Gli eretici d'Italia, vol. II

Part 49

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Giovanni XXII, nella bolla del febbrajo 1317 diceva: «Alcuni residenti nella nostra curia, non contenti di saper sobriamente secondo la dottrina dell'apostolo, ma ebri di vanità, si avvilupparono nella necromanzia, geomanzia, ed altre magiche arti, e vendono libri e scritti. Essendo arti di demonj, devono evitarsi da qualunque cristiano. Usano frequente specchi e immagini, consacrati secondo l'esecrabile loro rito. Ponendosi entro circoli, evocano gli spiriti maligni, per macchinare contro la salute degli uomini, o uccidendoli colla violenza del carme, o inducendovi malattie di languore. Chiusero talvolta demonj in specchi, circoli, anelli per interrogarli sul passato e il futuro. S'intrigarono in divinazioni e sortilegj, talvolta adoprando Diane (_sic_)...... E non esitano asserire che, non solo con cibi e bevande, ma colla sola parola possono abbreviare o prolungare o spegnere la vita degli uomini, e curar da qualunque morbo. Perciò, negletto il culto del vero creatore, fidano ne' suffragi dei demonj, e li credono degni di servizio e di onori divini, e a guisa degli idolatri gli adorano».

Tale credenza si manifestò in forma scientifica e in forma vulgare, e l'una diede mano all'altra per dedurre da principj falsi spaventosi effetti. Non tutti vogliono ricordare che, nel meriggio delle arti e delle lettere, fra i godimenti della civiltà, in Italia come altrove presero incremento le scienze occulte, alcuno dirà perchè le illusioni meglio vivaci avvengono più spesso all'istante dello svegliarsi. Gli scrittori più spregiudicati credeano all'astrologia, ai pronostici, ai sogni. Il Pomponazzi, che impugna l'immortalità dell'anima, sostiene (_De incantationibus_) gl'influssi dei pianeti, ai quali, non a demonj è dovuta la facoltà, che alcuni hanno, d'indovinar l'avvenire; e secondo il loro ascendente, l'uomo può scongiurare il tempo, convertire in bestie, far altre meraviglie. Per iscoprire un ladro (egli insegna), piglia un vaso, empilo d'acqua santa, accostavi una candela benedetta, e proferisci: «Angelo bianco, angelo santo, per la tua santità, per la mia verginità, mostrami chi ha tolto tal cosa», e l'effigie del ladro apparirà al fondo del vaso[346]. Carlo VIII, chiamato, come sempre i Francesi, a liberare l'Italia, acquistava fiducia alla sua spedizione col far correre una profezia, promettitrice d'insigni vittorie. Nel 1501 a Lione di Francia un italiano di nome Giovanni, di gran costumatezza e gravità, faceasi chiamare Mercurio per l'universale sapienza; menava dietro moglie e figliuoli, vestiti di pannilini, con catena di ferro al collo; vantavasi possedere tutta la scienza de' Greci, Latini, Ebrei, e più in là; e saper interpretare gli arcani naturali, preconizzare il futuro, tramutare i metalli, rendere felici le infauste, e infelici le fauste cose. Salì in gran pregio appo il re di Francia per avergli portato due insigni doni, una spada formata con centottanta spadini, uno scudo con uno specchio mirabile, fatti sotto certa congiunzione di stelle, che doveano produrre meraviglie. Il re adunò i fisici perchè l'ascoltassero, ed essi attestarono che superava in sapienza tutti i mortali: l'oro avuto egli distribuì a' bisognosi, contentandosi della sua povertà[347].

Credettero all'astrologia il Campanella e il Fracastoro, Machiavelli e Lutero: Melantone la difendeva contro Pico della Mirandola, mostrando che molti casi erano stati predetti da congiunzioni di pianeti; e durante la dieta d'Augusta egli consolavasi che imminente fosse la caduta di Roma perchè in questa città il Tevere dilagò, da una mula nacque un mostro coi piedi di gru, e nel territorio d'Augusta un vitello con due teste.

Del valente astronomo Galeotto Marzio di Montagnana giace manuscritta nella biblioteca di Padova una _Chiromanzia_ del 1476: accusato d'eresia, fu obbligato a pubblica ammenda, bruciato un suo libro che aveva portato in Ungheria e Boemia: cascando poi da cavallo fuor d'Italia, s'uccise. Jacopo Zabarella padovano, il cui trattato di logica fu adottato nelle Università di Germania, era invasato dell'astrologia: e fece moltissime predizioni, e anche della propria morte.

Tiberio Rossiliano Sesto, astrologo calabrese, avea, per mezzo dell'arte sua, preveduto un diluvio universale; fu confutato nel 1516 da frà Gerolamo Armenini faentino, famoso inquisitore di quei tempi, ma fin Clemente VII era ito abitare lungi dal Tevere, benchè il fisico Riccardo Cervini mandasse più volte suo figlio, che fu poi Marcello II, a rassicurarlo. Il tempo andò invece serenissimo, e così (scrive frà Giuliano Ughi) fu molto dileggiata e schernita l'astrologia da quegli che non pensavano che Dio fosse ai cieli superiore: ma quelli che credevano che Dio fosse moderatore de' celesti movimenti pensarono esser vera l'astrologia: talchè, secondo il corso dei cieli, tal diluvio dovesse venire, ma che la misericordia di Dio l'avesse impedito»[348]. Singolare contesto di pregiudizj e buon senso!

E quando lo Stöfler di Tubinga pronosticò che, per la congiunzione dei tre pianeti superiori, il mondo andrebbe a diluvio nel 1554, tutta Europa si pose in pensiero di prepararsi uno schermo, e Carlo V ne stava in apprensione, per quanto Agostino Nifo il tranquillasse.

Tutte le biografie son piene di strologamenti. Al Bembo erasi predetto sarebbe amato e accarezzato più dagli estranei che da' suoi, e su questa aspettazione egli regolava le proprie determinazioni. Una notte sua madre sognò che Giusto Goro, loro avversario in un processo, lo feriva nella destra mano; e di fatto costui, per istrappargli un libello che andava a presentare al tribunale, gli diede una coltellata, sicchè poco mancò gli tagliasse via l'indice della dritta. Una suor Franceschina monaca di Zara gli avea vaticinato non sarebbe mai papa. Francesco Guicciardini, mentre governava Brescia per Leone X, scrisse a Firenze qualmente, in una pianura di quei contorni, vedeansi di giorno venir a parlamento un gran re da una parte e un altro dall'altra con sei o otto signori, e stati così un pezzo, sparivano; poi venivano a battaglia due grandi eserciti per un'ora; e ciò accadde più volte a qualche intervallo; e alcun curioso che si volle appressare per vedere cosa fosse, dalla paura e dal terrore cascò malato, e stette in fin di morte[349]. Benvenuto Cellini vede tregende e diavoli nel Coliseo, come li vedeva Lutero dapertutto. Il Machiavelli consuma uno de' capitoli sulle Deche intorno ai segni celesti che precorrono le rivoluzioni degl'imperj, assegnando alle stelle le cause che egli aveva scovate dal fondo della nequizia umana e col desolante pensiero del continuo peggiorare della stirpe nostra. Caterina De Medici portava sul petto la pelle d'un fanciullo, scannato a posta, che la preservava dagli attentati contro la sua persona. Non cerco se il fatto fosse vero; era creduto.

I frati si opponeano a tali superstizioni[350], e che la Chiesa le combattesse appare, come da mille argomenti, così da un prontuario pe' confessori, che stava manoscritto nella Palatina di Firenze, lavoro del 400. Ivi, fra le domande che il confessore dee fare al penitente, sono divisate le seguenti: «Se ha dato fede a l'indovini, i quali vogliono indovinare per lo guardare a cintole, a moccichini, a unghia di fanciullo vergine, o margine ch'escono di piombo colato. — Se a observato dì o tempi, cioè i dì egiptiachi, cioè di sancto Giovanni dicollato; kalen di gennajo; il venerdì e sabato non fare bucato; non far bollire il vino per aceto il venerdì, acciocchè sia più forte. — Se a dato fede alle uova nate il dì dell'Ascensione. — Se a facto scrivere l'antifona di sancta Agata in candela consumata al fuoco. — Se a li anegli di piombo, che si fanno quando si dice il _Passio_. — Se a dato fede a' sogni; se a' sogni chiamati di Daniello; se a canti d'uccelli; se a bajar di cani; se a intoppo d'alcuno animale; se a li starnuti di persona; se a sibillationi d'orecchie. — Se a creduto che gli animali bestemmino il dì dell'epifania. — Se in prestare lievito o staccio, o altra cosa dopo il tramontare del sole, a facto alcuna vana observatione. — Se a colto erba, avendo fede che sia meglio colta in uno dì che in un altro, e perchè? — Se a salutato la luna nuova. — Se si è messo ferro in bocca, quando suona la prima campana il sabato sancto, dicendo che giova a' denti. — Se crede che le donne si mutino in gatte, e vadano in istregonia: se crede che succino sangue a' fanciulli. — Se a dato mancia in kalen di gennajo. — Se a voluto indivinare del futuro, per riguardare le linie della mano».

Altri colla cabala deliravano dietro ai numeri. Il Ponzetti fiorentino, che fu tra' meglio reputati filosofi, e fatto cardinale da Leone X, nella _Filosofia naturale_ vaneggia dietro alle proprietà del sette. È formato da due e cinque, o da quattro e tre. Se viene da uno dispari e da sei pari, procede dalla fonte di tutti i numeri, giacchè il sei è generato e non genera. Se viene da due e cinque, la dualità è il primo numero, giacchè l'unità non è numero ma principio, e cinque rappresenta le cinque cause delle cose. Dio, lo spirito, l'anima del mondo, il cielo, gli elementi. Viene da tre e quattro? Quattro è da uno e tre, uno, unità e principio; tre, origine del primo cubo dispari.

Queste varie scienze dirigeansi ai beni che più il mondo agogna; preveggenza del futuro, salute, oro, amore, vendette.

In quel sensualismo, tra cui smarrivasi la legge morale, l'oro diveniva suprema potenza; e come Spagnuoli e Portoghesi lo cercavano nelle viscere di migliaja d'Americani scannati, i re nello smungere i popoli con nuovi arzigogoli di finanze o intrepidi furti, i letterati mendicando, i soldati rapendo, i preti mercatando le cose sacre, gli eretici usurpando i beni della Chiesa, così gli alchimisti rintracciavanlo con fornelli e lambicchi, e andavano a imparare la _grand'arte_ fra gli Orientali, o a strapparla dalla natura ne' monti magnetici della Scandinavia.

Bernardo Trevisano, nato il 1406 da famiglia di conti, ispiratosi dagli arabi Geher e Rases, spese da tremila scudi in esperienze d'alchimia; poi si volse a quegli altri gran maestri Archelao e Rupescissa, e in quindici anni di pruove, «tanto in ciurmadori che per sè» spese circa seimila scudi per trovare la pietra filosofale, con cui i metalli trasformavansi in oro. È bizzarro udire i varj stranissimi metodi che imparò da medici, frati, teologi, protonotarj, ingannati o ingannatori. Qual meraviglia se la fatica e l'ansietà gli diedero una febbre che durò quattordici mesi, e fu per torgli la vita? Guarito appena, ode da un cherico del suo paese che maestro Enrico, confessor dell'imperatore, sapea preparare la pietra filosofale. Avviasi dunque per la Germania, e con difficili mezzi introdottosi presso di quello, ne ebbe dieci marchi d'argento e il processo, che era sifatto. Mesci mercurio, argento, olio d'ulivo, solfo; fondi a fuoco moderato; cuoci a bagnomaria, rimenando continuo. Dopo due mesi si secchi in una storta di vetro coperta d'argilla, e il prodotto si tenga tre settimane sulle ceneri calde: vi si unisca piombo, si fonda al crogiuolo, e il prodotto si sottometta alla raffinazione. Quei dieci marchi doveano allora trovarsi cresciuti d'un terzo, ma ohimè! al fine di tanto lavoro non erano più che quattro.

Il Trevisano desolato giurò abbandonare queste fantasie; sicchè i parenti ne esultavano; ma dopo due mesi rideccolo al lambicco. Persuaso però che gli occorressero i consigli di gran sapienti, andò a interrogarli in Ispagna, in Inghilterra, in Iscozia, in Germania, in Olanda, in Francia, e viepiù in Egitto, in Palestina, in Persia, sede di quelle dottrine; a lungo si badò nella Grecia meridionale, visitava principalmente i conventi, coi monaci più rinomati travagliando alla grande opera. A settantadue anni, dissipato il ricavo del venduto patrimonio, giunse senza denari a Rodi, ove tenea stanza un religioso, rinomato in tutto levante come possessore del grand'arcano. Avuti da un mercante veneziano ottomila fiorini e raccomandazioni, potè penetrare fin a costui, che tre anni lo tenne in istudj e speranze onde preparare il magistero per mezzo d'oro e d'argento, amalgamati a mercurio; alfine gli aperse i secreti della scienza ermetica: cioè gli indicò che tutto era frode, spiegandogli questo assioma, «Natura si fa giuoco di Natura, e Natura contiene la Natura», il che significa in linguaggio comune che per far oro ci vuol oro; e tutta l'alchimia non giunse mai a ottenerne di più di quello che adoperò.

Perduta a settantacinque anni l'illusione di tutta la vita, il conte Trevisano volle almeno giovare agli innumerabili adepti della scienza ermetica, occupando i sette anni che ancor sopravisse a scrivere diversi trattati su quella scienza. Il più celebre dei quali, intitolato _Il libro della filosofia naturale de' metalli_, certo pochissimi vorranno leggere nel tomo II della _Bibliothèque des philosophes chimiques_; opera inutile anch'essa, giacchè, invece di confessare schietto i suoi errori a scanso degli altrui, si rinvolse in modo, che molti cercarono in esso la scienza ermetica, molti perseverarono a crederlo maestro della grand'opera.

Non appartengono alla nostra nazione nè Teofrasto Paracelso, predicato come testa divina, e creduto autore di miracolose guarigioni e di trasformazioni ultranaturali; nè Cornelio Agrippa di Colonia, consigliere dell'imperatore, deputato dal cardinale Santa Croce ad assistere al concilio di Pisa, professore di teologia a Pavia, chiesto a gara astrologo da re di corona, dal marchese di Monferrato, dal cancelliere Gattinara, e che, entusiasta insieme e scettico, diede lo stillato delle teoriche e delle pratiche delle scienze occulte. Ma a lui possiam raffrontare il milanese Girolamo Cardano da Gallarate, vissuto dal 1501 al 76, teosofo eppure scienziato illustre, di variatissima erudizione, e fecondo di pensamenti strani ma indipendenti, talvolta elevato come il genio, tal altra privo del senso comune, e come disse lo Scaligero, suo nemico acerrimo, in molte cose superiore ad ogni umana intelligenza, in altre inferiore ad un fanciullo. Lasciò le proprie memorie, preziose come delle scarse che francamente rivelino il cuore, e curiosa pittura d'uomo che viveva in un mondo poeticamente compaginato dalla dottrina cabalistica. Se era invido, lascivo, maledico, spensierato, n'aveano colpa le costellazioni ascendenti al suo natalizio. Sentiasi però oggetto d'una predilezione speciale del Cielo: poteva a sua voglia cadere in estasi, e vedere quel che gli piacesse; degli avvenimenti era premonito in sogno e da certe macchie sull'unghie; sapeva molte lingue senza averle imparate; più volte Iddio gli parlò in sogno; più spesso un genio famigliare, lasciatogli da suo padre che l'aveva tenuto per trent'anni; può in estasi trasportarsi da luogo a luogo a sua volontà; ode quel che si dice lui assente, e prevede l'avvenire. Appena ogni mill'anni nasce un medico par suo; nè rifina di vantare le sue cure e l'abilità nel disputare. A volta a volta si ride della chiromanzia, delle stregonerie, della magia, dell'alchimia, dell'astrologia; pure le esercita per compassione: i fantasmi reputa illusioni di fantasia scompigliata, pure è pieno d'apparizioni e di spiriti; crede gl'incubi generare i bambini, e deporre il vero le streghe nei processi. Eppure egli ha luogo durevole nella storia delle scienze per osservazioni sottili ed argute, e per varie scoperte, fra cui la _formola cardanica_ e la possibilità d'educare i sordimuti. In fine, per avverare il pronostico fatto, lasciossi morir di fame.

Secondo i suoi libri, la materia è eterna, ma mutasi di forma in forma, mediante due qualità primordiali, calore e umidità. Non può concepirsi veruna porzione di materia senza forma; ogni forma è essenzialmente una e immateriale, laonde tutti i corpi sono proveduti d'anima, ed è questa che li rende suscettibili di movimento. Le anime particolari sono funzioni dell'anima del mondo; nella quale stanno rinchiuse tutte le forme degli esseri, come i numeri semplici nella decade, o come la luce del sole, ch'è una ed eguale nell'essenza, infinita nelle diversità d'immagini.

Tirava dunque difilato al panteismo: se non che sospendeva le conseguenze, e variava egli stesso quanto all'unità dell'intelligenza. All'uomo, organo di quest'intelligenza universale, attribuiva un carattere distinto, la coscienza, e questa il mena a distinguere dal corpo l'anima, di cui mostra l'immortalità mediante gli argomenti de' predecessori; ma crede questo dogma abbia prodotto grandi mali, fra cui le guerre di religione. La fisica sua fonda sulla simpatia generale tra i corpi celesti e le parti del corpo umano.

Di tutte le scienze occulte favella con intima persuasione, altamente riprovando quei professori inesperti, per cui vizio restano infamate, mentre hanno certezza non minore che la nautica e la medicina. Per vendicarle da tali ingiurie, e mostrare «come sieno manifesti i decreti delle stelle in noi», esso non procede che per raziocinio e per esperimento, e riduce quelle dottrine ad aforismi, distinti in sette sezioni; donde s'intende come ogni paese, ogni colore, ogni numero avesse il suo astro soprantendente. La magia naturale insegna otto cose: prima i caratteri dei pianeti, e a far anelli e sigilli; secondo, il significato del volo degli uccelli; terzo, le voci loro e d'altri animali; poi le virtù dell'erbe, la pietra filosofale, la conoscenza del passato, del presente, del futuro per tre viste; la settima parte mostra gli sperimenti proprj sì del fare, sì del conoscere; l'ottava, la virtù d'allungare molti secoli la vita.

E il Cardano non ne fa mistero. A chi soffre d'insonnia insegna d'ungersi col grasso d'orso; a chi vuol far tacere i cani del vicinato, tenere in mano l'occhio d'un cane nero. Vuoi i presagi da dedursi da tutte le arti e dai casi naturali? vuoi la chiromanzia? e come dai sogni ottener responsi? chiediglielo, e te ne istruirà con piena sicurezza. T'istruirà a comporre sigilli per far dormire o amare, rendersi invisibili, non istancarsi, aver fortuna; e ciò combinando quattro cose, la natura della facoltà, della materia, della stella, dell'uomo che fa: al qual uopo egli divisa la natura delle varie gemme e degli astri che vi corrispondono. Fra i talismani il più potente era il sigillo di Salomone. Una candela di sego umano, avvicinata a un tesoro, crepita fin a spegnersi; e la ragione è che il sego è formato di sangue, nel sangue risedono l'anima e gli spiriti, i quali entrambi concupiscono oro e argento finchè l'uom vive, e perciò anche dopo morte ne rimane turbato il sangue. Alle stelle conviene aver riguardo nella medicazione; e infallibile esaudimento ottengono le preghiere a Maria, fatte il primo aprile alle otto del mattino. Cento geniture egli formò d'illustri personaggi, dall'oroscopo di loro nascita deducendo la causa delle loro qualità. Che più? spinse l'audacia fin a tirare l'oroscopo di Cristo.

E responsi da lui impetravano insigni personaggi, tra cui Edoardo VI d'Inghilterra; il primate di Scozia affidò le sue malattie a' costui strologamenti; san Carlo il propose maestro nell'Università di Bologna.

Giambattista Della Porta, nato a Napoli il 1540 e morto il 1615, nella _Magia Naturale_ espone tutte le fantasie d'allora intorno alle forme sostanziali delle intelligenze, emanazione della divinità. Uno spirito universale anima il mondo, unisce i corpi tutti, dà origine all'anima nostra, si manifesta coll'antipatia e simpatia, opera sugli esseri tutti, dagli insetti fin agli astri, i quali son animali immensi che con ordine volano nello spazio infinito. Sol questo spirito universale spiega gli avvenimenti della natura, e per esso gli astri influiscono sul corpo umano.

Dall'Inquisizione chiamato a Roma, si scagionò, e venne dimesso con ordine che in avvenire non s'impacciasse di far predizioni, avvegnachè il vulgo ignorante non sappia discernere se derivino da dottrina o da sovrumana potenza. Pure egli svelava le arti onde altri producevano effetti creduti soprannaturali; e l'unguento delle streghe esser una mescolanza d'aconito e belladonna, i quali per efficacia naturale esaltano le fantasie.

Postel è uno de' più begli ornamenti del regno di Francesco I, il quale gli affidò le cattedre di matematica e di lingue orientali, ove diede i primi avviamenti alla filologia comparata. Ma lo tormentava l'idea d'una religione nuova e universale, di cui egli stesso sarebbe il pontefice e Francesco I il monarca, togliendo così la sconcordia dal mondo. Un tratto s'invaghisce della mosaica, e si fa rabbino. A Roma trova che il proceder dei Lojoliti è il più perfetto dagli apostoli in poi, e si fa gesuita. A Venezia gli si presenta una donna di 50 anni, che lo ispira e gli detta i trattati _De Vinculo Mundi_, _Della Madre Giovanna, o Delle meravigliose vittorie delle donne_, e _Le prime nuove dell'altro mondo, cioè l'admirabile historia et non meno necessaria et utile ad esser letta et intesa.... parte vista, parte provata et fidelissimamente scritta per Guglielmo Postello, primogenito della restituzione, e spirituale padre della stupenda vergine venetiana, 1555_. Colà annunzia l'apparizione di questa vergine veneziana, di cui la sostanza e il corpo erano discesi in lui, e talmente fusi, che non egli viveva, ma ella stessa, ond'egli non sentiva più la vita ordinaria, ma «sono in tal dispositione che nè satietà nè bisogno del mangiare e bere non fan nulla in me, imperocchè quasi tutta la natura del cibo se ne va in aria et si disfa tal che a pena la centesima parte se ne va per la via naturale»; asserisce esser «possibile che siano talmente aperti gli occhi di una persona, che lei possa vedere localmente attraverso i corpi scuri, over quello che nissuno altronde».

Marsilio Ficino, _De vita_, asserisce che è «assioma fra i Platonici, e che sembra appartenere a tutta l'antichità, vi sia un demone a tutela di ciascun uomo al mondo, e ajuti coloro, alla cui custodia è proposto. Famigliare di casa Torelli di Parma era la figura d'una brutta vecchia, la quale appariva sotto un camino quando dovesse morir uno della famiglia».

Gli scrittori cattolici asseriscono che Lutero e Zuinglio aveano un diavolo famigliare, e al diavolo portentosi fatti attribuiva Lutero.