Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause

Chapter 24

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«La grandiosità artificiale del processo contro De Felice, Bosco e C. è una vera montatura teatrale, che mira a giustificare le misure prese e l'allarme destato; ma se il processo verrà a termine, se si svolgerà innanzi ai giudici naturali e non verrà soppresso da una comoda e pietosa amnistia che gioverà a coloro che lo hanno imbastito e non agli accusati, si vedrà che esso sarebbe una colossale bolla di sapone, se non fosse una grande infamia nella quale si tenta coinvolgere quanti ebbero innocenti relazioni con De Felice, Bosco e compagni, quanti ebbero parte nella organizzazione dei _Fasci_ colla ferma intenzione di mantenersi nei più stretti limiti della legge. Il processo, se sarà conosciuto nei suoi dettagli, riabiliterà la fama dei giudici dei peggiori tempi della tirannide. E allora si vedrà quale opera nefanda di servilismo e di complicità hanno fatto certi giornali, che con singolare compiacenza hanno riferito, fingendo di averle dalle solite fonti ineccepibili e autorevoli--ch'erano poi quelle delle questure--le notizie sull'alto tradimento, sull'oro francese, sui depositi delle armi, sui cannoncini (che servono a sparare le così dette _botte_!), sul cifrario e sulle misteriose corrispondenze col medesimo spiegate, sulla constatata relazione tra i fatti di Massa e Carrara e quelli di Sicilia e di questi coi capi dei _Fasci_...»

[I FATTI SUPERARONO LE PREVISIONI]

Previsione triste, la quale pure venne superata dai fatti! così che veramente, questo processo, e per la sua durata; e per gli incidenti; e per il numero e la qualità dei testimoni di accusa e di difesa; e per le risultanze sorte dalla grande libertà di parola e di apprezzamenti a tutti accordata; e per l'enorme contraddizione tra quelle risultanze e la sentenza--non impreveduta, certo--ma che avrebbe dovuto essere imprevedibile, questo processo, dico, che trasse tutta la sua esistenza dalle accuse della polizia fondate su delazioni di confidenti segreti, non può essere chiamato altrimenti che mostruoso.

Dai 7 d'aprile, ai 30 di maggio: due mesi di discussioni e di lotte tra gli accusati, la difesa, il Presidente, i testimoni, l'Avvocato Fiscale, provarono l'istruzione del processo tutta una farsa indegna, la quale però finì in tragedia per la condanna che mandò in galera dei giovani valorosi che lasciarono nella squallida miseria le loro famiglie.

Il processo mostruoso si svolse nell'ex convento di S. Francesco di Assisi--nel 1848 sede di quel parlamento Siciliano che doveva adattare ai tempi la costituzione del '12--e nella stessa Sala dove fu dichiarata decaduta la dinastia dei Borboni!

[APPARATI INVEROSIMILI]

L'evocazione di questi ricordi di glorie infelici--conquistate con tanto sangue in nome della libertà,--faceva sentire più forte la melanconia di quel grande inverosimile apparato di forza, che dalla via del Parlamento non era interrotto fino nell'aula del Tribunale. C'erano poi soldati, carabinieri, questurini, delegati, scaglionati da per tutto nelle vicinanze del Palazzo e si sentiva subito, anche da chi l'ignorava, che in esso si perpetrava qualcosa d'inusitato e di contrario alla libertà, di inviso al popolo e che premeva molto al governo che si compisse a malgrado di tutto e contro tutti.

Innumerevoli guardie di P. S. venivano appostate lungo la strada che, dalla Vicaria alla via del Parlamento, percorrevano le carrozze cellulari, scortate da drappelli di carabinieri.

Ammanettati ben bene, gli accusati, erano condotti nella grande gabbia che ha racchiuso briganti famosi e delinquenti d'ogni sorta.

Nell'aula non era già dato a chicchessia di penetrare. Gli agenti di polizia squadravano d'alto in basso, e negavano o accordavano l'ingresso secondo il loro talento, onde accadeva poi che una quantità di guardie travestite venivano comandate a far la comparsa di pubblico nell'aula grande, chè altrimenti sarebbe rimasta presso che deserta.

Entravano liberamente Signori e Signore dell'aristocrazia e dell'alta borghesia, che avevano biglietti per posti distinti. Venivano volentieri a godere dello spettacolo di quel processo!

Pure qualche volta accadde a una dama di commoversi; altre però fecero mostra di una durezza fenomenale.

Una contessa, che ama le bertucce, un giorno scendendo per l'ampie scale, ebbe tanta gentilezza d'animo da dire, ridendo, che quegli uomini dentro la gabbia le erano sembrati degli scimmioni.

E la cosa fu tanto orribile che un onorevole principe, il quale le stava a lato, disse a quella dama delle parole così severe che somigliavano a un rimprovero.

Non ugualmente, da quei posti riservati poterono assistere sempre i congiunti degli imputati, perchè le spie assicuravano giudici e poliziotti che essi scambiavano segni misteriosi e pericolosi coi giovani baldi rinchiusi nella gabbia;--e non erano altro che dei saluti furtivi ed affettuosi!

Forse, furono ritenute anche pericolose le lagrime che qualche volta, sgorgavano dai bruni occhi di Maria De Felice, proprio malgrado, quando il padre levavasi fiero e sorridente a protestare contro una calunnia, o a schiacciare cogli articolati stringenti un basso testimonio di accusa.

Gli imputati--da prima malvisti e odiati anche--destarono poi nel pubblico interesse e simpatia vivissima: fu un crescendo, mano mano che al dibattimento venivano sfatate le accuse vili che i loro nemici avevano fatto circolare sapientemente.

[IL LAVORIO DI DENIGRAZIONE]

Perocchè il governo e le classi dirigenti, con uno sfacciato lavorio di denigrazione, erano riusciti a rendere odiosi i socialisti del processo mostruoso; nei giornali, alle Camere, nei crocchi, le calunnie più inverosimili si erano spacciate contro di loro. Gl'imputati non erano soltanto responsabili degli eccidî, degli incendî, delle devastazioni di Sicilia, ma erano anche i traditori della patria, che volevano disfare l'opera secolare a cui consacrarono braccia, mente e cuore tanti martiri e tanti eroi; erano i traditori della patria, che avevano trescato coll'eterno nemico d'Italia, il clericalismo e ch'erano stati comprati dall'oro straniero. E in essi, più che gli utopisti imprudenti, che sognavano la redenzione economica dei lavoratori, lo ripeto, non si vedevano che i traditori della patria.

[LE INFAMIE ACQUISTARONO CREDITO]

Tale l'ambiente morale creato non solo in Palermo, ma in tutta Italia. Era stato creato colle menzogne e colle calunnie più scellerate; ma queste venivano proclamate con tanta sicurezza e con tanta insistenza da coloro che si presumeva dovessero conoscere la verità--dall'infimo giornaletto di provincia sussidiato dal Prefetto, al grande giornale della capitale, la cui ufficiosità non era discutibile; dal delegato di pubblica sicurezza al primo ministro del regno--che la pubblica opinione venne traviata e le infamie, per un momento, acquistarono credito presso gli uomini indipendenti e di mente eletta, sinanco tra gli amici politici dei prigionieri.[68]

Ma è tempo di fare, per così dire, la cronaca e la descrizione del _processo mostruoso_ e comincio dalla lista degli accusati, dei giudici, dei difensori, dei testimoni e degli accusatori.

Degli accusati non faccio la biografia; sono giovani tutti, meno il Bensi, e non ebbero campo di fare qualche cosa notevole pel proprio paese o per la libertà; quasi tutti furono giornalisti intelligenti oratori e propagandisti instancabili e fortunati dell'ideale socialista. Emerge Giuseppe De Felice e per la sua vita avventurosa, e perchè è Deputato al Parlamento, e perchè è _onorato_ dall'odio personale di Francesco Crispi, e perchè in fine, a torto o a ragione, viene ritenuto il Capo dei _Fasci_ e della cospirazione: da lui, perciò, prende nome il processo mostruoso.

Gli accusati nell'atto di accusa e nella requisitoria del Pubblico ministero sommariamente vengono qualificati come appresso--e la qualifica è bene conservare a documento della fenomenale leggerezza e della malignità di chi istruì il processo e di chi fece da pubblico accusatore.

[GLI ACCUSATI]

CIPRIANI è notoriamente conosciuto quale un internazionalista _anarchico_ ed un _ardente rivoluzionario_.

GULÌ EMMANUELE è un _anarchico_ siciliano così ritenuto nelle denuncie, così definito dai coimputati nei loro interrogatorii.

PETRINA un _rivoluzionario_ di _tempra adamantina_, così negli elogi che in diverse lettere gli fa Cipriani.

MONTALTO il _più serio del partito_ tra quelli del Comitato, secondo egli stesso si qualifica in una lettera del 23 maggio 1893 diretta al farmacista Curatolo di Trapani.

Il CIRALLI è un _fanatico gregario_, mentre il CASSISA è un _arrabbiato contro l'attuale ordine di cose_ tanto da scrivere in una lettera del 19 marzo 1892 diretta a Montalto, essere una vergogna che il municipio di Trapani preparasse un'accoglienza al Duca degli Abruzzi che chiama farabutto savoiardo, che non ha altro pregio che appartenere a casa Savoia.

Il PICO è un _entusiasta travolto nella corrente_ dal De Felice, perchè elevato a segreto ambasciatore: come prova una sua lettera ed egli lo ammette nel suo interrogatorio.

Il VERRO è _un rivoluzionario opportunista_ ed il BARBATO un _rivoluzionario convinto_ che non disdegnerebbe di cogliere la prima favorevole occasione.

Il BENSI GAETANO, bolognese è _un opportunista_ che per la rivoluzione fa causa comune con chicchessia. Difatti egli in una lettera dell'8 dicembre 1893 diretta a De Felice scrive che: nel fascio già costituito entrano anarchici, collettivisti, socialisti.

E più sotto: Oggi a Ravenna vi sarà una riunione regionale, «speriamo che i bravi anarchici vi si trovino.»

BOSCO sa mantenere tutte le _apparenze_ per dirsi _socialista evoluzionista_, non si tradisce scrivendo, ma parlando ed agendo è un vero campione degno di DE FELICE ch'è un _rivoluzionario deciso_ secondo egli stesso si analizza nei suoi interrogatorî, e non ne fa un mistero.

Sono imputati di cospirazione per commettere fatti diretti a far sorgere in armi gli abitanti del Regno contro i poteri dello Stato, di eccitamento alla guerra civile ed alla devastazione in qualsiasi punto del Regno con la consecuzione in parte dell'intento: fatti avvenuti nei mesi di novembre e dicembre 1893 e gennaio 1894 in Sicilia, articoli 136, 120, 252.

Tra gli accusati c'è un assente. A. Cipriani, che come usa presso i Tribunali di guerra non venne condannato in contumacia.

Il Tribunale era così composto.

[IL TRIBUNALE]

_Presidente_: colonnello del genio cav. Giussani--_Giudici_: tenente colonnello del 57 cav. _Bianchi_--tenente colonnello del 3. bersaglieri cav. _Borgna_--capitano d'artiglieria _De Boyen_--capitano di fanteria _cav. Minneci_--capitano di fanteria _Cortella_--capitano d'artiglieria _Pontiglione_.

Da prima funzionò da pubblico ministero l'avvocato fiscale Soddu-Millo, poi--ammalatosi--venne sostituito definitivamente dal sostituto Viesti.

Sull'opera del Tribunale non ritornerò; esporrò qui la impressione che ne ebbe il pubblico in generale.

[IMPUTATI E GIUDICI]

Il Presidente, colonnello Giussani, concesse grande libertà di parola non solo ai testimoni a difesa, ma anche agli accusati tanto da sembrare interessato a vederne risultare luminosamente l'innocenza.

Quale fosse il pensiero degli accusati sulla loro posizione di fronte al tribunale militare lo lascerò dire al Dr. Barbato che nella sua splendida orazione in cui non fece la sua auto-difesa ma espose le fatali ragioni storiche del socialismo, così disse:

«Quanto a noi, abbiamo semplicemente due doveri in questo processo, secondo me. Riaffermare la nostra fede, e lo abbiamo fatto. Fornire i documenti della nostra moralità extra legale, e lo abbiamo fatto. I miei compagni hanno creduto di avere anche un terzo dovere, quello di difendersi giuridicamente. Io affermo che questo diritto noi non l'abbiamo; non perchè si dubiti della lealtà vostra, non per le ragioni giuridiche che si sono messe avanti ne' parlamenti, ma perchè voi non siete i nostri giudici naturali.»

«E giudici naturali non esistono, per noi: il codice non ci riguarda. Io sono lieto di trovarmi dinnanzi a voi, perchè ci avete dato agio di mostrarvi chi siamo, mentre i così detti giudici naturali questo agio non ce l'avrebbero dato.»

«Sicchè quando vi dico che nel mio animo c'è riconoscenza per voi, riconoscenza sincera, dovete credermi. Voi con molta probabilità, anzi con certezza, manderete a casa, non certo me, ma quelli tra i miei compagni che sono i meno odiati, mentre sono sicuro che i giudici naturali avrebbero sacrificato tutti insieme a me, in omaggio a quella libertà che ha dato feudi, ville, palazzi ai vecchi lupi, manette e piombo ai figli della plebe cenciosa che ha liberato l'Italia dallo straniero e che libererà l'Italia dalla schiavitù del capitale. Ma io dubito che voi appunto non vogliate dare il vostro contributo alla civiltà in cui viviamo. Quando si vive in un dato periodo di civiltà, ogni uomo leale che la ritiene buona sente il dovere di darle, il suo contributo: quella di oggi è ancora quella che innalzava i roghi e i patiboli.»

[NON SI TRATTA DI CODICI]

«Non si tratta di codici. Nè voi, nè io c'intendiamo di codici. Si tratta della convinzione che nei vostri animi può esserci rispetto a questi elementi distruttivi del presente.»[69]

E il Dr. Barbato non s'ingannò: i meno odiati, Ciralli e Cassisa, vennero assolti; gli altri tutti condannati, non perchè dimostrati autori dei reati a loro imputati, ma perchè rappresentanti di un idea, che il Tribunale aveva la consegna di combattere. Parve a tutti, che esso, abbia condannato, per _disciplina_.

I difensori furono:

[I DIFENSORI]

Truglio, tenente del 38º fanteria, per De Felice--Caldarera, tenente del 22º artiglieria, per Ciralli--Calcagno, tenente del 22º artiglieria, per Cassisa--Lelli, tenente del 57º fanteria, per Bosco--Palizzolo, tenente del 22º artiglieria, per Petrina--Orioles, capitano del 57º fanteria, per Verro--Piccoli, capitano del 22º artiglieria, per Barbato--Trulla, tenente del 38º fanteria, per Benzi--Ponti, tenente del 57º, per Montalto--Palizzolo, tenente del 22º artiglieria, per Pico--Trulla, tenente del 38º, per Gulì.

Non c'è parola di elogio che basti per coloro che ebbero il compito della difesa, ingrato, perchè si sapeva inutile ogni sforzo. In questo e negli altri processi i militari della difesa mostrarono intelligenza, coraggio, indipendenza, eloquenza; essi sollevarono numerosi incidenti e somministrarono elementi preziosi per il ricorso in Cassazione; scattarono spesso contro le calunnie e le menzogne dei testimoni dell'accusa, che non di raro s'imbrogliarono, si contraddissero, si ritrattarono. Essi infine meritarono il saluto seguente, che in nome di tutti i suoi compagni rivolse loro Giuseppe De Felice: «mando un caldo saluto di affetto e riconoscenza ai nostri egregi, cari, simpatici difensori. Essi che accettarono titubanti le nostre difese perchè ci credettero per un momento colpevoli, li avete sentiti, hanno col maggiore entusiasmo sostenuta la nostra difesa perchè ci sanno innocenti. Essi dubitarono della nostra fede, noi non dubitammo mai della loro lealtà, vennero sconosciuti al carcere, uscirono fratelli nostri. E noi li ringraziamo come fratelli; l'opera loro non può essere che quella di fratelli. E ci confortò l'idea che, arrivati a noi in mezzo al dubbio, sono usciti pieni di entusiasmo e di affetto per questi giovani che hanno lasciato le dolcezze della vita per farsi chiudere in carcere, animati da un desiderio infinito d'amore. Grazie, grazie dal profondo del cuore, qualunque sia l'esito del dibattimento!... Nè noi siamo qui per domandare pietà per noi o per le nostre famiglie, ma per manifestare al paese che giovani leali lottano lealmente, senza transigere mai colla lealtà del cuore. Vi ringraziamo!...»

Gli ufficiali preposti alla difesa dei predestinati alla condanna, nel senso più elevato della parola fecero il loro dovere!

[DEUS EX MACHINA]

Supero la ripugnanza, che destano certe persone e presento ai lettori il Comm. Lucchese, il _deus ex machina_ del processo mostruoso, l'artefice e lo strumento principale delle vendette del governo e della borghesia e che gli odî dell'una e le paure dell'altra condensò nei suoi rapporti e nelle sue deposizioni.

Il passato del comm. Lucchese non è bello. All'epoca del processo Notarbartolo quel passato venne rievocato dalla _Tribuna Giudiziaria_, autorevole rivista di Napoli--la quale... non venne incriminata. Poscia fu esposto succintamente dall'On. Altobelli nella sua testimonianza innanzi al Tribunale di Guerra, in questo processo--udienza del 16 maggio--a domanda del tenente Truglio: e infine da me, in Parlamento, costrettovi dalle denegazioni dell'onor. Crispi....

[I RAPPORTI DELLA POLIZIA]

Ora quale parte abbia potuto rappresentare il Lucchese nel processo De Felice si può argomentarlo da questi due rapporti a sua firma:

R. QUESTURA DI PALERMO

5 gennaio 94

Il Comitato Centrale agiva d'accordo col Comitato internazionale socialista-anarchico residente all'estero.

I presidenti dei Fasci sono scelti fra gli ammoniti ed i facinorosi.

Fu istituito un comitato d'azione per preparare meglio la rivoluzione.

Sul principio il Comitato si tenne separato dagli anarchici: e si unì poi a loro nel novembre del 93.

Fu _progettata la rivoluzione in Palermo_, che fu poi sventata dall'opportuno arrivo della forza. Si verificò invece il movimento preveduto nei Comuni dell'Isola.

Lo scopo del sodalizio era di eccitare nel popolo l'odio contro le istituzioni e le classi abbienti.

Si fa rilevare l'acquisto d'armi e munizioni fatto dai contadini a Palermo su vasta scala, e molte riparazioni alle vecchie armi.

La flagranza del delitto di cospirazione è continua e provata dalle continue riunioni del Comitato, e specialmente da quella del 3 gennaio u. s.

I fatti successi poi nei comuni costituiscono il reato di associazione a delinquere.

R. QUESTURA DI PALERMO

Verbale 9 gennaio 1894

Lo scopo del partito socialista si desume:

1. Dal punto storico dello sviluppo dei fasci:

2. Dallo spoglio dei giornali cittadini e specialmente dai fogli del partito, come: la _Giustizia Sociale_ e il _Siciliano_;

3. Dai documenti sequestrati, costituendo essi un corredo di prove chiare, complete ed inoppugnabili.

Perchè l'organizzazione potesse concertarsi e rinsaldarsi, oltre allo _Statuto unico_ per i fasci, occorrevano:

1. Un centro direttivo nella Capitale dell'isola, celebre per le patriottiche iniziative:

2. Mezzi economici sufficienti alla propaganda colla stampa, coi viaggi, con attiva corrispondenza, sussidi e feste;

3. Un numero di persone capaci di correre qua e là, affrontare i rigori della legge e di sostituire nei grandi centri l'azione che nei piccoli centri è affidata e devoluta ai pregiudicati ed ai facinorosi.

I Fasci erano composti _per 2/3 di povera gente e per 1/3 di delinquenti_.

Se il manifesto del 3 non è dichiarazione di guerra, ha però l'aspetto di un ultimatum da potenza a potenza.

Gli appelli alla calma erano platonici ed apparenti.

Il socialismo che per altri è una fede ed una scuola; per essi (i membri del Comitato) è uno strumento ed un mestiere.

_Questore Lucchese_--Palermo

[LA DEPOSIZIONE DEL LUCCHESE]

Il Lucchese completò l'opera sua nella udienza del 20 Aprile, quando innanzi al Tribunale, disse che in Palermo si vedevano gironzare molte facce nuove venute per fare le squadre e la rivoluzione tra gli ultimi di dicembre e i primi di gennaio; che si erano fatti straordinarî acquisti di armi.

Messo alle strette s'imbroglia e si contraddice; si rifiuta per non violare i segreti di Ufficio, a scoprire la fonte delle sue notizie; ma oltre ai comuni confidenti di polizia, insinua che ebbe tutto comunicato da un membro del Comitato Centrale, completando la campagna da lui condotta contro uno dei tre membri del Comitato non arrestati immediatamente e che lasciava comprendere di non volere arrestare.

[UN'ENORMITÀ GIURIDICA]

La testimonianza orale di questo Comm. Lucchese fu tale, che la difesa domandò la sua incriminazione per applicazione dell'art. 214 del Codice penale. Quando il Tribunale si ritirò per decidere, furono molte le discussioni e i commenti; l'incriminato andò al banco della Stampa per giustificarsi; fu tale, però, l'accoglienza che se ne allontanò subito. Nessuno s'illuse sulla decisione che avrebbe presa il Tribunale; ma nessuno poteva aspettarsi una _ordinanza_ come quella che lesse il Presidente, poichè essa consacrava una enormità giuridica e morale colle seguenti parole finali: «_Il Tribunale dichiara veridica la deposizione del teste, la quale non può essere infirmata dalla cartolina scritta dal Pico e respinge l'istanza della difesa_». Tali parole furono accolte nell'aula da un mormorio prolungato, che in quel momento, a chi vi assisteva, potè sembrare un fremito di ribrezzo del popolo.

Per intendere tale impressione, ed anticipando la narrazione si deve aggiungere che di _questa cartolina di Pico_ sarebbe vero autore morale lo stesso Lucchese: se non la dettò, la lesse, la conobbe, l'approvò!

I testimoni. La loro sfilata è immensa; tra quelli di accusa ho notato, senza avere avuto la pazienza di rilevare la condizione di tutti: _sette_ prefetti, _un_ ex prefetto, _un_ consigliere delegato di Prefettura, _tre_ questori, _sei_ ispettori di pubblica sicurezza; e poi Delegati, ufficiali dell'esercito di ogni arma e di ogni grado, sindaci e proprietari, avversarî notissimi dei _Fasci_; e poi questurini e carabinieri; e poi pochissimi lavoratori, che o depongono su circostanze inconcludenti o smentiscono ciò che risultava avevano affermato nel processo scritto...

Quanta fosse la indipendenza di questi funzionarî-testimoni si può detergerlo dal caso occorso al Comm. Bondi, ex-prefetto di Catania e Messina: egli fu messo a disposizione del ministero per punirlo, si dice, di avere deposto in parte favorevolmente agli accusati.

Tra i testimoni a difesa stanno deputati di ogni colore--da Pierino Lucca a Prampolini, da Imbriani a Tasca Lanza, da Cavallotti a Paternostro, da Florena ad Altobelli,--consiglieri provinciali e comunali, proprietarî, avvocati, medici, ingegneri, farmacisti, commercianti--insomma il fior fiore delle intelligenze e del carattere di ogni angolo della Sicilia e di altre regioni d'Italia.

Da un questore Lucchese e da quella razza di testimoni d'accusa non furono raccolte che testimonianze e prove nelle quali c'era tutto meno che la verità e la serietà; dell'una e dell'altra non traspare neppur l'ombra della preoccupazione. E la magistratura tutte le gratuite e calunniose asserzioni, tutti gli elementi innocenti accettò come prove irrefragabili della colpevolezza degli imputati; le accettò senza alcun beneficio d'inventario.

[GLI ELEMENTI ... PIÙ SERII DEL PROCESSO]

Gli elementi più serî, a prima vista, sono le lettere di Cipriani a De Felice e a Petrina; molte rimontano al 1890, al 1888; ma di tutte l'uno e l'altro fecero un minuzioso esame, che distrusse le induzioni dell'accusa, come si vedrà, non rimanendo di assodato che questo solo: Cipriani desiderava la rivoluzione.

Si parlò di un _terribile_ appello dello stesso Cipriani ai Siciliani; ma era tanto criminoso e pericoloso che la _Giustizia Sociale_ lo aveva a suo tempo pubblicato senza essere sequestrata e processata.

Si fece una colpa a De Felice di un discorso pronunziato... in ottobre, a Casteltermini; ma vi fu denunzia e processo a suo tempo e la Camera di Consiglio del Tribunale penale di Girgenti non trovò luogo a procedere. Il pubblico ministero appellossi... dopo proclamato lo stato di assedio e iniziato il _processo mostruoso_.