Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause

Chapter 7

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Secondo l'on. deputato di Catania, adunque, le _classi dirigenti_ «non si sa se vogliano la guerra risolutiva o la politica di raccoglimento colle economie e col disarmo, se aspirino ad ordini politici reputati a torto più liberi, o ad un più vigoroso intervento d'un alto potere, se invochino una politica doganale più protezionista o più liberista, se desiderino un'azione più inframmettente ed attiva dello Stato o una maggiore autonomia locale e scioltezza d'iniziativa individuale; si sa solo che dello stato odierno delle cose i più non sono contenti, che molti credono o dicono che i beneficî dell'unità italiana, dell'indipendenza e della libertà costino troppo gravi ed insopportabili sagrifizî, che nel cuore di molti il sentimento nazionale, è sensibilmente raffreddato, che la fiamma della patriottica abnegazione è affievolita e il culto dei più nobili ideali politici e civili cede il posto alla cura esclusiva del proprio interesse materiale... E, sopratutto di fronte all'agitazione dei _Fasci_, privi di fiducia nella libertà, nella politica conciliativa, nei provvedimenti sociali ed economici, non veggono altra ancora di salute che nel rigore della repressione, nel potere arbitrario del governo o de' suoi funzionari, nella limitazione, non solo temporanea, ma duratura, delle garanzie che tutelano la libertà personale dei cittadini, e quella non meno preziosa e benefica, della stampa periodica.... Queste classi infine diconsi _dirigenti_ sovente come.... _lucus a non lucendo_!»

Queste parole in bocca di un altro potrebbero sembrare calunniose; ma non in quella di colui, che scriveva le _Condizioni presenti della Sicilia_. Al qual libro, dopo alcuni mesi della sua pubblicazione, non si deve fare che una modificazione, poichè dopo la riunione dei _grandi proprietarî_ nella Sala Ragona di Palermo si sa bene che cosa vogliono le _classi dirigenti_: la difesa della grande proprietà e la reazione.

[I SIGNORI]

La severità dell'on. Di San Giuliano, che vive nella politica ed è un avversario, in pratica, dei socialisti, non viene uguagliata che da quella di un altro conservatore, che vive appartato dalle lotte della politica e dedito all'insegnamento e agli studî agronomici: alludo al Prof. Basile di Messina. Egli nel libro: _I catasti d'Italia_ (Messina 1880) mostrò il più grande disprezzo per «i _signori_ che sono ricchi perchè esigono affitti dal territorio di mezza provincia; che stimano una villania pensare a coltivare le terre: che non intendono impazzare a far conteggi con zotici castaldi; che neppure conoscono la forma e la estensione dei loro latifondi affidati ai capricci dei procuratori; che sciupano tutte le loro entrate negli alberghi di Parigi, di Londra, della Svizzera, ai giuochi di azzardo di Wiesbaden.»

Siccome quest'ultimo giudizio particolarmente potrebbe applicarsi alla classe aristocratica, il quadro può completarsi collo schizzo assai sintetico che il Sonnino fece della borghesia «non numerosa, e in Sicilia, come da per tutto, _avida di guadagno e imitatrice della classe aristocratica soltanto nelle sue stolte vanità e nella sua smania di prepotenza_!»

[LORO SENTIMENTI VERSO LE CLASSI INFERIORI]

Come trattino le classi inferiori queste _classi dirigenti_ si può immaginarlo: «L'operaio e il contadino--dice l'Alongi--sono secondo il _gabellotto_ e poteva dire secondo il borghese e l'aristocratico, una _specie di animale inferiore_ spesso trattato peggio del suo cavallo da coscia. Egli non può capire, per esempio, perchè i funzionarî di oggi debbano occuparsi delle violenze gravi, che un _galantuomo_ fa ad un servo.... Tanto meno poi riesce a comprendere che anche un miserabile ha diritto a giustizia, a godere del porto d'armi, e ad altri privilegi, un tempo riservati solo ai _galantuomini_. Quel che più li urta è poi la insistenza con cui giudici e funzionarî vogliono sapere da loro certe cose intorno ai reati di fresco successi, quasicchè un galantuomo debba essere citato a dir quel che sa come qualunque altro;--e ve n'è poi di semi-ingenui, che strabiliano nel vedere che un governo debba andar cercando prove e far formalità e spese per mandare un miserabile in galera--Ma che! fatelo _sparire_ senza tanti complimenti!»

Tali i sentimenti che un egregio funzionario di Pubblica Sicurezza, siciliano, che ha occupato ed occupa posti di fiducia, ha attribuito alle _classi dirigenti_ verso le classi inferiori! E pur troppo egli non ha esagerato le tinte; il quadro anzi verrà completato aggiungendo che le _dirigenti_ sono anche dotate di alterigia, di albagia, eredità spagnuola, che spesso le fa cadere nel ridicolo, perchè scompagnata da una qualsiasi delle condizioni che possono incutere rispetto. E lo spagnolismo grottesco, in generale arriva al punto che un _galantuomo_ crederebbe di degradarsi andando a bere un bicchiere di vino in una osteria--perchè è frequentata dalle classi inferiori--o anche solo stringendo la mano ad un lavoratore!

Quanta cura le _classi dirigenti_ della Sicilia si siano presa delle misere condizioni dei lavoratori, in questi momenti in cui dappertutto altrove o per filantropia per calcolo si fanno inchieste e si votano leggi a loro favore, ci vuol poco a comprenderlo una volta che si conoscono le belle doti del loro intelletto e del loro cuore....

[EGOISMO E CECITÀ DELLE CLASSI DIRIGENTI]

Il Taine dipingeva la non curanza degli aristocratici francesi per i contadini nel secolo scorso con questi pochi tratti: «Non facendo niente per la terra, come sarebbero capaci di fare qualche cosa per gli uomini? D'altronde sanno essi cos'è la fame? Quale fra di loro ha esperienza delle cose campestri? E come potrebbero rappresentarsi la miseria del povero? Per poter far questo essi sono troppo lontani da lui, troppo estranei alla sua vita. Il ritratto che essi si fanno di lui è immaginario; mai è stato più falsamente rappresentato il contadino.» (_L'Ancien régime_ p. 65).

Altrettanto e peggio si deve affermare del modo di giudicare delle _classi dirigenti_ siciliane rispetto ai bisogni dei lavoratori e a' rimedi contro le ingiustizie alle quali soggiacciono.

La _Inchiesta agraria_ ne fa fede: essa somministra il documento autentico del loro egoismo e della loro cecità. Tra i Comuni e i privati interrogati, pochissimi si preoccuparono della triste condizione dei lavoratori e la maggior parte invocarono invece provvedimenti favorevoli ai proprietarî, inutili e superflui al proletariato agricolo. E la prova di egoismo hanno ripetuto ora nella riunione ricordata dei _grandi proprietarî_ della Sala Ragona nella quale non seppero occuparsi che dei propri esclusivi interessi: all'indomani dei tumulti e degli incendi del Dicembre 1893 e del Gennaio 1894!

NOTE:

[23] Il Senatore Zini chiamò la Baronia siciliana _superba ed ignava, non ultima cagione del pervertimento morale_ onde volentieri si getta il carico sul mal governo dei Borboni. (_Dei Criterî e dei modi di governo nel regno d'Italia._ Bologna 1876).

XI.

I PARTITI IN LOTTA E LE AMMINISTRAZIONI DEI CORPI LOCALI

Le _classi dirigenti_ in Sicilia non sono ancora feudali soltanto pel disprezzo che ostentano verso gl'inferiori, e per le ingiustizie che fanno loro subire; ma esse si conservano tuttavia medioevali pure nelle loro divisioni in partiti, pel modo come intendono e praticano le lotte, e come amministrano comuni e provincie che cadono sotto le loro unghie.

Anche su questo doloroso argomento nulla si può dire di nuovo; ma ciò che è stato detto e scritto molti anni or sono è stretto dovere riprodurre, perchè meglio che ogni altro dato giova a spiegare la genesi degli ultimi fatti luttuosi.

Il Bonfadini nel 1876 constatò «la sopravvivenza, in molti paesi, di quelle lotte e di quegli odî di famiglia che funestarono la società del medio-evo; chè non è giusto, come taluni fanno per preconcetti politici o contro la evidenza storica, l'asserire che le guerre civili furono un malanno peculiare dei nostri comuni medio-evali...»

[I PARTITI E IL PREPOTERE PRIVATO]

Ed è altrettanto esplicito il Generale Corsi che osserva «essere tradizionale, _ab antico_, vivissimo in questo corpo sociale così composto, o per dir meglio, così mal composto, il parteggiare... E può darsi benissimo, che i partiti siano della stessa fede politica gli uni e gli altri o indifferenti del pari. Nel fondo però di quelle gare vi son talvolta antichi rancori di famiglia e allora tanto più facilmente le elezioni amministrative e politiche diventano un _caso di Sciacca_.» Così a pag. 280, mentre a pag. 332, dopo avere descritto l'intervento dei _Fasci_ in queste gare, giustamente afferma che in molti paesi si fece un vero _imbroglio_ tra Municipio, partiti e _Fasci_.

Chi non sa adesso che questi _odî_ e queste _lotte_ tra le famiglie più potenti di un comune hanno sopratutto contribuito alla organizzazione di Fasci che non avevano neppur l'ombra dell'idealità socialista, ma che dovevano servire agli interessi e alle passioni di un capo parte, e che aizzarono i contadini ed eccitarono ai tumulti?

In qual modo, poi, e con che mezzi questi partiti a base di odî e di lotte tra famiglie, esercitano il potere e l'influenza è anche noto.

L'on. Franchetti scrisse: «nella capitale dell'Isola e nei suoi contorni domina maggiore _prepotenza privata_, per effetto del maggiore concorso colà di membri delle clientele dominanti (_Le condizioni politiche e amministrative della Sicilia nel 1876_); clientele, soggiunse il Turiello, usate a riconoscere più spesso dov'è più folta la popolazione, nel _prepotere_ privato, un diritto che non è poi impedito da alcuna autorità sociale più forte della loro volontà. (_Governo e governati._ Vol. 1. p. 79.)»

[LE OLIGARCHIE]

E l'Alongi rincalzò:

«Ne' piccoli e medî comuni, ci sono gruppi di preti, professionisti, operai, dati a questo e a quel signore. E i partiti non sono formati che da questi nuclei aderenti a un paio di signorotti sempre nemici per antichi odî, o per spirito di supremazia, o per libidine di potere e di prepotere su tutti, e specialmente sul bilancio comunale.

«Le oligarchie organizzate, sono, è vero, meno violenti e feroci di quelle da cui direttamente promanano (le feudali) ma sin dove possono giungere, ne hanno l'audacia e le pretese.

«E per sostenersi ricorrono a tutti i mezzi.

«Della legge e della legalità hanno un concetto esclusivamente unilaterale; le riconoscono e vi ricorrono solo in quanto sanzionano il loro potere; per tutto il resto, o non esistono, o si possono violare impunemente.»

I maggiorenti, divisi ed organizzati in partiti che non hanno ragione politica, ma bensì di astî e rancori personali, sono pienamente d'accordo;--presso a poco come Carlo V. e Francesco I. che volevano entrambi la stessa cosa: il ducato di Milano--onde alternandosi al potere, si imitano, si ripetono e nei procedimenti, e nei criteri amministrativi e nelle vendette sui vinti avversarî, e nell'imporre sempre le spese ad essi ed ai lavoratori in generale.

[SOPRAFFAZIONE DI CLASSE]

Le amministrazioni comunali e provinciali d'Italia e particolarmente della Sicilia somministrano le prove più evidenti della sopraffazione di una classe a danno di un'altra, dei favoritismi, delle camorre, delle opere irrisoriamente dette pubbliche, ma che servono a benefizio di pochi, delle imposte fatte pagare di preferenza ai contribuenti appartenenti al partito vinto, delle imposte che gravano maggiormente sui consumi necessarî e sulle classi meno agiate e il cui prodotto serve per il teatro, per i ginnasî, per le passeggiate, per i giardini pubblici, per tutto ciò che diverte o giova ai ricchi o ai meno disagiati.

Di queste spese e di queste imposte mi sono lungamente occupato in un libro pubblicato nel 1882[24] alla vigilia delle elezioni politiche generali; e pur troppo le critiche aspre enunziate allora a carico delle amministrazioni municipali si dovrebbero oggi inasprire di più; e pur troppo le riforme invocate allora sono tuttavia un desiderio!

Allora deplorai che Palermo e Messina discutessero invano per provvedersi dell'elemento più indispensabile alla vita, l'acqua; deplorai che si spendessero milioni e milioni per un Teatro Massimo, che difficilmente,--se si riuscirà a compirlo--si potrà riempire di spettatori; deplorai, che si spendesse poco e male per la istruzione popolare; deplorai che si spendesse poco e male per tutti gli istituti pii, che servono pei poveri e per gli inabili al lavoro; deplorai che si rubasse nello spendere e che si qualificassero come opere pubbliche quelle che sono di semplice interesse privato; deplorai infine che il dazio di consumo, il focatico e la tassa sugli animali costituissero la principale risorsa economica dei Comuni; e deplorai che la tutela esercitata dal governo riuscisse impotente ad impedire il male ed efficace, invece, per aggravarlo, pur di servire al capriccio, al comodo dei beniamini, dei protetti, dei grandi elettori, dei deputati.

Dopo pochi anni si levò la voce dell'Alongi che la vita locale conosce anche perchè è stato più volte Regio Commissario straordinario presso diversi municipî:

«Si profondono favori,--egli dice--impieghi, esenzioni di tasse e protezioni d'ogni portata agli aderenti e si fa l'opposto con gli avversarî, contro ai quali: persecuzione continua, evidente, spesso sfacciata e feroce, fino al delitto, fino all'omicidio. E si pretende che i funzionarî del governo seguano questo indirizzo.

«Tranne poche e lodevoli eccezioni, nei comuni dominano la incompetenza e la prepotenza più goffe e sfrenate che per contraccolpo vi producono la paura, la sofferenza, i rancori sordi delle masse.

«L'ufficio di Sindaco, nei piccoli comuni, è sfuggito dai buoni perchè arduo e pericoloso; è ricercato avidamente dai tristi cui offre risorse illecite ma sfuggenti al Codice Penale, e voluttà di comando e di prepotenze che fanno rivivere Don Rodrigo senza il blasone.

«A che si riducano, con questo sistema i servizi amministrativi è facile immaginarlo...»

[LA PREPOTENZA LEGALIZZATA]

Nei municipî la prepotenza di classe dai vampiri borghesi o aristocratici è stata esercitata in modo classico, ripetendo incoscientemente--perchè i più non conoscono la storia di Inghilterra, nè hanno letto Carlo Marx--i procedimenti prevalsi alcuni secoli or sono al di là della Manica diretti a usurpare la cosa pubblica, che in Sicilia particolarmente era la cosa del proletariato agricolo. Qui infatti, i _galantuomini_ con costanza sorprendente, da _gabellotti_, da limitrofi, da amministratori hanno usurpato i demanî comunali, la proprietà collettiva degli abitanti poveri del Comune.

[LE USURPAZIONI DEI DEMANII]

E le usurpazioni sfacciate e impunite--ciò che stabilisce la responsabilità e la complicità del governo nel reato--hanno, ad esempio, una illustrazione in tribunale col ricorso dei comunisti di Alcari li Fusi, fraudolentemente spogliati dei proprî beni, ed ebbero un epilogo tragico a Caltavuturo dove furono assassinati dei poveri contadini perchè--ingenui!--vollero esercitare un diritto, zappando--niente altro che zappando!--la terra che a loro appartiene.

Oh! Italiani, che vi siete santamente indignati per l'assoluzione di Angoulême, quando v'indignerete per il massacro di Caltavuturo, che costituisce l'episodio più scellerato della vita politica italiana, ch'è rimasto impunito e pel quale non un solo accusato venne trasportato sullo sgabello della Corte di Assise? In Francia almeno ci fu un processo, ci furono degli accusati, ci fu un Pubblico Ministero severo e imparziale che fece di tutto per farli condannare, ci furono dei gendarmi che deposero il vero: ma in Italia?

Però le usurpazioni dei demanî comunali, e la vendita e i censimenti fraudolenti delle terre patrimoniali nè possono essere consumati dappertutto,--perchè in Sicilia non tutti i Comuni posseggono demani comunali e beni patrimoniali--nè possono ripetersi ogni giorno perchè la materia che fornisce occasione al reato, a danno del popolo, si esaurisce. Ci sono, però, altri modi di nuocere al popolo, quotidianamente, perennemente, e che riescono perciò causa più frequente di odî e di risentimenti: questi modi vengono rappresentati dalle imposte e dalle spese.

[COME SI SPENDE IL DENARO PUBBLICO]

Si deve premettere, per essere imparziali, che oggi come oggi i municipi di Sicilia sono agli sgoccioli in quanto a _spese facoltative_, ridotte in molti luoghi a qualche migliaio di lire per la musica o per la Chiesa, e che le imposte servono per le _spese obbligatorie_. Molte delle spese della prima categoria, però, vennero fatte in altri tempi per mezzo di debiti, che ora pesano sui municipî, e fatte talora per mettersi, almeno nella parte esteriore e che rappresenta la vernice, a livello delle città più colte del continente. Lo spagnolismo impera nei comuni come sugli individui e li ha spinti ad un più elevato tenore di vita sproporzionato alle risorse.

E perchè riguardano il prepotere--veramente feudale in quanto alla natura delle spese--ricorderò questi casi:

Nella provincia di Caltanissetta si costruì a spese della provincia una strada a totale benefizio di un barone che dominava nel Consiglio provinciale.

In Agira, a spese del Comune, si costruì altra strada del costo di oltre 200,000 lire che giovava principalmente ad un ricco signore--nel resto onesto cittadino--che spadroneggiava nel Municipio.[25].

Così altrove. In quanto alla _onestà_ nello spendere e nel costruire me ne rimetto al severo giudizio della _relazione_ Bonfadini sulle strade provinciali di Caltanissetta e di Girgenti. Del resto ci vorrebbe un volume per notare e descrivere tutte queste spese pazze e disoneste, che gli amministratori locali possono tentare di giustificare soltanto coll'esclamare: _abbiamo imitato lo Stato_.

Purtroppo!

Ciò che il Sonnino e il Franchetti e il Bonfadini--cito di proposito persone non sospettate di radicalismo o di socialismo--osservarono sulle amministrazioni comunali, dovettero constatarlo anche nelle amministrazioni delle opere pie.[26]

[LE IMPOSTE MEZZO DI SFRUTTAMENTO]

Nel giudizio sulle imposte, come mezzo di iniquo sfruttamento di classe, lascio la parola all'on. Sonnino, di me assai più autorevole:

[L'ARBITRIO NELL'IMPORRE]

«Quanto al modo in cui la classe dei _galantuomini_ si vale delle amministrazioni comunali a suo profitto, ed a danno della classe dei contadini, basterebbe esaminare Comune per Comune i ruoli delle imposte per averne qualche idea. Così noi troveremo generalmente imposta in modo gravissimo la tassa sulle bestie da tiro e da soma, ossia principalmente sui muli e sui cavalli, che sono la proprietà maggiore dei contadini; e invece raramente e in proporzioni minime la tassa vera sul bestiame, ossia sulle vacche e sui bovi, perchè questi sono posseduti dai proprietarî. Il contadino paga in moltissimi luoghi fino a 8 lire per mulo, o 5 lire per un asino, e il proprietario e il gabellotto non pagano nulla, o relativamente pochissimo, per centinaia di vacche o di bovi.»

Il Cavalieri, che fu compagno di viaggio di Sonnino e di Franchetti nel 1875, si è occupato adesso della quistione siciliana; epperò ha dovuto confermare quanto avevano scritto i primi molti anni or sono e aggiungere fatti nuovi e opportune considerazioni, che meritano di essere riportati.

«Le tasse sugli animali da tiro, da sella e da soma e quelle pel bestiame danno luogo a sfruttamenti del contadino: e in generale si aggrava la prima, la quale colpisce gli animali, che gli rendono un servizio e si attenua la seconda, che colpisce il bestiame come capitale.[27]

«È più che verosimile, che sindaci e consiglieri nel compilare i ruoli delle varie tasse favoriscono i loro amici e gravano la mano sugli avversarî e sui poveri.»

«Osservazioni simili si devono fare per la tassa fuocatico....»

«Ma a far più completa la dimostrazione dello stato delle cose, ecco un altro documento meno conosciuto, ma altrettanto grave. Il Fascio di Campobello di Licata ricorse di recente al Consiglio provinciale di Girgenti perchè quel Consiglio comunale, per creare un corpo di 21 guardie campestri, istituì una tassa sui proprietarî sulla base di lire 8 per ogni salma di terra, ma _colla clausola che sarebbero tassati solo i proprietari, che possedono sino a sei salme_.

«S'intende che nessuno dei consiglieri comunali è in questa categoria....

«Il ricorso avrà certo buon esito, ma la cosa è tanto enorme che si stenta a comprendere come ci sia stato il bisogno di produrlo: però non da chi, già nel 1876, in Santa Margherita--nella stessa provincia di Girgenti--ebbe a constatare che da anni si riscuoteva colla tolleranza degli ufficiali del governo una seconda imposta a benefizio del Comune: l'imposta governativa si riscuoteva col contatore meccanico e quella comunale si riscuoteva col sistema borbonico e cioè con altrettante bollette che un apposito ufficio rilasciava a chi voleva macinare, senza delle quali il mugnaio non avrebbe potuto prestarsi sotto pena di una contravvenzione!» (_I fasci dei lavoratori_, p. 29 a 32).

[IL DAZIO DI CONSUMO]

[SI OLTREPASSANO I LIMITI LEGALI]

In quanto al Dazio di consumo quasi tutti i Comuni chiusi, almeno i principali (compresi quelli amministrati dai democratici) hanno sorpassato i limiti legali del sovrimporre. E perchè su questo vitale argomento le sentimentalità non prendano il sopravvento,--o meglio non si abbia il sospetto che lo prendano,--giova riprodurre alcune cifre comparative per i bilanci del 1889, sulla proporzione della sovrimposta fondiaria e del dazio di consumo comunale in poche regioni d'Italia, che hanno presso a poco la stessa popolazione della Sicilia.

POPOLAZIONE DAZIO QUOTA SOVRIMPOSTA QUOTA CONSUMO PER FONDIARIA PER COMUNALE ABITANTE ABITANTE Piemonte 3,234,490 12,008,218 3,71 13,043,802 4,03 Lombardia 3,906,959 12,771,218 3,27 20,902,919 5,35 Veneto 2,985,164 7,209,917 2,42 16,264,792 5,45 Sicilia 3,285,474 22,218,045 6,76 5,350,478 1,63

Io non commenterò queste cifre eloquenti e mi limiterò a riprodurre un'altra breve comparazione fatta dal professore Maffeo Pantaleoni, e lascerò che i commenti li faccia una pregiata rivista che combatte il socialismo con tutte le sue forze.

Le cifre comparative sono queste:

QUOTA PER ABITANTE DELLA _Ricchezza_ _Dazio di consumo_ _Sovrimposta fon._

Sicilia 1,471 6,76 1,63 Piemonte 2,746 3,71 4,03 Lombardia 2,400 3,27 5,35 Veneto 1,935 2,42 5,45

Ed ecco i commenti:

[PARAGONI ELOQUENTI]

«Va notato che i dati della ricchezza per abitante per regione si riferiscono ad un quinquennio (1884-1889) di eccezionale prosperità, sopratutto in Sicilia.--La crisi sopravvenuta dopo, ha certamente arrestato e retrocesso lo sviluppo della sua ricchezza proporzionalmente più che sulle regioni del nord, per effetto della politica economica più specialmente lesiva del Mezzogiorno.--Ma pure restando per larghezza di concessione ai dati del Pantaleoni, il dazio consumo in Sicilia è quasi il doppio che in Piemonte, mentre la ricchezza ne è la metà, ed esercita nell'isola una pressione tributaria almeno _quattro volte_ maggiore. Invece la sovrimposta sta ad un limite poco inferiore a quello che potrebbe ancora raggiungere in vista della ricchezza rispettiva; mentre le altre imposte (valore locativo, tassa famiglia, bestiame, vetture e domestici) sono già in _cifra assoluta_ per abitante più gravose pel contribuente siciliano. Questi dati permettono due considerazioni: 1º che il sistema delle imposte comunali in Sicilia esercita una pressione maggiore che nel continente; 2º che la ripartizione del carico tributario locale è fatta tutta a danno dei contribuenti che pagano imposte indirette» cioè, dei lavoratori! (_L'insurrezione Siciliana_, nel _Giornale degli Economisti_, Febbrajo 1894).