Part 33
Cooperano dunque l'uomo e Dio; Iddio sveglia il peccatore, prima che questi possa meritarlo, nè tampoco desiderarlo: ma il peccatore deve corrispondervi liberamente, e allora solo vien rialzato. Lo Spirito Santo non opera in maniera necessitante, ma alla propria onnipotenza mette per limite la libertà dell'uomo, la quale dal peccato originale non rimase distrutta.
Qui (l'andiam ripetendo) consisteva la differenza fondamentale dei Protestanti: professando essi che il peccatore, spaventato di non poter adempiere la legge che ode predicarsi, vi vede però che Gesù Cristo toglie i peccati del mondo, e che la fede giustifica per sè stessa. Abbracciasi dunque ai meriti del Salvatore, in virtù dei quali Iddio dichiara giusto e santo il fedele, sebben nol sia, e sebbene continui a portar la macchia originale, di giunta agli altri peccati. La fede giustificante non rimane sola, ma vi si congiunge la santificazione, manifestandosi colle opere buone. La giustificazione e la santificazione non devono però confondersi, altrimenti non si otterrebbe la certezza della remissione de' peccati e dell'eterna salute. L'opera della rigenerazione appartiene tutta allo Spirito Santo, di modo che ogni gloria ricade su Dio, nulla sull'uomo.
Così i Luterani; Calvino invece pone un intimo nesso fra la giustificazione e la santificazione: e Dio operar solo in quelli che predestinò _ab eterno_. Posto che il peccato originale abbia distrutte affatto le facoltà dell'uomo, non si fa più luogo a libera cooperazione, nè tampoco a capacità di ricevere l'azione divina. Laonde la giustificazione è un giudizio, col quale Iddio libera l'uomo dalle pene del peccato, non dal peccato stesso: pei Cattolici invece comprende e la remissione del peccato e delle pene dovutegli, e la santificazione mercè l'atto divino giustificante.
I Protestanti ripudiano la distinzione tra fede viva e morta. E credendo che, anche dopo la giustificazione, perdura nell'uomo quell'essenza peccaminosa, non possono ammetter opere grate al Signore. Ben vennero talvolta a dirle necessarie, ma in qual senso io non intenderei.
Dopo discussioni che attestarono quanta varietà d'opinioni corresse su proposito sì capitale[209], il Concilio riconobbe che i nostri peccati ci sono rimessi gratuitamente per la misericordia divina; non sono soltanto _coperti_, ma cancellati dal sangue di Gesù Cristo; la cui giustizia è non solo imputata, ma attualmente comunicata ai fedeli per opera dello Spirito Santo. Ma poichè pur troppo la carne si ribella allo spirito, perciò la giustizia nostra non è perfetta, e quindi divien necessario il gemito continuo dell'anima pentita.
Quanto al merito delle opere, la vita eterna è una grazia misericordiosamente promessa, e una ricompensa data alle buone azioni, il cui valore proviene dalla grazia santificante. Il libero arbitrio non può dirigerci alla felicità eterna se non mosso dallo Spirito Santo, ma i precetti, le esortazioni, le promesse e le minacce del Vangelo mostrano abbastanza che noi operiamo la salute nostra pel movimento delle nostre volontà, ajutate dalla Grazia. Sebbene (dice il Concilio) le sacre carte stimino tanto le buone opere, e Gesù Cristo prometta che fino un bicchier d'acqua dato a un povero non resterà senza ricompensa; e l'apostolo attesti che un momento di sofferenza in questo mondo produrrà un compenso eterno di gloria: pure il cristiano si guardi dal fidare e glorificarsi in se stesso, anzichè nel Nostro Signore, la cui bontà è sì grande, che vuol che i doni che ad essi fa sien meriti loro[210].
Insomma i peccati ci sono rimessi per pura misericordia e pei meriti di Gesù Cristo: la giustizia, che è in noi per lo Spirito Santo, la dobbiamo a una liberalità gratuita: le buone opere nostre sono altrettanti doni della grazia. Dopo di che Bossuet trova strano che i Protestanti siansi separati da noi per questo punto, tenuto per essenziale su que' primordj, mentre in appresso le persone sensate cessarono di considerarlo per tale[211].
La Chiesa per opere buone intende gli atti morali dell'uomo giustificato in Gesù Cristo, ossia i frutti della volontà corretta, e dell'amore ispirato della fede. Meritorie chiamansi quelle che dalla nostra libertà sono prodotte nella virtù di Gesù Cristo. E quando si dice che il Cristiano deve meritar la vita eterna, s'intende che dee rendersene degno mediante il Salvatore. Vi sono opere buone al di là dei precetti; opere suprarogatorie, che possono ommettersi senza ledere la legge suprema della carità.
Ma quando i Protestanti asserivano l'inutilità delle opere in generale, intendeano in particolare i sacramenti; i quali invece dai nostri sono tenuti per necessarj, e furono prefiniti a sette, giusta l'insegnamento di Pietro Lombardo, appoggiato alla tradizione. Il fine de' sacramenti, a detta dei Protestanti, è di assicurare i fedeli che la colpa fu rimessa, consolarli, e liberarli dal timor della legge: come la circoncisione, sono mere testimonianze dei divini decreti sull'uomo; il battesimo e la cena recano frutto sol in quanto chi li riceve ha fiducia nel perdono de' peccati. Il matrimonio non serve a ciò, nè l'ordine: il battesimo non dovrà riceversi che da chi è capace di comprenderlo: la confermazione non è che una replica del battesimo: all'estrema unzione surrogavasi la cena, per confortare l'uomo, sgomentato dal silenzio eterno di quell'infinito sconosciuto ove sta per cadere. Più repudiavasi la confessione: può essa farsi per domandar consiglio o per sollievo della coscienza, ma l'assoluzione non può venire dal prete, sibbene da Dio. Nella cena dapprincipio ammisero che il corpo e sangue di Gesù Cristo fosse distribuito sotto le specie di pane e vino; ma Carlostadio impugnò la presenza reale, poi con maestria Zuinglio ed Ecolampadio. Anzi Zuinglio voleva i sacramenti mere cerimonie, e non possedere vera fede chi ha bisogno delle loro consolazioni.
Secondo i Cattolici, pei sacramenti comincia la vera giustizia, o perduta si recupera, essendo segni sensibili, istituiti da Dio, con virtù non solo di significare ma di produrre la santità e la giustizia. I simboli dell'antica alleanza non conferivano la virtù giustificante, per cui si congiungesse l'uomo a Dio: bensì lo fanno i sacramenti[212]; opera operata da Dio, sebbene non escluda l'attività umana, richiedendosi la disposizione a riceverla.
Al fatto morale della giustificazione bisogna concorrano il tribunale di Dio e quello dell'uomo. È Dio che rimette col mezzo de' suoi ministri, sol esso potendo cancellare la colpa, e restituire all'anima i diritti alla celeste eredità: ma il perdono non si dà se prima l'uomo non abbia pronunziato contro se stesso il verdetto di colpabilità, riconoscendosi degno di castigo. L'umano dev'essere tribunale di giustizia e di pena: il divino, di misericordia e di grazia, dopo che col pentimento fu mitigato. Se non che la coscienza non condanna propriamente se stessa, ma è semplice testimonio dell'atto giuridico di Dio che si esercita sopra il colpevole: il quale per altro può aderirvi o repugnarvi; restaurare l'ordine coll'espiazione, o perturbarlo col resistere al suo autore.
Nella consacrazione il pane e il vino si trasmutano nel vero sangue e corpo di Gesù Cristo. In conseguenza il nostro essere si trasforma nella unione col Redentore che vive in noi.
Erasi proclamata tal verità quando il nominalismo, panteismo mistico, confondeva Dio coll'uomo, sicchè la Chiesa viemeglio espresse la distinzione, e colla solennità del _Corpus Domini_ celebrò il Cristo veramente esteriore all'uomo, e che all'uomo s'avvicina per sua bontà. Per mera regola disciplinare si partecipò l'eucaristia sotto una sola specie; e il fedele sa che Cristo è tutt'intero sotto entrambe le specie e sotto ciascuna, e la vitale comunione con lui non dipende dalla materialità del sorbir anche un poco di vino[213].
Il Concilio definì il matrimonio essere vero sacramento; la Chiesa aver potuto di propria autorità costituire impedimenti dirimenti, cioè che ne rendano nullo ogni effetto umano e divino; spettare ai giudici ecclesiastici le cause matrimoniali, concernenti il vincolo e la validità dell'atto[214].
È dunque non solo insana ma ribalda la legge, che snatura il sacramento delle anime fino a ridurlo a contratto di corpi: e fa che un sindaco, per semplice autorità municipale, imponga a una fanciulla, educata al pudore e alla gelosia del fior più prezioso, d'abbandonarsi ad un uomo sol perchè così fu civilmente stipulato, in nome della libertà della carne, e senza quella benedizione che rende comandato l'amore e sacra la generazione. Questo, che lo stesso Mirabeau dichiarava il più grande attentato del potere politico contro il potere religioso, avvia alle libere unioni e ai liberi abbandoni. Fortunatamente gli uomini son meno servili che i legislatori; meno della pubblica opinione ascoltano la coscienza, e così temperano nell'applicazione le brutalità dei despoti o i sofismi de' parlamenti.
La Chiesa è istituzione umana e divina ad un tempo. Questa parola nelle Scritture è sempre attribuita a una società visibile: Cristo le promise che non verrà mai meno: e poichè non è visibile che per la professione della verità, uopo è che sempre professi la verità. Ciò implica ch'essa è infallibile, e che niuno può allontanarsi da' suoi insegnamenti[215].
Per esser ammessi nella Chiesa invisibile basta un battesimo spirituale; per vivervi basta un alimento interiore: ma la Chiesa visibile, appunto perchè tale, col battesimo di spirito ne richiede uno materiale; col nutrimento della parola di Gesù Cristo, richiede il nutrimento del corpo di Gesù Cristo, e che il sagrifizio come il sacramento cada sotto i sensi. Il sacrifizio e il sacerdozio son congiunti in ogni legge; ed essendo visibile il sacrifizio nel Nuovo Testamento, tale dev'esser pure il sacerdozio, al quale per divina istituzione sia data podestà di consacrare, offrire, ministrare l'eucaristia, e rimettere o no i peccati. In esso sacerdozio divino, per molti ordini si sale dai minori ai maggiori ministeri; e tra i maggiori son i diaconi e suddiaconi, tra i minori gli accoliti, gli esorcisti, i lettori, gli ostiarj. Nella sacra ordinazione è conferita la grazia: e perciò l'Ordine è uno de' sacramenti, e imprime un carattere indelebile, sicchè è condannato chi dice che gli ordinati possono tornar laici: o che tutti i Cristiani abbiano eguali facoltà spirituali. Nell'ordinazione de' vescovi, sacerdoti ed altri gradi, non occorre il consenso o l'autorità di magistrato secolare, e non son ministri ma ladroni quelli che ascendono ai ministeri ecclesiastici per chiamata o istituzione del popolo e della potestà laica. È data dal Cielo la vocazione al ministero ecclesiastico, al dispensare la parola e i sacramenti: ma deve in terra esser riconosciuta e sanzionata; per operare nel pubblico ministero della Chiesa bisogna esser autorizzati secondo un simbolo, che gli uomini effettuano giusta le disposizioni di Cristo, cioè un sacramento. La visibilità della Chiesa implica un'ordinazione ecclesiastica che, da un vescovo all'altro, da un sacerdote all'altro, risalga fino a Cristo. Per tal legame i vescovi derivano dagli apostoli; ed abbisognando di unità per raccogliere tutti i fedeli in una effettiva convivenza, bisogna abbiano un capo, istituito da Cristo, visibile com'è visibile la Chiesa; e a cui tutti obbediscano, perchè tutti membri d'un corpo stesso.
La Chiesa possiede, comunica e interpreta i libri santi, e da essa gli accettiamo come opera divina, anche prima che lo spirito di Dio si sia manifestato nel leggerli; gli accettiamo, come dice un gran santo, perchè la Chiesa ce li dà[216], quand'anche o vi appaja minore l'ispirazione profetica, come per esempio, ne' libri storici de' Maccabei; o la critica, come nell'epistola di san Giuda, che sembra allegare qualche libro apocrifo, qual è quello di Enoch[217].
Cattolici e Protestanti si accordavano nel considerare la Bibbia, e specialmente il Nuovo Testamento, come la fonte della verità; e però importava fissare il numero e la lezione de' libri canonici[218]. Se non che gli uni ne attribuivano l'interpretazione alla Chiesa, gli altri all'individuo. Pe' Cattolici l'infallibilità della Chiesa venne identificandosi con quella del clero e del papa: pe' dissidenti il rispetto verso il libro arrivò a dare miracoloso carattere alla lettera, e direi fino ai punti vocali introdotti dai rabbini del medioevo; per essi la Bibbia è incerta, perchè di traduzione umana; la nostra è d'autorità divina.
La Chiesa fu fondata mediante la predicazione, cioè la parola; nè la parola perdette l'autorità quando venne scritta. Quanto la Scrittura è dunque venerata la parola tramandata a voce. Della verità di questa è testimonio l'esser accettata da tutte le Chiese cristiane fin dall'origine: non potendosi credere che provenga d'altra fonte che dagli apostoli. La tradizione è dunque la credenza costante e universale della Chiesa, depositata ne' monumenti storici: onde vien detta il criterio per interpretare la santa Scrittura. Custode di questa come della tradizione è la Chiesa.
Tal sarebbe il sunto delle dottrine ove dissentono i Protestanti dai Cattolici, e quando Bossuet ne fece l'esposizione, enumerando le sole verità decretate dal Concilio di Trento, senza badare alle temerarie curiosità della scolastica, nè fermarsi ad objezioni fatte a dottori particolari, o contro punti nè universalmente, nè necessariamente ricevuti, gli avversarj stupirono di trovarsi così poco discosti.
Alcune volte non potendo i Padri accordarsi nell'espressione di qualche articolo, gli diedero forma negativa; condannarono cioè la proposizione contraria; il che non implica che si abbia sempre per vera tutta la positiva opposta.
Altri punti sono espressi in termini generali, il che è ben diverso da termini vaghi od ambigui: questi o non han senso, o nessun senso preciso; i generali non portano l'estrema evidenza, ma sono chiari fino a un certo grado, cioè fin dove lo davano le parole della Scrittura e dei santi padri. Tal sarebbe la quistione d'un punto tanto controverso, quant'è il purgatorio. Anime giuste possono uscir dal mondo non interamente purificate; ora lo Spirito Santo proferì che niente d'impuro entrerà nella città santa[219] e la Chiesa ha dalla tradizione di tutti i secoli che l'intero purificamento se ne fa dopo morte[220] per mezzo di pene non definite, le quali da preghiere dei vivi possono esser alleviate o assolute. Il Concilio si limita a definire che le preci dei vivi possono suffragare pei defunti, senza entrar in particolarità nè sulle loro pene, nè sul modo onde vengano purgati; locchè non era precisato dalla tradizione; solo chiarendo che sono purificati per Gesù Cristo, essendolo per le preghiere ed oblazioni fatte in suo nome.
Così, anche dopo usciti dalla Chiesa visibile, perdurano i nodi che non siansi volontariamente spezzati, e i defunti formano ancora una Chiesa con noi, insieme cogli angeli e con Cristo. Solo i dannati resteranno separati dalla sorgente dell'ordine e della vita, tormentati dall'angoscia d'una irreparabile divisione; divisione nelle facoltà dell'anima lottanti; divisione fra l'anima e il corpo non pacificati; divisione coi consorti; divisione colle creature tutte; divisione fin dalla morte che indarno invocheranno.
I santi estesero in terra il regno di Dio, talchè i loro benefizj qui perdurano, e ci lasciarono modelli; ma inoltre continuano ad operare come protettori, pregano Dio per noi, e noi gli invochiamo anche pei fratelli purganti. Ogni culto religioso però deve terminarsi a Dio come a suo fine necessario; e l'onor che la Chiesa rende alla beata Vergine e ai santi può chiamarsi religioso, perchè si riferisce necessariamente a Dio; si ricorre alla intercessione di loro come di persone più aggradevoli a Dio; e qualunque sia la forma d'invocarle, sempre si riduce al _pregate per noi_. A Dio si offre il santo sacrifizio facendo menzione dei santi affinchè degninsi pregare per noi[221].
Dietro alla parte dogmatica doveasi discutere la gerarchica. L'episcopato, sebbene di istituzione divina, deriva le sue prerogative dal papa? pur riconoscendo che il papa fu istituito da Cristo, l'autorità sua è comune solidalmente a tutti i vescovi? La residenza e l'istituzione dei vescovi, per quanto spetta alla potestà di giurisdizione, è di ragion divina? o, ciò che importa lo stesso, fin dove son essi indipendenti dal papa? E le chiavi furono date a Pietro solo?
A promuovere di tali quistioni lo scioglimento più favorevole all'autorità pontificia diedero opera attivissima i Gesuiti, e principalmente il loro generale Lainez «con affetto così grande, come si fosse trattato della propria salute» (SARPI). Allo zelo di sant'Ignazio egli univa la scienza delle cose della fede, e nel Concilio recitò il discorso più famoso, asserendo la plenipotenza papale (dell'infallibilità non era quistione), con autorità e storia e argomentazioni dissipando quante objezioni mai si erano elevate, e affermando che la potestà della giurisdizione al papa solo sia data, e da lui ogni altra derivi. Se ne risentirono e i vescovi, dei quali attenuava le prerogative, e i dottori che pendevano alle massime proclamate a Costanza[222]; e gli storici che sostenevano aver i vescovi considerata la loro istituzione di giure divino, e quindi indipendente dal papa, quanto all'origine sebbene a lui, come a capo supremo e unico di tutta la Chiesa, fosse subordinata quanto all'esercizio. Così esser continuato fin quando, dopo il Mille, le congregazioni cluniacese, cistercese ed altre nate allora, operarono che molte funzioni proprie de' vescovi fossero concentrate a Roma; poi dopo il 1200 nati gli Ordini mendicanti, viepiù restrinsero l'esercizio dell'autorità episcopale, che adesso tentava restaurarsi, e che invece trovavasi annichilata da una congregazione nata jeri, che (diceano) non è ben secolare nè ben regolare. Pure anche tra i vescovi, molti, anzichè inuzzolirsi d'ingrandire la propria a scapito dell'autorità pontifizia, sentivano necessario di salvarla all'ombra di questa; e i principi, vedendo la propria autorità messa a repentaglio dalle dispute teologiche, provedeano men tosto a sottigliare sui limiti del potere ecclesiastico, che ad appoggiarvisi.
Laonde prevalse la parte devota all'autorità pontifizia, almeno nella forma negativa, quanto al non essersi definito ciò che la parte contraria avrebbe voluto intorno alla ragion divina della superiorità de' vescovi a' preti; e restò consolidata quella supreminenza del papa, che erasi voluta crollare; egli solo interpretasse i canoni, imponesse le regole della fede e della vita. Pure è notevole che, nel Concilio di Trento, non trovi una frase sola che rechi qualche nuovo vantaggio ai papi: nè tampoco le espressioni del fiorentino e del lateranense, tanto favorevoli al primato de' pontefici e alla loro superiorità al Concilio, non vennero ripetute, appena i prelati francesi si opposero alla formola che pareva asserirle; e asserisce il Pallavicini che il papa stesso rispose, non doversi definire se non ciò che unanimemente piacesse ai Padri. Così sopravvissero due partiti; quello più compatto, questo più attivo: nè l'uno, nè l'altro uscendo dal cattolicismo, e riconoscendo che le decisioni dell'episcopato, riunito attorno al suo centro, sono infallibili in materia di fede; altrimenti sarebbe possibile che tutta la congregazione dei fedeli errasse: è così che l'organo supremo, per cui mezzo la Chiesa si pronunzia, non può mancare all'uffizio di questa, che è la custodia del vero[223].
Restavano le deliberazioni che riguardavano le riforme dei principi, cioè il rivendicare le prerogative, usurpate da questi. Il disputare sui confini delle due autorità poteva metter in pericolo tutto quanto già si era stabilito intorno alla fede; i principi stessi che, contro i Protestanti, aveano sostenuto la Chiesa acciocchè non fosse assorbita nello Stato, or sull'esempio de' Protestanti voleano non solo non restituirle, ma sottrarle anche altre facoltà, che dicevano mal convenire al potere spirituale.
Dalla disputa scabrosissima i legati seppero sguizzare domandando tempo a riflettervi: poi venuta la chiusura, presentarono un decreto generico, ove proferivano scomunicato il principe che concedesse campo al duello, ed esortavano l'imperatore e i sovrani a mantenere le ragioni e le immunità della Chiesa, ed operar che i vescovi risedessero con dignità e quiete, e rinnovarono tutte le costituzioni antiche sulla libertà ecclesiastica.
E si dichiarò terminato e chiuso il Concilio; e Pio IV ne confermò solennemente i decreti, poi fe stendere una _professione di fede_, che doveano sottoscrivere tutti gli ecclesiastici e dottori. In questa, dopo il simbolo costantinopolitano, esprimendo il dogma più positivamente che nel Concilio, si pronunzia intera fede al simbolo apostolico e ai sacramenti istituiti da Gesù Cristo, che tutti conferiscono la grazia; si accettano le decisioni del Concilio di Trento circa il peccato originale, e la giustificazione; nella messa pei vivi e pei morti offerirsi il vero sacrifizio propiziatorio; nell'eucaristia star realmente e sostanzialmente il corpo e sangue di Cristo, nei quali si converte tutta la sostanza del pane e del vino; e Cristo tutt'intero riceversi sotto l'una o l'altra specie; credersi nel purgatorio e nella validità dei suffragi; invocarsi i santi, i quali intercedono per noi, e doversene onorare le reliquie; tenere e venerare le immagini di Cristo, di sua madre, de' santi; la Chiesa cattolica, apostolica, romana esser madre e maestra di tutte; Cristo averle lasciato la facoltà delle indulgenze sommamente salutari ai fedeli; promettersi obbedienza al pontefice, vicario di Cristo e successore di san Pietro; infine ricevere tutto ciò che era stato lasciato per tradizione e definito nei Concilj, specialmente nel tridentino. È in somma una risoluta protesta contro gli errori che anche dappoi germogliarono.
La Riforma, a cui era mancato il pretesto dacchè uscirono gli oracoli di quell'assemblea generale cui essa aveva continuamente appellato, rimase una manifesta ribellione; e dagli oppositori che si staccavano ed isolavano, la Chiesa non potea difendersi che col fortificarsi entro le barriere della fede antica. Fra' Cattolici non occorreano transazioni, nè quasi dibattimenti; e restando solo a porre in chiaro l'intero sistema della fede cattolica, vi si eliminò una serie di discrepanze, di modo che la teologia trovossi ridotta a scienza positiva, sgombra dalla dialettica, che nelle decisioni di fede può esercitarsi sui diversi modi di spiegar la verità, purchè non travalichi i punti essenziali, che tutti difendono in comune, e nulla vi mescoli di dubbioso. I dettami tridentini, divenuti credenza cattolica, resero omai superfluo ogni altro Concilio; e come chi risana da pericolosa malattia, la Chiesa cattolica parve rinvigorita, e tutta si applicò a migliorare se stessa e la società[224].
NOTE
[183] Renan esclama: «Padre celeste, tu non hai voluto che questi dubbj ricevessero una risposta chiara, affinchè la fede al bene non restasse senza merito, e la virtù non fosse un calcolo. Una rivelazione evidente avrebbe assimilato l'anima nobile all'anima vulgare; l'evidenza qui sarebbe stata un attentato alla nostra libertà. Tu volesti che la nostra fede dipendesse dalle interne nostre disposizioni. In tutto quanto è oggetto di scienza o di discussione razionale, tu hai data la verità ai più ingegnosi: nell'ordine morale e religioso giudicasti deva appartenere ai più virtuosi. Saria stato ingiusto che l'ingegno costituisse qui un privilegio, e che le credenze, che denno essere il ben di tutti, fossero il frutto d'un ragionamento più o men bene condotto, di ricerche più o meno fortunate. Sii benedetto pel tuo mistero! benedetto d'esserti nascosto, d'aver riservata la piena libertà de' nostri cuori» _Avenir de la Métaphysique_.
[184] DANTE, _Pd._, XXIV.