I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga
Part 5
[Illustrazione: CASABASCIANA — LAVATOIO. (Fot. Pellegrini).]
I paesi di cui ho fatto menzione fin ora, tutti appartenenti al Comune dei Bagni di Lucca, son situati sulla riva sinistra della Lima. Giova ora andare dall'altra riva e visitare rapidamente i paesetti sparsi sui monti che da quest'altro lato circondano i Bagni di Lucca e che pur fanno parte del lor territorio. Prima però di salire sui monti, convien ricordare il piccolo borgo di FORNOLI, antico feudo dei Soffredinghi, ove era un castello che i Lucchesi distrussero nel 1187. Fornoli è presso al confluente della Lima col Serchio ed in prossimità dell'elegante ed elastico Ponte di ferro. Oggi è là la stazione ferroviaria dei Bagni di Lucca.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE DI FERRO.]
[Illustrazione: GRANAJOLA. (Fot. Pellegrini).]
Dal luogo del Ponte a Serraglio detto _a Lima_, e che ho già ricordato, si sale su a GRANAJOLA, grosso borgo disteso sulla vetta del monte e derivante dal grano il suo nome, comune del resto ad altri villaggi. Nella sua chiesa, che data dal secolo XII e che è dedicata a s. Michele, oltre ad un quadro raffigurante il Santo protettore e ad una piccola tavola con l'immagine della Vergine e del Bambino, si ammira un antico Crocifisso di legno a metallo sbalzato, opera della fine del secolo XIII. In Granajola vide la luce uno dei più antichi musicisti lucchesi, Nicolò Dorati, nato nel 1513 morto nel 1593, autore di madrigali, di salmi e di altre composizioni profane e chiesastiche che contribuirono ad affermare in quel tempo il primato della scuola italiana su quelle straniere.
[Illustrazione: GRANAJOLA IN VAL DI LIMA — OPERA DI S. MICHELE: CROCE PROCESSIONALE IN METALLO (SEC. XIII). (Fot. Alinari).]
Da Granajola non è lungo il cammino ai varî paesi che formano i così detti MONTI DI VILLA. Prima s'incontra la _Pieve_, pittoresco villaggio, da cui si accede al vero e proprio _Monte di Villa_ (l'antica _Villa Terenziana_), composto però di tre diversi gruppi respettivamente chiamati _Bugnano_, _Luniano_ e _Colichi_. Di artistico vi ha da notare soltanto la chiesa di Luniano, ricca di marmi nei molteplici altari, di pitture d'ignoti e di bei paramenti sacerdotali, tra i quali primeggiano una _pianeta_ e un _piviale_. Graziosa è anche la solitaria chiesina di Focecolonia.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — MONTI DI VILLA. (Fot. Pellegrini).]
Bugnano fu patria al noto educatore e patriotta Matteo Trenta, ad onore del quale fu collocata una lapide nella casa in cui nacque. Dai _Monti di Villa_ giova passare a RIOLO e di là tornare, pel _Molino di Fronzola_, ai Bagni di Lucca.
Altro e più importante gruppo è quello formato dai molteplici paesi che assumono nel complesso il nome di CONTRONERIA. Chi vi si rechi dai Bagni, traversa, oltrepassata la Villa, il luogo detto _Palmaja_, ove Castruccio Castracane aveva fatto costruire un ponte che il tempo distrusse: incontra il torrente Refubbri, le chiesette della Madonna di Refubbri e di S. Lucia, il paesello di _Guzzano_ e giunge quindi alla PIEVE DI CONTRONE ove erano anticamente un monastero ed una fortezza di cui vedesi ancora il vallo. La chiesa ha un bel quadro dell'_Assunzione_, un altro che imita il _Volto Santo_ di Lucca e un terzo della _Madonna del Rosario_. Accanto alla chiesa è una torre, di costruzione moderna, dalla cui cima si scopre un esteso e bellissimo panorama che abbraccia quasi tutti i paesi già ricordati e attornianti i Bagni di Lucca e, inoltre, parte della valle del Serchio verso la Garfagnana. Dalla Pieve di Controne dipendono altri paesetti minori, quali _Guzzano_, _Vetteglia_, _Gomereto_: mentre altri, tra cui _Mobbiano_ e _Longojo_, dipendono dal paese di S. GEMIGNANO che ha una chiesa antica e pregevole; ed altri finalmente, quali _La Cappella_, _Vizzata_, _Cembroni_, _Livizzano_, _Cocolaio_, dipendono dal terzo e per noi più interessante tra i paesi grossi della Controneria, cioè da SAN CASSIANO DI CONTRONE.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — MONTI DI VILLA: CHIESINA DI FOCECOLONIA. (Fot. Pellegrini).]
Questo villaggio possiede una chiesa bellissima, che è stata dichiarata monumento nazionale e che è di antichissima costruzione, giacché fu edificata nel secolo X circa, nel luogo ove narrasi già esistesse un tempio di Diana. Più tardi venne ampliata. La facciata, del secolo XIII, fu fatta con marmi estratti dai monti vicini ed è ornata di sculture, con colonnine e con archi, tra i quali il più notevole è quello sulla porta centrale. Vi si possono osservare una processione di animali e, al di sotto, tre figure rappresentanti Gesù fra i due ladroni. Di questi, l'uno, quello pentito, è in attitudine di essere sollevato verso il paradiso; l'altro in atto di cadere all'inferno.
L'interno della chiesa è semplice, severo, solenne: vi aggiunge carattere di austerità il pavimento con formelle a intagli geometrici in pietra dura nera, pur trovata nelle vicinanze. Dieci colonne massiccie con capitelli arcaici sostengono il soffitto e sulla terza di esse, a destra, è dipinta l'immagine di santa Lucia: varî emblemi sono scolpiti sulle pareti del tempio. Sul fonte battesimale spicca una grande aquila romanica di pietra che tiene fra le zampe un coniglio.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA (DINTORNI) — MONTI DI VILLA: RIOLO. (Fot. Pellegrini).]
Recenti e ben intesi restauri consolidarono il campanile, costruttivamente anteriore alla facciata: fu ripristinata la tettoja a capriate e riaperta la porta di tramontana. La parte absidale è del sec. XVIII. È da augurarsi che nuovi lavori rimuovano questa bruttura, così che la chiesa torni in modo compiuto al suo primitivo carattere.
[Illustrazione: S. GEMIGNANO DI CONTRONE — PIAZZA. (Fot. Pellegrini).]
Tra gli oggetti preziosi che si conservano nella sacrestia è da ricordare un Crocifisso d'argento, alto 44 centimetri, con le figure del Redentore nel mezzo, della Vergine, di s. Pietro e di s. Paolo intorno e, nella parte posteriore, gli emblemi dell'agnello, dei quattro Evangelisti e la figura di s. Paolino primo vescovo di Lucca. Notevoli paramenti del sec. XVII, due candelieri in ferro battuto, ceramiche, coperte perugine e più statue scolpite in legno. Tra queste un s. Martino a cavallo del XV secolo: opera più unica che rara, e degna di essere accolta in un museo. Di grande interesse sono pure le statue della Vergine e dell'Angelo annunziatore, dovute forse a un maestro pisano.
[Illustrazione: S. CASSIANO DI CONTRONE — LOCALITÀ DETTA VIZZATA. (Fot. Pellegrini).]
Da S. Cassiano si può proseguire per la celebre vetta del Pratofiorito, alta 1298 metri sul livello del mare, ma più che altro famosa per la sua singolarità e per la bellezza della veduta che di là si scopre. Chi la osserva dal basso non comprende certamente il suo nome: ché non potrebbe invero immaginarsi montagna più rocciosa, più arida, nuda e priva di vegetazione. Ma a chi giunge sul culmine si distende improvvisamente dinanzi, oasi incantevole, un vasto altipiano che, specialmente nei mesi di maggio e di giugno, è tutto smaltato di fiori, occhieggianti colla vivezza delle loro tinte in mezzo al verde smagliante dell'erbe: fiori ed erbe che i botanici raccolsero e studiarono e di cui il dottor Giannini compilò un catalogo, pubblicato in appendice al libro del Carina sui Bagni di Lucca, al quale potrà ricorrere chi s'interessa di simili studî. Noi starem paghi ad ammirarli vivi sul luogo, sotto la luce del sole che li investe e li accende e ne rende più ardenti i colori; ed anche a valercene come di molle tappeto per riposarci dalla fatica della non breve ascensione. E là sdrajati, ci sarà dolce ricordare come piacesse a Franco Sacchetti immaginare che questi luoghi fossero dimora alle _vaghe montanine pastorelle_ da lui cantate così soavemente, in quei versi nei quali è pure esplicitamente nominato il Pratofiorito:
Noi stiamo in Alpe presso ad un boschetto; Povera capannetta è il nostro sito, Col padre e con la madre in picciol letto. Torniam la sera dal Pratofiorito Dove Natura ci ha sempre nodrito. Guardando il dì le nostre pecorelle.
[Illustrazione: S. CASSIANO DI CONTRONE — CHIESA E TORRE CAMPANARIA.]
[Illustrazione: S. CASSIANO DI CONTRONE — L'ANNUNZIATA E L'ANGIOLO. STATUE IN LEGNO. (SEC. XV).]
[Illustrazione: S. CASSIANO DI CONTRONE — S. MARTINO. STATUA EQUESTRE IN LEGNO. (SEC. XV).]
[Illustrazione: MONTEFEGATESI — PIAZZA XX SETTEMBRE. (Fot. Pellegrini).]
È costume di coloro che si recano al Pratofiorito partir nella notte, per trovarsi in cima al monte al sorger del sole che, apparendo di mezzo alle montagne pistoiesi, inonda a un tratto di luce quella immensa distesa di paese, infiammando le creste dei monti, avvivando le vaste pianure, illuminando i borghi e i villaggi, lasciando scoprire allo sguardo sia le vette del Rondinajo, delle Piastre, delle Tre Potenze, del Pizzo d'Uccello, della Penna e d'altre montagne, sia le isole Corsica, Elba, Capraja, Gorgona e qualche altra dell'arcipelago toscano.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — MONTEFEGATESI.]
Al Pratofiorito si può andare anche per altra via, o può da questa tornare chi vi sia andato da S. Cassiano: intendo pel caratteristico paese di MONTEFEGATESI che trasse il suo nome, secondo alcuni, dal torrente Fegana, secondo altri, e con maggiore probabilità, dal colore _fegatoso_ delle sue argille e de' suoi diaspri. Le case del paese sono aggrappate penzoloni sul monte in pittoresca disposizione: né meno caratteristico è l'interno del paese, colle sue strette viuzze, coi vecchi muraglioni, cogli avanzi di antichi archi, colla porta di Federico Barbarossa, colla secentesca chiesa, notevole per la forma esterna dell'abside arrotondata, per la facciata, pel campanile, pel portico e, all'interno, per due terrecotte raffiguranti la _Madonna del Soccorso_ e la _Madonna della Concezione_. Nella sacrestia una iscrizione di Domenico Bartoli, sacerdote e poeta, accenna alla erezione della chiesa e ai relativi diritti: vi si leggono anche altre lapidi.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE NERO. (Fot. Pellegrini).]
Di Montefegatesi è fatta per la prima volta menzione in un documento del 991 da cui si rileva come il vescovo di Lucca ne costituisse un feudo a favore di Ranieri e Fraolmo, figli del visconte di Corvaja. Come ho già detto, nel 1245 Montefegatesi veniva ceduto a Lucca dall'imperatore Federico II. In quei pressi avvenne, nel 1613, una battaglia tra i Lucchesi e gli Estensi: e in quella occasione metà del paese fu incendiata e distrutta.
A compiere il giro dei paesi che formano l'esteso Comune dei Bagni di Lucca, non resta altro ormai che prendere quella larga via carrozzabile la quale, partendo dal Ponte a Mocco, alla Villa, volge verso S. Marcello, e dare un'occhiata ai varî borghi che stanno sui monti fiancheggianti, or da un lato or da l'altro, la Lima, di cui, naturalmente, si segue il corso a ritroso.
[Illustrazione: STRETTE DI COCCIGLIA.]
I primi che s'incontrano, quasi rimpetto l'uno all'altro, e appunto per ciò in altri tempi rivali, sono gli antichi castelli di PALLEGGIO e di COCCIGLIA ai quali si accede dai pressi del _Ponte sulla Scesta_, piccolo ma rovinoso torrente che forma la famosa _Cascata del Tino_, meritevole di essere visitata per lo stupendo spettacolo che offre in mezzo all'orrido della natura selvaggia. La storia delle antiche rivalità fra i due ricordati castelli fa particolare menzione di una sanguinosa battaglia nella quale il guerriero Chiarello di Cocciglia vinse quei di Palleggio. A Cocciglia sopravanzano ancora i ruderi delle antiche mura cingenti il Castello e quelli della fortezza e della casa ove nacque il Chiarello. Vi è anche una vetusta chiesa che, oltre ad una pittura ritraente s. Bartolommeo, possiede un pregevole antico Crocifisso d'argento, recante nel centro la figura del Salvatore, con vicini s. Giovanni e s. Michele e, ai lati, Giuseppe e Maria. Nel rovescio sono varî simboli, l'agnello, l'aquila, il leone, il bove: al disotto la Vergine.
[Illustrazione: STRETTE DI COCCIGLIA.]
Tornando sulla strada maestra e proseguendo in avanti, si traversa il bel _Ponte Nero_, presso al quale è una graziosa cappella. Indi, per una folta selva di annosi castagni, si raggiunge il villaggio di CASOLI, ove si notano la caratteristica _Casa Matteo_ e l'antichissima chiesa di S. Andrea. Ivi sono due quadri del Puccini: la _Madonna dell'Umiltà_ coi santi Andrea e Donato e la _Madonna del Rosario_ coi santi Domenico ed Elisabetta. I ruderi di una fortezza, di cui si vede ancora il vallo massiccio, dimostrano la vetustà del villaggio che, in origine, era ancora più alto. Presso è la _Chiesina del Castello_, contenente una Madonna in terracotta, della bottega dei Della Robbia.
A chi, ripresa la via carrozzabile, prosegua ancora in avanti, si presenta, dopo breve tratto, lo spettacolo bellissimo e singolarissimo delle _Strette di Lima_, chiamate anche _Strette di Cocciglia_. Esse sono formate da enormi massi situati nel profondo letto del fiume e moventisi incontro dalle opposte sponde fino quasi ad incrociarsi come ingranaggi di ruote dentate. Da ciò deriva la strettezza dello spazio lasciato al corso del fiume, che sembra lottare contro quelle angustie, e balza e spumeggia, frangendosi ai massi di pietra striata, con mirabili effetti di colori e di suoni.
[Illustrazione: VALLE DELLA LIMA PRESSO PONTE MAGGIO.]
Passati il _Giardinetto_ e il bel _Ponte Maggio_, vicino al quale s'incontra il masso pauroso conosciuto sotto il nome di _Balzo della Vergine_, troviamo sulla riva destra del fiume, altri due borghi appartenenti al Comune dei Bagni di Lucca. L'uno è LIMANO, borgo oltre millenario, come attestano gli avanzi di antiche costruzioni e soprattutto i ruderi di un cimitero. Pare che i primi abitatori vi immigrassero dalla Corsica. La Contessa Matilde, si dice, vi aveva fatto edificare una chiesa che era reputata di grande bellezza artistica: ma fu abbattuta nel '500 e sui resti di essa fu costruita, nel 1550, la chiesa attuale. Molte traccie del medio evo rimangono tuttora in Limano, come valli e ruderi di fortezze e vôlte sotterranee e ruine di altre costruzioni del tempo. Oggi il paese ha industrie fiorenti, tra cui specialmente quella del carbone. Anche nei pressi di Limano le acque del fiume si restringono fra grandi massi, formando le _Strette di Limano_.
[Illustrazione: VICO PANCELLORUM — CHIESA DI S. PAOLO.]
L'altro paese dalla stessa parte del fiume, è VICO PANCELLORUM. Lo stemma del villaggio posto sopra una porta, chiarisce il significato del nome latino, giacchè mostra una coppa da comunione e il _panis coelorum_, donde, per corruzione, il vocabolo _Pancellorum_. Questo raccontano gli abitanti; ma il preteso «stemma» altro non è che un segno cristiano che sta simbolicamente a significare per quale rito ai fedeli venga aperta la porta del cielo. Si deve piuttosto pensare al casato di una famiglia: Pancelli o Pacelli. Per singolare coincidenza, il dialetto del luogo, diverso da quelli degli altri villaggi circonvicini, ha strane attinenze con quello romano. Ed anche è singolare che, come ai tempi de' Romani, si fanno qui pubbliche lamentazioni per morti, ciò che si usa anche a Brandeglio: nel quale ultimo luogo vige ancora il costume dei banchetti funebri, offerti alla desolata famiglia dai parenti e dagli amici del morto. Sono pure tuttavia in uso i _maggi_ e le _befanate_.
[Illustrazione: VICO PANCELLORUM — CAMPANILE ED ABSIDE DELLA CHIESA DI S. PAOLO.]
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — VALLE DELLA LIMA: PONTE MAGGIO. (Fot. Pellegrini).]
[Illustrazione: BALZO DELLA VERGINE PRESSO PONTE MAGGIO. (Fot. Pellegrini).]
[Illustrazione: LIMANO — PIAZZA. (Fot. Pellegrini).]
Il paese si distende sul monte in forma quasi piramidale: poco distante è la chiesa di S. Paolo, la cui antica torre fu di recente restaurata. La chiesa appartiene al XIII sec. I rammodernamenti del '700 hanno chiuso in pilastri di muratura gli originali capitelli romanici e le grosse e basse colonne delle navate. Nacquero in Vico Pancellorum le due eroiche fanciulle Anastasia e Lucia, i nomi delle quali ci conducono a parlare dell'ultimo paese del Comune dei Bagni di Lucca che noi dobbiamo illustrare, cioè di Lucchio, alla cui storia quei nomi sono intimamente connessi.
LUCCHIO è posto sull'altra riva del fiume, poco dopo la _Tana a Termini_, così chiamata perché indicante il confine tra la provincia di Firenze e quella di Lucca. La Tana a Termini è una immensa grotta, della quale inutilmente fu ricercata la fine e che contiene numerose stalattiti dalle forme strane e bizzarre, ed ospita, tra gli altri, uno speciale insetto senz'occhi.
Veduto dal piede della montagna, Lucchio presenta un singolarissimo aspetto per la sua posizione a picco, onde sembra penzolare sul precipizio sottostante, per le sue case che sembrano addossate l'una sull'altra, per le aride roccie di cui si circonda. Quando vi si giunge e si traversano le sue vie strette ed oscure e si veggono gli antichi archi e i resti della famosa fortezza, si prova l'illusione di rivivere in pieno medio evo.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — STRETTE DI LIMANO.]
E allora il pensiero ritorna ai molteplici assedî che Lucchio sostenne al tempo della Repubblica di Lucca e specialmente a quello del 1437, quando Gaspero da Stazzema, castellano di Lucchio, stava per cedere la rôcca a prezzo d'oro ai Fiorentini assedianti e già aveva riscosso il denaro e si apparecchiava a compiere il suo tradimento. Fu allora che le due giovinette di Vico Pancellorum, Anastasia e Lucia, simulando amore per Gaspero, lo trassero seco in luogo remoto con adescanti lusinghe e, là giunte, gli furono addosso e lo legarono ad un dirupo, chiamando quindi a raccolta e consegnandolo al popolo perché ne facesse vendetta. Così fu sventata la trama e Lucchio fu salvo. Il Senato rimeritò di pubbliche lodi e di pubblica dote le eroiche fanciulle.
[Illustrazione: PANORAMA DI LIMANO. (Fot. Pellegrini).]
La fortezza di Lucchio data dal secolo XII ed è una gigantesca costruzione, dai valli massicci, dalle corti coperte di cui si veggon le tracce, dal vasto fabbricato per la guarnigione. La chiesa, intitolata a s. Pietro, è pur di costruzione assai antica ma fu rinnovata più volte: vi è di notevole un altare in pietra nera. Anche assai antiche sono, per la maggior parte, le case: anzi sulla porta di una di esse si legge la data 1420. Recente invece, poichè del 1848, è la bella villa che Lady Harvey contessa di S. Giorgio ebbe la fantasia di farsi costruire in quel luogo alpestre e roccioso e ove passa ora buona parte dell'anno il figlio di lei conte Alberto.
[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — STRETTE DI LIMANO.]
Lucchio, ai tempi della Repubblica di Lucca, godé di una certa autonomia; ma, trovandosi al confine tra il territorio fiorentino e il lucchese, fu soggetto a scorrerie, a guerre, ad assedî, e più volte conquistato e ripreso. Quanto al suo nome, v'ha chi lo fa derivare da un Lucio romano che vi avrebbe fondato il castello, chi da _Lucus_, bosco, o più propriamente dal _Lucus Feroniae_ ché a questa dea sarebbe stato dedicato quel luogo. La vista che da Lucchio si gode è stupenda: e alla vista si accompagna il ricordo degli avvenimenti che nelle sottostanti vallate si svolsero, dalla vittoria di Metello su Catilina all'uccisione di Tedici traditor di Pistoia e alla lotta che tragicamente finì al non lontano castello di Gavinana, ove Francesco Ferrucci spirò l'anima grande e con lui si spense la libertà di Firenze.
[Illustrazione: LUCCHIO — RUDERI DELLA FORTEZZA.]
[Illustrazione: LUCCHIO — PANORAMA.]
Molte e molte altre escursioni possono farsi dai Bagni di Lucca pur rimanendo nei loro dintorni: ma di queste non faccio menzione, perché escono dalla circoscrizione territoriale che mi sono assunto di brevemente illustrare.
COREGLIA.
Il nome che questo paese ancor reca, cioè Coreglia Antelminelli, dice da sé com'esso sia stato baluardo importante e residenza preferita della famiglia Castracane degli Antelminelli, alla quale appartenne Castruccio. Ma le memorie del luogo risalgono ad epoca molto anteriore giacché ne troviamo menzione perfino in documenti del secolo X. Dipendeva allora dalla Pieve di Loppia, nel Barghigiano; e un atto del 994 prova che le rendite ecclesiastiche dovute dagli abitanti di Coreglia alla detta Pieve, furono dal vescovo Gherardo cedute in enfiteusi ad un Rolando di Giovanni, progenitore dei Rodalinghi di Loppia. Nel 1048 ne era signore Uberto di Rodilando che ne donò parte a un Giovanni detto Ghezio e a un Guidone figlio di Tenzio: nel 1272 era già capoluogo di Vicaria e contendeva con Castiglione e con Barga, provocando più volte l'intervento del Comune di Lucca. Finalmente, salito al potere Castruccio, Coreglia divenne sulle prime centro dei suoi avversarî: ma il gran capitano la strinse d'assedio e dopo 58 giorni la costrinse ad aprirgli le porte. Morto Castruccio, ebbe Coreglia per vicario Santi Castracane dei Falabrini di Lucca: ma il re Giovanni di Boemia lo destituì e pose in suo luogo Francesco Castracane degli Antelminelli. A lui, verso il 1340, il castello fu tolto dai Fiorentini: se non che, nel 1352, egli riuscì a riconquistarlo e assunse allora il titolo di Conte di Coreglia, riconfermatogli nel 1355 da Carlo IV. A lui, i Pisani, divenuti padroni di Lucca, avevano assegnato _per anni quindici il profitto delle gabelle del Bagno a Corsena_.
Pochi giorni dopo avvenuta tale solenne investitura, Francesco Castracane moriva ucciso, con un de' figliuoli, per mano di Valeriano e di Arrigo, figli del grande Castruccio. Successe allora nella signoria di Coreglia l'altro figliuolo di Francesco, Nicolò: poi il castello, alla morte di Paolo Guinigi signore di Lucca, tornò in potere dei Fiorentini, i quali peraltro, nel 1438, lo rilasciarono alla Repubblica di Lucca, cui rimase lungamente soggetto, con tutti i paesi della sua Vicaria. Successivamente una parte di tal Vicaria passò al Comune del Borgo a Mozzano e l'altra formò quello che è anc'oggi il Comune di Coreglia, circoscritto dalla Fegana che lo separa dai Bagni di Lucca, dall'Ania che lo separa dal Barghigiano, e dal Serchio che lo divide dal Comune del Borgo a Mozzano.
In questi tre corsi d'acqua passano, ai punti di confine, tre ponti che meritano di essere qui ricordati. Il primo a incontrarsi, da chi si rechi dai Bagni di Lucca a Coreglia, è quello sulla Fegana, torrente che scende dalle vette dell'Appennino e si getta nel Serchio.
Il ponte, ideato con ardito disegno dall'architetto Nottolini cui si debbono molti pregiati lavori nel territorio lucchese, fu cominciato a costruire sotto il Governo Borbonico, nel 1841. Gli avvenimenti politici del '47 ne fecero sospendere i lavori, né il Governo Lorenese si curò mai di riprenderli. Finalmente, dopo ben 27 anni, nel 1874 la grandiosa opera fu tratta a compimento e riuscì degna di vera ammirazione, poiché consta di un unico arco avente metri 48,50 di luce e 7 di saetta, senza alcun appoggio, per modo che il Ponte alla Fegana occupa, per la sua ampiezza, uno dei primi posti fra i ponti d'Italia.
L'altro ponte che successivamente s'incontra, cioè il _Ponte a Calavorno_, merita di essere ricordato per altre ragioni: cioè per la sua antichità e per la bizzarra sua architettura. Il nome gli derivò dal Castello di _Calavorno_ anticamente esistente in quel luogo. Si argomenta che sia stato costruito dagli Orlandinghi o Rodalinghi, signori feudatarî di Loppia, i quali erano patroni dell'ospedale di S. Leonardo in Calavorno.