Part 41
Questi dogmi austeri, dove erano negate la bontà e la libertà dell'uomo, sosteneva egli con inesorabile intolleranza, non presentando la sua come una dottrina che ammette la discussione, o cerca accordo con altre credenze. I Calvinisti, come eletti di Dio, sono autorizzati a schiacciare tutto ciò che si oppone alla loro esclusività; come ispirati, abborrono il ragionamento. Calvino ha il rigore del Vecchio Testamento, più che la mitezza del Nuovo: esigente, dittatorio, all'amministrazione ecclesiastica subordina la civile; moltiplica regolamenti fin sul vestito e sulla mensa, proscrivendo il lusso, gli ori, ogni squisitezza d'arti, per raffaccio alle frivolezze di Parigi e alle magnificenze di Roma. Divieto di sposare papisti; stampatori e libraj non si prestino a questi, nè pittori e scultori, vetraj, orefici, avvocati; non tengansi a fitto beni di Chiesa, per cui si devono offrire cera o incenso, che favorirebbero l'idolatria. Una fanciulla che si vestì da uomo; un proprietario che maltrattò i suoi lavoranti, lenti all'aratro; fanciulli che all'Epifania giocarono alla fava; uno che avea letto le Facezie del Poggio...... erano puniti, e più chi dicea male de' fuorusciti, martiri della verità. Così profondato l'abisso fra il credo antico e il nuovo, Calvino sbigottì le anime timide, e disingannò coloro che ancora fantasticavano un accordo; e quella risolutezza, quel sarcasmo, quell'irosa eloquenza contro Roma e la Sorbona e tutto il clero, trascinava, come tutto ciò che è violento. Allora parve la protesta avesse trovato l'ultimo suo termine; colla predestinazione rimetteasi tutto agli ineluttabili decreti di Dio; annichilamento dell'uomo, che causava una contentezza austera; che formava dei martiri, e che dovea piacere a coloro che si trovavano perseguitati.
Novatore così radicale, pure Calvino volea conservare molti articoli primitivi; anzi spiegava fierezza contro chi li intaccasse; quasi che la trinità, la rivelazione, l'incarnazione, il peccato originale, l'espiazione di Cristo non si fondassero sulle stesse basi che gli altri dogmi cattolici.
Più tardi la critica, nata dalla filologia, dovea scassinare le idee tradizionali sopra l'origine e l'autorità dei libri sacri. Ma già allora gli Anabattisti gl'impugnarono; gli Unitarj, che vedremo prevalenti in Italia, escludeano la Trinità; insomma si ripudiava il cristianesimo, riducendosi a negazione sistematica dei dogmi della Chiesa.
Alcuni Protestanti si vergognavano di tanti disaccordi, e voleano negarli o attenuarli; altri invece faceansi belli delle variazioni[429], e diceano: «Noi non abbiamo unità di credenze: ma questo è vanto; perocchè la ragione individuale esercita così il proprio uffizio, e procediamo a seconda dei tempi. Le continue variazioni sono naturali al nostro principio: avvegnachè, mentre i Cattolici si ancorano nell'autorità, noi ci atteniamo al giudizio de' singoli, al che ripugna la dogmatica immobilità.
Le moltitudini però non erano venute alla Riforma per argomentazioni teologiche, bensì alcuni per ismania di libertà, altri per bisogno di coscienza e pietà; sicchè adottavano, senza troppo analizzarli, i simboli e le confessioni, in cui i novatori formularono le loro dottrine. E furono due principali; la Confessione Augustana o de' Protestanti, a cui aderì la Germania; la Confessione Elvetica o degli Evangelici, nella quale si confusero gli Zuingliani. Al 1550 le credenze già eransi costituite decisamente ostili, e ciò ch'è notevole, nei limiti geografici che press'a poco conservarono, restando la principale divisione de' riformati in Luterani e Calvinisti: i primi che accettano il senso letterale delle parole della Cena, gli altri il figurato.
Fuvvi un nostro pittore che formò un quadro in tre piani. Sul più basso, Calvino distribuiva il pane benedetto, e pronunziava: «Questa è la figura del mio corpo». Nel successivo, Lutero nell'atto medesimo, diceva: «Questo contiene il mio corpo». Di sopra era il Salvatore che, comunicando i suoi apostoli, diceva: «Questo è il corpo mio».
Vi sottopose la domanda: «A quale dei tre crederemo?» Il quadro piacque, e dicono che molti convertisse; forse impedì si pervertissero.
NOTE
[386] Sant'Epifanio descrive le più turpi sporcizie de' Gnostici, tali che neppur in latino oseremmo produrle. Asserisce che _uxores habuerunt communes.... impudica fœminarum et virorum contractatio nota fuit ejusdem professionis in religione.... Synaxim ipsam turpitudine multiplicis coitus polluerunt, comedentes ac contingentes tum humanas carnes, tum immunditias.... Vir quidem concedens alteri uxorem, Surge, dixit, fac dilectionem cum fratre... Voluptatis gratia tantum, non generationis coierunt: hanc enim aversati sunt... Si quæ prægnans facta fuit mulier, detractum fœtum in mortario pistillo contuderunt, et admixto melle ac pipere et aliis quibusdam aromatis ac unguentis ad avertendam nauseam, sic congregati omnes porcorum et canum horum sodales participes facti sunt pueri contusi... Animam dixerunt esse virtutem menstrui sanguinis et genitalis seminis; quam colligentes et edentes, sive carnes, sive olera, sive panem, sive aliud quod vorarent, gratificare se creaturas dixerunt, animam ab omnibus colligentes, et ad cælestia secum transferentes. Animam enim et in animalibus et in plantis et in hominibus eandem esse docuerunt... Exarsere etiam in seipsos, viri in viros, fœminæ in fœminas...._. (Hæres. XXVI). Eusebio di Cesarea asserisce che usavano anche l'arte magica: _magicas Simonis præstigias non clam ut ille, sed palam ac publice tradendas esse censebant_.
[387] KOCH, _Sanctio pragmatica Germaniæ illustrata_. Cap. II, § 45.
[388] A Piacenza un frate fanatico annunziò, nel 1420, che da tre anni era nato l'anticristo in Babilonia, col che costernò i cittadini, finchè lo confutò il vescovo Alessio da Seregno.
[389] PRATO, _Cronaca di Milano_.
[390] JACOBI SADOLETI _cardinalis, De Christiana Ecclesia, Ad Johannem Salviatum cardinalem_.
... _Majores nostri sapientissimi homines, optimis illis temporibus, quibus ecclesiastica vigebat disciplina, quæ nunc tota pæne nobis e manibus elapsa est, tales eligebant et consacrabant sacerdotes, quos doctrina vitaque eximios, egregie et posse et velle intelligerent docere populum publice, habere conciones, præcipere plebibus quæ facienda cuique essent.., Solis tum presbyteris et sacerdotibus Dei hæc concionandi et dicendi provincia in templis et sacris locis erat demandata; reliquis omnibus de populo, etiam ex ea vita quam monasticam vocamus, quamvis doctis et prudentibus ab hoc omni munere penitus exclusis_.
[391] BELLARMINO, _Concio XXVIII_ in dom. _Lætare_.
[392] Lettera 19 agosto 1532 nelle _Cartas al emperador Carlo V escritas por su confesor_. Berlino 1848.
[393] Proposizione 71.
[394] Proposizione 31.
[395] Quando gli Anabattisti e gli altri fanatici spinsero all'eccesso l'interpretazione individuale, Lutero sosteneva verità oppostissime a quelle che tennero poi i suoi seguaci. «Il dogma della presenza reale non fu inventato dagli uomini, ma è fondato sul vangelo e sulle precise irrefragabili parole di Cristo, e fin dal principio fu uniformemente predicato e creduto. In mancanza d'altre prove basterà la tradizione di tutte le chiese per respingere i sofismi de' settarj: poichè è pericoloso il dar ascolto a cosa alcuna contro la testimonianza unanime della Chiesa e la dottrina ch'essa c'insegnò da quindici secoli. Chi mette in dubbio questo dogma, nega la santa Chiesa cristiana. Ora negar la Chiesa è condannar Gesù Cristo, gli apostoli e i profeti. Se Dio non può mentire, la Chiesa non può errare». E prosegue a sviluppar le idee stesse. Vedasi la sua lettera ad Alberto di Prussia. E dice anche: «Noi riconosciamo che nel papismo vi è molto di buono, anzi tutto il buono cristiano, il vero battesimo, il vero sacramento dell'altare, le vere chiavi, il vero perdono de' peccati, la vera predicazione, il vero catechismo. Io dico che sotto il papa vi è il vero cristianesimo, o a meglio dire il fior del cristianesimo».
[396] Lo dice Pascal, ne' cui Pensieri se ne vede una stupenda spiegazione e giustificazione.
E Lutero e Melantone riteneano anche l'assoluzione: perocchè il primo nella disputa del 1518, e l'altro nell'apologia della Confessione Augustana, sostennero, _absolutionis ministrum, etiamsi contra prohibitionem superioris absolvat, vere nihilominus absolvere a culpa, et coram Deo_. Lutero dice: _Occulta confessio, quæ modo celebratur, etsi probari ex Scriptura non possit, miro modo tamen placet, et utilis, imo necessaria est, nec vellem eam non esse; imo gaudeo eam esse in ecclesia Christi_. De Captivitate Babylonis, tom. II, pag. 292.
E negli articoli smalcaldici, p. III, c. 8: _Nequaquam in ecclesia confessio et absolutio abolenda est, præsertim propter teneras et pavidas conscientias, et propter juventutem indomitam et petulantem, ut audiatur, examinetur et instituatur in doctrina christiana_. La confessione fu conservata lungo tempo dai Protestanti, e il famoso Spener fondatore de' Pietisti, nel 1686 era confessore dell'elettor di Sassonia: ma allora appunto Schaden trovò che quell'atto fosse fonte di superstizione, ingannandosi i penitenti sull'effetto dell'assoluzione: ne nacque gran disputa, e Spener riuscì ad acquetarla, facendo decidere fosse libero ai fedeli premettere o no alla sacra cena la confessione. Ciò la fece cadere in disuso.
[397] Möhler che, nella Simbolica, diede la più bella esposizione delle contrarietà dogmatiche fra Cattolici e Protestanti, dice «vedrebbe con piacere l'uso del calice lasciato all'arbitrio di ciascheduno: locchè avverrà certo allorquando il voto generale in amore e unità si pronunzii in favore di tal pratica con tanto vigore, con quanto la avversò dopo il secolo XII». § XXXIV.
[398] Oggi la dottrina di Lutero sopra la giustificazione è ormai abbandonata da tutti i Protestanti.
[399] Vedi la relazione di Spalato ap. SECKENDORF II, 165.
[400] _Lettere di Principi a Principi_, vol. III, pag. 16, senza indicazione di nome.
[401] Vedi _Monumenta Vaticana_, Num. LXIII, pag. 84. E pag. 89 dove torna più ampiamente su questo punto.
[402] _Monumenta Vaticana_, Num. LXVIII.
[403] 31 agosto 1532, nel vol. V, 224 delle lettere della legazione di Germania nell'Archivio Vaticano.
[404] Döllinger (_La Chiesa e le Chiese_), per mostrare ch'è illusione l'attender l'unione de' Cattolici coi Protestanti per mezzo della Scrittura, fa osservare che la disputa fra Luterani e Riformati sulle parole con cui Gesù Cristo istituì l'Eucaristia, dopo infiniti colloquj e migliaja di libri per tre secoli, non ha fatto un passo.
[405] Al testo di san Paolo sulla efficacia della fede, Lutero aggiunge la parola _sola_: e scrivendo a Link nel 1550, dice: «Se il papista vuol seccarci per la parola _sola_, rispondetegli chiaro: Il dottor Martino vuol così, e dice: Papista e asino è tutt'uno. _Sic volo, sic jubeo, sit pro ratione voluntas_. Mi rincresce di non aver messo anche senz'_alcun_'opera d'_alcuna_ legge, che esprimerebbe più netto il mio pensiero. Perciò voglio che questa parola rimanga nel _mio_ nuovo Testamento, e dovessero tutti questi asini di papisti impazzirne, non riusciranno a levarla».
[406] _Ad Galatas_, V, 6.
[407] Sessione VI, cap. VIII.
[408] _Ibid_., cap. VII.
[409] _Homo christianus, etiam volens, non potest perdere salutem suam, quantiscumque peccatis, nisi nolit credere. Nulla enim peccata eum possunt damnare, nisi sola incredulitas_. Lutero, _De captiv. Babyl_.
[410] Nell'epistola stessa è detto che Gesù Cristo si offre a Dio entrando nel mondo (10,5); che si mette al posto delle vittime che a lui non piacquero (9,24); che continua a comparire per noi davanti a Dio (9,26), e non cessa d'intercedere per noi (7,25); senza che con ciò l'apostolo accusi d'insufficienza l'oblazione sulla croce e l'intercessione fatta morendo.
[411] LUTHERI _Opp. ediz. Witenberg_. Tom. II, p. 44, T. VII, p. 56.
[412] L'istituzione de' concistori per autorizzar alla predicazione è in aperta contraddizione colla missione che vien attribuita a ciascun fedele. Fu sancita nella Confessione Augustana, art. XIV, e in conseguenza si dovette imporre alle Chiese d'aver un ministro e di mantenerlo. Ma il popolo non intendeva questa campana, e Lutero se ne lagna spesso, e «Il popolo non vuol offrire niente: la sua ingratitudine è tanto nauseante, che, se la coscienza non mi distogliesse, gli leverei e curati e predicanti, perchè viva da bestia, qual è in fatto».
[413] Lettera di Daniel Barbaro a Domenico Venier nelle _Lettere Vulgari_. Venezia 1542, pag. 94. Era egli a Siviglia nel 1522 quando fece ritorno la nave _Vittoria_, che per la prima avea fatto il giro del globo; e stupivano d'aver perduto un giorno, benchè esatto giornale avessero tenuto. Nessuno sapeva darne ragione, ma il Contarini la spiegò.
[414] _Bibliotheca maxima pontificia_. Roma 1698. _Ad Paulum III P. M. de potestate pontificis in usu clavium et compositionibus, duæ epistolæ_, pag. 179-183 del vol. XIII.
[415] Su tal punto tenne qualche opinione particolare; non accettò pienamente quella di sant'Agostino, nè che pel peccato originale gli uomini siano riprovati: ed esorta i predicatori a toccare con gran riserbo tali quistioni.
[416] Il fondamento di tutto ciò è principalmente nella raccolta delle epistole di Reginaldo Polo. Una vita del Contarini per monsignor Lodovico Baccadelli, contemporaneo, fu stampata il 1827 a Venezia.
[417] Il Contarini scriveva al cardinale Farnese da Ratisbona, 28 aprile 1541: «Quanto al primato del pontefice, l'elettore di Brandeburgo non vi fa una difficoltà al mondo; Imo dice che gli pare necessarissimo, essendo fra cristiani una fede ed una Chiesa» _Ep. Reginaldi Poli_, tom. III, pag. 254.
[418] Sua lettera del 19 gennajo 1541 al vescovo Nausea di Vienna, in DOELLINGER, _die Reformation_. Ratisbona 1848, tom. II, pag. 49.
[419] Vedi la sua lettera all'elettore di Sassonia nella raccolta del De Wette, tom. V, pag. 353, 377.
[420] _Lettere di Principi a Principi_, lib. III, pag. 169.
[421] Un'ampia apologia del Contarini trovasi nella diatriba del cardinale Quirini alle epistole del cardinale Polo.
[422] QUIRINI, _Diatribæ_ III, CCLV. Le opere principali del Contarini sono: _De immortalitate animæ_ contro il Pomponazio; _Conciliorum magis illustrium summa_, compendio più volte ristampato e giudizioso, cui spesso va unito il trattato _De potestate pontificis: Scolj sulle epistole di san Paolo; Dei doveri de' vescovi;_ molte opere di controversia.
[423] _Lettere di XIII uomini illustri_. Venezia 1564.
[424] Ediz. di Walch, V, 114. — IX, 1310. — X, 2666. — VI, 620. — VIII, 564 ecc.
[425] Libro simbolico è chiamato da' Protestanti una esposizione della dottrina ricevuta in una Chiesa particolare, insieme coll'enunciazione degli articoli su cui una dissente dalle altre sètte. Applicando tal denominazione anche alla Chiesa cattolica, chiamano _primo libro simbolico_ il Concilio di Trento, _secondo_ la professione di fede tridentina, _terzo_ il catechismo romano.
[426] Non è fuor di tempo ricordare uno dei _Discorsi da Tavola_ di Lutero: «Dice il proverbio che la roba dei preti va in crusca; e di fatto quei che ghermirono i beni delle Chiese finirono per restare più poveri. Burcardo Hund, consigliere di Stato dell'elettor di Sassonia, soleva dire: «Noi nobili abbiamo aggiunto i beni de' conventi ai nostri, e quelli mangiarono questi in modo, che nè gli uni ci restarono, nè gli altri». E voglio raccontarvi una favoletta: «L'aquila rapì un pezzetto di carne arrostita dall'altare di Giove, e lo portò agli aquilotti del suo nido, e riprese il volo per cercare altra preda. Ma un carbone ardente era rimaso attaccato alla carne; cadde nel nido: vi appiccò il fuoco; e non sapendo gli aquilotti ancora volare, bruciarono col nido. Così avviene a coloro che pigliano per sè i beni della Chiesa, i quali furono dati per onorar Dio, o per sostenere la predicazione e il culto divino: devono perdere il loro nido e i pulcini, e soffrire nei corpi e nelle anime.» _Tischreden_, p. 292. Jena 1603.
[427] In modo differente argomentava il re d'Inghilterra Enrico VIII contro Lutero: «Emilio Scauro, accusato da persona di niun conto al popolo romano, rispondeva: Quiriti, Varo afferma ed io nego: a chi crederete voi? E il popolo applause, e l'accusatore n'andò confuso. Questo solo argomento opporrò io alla questione del potere delle chiavi. Lutero dice che le parole d'istituzione s'applicano a' laici: Agostino nega: a chi crederete? Lutero dice di sì: Beda di no: a chi crederete? Lutero dice di sì, la Chiesa tutta levossi, e disse di no: a chi crederete?»
Un'altra imitazione de' forestieri nel 1865 fu l'introduzione in Italia de' Liberi Pensatori. Essi non appartengono agli eretici, perchè ripudiano ogni religione positiva: pure, colla solita incoerenza, impongono una fede. In fatto «Non ammettono altri veri che quelli dimostrati dalla ragione, altra legge morale che quella sancita dalla coscienza».
Qui è già supposto nell'uomo qualcosa d'innato, una morale naturale, una coscienza anteriore e indipendente da ogni legge. Poi la ragione potrebbe benissimo dimostrare che il cristianesimo o qualunque altra religione è vera. Eppure i Liberi Pensatori soggiungono un dogma esclusivo, che «considerano come negazione della coscienza e della ragione umana le religioni dogmatiche e rivelate». Nè basta: come conseguenza di questo loro dogmatismo impongono degli atti, con tanta assolutezza con quanto lo farebbe il papa o il gran lama, volendo che i loro associati professino di «vivere e morire fuori del seno di qualsiasi Chiesa o credenza dogmatica, e di uniformare a questo morale impegno tutti quegli atti che hanno rapporto alla nascita e morte de' figli non ancora in istato di libero discernimento, ecc.». L'intolleranza poi è spinta al segno di scomunicare quelli che, non solo propaghino, ma _professino_ principj contrarj a quelli dalla società affermati. Vi sarà pure un sant'Uffizio, perchè la scomunica verrà proferita «da un giurì di nove socj, eletto nel seno della società». V'è la sua propaganda: v'è la solidarietà: tutte insomma le forme della servitù che rinfacciasi alla Chiesa costituita.
[428] Calvino commentando il capo VI di Daniele, dice: _Abdicant se potestate terreni principes cum insurgunt contra Deum: indigni sunt qui in numero hominum censeantur ideoque in capita potius eorum conspuere oportet quam illis parere_.
[429] Melantone professava «doversi gli articoli di fede mutar sovente e accomodarli ai tempi e alle circostanze». Infatto variò fin nelle asserzioni più solenni, per esempio, intorno alla presenza reale. I Luterani lo riprovarono, e in pieno sinodo (_Colloq. Altenburg_.) dichiararono: Cambiando e ricambiando di continuo, apprestò armi ai papisti, ridusse i fedeli a non conoscere più che cosa devono tenere per vera dottrina. I suoi _Luoghi teologici_ son piuttosto a dire _Giuochi teologici_.
DISCORSO XVII.
L'APOLOGIA CATTOLICA. CONSEGUENZE DELLA RIFORMA.
Continuando queste nostre escursioni, ci fermiamo un tratto per ripetere che non intendiamo farne un soggetto o un'occasione di polemica; eppure miriamo a combattere una grand'eresia de' giorni nostri, coll'ostinarci alla storia, all'accertamento de' fatti: eresia intendiamo non tanto in senso religioso, quanto nel senso che v'attaccavano i giureconsulti delle età passate.
E in vero già lo Spinosa avea stabilito «Ciò che la mia ragione non comprende, non può essere avvenuto»: i filosofi dell'età nostra si spinsero più avanti dicendo: «Ciò che la mia ragione comprende come possibile, deve essere». È la formola dell'uomo che crea tutto; è la conseguenza della critica della ragion pura, dopo la quale tutta la metafisica del panteismo piantasi sopra la teoria che tutto esiste nell'uomo e per l'uomo, nella ragione e per la ragione.
Anche la storia dunque non sarà il racconto di quel che fu; bensì di quel che la ragione riesce a trovare; e ne nasceranno quelle tante mostruosità, che la superbia letteraria e la goffaggine governativa oggi moltiplicano anche in Italia col titolo di filosofia della storia. La indagine de' fatti, la verificazione, il confronto, son vecchiaggini; ogni cosa si riduce a pretto empirismo, e l'empirismo è l'ultima degradazione intellettuale.
La storia consiste dunque nell'affermare intrepidamente; non badando nè alle tradizioni, nè ai libri, nè alle autorità, nè ai monumenti, nè al senso comune. Enunciata un'idea, non si curi di provarla; basta svilupparla, cioè offerirla sotto i più varj aspetti, come nel caleidoscopio; tanto meglio quant'è più strana; se da un motto torrà occasione ad abbattere una completa serie di avvenimenti; se con un epigramma manderà in aria tutto un sistema: subordinare tutta la storia alle leggi dell'automa umano s'intitola filosofia; come l'astrologia dell'astronomia, così le religioni non sono che le precorritrici della fisica, della quale è una continuazione l'ideologia.
Per verità da noi gli studj sono oggi così trascurati, che anche questi delirj non ebbero che qualche meschino divulgatore, e non conseguirono effetti durevoli neppure nell'opera del più applaudito fra' loro predicatori. Ma intanto le menti leggiere si lasciano affascinare da frasi, quanto più sono vaghe nel fondo ed assolute nella forma, e da libri ove la storia deve assumere il dogmatismo e la leggerezza d'un romanzo, e che studiata così, può appoggiare una teoria, non mai raggiungere il vero.
Per esempio, ci diranno: È indubitabile che per sola espansione naturale e spontanea delle sue facoltà, l'uomo un bel giorno improvvisò il linguaggio: — L'opinione che la Genesi sia opera di Mosè è al disotto d'ogni critica, nè noi dobbiamo discuterla: — Sono tre secoli che i pensatori tengono che il tutto è Dio, o che da Dio emana il tutto e a lui ritorna: — Il monoteismo non è idea propria che della stirpe semitica: — Le nazioni latine mancano di senso morale e d'ogni iniziativa religiosa: — La persecuzione è la prima delle voluttà religiose; e la coscienza cristiana lo comprese inventando quelle ammirabili legende, ove tante conversioni si operano per l'allettamento del supplizio: — Un pendio insensibile condusse dal paganesimo al cristianesimo, e la fede popolare salvò nel naufragio i simboli suoi più familiari: — Tutti i critici della detta Germania ammettono che i vangeli sono posteriori di almeno centrent'anni a Gesù Cristo, e sarebbe un ignorante chi credesse fossero conosciuti nel primo secolo: — Non v'è più chi dubiti che la dottrina di Cristo fu propagata arcanamente.....
Una volta libravansi gli attributi divini; i metafisici s'appigliavano all'ontologia; i teologi alla Scrittura; i poeti alle armonie del creato. Oggi la storia universale, che discute le origini e i progressi della società, hassi per un quinto vangelo, mentre i razionalisti ampliano i diritti e i limiti della ragione. Oggi la critica salta in mezzo colle civilità comparate, e colla superiorità di quelle ove esistono le credenze; e su queste posa il diritto, che altrove è sottoposto al successo e nelle coscienze all'utile. In conseguenza si confonde il soprannaturale col sopra intelligibile. Comprendere quello non possiamo, ma non perciò esso supera l'intelligenza. Dio è sovranamente intelligibile perchè sovranamente intelligente e base dell'intelligenza nostra, eppure trascende questa nell'essenza sua: ma ciò che in lui non comprendiamo non si discerne da ciò che comprendiamo. Altrettanto è nelle opere sue. Il soprintelligibile non è necessariamente sopranaturale, giacchè l'intelligenza nostra non è adequata a tutta la natura.