I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga

Part 2

Chapter 23,588 wordsPublic domain

«L'incantesimo massimo di questa vallata sta senza dubbio in ciò, ch'essa non è troppo grande né troppo piccola: che l'anima dello spettatore non si sente punto violentemente strappata, ma ch'essa, invece, può riempirsi del delizioso spettacolo. Le stesse cime delle montagne, come in tutta la catena degli Appennini, lungi dall'essere sfigurate in frastagliamenti grotteschi come le caricature di montagne che troviamo in Germania, altrettanto spesso quanto le caricature di uomini, si svolgono per lo contrario in forme arrotondate e verdeggianti, che sembrano esprimere una civiltà artistica e armonizzano melodiosamente col pallido azzurro del cielo.»

[Illustrazione: CARTA TOPOGRAFICA DEI BAGNI DI LUCCA. (Da una vecchia stampa).]

Così, mescendo sempre il suo sarcastico _humor_ al palpito che tanta bellezza di natura destava nel suo cuore d'artista, scriveva, de' Bagni di Lucca, Enrico Heine nei suoi _Reisebilder_. E acutamente, da osservatore profondo, poneva in rilievo la ragion vera della loro bellezza resultante dall'armonica proporzione di tutte le parti concorrenti a formare il quadro, _né troppo grande né troppo piccolo_ ed esprimenti quasi una _civiltà artistica_.

Così, nel seguente capitolo dei suoi _Reisebilder_, egli affermava che _in Italia la natura è piena di passione come il popolo stesso_. E certo all'indole peculiare e caratteristica del popolo nostro toscano ben sembra conformarsi e rispondere il paesaggio dei Bagni di Lucca. Non qui la grandiosità della natura selvaggia come nei borghi alpini bianchi e scintillanti di neve: non qui le desolate e pur suggestive pianure della campagna romana: non qui i parchi e i giardini pieni di aranci e di rose onde s'allietano le campagne del Napoletano e della Sicilia. Qui la semplice e pura eleganza naturale del paesaggio toscano, colle montagne lussureggianti di verde, coi colli dal dolce declivio, colle valli solcate da freschi ruscelli d'argento, colle praterie erbose, coi viottoli romiti, colle aiuole coltivate; qui un succedersi di bozzetti leggiadri, di amene vedute, di _combinazioni di luce e di prospettiva_, come scriveva a proposito di questi luoghi Giuseppe Giusti, _da incantare pittori e non pittori, purché abbiano occhi da vedere e animo che accompagni la vista_.

Le naturali bellezze e l'efficacia curativa delle acque termo-minerali che vi si trovano, dettero ai Bagni di Lucca molta rinomanza fino da tempi antichissimi. Ché se mancano documenti comprovanti la tradizione che fossero noti ai Romani e che vi soggiornasse perfin Giulio Cesare, certo è che nel medio evo se ne diffuse largamente la fama e che godettero successivamente un lungo periodo di celebrità mondiale.

[Illustrazione: IL BAGNO ALLA VILLA. (Da una vecchia stampa).]

Il primo documento finor conosciuto, nel quale si faccia menzione di questi luoghi, è una pergamena del 983 esistente nell'Archivio arcivescovile di Lucca, relativa a un livello che ne formò il vescovo Teudogrimo, nominandone visconte un certo Fraolmo.

Ma la vera celebrità dei Bagni di Lucca comincia al tempo della Contessa Matilde: la quale per agevolarne l'accesso ai numerosi infermi che vi si recavano, specialmente dalla parte di Lombardia, fece costruire, probabilmente nel 1101, in sostituzione del vecchio ponte a Chifenti, quell'arditissimo e meraviglioso Ponte detto alla Maddalena che è comunemente conosciuto sotto il nome di Ponte del Diavolo. Esso rientra, veramente, nella circoscrizione territoriale del Borgo a Mozzano; ma poiché tocca quasi il confine dei Bagni di Lucca, dal lato inferiore, e forma a questi l'accesso dalla Garfagnana, gioverà ricordarne anche qui la leggenda, quale fu narrata da un contadino a Giuseppe Giusti che così la riferisce in una sua lettera ad Andrea Francioni, da Pescia: «Raccontano che san _Giugliano_, quando fece il Ponte, per finire quest'arco chiamò quell'amico e gli disse che l'aiutasse: ma chi sa poi se è vero?... Perché no? Dunque? Chiese aiuto al... gli chiese aiuto (qui ci accorgemmo che il buon uomo aveva scrupolo a nominare il Diavolo) e gli promesse la prim'anima che ci fosse passata su. Quando fu finito, san _Giugliano_, per canzonarlo, di laggiù di fondo aizzò un cane e poi gli tirò una stiacciata su per il ponte: il cane corse dietro e qui, dove tocco col piè, agguantò la stiacciata: quello che stava a vedere chi passava il primo, subito gli dà addosso, e quando trovò ch'era un cane invece d'un cristiano lo prese, lo scaraventò con tanta rabbia in terra che sfondò qui, passò di sotto. Ma non sarà vero: lo dicono, ma chi c'era allora?....»

[Illustrazione: IL BAGNO CALDO (Da una vecchia stampa).]

Il Ponte che, come dice il Tegrimi, _fu già magnificamente et con lavoro bellissimo fabbricato da quella nobilissima donna Matilde_, venne più tardi, _perché indebolito et guasto dalla vecchiezza et dal tempo_, restaurato per opera di Castruccio Castracane e venne poi, recentemente.... guastato per opera degli ingegneri che costruirono la ferrovia Lucca-Bagni di Lucca e che non si ritrassero dallo smozzicarne una fetta!

Nell'anno 1245, secondo che attestano il Dalli, nella sua manoscritta cronaca di Lucca, e il Civitali e il Bendinelli e il Sesti ed altri annalisti, si recò ai Bagni di Corsena (come allora chiamavasi tutto il paese, mentre oggi il nome di Corsena è rimasto solo ad una sua parte) l'imperatore Federico II con largo seguito e vi si trattenne più giorni. Pare che in quella occasione il Comune di Lucca, impressionato per la venuta del potente imperatore e sospettando in lui disegni di conquista a' suoi danni, ordinasse la frettolosa demolizione di un Castello che si ergeva sulla vetta del Colle, Castello che fu poi ricostruito e poi nuovamente e definitivamente abbattuto nel 1345.

[Illustrazione: LE DOCCIE BASSE. (Da una vecchia stampa).]

Cresceva frattanto e sempre più si diffondeva la fama delle virtù curative del Bagno a Corsena: e nel 1284 ne faceva menzione Guido da Corvaja nelle sue _Cronache pisane_, dalle quali si rileva che allora usavasi cominciare la bagnatura a' primi di marzo per la credenza che nella notte antecedente al primo venerdì di quel mese un angelo scendesse a benedir le sorgenti: e nel 1291 si costituiva la consorteria _Capitanei societatis sociorum balneorum dictorum de Corsena_, la quale _sponte et concorditer pro remedio et salute animarum eorum sociorum_ cedeva a Jacopo detto Puccio, fabbro, cittadino lucchese, un appezzamento di terra in vicinanza dei Bagni per costruirvi un ricovero per gli ammalati poveri, bisognosi di curarsi con quelle acque. In quel tempo le sorgenti appartenevano alla Repubblica di Lucca che, sebbene _cum multa angustia_, le aveva acquistate per il prezzo di L. 4000.

Puccio, nominato custode dei Bagni, vi spese attorno molteplici diligenze e premure: li arricchì di nuovi fabbricati, ne restaurò le vasche, ne disciplinò il servizio e fece anche edificare a sue spese la chiesa di s. Martino, al Bagno Caldo, anc'oggi esistente.

Le agitazioni guerresche e politiche che sconvolsero nel medio evo tanta parte d'Italia, si ripercossero naturalmente anche sulle vicende delle Terme lucchesi e il Comune de' Bagni ora fu indipendente, ora fu assoggettato alla Repubblica di Lucca, ora dai governanti fu trascurato, ora invece favorito e protetto. Peraltro, anche fra tanto mutar di vicende, le Terme conservarono la loro fama. Succeduto al tirannico governo dei Faggiolani quello di Castruccio, furono da lui fatti costruire i ponti di Fornoli, di Serraglio e di Palmaja, e fu fatto restaurare quello alla Maddalena o del Diavolo.

[Illustrazione: IL BAGNO BERNABÒ. (Da una vecchia stampa).]

La signoria di Lucca passava quindi, successivamente, nelle mani di Lodovico il Bavaro, di Marco Visconti, di Gherardo Spinola, del re Giovanni di Boemia (che emanava diversi ordinamenti in favore dei Bagni) e poi degli Scaligeri signori di Verona (Mastino ed Alberto); il procuratore dei quali, capitano generale Guglielmo Canacci, riformava le discipline delle Terme in vista del gran numero di indigeni _et extraneorum gentium_ che vi accorrevano anche _a remotis terris_. Finalmente il dominio passò in mano ai Pisani che concessero a Francesco Castracane, parente di Castruccio, il profitto delle gabelle del Bagno a Corsena. Presto peraltro i Lucchesi scossero il giogo di Pisa e allora un nuovo Statuto regolò le Terme e le lor dipendenze, affidandone l'amministrazione al Consiglio dell'ospedale della Misericordia, e la direzione ad un podestà. I continui dissidî fra gli ottimati ed il popolo, le continue guerre intestine, le molteplici agitazioni del tempo fecero nuovamente pericolare le sorti dei Bagni: fortunatamente valse a difenderli l'opera illuminata di Francesco Guinigi, proclamato dal Governo della Repubblica _Padre e difensore della Patria_. Alla sua morte, avvenuta nel 1384, nuove divisioni, nuovi odî e contese condussero ad una vera guerra civile, cui s'aggiunse, nel 1399, il flagello di una pestilenza. Fu in quella occasione chiamato a Lucca il celebre medico Ugolino da Montecatini, lettore di scienze mediche nell'Ateneo pisano, il quale, recatosi ai Bagni, ne studiò le qualità terapeutiche e scrisse un libro per dimostrarne la grande efficacia.

Troppo ci vorrebbe, né sarebbe qui conveniente, a narrare le posteriori vicende storiche di questi luoghi che spesso i successivi governi lasciarono in assoluto abbandono, non riuscendo per altro a diminuire il concorso dei bagnanti che, specie nel 500, fu molto notevole. Le acque si usavano allora anche per bibita: e di questo uso e della loro notorietà fa fede la lettera che il Duca Alfonso di Ferrara dirigeva a mezzo di Bonaventura Pistofilo suo segretario, a Ludovico Ariosto, allora Governatore della Garfagnana, e così concepita:

_Commissario nostro generali in Carfagnana Castelnovj Alfonsus dux Ferr._

_M. Ludovico: Noi volemo che subito, voi ce mandiate per la via de vetturali diecj some d'acqua de bagni de la Villa, facendola pigliare del migliore loco et con quella diligentia che più sia possibile et usando ogni sollecitudine perchè siamo serviti bene et presto. Et a questo fine ve mandamo lo exibitore della presente nostro cavall.ro Bene valeas._

_Ferrara XI Maij 1525._ _Bon.ra._

[Illustrazione: IL BAGNO S. GIOVANNI. (Da una vecchia stampa).]

Avvenuta, nella seconda metà del secolo XVI, la trasformazione della Repubblica lucchese da democratica in aristocratica, anche i Bagni ebbero a subire le conseguenze del mutato regime, che ad altro non mirava se non a spogliare e cittadini e forestieri con tasse e balzelli. Né meglio andaron le cose nei secoli seguenti, finché, nell'epoca napoleonica, la principessa di Lucca, Elisa Baciocchi, e poi la reggente Maria Luisa dettero opera a rialzare le sorti dei Bagni, curandone l'incremento con intelletto d'amore. Allora furono migliorate le strade, ingranditi gli stabilimenti, costruiti nuovi edifizî. Ma più ancora si accrebbe lo splendore e si intensificò la vita dei Bagni di Lucca sotto il duca Carlo Lodovico, che, regolata con maggior larghezza l'Amministrazione delle Terme, aumentati i divertimenti e i ritrovi, soggiornandovi a lungo colla Corte egli stesso, promuovendo lavori e costruzioni bellissime, tra cui quella del sontuoso Casino e della Chiesa anglicana, nulla trascurò di quanto potesse giovare al paese. Verso il quale anche la Famiglia granducale di Toscana fu poi sollecita di amorevoli cure, scegliendolo per sua dimora estiva e favorendone il progressivo sviluppo.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE DEL DIAVOLO.]

Agli avvenimenti pei quali l'Italia si destò a libertà e si compose ad unità di nazione, anche i buoni paesani dei Bagni di Lucca dettero con entusiasmo il loro concorso, partecipando coll'opera al nostro risorgimento politico. Le Terme divennero allora proprietà dello Stato che però, nel 1880, le cedette alla provincia di Lucca. Per qualche tempo furono cedute in affitto: ora sono proprietà del Comune.

[Illustrazione: PONTE A SERRAGLIO — PANORAMA (Fot. Pellegrini).]

* * *

Fino a pochi anni or sono il forestiero che voleva recarsi ai Bagni doveva fare in carrozza o in diligenza la strada che vi conduce da Lucca. Con tali mezzi di trasporto non era breve il tragitto: ma, in compenso, lo allietava la vista di un paesaggio che ora, nella rapida corsa del treno, quasi sfugge allo sguardo. Si usciva dalla Porta santa Maria o di Borgo e, traversato il grosso sobborgo del Giannotti, si prendeva una larga e bella via lungo l'argine del Serchio, via un tempo faticosa e scabrosa, poi ridotta dai principi Baciocchi comoda e piana. Lasciata a destra la grandiosa fabbrica di filatura e tessitura di juta del Balestrieri, e incontrato il Ponte a Moriano, architettonicamente pregevole, si proseguiva il cammino in mezzo a mirabili scene che facean l'impressione di un continuo succedersi di quadri dissolventi. Prima strette gole e strane sagome di monti selvaggi e rocciosi: poi colli verdeggianti e coltivati, vallate larghe solcate dal fiume, prati verdi e distesi. Salutavano dall'alto il passante il casale di Sesto e quello di Brancoli, biancheggiando sulla vetta il candido Monastero dell'Angelo. Salutavano, insinuati tra i monti, i paeselli di Valdottavo e di Diecimo, e poi il popoloso Borgo a Mozzano, e Chifenti e la Rôcca col suo castello antichissimo e l'_Osteria dell'Olmo_ ove trovò rifugio Bianca Cappello. Oggi si trasvola e si sorvola colla ferrovia e, scesi alla stazione dei Bagni di Lucca, si raggiunge in breve il paese, o, più precisamente, il Ponte a Serraglio che è uno dei tre paesi che formano propriamente i Bagni di Lucca: gli altri due sono i Bagni Caldi e la Villa.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO.]

Primo ad incontrarsi, non fu peraltro primo a sorgere il Ponte a Serraglio. Il ceppo dei moderni Bagni di Lucca risiede nel villaggio di Corsena posto sul colle donde più tardi provennero, come propaggini al piano, la Villa ed il Ponte. Su l'uno e su l'altro di questi due borghi aveva giurisdizione il Comune di Corsena e per gran tempo essi formarono un tutto unico e solo. Soltanto nel 1661 la chiesa del Ponte a Serraglio, che era stata sempre una cappellanìa succursale della parrocchia principale, ottenne di divenir chiesa parrocchiale e di sciogliersi dalla dipendenza di quella. Questo fatto valse a meglio distinguere i paesi formanti, nel loro complesso, la Vicaria di Val di Lima: e qui giova notare che appunto in quell'epoca il nome di Bagno a Corsena fu dato a quello che oggi chiamasi Bagno Caldo, mentre quello veramente e, dirò così, geograficamente di Corsena si chiamò allora Bagno alla Villa.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO.]

Il Ponte a Serraglio, donde prese nome la località, fu costruito nel 1317 da Castruccio Castracane, per chiudere o _serrare_ la Val di Lima. _Et perchè_ (narra il Mannucci) _si poteva passare, venendo dalla banda verso Bologna, per le montagne di Sestola et capitare alli Bagni de Corsena et de quivi a Lucca, fra due monti traversò un Ponte, sotto il quale scorreva la Lima, con due porte, nominandolo il Serraglio, tenendovi di continuo le guardie, le quali in tempo di bisogno lo serravano del tutto_. Si trattava adunque di uno di quei fortilizî che nel medio evo si chiamavano appunto _Serragli_ e che solean collocarsi fra le strette di due monti, quasi a serrarli. Quello di cui parliamo serrava il monte di Lugliano ed il Colle, tra lor vicinissimi e separati soltanto dal corso del fiume. Più tardi, cessata l'importanza militare di tali fortificazioni che l'invenzione della polvere pirica aveva reso ormai inutili, il Ponte a Serraglio rimase come una specie di porta d'ingresso e d'egresso ai Bagni di Lucca e divenne il punto di sosta di quanti vi passavano. Per conseguenza si cominciò a costruirvi case ove abitavano quelli che sovvenivano i viandanti e case per alloggiare chi vi si tratteneva: e a poco a poco s'impiantarono fondachi e botteghe, si eressero alberghi e altri alloggi, fu costrutto il Casino e, crescendo l'affluenza dei villeggianti o bagnanti, il paese del Ponte divenne il loro preferito ritrovo, specialmente serale.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: VILLA FIORI.]

Le abitazioni di questa frazione sono collocate parte da un lato e parte dall'altro del fiume e il ponte è quasi nel mezzo. Delle quattro strade che la circoscrivono, la via di Serraglio, che è quella che giunge da Lucca, passa a traverso il principal gruppo di case. Da questa parte è la Chiesa, ben poco notevole ed oggi orribilmente dipinta nella facciata a finte colonnine, ma che ha al fianco un grazioso campaniletto. E pure da questa parte la casa, ove solitaria visse e morì la scrittrice Ouida, e poco oltre è la Villa Fiori, una delle più belle del paese per la sua costruzione e pei grandiosi giardini. La via che, nella stessa direzione di questa prima, prosegue, passato il ponte, è la via Letizia che muove verso la Villa. Dall'altro lato del ponte si apre la piazza principale, dalla quale partono le altre due strade: una pur verso la Villa, l'altra nel senso opposto verso la località detta a Lima. Presa quest'ultima, s'incontra dopo breve tratto il Casino reale, elegante edificio a un sol piano elevato, colla facciata a colonnine di ordine jonico, con spaziosa terrazza, con sale da giuoco, da lettura, da caffè, e con un vasto salone da ballo che nelle sere di feste, sotto la luce delle molteplici lampade elettriche, è di bellissimo effetto. Questo Casino fu fatto costruire nel 1840 all'architetto Giuseppe Pardini di Lucca da una società di francesi: per molto tempo vi fervé il giuoco accanito, poco meno che a Montecarlo, giuoco che fu poi proibito dal granduca Leopoldo II.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: CHIESA. (Fot. Pellegrini).]

Oltrepassato di poco il Casino si trova uno stabilimento balneare di proprietà privata, il Bagno Giovannini, sotto al quale, nel muro, è una fonte alla quale i paesani sogliono accorrere o per berne l'acqua leggermente purgativa o per curare con quella le piaghe ai cavalli. Lo stabilimento Giovannini era quello preferito dalla defunta Principessa di Capoa, Vittoria Augusta di Borbone.

Ancora pochi passi ed eccoci al torrente Camajone che, come cantò il Beverini nel suo poema latino _Aesar_,

_per rupes, amne sonoro,_ _Camalion subito turbidus imbre venit_

e che è uno degli affluenti della Lima. Prima di passarne il ponte, voltando a destra si va all'Ospedale Demidoff ed alla annessa Cappella.

Ho già detto che un ricovero — l'Albergherìa dei poveri e degli infermi — era stato fondato anticamente da Puccio. Quel ricovero era su ai Bagni Caldi: ma quando lo stabilimento balneare venne ingrandito e il piano superiore fu destinato a luogo di ritrovo dei villeggianti, fu necessità sloggiarne i poveri infermi che vennero provvisoriamente accolti nell'ospizio dei Francescani alla Villa. Il Governo borbonico studiò la costruzione di un nuovo locale ma, come suole accadere, urtò in insormontabili difficoltà finanziarie. Sovvenne, nel 1825, la generosità del conte Nicolò Demidoff il quale regalò 25000 lire per la fondazione del nuovo Ospedale che, nel 1827, era fatto. Ma la famosa e terribile alluvione del 1836, così vivacemente descritta dal Giusti nella citata lettera all'amico suo Andrea Francioni, rovinò in gran parte l'edifizio e il ponticello che lo congiungeva all'attigua Cappella. Allora, seguendo i nobili esempî paterni, il principe Anatolio Demidoff ne curò il restauro spendendovi oltre diecimila lire, e mise a disposizione del medico-direttore una ingente somma per l'arredamento dell'ospedale e per sovvenzioni agli infermi. Il Governo granducale, per riconoscenza, dette all'ospedale il nome della famiglia benefica. Esso ospedale, che contiene più di 50 letti, dipende da quello di Lucca e sta aperto ogni anno dal 15 giugno al 15 settembre. Dal punto di vista artistico è degna di nota la Cappellina, costruita dall'architetto Marcacci, di puro stile romano: un piccolo Pantheon d'Agrippa, tutto però biancheggiante.

Proseguendo ancora la via, traversato il ponte sul Camajone e passata la bella villa Stefani, si giunge alla località detta a Lima, donde si può salire alla villa Trebilliani, alla Torre, dalla quale si gode una vista incantevole. Di là si scopre un anfiteatro di monti dal dorso che sembra velloso, tale essendo l'effetto che producono, a distanza, le fittissime selve: sulle cime e sui fianchi spiccano vaghi paeselli aggruppati ciascuno intorno alla sua chiesetta e al suo campanile: giù si allarga la valle traversata dalla Lima che l'occhio può seguire fin che

seco viene a maritarsi innamorato il Serchio

presso il villaggio di Chifenti, nome, a quanto pare, derivato da _ad confluentes_.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: PIAZZA. (Fot. Pellegrini).]

Ora torniamo sulla piazza del Ponte a Serraglio e prendiamo l'ombroso viale a sinistra, in salita, che conduce ai Bagni Caldi. Dopo breve tragitto incontriamo l'elegante stabilimento chiamato Bernabò, in memoria di un pistoiese di tal nome che nel 1578 trovò in quelle acque la guarigione di una terribile malattia cutanea per la quale aveva inutilmente fatto ricorso ad altri bagni termali. Il De-Filippis Delfico, autore di una specie di poema polimetro intitolato _Ricordi e Fantasie sui Bagni di Lucca_, stampato a Firenze nel 1854, al proposito di questo bagno cantava:

V'è scritto Bernabò: non lo cancelli Mano mortale. Aggiunto sol vorria Un epitaffio che così favelli: Dall'Onda Pia Fluente Qui Sanato Questo Delubro Sacro A La Salute D'Animo Umile E Grato Con Doccie Varie Vasche In Marmo E Belle Agiate Celle Per Gli Egri Nella Cute Nel Settantotto Cinquecento Mille Il Pistoiese Bernabò Che Rose Avea Pria L'Ossa Da Marciose Stille Pose.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — CASINO REALE.]

Questo Stabilimento ha dinanzi una vasta terrazza dalla quale si presenta allo sguardo una veduta magnifica: di là si domina la borgata del Ponte a Serraglio colle spalle appoggiate ai monti e col piè nella Lima che, _splendidior vitro_, corre e si frange in cascatelle biancheggianti sui ciottoli sporgenti del greto: si vede la foce del Camajone che si congiunge alla Lima e, tutt'intorno, si disegna un mirabile quadro, incorniciato dai monti, col paesello di Granajola da una parte, con quello di Lugliano dall'altra, mentre in fondo s'erge la punta del Bargiglio, obliqua, minacciosa, selvaggia.

Il viale bellissimo, ombreggiato da castagni e da platani, continua, dopo passato il Bagno Bernabò, su per il Colle dal quale scaturiscono tutte le acque termo-minerali dei Bagni di Lucca, incontrando altri tre stabilimenti. Il primo, dopo Bernabò, è quello chiamato Doccie basse e anticamente conosciuto sotto il nome di Bagno Rosso forse a causa, dice il Moscheni, della materia rossa di cui le sue acque fanno abbondante deposito. Esso si compone di undici polle: alcune raccolte sotto il comune nome di _Trastulline_ e le altre dette rispettivamente la _Rossa_, la _Disperata_, la _Coronale_, e l'_Innamorata_, alla quale ultima fu dato questo nome per quella virtù onde il poeta cantava:

... la pronuba Gìuno ai freddi sposi donò per voi fecondità beata,