Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause

Chapter 25

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A dimostrare l'accordo per la rivoluzione tra De Felice e i clericali si invoca una lettera di presentazione dell'Avvocato D'Agata di Catania all'avvocato Menzione di Napoli; ma non si procede contro chi l'ha scritta, non si procede contro colui cui è diretta e se ne fa una colpa al deputato socialista, che... non la presentò.

[I PREFETTI TESTIMONII]

De Rosa, ex prefetto di Caltanissetta, trova l'indizio grave della colpabilità di De Felice nella visita da lui fatta ai prigionieri di Valguarnera nelle carceri di Caltanisetta e non si trattava che di un'inchiesta legittimissima, fatta alla presenza del Direttore delle Carceri, e la cui relazione fu pubblicata dal _Siciliano_, per conto del quale venne fatta.

Lo stesso De Rosa, parlò di un _patto di morte_ sottoscritto--da contadini, che non sanno leggere e scrivere!--tra i membri dei _Fasci_ della provincia, che reggeva, e tacque prudentemente dello schiaffo assestatogli dalla magistratura nel processo di Milocca in cui figurava lo stesso tremendo patto.

Bondi, ex prefetto di Catania, desume le intenzioni rivoluzionarie di De Felice da un suo discorso al Teatro Nazionale di Catania, che le autorità politiche non interruppero, le giudiziarie non incriminarono e la stampa borghese locale non trovò biasimevole.

Lo stesso Bondi attribuì ad un discorso di De Felice i tumulti di Catenanuova e i resoconti parlamentari in quel giorno provarono che il De Felice era a Roma.

Novari, tenente dei carabinieri, dice violentissimo un discorso dallo stesso De Felice nella stessa Catenanuova dove si portò molti mesi dopo ch'era stato pronunziato, e contraddice e smentisce il maresciallo dei carabinieri, che lo aveva ascoltato e non vi aveva trovato da ridire; e il superiore dichiara inesatto e incompleto il rapporto del suo subordinato per giustificare la propria asserzione. Si fa colpa al De Felice di avere partecipato al Congresso socialista di Zurigo ed egli documenta che si trovava in Italia.

Si dichiarano rivoluzionarî nel significato volgare De Felice, Bosco, Petrina sulla base di elementi di questo genere: perchè in una lettera di un Barbagallo il primo vien detto _tenace sostenitore dei più sacri diritti popolari_; perchè in un'altra lettera da Lugo lo si dice _caldo oratore del partito rejetto, caldo sostenitore dei diritti finora conculcati, illustre condannato della borghesia_; perchè Bosco scrive a Petrina _senza il giornale_ (_L'Isola_, da me diretta) il _movimento operajo è ammazzato_... E da tali elementi si argomenta che la propaganda socialista ha false apparenze!

[UN DIALOGO ... ISTRUTTIVO]

Non basta, non basta! Ecco un dialogo istruttivo all'udienza del 28 Aprile:

_Difensore Piccoli_: Da che cosa arguisce il teste, che il _Fascio_ di Piana dei Greci fosse così terribilmente provocatore?

_Zumma, Delegato di P. S._: Dalla compattezza dei soci, i _quali si fecero crescere tutti i baffi in seguito ad ordine del Barbato, il quale disse che sarebbero stati espulsi dal Fascio quelli che non avrebbero portato i baffi_...

Il resoconto nota, che quando venne denunziato questo terribile indizio dei _baffi_ il pubblico scoppiò in ilarità. Si rideva; ma con siffatti elementi si tolsero la libertà e i diritti civili a tanta generosa ed intelligente gioventù.

Ed ora viene il meglio. Un Marzullo, ispettore di P. S. in Palermo afferma che gl'imputati accordavano _largizioni, sussidî, assegni_ a coloro, che lavoravano per la causa comune. Un Delegato, il Gallegra, riferisce che si è fatta una propaganda contro la monarchia e che i collettivisti avevano predicato la divisione della proprietà.[70] Un terzo ispettore, il Castellini, riconosce che il vero scopo del _Comitato dei Fasci_ non fu mai il miglioramento morale e materiale dei lavoratori, ma il _solo proprio tornaconto_; che promettevano ai gonzi la divisione dei beni e che intanto _fanaticando_ le masse ignoranti e spillando denari se la godevano da signori... De Felice, Bosco, Barbato e Verro, nulla tenenti, spendevano e spandevano come _grandi signori in pranzi e bagordi senza sapersi ove trovavano il denaro_....

[BRAVI FUNZIONARII]

Tutto ciò si legge testualmente nei rapporti di questi _bravi_ funzionari, che devono applicare le leggi antianarchiche; e tutto ciò porta la stigmata della viltà, perchè venne scritto il 26 e 27 gennaio, quando lo stato di assedio era in vigore, quando gl'imputati erano in carcere; e venne scritto per uso e consumo della magistratura inquirente, che voleva del buono in mano per mandare in galera i socialisti. Ci fu un eroe, però, che non aspettò lo stato di assedio per denunziare i pericolosi sobillatori e le più pericolose cospirazioni: è il delegato di Bisacquino. Ecco il rapporto dell'ottimo signor Morandi, mandato in ottobre al suo superiore, il sottoprefetto di Corleone, in tutta la peregrinità del suo stile:

[IL TRATTATO DI BISACQUINO]

«Notizie sulla cospirazione del Comitato centrale esistente in Palermo, inspirata dai componenti di esso, da notizie partecipate da un gregario fin dall'ottobre 1893.

«1. La congiura che ha la sua manifestazione a mezzo dei Fasci dei lavoratori socialisti ha per obiettivo una azione politica, protetta e promossa dalla Francia e dalla Russia, che hanno di mira lo smembramento della Sicilia dal resto d'Italia;

«2. La Sicilia sarebbe invasa dalla Russia e tenuta da essa come base d'operazione sopra Costantinopoli;

«3. Si promette alla Sicilia un governo libero, indipendente, senza oneri, con l'obbligo però di tenere, nei punti in cui vorrebbe la Russia, delle guarnigioni militari;

«4. Non più tardi del maggio 1894 la Francia simulerà un passaggio delle Alpi per invadere il Piemonte, nel mentre che la Sicilia farà l'insurrezione socialista, protetta al di fuori dalla Francia, la cui flotta terrebbe a bada quella italiana e quella inglese, ecc.;

«5. Per aver vivo lo spirito di ribellione in Sicilia si forzeranno i soci dei fasci allo sciopero, permodochè esasperati dalla miseria, l'impeto della rivolta sia indomabile;

«6. I Fasci di Sicilia attendono due navi di fucili a retro-carica, munizioni e bombe cariche di dinamite;

«7. Si tenterà ancora la rivoluzione dei fasci e di altri sodalizi sovversivi delle altre regioni d'Italia, e quando il governo cercherà di riparare per la Sicilia, la Francia tenterebbe una spedizione per invadere Roma;

«8. Tutto avrà luogo con rapidità fulminea, che in ciò le potenze nemiche posano la maggior fiducia per completamente riuscire.

«9. Si fa assegnamento sulla non intera compattezza dell'esercito italiano, tanto più che la bassa forza ritiensi voglia partecipare nelle aspirazioni comuni ed unisone alla redenzione del proletario (!);

«10. Il Consiglio generale di tale congiura è composto di varii deputati siciliani, fra i quali Colajanni, De Felice Giuffrida ed un Granduca (?);

«11. Per ora si è concertato un moto rivoluzionario da verificarsi, o nell'atto in cui venissero sciolti i fasci, o nel prossimo inverno, perchè i socii del fascio potessero avere agio di approfittare coi saccheggi, e così poter campare fino all'epoca in cui insorgesse con la Sicilia il resto dell'Italia. Tale rivolta che precorrerebbe la generale, si limiterebbe alla sola provincia di Palermo, essendo questa ben preparata con armi in parti nostrane, in parte a retro-carica e a Wetterly, e già i soci del fascio attendono in segreto alla formazione delle cartucce;

«12. Si è stabilito che la corrispondenza dei cospiratori di tutti i fasci, venga affidata ad appositi pedoni espressamente scelti fra i più scaltri e fidi gregari, escluso il mezzo postale ed il telegrafo, con eccezione di quest'ultimo nei casi impellenti, ma con la preintelligenza fra i corrispondenti di specificare l'opposto di quello che si dovrebbe manifestare.

[CERTEZZA ... METAFISICA]

Questo rapporto è un brano di romanzo di Ponson du Terrail? è una farsa? è una realtà terribile e dolorosa? La ritenne cosa comica il sottoprefetto di Corleone, che non volle mandarla all'on. Giolitti come desiderava l'autore; e cosa lontanissima dalla serietà la ritenne l'avvocato fiscale Viesti in una interruzione fatta durante la mia deposizione. _Altri_ invece, vi prestò piena fede; e il suo autore quando il 21 aprile fu richiesto in Tribunale se era sicuro che ciò che aveva scritto corrispondesse al vero, rispose: _ne ho la certezza metafisica_! E a domanda analoga aggiunge imperterrito: il _trattato rivoluzionario fu sottoscritto in ottobre 1893_.

Ebbene: Prefetti, Sotto-prefetti, Questori, Ispettori, Delegati, Carabinieri--che tanto gravi accuse lanciarono--d'onde e come ne acquistarono la _certezza_ più meno _metafisica_?

[LA SORGENTE DELLE NOTIZIE]

La grande sorgente delle notizie è la vaga ed indeterminata _voce pubblica_; le esatte e _metafisiche_ informazioni vengono da misteriosi quanto comodi _confidenti_. Qualche volta si tentò determinare meglio chi fosse la _voce pubblica_; e il tentativo non poteva riuscire più infelice pei suoi portavoce.

Viene un ricco proprietario di Palermo, il Barone Valdaura, chiamato dall'accusa e dichiara di saper nulla di nulla, meravigliandosi di vedersi citato. Un delegato Zummo riassume la _voce pubblica_ di Piana dei Greci nel D. Carnesi, ma questi quantunque nemico personale di Barbato, interrogato, risponde che nulla disse mai _direttamente_ al Delegato, che avrà saputo qualche cosa dai discorsi che correvano.

La _voce pubblica_ afferma che Petrina in un dato giorno si trovava in Palermo a cospirare col Comitato dei _Fasci_, ma il signor Restivo viene a deporre, che proprio in quel giorno il Petrina stava nel suo ufficio di _Procuratore del Re_ in Messina, per cose che interessavano la giustizia, e si può non credere ora alla ubiquità di Sant'Antonio? Nè sono le sole autorità governative a trincerarsi dietro la inviolabilità del segreto di ufficio; l'espediente per fare accettare come oro di coppella le proprie invenzioni è comodissimo e vi ricorrono anche i privati. Migliore, sindaco di Belmonte Mezzagno, ne dice tante e così grosse a carico degli imputati, negandosi a fare i nomi dei _confidenti_ dai quali le aveva apprese, che il Tribunale si vede costretto per salvare la decenza, ad incriminarlo. Un Vernaci di Parco assicura in nome della _voce pubblica_ che il _Fascio_ locale aspettava comunicazioni per discendere armato a Palermo; ma incalzato dalla difesa a dare migliori prove dell'asserto conclude: _Ma..... non so..... l'ho inteso a dire..... Però non mi risulta affatto....._

[BEL MODO DI MANDARE IN GALERA I GALANTUOMINI]

«Bel modo di mandare in galera i galantuomini!» esclama dalla gabbia il povero Nicola Petrina fremendo al pensiero che nella terza Italia si fosse tornati ai tempi della onnipotenza delle delazioni segrete.

Se la _voce pubblica_ e i _confidenti_--risulta dal dibattimento--non sono che la espressione genuina della menzogna viene invece dimostrato a luce meridiana la provocazione poliziesca, la corruzione e la falsità di molti e gravi testimoni dell'accusa.

Premetto che tali arti nefande dei peggiori tempi del dispotismo non furono messe in opera soltanto nel processo De Felice. Un delegato di Pubblica sicurezza si traveste da detenuto per carpire rivelazioni a Molinari in carcere.

Un Macciscali, nel processo pei tumulti di Salemi, fu corrotto con promesse di denaro e d'impunità per fare false testimonianze. Parecchi testimoni risultarono mendaci e reticenti nel processo pei fatti di Valguarnera e furono corrotti per fare condannare i cittadini egregi, che militavano nella opposizione municipale.

Ma tutto ciò che negli altri processi fu incidente, nel _processo mostruoso_ divenne sistema. E il punto di partenza del medesimo è tipico: il Questore Lucchese chiama Bosco nel suo gabinetto e gli dice: _ma non sentite dolore di tanti eccidî? Se ne sentite affrettate la convocazione del Comitato Centrale dei_ FASCI, _riunitevi, portate una parola di calma!_

Bosco, l'ingenuo! si commove e affretta la riunione, quantunque un telegramma del corrispondente del _Siciliano_ da Roma, avvisasse dei pericoli; e il Comitato mandò quella sola parola di calma che poteva mandare.

[UNA RIUNIONE DESIDERATA DAL QUESTORE]

Ebbene nella riunione affrettata, _voluta_ e _consigliata_ dal questore di Palermo, si trova uno degli indizî più forti delle intenzioni criminose degli imputati! Nè si dica che il crimine fu trovato nelle parole del manifesto.

No! Lo esclude la magistratura, che mandò assolti Leone e De Luca, che lo avevano sottoscritto.

[LE CREAZIONI DELLA POLIZIA]

Passo sopra alle dinamite, col _bollo anarchico_ e di provenienza _costituzionale_, che la questura scovò a Catania[71] e vengo alla _creazione_ di lettere e di telegrammi che dovevano, nella intenzione degli autori, nuocere agli imputati. A carico di De Luca, e dopo la sua liberazione, si _creano_ lettere di indubitabile altissima origine portanti la intestazione: _Comitato rivoluzionario_ e firmate _tout bonnement_: «Francesco De Luca». Ma il tranello è così volgare ed evidente che il De Luca dopo essere stato arrestato per la seconda volta, col lusso di un Maggiore dei Carabinieri mandato a posta da Palermo a Girgenti, viene subito rimesso in libertà.

La lettera di presentazione al direttore del _Vero Guelfo_ di Napoli non fu ritenuta sufficiente a provare l'alleanza dei socialisti coi clericali; allora si crea una lettera dei clericali.... di Venezia, che la dirigono a De Felice in... carcere e nella quale il tema discusso è la rivoluzione; e di rivoluzione e di _sbarchi_ parla un telegramma anonimo da Palermo inviato all'on. Cavallotti e che l'occhio vigile del Generale Morra di Lavriano lascia allegramente passare mentre sequestra il discorso del Procuratore generale e i telegrammi commerciali con linguaggio convenzionale.

Di testimoni mendaci, reticenti, interessati a mentire a danno degli imputati si sa qualche cosa; di più se ne saprà del caso della Baronessa di Valguarnera, che a dire il falso se non fu indotta dalle promesse del delegato Munizio, vi fu certo dalla speranza di salvare dalla prigione il marito fratello al Cottonaro. Il Polizzi, della stessa Valguarnera, narra una circostanza a carico di De Felice in quattro modi diversi e _non sa dire mai la verità, neppure per isbaglio!_ come disse il Presidente del Tribunale di Guerra.

[PICO E LAGANÀ]

E vengo alla storia edificante di Pico e di Laganà.

Pico è un disgraziato studente di Francofonte. Lo arrestano, lo intimidiscono, lo seducono promettendogli la libertà immediata se si fa accusatore dei suoi amici. Pico, come suggestionato, cede e la sua deposizione diviene il perno dell'accusa. È Pico che scrive a suo padre, _mentre era trattenuto in questura_: «Ho conferito col signor Questore; _è una persona oltremodo cortese e gentile. Egli mi ha promesso che domani verso le 10 probabilmente sarò fuori e in libertà. Intanto ha fatto sì che io sia trattato bene_, ecc., ecc.»

Le _promesse_ sono invenzioni di Pico, anche colla buona intenzione di tranquillare la famiglia? No; esse portano il bollo morale della questura: Lucchese confessò innanzi al Tribunale, che lesse la cartolina prima di spedirla. E Pico, contro i regolamenti, in prigione viene chiamato col falso nome di Araldi. Ma Pico si ravvede, si pente dell'infamia commessa resta in prigione e si guadagna una condanna, che può valere a riabilitarlo.

Giorgio Laganà, è un povero sarto di Napoli, pochi giorni prima della proclamazione dello stato di assedio va a Palermo a nome degli amici del Continente per mettersi di accordo coi siciliani per la rivoluzione. Non c'erano accordi di sorta alcuna da prendere e tornato a Napoli, dopo l'arresto di De Felice e Compagni, viene ghermito della polizia, che lo induce a nuove delazioni contro il Comitato centrale dei _Fasci_. E Laganà accetta; e Laganà piangendo fa la storia della propria delazione innanzi al Tribunale di Napoli il 12 marzo 1894: «i delegati, che lo arrestarono, egli narra, mentre aveva _fame e freddo_ lo rifocillarono, lo sedussero promisero e dettero soccorsi alle sue figliuole, che avevano più _fame_ di lui!» E basta con queste menzogne, con queste insinuazioni, con questo fango...

La sorgente delle accuse contro gl'imputati del processo mostruoso era impura; ma i rivoli che furono raccolti nell'atto di accusa della Camera di Consiglio del Tribunale penale di Palermo prima e poscia nella requisitoria dell'avvocato Fiscale presso il Tribunale militare--che ne fu la copia, giacchè l'avvocato Fiscale dichiarò che non avrebbe tenuto conto delle risultanze del dibattimento orale bastandogli il processo scritto.--vennero maggiormente intorbidati e inquinati da uno spirito più che farisaico, loiolesco.

[TUTTO, PURCHÈ CONTRO GLI IMPUTATI]

L'on. De Felice, forse per sentimento cavalleresco o per abilità, attribuì all'atto di accusa e alla requisitoria, che ne fu la parafrasi, dei meriti che non ha; può essere un laberinto all'interno, come egli la qualificò, ma non è certo un magnifico edificio all'esterno. L'una e l'altra, e con esse la sentenza furono vuote, fiacche, sconnesse. La logica adoperata avrà potuto essere efficace per convincere i militari, che nè la logica nè il diritto hanno studiato; avrebbe fatto sorridere qualunque giurista, qualunque pensatore uso a ragionare sui dati di fatto e ad indurre dai medesimi. Con sì strana logica si generalizza da un singolo caso, si esagerano i fatti reali, degli stessi fatti reali si sconvolge l'ordine di successione, si stacca una frase da un discorso e da una lettera alterandone, mutandone il significato, si induce da una ipotesi, si asserisce gratuitamente, si mutila, si contorce, si adultera ogni pensiero e s'interpreta capricciosamente ogni fatto purchè si possa rivolgere contro gl'imputati.

Per esempio, il solo Cassisa scrive a Montalto chiamando il duca degli Abbruzzi un _farabutto savojardo_? E nell'ordinanza si afferma che _non ci fu mai_ inaugurazione di _Fasci_ senza un discorso violento contro i farabutti di Casa Savoia. Nella sola Valguarnera vi furono rapine? Le rapine, per aggravare le tinte, si dicono avvenute dovunque ci furono tumulti.

A Gibellina si uccide il pretore, a Pietraperzia si devasta? Si dimentica di ricordare che l'uccisione e la devastazione _seguono_ al massacro dei contadini e che rappresentano, perciò, la esplosione di una indignazione se non giusta, certo spiegabile.

Si trova uno scritto di De Felice in cui si parla di regicidio? Si tace di tutto il resto dello scritto, ch'erano gli appunti per un discorso sulla rivoluzione francese, e si afferma che il deputato di Catania professa ed approva il regicidio. E questa abile ma disonesta tattica si eleva a sistema, presentando, tra le migliaia di lettere sequestrate agli imputati, solo quelle, che potevano loro riuscire nocive e sopprimendo le altre che avrebbero potuto costituire la loro difesa.

Ancora. I socialisti si riuniscono a banchetto all'Acquasanta, e la polizia illegittimamente vuole intervenirvi provocando.

Petrina, ironicamente, parla da commendatore alla Tanlongo in senso monarchico; e la polizia induce che se mutossi discorso è segno che il soggetto della discussione precedente era criminoso. Cipriani risponde a De Felice questo e quest'altro? e il pubblico accusatore induce che De Felice _avrà dovuto_ scrivergli in questo o quell'altro senso.

[ASSERZIONI E DEDUZIONI GRATUITE]

Le gratuite asserzioni poi abbondano. Si afferma, senza un solo minimo elemento di dimostrazione, che nel Comitato interprovinciale dei Fasci c'era un misterioso sotto-comitato di azione, più misterioso del Consiglio dei Dieci. Il popolo grida: _Viva il Re! Abbasso le tasse!_ e il pubblico accusatore asserisce che quei gridi erano una lustra, e che in fondo si voleva e si preparava una rivoluzione politica generale. E così di seguito.

[UNA CIRCOSTANZA CAPITALE]

L'ordinanza, la requisitoria, la sentenza talora si contraddicono, e che, nell'insieme, l'orditura dell'accusa sia stata sfasciata, distrutta vittoriosamente dal dibattimento pubblico, risulta all'evidenza da questa circostanza capitale: l'avvocato fiscale sentì il bisogno di dichiarare che non intendeva avvalersi delle risultanze del dibattimento e che gli bastavano quelle del processo scritto. È enorme, ma... naturale! Il processo scritto gli _bastava_, perchè il processo orale aveva annientato il primo; ma al processo orale, abbandonati i metodi da Sant'Uffizio, si accorda oggi la preminenza per unanime consenso dei giuristi, non escluso Francesco Crispi, e col processo orale, l'on. De Felice con logica stringentissima fece l'auto-demolizione dell'accusa.

La demolizione già apparve evidente assai prima che il dibattimento fosse terminato; e quindi l'avvocato fiscale Soddu-Millo, forse convinto di non potere sostenere l'accusa e non essendogli lasciata la libertà di ritirarla--così è lecito supporre--a mezzo processo, aiutato da un lieve incomodo, si dette per ammalato e si fece sostenere dal Cireneo... Viesti. Onde il De Felice, con ammirabile ironia, «manda un saluto al Cav. Soddu-Millo, _che ebbe la rara fortuna di ammalarsi in tempo_!...»

La inconsistenza e la irragionevolezza della ordinanza, della requisitoria e della sentenza risultano meglio collo esame critico delle principali accuse, cui furono fatti segno i _Fasci_ e il Comitato Centrale.

[L'AVV. FISCALE E LE CALUNNIE DELLA POLIZIA]

L'avvocato fiscale facendo sue le calunnie della polizia volle disonorare la massa dei _Fasci_ mettendo in luce la preponderanza numerica, che vi avevano i delinquenti. Non accettò la proporzione del Commendatore Lucchese, che poteva essere denunziata soltanto da un ignorante qual'è il questore di Palermo; ma fece della statistica giudiziaria e portò i delinquenti dei sodalizî odiati a 1645.

Il De Felice abilmente accettò la cifra, la mise in rapporto con l'altra ammessa dall'accusa del numero dei socî dei _Fasci_, e facendo le proporzioni coi _deplorati_ della Camera dei Deputati, indusse che tra i lavoratori la moralità era quindici volte maggiore, che tra i deputati. E il confronto sarebbe riuscito più concludente in favore dei _Fasci_ se posto tra questi e i commendatori e cavalieri del regno d'Italia; con questa differenza che i delinquenti operai per piccoli reati vanno in galera; i commendatori delinquenti vanno fino in Senato.

L'esame delle statistiche giudiziarie, del resto, che ho intrapreso per alcune località della Sicilia, quando seppi delle stolte asserzioni del Prefetto De Rosa, mi convinsero che durante il 1893 nelle provincie dove erano numerosi i _Fasci_, o non vi fu aumento della criminalità o non superò quello del resto d'Italia, dovuto alle generali cause sociali.

A Corleone, poi, secondo l'avv. Riolo, la costituzione del _Fascio_ fece diminuire la delinquenza; e così avvenne in altri luoghi.

Da questa accusa generica e che riguardava la collettività passiamo a quella speciale, che si fece pesare sui membri del Comitato Centrale: l'accusa di _alto tradimento_ fondata sull'oro straniero--leggi, _francese_--e sulla cessione di una parte del territorio a ipotetici futuri nemici del regno.

[L'ORO STRANIERO]

Si rise della cessione di un porto della Sicilia alla Russia, stipulata nel trattato di... Bisacquino; e della cessione della Sicilia... all'Inghilterra; ma l'Italia tutta si indignò contro il Deputato di Catania e i suoi complici, che si erano lasciati corrompere dall'_oro straniero_. Questa calunnia fa capolino in numerosi rapporti della polizia e nelle testimonianze dei più alti accusatori.