Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
Chapter 33
Di ciò che si dovrebbe e potrebbe fare, di ciò che si è fatto già o si è mostrato l'intenzione di praticare, bisogna fare rapidissima menzione.
Nell'_ordine amministrativo_ si reclamano pronti provvedimenti che spengano ed impediscano il risorgere dell'attuale prepotenza delle consorterie locali, che opprimono i deboli e gli avversarî; non rendono fruttuosa l'opposizione nelle vie legali; e coll'intrigo, colla corruzione o colla protezione dei deputati, del governo centrale e dei suoi rappresentanti scambiano le parti e riducono alla condizione legale di minoranze, quelle che realmente sono maggioranze. E prontamente si farebbe opera di pacificazione, (più sincera e più duratura di quella più che consigliata, imposta dai Prefetti e dagli ufficiali dell'esercito tra i partiti opposti all'indomani dei disordini e delle repressioni), collo scioglimento di molti Consigli comunali e colle elezioni senza ingerenza indebita di chicchessia.
Ciò che si è fatto non ispira fiducia, poichè dalla narrazione precedente, e specialmente dai capitoli sui _Tribunali militari_ e sull'_Opera civile del generale Morra_ si apprese che furono abbandonate le primitive buone intenzioni in ordine alla ricostituzione delle amministrazioni comunali sulle basi della giustizia, della legalità e della preponderanza delle maggioranze reali; lasciando perdurare, anzi consolidando il prepotere di quelle consorterie--in fondo apolitiche--che si mostrano più ligie al governo ed ai suoi rappresentanti locali.
In un ordine più generale bisognerebbe provvedere affinchè venisse assicurata la onesta compilazione delle liste elettorali: come sarebbe savio provvedimento determinare la misura delle spese obbligatorie--eliminandone alcune; impedire la partigianeria nella distribuzione delle imposte; riformare il sistema dei _tributi locali_, modificare la tassa di minuta vendita, alla quale nei comuni aperti sfuggono gli agiati colle compere all'ingrosso, abolire il dazio sulle farine, la tassa sulle bestie da trasporto e da lavoro, mantenendo quella sui bovini, abolire le quote minime del _focatico_ e stabilire un maggior numero di categorie che rendano possibile la più equa graduazione dell'imposta stessa, che in sè è delle più democratiche, ordinare che non si possano sorpassare certi limiti nei dazî di consumo se non quando siano raggiunti gli estremi limiti nelle imposte dirette, invertendo il sistema vigente; distruggere, infine, come dice l'anonimo del _Giornale degli economisti_, «il vizio fondamentale del sistema finanziario locale che si riassume nel fare pagare prevalentemente le imposte ai meno abbienti e nel farle usufruire per servizi pubblici prevalentemente ai maggiori abbienti.» (_Febbrajo 1894_)[83].
Nel precedente capitolo si disse a che cosa è servita sinora e serve la nuova legge elettorale: è sicuro, che si avrà un enorme peggioramento nella compilazione delle liste elettorali, nelle quali finiranno col trovar posto solamente coloro, che preventivamente avranno ipotecato il loro voto.
[IL REFERENDUM]
L'organismo amministrativo si dovrebbe completare col _referendum_--accessibilissimo alle intelligenze meno sviluppate, perchè si esercita sopra quistioni chiare e concrete--parziale o totale;--e colla elezione diretta del sindaco e degli assessori--sistema dei _selectmens_,--tenendo conto sempre delle diversità di cultura, di educazione e di tradizioni, che rendono dannosa qualunque legge unitaria che debba aver vigore in Lombardia e in Sicilia, in Piemonte e in Basilicata[84].
[PUNTE LEGGI UNITARIE]
E di questa varietà di ordinamenti (perfettamente consona a quella _politica sperimentale_, di cui ci ha dato tanti esempi convincenti il Donnat, nel libro che porta detto titolo, e a quella analoga politica quantitativa descritta da uno dei più sapienti positivisti che seguirono il Littrè--il Wirouboff) non c'è da allarmarsi come di uno sbocconcellamento della patria italiana, se lo stesso on. Crispi, il più fanatico unitario d'Italia, sin dal 1878 riconobbe «che le isole hanno diritto a norme speciali di governo, ad una speciale amministrazione» come ricordò di recente l'on. Comandini (_Corriere della sera_ n. 50, 1894).[85]
È corsa con insistenza la voce, che l'on. Crispi voglia realmente venire ad un ordinamento speciale per la Sicilia; ma tutto quanto sinora si è fatto non autorizza a sperare che la riforma sia inspirata a sensi democratici; se a qualche cosa che somigliasse alla _regione_ egli verrà, di sicuro tutto si ridurrà ad una diminuizione nel numero delle provincie e delle intendenze e ad un concentramento di poteri nel Prefetto di Palermo; avremmo al più un decentramento _more_ imperiale, di cui la parte popolare non avrebbe da rallegrarsi.
[NEL CAMPO ECONOMICO-SOCIALE]
Più difficili, ma di maggiore importanza rispetto ai lavoratori delle campagne e delle miniere, sono le riforme di ordine _economico-sociale_.
Alcune si può essere sicuri che verranno adottate tra breve--e fu già presentato qualche disegno di legge per tutta Italia, ma che ha particolare importanza per la Sicilia, dal passato ministero--; così quella sul _truck-sistem_ nelle miniere di zolfo, che bisognerebbe completare con una legge contro l'usura, che rovina i contadini; quella sull'obbligo dei frequenti pagamenti agli operai e sulla insequestrabilità degli stipendi; sulla così detta _cassa piccola_ da doversi imporre in tutte le miniere di zolfo; sui _probi-viri_ nell'agricoltura; sulle _cooperative di consumo e di lavoro_, alle quali si dovrebbero concedere diritti reali e mezzi adatti per farli riconoscere dalle amministrazioni locali e dal governo, ecc. ecc.
Maggiori ostacoli si incontrerebbero per diffondere e regolare equamente il _credito_, sottraendolo agli usurai e alle influenze politiche, e per organizzare efficacemente il _credito fondiario ed agrario_, dopo che fu votata e sanzionata la infausta legge bancaria del 10 agosto 1893; ma è materia di cui c'è da occuparsi, perchè molte altre riforme economiche sono intimamente connesse alle facilitazioni che possono venire dal _credito_ equamente distribuito e ad interessi miti, che possano essere sopportati dall'agricoltura.
[I RAPPORTI TRA CONTADINI E PROPRIETARII]
Le difficoltà divengono veramente gravi, quando si arriva alle proposte per migliorare i rapporti tra contadini e proprietari mercè la riforma in via legislativa dei _contratti agrari_ e promovendo lo spezzamento del latifondo. Qui non c'è solamente l'aspro conflitto tra due scuole economiche diverse, che battagliano nel campo teorico; ma c'è il conflitto tra gl'interessi contrarî colla prevalenza di quelli dei proprietari e del capitalismo, che soli sinora comandano nei comuni, nelle Provincie, nei Comizî agrarî, nelle camere di Commercio, nel Parlamento.
Qualche provvedimento che riesca indirettamente a tale miglioramento nei contratti agrarî non è difficile che prevalga, perchè contemporaneamente se ne avvantaggerebbero le classi dirigenti, che nell'attuale conflitto tengono, come suol dirsi, il coltello per il manico: tale sarebbe ad esempio la proposta _sesta_ del _Comitato promotore_ dei grandi proprietarî di Sicilia:--esenzione per legge dalle tasse di focatico, sul bestiame, bestie da tiro e da soma e ricchezza mobile per quei contadini che prendano stabile dimora nelle campagne--mentre mi sembra più difficile che possa passare la proposta _settima_ colla quale si dimanda la riduzione del 50 % della imposta fondiaria sui latifondi nei quali verrebbero costruite case coloniche e adottati quei metodi di coltura razionale che sarebbero, caso per caso, stabiliti da apposite commissioni tecniche, nominate dal ministro di Agricoltura e Commercio.
E nello interesse dei grandi proprietari,--ma che indirettamente potrebbe giovare ai contadini, perchè indurrebbe più facilmente i primi alle enfiteusi--i senatori siciliani, con alla testa il principe di Camporeale, fecero votare dal Senato la istituzione di una Banca che si occupasse del riscatto dei censi a richiesta del proprietario, a somiglianza di ciò che già si pratica altrove.
Cessata la cieca venerazione per la proprietà privata col suo quiritario _jus utendi abutendique_, per il legislatore in Sicilia non riuscirebbe difficile il compito di creare una numerosa falange di piccoli proprietarî e poco più disagevole riuscirebbe l'altro della riforma dei contratti agrari.
[ESEMPII DI LEGISLAZIONI STRANIERE]
Gli esempi che ci somministra la legislazione straniera sono incoraggianti, come osserva il Cavalieri: Le _Homestead Laws_ negli Stati Uniti, le leggi per l'Irlanda del 1881, altre leggi per la stessa Irlanda, per la Scozia e per l'Inghilterra--_Small holdings Act_, _Allotments Act_, ecc., ecc.--le colonizzazioni interne, le modificazioni alle leggi sull'enfiteusi in Germania, la quotizzazione dei terreni sabbiosi resistenti alla filossera in Ungheria e le più recenti proposte di leggi dell'Austria sulla cooperazione agraria e sulla redenzione dei debiti ipotecarî cogli opportuni temperamenti suggeriti dalle condizioni e dalle tradizioni locali, potrebbero riuscire di grande efficacia in Sicilia per migliorare la condizione dei contadini e i rapporti tra proprietari e lavoratori.
Da tempo, e prima che gli ultimi avvenimenti richiamassero sull'isola l'attenzione generale, proposte inspirate ai criteri informanti la legislazione straniera succennata, nel 1883--più di un decennio fa!--erano state avanzate dal Baer: il quale, sebbene schietto conservatore, arrivava sino alla espropriazione dei latifondi privati per distribuirli a piccoli lotti ai contadini.
[VARRANNO A QUALCHE COSA?]
Gli esempî stranieri e i consigli non sospetti condurranno a risultati pratici?
Non mi abbandono ad un alcun preconcetto pessimista nella previsione dei medesimi, ed espongo puramente e semplicemente i dati di fatto, che possano aiutare il lettore a formarsi da sè stesso un esatto concetto.
In quanto alla riforma dei _contratti agrarî_ c'è poco da sperare dal Parlamento. Figuriamoci che si considerò come troppo ardito, quasi rivoluzionario, il progetto sulla _mezzadria_ dell'on. Sonnino! E la sorte che correrebbe qualunque altro disegno meno anodino si può indovinarla dalle discussioni e dalle risoluzioni della Commissione nominata dal ministro di Agricoltura e Commercio e da quello di Grazia e Giustizia per istudiare precisamente la riforma di detti _contratti agrarî_.
La maggior parte dei deputati e dei senatori, che ne facevano parte--tra i quali l'on. Fortis, che a tempo perso si proclama _socialista di Stato_--si mostrarono decisamente avversi ad accettare quella corrente nuova (che fa capo a Menger in Austria, che in Italia è rappresentata degnamente da Gianturco, Nitti, Salvioli, Cogliolo, ecc.) la quale mira ad innestare il contenuto socialista nel Codice Civile, modificando il concetto quiritario della proprietà e facendo posto adeguato alle ragioni del lavoro.
[PAROLE E FATTI]
L'opposizione alle chieste modifiche dei contratti agrarî da parte degli elementi conservatori di detta Commissione, sebbene truccati alcuni da democratici in aperto conflitto coll'elemento universitario (Nitti, Cogliolo, Salvioli) quantunque disinteressata nella apparenza, perchè mossa da elementi non siciliani, pure tale non era: essi avvedutamente han dovuto pensare che ciò che adesso si concederebbe alla Sicilia, sotto la pressione della rivolta, più tardi si dovrebbe accordare al resto d'Italia dove sussistono condizioni analoghe. L'esempio di ciò che è avvenuto nella Gran Brettagna li ammaestrava: le concessioni e le riforme agrarie della Irlanda non tardarono a varcare il canale di San Giorgio, per essere proposte a vantaggio dei lavoratori d'Inghilterra e di Scozia.
In quanto allo spezzamento del latifondo, e alla creazione dei piccoli proprietari, memore più che degli esempi stranieri dei consigli dei conservatori illuminati e preveggenti, (Baer, Cavalieri, Monsignor Carini ecc., ecc.) in seno della Commissione eletta dai deputati siciliani per istudiare le opportune proposte per la loro regione, osai proporre il censimento obbligatorio dei latifondi di una certa estensione; ma rimasi solo: gli on. Di Rudinì, Di San Giuliano, Sciacca della Scala, Reale e Filì-Astolfone si dichiararono avversi alla proposta mia. L'on. Damiani l'accolse con simpatia; ma funzionando da presidente non credette pronunziarsi in proposito[86].
[IL DISEGNO DI LEGGE SU' LATIFONDI]
Il 1º Luglio 1894 l'on. Crispi presentò alla Camera dei Deputati il disegno di legge intorno alla _enfiteusi dei beni degli enti morali e ai miglioramenti dei latifondi dei privati nelle provincie Siciliane_, e il cuore dei partigiani delle sane riforme si riaprì alla speranza e le previsioni dei pessimisti e degli increduli parve che ricevessero una solenne smentita.
Con quel disegno di legge non solo s'imponeva la enfiteusi dei beni degli enti morali, ma si costringevano ai miglioramenti agrarî colla mezzadria i latifondisti che non ottemperando a tali disposizioni dovevano vedere sottoposti all'enfiteusi obbligatoria i loro fondi.
Non occorre scendere a dettagliata disamina delle proposte del Presidente del Consiglio dei ministri, perchè esse colla chiusura della Sessione parlamentare, legislativamente sono già morte e sepolte, sebbene suscettibili di resurrezione; basta qui e adesso giudicarne il principio, che lo informa.
[IN SOSTANZA È CONSERVATORE]
Negli uffici il disegno di legge agraria venne combattuto fieramente alla quasi unanimità dai deputati siciliani,--e si vede da ciò ch'erano fedelmente rappresentati in quella Commissione privata di cui mi occupai precedentemente--e venne combattuto perchè ritenuto violento e rivoluzionario[87]. I socialisti invece--e in nome loro autorevolmente ha scritto il professore Salvioli nella _Riforma Sociale_ (N. del 10 agosto 1884)--non lo trovarono di loro gradimento, «perchè in sostanza è conservatore, tendendo a diffondere quella proprietà fondiaria coltivatrice, pegli stessi lavoratori del suolo, la quale secondo la relazione che la procede _è per lo Stato e per le civili istituzioni una più sicura garenzia di ordine e di stabilità_.»
Io non esito a dichiarare che il principio del disegno di legge agraria Crispi era equo ed opportuno, era rispondente alle condizioni del momento, e sebbene combattuto ad un tempo dai socialisti e dai latifondisti--senza distinzione di colore politico--sarebbe riuscito bene accetto e giovevole ai contadini ed ai proletari. Nè ciò dicendo credo derogare alle teorie socialiste, che da anni sostengo, come in altro luogo e in altra occasione cercherò di dimostrare[88].
Se della legge agraria cennata accetto il principio informatore, non approvo però i particolari, molto meno posso dichiararmi soddisfatto dei mezzi proposti per creare la piccola proprietà rurale e promovere i miglioramenti agrarî.
[INTORNO ALLA PROPRIETÀ COLLETTIVA]
Inoltre non sono favorevole alla quotizzazione dei demanî comunali, e credo che sarebbe più utile e conveniente costituirli in proprietà collettiva o almeno farli servire ad esperimenti di cooperazione agraria.
Il nome e la cosa in fatto di proprietà collettiva oggi non dovrebbero più spaventare, dopo che un progetto di legge che mira a conseguire tale risultato venne presentato da deputati conservatori e timidamente liberali per i dominî dell'ex stato pontificio; progetto al quale promise il suo appoggio il ministro Boselli.[89] E queste proprietà collettive potrebbero e dovrebbero allargarsi, costituendo un vero campo di sperimentazione economico-sociale coll'adottare le misure proposte poco tempo fa dall'egregio avv. P. Di Fratta, segretario al Ministero di Grazia e Giustizia--nell'opuscolo sulla _Socializzazione della terra_.
[IL PROGETTO CRISPI È SENZA SPERANZA]
La cennata discussione della Regia Commissione sui contratti agrari e l'accoglienza fatta negli Uffici al disegno di legge Crispi lasciano poche illusioni sulla sorte dello stesso progetto qualora venisse ripresentato nella futura sessione: per farlo accettare dal Parlamento occorrerebbe una forte, direi quasi, minacciosa pressione della pubblica opinione e un ministero energico che sapesse rendersene interprete. E in tanto abuso di _decreti reali_, chi potrebbe protestare se ancora una violazione delle buone norme costituzionali si avesse a fin di bene per attuare qualche importante riforma economico-sociale? A cosa fatta--l'esperimento è stato ripetuto,--la Camera non ardirebbe negare la sua approvazione: tanta energia nessuno gliela suppone e potrebbe attingerla soltanto nel più sfrenato egoismo.
[E POI SI SAPREBBE CONSERVARE?]
Ma dato che si arrivi comunque allo spezzamento del latifondo e alla costituzione di numerosi piccoli proprietarî rurali, cura somma dello statista dovrebbe essere quella di saper conservare; poichè si sa che i piccoli proprietarî sorti dal censimento dei beni dell'asse ecclesiastico e dalla quotizzazione di alcuni demanî comunali sono nella massima parte scomparsi: i loro campicelli furono inghiottiti dall'antico latifondo limitrofo o servirono a costituire qualcuno nuovo.
Nelle legislazioni straniere c'è la preoccupazione di conseguire tale supremo intento ed oltre le _Homestead laws_ degli Stati Uniti è noto «che lo Schäffle, che voleva davvero le piccole proprietà, non si è peritato di suggerire la proibizione di accendere ipoteche per la legittima ogni volta che dovevano colpire un già modesto fondo; in Prussia e in Austria si è giunti a costituire degli Höferolle, che rappresentano una specie di catasto speciale della piccola proprietà ai fini della sua conservazione; e nel Mecklemburgo si è provveduto non solo alla irredimibilità dei beni enfiteutici, ma anche alla loro trasmissione indivisibile». (_Cavalieri_, p. 60).
[CIFRE ELOQUENTI]
Questo bisogno di provvedimenti urgenti ed efficaci per la conservazione della piccola e media proprietà è più impellente per le provincie del mezzogiorno, e specialmente per la _Sicilia_ e per la _Sardegna_ come risulta con straziante eloquenza dalle cifre.
Su 100,000 abitanti nelle vendite giudiziarie nell'anno 1885 l'Italia settentrionale è rappresentata con 7,16, l'Italia centrale con 16,43, il Napoletano con 49,34, la Sicilia con 61,57, la Sardegna con 742,89.
Nel 1886, nel 1887, nel 1888, troviamo gli stessi rapporti e nel 1889 c'incontriamo con questi dati: l'Italia Settentrionale 8,21, l'Italia centrale 17,46, il Napoletano 77, la _Sicilia_ 170,77, la _Sardegna_ 1380,41!
E non siamo ancora negli anni ultimi, nei quali la crisi economica è terribilmente aumentata......
Ancora delle cifre! Per ogni cento vendite di mobili e di frutti pendenti, in quelle di valore non superiore a _trenta lire_ l'Italia settentrionale è rappresentata da 7,69% l'Italia centrale da 6,57 il Napoletano da 33,53, la Sicilia da 26,41, la Sardegna da 29,28: in quelle non superiori a _cinquanta lire_, l'Italia settentrionale è rappresentata da 8,12% la Centrale da 8,60, il Napoletano da 12,76, la _Sicilia_ da 17 e la _Sardegna_ da 26,69. Nelle vendite per espropriazione forzata in quelle non superiori a 500 lire l'Italia settentrionale da 5,80, la centrale 7,27, il Napoletano 7,19, la _Sicilia_ 9,45, la _Sardegna_ 14,62; in quelle superiori a tale somma e non oltre mille lire l'Italia settentrionale dà 8,31 l'Italia centrale 7,80, il Napoletano 11,23, la _Sicilia_ 16,60, la _Sardegna_ 16,04.
Non avevo dunque ragione nell'affermare che da tali cifre risulta colla massima evidenza l'impellente dovere di provvedere alla difesa della piccola e media proprietà in Sicilia e in Sardegna; ed esse stesse non provano ancora una volta luminosamente che le condizioni economiche dell'isola sono generalmente più tristi di quelle del resto d'Italia, eccettuata la povera Sardegna?[90]
[IL FISCO E GLI SFORZI LEGISLATIVI]
[PERFETTAMENTE INUTILE]
Quando poi si considera che l'avidità del fisco italiano è la grande e generale causa della espropriazione e della graduale scomparsa della piccola e media proprietà si deve riconoscere che gli sforzi legislativi per creare l'una e l'altra sono un perditempo, anzi una crudele ironia e che è perfettamente inutile pensare a fare colla mano destra ciò che la sinistra deve affrettarsi a distrurre. E chiunque ha fior di senno e non si lascia mistificare dalle apparenze e dalle parole, dopo avere esaminato i provvedimenti ch'erano contenuti nella legge agraria dell'onorevole Crispi, meschinamente inspirati al concetto dell'_Homestead_, per ovviare al riassorbimento nel latifondo della piccola proprietà, dovrà coscienziosamente riconoscere che essi non corrispondono affatto allo scopo. Meglio si riuscirebbe con una politica generale casalinga ed economica.
[PER L'INDUSTRIA ZOLFIFERA]
Accanto alla questione agraria in Sicilia ce n'è una mineraria ancora più acuta. Nulla per essa, proprio nulla, ha fatto mai il governo italiano, che in questo di tanto si mostra inferiore al governo borbonico. E quanto ci sarebbe da fare risulta dai due progetti d'iniziativa parlamentare presentati l'uno dall'on. Ippolito De Luca e l'altro da me, nonchè dalle proposte della Sotto commissione dei Deputati Siciliani (Di Rudinì, Di San Giuliano, Colajanni). È da notarsi, per aggravare la enorme responsabilità del governo nella quistione mineraria, che la Sicilia non chiede alcun sacrifizio pecuniario al resto dell'Italia, a tutti i contribuenti; essa non chiede se non ciò che le spetta di pieno diritto; essa chiede che venga consacrato all'industria zolfifera ciò che questa dà allo Stato e che lo Stato indebitamente prende, cioè il prodotto del dazio di esportazione sugli zolfi. Dico che lo Stato lo prende indebitamente perchè dopo l'abolizione del dazio di esportazione sulla seta, _chiesto ed ottenuto dai lombardi_, quello sugli zolfi è il solo dazio di esportazione che resta in Italia e che pesa esclusivamente sulla Sicilia anzi su tre provincie soltanto dell'Isola. La parità di trattamento s'imponeva tanto, che l'abolizione di detto dazio chiesta dall'on. Pantano e da me nella Camera dei Deputati nel 1891, venne promessa dal ministro delle Finanze on. Luzzatti e la promessa fu riconfermata dall'on. Di Rudinì nel discorso di Milano. Le promesse!
Ora l'industria non chiede l'abolizione di quel dazio di uscita; ma domanda, ed ha diritto di ottenere, che se ne impieghi il prodotto a proprio vantaggio, lasciando anche un largo margine di profitto all'erario dello Stato ed altro maggiore creandogliene col risollevamento economico di una numerosissima classe di lavoratori, di speculatori, o di proprietari. Sarà ascoltata?....
Una circolare riservata dell'on. Boselli altra volta lasciava sperare che ad un lato della questione mineraria--quello della proprietà del sotto suolo e del sistema degli affitti angarici ed a breve durata--si cominciava a pensare nelle sfere ministeriali. Ma l'on. Boselli è passato alle finanze e il suo successore, on. Barazzuoli, propugnatore dell'anacronistico liberismo economico non dà alcun affidamento, che qualche cosa di bene si voglia fare. Egli anzi ha cominciato dal ritirare il disegno di legge sui consorzî obbligatorî, sulla brucia ecc. presentato prima dall'on. Lacava, e mantenuto dal Boselli e che pur riuscirebbe tanto utile all'industria!
E mentre il governo si mostra così incurante o così ligio a vieti principî economici--a meno che non si tratti di violarli nello interesse delle finanze--l'ingiustificabile rinvilimento nel prezzo degli zolfi continua vertiginosamente, gli scioperi forzati si succedono con allarmante frequenza, la miseria dei zolfatarî ha raggiunto proporzioni spaventevoli e non ostante lo Stato di assedio avvengono terribili attentati e delitti minerari che fanno ricordare i delitti agrari dell'Irlanda e della stessa Sicilia[91].
Le misure economiche-sociali dianzi cennate risolverebbero in parte la quistione Siciliana; ma la soluzione dovrebbe essere completata da provvedimenti di altra indole.
[L'ANALFABETISMO]