Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause

Chapter 34

Chapter 343,604 wordsPublic domain

L'analfabetismo è una delle piaghe dell'isola, che va amorevolmente studiata e curata.

I vantaggi generali che si avrebbero da una buona istruzione impartita alle classi lavoratrici sono evidenti. Vero è che l'istruzione è un prezioso coefficiente per la propaganda socialista, anche quando riesca a creare un grande numero di spostati, come ha dimostrato il Bebel; ma non si dovrebbe ignorare che anche colla più crassa ignoranza non si sono evitate le ribellioni e i tentativi di rivendicazioni sociali; _dalle guerre servili alle Jacqueries_; dai moti di Ben Tillet in Inghilterra e dell'anabattismo in Germania e in Isvizzera, ai tumulti dei contadini del Napoletano nel secolo scorso e della Sicilia dal 1860 al 1894. Si rileva che l'analfabetismo non è rimedio efficace per impedire le esplosioni determinate dalle sofferenze dei lavoratori. Dalla storia invece si apprende che dovunque gli operai e i contadini hanno acquistato una certa coltura, ivi la lotta si è fatta pacifica, evolutiva, con manifesto vantaggio delle classi dirigenti.

Vero è che l'istruzione obbligatoria com'è attualmente organizzata, non dà risultati corrispondenti alla spesa che costa ai comuni; ma questo non autorizza a prendere occasione dall'insuccesso delle leggi attuali per domandarne l'abolizione o indicarla come _spesa facoltativa_ ai comuni, come con mia sorpresa ha proposto un egregio scrittore.

Meglio sarebbe invocarne la riforma e comprenderla tra gli obblighi dello Stato assai più utilmente e più equamente che non si faccia col lasciargli l'insegnamento secondario ed universitario, ch'è un bisogno meno universale della istruzione elementare.

[SI DICHIARA LA GUERRA ALL'ISTRUZIONE]

Ma purtroppo le classi dirigenti o il governo non apprezzano in Sicilia i vantaggi della istruzione, non ne vedono che i pericoli. Ivi appena si affacciò sull'orizzonte la _reazione_ trionfante fu dichiarata guerra a morte all'istruzione. L'odio che alcuni _lords_ in Inghilterra manifestarono contro la istruzione e di cui parla Marx, si è ripresentato nell'isola, dove dapertutto quasi venne invocata la chiusura delle scuole serali istituite saviamente dai _Fasci_. Nella _Sala Ragona_ non solo si protestò contro l'insegnamento universitario, che ha tendenze socialiste; non solo s'invocò che nelle scuole s'imponesse il catechismo ma quando un oratore parlò degli aggravi che l'istruzione obbligatoria impone ai Comuni si gridò con entusiasmo! _abolitela! abolitela!_ E quel ch'è peggio i rappresentanti del governo si mostrano dello stesso avviso dei reazionarî _grandi proprietarii_ della Sala Ragona.

[NECESSITÀ DELLA RICOSTITUZIONE DEI "FASCI"]

Tali riforme e tali provvedimenti dovrebbero essere coronati da un ultimo d'indole politica, che pur troppo incontra la più viva opposizione e nel governo e nelle classi dirigenti che spadroneggiano in parlamento e fuori: la ricostituzione dei _Fasci dei lavoratori_.

Se si tenesse conto delle savie considerazioni svolte dall'on. Di San Giuliano nel suo libro sulla opportunità di conservare i Fasci (p. 23 e 120) si converrebbe anche adesso da conservatori intelligenti che alla causa dell'ordine vero gioverebbe la ricostituzione di quei sodalizî, che rappresenterebbero tante valvole di sicurezza, tanti organi per la esplicazione legale dei bisogni e delle tendenze delle classi lavoratrici. Il Brentano ritenne che le _Trade Unions_--delle cui vicende si fece menzione--in Inghilterra furono un vero elemento di ordine e di conservazione sociale, e l'Howel ha dimostrato (_Le passé et l'avenir des Trade Unions_) che le grandi associazioni inglesi cessarono di essere causa di perturbamento dopo che vennero lasciate libere di svolgersi ed intraprendere le loro lotte contro il capitalismo pel miglioramento del salario dei loro socî.

[IL MERITO DEI "FASCI"]

Le dichiarazioni dell'on. Sonnino--ministro e non più semplice _touriste_--sulla iniquità del dazio di consumo e sulla ripartizione dei tributi locali avevano a sufficienza giustificata l'azione, anche tumultuaria, dei _Fasci dei lavoratori_; chi poi l'ha addirittura glorificata è stato l'on. Crispi colla presentazione del suo disegno di legge agraria. Se lo ha presentato, è segno che lo ritiene giusto e necessario, e se così è tutto il merito della sua iniziativa dev'essere restituito esclusivamente ai _Fasci_, che la propugnarono, che minacciosamente la chiesero e senza la cui azione non sarebbe venuta come non era venuta per _trentaquattro!_ anni. Se quel disegno verrà ripresentato e trionferà, potrà il governo iniquamente continuare a mantenere in galera i capi e gli organizzatori dei _Fasci dei lavoratori_, ma esso stesso avrà loro innalzato un altare nel cuore dei contadini che alla loro agitazione e ai loro sacrifizî dovranno la terra tanto desiderata e invano per tanti secoli.

E qui è opportuno ribattere qualche sofisma che le reminiscenze liberiste fanno spuntare anche in bocca di chi dal liberismo si mostra lontano, a dimostrare ancora che ciò che è avvenuto testè in Sicilia non è che un caso di una regola generale.

[UNA STRANA AFFERMAZIONE]

Il Cavalieri, che ripetutamente ha invocato il savio intervento dello Stato, a certo punto si ricorda di essere conservatore in politica e torna liberista in economia per dare ingiustamente addosso ai _Fasci_. Egli dopo avere osservato, che da Giorgio III in poi senza bisogno dei socialisti la legislazione inglese promosse molte radicali riforme agrarie esclama: «non c'è bisogno di stringersi in una setta (?), di ordire costanti macchinazioni (?), di ricorrere alla violenza per fare trionfare nuovi canoni di distribuzione della ricchezza, che se son giusti, faranno certo la loro strada da sè.» (p. 64)

Non avrei rilevata questa strana affermazione--che suona aperta contraddizione in bocca del Cavalieri--se essa non venisse ripetuta--in buona o in mala fede--da molti uomini politici, che vanno per la maggiore e dai loro giornali.

No! non è vero che i nuovi canoni di distribuzione della ricchezza, se giusti, _faranno la loro strada da sè_, nè importa se la parola _socialisti_ e socialismo ai tempi di Giorgio III non esistevano: altri ne rappresentarono l'azione equivalente e le riforme furono la conseguenza delle agitazioni popolari e di una maggiore partecipazione dei lavoratori alla vita politica, come risulta dalla citata polemica tra il Prof. Luzzatti e l'avv. Bissolati, nonchè dal libro del Thorold Rogers sulla _interpretazione economica della storia d'Inghilterra_.

E le grandi riforme agrarie dell'Irlanda, che tra non guari saranno completate dall'_Home rule_, non si devono esclusivamente ad un secolo di lotte ed anche di violenze? Che cosa avrebbe ottenuto l'Isola senza gli agitatori, senza i Feniani, senza la _Land League_ e forse anche senza il tremendo delitto di Phoenix Park?

Nulla! La giustizia non avrebbe trovato la strada da sè; e se la violenza gliel'aprì spesso, la responsabilità dei suoi possibili danni ricade intera sui governanti e sulle classi dirigenti, che vogliono tenerla sbarrata ad ogni costo e in tutti i modi.

Da tanti anni, per non dire secoli, si conoscono i mali della Sicilia; ma quali i rimedi efficaci sinceramente apportati? Nessuno! Ebbene i contadini di Piana, di Corleone e di cento altri siti unendosi _in setta_, ricorrendo alla violenza se si vuole, migliorarono salari e patti agrari, mentre l'inchiesta sulla Sicilia del 1875, l'inchiesta agraria, i libri di Caruso, di Sonnino, di Franchetti, di Basile, di Villari, ecc., gli articoli di Baer e di tanti altri non cavarono, da sè pur troppo! un ragno da un buco.

[COSA AVVENNE SOPPRESSI I "FASCI"]

E che cosa è avvenuto non appena soppressi i _Fasci_ e impedita la loro e proficua agitazione? I miglioramenti ottenuti scompaiono e si torna all'antico colla antica miseria eccessiva dei lavoratori. E ciò che previdi sin dallo scorso gennaio in alcuni articoli e nella prima edizione di questo libro oggi viene riconfermato dall'agitazione che rinacque in Corleone, e altrove, appena tolto lo Stato d'assedio, e ch'è tanto giusta che provoca scoppi di sdegno anche nella più autorevole stampa ufficiosa, che se la prende colla improntitudine, colla slealtà e colla ingordigia dei grandi proprietari e che invece si dovrebbe scagliare contro il governo e contro il suo proconsole cicisbeo, che ai grandi proprietari hanno prestato mano forte e della cui iniquità si sono fatti strumento.

E questa solidarietà di fatto tra governo, proconsole e grandi proprietari è tanto più mostruosa in quanto che tra gli ultimi non si è levata sin ora una voce coscienziosa, autorevole, efficace contro la propria classe e in favore dei contadini, mentre in Irlanda non mancarono _landlords_, che dettero l'esempio della equità e del disinteresse, come risulta dalla relazione della Commissione presieduta dal duca di Richmond e che preparò la legge agraria del 1881 di cui fu segretario un grande proprietario irlandese, il colonnello King-Harman, che si mostrò tra i più energici e convinti nel propugnare la causa dei lavoratori della terra.

Il vicino passato e gli avvenimenti contemporanei adunque, se c'è sincerità nell'on. Crispi nel promettere il miglioramento dei contadini, dovrebbero indurlo a consentire la ricostituzione dei _Fasci_, che prima delle sue leggi varrebbero ad infrenare il mal volere dei grandi proprietari.

[SINISTRI INDIZII]

Ma per quanto ciò non sarebbe altro che il rispetto puro e semplice dei diritti riconosciuti dallo Statuto, nulla fa sperare che verranno rispettate queste leggi nostre, in sè stesse tanto inferiori in liberalismo alle straniere--come osservò l'Impallomeni--e c'è tutto da temere che si perdurerà nella reazione ignominiosa e pericolosa. Certe abbominevoli liste di proscrizione a me note, le leggi antianarchiche, la loro interpretazione--di cui si ebbe già un saggio nell'applicazione _retroattiva_ pei reati di stampa--le decimazioni tra gli elettori popolari, i numerosi arresti arbitrarî, l'avviso dato dalla questura di Palermo al barone Colnago e ad altri socialisti di astenersi da qualunque agitazione e propaganda, la proibizione dei congressi socialisti di Carpi, di Bozzolo e d'Imola e cento altri sinistri indizî confermano un tale timore.

Ben so che c'è una circolare dell'on. Crispi, che invita le autorità ad interpretare nel senso più largo e meno illiberale le così dette leggi anti-anarchiche; ma ammesso pure che egli l'abbia dettata colle migliori intenzioni del mondo, se conosce uomini e cose del suo paese deve immaginare che le sue raccomandazioni, data la qualità delle nostre autorità di pubblica sicurezza, rimarranno lettera morta.

Nè questo è giudizio avventato suggerito dalla partigianeria politica: venne formulato in termini più severi da un amico del governo, da un alto funzionario dello Stato, da un conservatore infine, qual'è il Senatore Costa nella relazione sulle stesse leggi.

Ed ora prendiamo quanto di ottimismo ci rimane in fondo dell'animo e concediamo che governo e Parlamento concordemente si mettano all'opera per dare alla Sicilia una legislazione riformatrice economico sociale, quale le occorre--e quale, del resto, su per giù occorre al resto d'Italia.--Di fronte ad una siffatta manifestazione di buona intenzione potremo dire che si sono superate le più gravi difficoltà e che si è risoluto il problema? Sarebbe strana illusione il pensarlo.

[I BILANCI DELLO STATO E DEI COMUNI]

Le riforme tributarie, intese ad alleviare la sorte dei contribuenti--e che sono le più urgenti--e quelle economico-sociali sopraccennate, presuppongono bilanci dello Stato e dei Comuni in condizioni tali da potere sopportare le prime; capitali a disposizione dello Stato e dei Comuni e dei privati per eseguire le seconde.

È quasi impossibile, dato l'attuale sistema tributario, pensare alla soppressione dei dazi di consumo, che maggiormente pesano sui lavoratori di fronte alla condizione dei bilanci dei Comuni (che nei medesimi spesso trovano la maggiore risorsa) e del bilancio dello Stato che attinge nella stessa sorgente di entrate.

[I PROVVEDIMENTI FINANZIARII DELL'ON. SONNINO]

Crescono la difficoltà dopo la votazione dei provvedimenti finanziarî dell'on. Sonnino, che hanno peggiorato le condizioni finanziarie dei Comuni, di già dissestate dalla continua diminuizione del prodotto del dazio di consumo a causa delle peggiorate condizioni economiche del paese; e i provvedimenti dell'on. Sonnino riescono esiziali ai Comuni anche per l'insufficiente abbuono ch'essi ricevono dal governo per l'abolizione del dazio governativo sulle farine, per l'avocazione allo Stato dei decimi sulla ricchezza mobile e per avere imposto ai comuni alcune spese, che per lo passato venivano sopportate dallo Stato[92].

Ho sottocchio un prospetto redatto dal Comitato permanente dal Congresso dei sindaci nel quale si notano i danni recati dai nuovi provvedimenti a centocinquanta comuni del regno; ma lasciando da parte ciò che riguarda il continente, correggendo e completando i dati del Comitato dei sindaci si avrà un'idea del danno che subiranno i Municipî dell'isola da queste sole cifre: Palermo perderà circa 600 mila lire, 200 mila Catania, 200 mila Messina, 50 mila Caltanissetta.... E il danno è tanto sicuro e grave che il presidente del Consiglio promise di occuparsene. La promessa sarà sincera, ma di dubbia realizzazione; certo è invece il danno che arreca questo ministero restauratore che continua nell'antica e cattiva politica che mira a peggiorare le condizioni dei municipî sottraendo ad essi i cespiti di entrata e addossando loro spese che prima erano dello Stato.

Andiamo avanti.

[DOVE SI TROVERÀ IL DENARO]

Per la istruzione, per la sicurezza pubblica, per le strade di campagna, per le case coloniche, per le acque potabili, per gli attrezzi agricoli, per le sementi, per gli animali da lavoro, per le scorte ecc. ecc. occorre denaro, denaro, denaro. Chi lo appronterà? I Comuni, lo Stato, gl'Istituti di credito, i grandi proprietari? Nessuno credo che attualmente sia in condizione di soddisfare tale primario e prepotente bisogno; meno che tutti lo Stato, il cui bilancio è in _deficit_ minaccioso; lo Stato, cui l'on. di San Giuliano formalmente attribuisce tale obbligo; lo Stato, che non si stanca di chiedere sacrifizi ai contribuenti per riempire la botte delle Danaidi, che si chiama bilancio del ministero della guerra; lo Stato che il denaro ha saputo trovare per profonderlo sulle aride sabbie dell'Africa maledetta, lo Stato a cui non mancò il denaro per la pronta repressione dei moti di Sicilia e che forse meno ne avrebbe speso se avesse pensato alla savia e benefica prevenzione sociale!

E quale risultato potrebbe avere qualunque buona legge economico-sociale, di fronte ai mezzi finanziari che mancano per eseguirla, ci lascia indovinare il disegno di legge agraria dell'on. Crispi.

I mezzi assegnati per la sua esecuzione erano deficienti e facevano presentire che la legge agraria, come le precedenti leggi sanitaria e di pubblica sicurezza, nella parte buona e sociale che esse contenevano, sarebbe rimasta una platonica affermazione con niuna o ridicola efficienza reale.

Ma per quanto deficienti i mezzi per l'attuazione della legge agraria dove essa li attingeva? Alla cassa di soccorso per le opere pubbliche in Sicilia, alle opere pie, al quarto dei beni dell'asse ecclesiastico assegnato ai comuni dell'isola.... cioè a tutti quegli enti, che sono stati dissestati dal governo e che avrebbero bisogno di essere rafforzati e che rispondono a bisogni presenti e impellenti, come la cassa di soccorso per le opere pubbliche!

[NON BISOGNA ILLUDERSI]

Nelle condizioni del bilancio dello Stato e nelle generali condizioni economiche del resto d'Italia sta la maggiore difficoltà a provvedere efficacemente ai mali della Sicilia. Non bisogna illudersi: se nella maggiore isola del regno si soffre, non si sta molto meglio nelle altre e nel continente; e si può tanto meno riparare alla crisi locale in quanto che realmente la crisi è generale. E nel grido partito dalla Sicilia, che si ripercosse, sebbene debolmente, in Calabria e nelle Puglie, potrebbe ravvisarsi un salutare avvertimento: il segnale dello incendio, scoppiato in un punto ieri, ma che domani potrà divampare in tutto il regno!

Questa considerazione sulla vastità del pericolo affacciatosi da principio al di là dello stretto, dovrebbe altresì far apprezzare più esattamente la natura dei movimenti siciliani, nei quali si errerebbe di gran lunga se non si vedesse che la risultanza delle condizioni locali. Queste sono innegabili, ed hanno accelerato la esplosione e le hanno dato una impronta speciale, ma non si dimentichi ciò che i _grandi proprietari_ della Sala Ragona avvertirono sul malessere generale; ma non si dimentichi che se in Sicilia da principio la lotta ha assunto carattere municipale, ciò si deve in gran parte alle condizioni intellettuali del popolo che la abita: i contadini e gli operai dei piccoli centri essendo quasi tutti analfabeti, non leggendo giornali e non sapendo scorgere le cause lontane e indirette delle loro sofferenze, tutte quante le attribuiscono alle amministrazioni locali e contro di esse hanno accumulati i loro risentimenti e contro di esse sfogano la loro ira. Le ingiustizie, talvolta enormi, del sindaco, degli assessori, dei consiglieri, rappresentano le ultime goccie che fanno traboccare il liquido del vaso.

Le vittime di tante ingiustizie si ribellano contro le autorità amministrative, perchè non sanno risalire più in alto per ricercare e trovare gli oppressori.

La forza delle cose adesso, o una maggiore coltura in appresso, li spingerà alla ricerca.

[IL MALESSERE È GENERALE]

E la ricerca farà loro apprendere che i municipî ricorrono a tasse odiose, angariche, perchè il governo centrale non ne lascia altre a loro disposizione per i bisogni della vita locale, e per soddisfare le numerose esigenze che lo Stato ha loro imposto in nome della civiltà; che il governo centrale assorbe tutte le risorse economiche della nazione, perchè spende e spande pazzamente, e talvolta disonestamente; che della denegata giustizia, degli abusi perpetrati, delle violenze subite è responsabile interamente il governo centrale, che ha lasciato impuniti i colpevoli, conoscendoli tali e che dei colpevoli spesse volte si è fatto complice.

[SI DEVE PENSARE AL RESTO DELL'ITALIA]

Si prendano pure e subito tutti quei provvedimenti che si credono indispensabili e particolari per la Sicilia; ma non si dimentichi che bisogna anche pensare al resto d'Italia, che soffre assai e che presto o tardi avrà anche esso le sue manifestazioni sanguinose.

Si deve mutare l'indirizzo della politica generale; si deve sopratutto pensare alla questione economica. I casi di Sicilia devono servire di monito severo: essi devono far riflettere che oggi la semplice proposta di nuove imposte è una grave provocazione.

Che sia grave il generale malessere economico che genera alla sua volta quello politico e morale, si rileva da indizi numerosi, molti dei quali sono stati raccolti e sobriamente commentati dall'illustre Comm. Bodio nella sua monografia presentata all'Accademia dei Lincei. (_Di alcuni misuratori del movimento economico in Italia._ 2. Ed. 1891)[93] Infatti da alcuni anni diminuiscono i consumi e aumenta la emigrazione, aumentano o rimangono stazionarie le alte cifre dei reati e rimangano parallele quelle dell'analfabetismo, si chiudono le officine, si moltiplicano i fallimenti, si consumano i risparmi, o rimangono inoperosi nelle casse pubbliche, paurosi di avventurarsi in qualsiasi intrapresa di cui si vede quasi sicuro l'insuccesso, diminuisce a miliardi la ricchezza nazionale, e mentre si pensa ad aumentare pazzamente le imposte, lo stesso ministro del tesoro è costretto a confessare che quelle esistenti renderanno nel corrente anno finanziario circa 30 milioni meno del previsto. Si potrebbero avere più evidenti i segni dello esaurimento della economia pubblica?

[CAUSE DI ESAURIMENTO ECONOMICO]

Se si vogliono rintracciare le cause di questo esaurimento l'impresa riesce agevole: si sono spesi molti miliardi in armamenti senza riuscire a dare all'Italia un esercito ed una flotta corrispondente ai sacrifizî fatti, come dichiarò l'on. Crispi in uno dei suoi scatti di sincerità; si sono sperperati tanti altri miliardi, in soverchi lavori pubblici ed autorizzando i più gravi sospetti di corruzione, per non dire di furti ingenti, come risulta dai discorsi e dalla relazione sui lavori pubblici pel bilancio 1894-95 dell'onorevole Brunicardi, da una relazione dell'on. Carmine, da una interrogazione dell'on. De Bernardis e dagli stessi discorsi dell'on. Saracco ministro dei lavori pubblici; si può infine garentire in generale che il tenore di vita dello Stato, delle Province, dei Comuni, dei privati adottato e sviluppato dal 1860 in qua non è stato e non è menomamente proporzionato allo incremento della ricchezza; d'onde un disquilibrio nel bilancio della nazione e dello stato tra le entrate e le spese; e gli sforzi persistenti, direi quasi feroci del secondo per provvedere a sè premendo con tutta la sua forza sulla seconda ed assorbendone rapacemente tutte le risorse sino alla usurpazione del necessario.

[CHE COSA DICONO I CONFRONTI STATISTICI]

I confronti statistici tra le nostre condizioni economiche e quelle degli altri Stati ci dicono perchè da noi il risentimento e il malumore sono più vivi che altrove e più vicino, anzi imminente, sembri uno scoppio, e i confronti statistici tra i bilanci europei ci somministrano del pari la ragione per cui risentimento e malumore in Italia a preferenza si acuiscono contro il governo, anzichè indurre come in altri paesi alla rassegnazione, considerando le sofferenze come circostanze fatali di cui non si potrebbe facilmente assegnare la responsabilità a chicchessia[94].

[CONSEGUENZE INESORABILI]

Le conseguenze di siffatte premesse sono chiare, inesorabili: bisogna mutare l'indirizzo nella cosa pubblica non solo rispetto alla Sicilia, ma relativamente all'Italia tutta, bisogna mutare la politica doganale, la politica tributaria, la politica africana, la politica militare, e la politica estera, che su tutte le altre preme e sopratutto si percote sulla politica interna. La necessità di mutare s'impone, perchè come dice l'on. E. Giampetro: «oramai il dilemma sembra messo nettamente: o un governo avrà il coraggio di trasformare radicalmente tutto ciò che sinora si è fatto, o il paese farà da sè una completa demolizione di tutto ciò che in politica esiste.» (_L'Italia al bivio_, Roma _1894_)

[ANALOGIE CO' CASI DI FRANCIA]

I segni precursori di questa demolizione che principia non mancano e presentano una grande analogia con quelli che nel secolo scorso precedettero lo scoppio tremendo della rivoluzione francese.

Si legga l'_Ancièn règime_ di Tocqueville e di Taine e si vedrà che in Francia prima del 1789 come in Napoli, nelle Puglie, in Sicilia nel 1893 e nel 1894 si sente che c'è un popolo in rivoluzione latente, che aspetta l'occasione per irrompere; che questo popolo manca ancora di organizzazione e di capi, non avendo più fiducia in quelli che hanno l'autorità legale. Anche allora si gridava: «Pane, non tasse non cannoni!» ch'è il grido del bisogno, dice Taine, e il bisogno esasperato irrompe e va avanti come un animale inferocito. E i magazzini scassinati, i convogli di cereali arrestati, i mercati saccheggiati.--E si grida: _abbasso l'ufficio del dazio!_ E le barriere sono infrante, gl'impiegati vinti e scacciati.... E si danno al fuoco i registri delle imposte, i libri dei conti, gli archivi dei comuni... e si fa tutto al grido di _Viva il Re!_»[95]

La scena descritta dal Taine per Bignolles e per altri siti non sembra la fotografia di ciò che è avvenuto a Valguarnera, a Partinico, a Monreale, a Castelvetrano, a Ruvo, a Corato? Eppure i contadini di Sicilia e di Puglia non sanno e non conoscono cosa sia la rivoluzione francese, i cui preludi imitano e ripetono.