784 a s. Gemignano di Controne ove un intero poggio franò, distruggendo il paese, per l'azione erosiva delle acque d'infiltrazione.
Altrettanto ricca di forme è la fauna. — Non popolano più le vette di quei monti gli orsi, i cinghiali, i lupi che pur vi abitavano in epoche storiche, né i cervi che lasciarono ad una località vicina a Benabbio il nome di Cerbajola. Ma anc'oggi vi si trovano, sebbene rare, la lontra, la faina, la martora, la puzzola, la donnola; mentre frequenti sono la volpe, la lepre, lo scojattolo, il ghiro e molte specie di topi e di pipistrelli. — Tra gli uccelli, o fissi o di passaggio, si notano il falco, il gufo, il barbagianni, molti passeracei e rampicanti, pernici e quaglie e alcuni trampolieri. I diversi ordini dei rettili vi sono rappresentati, ad eccezione di quello dei _cheloni_. Tra i pesci abbondano i barbi, gli squali, le perche, le anguille, le lamprede e le trote; tra gli invertebrati, gli insetti e i molluschi, tra cui la _Bitinella lucensis_ che si trova esclusivamente negli scoli delle acque termali presso l'Ospedale.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: OSPEDALE DEMIDOFF. (Fot. Pellegrini).]
Venendo ora a fare un rapido cenno delle acque termo-minerali dei Bagni di Lucca rileveremo innanzi tutto come la grandissima profondità da cui esse provengono e la natura dei terreni che attraversano, sieno rispettivamente le cause della loro termalità e della loro mineralizzazione.
Narra la leggenda come la scoperta di queste fonti sia dovuta all'avere alcuni pastori osservato che le loro bestie guarivano dalla scabbia quando s'immergevano in una specie di laghetto formato da tali acque. La temperatura delle diciannove sorgenti è varia e va dai 35 ai 54 centigradi, offrendo in tal modo una gradazione utilissima alle diverse applicazioni per le diverse malattie. La loro composizione chimica differisce dall'una all'altra sorgente più per la quantità che per la diversità dei sali che vi sono disciolti: dalle analisi fatte nei tempi passati dal Moscheni, dal Donati, dal Davy e più recentemente dal prof. Bechi e da altri, resulta che i minerali disciolti in queste acque sono il cloruro di sodio, il cloruro di magnesio, il carbonato di calcio, il solfato di sodio, di calcio, di potassio, con tracce di solfato di stronzio e di silice; vi si trovano pure i gas cloro, anidride carbonica, anidride solforica. Per conseguenza le acque dei Bagni di Lucca sono prevalentemente _salino-terroso-alcaline_.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: CAPPELLA DEMIDOFF. (Fot. Spooner).]
Adoprate fino dai tempi in cui non la scienza, ma la osservazione empirica ne aveva rilevate le proprietà terapeutiche, le acque dei Bagni di Lucca hanno indiscutibile efficacia in molte malattie, sia per ragione della loro temperatura che influisce nelle affezioni derivanti da alterato ricambio, sia per ragione della loro composizione chimica che agisce sul sangue e sullo stomaco, nonché sulla pelle e sul sistema uterino. Perciò esse sono specialmente indicate nelle malattie d'indole artritica, reumatica e gottosa, nelle rigidità muscolari anche se derivate da lussazioni o fratture, nelle varie forme di malattie della pelle collegate alla _diatesi erpetica_, in quelle delle vie urinarie, esercitando una potentissima azione sullo scioglimento dei calcoli, nella scrofola e in generale in tutte le affezioni dell'apparecchio glandolare linfatico, nelle malattie delle donne e nella loro sterilità, onde Vincenzo Monti (venga un poeta a recare un'alata parola in mezzo a questa arida enumerazione di morbi) immaginando che appunto la fecondità si assidesse
sul celebrato margine di questa fonte amica che occulto foco ed alcali a sanità nutrica,
invitava a scendervi Sua Eccellenza la signora Principessa D.na Costanza Braschi-Onesti nata Falconieri dicendole:
All'onda salutifera le care membra affida: ecco, son io la Najade che la governa e guida.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — LA LIMA.]
Oltre a quella delle acque, possono farsi, ai Bagni di Lucca, le cure della grotta a vapore e dei fanghi.
La Grotta, segnalata già nella seconda metà del secolo XVIII dal Benvenuti, che la descrive come «una Grotta non artefatta che molto salubre si sperimenta nella cura di quelle malattie ove sia necessario promuovere il sudore e principalmente nel morbo gallico», è invece, in parte artefatta. Dal calidario che vi fa da ingresso si passa nei _tepidarî_, camerette che servono per spogliarsi, riposarsi, vestirsi e quindi si entra nella spelonca, larga due metri e lunga quattordici. La temperatura, dai 37 giunge ai 40 centigradi e l'atmosfera di vapore è prodotta dalla sorgente del Doccione (che è la più calda) la quale si trova appunto nell'interno di quella Grotta.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — VALLE DELLA LIMA VISTA DALLA VILLA TREBILLIANI. (Fot. Pellegrini).]
Finalmente i Fanghi sono prodotti dal deposito delle acque. Ignorati o misconosciuti per moltissimo tempo, tanto che lo Zambeccari li segnalava quasi a dispregio delle acque, furono recentemente riconosciuti ricchi di sali ferrosi e ferrici fino al 92 per cento. A questa loro particolare composizione si deve, secondo il prof. Queirolo, l'azione straordinariamente benefica che esercitano sulle affezioni delle articolazioni, su quelle dei nervi, dei muscoli, delle glandole ecc.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — CONFLUENZA LIMA E SERCHIO. (Fot. Pellegrini).]
Onde, concludendo, potremo colle parole dello stesso insigne clinico soggiungere che «la chimica, rivelando la composizione di queste acque e di questi fanghi, la osservazione clinica determinandone il meccanismo di azione sulle funzioni organiche, hanno dato la sanzione scientifica alla osservazione empirica che ne aveva constatate le proprietà curative».
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Ma è tempo che riprendiamo il cammino e che, lasciato lo stabilimento dei Bagni Caldi, diamo un'occhiata al paese. Dinanzi allo stabilimento medesimo si apre una piazzetta, fatta costruire dai principi Baciocchi nel 1808: da un lato si partono lunghe scale che conducono al gruppo principale di case, in mezzo alle quali troneggia il grandioso palazzo che fu già residenza dei Granduchi di Toscana e che è ora il Grande Albergo delle Terme: così tutto si trasmuta nel mondo ed _habent sua fata_ anche i palagi dei principi. Poco discosto è la chiesa di s. Martino, quella che sappiamo eretta da Puccio: non vi ha di notevole che un piccolo «tondo» di terra invetriata di Scuola robbiana, incastonato sulla facciata e ritraente la figura del Santo titolare, l'immagine del quale, in atto di partire ravvolto nel suo misero pallio, fu pur riprodotta dallo Stradano in una tela del coro.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — STABILIMENTO IDROTERAPICO. (Fot. Brogi).]
Tornando sulla piazzetta dello stabilimento e prendendo il viottolo a sinistra si entra, dopo passata la villa Ruspoli, in una selva magnifica di castagni, in mezzo ai quali si sale per un'agevole via, ben tenuta, fino a raggiungere il luogo detto _Paretajo_ o _Due fontane_, per le due fontanine di gelida acqua che vi si trovano. E qui siamo al bivio: o salire ancora per lo stradello che mena alla vetta del Colle o scendere dal lato opposto per andare alla Villa. Noi prima saliremo al Colle, per poi ritornare al Paretajo e far la discesa. Demolito, come dicemmo, l'antico castello, non restano ora al Colle altro che poche casupole ed una chiesetta consacrata alla ss. Annunziata, costruita nel secolo XV da un Matteo Della Lena, appartenente alla stessa famiglia di quell'originale abate Eusebio in casa del quale abitò Massimo D'Azeglio che nel libro _I miei ricordi_ ne descrisse così vivacemente il tipo bizzarro e le bizzarre abitudini, ricordando anche il proprio coraggio nell'ammazzare le innocue serpi che si aggiravano intorno alla casa e che entravano talvolta fin nelle camere.
La chiesetta dell'Annunziata possiede un calice pregevole per finezza di fregi, un'antica trina da altare e un bel messale del 1620.
[Illustrazione: GROTTA A VAPORE.]
Oltrepassato il gruppo di case, che costituisce il piccolo villaggio del Colle, si giunge ad un boschetto di lecci e d'altri grossi alberi che circonda una _Croce di ferro_ ed una _Rotonda_ ove si conservava fino a poco fa un Albo ricco delle firme di illustri visitatori, quali Alessandro Dumas padre, Arnaldo Fusinato, Mehemet Ali Pascià ed altri. La veduta da quell'altura è stupenda perchè abbraccia i due versanti del Colle, l'uno verso il Ponte a Serraglio, che s'addossa al monte di Lugliano di faccia e costeggia la Lima, l'altro verso la Villa, il cui piano si distende sotto lo sguardo come un immenso parco fiorito.
Torniamo ora al Paretajo per recarci, scendendo, alla Villa. Ma prima diamole un'occhiata dall'alto. La parte superiore, sul monte, è quella che si chiama Corsena, nome derivato, come avverte il D'Ancona, da quello di antica famiglia ricordata in carte del secolo X e forse ramo della famiglia dei Porcaresi.
Ai piedi del monte che tocca la Lima si distende il Pian della Villa, di aspetto cittadinesco nella sua signorile eleganza. La Lima traversa il paese e, toccatane la fine, si volge e si perde tra le montagne, in giro tortuoso, seguita dalla via biancheggiante che conduce verso s. Marcello e poi all'Abetone. Intorno, i monti incorniciano il quadro, vero quadro nel senso pittorico della parola, come dovette sentire Enrico Heine allorquando ne' suoi _Reisebilder_ esclamava: «Come vi pare questa contrada? Che creazione! Guardate gli alberi, le montagne, il cielo, l'acqua laggiù... Non par tutto come dipinto?». Anche il celebre Falloppio fu così colpito dalla bellezza di questo panorama da lasciare scritto come il Bagno della Villa sembrasse piuttosto un paradiso che una villa... (_non villa sed potius paradisus videatur_). E l'immagine del paradiso fu recentemente ripresa da Olindo Guerrini che ne' suoi _Brandelli_ (Serie I, p. 134) volle ricordare _il verde paradiso dei Bagni di Lucca dove persino l'acredine germanica di Enrico Heine si temperò fino all'atticismo_.
Ma raggiungiamo senz'altro il paese. In Corsena troviamo una casa, ora adibita a Pensione (Pensione Margherita), meritevole di essere specialmente ricordata. È l'antica casa Bonvisi, colla famosa fontana, di cui fece cenno il Montaigne: «Il y a en ce lieu une maison beaucoup plus magnifique que les autres, des sieurs Bonvisi et certes fort belle: ils la nomment le Palais. Elle a une _fontene_ belle et vive dans la salle et plusieurs autres commodités».
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — BAGNI CALDI.]
In questa casa abitò nel 1721 Giovanni III pretendente al trono d'Inghilterra; e la moglie di lui, che allora assunse il titolo di Regina, vi riacquistò la salute. Casa Buonvisi fu inoltre residenza dello Shelley, che vi ospitò Giorgio Byron. Altre ville notevoli sono quella Macbean (ora Archivolti) e quella del Marchese Maurigi, già appartenente al Duca di Lucca.
Da Corsena alla Villa si può scendere per vie diverse, taluna delle quali ampia e spaziosa sotto la verde vôlta dei platani, tal altra piccola ed erta come vero sentiero. Secondo che si prende l'una o l'altra di queste vie, s'incontrano edificî e ville diverse, quali il Convento coll'annessa scuola e colla vicina Cappella, lo Stabilimento dei Bagni, le ville suddette e altre ancora come quelle Mansi, Bernardini, Mezzacapo, Gualerzi, la chiesa principale e, dal lato opposto, la Chiesa anglicana.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — BAGNI CALDI. (Fot. Pellegrini).]
Lo Stabilimento dei Bagni, angusto e severo, conserva ancora la struttura sua medievale. Costruito assai anticamente, fu restaurato nel 1469 da Domenico Bertini di Gallicano, ascritto nel 1414 alla cittadinanza lucchese, segretario pontificio, conte palatino, ambasciatore del Papa a Venezia.
[Illustrazione: PANORAMA DI CORSENA (Fot. Pellegrini).]
Egli, nel vestibolo, fece apporre per ricordo una pietra con una epigrafe in cui sono enumerate, con evidente esagerazione, la quale peraltro dimostra quanta fama godessero quelle acque minerali, tutte le virtù curative ch'esse posseggono.
[Illustrazione: VILLA — PANORAMA.]
Appunto verso quell'epoca le terme del Bagno alla Villa presero il sopravvento, non poi mantenuto, su quelle del Bagno Caldo o Bagno di Corsena: e i più si curarono in quelle, e il Vicario si trasferì in quei pressi e le principali famiglie, comprese, in progresso di tempo, quella Baciocchi e quella Borbonica, presero colà residenza e in tal modo la Villa divenne il capoluogo e la residenza ufficiale della pubblica autorità.
[Illustrazione: PANORAMA DI VILLA.]
Da un altro dei viali che scendono giù per le falde del colle si giunge alla Chiesa anglicana, di architettura gotico-normanna, eretta nel 1839 su disegno dell'architetto lucchese Pardini, elegante edificio dalla facciata di stile veneziano, colle finestre gotiche e ornato di terre-cotte nel portico. Dal lato opposto si giunge alla chiesa principale, dedicata a s. Pietro.
[Illustrazione: CORSENA E BAGNO ALLA VILLA.]
Questa rimonta al secolo XII circa; ma non molte traccie rimangono della primitiva sua costruzione. L'interno ha tre navate e il soffitto è sostenuto da dieci colonne a bozzette di pietra. Vi si ammira un bel tabernacolo di marmo, del secolo XV, con sportello di bronzo ornato da un bassorilievo rappresentante un martire inginocchiato, nel momento di subire la decapitazione. Dello stesso secolo XV è il fonte battesimale. Nel centro è il sepolcreto della famiglia Lena: dietro l'altare è una moderna copia, su tavola, del Principe degli Apostoli e, a destra, una pittura del fiorentino Gasparo Mannucci (1629) rappresentante la Madonna del Rosario. Di questa Madonna la chiesa possiede una immagine d'argento, alta cm. 56 col piedistallo, del secolo XVIII: possiede pure un'antica croce processionale d'argento (sec. XV) e qualche notevole paramento di velluto e di seta. La chiesa di s. Pietro a Corsena, la cui facciata attuale fu costruita per ampliamento sopra un portico archiacuto del XIV sec., addossato alla facciata originale, venne, più che ripristinata, rinnovata in parte, e non felicemente, dall'artista Luigi Norfini tra il 1902 e il 1906. Né più felici furono le decorazioni pittoriche del Marcucci e il nuovo altare disegnato dall'arch. Domenico Martini. Contiguo alla chiesa è l'oratorio della Madonna del Soccorso. Ivi si ammirano un altare, di belle proporzioni, ad azzurro e oro, e alcuni panconi di legno, intagliati nel 1662. Accanto alla chiesa si erge il campanile, costruito nel 1693 in sostituzione all'antico. Tra il campanile e la chiesa è una pittoresca veranda con esili colonne marmoree e capitelli del sec. XIV. Presso è la cappellina di s. Marco, di origine anche più vetusta, ma ora interamente rinnovata.
[Illustrazione: BAGNO ALLA VILLA E CORSENA.]
Sceso un breve stradellino si giunge alla Villa che è, come ho detto, il capoluogo dei Bagni di Lucca. Ivi è il Palazzo comunale, dalla severa facciata in pietra arenaria, con un prezioso archivio di antichi statuti rurali: ivi è il Teatro, costruito nel 1790, assai elegante e grazioso: ivi il Circolo dei Forestieri, la casa Giorgi col busto dell'insigne medico comm. Giorgio Giorgi, e molte ville e case signorili, e alberghi decorosi con vasti parchi e giardini, e fondachi e magazzini e botteghe di ogni genere. Il paese della Villa è chiuso dalla parte superiore dal Ponte a Mocco che conduce alla via di S. Marcello: dalla parte inferiore si apre il gran viale che sembra una galleria verde di platani e che congiunge la Villa al Ponte a Serraglio. Anche lungo questo viale si incontrano palazzine e ville bellissime, tra le quali è degna di particolare menzione la Villa Stisted coll'attigua Libreria Circolante. S'incontra pure, a metà strada, il caseggiato in cui sono gli Ufficî postale e telegrafico e le Scuole comunali. Ma per tornare dalla Villa al Ponte a Serraglio si può anche prendere l'altra strada che fiancheggia dal lato opposto la Lima, cioè la Via Letizia, e visitare, passando, il Cimitero inglese in cui sono alcuni monumenti pregevoli. È ivi sepolta la scrittrice Ouida. Nel far questa strada si traversano il Ponte sulla Benabbiana e quello sulla Buliesima ora detto Ponte Conte di Torino.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — VILLA.]