Part 12
Non incardinati a una chiesa come i preti, non appartenenti a una provincia ad un reame, assumevano tutti i pesi del clero senza i vantaggi; anzi, coll'umiltà e povertà correggevano di quello l'orgoglio, che era uno de' più forti appigli per gli eretici. Poveri, penitenti, assistendo al popolo nelle tribolazioni e benedicendone il tripudio, contrastando ai tiranni, specchi di bontà e di dottrina, ecco perchè gli Ordini dei Minori e de' Predicatori tanto poterono, e divennero il più valido sostegno della Santa Sede; e per ciò li troveremo i più osteggiati dagli avversarj della Chiesa.
A chi nella storia riconosce qualcosa di più nobile e liberale che non l'accidente o la fatalità, non isfuggirà come quest'istituzione, tanto favorevole al potere dei papi, e che forse ritardò di tre secoli il distacco luterano, al pari d'altre istituzioni a pro del pontificato, venne da persone estranie e private, non già dai papi, non da ambizione nè calcolo loro, siccome sogliono gli ordimenti che i re e i ministri fanno per ampliarsi in potenza.
E subito destarono meraviglia e simpatia nei migliori[92], e in folla attrassero pii ed illustri proseliti, professori, architetti, medici, filosofi, tra i quali il maggior mistico san Bonaventura, il maggior ragionatore san Tommaso, il ravvivator delle scienze sperimentali Ruggero Bacone, e cardinali, e principi, e re, e regine. Ciò chiuda la bocca al frivolo beffardo, provando ch'erano in armonia col tempo, soddisfaceano a bisogni veri delle anime, e profittavano alla società quale allora si trovava. E i chiostri erano allora l'asilo de' maggiori filosofi, i quali, ammiratori di Dio mentre il mondo dilagava di sangue, passavano la vita nella contemplazione del bello, nella ricerca del vero, nella pratica del bene; e dai chiostri uscirono i più vigorosi campioni della verità, e ampliatori della civiltà, quali furono i teologi.
Nella teologia dogmatica bisogna distinguere l'elemento _immutabile e sostanziale_, cioè il vero rivelato e quel che ad esso s'attiene: e l'elemento _mutabile_, quasi accessorio, che è lo sviluppo scientifico d'esso vero rivelato, la forma di esso. Il primo nè scema nè progredisce; il secondo varia col tempo e cogli uomini. Quello è oggi qual fu al tempo di Cristo e degli apostoli, coi quali fu compito e suggellato; l'altro si modifica e si modificherà sotto l'azione permanente dello Spirito Santo, e per cagioni diverse. In quello il semplice credente e il più profondo teologo sono eguali; per l'altro differiscono grandemente. Questo sviluppo scientifico ebbe due periodi ben distinti eppur connessi: quello dei Santi Padri e quello degli scolastici.
Il medioevo avrebbe potuto produr teologi sì grandi come i primi secoli? era assai tener viva la face della civiltà e delle credenze fra il turbine della barbarie. I teologi studiavano nella Scrittura e ne' Padri, con poca invenzione e poca filosofia, contentandosi di compilare o copiare. Pur v'ebbe taluni che tentarono qualche sistema; poi nel XI secolo ricompajono i grandi teologi. Tal fu Lanfranco di Pavia (1005-89), divenuto abate di Bec in Normandia, poi arcivescovo di Cantorbery, che, dagli affari pubblici non distolto, risuscitò l'arte critica, applicandola ai testi che l'eretico Berengario aveva falsati per negare la presenza reale nell'eucaristia; riprovando la sottigliezza dei tropi e dei sillogismi e l'_inane fallacia_ della dialettica di Aristotele, chiama sapiente chi conosce e glorifica Dio, e pienezza della dottrina l'intenderne il mistero e la sapienza.
Discepolo suo e successore, Anselmo d'Aosta (1033-1109), con dolce calma e fermezza, intelletto elevato, cuor puro, carattere amabile, per sagacia e pietà fu chiamato un secondo Agostino, e sulle traccie di questo diede dimostrazioni ancora venerate sopra l'essenza divina, la trinità, l'incarnazione, la creazione, l'accordo del libero arbitrio colla Grazia. Mettendo in iscena un ignorante che cerca la verità colla scorta dell'intelletto puro, vuol mostrare che la ragione non prova, ma comprova le verità rivelate; e protestando insieme che la fede non cerca comprendere, ma pur movendo dal credere, tende all'intelligenza, chiaramente determina i confini della filosofia e della teologia.
Lo stolto che dice _Non v'è Dio_, bisogna abbia l'idea d'un essere a tutti superiore, anche quando afferma che non esiste. Ma l'affermare che non esista quello che si chiarisce, è assurdo; è poi contradditorio ne' termini, atteso che quest'ente, presupposto superiore a tutti, resterebbe inferiore a un altro, che a tutte le perfezioni congiungesse l'esistenza. Voi riconoscete l'argomento svolto poi da Cartesio; sicchè un monaco del XI secolo trovava, e preciso esponeva la prova più compiuta e soddisfacente dell'esistenza di Dio, cioè elevava la coscienza fino alla nozione dell'essere, e sopra un concetto della ragione edificava una teologia dottrinale.
Altri si volgeano ad enucleare credenze particolari di mezzo alla generale, seguendo lo spirito di controversia introdotto dalla scolastica.
Da Boezio, ultimo filosofo latino, era stata resuscitata la stretta dialettica, che l'italioto Zenone d'Elea aveva insegnata. Di essa erasi giovata assai la sapienza greca; ma se si restringe a pure forme e categorie, impaccia la ragione mentre intende soccorrerla. Entrata poi e divenuta dominante nelle scuole d'Occidente, ne prese il nome di _scolastica_, che esprime ad un tempo e l'uso il più poderoso, e il più inane abuso che siasi fatto mai dell'umano raziocinio.
Questa geometria della ragione mette innanzi, precisamente formolato, il suo teorema, da principj inconcussi deduce illazioni con raziocinio serrato, senza abbellimenti nè svaghi, valendosi solo di parole chiaramente definite, eliminando le idee vaghe e i termini equivoci, e procedendo sempre dal noto all'ignoto. Tali principj non potea darli che la rivelazione. Movendo da questi, la scolastica limitavasi a difendere e chiarire dogmi parziali, a vedere in che modo accettar la rivelazione e conoscere il sentimento comune; esercitandosi sulle due nozioni fondamentali del creatore e della creatura, per trovarne e chiarirne la relazione, ch'è la fonte d'ogni morale, e conciliare la fede rivelata colla ragion pura e coi fenomeni della vita esterna; sospendendo ogni disputa non appena la Chiesa avesse sentenziato.
Ma mentre sant'Anselmo sosteneva doversi credere ai misteri prima di analizzarli colla ragione, Roscelino prendeva le mosse da un ordine puramente logico, e distruggeva i misteri della fede col pretesto di spiegarli. Era Aristotele che prevaleva a sant'Agostino; e la scolastica più non si propose soltanto di rendersi conto dei dogmi riguardati come incontestabili, di elevarsi dalla fede all'intelligenza, come ne' migliori tempi; ma prendea le mosse dall'ordine logico e psicologico, dalla coscienza, da una specie d'esperienza, non impugnando i dogmi, anzi cercando metterli in armonia colle teoriche razionali, pure non prendendoli per base e termine delle sue speculazioni, e formando una filosofia umana.
La Chiesa non vi si era opposta; solo avvertì che v'ha dei limiti insuperabili, e vigilava che l'orgoglio non urtasse il dogma. Alcuni vollero trascenderli, e ne nacquero gli errori de' Nominalisti e de' Realisti, lo scetticismo d'Abelardo, il panteismo di Amalrico di Chartres. La Chiesa condannò questi abusi della dialettica, eppure lasciolla applicare alla teologia.
Allora rinacquero gli abusi della sofistica greca. Il minuzioso speculare, disgiunto dall'applicazione, dalla sperienza, dall'erudizione, da ogni bellezza; il sillogizzare non tanto per raggiungere la verità, quanto per uniformarsi a certe regole, o per avviluppare gli avversarj; il puntigliarsi in frivole distinzioni fin di sillabe, congiunzioni, preposizioni, e innestare alla logica quanto di vano comprendevano la grammatica e la geometria, colla presunzione di dimostrare ogni cosa, perfino i contrarj; insomma l'assumere la disputa per iscopo, non per mezzo, e confondere il metodo colla sostanza, faceva invanire e delirare nella presunta onnipotenza della dialettica, e separava la teologia speculativa dalla pratica, l'argomentatrice dalla mistica. La Bibbia diveniva un arringo di disputazioni, secondo che gli uni vi rintracciavano il senso letterale, altri l'allegorico, altri il mistico. Che cosa faceva, e dove stava Iddio prima di creare? se nulla avesse creato, qual sarebbe la sua prescienza? v'ha tempo in cui egli conosca più cose che in un altro? potè egli fare le cose in altro modo da quel che le fece? e che non sia ciò che è? e, per esempio, che una meretrice sia vergine? Iddio, incarnandosi, si unì all'individuo od alla specie? il corpo di Cristo alla destra del Padre sta seduto o in piedi? e le vesti con cui comparve agli apostoli dopo risorto erano realtà od apparenza? e le assunse con sè in cielo? e ve le tiene ancora? e nell'eucaristia sta nudo o vestito? che divengono le specie eucaristiche dopo mangiate? in qual maniera s'operò l'incarnazione nel seno di Maria? san Paolo fu rapito al terzo cielo nel corpo o senza? il pontefice potrebbe cassare i decreti degli apostoli, e formare un articolo di fede? o abolire il purgatorio? è semplice mortale, o una specie di divinità?
Ricondurre le quistioni teologiche al punto ove i Padri le aveano lasciate fu l'assunto di Pietro Lombardo (1160), povero fanciullo novarese, divenuto vescovo di Parigi. Nei quattro libri _Sententiarum_ raccolse in un ordine alquanto arbitrario le proposizioni de' santi Padri intorno ai dogmi, sicchè non rimanesse che d'applicarle nelle varie quistioni. Ma poichè delle difficoltà esposte non porgeva la soluzione, apriva campo a troppe sottigliezze, per quanto egli richiamasse continuo verso gli studj positivi e i monumenti della prisca filosofia cristiana. Inoltre dava egli stesso in certe speculazioni che noi possiamo dire curiose: «Iddio padre generando suo figlio, generò se medesimo o un altro Dio? generò di necessità o di volontà? è Dio spontaneamente o necessariamente? Gesù Cristo potea nascere d'una specie d'uomini differente dalla stirpe d'Adamo? potea prendere il sesso femminile?» Quando la logica gli paresse condurre a conclusioni diverse dalla fede, conchiudeva: «Su questo punto amo meglio udire altri, che non parlare io stesso». Fu intitolato il _Maestro delle sentenze_, divenne testo delle scuole, ebbe replicate edizioni ne' primi tempi della stampa, e forse quattrocento commentatori, e fin a mezzo il secolo passato l'università di Parigi ne celebrava l'anniversario con esequie assistite da tutti i bacellieri licenziati.
Censurare la scolastica per gli abusi che ne derivarono, è ingiustizia come di chi condannasse la letteratura odierna per la prostituzione de' giornali. È vero che tali ginnastiche sono pericolose, nè impunemente s'irritano i dilicati muscoli della credenza, e difficilmente si ha la debita riverenza per un dogma che fu maneggiato con troppa famigliarità; ma è vero altresì che gli scolastici successero ai santi Padri nell'ufficio di conservare, trasmettere, propugnare la fede; ed è loro merito l'aver raccolte in un sol corpo di dottrina tutte le verità rivelate, sparse in tanti volumi quanti sono i monumenti della tradizione; ridottele in pochi, ordinate con sistema scientifico, espresse con preciso e chiaro linguaggio. Insomma la scolastica, nella parte sua viva, fu il trionfo della ragione applicata alla rivelazione.
In ciò il maggior merito va a quel che può asserirsi il maggior filosofo del medioevo, e fors'anche dell'evo moderno, san Tommaso (1227-74). Nato dai conti d'Aquino, pronipote di Federico Barbarossa, cugino di Enrico VI e di Federico II, discendente per madre dai principi normanni, abbandona delizie e speranze per vestirsi domenicano, e ben presto mostrò intelletto filosofico s'altri mai, erudizione estesissima, passione de' grandi risultamenti. A quarantun anno si propose, coi materiali sparsi della scienza, coordinare in sistema compiuto la teologia e la filosofia, compendiando in un volume i conflitti che da dodici secoli la Chiesa sosteneva intorno ai cardini della fede, e quanto aveano insegnato, approvato, riprovato i Padri, i dottori, i papi, i concilj, in maestosa sintesi tendendo a riprodurre l'ordine assoluto delle cose. Dio uno, la Trinità, la creazione, le leggi del mondo, l'uomo e l'angelo, la natura e la grazia; e opporre la verità agli errori moltiformi del Corano[93], del Talmud, del manicheismo. All'ispirazione ed elevazione dei primi Padri non assurge egli, ma fedele al sillogismo, porge formole dotte e profonde distinzioni. Vastissimo il concetto generale, finissime le particolarità; non c'è massima nella Scrittura e nella tradizione, non idea nella coscienza, non errore nelle menti ch'egli non abbia discusso, sopra ciascuno recando le opinioni antiche e moderne, vere e false, la tesi e l'antitesi; e con un buon senso calmo, imparziale, senza sistematiche esclusioni, adottando tutto ciò ch'è vero, approvando tutto ciò ch'è buono. Mentre d'Aristotele repudia la metafisica, ne adopra la dialettica e il potente argomentare sillogistico, tanto opportuno a dissipare il sofisma.
Ecco con qual metodo procede. Enuncia, per lo più in forma di quistione, il teorema che intende dimostrare; poi espone e sillogizza tutte le opposizioni filosofiche con tal franchezza e lealtà, che poterono da lui attingere eresie ed objezioni quanti ebbero la mala fede di sopprimere le risposte. Vi contrappone (_sed contra_) passi d'Aristotele, della Bibbia, dei Padri, principalmente di sant'Agostino: quindi (_conclusio_) pronunzia la sua decisione in termini concisi, enucleandoli poi dialetticamente, e non di rado con poche parole d'inarrivabile precisione snodando avviluppatissimi problemi; donde passa a sciogliere per ultimo con facilità le opposizioni che avea messe innanzi sul principio della quistione.
Ch'egli si occupasse di scienze al tempo suo non esistenti, o usasse un linguaggio che l'età sua non gli dava, chi lo pretenderebbe? mentre eccitano meraviglia la chiarezza, la brevità nervosa, la schietta indagine della verità, che con bella e profonda definizione egli fa consistere in un'equazione tra l'asserto e il suo oggetto[94].
Scienza di Dio, dell'uomo, della natura, la teologia risale a Dio per contemplarlo, e col raggio che ne attinge discende la scala del creato, illuminando le sfere inferiori. Tra i corpi assolutamente materiali e il mondo delle pure intelligenze, riflesso della vita e delle perfezioni di Dio, sta l'umanità, partecipe degli uni e degli altri; tre mondi, connessi da legami infiniti, donde risultano l'ordine naturale e il soprannaturale, e in seno all'opera di Dio nasce l'opera dell'uomo, mediante la libertà creata. Di qui la mescolanza di bene e di male, di verità e d'errore, che costituisce la storia umana. Delle creature, alcune sono assolutamente immateriali, altre materiali, altre miste, e nel formarle Iddio si propose il bene, cioè d'assimilarle a sè. Del qual bene partecipano anche i corpi, in quanto possedono l'essere, e sono l'effetto della bontà divina; e concorrono alla perfezione dell'universo, che deve contenere una gradazione d'esseri, gli uni subordinati agli altri, secondo che sono più o meno perfetti. Chi li consideri uno ad uno, non vede che l'inanità: ben altrimenti da chi li guardi come istromenti degli spiriti: avvegnachè tutto ciò che si riferisce all'ordine spirituale, mostrasi più grande quanto più viene conosciuto.
Centro e compendio della creazione è l'uomo, il cui spirito vive di triplice vita, la sensiva, la vegetativa e la razionale, la qual ultima ancora si divide in intelligente e volitiva. Alla volitiva san Tommaso assegna norme rettissime, giacchè fondate sugli insegnamenti della Chiesa: e canoni della società, che i più sodi e i più liberali non furono forse mai dati da altri[95].
Ciò sia detto per coloro, che non vogliono considerar tampoco la scolastica come il maggior tentativo fatto di sostenere il dogma col raziocinio, costruendo sistemi di metafisica trascendente, che non provano ricchezza di scienza storica e filologica, ma suprema sottigliezza d'ingegno[96].
NOTE
[71] RAD. GLABER.
[72] LANDULFI SENIORIS _Historia Mediolani_, II, 27. Vedi qui sopra, a pag, 71.
[73] La confessione di fede dei Valdesi delle valli subalpine del 1120 porta: _Fermament tenèn tot quant se contèn en li doze articles del symbolo, lo qual ès dict de gli apostol; tenèn esser heresia tota cosa la qual se discorda e non ès convenient à li doze articles_.
[74] _Multa petebant instantia prædicationis auctoritatem sibi confirmari_. San Stefano di Borbon ap. GIESLER, pag. 510.
[75] Però in un manoscritto di Cambridge della _Nobla leçon_, che vorrebbero supporre del 1100, cioè anteriore ad esso Valdo, leggesi:
_Que non volìa maudire, ni jurar, ni mentire,_ _Ni ahountar, ni ancire, ni prenre de l'autrui,_ _Ni venjar se de li sio ennemie,_ _Illi disent quel ès Vaudès e degne de meurir._
Giulio Perticari (_Dell'amor patrio di Dante_, c. XII), dice la _Nobla leçon_ «scoperta non ha guari a Venezia», mentre fin nel 1669 ne dà degli estratti Giovanni Leger.
Nella parola _valdese_ alcuno vorrebbe sentire il tedesco _Wald_, foresta.
Cataro in greco vuol dire _puro_, e forse presero tal nome per la pretesa innocente vita. Sant'Agostino già denomina _Cataristi_ i Manichei. _De hær. Manich_. I Tedeschi chiamano ancora _Ketzer_ gli eretici.
[76] Fra molt'altre ragioni, diceasi loro: L'uomo vuole ora il bene, ora il male. Se è creatura del Dio benefico, come mai propende al male? se del malefico, come mai opera il bene?
[77] Così il Vignerio, reputato dai Protestanti il restauratore della storia ecclesiastica. _Bibliotheca historica_, addiz. alla parte II, pag. 313. Anche frà Ranerio Saccone dà le Chiese di Francia e d'Italia originate da quelle di Bulgaria e Drungaria. Bossuet non potè indovinare dove fosse questa Drungaria: noi crediamo apporci dicendola _Tragurium_, cioè _Traù_.
[78] _Die Waldenser in Mittelalter_, opuscolo di A. W. DIECKHOFF, in risposta a quello di HERZOG sul soggetto medesimo.
M. C. SCHMIDT, _Hist. des Cathares ou Albigeois_.
J. VENEDEY, _Die Pataria im XI und XIX Jahrhundert_. Parigi 1854.
[79] Del Saccone, vissuto verso il 1230, la _Summa de Catharis et Leonistis, sive Pauperibus de Lugduno_ fu inserita nel _Thesaurus novus anedoctorum_ dei PP. Martene e Durand. Parigi 1717, tom. V. In questa _Summa_ trovo menzionato un volume di dieci quaderni, in cui Giovanni di Lugio avea deposti i suoi errori. Buonaccorso, già vescovo dei Catari in Milano, li confutò nella _Manifestatio hæreseos Catharorum_, che sta nello _Spicilegio_ del padre D'Achery, tom. I, p. 208 del 1723. Nel suddetto THESAURUS (v. 1703) vedasi pure una _Dissertatio inter Catholicum et Patarinum_; e l'opera di frà Stefano di Bellavilla inquisitore; e così i sermoni di Ecberto (verso il 1165) contro i Catari, stampati a Colonia il 1530; l'opera di Alano, insigne teologo (morto il 1202) contro gli eretici e valdesi, stampata a Parigi il 1612.
[80] In una costituzione di Federico II leggesi: _In exemplum martyrum, qui pro fide catholica martyria subierunt, Patarinos se nominant, veluti expositos passioni_. Ed anche le _Assise_ di Carlo I portano nel francese d'allora: _Li vice de ceans son coneu par leur anciens nons, et ne veulent mie qu'il soient apelé par les propres nons, mais s'apellent Patalins par aucune excellence, et entendent que Patalins vaut autant comme chose abandonnée à soufrir passion en l'essemble des martyrs, qui souffrirent torment pour la sainte foy_.
È da notare che anticamente i Druidi chiamavansi _Pataru o Pateri_, forma di _patres_.
[81] Da cui il _Bougre_ de' Francesi, il _Bolgiron_ de' Lombardi.
[82] Da Como? Anche Concorezzo è borgata vicina a Monza: come Bagnolo si ha nella Lombardia, in Piemonte, nel Napoletano e in Provenza.
[83] Alcuni pretendono (p. e. Döllinger) distinguere i dualisti dai monarchi: e fra questi ultimi metterebbero i Concorezj e i Bagnolesi.
[84] Ne' loro riti trovansi certe formole popolari e ritmiche. Così al fine della predica il maestro spegnendo il lume, diceva: _Quis habet teneat_; o in piemontese: _Quel qu'eseguirè con lume de la lanterna gagnerè la vita eterna_; e in italiano: _Alleluja alleluja segua chi ha la suja_.
[85] AP. LANZI, _Lezioni di antichità toscane_, XVII.
[86] Da un codice della biblioteca Casanatense di Roma. A. III, 34. Vedi _Archivio storico_, nº 38.
[87] Sono singolarissime le particolarità che dà quasi di ciascuna persona e luogo. _Donna Johanna de Francia que tingit filum, induta de camelino, et moratur in plano versus portam qua itur ad monasterium — Forneria de Ulmo, pinguis et grossa — Quedam juvenis de Ast, magna que moratur in plano juxta quendam virum qui non potest se moveri de lecto — Quidam macellarius, qui habet macellum in plano versus apothecas pannorum in penultima banca — Quedam masceria dominorum satis colorata — In quadam cassina cujusdam tabernarii grassi et pinguis, qui moratur prope plateam castri in quodam palacio seu domo magna — Due mulieres que morantur ultra Dariam, una prope aliam; quedam alia que moratur veniendo de ecclesia sancti Martini a manu sinistra in domo coperta paleæ — Quedam alia vetula grossa et colorata moratur in summitate ville — Quedam tabernaria que moratur in introitu porte veniendo de sancto Petro et vendit sal, pulcra est, et ex oppositu ipsius moratur quidam tabernarius — Quedam alia testrix que vendit drapellos et est lentigiosa_.
[88] Grosso volume in-folio, edito a Roma il 1743 dal padre Tommaso Agostino Richino, col titolo _Venerabilis patris Monetæ cremonensis ordinis Prædicatorum, sancto patri Dominico æqualis, adversus Catharos et Valdenses libri quinque_.
[89] Dicono che la seconda parte dell'_Ave Maria_ fu aggiunta solo al cominciar del protestantesimo, e il Mabillon non ne troverebbe vestigio prima del 1508. Ma il breviario della Chiesa d'Ivrea, che fu usato fino al 1545, in una copia del 1488 riporta anche la _Sancta Maria_, ecc.
[90] «E tutte le creature appellava fratelli e sirocchie, dicendo che tutti aveano uno cominciamento da un medesimo creatore e padre». _Vite de' Santi Padri_. — _Fratres mei aves, multum debetis laudare Creatorem.... Sorores meæ hirundines.... Segetes, vineas, lapides et silvas, et omnia speciosa camporum, terramque et ignem, aerem et ventum, ad divinum movebat amorem... Omnes creaturas fratris nomine nuncupabat frater cinis, soror musca_. TOMMASO CELANO suo discepolo. _Acta SS. octobris_. Vedi _i Fioretti_ di san Francesco, uno de' più ingenui libri del nostro Trecento, e dei più beffati dai riformatori del Cinquecento.
[91] Santa Maria Novella in Firenze, santa Maria sopra Minerva in Roma, san Giovanni e Paolo in Venezia, san Nicolò in Treviso, san Domenico a Napoli, a Perugia, a Prato, a Bologna, coll'arca stupenda del fondatore; santa Caterina a Pisa, sant'Eustorgio e le Grazie a Milano, ed altre chiese, segnalate per ricca semplicità, e per lo più architettate da frati.
[92] Guitton d'Arezzo scriveva di san Francesco:
Cieco era il mondo, tu failo visare (_vedere_); Lebbroso, hailo mondato; Morto, l'hai suscitato; Sceso ad inferno, failo al ciel montare.
Dante pone un magnifico elogio dei due patriarchi in bocca a san Tommaso e a san Bonaventura nei canti X e XI del _Paradiso_. Di san Francesco conchiude:
Pensa oramai qual fu colui, che degno Collega fu a mantener la barca Di Pietro in alto mar per dritto segno. E questi fu il nostro patriarca: Perchè, qual segue lui com'ei comanda, Discerner puoi che buona merce carca.
E a san Bonaventura, lodando san Domenico, fa dire:
L'esercito di Cristo... dietro all'insegna Si movea tardo, sospettoso e raro, Quando lo imperador che sempre regna Provvide alla milizia, ch'era in forse ..... A sua sposa soccorse Con due campioni, al cui fare, al cui dire Lo popol disviato si raccolse.