Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause

Chapter 32

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Nel 1852, Sassari insorge e vi si proclama lo Stato di assedio; due eserciti stanno di fronte: la guardia nazionale da un lato e il regio esercito stanziale dall'altro. Eppure non furono soppressi i magistrati ordinarî, non furono istituiti i tribunali militari! Di più: il ministro dell'interno Pernati fece alla Camera dei deputati queste dichiarazioni--opportunamente ricordate dall'on. Altobelli--che suonano aspra rampogna all'on. Crispi. Il ministro sostenne di non avere avuto bisogno di farsi autorizzare dal Parlamento per proclamare lo Stato di assedio perchè non aveva violato lo statuto e soggiunse:

«Ma diverso sarebbe il caso della sospensione dell'articolo 71 dello Statuto, che garentisce la libertà individuale in guisa che nessuno può esser sottratto ai suoi giudici naturali. _Se dunque una dichiarazione di stato d'assedio assorbisse il potere giudiziario, e lo concentrasse in altra autorità, egli è certo_ CHE SI TOCCHEREBBE ALLO STATUTO. _In tal caso il Governo dovrebbe chiedere_ PREVENTIVAMENTE _l'assenso del Parlamento_, od almeno, qualora _l'urgenza_ lo costringesse ad agire senza indugio, _dovrebbe riferire, in seguito, il suo operato al Parlamento per la convalidazione, e per avere un_ BILL _d'indennità_.»

[IN SICILIA E NAPOLI NEL '62]

Nel 1862, lo Stato di assedio viene proclamato in Sicilia e nel Napoletano. Perchè? Un esercito meridionale era risorto al di fuori dell'autorità del governo e contro gli ordini espressi del Capo dello Stato. Quell'esercito era capitanato da Garibaldi e provocava diserzioni numerose nelle fila dell'esercito; il potente vicino impero francese esigeva che si arrestasse la marcia su Roma. Qualche imprudente ha detto che ogni paragone tra Garibaldi e De Felice--tra l'esercito dei volontari che volevano la liberazione di Roma e i tumultuanti che volevano la liberazione dalle tirannidi locali e il miglioramento economico--era impossibile. Sia. Eppure l'ente governo, sempre disposto ad abusare del _salus patriae_, trattò alla stessa stregua i nemici del 1862 e quelli del 1894; chiamò tutti disfacitori dell'Italia e ribelli. E quelli la cui missione viene ora dichiarata più nobile furono puniti più severamente e più iniquamente: la ferita di Aspromonte e i fucilati di Fantina ne fanno fede. Ad ogni modo la misura del pericolo nel 1862--e lo stesso si potrebbe dire pel 1867, quando l'esercito dei volontari con Garibaldi si rimise in marcia verso Roma e venne arrestato a Mentana--non era identica a quella del 1894, e l'uguaglianza del provvedimento, perciò, rimane ingiustificabile. Ed uguale rimane la protesta in Parlamento; sulla quale Cavallotti osservò:

«Pigliate i resoconti di quella memoranda discussione su l'interpellanza Boncompagni: al banco del Governo, al posto di Rattazzi, mettete Crispi; poi qui all'estrema, al posto del Nicotera d'allora, mettete Bovio; al posto di Mordini, mettete Colajanni; al posto del perpetuo e violento interruttore di allora, ch'era l'onorevole Crispi, mettete Imbriani, (_Ilarità_) e voi avrete la discussione di quei giorni, completamente, fotograficamente riprodotta.»

[NELLE PROVINCIE MERIDIONALI]

Nel 1863-64, provvedimenti eccezionali vengono presi per le provincie meridionali.

«Allora sì, fu un momento per l'Italia ben più grave, ben più scuro di adesso. Era il momento in cui il brigantaggio infuriava per tutto il Mezzogiorno: non i quaranta o cinquanta o cento matti della Lunigiana, ma bande organizzate di briganti scorazzavano tutto il Mezzodì, assalivano e uccidevano i nostri soldati, entravano da conquistatori nelle terre e nei paesi. Era la guerra civile nel vero, terribile senso della parola, che aveva qui in Roma il suo quartiere generale; da qui il re di Napoli dirigeva le mosse, nominava i capitani; da qui la reazione mandava i denari. Ci poteva essere un caso più grave, nel quale il governo fosse tentato per la _salus reipublicae_ di procedere per mezzi spicci, rigorosi, terribili? Ebbene, il Governo venne innanzi al Parlamento, e, come l'urgenza cresceva, si stralciarono, per far presto, dal progetto di legge per la repressione del brigantaggio pochi articoli che il Parlamento discusse e votò, e che formarono la legge Pica.»

«Che cos'era questa terribile legge? Il suo primo articolo diceva questo solo: «Fino al 31 dicembre nelle Provincie infestate dal brigantaggio e che tali saranno dichiarate con Decreto Reale, i componenti comitiva o banda armata di almeno tre persone che vada scorrendo le pubbliche strade o le campagne, per commettere crimini o delitti, saranno giudicati dai tribunali militari di cui nel libro II, parte II, del Codice penale militare».

«Era il meno che si potesse chiedere in un caso di vera guerra civile, ed era chiesto per legge. Ebbene, l'onorevole Crispi lo trovava enorme!» (_Cavallotti_)

Le condizioni nel 1862-63, adunque, erano più gravi che nel 1894; eppure i provvedimenti eccezionali, furono assai meno rigorosi di quelli del 1894: ai briganti si consentì la difesa civile negata ai socialisti, e quei provvedimenti infine furono consentiti preventivamente dal Parlamento.

[A PALERMO NEL '66]

Nel 1866, lo Stato d'assedio viene proclamato in Palermo. Allora la guerra coll'Austria era appena cessata e la pace non era stata ancora segnata: quella città delle grandi iniziative e delle barricate, che nel 1894 si mantenne completamente tranquilla, era in piena insurrezione, in potere dei ribelli armati, che avevano costretto a rinchiudersi nel Palazzo reale la legittima autorità; oppose fiera e sanguinosa resistenza alle truppe e alla flotta mandate per ristabilire l'ordine e fu necessario bombardarla per domarla. Lo Stato d'assedio potevasi legittimamente proclamarlo, perchè il governo aveva avuto concessi poteri straordinarî dalla legge, di cui fu relatore eloquente lo stesso onorevole Crispi, che trovò allora occasione di dichiarare solennemente:

«io sempre amerò la libertà e mi opporrò ai pieni poteri. Credo che la libertà meglio di qualunque intelligente dittatura sia la sola feconda pel trionfo dell'unità nazionale.»

Eppure l'on. Presidente del Consiglio di allora, il Ricasoli, si affrettò a togliere lo Stato di assedio (lui, che non lo aveva imposto!) prima che si riaprissero le Camere.

Accanto a questi casi nei quali furono presi provvedimenti eccezionali e in condizioni e per ragioni tali e in tale misura che riescono a far condannare severamente chi li prese e quali li prese nel 1894, alcuni altri ve ne sono, nei quali sebbene con più ragione si sarebbe potuto invocare la giaculatoria del _salus patriae_, pure non si ricorse a provvedimenti eccezionali.

A Genova nel 1857 si tenta una insurrezione, s'invade il forte Diamante, si uccide un sergente, bande armate percorrono i dintorni delle città; ma non si proclama lo Stato di assedio. Nel 1869 una vasta cospirazione repubblicana si scopre nelle file dell'esercito, ch'è veramente minato e non si ricorre a misure eccezionali. Nel 1870 ben dodici provincie sono in disordine, vi sono insurrezioni nelle caserme--a Pavia ed a Piacenza--si dovette arrestare Giuseppe Mazzini allo sbarco in Sicilia; ma non si proclama lo Stato di assedio. La condotta dei _conservatori_ allora fu tale che l'on. Comandini potè buttare in faccia ai _liberali_ di oggi le parole pronunziate da Marco Minghetti nel 1875 nel difendere la legge straordinaria proposta appunto per la Sicilia: «la mia dottrina, la mia coscienza, la tradizione del mio partito mi consigliano di rifuggire dal ricorrere a mezzi eccezionali; _tutto si deve sempre domandare ed ottenere dal Parlamento_.»

[LA REAZIONE NEL '94]

[LA "SALUS PATRIAE" È UN PRETESTO]

Argomento a più melanconiche riflessioni è il fatto che la reazione non si è limitata alla Sicilia; nè è seguita ai folli e criminosi atti di Caserio e di Lega. Gli avvenimenti in Italia in ordine al tempo e allo spazio dicono che i moti di Sicilia e i crimini anarchici servirono di comodissimo pretesto per colorire il programma della reazione, ciò che prova luminosamente che la _salus patriae_ fu invocata in malafede.

Guardate. Lega non aveva sparato il suo innocuo colpo e il guardasigilli aveva già da un pezzo diramate le sue circolari inculcanti una maggiore severità contro la stampa; e la epurazione delle liste elettorali era bene avviata;[80] e le liste di proscrizione erano composte e i consigli dei giornali fedeli al governo si ripetevano con insistenza per porre argine a quella propaganda socialista, che oggi si dichiara sovversiva e ieri serviva di bandiera nelle lotte elettorali ai ministri caduti ed a quelli risorti ed ai loro accoliti i quali blateravano con idillica ignoranza ed impudenza di un socialismo monarchico, che portava tanto di bollo dell'autorità superiore. I tumulti erano stati in Sicilia, ma le persecuzioni contro ogni libera manifestazione e gli scioglimenti dei sodalizî invisi e i sequestri e le minacce, infierivano in ogni parte d'Italia.

[LO STATO D'ASSEDIO VIEN TOLTO DI NOME]

Lo Stato d'assedio legalmente viene tolto in Sicilia ma le norme e i criteri di governo non libero continuarono ad essere in vigore impunemente e sfacciatamente: a Palermo la questura chiama in ufficio Colnago ed altri giovani eletti e li ammonisce a _moderare_ la loro propaganda; la censura telegrafica continua; la soppressione dei giornali assume forma più odiosa, perchè più ipocrita; quella del sequestro sistematico, capriccioso, non motivato da alcun pretesto plausibile, come si pratica contro l'_Unione_ di Catania; le armi non vengono restituite ai loro proprietarî: si mantengono a domicilio coatto coloro che vi furono mandati arbitrariamente.

[LE LEGGI ANTIANARCHICHE]

Quando il pretesto alla reazione è eccellente--e lo danno gli anarchici--la reazione abbandona ogni riserbo e arriva al suo parossismo colle leggi antianarchiche pensatamente indeterminate--delle quali un alto magistrato, l'Auriti, aveva dichiarato non esservi bisogno per combattere i nemici della società. In Parlamento si promise con solennità eccezionale, che non si sarebbero applicate contro i socialisti, ma appena votate sono già state sperimentate colla proibizione dei congressi, coi sequestri dei giornali, collo scioglimento delle associazioni a danno dei socialisti, dei repubblicani, dei democratici più tiepidi, ma sinceri, sospettati soltanto di non essere abbastanza soddisfatti della delizie che il regime ci procura nell'ora presente. E non solo le leggi antianarchiche si applicano contro coloro che si era dichiarato solennemente non ne sarebbero stati le vittime, ma la magistratura educata alla scuola di un qualsiasi Morra di Lavriano dà a dette leggi, in materia di stampa, un effetto retroattivo, sollevando proteste, forse le ultime, in certe sfere non sospettabili di tenerezze per tutte le gradazioni del mondo cosidetto sovversivo.[81]

[LA REAZIONE HA TROVATO IL SUO UOMO]

E la reazione trionfante ha trovato il suo uomo, l'on. Crispi: deciso, caparbio, senza scrupoli, facile alle promesse, alle lusinghe o alle minacce se più opportune soccorrono, ed anche simpatico ed affascinante per certe sue doti eminenti e perciò più pericoloso. E tale uomo rinunzia agli ultimi legami colla tradizione democratica e coi suoi precedenti democratici e per quello stesso opportunismo che prima lo indusse ad inneggiare alla Dea Ragione ed a Giordano, a Napoli lo spinge a riconciliarsi col Papa e col Dio di Torquemada e di Lojola, e al clericalismo attonito, novello Costantino, bestemmiando di Mazzini, dà l'insegna: _con Dio, col Re per la patria!_ e grida: _in hoc signo vinces_.

Ed ora si troveranno più amici e laudatori di Francesco Crispi, che oseranno negare ch'egli s'è gettato completamente ed entusiasticamente nelle braccia della reazione?...

Di quest'uomo testè Giovanni Bovio ha detto: «non ha partito e la Camera gli va incontro; si professa democratico e il Senato gli si piega ossequioso; non sollecitò il potere e gli scese incondizionato dall'alto; auspicò il monumento a Bruno e il Vaticano gli volge l'occhio salutevole. Il paese e la stampa che fanno? L'uno sotto la sua mano si addormenta; l'altra, in gran parte, lo seconda.»

[IL PAESE E LA RAPPRESENTANZA]

Questa sintesi mirabile di contrasti risponde alla verità? Risponde; ma questo solo deve osservarsi, che l'uomo supera tutte le difficoltà, non perchè egli sia grande, ma soltanto perchè il paese e la sua rappresentanza sono piccoli. Il paese si addormentò e la stampa secondò altri uomini che di Crispi erano minori e che rispondevano ai nomi di Depretis e di Giolitti e che adoperarono mezzi ora uguali ora dissimili da quelli adoperati dall'attuale Presidente del Consiglio. Queste diversità negli uomini e nei mezzi e questa simiglianza nei risultati prova, che la ragione del successo sta al di fuori di essi.

Ciò si osserva non per acre voluttà di diminuire un uomo; ma per quell'imperativo categorico, che impone l'omaggio alla verità: alla verità, che deve giovare non preparando illusioni nuove e dolorose col fare sperare salute dalla caduta di un uomo; che deve giovare non permettendo un errore nella diagnosi del male, e nella scelta dei rimedî.

Il male è nel paese e si rispecchia nella sua rappresentanza legale. Lo constatai un anno fa in _Banche e Parlamento_ di fronte alla onnipotenza dell'on. Giolitti; lo constato qui, di fronte alla onnipotenza dell'on. Crispi; constatai l'aberrazione morale dilagante colla tregenda bancaria; constato l'aberrazione giuridica, politica e sociale incarnatasi nella reazione.

Lo scienziato, che vive al di fuori delle passioni politiche, il Brusa, pensoso dello spettacolo che danno le presenti vicende politiche, scrisse che i governanti d'Italia hanno pareggiato i Borboni, il prete e l'Austria; anche sorpassato. (_op. cit._ pag. 28 e 31). Un altro scienziato, il Lucchini, soggiunse che le violazioni dello Statuto pei casi di Sicilia e di Lunigiana in _altri tempi_ avrebbero sollevato popolo e parlamento.

Così è, nessuno si solleva per le condizioni che riassunsi altra volta e che ora ripeto perchè non potrei mutare di una linea: «le istituzioni si liquidano, la corruzione dilaga, la miseria cresce, tutti soffrono e sono malcontenti; e ancora il popolo non sa come, quando, perchè insorgere e che cosa sostituire a ciò che sente ed intuisce di dover demolire!» (_Banche e Parlamento_ p. 384).

[SARÀ SEMPRE COSÌ?]

Sarà sempre così? Non lo credo, e la speranza in un futuro migliore tanto più mi si fa viva nell'anima quanto più audace si fa la reazione, quanto più essa infierisce contro il moto sociale che non si arresta mai.

[LA RISCOSSA NON PUÒ MANCARE]

Certo si passeranno momenti non lieti, ma la reazione capitanata da un Bismark fu doma la prima volta in Germania; rialza la testa altra volta, ma ricadrà più precipitosamente; la reazione armata del sentimento religioso, dell'odio di razza, dell'egoismo economico e maneggiata alternamente dai partiti storici dell'Inghilterra è stata costretta a capitolare in Irlanda.

In Italia la riscossa potrà essere più lenta e più tarda perchè la reversione atavica del servilismo ajuta efficacemente la reazione; ma la riscossa non può mancare.

NOTE:

[78] Il Generale Morra, più sincero dell'on. Crispi, non esitò a indicare i criterî seguiti nello invio a domicilio coatto. Egli infatti nella circolare di commiato ai prefetti mette da parte ogni riserbo e dice: «Quello che più di tutto interessa si è che la mala pianta dei sobillatori, dei sovvertitori dell'ordine pubblico e delle istituzioni, che ci reggono, non abbia a ripullulare ed estendersi. Gran parte e i più pericolosi in questo genere sono stati allontanati, sia perchè condannati, _sia perchè a domicilio coatto_...»

[79] Il generale Corsi aveva già accennato alle esagerazioni sulle forze dei _Fasci_ e sui pericoli temuti. A tempo opportuno--oggi potrebbe procurare molestie a molti--narrerò un episodio tipico, che darà la certezza della assoluta inesistenza della cospirazione della organizzazione delle forze dei _Fasci_ e della attribuita preveggente azione dei capi. A coloro, che non hanno seguito con attenzione i fatti da me esposti o li hanno dimenticati, ricorderò, che questi miei giudizi sulle forze dei _Fasci_, sulle loro mire politiche, sugli intendimenti separatisti e antinazionali ec. ec. non li accampo _oggi_ per comodità di difesa dei miei amici; ma li precisai con crudezza di verismo, che dispiacque a molti, che credevano utile alla propaganda ogni esagerazione, e nella _Grande Revue_ del gennajo 1893 e nella _Rivista popolare_ di Roma e nel _Secolo_ di Milano e nel _Giornale di Sicilia_ di Palermo nello stesso anno e molti mesi prima, che si arrivasse ai tumulti--da me preveduti e preannunziati--che provocarono lo stato di assedio e la repressione.

[80] Ciò che avviene in fatto di liste colla nuova legge elettorale fatta votare dall'on. Crispi nelle sedute mattutine della Camera, fra la disattenzione e la nausea di tutti, è inaudito. All'on. Crispi che si vantava democraticamente di aver fatto votare l'art. 100 nella legge elettorale del 1882 oggi può assicurarsi la benevolenza dei suoi nuovi amici, i reazionarî, ricordando l'ultima legge del 1894, che il diritto elettorale quasi annulla. Non calunnio, non esagero; ecco come _La Tribuna_ commenta alcune corrispondenze pervenutegli:

«Pubblichiamo su questa quistione delle liste elettorali la lettera di Capua per debito d'imparzialità e quella di Albano Labiale che prima ci è pervenuta per ordine cronologico. Ma se volessimo potremmo aggiungere qui sotto a diecine lettere e corrispondenze le quali ripetono press'appoco ciò che ci scrive il corrispondente di Albano Laziale e dimostrano che l'anarchia nella compilazione delle liste dovrà, anzi imperversare allegramente.

Molte commissioni elettorali si sono ostinate a seguire questo sistema di cancellare cioè tutti gli elettori, già inscritti, i quali non forniscono la documentazione del loro diritto elettorale.

Abbiamo già avvertito, quanto alle liste vecchie, che esse sono permanenti: che nella revisione straordinaria che si sta compiendo, coloro che sono già inscritti hanno per loro più che una presunzione di diritto: che se anche si vuole documentare il diritto elettorale, elettore per elettore, l'obbligo di ricercare, verificare, accertare i documenti spetta intero alle commissioni comunali: che queste non possono alla leggera disturbare i cittadini, quando esse hanno tutti i mezzi di verifica e di mutamento: infine che soltanto quando ogni prova e documento manchi, e se v'è reclamo o contestazione, allora solo le Commissioni debbono richiedere all'elettore di provare.

Le Commissioni dunque che si conducono come quella di Albano Laziale e come quella di Capua e come le altre, dalle quali ogni giorno ci si scrive, sono fuori della legge.

Noi non insistiamo di più, perchè non vogliamo ripeterci: chiediamo soltanto di nuovo e insistentemente una circolare esplicativa del ministero dell'interno che metta a posto le cose.

Altrimenti potrà avvenir questo fra l'altro: che gli arruffoni, e ve ne sono massime nei piccoli comuni, si metteranno in mezzo a procurare iscrizioni, a far reclami, a chiedere cancellazioni, a far man bassa sulle liste elettorali, a prepararsi il terreno per l'avvenire, mentre i galantuomini, seccati o indifferenti, lasceranno fare e si lasceranno cancellare magari.

E le liste elettorali non saranno purgate, ma mutilate, se non corrotte.

Fra i moltissimi che ci hanno scritto protestando contro i metodi inquisitorii delle Commissioni comunali, parecchi concludono dicendo:--_Noi non produrremo i documenti che ci si chiedono e subiremo piuttosto con indifferenza l'onta di non più appartenere alla classe degli elettori._»

Ed oramai ne siamo a questo: ci sono paesi, come Lovere in Lombardia, che sono rimasti senza elettori, perchè i cittadini nauseati non hanno voluto far valere i proprî diritti contro lo sconfinato arbitrio e la crassa ignoranza delle Commissioni!

[81] Come indizio eloquentissimo della situazione noto quanto segue:

Non appena i magistrati vollero dare effetto retroattivo alle leggi antianarchiche a Roma, ad Ancona, a Siena nei processi contro _Il futuro sociale_, _Il Lucifero_ e la _Martinella_--giornali esclusivamente socialisti e repubblicani e antianarchici per eccellenza--le proteste fioccarono sulle colonne della _Tribuna_ e il giornale le fece sue. Ora viene la proibizione del Congresso socialista d'Imola e la stessa _Tribuna_ (n. 242 anno 1894) approva il Prefetto di Bologna. Il fatto, data la attitudine del giornale verso il governo, è importante perchè prova la malafede più impudente delle sfere ministeriali. Quando il governo per bocca di Crispi nella Camera prometteva ai deputati socialisti, che a loro non potevansi applicare le leggi antianarchiche, conosceva certamente il loro programma, che s'impernia nella _lotta di classe_, che tante polemiche ha suscitato e tanti malumori ha destato nello stesso campo socialista. La sua slealtà, adunque, è innegabile ed è enorme oggi, che si attacca a quel programma per farlo oggetto di persecuzione. Figuriamoci ciò che avverrà quando si sarà trovata l'isola adatta per mandarvi i coatti! E allora tu, o buon amico Lucchini, vedrai quanto avrai guadagnato a fare accettare una dicitura invece di un'altra appellandotene a Fanfani e a Tommaseo! I magistrati, i prefetti e i questori d'Italia che si occupano di sinonimia! e che nelle distinzioni di Tommaseo dovrebbero trovare la guida per agire correttamente e interpretare onestamente le leggi antianarchiche....! Questi preludî possono servire di opportuno commento alla _liberale_ circolare dell'on. Crispi sulla applicazione di dette leggi.

CONCLUSIONE

In tutti i capitoli di questo libro traspare un pessimismo, che non è ordinariamente nel mio carattere e nelle mie convinzioni, ma che fatalmente s'impone a chi esamina gli avvenimenti recenti, sia nella parte che riguarda il governo, sia in quella che concerne le classi dirigenti.

Ma non c'è un raggio di luce, che possa rischiarare le tenebre che circondano la sconsolante prospettiva dell'avvenire?

Non si può e non si deve _a priori_ negare la possibilità nelle cose siciliane di un esito diverso da quello enunziato e temuto; si può anzi ammetterla, purchè governo e classi dirigenti agiscano di conserva e rapidamente per iscongiurare i pericoli che risorgeranno spontanei dalla situazione, presto o tardi, senza o con l'opera dei sobillatori, col concorso indiretto dei _Fasci_ come nel 1893, o senza che fossero conosciute le teorie socialiste, e senza che _Fasci_ esistessero come nel 1860 e in altre epoche.

[L'ATTITUDINE DELLE CLASSI DIRIGENTI]

Storia e scienza politica si accordano nel riconoscere che non c'è che un mezzo per evitare le rivoluzioni violente: le riforme date a tempo. E riforme ne sono state proposte di ogni sorta per la Sicilia: riforme economiche, politiche amministrative e sociali; riforme, che in parte riuscirebbero utilissime al resto d'Italia.[82] Ma perchè riuscirebbero utilissime al resto d'Italia c'è da temere che non ne saranno votate in tempo per la Sicilia dal Parlamento; e per lo stesso motivo i deputati siciliani più interessati al mantenimento dello _Statu quo_ e che rispecchiano fedelmente le aspirazioni e gl'interessi delle classi dirigenti, levano alta la voce contro ogni legge speciale per la Sicilia, che scioccamente designano come _legge eccezionale_--di _leggi eccezionali_ essi non invocano e non approvano che lo Stato d'assedio con tutti i suoi amminicoli, dalla censura preventiva ai Tribunali militari!--poichè essi sono giustamente convinti che allontanerebbero per più lungo tempo l'amaro calice delle riforme economico-sociali, quando tutti i deputati d'Italia fossero costretti ad avvicinarvi le labbra.

[CIÒ CHE SI DOVREBBE FARE E CIÒ CHE SI È FATTO]