Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
Chapter 30
I _bravo!_ che partirono dall'_estrema sinistra_ a questa inattesa uscita dell'on. rappresentante per Piazza Armerina, sottolinearono la esplosione d'ironia della Camera. Ad onore del vero devo aggiungere che il _conforto_ di cui parlò l'onorevole La Vaccara rispondeva alla realtà; egli ebbe il torto, però, nell'asserire che l'_applauso_ per lo Stato di assedio fu _unanime_; poichè il _conforto_ non lo provarono che solo i conservatori e le classi dirigenti. Del resto questa loro tenerezza per lo stato di assedio è di antica data: Filippo Cordova nel 1863 riferiva che qualche siciliano gli aveva detto: _assicuratevi che nel cuore di ogni proprietario siciliano vi è l'immagine di Rattazzi, non per altro che per lo stato di assedio!_
E vengo in ultimo all'on. Di San Giuliano, il quale trovò opportuno lo Stato di assedio, ma non potè negare gli arbitrî e le ingiustizie commesse. Ed egli conchiuse con un pensiero, che racchiude tutta la filosofia degli ultimi avvenimenti, dà la misura della utilità della reazione e della repressione e ammonisce sulla via da battere.
«Dopo l'istruzione data e la propaganda fatta,--disse il rappresentante per Catania,--_l'antica rassegnazione dei contadini e degli operai non tornerà più!_»
E collo stesso on. Di San Giuliano, che fu seguito dagli on. Comandini e Ferrari--contro il parere degli on. Saporito, Fortis e Damiani--mi trovo pienamente di accordo nel ritenere che ai mali della Sicilia si deve porre riparo con leggi speciali, ricorrendo ai veri criterî sperimentali. Non bisogna affidarsi alla uniformità delle leggi per tutta la nazione, perchè la uniformità rappresenta un vero letto di Procuste.
Da questo fedele riassunto della discussione parlamentare si detegge che di tutte le cause dei moti della Sicilia, frammentariamente, venne riconosciuta l'azione persistente, dagli uomini più temperati, dagli amici delle istituzioni, dai più devoti al ministero dell'on. Crispi; riconoscimento, che indirettamente eliminò la responsabilità dei _Fasci dei lavoratori_ e della propaganda socialista.
La nota discordante non mancò, però, e venne portata alla Camera dagli on. Saporito-Ricca e Nasi.
[L'ON. SAPORITO]
L'on. Saporito, sorpreso del profondo perturbamento dell'ordine pubblico, maggiore che nelle precedenti rivoluzioni--e sorpreso perchè mai forse aveva posto attenzione all'indole dei moti puramente sociali--negò la spontaneità del movimento, lo attribuì interamente ai _Fasci_ ed ai sobillatori e proclamò essere fandonie, ed ingiurie ingiuste e gratuite le asserzioni dei precedenti oratori. Si dichiarò soddisfatto dell'opera del governo, e nello Stato di assedio vide il rimedio supremo a tutti i malanni!
La stessa tesi precedentemente era stata svolta dall'on. Nasi, con lusso di particolari e con aneddoti ameni e piccanti, con una forma spigliata e talora elegante; sicchè il suo discorso dal punto di vista oratorio si può considerare come il gran successo della discussione.
[LA SICILIA SECONDO L'ON. NASI]
Secondo l'on. Nasi in Sicilia non c'era fame, vi erano minori che altrove le sofferenze economiche, il salario non era inferiore di altrove, il lavoro delle miniere di zolfo non era più duro che altrove, le amministrazioni comunali non andavano più male che altrove, il dazio sulla farina non aveva influenza prevalente ed uguale sul prezzo del pane; il governo non aveva le responsabilità che gli erano state addossate, nemmeno quella dei cattivi funzionarî mandati nell'isola, i quali avevano fatto sempre il proprio dovere; non c'era, infine, una quistione siciliana poggiata su cause politiche, economiche, amministrative.
I nuovi piagnoni avevano tutto esagerato, e tutto il movimento si doveva esclusivamente alla azione dei sobillatori, la cui propaganda socialista non era che una mistificazione, e che i _Fasci dei lavoratori_, non raccoglievano che ambiziosi e malcontenti.
Date queste premesse chiunque si sarebbe atteso, che l'oratore avrebbe conchiuso con un inno al governo e colla raccomandazione di lasciar correre tutto per la sua china, come pel passato. Nossignori! L'on. Nasi si dichiarò contrario al governo, non solo, ma stigmatizzando le infeconde lotte parlamentari profetizzò che il ritardo nel presentare opportuni rimedî porterà a conflitti terribili e pose termine al brillante discorso come tutti gli altri oratori socialisti e radicali, promettendo che in un possibile conflitto egli, con tutti gli uomini di cuore, si sarebbe schierato dalla parte del popolo.
[NON C'È CHE LA "DOTTRINA" DI A. FORTIS]
La conclusione sorprese, e tutti--compresi i suoi intimi--si domandarono la ragione del discorso. Si avrebbe potuto cercarla nel livore contro qualche collega suo e contro alcuni organizzatori dei _Fasci_ suoi nemici politici e personali; ma escludendo pure questi moventi non belli si può ammettere che l'onorevole Nasi fu spinto a parlare dal desiderio di lanciare qualche freccia all'indirizzo dell'on. Crispi, e dall'altro non meno ardente di difendere l'antico ed amato ministero dell'on. Giolitti, e sopratutto fu mosso dalla patriottica e generosa preoccupazione di annunziare alla Camera che ai mali d'Italia--e forse dell'umanità--non c'era che un rimedio, uno solo: la dottrina di Alessandro Fortis!
All'annunzio di tanta scoperta tutti richiesero quale fosse la _dottrina di Alessandro Fortis_, la modestia del quale venne offesa specialmente perchè egli non ricordò di averne formulata mai alcuna sua propria, e che se per sua _dottrina_ volevano prendersi gli accenni simpatici al socialismo di stato, fatti in momenti di espansione a Bologna o altrove, non potevasi e non dovevasi sospettare che tali accenni costituissero la sua dottrina, poichè egli si era affrettato a ripudiarli coi discorsi alla Camera e specialmente coi voti dati, coi fatti.
[L'AUTOFAGISMO DELL'ON. NASI]
Comunque, le congratulazioni all'on. Nasi furono grandi nella Camera e in certa stampa pel successo del suo discorso, e fu notevole poi la lode rivoltagli dall'on. Comandini, che rapito dal discorso ammirò oltre ogni dire il coraggio dell'oratore. Oh! se ce ne volle del coraggio a dire tutto quello, che disse...... Ma le congratulazioni pel _coraggio_ all'on. Nasi resero più amare le critiche, non degli avversarî politici, ma degli amici; perciò da uomo che non voleva procurarsi la nomea di peccatore ostinato, nella seduta del 2 marzo, a meno di otto giorni di distanza, rimangiò le precedenti denegazioni, facendo precedere l'atto di autofagismo da questa dichiarazione, che lascia perfettamente intendere che io non ho di una linea esagerata o alterata la impressione che ricevette la Camera dal suo discorso:
«È troppo facile e vecchio argomento di polemica quello di attribuire ai propri avversari opinioni, che non hanno manifestato od assurdità, di cui non sarebbero capaci.»
«Io non ho negato nulla, non ho detto che in Sicilia non ci sia la miseria: non ho detto che non ci siano gli abusi municipali; non ho detto che in Sicilia non vi sia una questione dei tributi locali, o di contratti agrari. Gli onorevoli Comandini, Farina, San Giuliano e Sant'Onofrio, potevano quindi dispensarsi dal manifestare un dissenso, che è fondato sopra un semplice malinteso.»
«Il malinteso deriva da ciò, che essi hanno esaminato la questione in modo analitico: ed in molti loro giudizi io consento.»
«Io ho posto a base del mio ragionamento un concetto logico generale, che è il seguente: _se c'è una questione siciliana, è necessario che essa abbia cause speciali del luogo. Ho distinto perciò le cause efficienti dalle condizionali_.»
Egli fece molte sottili distinzioni in seguito; ma come si potè vedere continuò a denegare che una _quistione siciliana_ ci fosse. Ma sia lode alla sua rettitudine: egli non persistette neppure in questa denegazione, che dovette pesargli sulla coscienza per ben lunghi quattro mesi, e perciò il 5 luglio interroga solennemente il ministro dell'interno per sapere se, come e quando intendeva provvedere ai _bisogni della Sicilia_, ritenendo che fosse necessaria una parola del governo prima che la Camera si separasse....
Mi sono dilungato sui discorsi dell'on. Nasi perchè egli fu il solo autorevole a smentire tutti gli oratori che lo avevano preceduto e lo seguirono, e che non trovandosi di accordo neppure col governo, si creò una situazione nuova, specialissima.
[CRISPI E LE COSE FALSE]
Chi infine merita di soffermare l'attenzione è l'on. Crispi, non solo pel posto che occupava, ma sopratutto per l'autorità, che gli veniva dai suoi patriottici precedenti, per la simpatia, che ispirava la sua tragica situazione;--e dico tragica, perchè a nessuno passa per la mente di negare il suo affetto per la Sicilia, onde gli dovette sanguinare il cuore nel dovere prendere, come capo del governo, delle dolorose misure. Ed ispirava ancora simpatia per la singolare energia addimostrata in momenti gravissimi, in una età nella quale in Italia gli uomini politici se non materialmente, certo psichicamente sono finiti. E degli sforzi enormi fisici e morali si risentirono in questa occasione i suoi atti e sopratutto i suoi discorsi, nei quali si accentuarono non i pregi, ma gli abituali difetti. La leggerezza e l'assolutismo delle affermazioni furono veramente eccezionali, e per quanto mi riesca increscioso devo metterli in evidenza, perchè precisamente a forza di affermazioni recise e di altrettanto risolute denegazioni--che, dato l'uomo e la sua alta posizione, pochissimi osarono sospettare poggiate sul falso--la Camera si formò un concetto assolutamente erroneo sulla situazione e sulle rispettive responsabilità e votò conformemente all'errore.
Per parte mia sin dal primo iniziarsi della discussione, il 21 febbraio, con quanta più forza potei, all'annunzio di certe cospirazioni e di certi pericoli, gridai: _È falso! È falso! È falso!_ E l'on. Crispi allora solennemente affermò che c'erano _documenti, che avrebbero schiacciate le mie affermazioni_!
I primi atti, le prime parole e i primi scritti dell'on. Crispi--che M. Imbriani nella discussione delle leggi antianarchiche paragonò al convenzionale Fouchet--dimostrarono che egli si era posto su di una china pericolosa, che doveva percorrere intera, procurandogli le più amare ed incontrastabili smentite, più che dagli avversarî, dalle risultanze dei processi e dai fatti indiscutibili.
[CRISPI E LA SUA VIOLENZA]
La violenza del linguaggio e la esagerazione iperbolica cominciarono a far capolino nella relazione dell'on. Crispi, che precede il decreto di proclamazione dello Stato di assedio, nella quale è detto: i moti furono provocati da _gente dedita ad ogni sorta di delitti; saccheggi, incendî, rapine si commisero in_ QUASI TUTTI _i comuni dell'isola_. Poi, considera Molinari e Lombardino come esseri inferiori a Ninco-Nanco ed a Cipriano La Gala. E supera qualunque aspettativa quando ad un delicato appello d'Imbriani al suo cuore di padre in favore di Maria De Felice, risponde: _quella è la figlia di un malfattore_! La Camera riverente, per non dire servile, verso il presidente del Consiglio rimase profondamente addolorata di questa risposta... inqualificabile, e consentì, a proposta di Cavallotti, ch'essa venisse cancellata dal resoconto ufficiale: la massima censura che può infliggersi ad un oratore e che venne inflitta all'on. Crispi; il quale voleva esser punito più severamente dall'on. Agnini, che si oppose alla proposta Cavallotti, chiedendo che rimanesse constatata nel processo verbale, ad edificazione dei posteri, la frase che disonorava soltanto chi l'aveva pronunziata.
[CRISPI E LE SUE TEORIE]
A questa violenza--che non è energia--e scorrettezza di linguaggio dell'on. Crispi, fece degno riscontro la enunciazione di certe teorie illiberali e di certe proposizioni, che dovettero sorprendere e addolorare gli uomini di scienza e di cuore. Dopo avere affermato--contro le leggi--che c'è il diritto al ricorso per le sentenze dei _Tribunali militari_ in tempo di guerra, immemore del biasimo che colpì l'on. Nicotera per avere indicato l'articolo del Codice penale che i magistrati avrebbero potuto applicare pei fatti del 1º maggio 1891, augurò, _egli, Presidente del Consiglio_, che la Suprema Corte di Cassazione respingesse i ricorsi, esercitando con ciò la più aperta pressione sull'animo dei magistrati, che docilmente respinsero. Nel Re riconobbe il diritto illimitato di proclamare lo Stato di assedio in forza dell'art. 5º dello Statuto, che gli conferisce il diritto di dichiarare la guerra....!
Pose le colonne d'Ercole alla evoluzione politica, annunziando che al di fuori delle attuali istituzioni non c'è che l'anarchia o il dispotismo. E arrestò la evoluzione economica e chiuse autorevolmente ogni dibattito scientifico affermando che abolito il feudo e soppressi i fidecommessi la proprietà è legittima.--legittimità da lui stesso poi violata colla proposta di legge sui latifondi di Sicilia--Che il socialismo moderno ha elevato a scienza il diritto della spoliazione e che il concetto dello stesso socialismo si avvicina al delitto. Vero è che parlando in tal modo egli alludeva al socialismo della _piazza_, ma nessuno potè sapere come distinguerlo da quello di Marx e dall'altro più temperato da lui stesso preconizzato nel discorso di Palermo del 1886.
[CRISPI E LA SUA SICURTÀ]
[SMENTITE INCONTRASTABILI ALL'ON. CRISPI]
Dalla esposizione delle teorie passando alla esposizione dei fatti non si guadagna in esattezza e in verità. L'on. Crispi garentì che in Sicilia non c'era miseria; che i moti furono determinati dai _Fasci_; che l'esposizione di Palermo del 1892 fu una peste, perchè gli operai del continente in tale occasione importarono nell'isola la propaganda socialista; che la borghesia con tanti meriti, non aveva che una colpa sola: l'avere abbandonato le plebi alle sette ed ai preti; che i _Fasci_ avevano promesso la divisione delle terre nel 1894; che i capi del movimento si erano posti in relazione coi clericali del continente e collo _straniero_; ch'erano state annunziate una guerra nel 1894, la invasione del Piemonte, la vittoria di flotte nemiche nel Mediterraneo, la autonomia siciliana sotto la protezione della Russia, cui si sarebbe ceduto un porto: che la insurrezione era pronta e lo stato di assedio fu posto in tempo; che _duemila armati_ percorrevano la Lunigiana e 280 mila socî dei _Fasci_ potevano accoppare i 14 mila uomini di truppa, che c'erano in Sicilia; che De Felice fu arrestato in flagranza ec. ec. Con pari esattezza e con altrettanta recisione interruppe me, che parlavo del processo mostruoso pei fatti di Valguarnera, garentendo che nessuno in Italia tentava le _bricconate_ da me denunziate, e che i processati lo erano perchè ritenuti colpevoli, mentre poi il processo innanzi il Tribunale militare di Caltanissetta giustificò alla lettera le mie osservazioni. Contraddice formalmente Imbriani e me sulla autenticità dei fatti di Castelbuono e nega fede alla Giunta comunale, che li aveva stigmatizzati nella nota sua protesta; ma il Tribunale di Termini Imerese lo smentisce inesorabilmente, condannando l'autore di quei fatti, il delegato Breda, a tredici mesi di reclusione. Assicura l'on. Imbriani, che arbitrî e ingiustizie non se ne commettono e che se i prefetti e le Commissioni speciali avevano mandato a domicilio coatto i _pregiudicati ritenuti tali dalla legge di pubblica sicurezza_, ciò era stato fatto con _ordinanze regolari_ e dopo essere stati esaminati i fatti della loro vita e la loro condotta; e invece risulta da centinaia e centinaia di casi, che cittadini onestissimi, mai per lo passato processati, in nessun modo _pregiudicati_, senza processo, senza interrogatorio, senza formalità di sorta alcuna vennero arrestati, ammanettati e condotti nelle isole destinate al domicilio coatto, per isfogo di vendette personali di sindaci e per semplice furore di persecuzione e per paura dei delegati, della questura, dei Prefetti, senza che mai alcuna commissione fosse stata interrogata![78] Assicurò infine che non occorrevano leggi sociali e speciali per la Sicilia e dopo pochi mesi si smentisce da sè presentando lo specialissimo disegno di legge sui latifondi.
[I DOCUMENTI SCHIACCIANTI DELL'ON. CRISPI]
E veniamo finalmente ai _documenti_, a quei _documenti_, che l'on. Crispi annunziò che sarebbero riusciti _schiaccianti_ per gli accusati e per coloro che, come me, difesero questi alla Camera. Sono due: _il trattato di Bisacquino_ e l'appello rivoluzionario agli _Operai figli del Vespro_.
Non ho bisogno di ripubblicare il _trattato di Bisacquino_, di umoristica memoria, di cui mi occupai nel capitolo sul _processo mostruoso_. In quel _trattato_ erano contenute le notizie per le più terribili accuse contro i _Fasci_ e contro i socialisti, me compreso. Quale il valore di esso risultò dal processo: l'avvocato Fiscale lo ripudiò formalmente e si sentiva umiliato, come di un tentativo di volgere in ridicolo il processo, ogni volta che accusati e difensori vi accennarono. Ma quando l'on. Crispi prestò fede al _trattato di Bisacquino_, si dirà che non gli erano note le risultanze del processo. Ebbene, fu proprio durante il processo che l'avv. fiscale Soddu-Millo annunziò all'on. De Felice, che nell'ottobre 1893 il sotto-prefetto di Corleone non ritenne degno di essere mandato alle autorità superiori il documento, che si deve alla fervida immaginazione di qualche spia e più probabilmente di qualche burlone, che lo dette come oro di coppella al delegato di Bisacquino. Il grottesco, l'inverosimile di quella fantasticheria, come la chiamò l'avv. fiscale, che apparvero evidenti ad un umile sotto-prefetto, non trasparirono menomamente innanzi agli occhi del Presidente del Consiglio.....?
[IL FIRMATISSIMO DELL'ON. CRISPI]
Il secondo documento, ch'è passato alla storia sotto il nomignolo di _firmatissimo_, ha una origine più scellerata e più comica ad un tempo e servì a fini iniqui, e l'avervi prestato fede, e ancora di più l'aver mentito dichiarandolo _firmatissimo_ costituisce una delle grandi vergogne per l'on. Crispi.
A dimostrare quale importanza egli vi annettesse riproduco integralmente il brano del discorso da lui pronunziato alla Camera dei Deputati, il giorno 28 febbraio; di quel discorso in cui si valse--precipuamente a falsare l'opinione della Camera e del paese a danno dei _Fasci_, e di De Felice e degli altri compagni--dei due cennati documenti. Dopo avere esposto il contenuto del _trattato di Bisacquino_, che fu accolto, secondo il resoconto ufficiale degli atti parlamentari, da _commenti vivissimi_, l'on. Crispi aggiunse:
«A dare un concetto dei proclami che si spargevano nei Comuni, ve ne leggerò uno solo che vale per tutti. (!)
«Operai! Figli del Vespro: Ancora dormite? Corriamo al carcere a liberare i fratelli! Morte al Re, agli impiegati. Abbasso le tasse. Fuoco al municipio e al casino dei civili. Evviva il fascio dei lavoratori! Quando le campane della Matrice e del Salvatore suoneranno, assieme corriamo armati al castello, che tutto è pronto per la libertà.»
«Attenti al segnale!» (_Impressione._)
Prampolini. È firmato?
Crispi, _presidente del Consiglio_. È firmatissimo! (_Ilarità_).
C'è anche il nome del Comune. Tutto risulterà dal processo.»
Or bene: è falso che quell'appello sia stato sparso nei comuni dell'isola; è falso che sia stato pubblicato e letto da qualcuno, meno che dal suo autore, da un delegato di P. S. e dai magistrati che se ne occuparono; è falso che fosse nonchè _firmatissimo_, neppure... _firmato_. Di vero non c'è che il nome del Comune in cui venne manipolato. Ma eccone la storia, che rappresenta un breve intermezzo comico-erotico, in questo dramma siciliano dai tragici episodî, che in un paese di uomini liberi avrebbe abbattuto il ministro.
[LA STORIA DI UN "DOCUMENTO"]
In Petralia Soprana--provincia di Palermo--c'era un disgraziato vice cancelliere di pretura perdutamente innamorato della moglie di un agiato pastaio del luogo, certo Alessi. La donna, tanto bella quanto onesta, aveva replicatamente respinto le profferte del vice-cancelliere; il quale nel suo furore erotico arrivò a minacciarla di ridurla in condizioni da doverglisi dare a discrezione. E l'immondo satiro ricorse ad un diabolico mezzo: scrisse il manifesto agli _operai figli del Vespro_--il manifesto _firmatissimo_,--e lo mandò per posta allo indirizzo del marito della sua amata, l'Alessi; poi con una lettera anonima denunzia lo stesso Alessi alle autorità del luogo come uno dei promotori più pericolosi dei disordini, e in prova della realtà del fatto denunziato avvisa che proprio in quel giorno allo Alessi doveva arrivare per la posta un manifesto rivoluzionario. In questa guisa il vice-cancelliere sperò fare arrestare l'incomodo marito e avere nelle sue braccia la moglie.
Si era nel periodo più acuto dei tumulti, e le autorità di Petralia Soprana credettero di salvare la patria, corsero alla posta, sequestrarono la lettera indirizzata all'Alessi, e in base al manifesto rivoluzionario sequestrato procedettero al suo arresto. A questo punto la moglie dell'Alessi intravvede le trame inique e denunzia tutto alle stesse autorità, che onestamente e rapidamente ripararono al mal fatto arrestando il vice-cancelliere; il quale confessò tutto, cercando di scusarsi con la follia amorosa.
Pochi mesi dopo il vice cancelliere di Petralia Soprana venne condannato dal Tribunale di Termini Imerese come autore del manifesto _firmatissimo_ a tre anni di reclusione....
[COME SI STRAPPARONO I VOTI ALLA CAMERA!]
E qui mi fermo senza commentare ulteriormente questi indecorosi documenti, in base ai quali si strapparono voti iniqui alla Camera dei deputati; mi fermo, perchè dovrei adoperare roventi parole contro l'on. Crispi, del quale non si può abbastanza deplorare la... leggerezza.
Lo stesso on. Crispi, il 9 Marzo, discutendosi la domanda di autorizzazione a procedere contro l'onorevole De Felice, dopo che da me era stata fatta la storia del _firmatissimo_, osò continuare a prestarvi fede ed uscì in queste dichiarazioni testuali:
... «Si oppugnò _a torto_ un documento del quale vi diedi lettura: e _che, del resto, non è il solo, perchè ne ho qui molti altri più importanti di quello, che per prudenza e per sentimento di giustizia non volli leggere_. Se li avessi letti, sarei stato fatto segno all'accusa di voler pesare, con la mia parola, sopra atti dell'autorità giudiziaria, la cui indipendenza voglio resti impregiudicata.
..... «In altra occasione, quando i processi saranno terminati, dirò tutto, e _meraviglierò_ anche la Camera con la storia degli avvenimenti siciliani. Allora gli interruttori potranno sfogarsi a lor guisa, _imperocchè non ci sarà più pericolo per gl'imputati_.»
[LA MAGNANIMITÀ DELL'ON. CRISPI]
La tenerezza dell'on. Crispi per gl'imputati in quella occasione fu appresa come un prodigio incredibile; che dire poi del suo delicatissimo riserbo di non voler leggere _i molti altri documenti più importanti_, dopo che ne aveva letti due, che riteneva i più gravi, e che erano falsi? Che dire di un riserbo che... dura tutt'ora, quando i processi sono finiti e la pubblicazione dei documenti, che dovranno _meravigliare_ la Camera, potrebbe essere fatta senza pericolo per gl'imputati, che per dodici, per sedici, per diciotto anni sono al sicuro... nelle sinistre celle dei varî penitenziari d'Italia? Ed è da sperarsi, che l'on. Crispi li verrà a leggere alla Camera, non essendo stati letti nei processi, a difesa del proprio decoro e della propria serietà, onde il paese apprenda che per davvero l'on. Crispi fu generoso verso gl'imputati, non avendo voluto dare al magistrato documenti che avrebbero potuto aggravare le pene alle quali furono condannati e che forse li avrebbero potuto far condannare a morte da un Tribunale militare che punisce con un Codice in cui la pena di morte è conservata...