Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
Chapter 16
Pasquale Villari nelle sue splendide _Lettere Meridionali_, riassunse coll'usata sua acutezza tali discussioni, che deve rileggere chiunque voglia ora giudicare rettamente su i casi di Sicilia e apprendere pure di quanto gli uomini di ordine e di governo di allora fossero superiori a quelli di oggi.
Posteriormente c'è stato un altro scrittore, che è ritornato sullo stesso argomento ed ha raggruppato i fatti e le considerazioni in guisa tale che meravigliosamente si adattano agli ultimi avvenimenti della perla del Mediterraneo.
Vale la pena di arricchire questa collezione di documenti con i seguenti brani del Turiello: «Il feudalismo lasciò più viva che altrove nell'Italia meridionale la differenza _fra la plebe_.... Il bilanciarsi più o meno velato dell'autorità regia, tra la plebe e la borghesia, rimane la chiave dei rivolgimenti napoletani di tutto il periodo corso dal 1806 al 1861, quando il brigante Crocco a Menfi, seguito da migliaia di villani per l'ultima volta tentò la restaurazione borbonica!......
[LA LOTTA TRA LE CLASSI]
«Alle rumorose sollevazioni sociali in veste politica, che seguirono dal 1806 in poi, sotto nome di brigantaggio, bisognerebbe aggiungere, per intendere la condizione reale della _opposizione dei due ceti_ in molte delle nostre campagne, la ricerca e l'enumerazione minuta _d'infiniti casi di sollevazioni locali di contadini, a fin di dividersi terre controverse, in ogni periodo in cui parve meno vigorosa in queste provincie l'autorità dello Stato_.»
«Il grosso brigantaggio tra il 1864 e il 1866 venne meno. _Ma le cagioni della lotta feroce non iscemarono di poi_, se non qua e colà dove scemarono con i popoli gli odî delle campagne per la cresciuta emigrazione.... E, installato un nuovo ordine di cose, il voluto regime di libertà, il feudalismo di _nome_ fu abolito nelle provincie meridionali, ma non di fatto. Le condizioni dei lavoratori pessime e vivissima _la lotta aperta_ o _l'antagonismo latente tra le classi_.
«Nè mancarono _manifestazioni delittuose collettive_ negli ultimi tempi, quando non esisteva più il vero brigantaggio.--_Incendî numerosi ed estesi, uccisioni di bovi_ avvennero nel 1877 negli Abruzzi e nel Salernitano, in odio _a ricchi proprietari_ spesso usurpatori di terreni comunali... Altrove, come in un comune di Basilicata, i contadini si sono confederati in setta di mutuo soccorso per false testimonianze, sempre benevole al proprio ceto in caso di liti coi possidenti, per offese private o per quistioni demaniali....»
E perchè ciò? Perdio, come dice il Franchetti, gli abbienti delle Calabrie e della Basilicata _sono oppressori disonesti senza averne coscienza_...
[UN PARALLELO CON L'IRLANDA]
C'è di meglio ancora; c'è un isola che più volte si è paragonata alla Sicilia: l'Irlanda. Nell'isola verde la lotta dura da un secolo; le dimostrazioni, i tumulti, le intimidazioni da un secolo vi si alternano colle repressioni violente e colle leggi eccezionali: lo stato di assedio vi fu proclamato _cinquanta volte_ in novantanni circa e sempre inutilmente!
Perchè ciò? Riassumo un lato delle condizioni dell'Irlanda colle parole di un conservatore: del Fournier. I contadini vi sono miserabilissimi, irregolarmente impiegati e male pagati dai fittaiuoli..., le loro abitazioni consistono in un sol vano, che serve al tempo stesso per preparare gli alimenti e per dormire--come in Sicilia. Molti dividono l'abitazione colle bestie da soma, col porco, col pollame--come in Sicilia. Tali abitazioni sono appena chiuse; qualche volta non hanno vetri alle finestre; un foro nel tetto lascia passare il fumo--come in Sicilia. Sono malvestiti e male forniti in quanto a letto e ad utensili domestici--come in Sicilia. Le relazioni dei fittaiuoli coi contadini sono molto tese e i primi si mostrano più arroganti dei membri dell'aristocrazia--come in Sicilia: sempre!
Il Fournier continua: «Il contadino irlandese sa ch'egli è il più male alloggiato, il più mal vestito, il più mal nutrito dell'Europa occidentale ed insorge contro questa situazione.... Su questo popolo eccitato dalla miseria e dalle privazioni, dal timore e dalla collera gli _agitatori_ hanno buon giuoco....»--come in Sicilia.
[LE PROTESTE]
E come in Sicilia i tumulti si succedono con vertiginosa rapidità e vi si formano associazioni ora legali ora segrete e criminose, che spesso si sostituiscono al governo e dal governo sono più temute e più rispettate. Sorgono perciò i _fanciulli bianchi, il ribbonismo, i molly-maguyr, i feniani_, la _Land league_. Alcune di queste associazioni, specialmente quella dei _molly-maguyr_, per gli statuti, pei principi, per la esplicazione criminosa della loro azione si rassomigliano maravigliosamente alla _mafia_.
Vediamo che cosa fa la più legale e la più celebre di quelle associazioni: La _Land-league_ col suo Re senza corona, Parnell.
Siamo nell'autunno del 1880. Tutte le domeniche in sette o otto punti dell'Irlanda, le popolazioni si affollano attorno ad un palco improvvisato; ogni villaggio arriva preceduto da un corpo di musica e da bandiere, sulle quali stanno gli emblemi dell'Isola Verde. Chi in questo non riconosce le passeggiate dei Fasci coi gonfaloni e colle fanfare da un paese all'altro?
A chi quella folla attorno un palco non richiama alla memoria i discorsi che hanno suscitato tanta ira e tanta indignazione nei conservatori e nei progressisti d'Italia?
Sin qui la rassomiglianza; ma ad un certo punto la _Land-league_ si spinge ad atti collettivi e continuati, cui non giunsero i _Fasci_.
[LA RESISTENZA DELLA LAND-LEAGUE]
Infatti la _Land-league_, che ha la sua gerarchia, i suoi comitati, il suo bilancio, la sua cassa rifornita continuamente dalle generose contribuzioni degli Irlandesi degli Stati Uniti, organizza la resistenza multiforme contro il governo e contro i grandi proprietari--i _land-lords_.
I _land-lords_ non possono più esercitare i diritti che l'_atto_ del 1870 loro lasciava; essi non esigono più i fitti, sia perchè gli affittaiuoli non possono pagarli, sia perchè non lo vogliono sembrando loro esorbitante. Se i proprietari tentano procedere ad un sequestro o di fare eseguire un decreto di espulsione la popolazione si ribella ed occorre il concorso della fanteria e della cavalleria per proteggere le esecuzioni.
Quando la espulsione è stata effettuata e la terra rilasciata, la _land-league_ impedisce ad altri contadini di prenderla e tanto l'amministratore, che ha provocato l'espulsione quanto gli affittaiuoli che contravvengono alla proibizione della _land-league_ vengono _boicottati_, cioè trattati come gli scomunicati dei secoli scorsi, messi all'ostracismo: persino i bottegai negano loro di vendere le mercanzie e gli operai il lavoro.
Talvolta la vendetta popolare non si arresta a questo, ma perfino la notte vengono visitati da persone armate e mascherate; vengono minacciati con lettere anonime o a viva voce e così lo spavento si spande dappertutto perchè le minacce vengono seguite dai fatti: dall'incendio e dall'assassinio. In tempi ordinarî la giustizia colpisce i rei; ma è impossibile procedere contro una intera popolazione. Perciò in Irlanda o per amore o per timore i contadini diventano complici dei reati agrari; non si trovano testimoni a carico degli accusati e su 155 reati constatati non si poterono colpire che 32 persone. Così la giustizia criminale viene paralizzata in una alla civile per opera della _land-league_.
Un ultima osservazione per coloro che ignorano la storia dell'Irlanda: il socialismo in massima fu estraneo alla nascita di tutte le associazioni irlandesi, nelle quali predominò invece il sentimento di razza e l'antagonismo religioso: i cattolici irlandesi di origine celtica non si seppero mai rassegnare al giogo dei protestanti inglesi di razza anglosassone.
[LE STESSE CAUSE DANNO GLI STESSI EFFETTI]
Il parallelo tra l'Irlanda e la Sicilia potrebbe essere continuato e riuscirebbe oltremodo istruttivo nella parte politica; ma ciò mi pare che basti per dimostrare che senza il menomo intervento del socialismo le stesse cause hanno prodotto gli stessi effetti che in Sicilia. In Irlanda e in Sicilia riescono gli _agitatori_ perchè il terreno è adatto e fatalmente devono sorgere con qualunque nome e sotto qualunque bandiera.
A coloro che per ignoranza o per malafede non sanno scorgere nei tumultuosi fenomeni sociali che la mano di sobillatori ripeterò le parole dell'arguto Gian Luigi Courier: _les vrais sèditieux sont ceux qui en trouvent partout_.
[GLI ECCITAMENTI NELLE RIVOLUZIONI]
Questo mio modo di vedere è il prodotto della sincera convinzione che mi sono andato formando colla osservazione dei fatti; nè la enuncio ora per comodità di difesa di amici politici e di avvenimenti ad essi voluti intimamente connettere, ma la manifestai, ampiamente e in termini identici, dieci anni or sono quando ero ben lungi dal prevedere le dolorose contingenze odierne. Allora riportai un caratteristico brano del Montchretien--uno scrittore francese del secolo XVII--e nell'occuparmi dei rapporti tra rivoluzione ed evoluzione conchiusi con queste parole, che tornano più che mai opportune adesso: «Gli scoppi, i cataclismi non avvengono per gli eccitamenti di coloro, che la rivoluzione predicano come una teoria, come unico mezzo di salute. Essi da soli, colla decisa _intenzione_ di provocarla, non approderebbero all'intento, quando anche fossero assai più numerosi di quel che sono, se altre condizioni determinanti non esistessero. Non si designino quindi alla pubblica esecrazione e non si rendano responsabili di avvenimenti, che si svolgono indipendentemente dalla loro volontà!»[50]
NOTE:
[47] Mi consta con sicurezza che iniziato il periodo della reazione le autorità militari dell'isola volevano ad ogni costo farmi arrestare. Devo la libertà a qualche eminente magistrato; ed io che ho sentito e sentirò il dovere di biasimare la magistratura in più occasioni, sento per questo l'obbligo di manifestare pubblica e sincera riconoscenza.
[48] _Le condizioni_ ecc., p. 80. Erra di gran lunga il Di San Giuliano quando afferma che le condizioni della provincia di Catania sono le più tristi, poichè assai peggiori sono quelle del resto della Sicilia.
[49] Abolirono tasse locali, le ridussero, soppressero alcune spese facoltative nei primi di Gennaio 1894 i municipî di Marsala, Trapani, Canicattì, Gibellina, Misilmeri, Termini-Imerese, Cefalù-Diana, Castrofilippo, Gratteri, Ravanusa, Casteltermini, Montevago, Aragona, Menfi, Cinisi, Bisacquino, Vita, S. Biagio-Platani, Piazza-Armerina, Carini, Santa Ninfa, Castellammare, Ribera, Sambuca-Zabut, Aidone, Modica, Chiaromonte-Gulfi, Francofonte, Francavilla, S. Giovanni-Gemini, Calatafimi, Villarosa, Licata, Caltanissetta, Resuttano, Alimena, Collesano. Villafrati, Lercara, Malvagna, Ciminna, Baucina, S. Mauro-Castelverde, Valledolmo. La lista è tutt'altro che completa e sarebbe assai istruttivo che lo fosse e fossero note le concessioni fatte in seguito ai tumulti.
Avverto che in generale la stampa di tutta Italia non si è ingannata sulle cause che generarono i tumulti siciliani. A Roma il _Fanfulla_, _l'Opinione_, _il Diritto_ le esposero sommariamente ed esattamente. Vanno poi specialmente ricordati per onestà e precisione d'informazioni: _Il Secolo_ e il _Corriere della sera_ di Milano, _Il Resto del Carlino_ di Bologna, _La Tribuna_, il _Messaggero_ e _Il Popolo Romano_ di Roma. A questi giornali, ai loro direttori e corrispondenti va data una sincera parola di lode.
Il La Loggia ha fatto una diligente statistica delle cause che determinarono le principali dimostrazioni e i tumulti da gennajo 1893 a gennajo 1894, che mi pare importante riprodurre dal _Giornale degli Economisti_ (marzo 1894): divisione demanii comunali 1, cause politiche 2, tasse locali 48, patti agrarî 7, patti minerarî 1, prepotenze amministrative 2, prepotenze di autorità politiche 4, mancanza di lavoro 1, contratto di lavoro 1.
[50] N. Colajanni: _Il socialismo_. Catania 1884--p. 350 a 352 e 393.
XIX.
LE RESPONSABILITÀ
_c)_
IL GOVERNO
Al generale Corsi, che paragonò la Sicilia a una mina già preparata da secoli alla quale i _Fasci_ e gli agitatori socialisti diedero fuoco, si può rispondere, che più veramente la parte di miccia la fece proprio il governo.
Infatti, la responsabilità del governo è immensa; antica e recente; diretta e indiretta; positiva e negativa. Su quella, antichissima, che si deve considerare come vera opera di preparazione, non ritornerò, risguardando essa la formazione dell'insieme di quelle condizioni sociali descritte avanti; nè ripeterò ciò che venne esposto relativamente alla provocazione, la quale rappresenta una fase più recente.
[I RAPPRESENTANTI DEL GOVERNO]
Il governo è responsabile per la sua azione diretta e che fa capo a Roma, e ancora di più per quella dei suoi rappresentanti locali, ora disonesti ora inetti--partigiani sempre--contro ai quali gli uomini più eletti dell'isola protestarono in ogni tempo invocandoli migliori. Di quanto fecero i prefetti e la polizia risponde il governo centrale, non solo per le ragioni che derivano dallo stesso regime parlamentare, ma ancora di più per la impunità che quello ha voluto sempre concedere ai suoi subalterni, e per l'incoraggiamento dato al malfare coi premi e le promozioni in ragione diretta della audacia mostrata nella violazione delle leggi e di quei principi fondamentali, che--anche se non regolati esplicitamente da leggi speciali, come vorrebbe lo Statuto, e come sarebbe il caso quanto al diritto di associazione e di riunione--dovrebbero pure far parte del diritto pubblico di un paese, che creda di vivere sotto il libero regime rappresentativo.
[L'IMPUNITÀ DELLE CLASSI DIRIGENTI]
La responsabilità di questa ultima fase di esplosione che ricade sul governo per l'inettitudine e per l'imprudenza dei suoi agenti potrei io dimostrare con molti esempi. Mi limito solo ad accennare a quel tal delegato di Racalmuto, il quale medita stupidamente ed eseguisce una aggressione illegale contro una folla di un migliaio di cittadini, avendo _due soli_ carabinieri e ch'è premiato, di poi, per essersi ecclissato nel momento critico del pericolo; e al delegato di Valguarnera che ordina ad altri due carabinieri di far fuoco contro un assembramento di parecchie migliaia di persone già eccitate; e faccio anche menzione di quel Prefetto di Trapani, che perdette del tutto la bussola appena ebbe notizia dei primi tumulti, rimanendo in balia degli eventi come fece il suo collega di Napoli nell'agosto del 1893: e di tanti altri funzionarî di polizia--specialmente della provincia di Caltanissetta--che si sono chiariti di una inettitudine superlativa nella ricerca di delinquenti e nella repressione del delitto, ma audacissimi nel denunziare come _pericolosi_ i più onesti e pacifici cittadini, e che pur sono stati premiati più volte nonostante il contrario avviso della magistratura.
Infine, il governo è responsabile quale organo delle classi dirigenti per quello che fece e per quello che lasciò sempre fare ad esse impunemente; responsabilità grande, che viene riassunta dal generale Corsi con questo tratto breve ed efficace: «i più moderati dei sommovitori _non potevano fare a meno di pensare_: il governo e i gaudenti _promettono e dormono_; bisogna scuoterli, costringerli col coltello alla gola.» (p. 371). E davvero, come non scorgere tutta la efficienza che doveva venire dalla radicata e ben fondata convinzione che nulla c'era da sperare colle buone e colle vie legali dal governo e dalle classi dirigenti?[51]
[L'ALTO SENNO DELL'ON. GIOLITTI]
Quando si perviene alla vigilia della esplosione ed entra in iscena maggiormente l'on. Giolitti, corre il debito di dichiarare, che la situazione in Sicilia era assai cattiva; ma egli, che doveva risuscitare la bandiera sfatata della _sinistra_ con tutte le sue colpe e con tutti i suoi errori, ebbe il merito speciale di renderla addirittura pessima con tutto quel periodo di provocazione.
Egli peggiorò tutti i cattivi metodi di governo mettendo a disposizione dei deputati--divenuti tanti proconsoli in cinquantesimo--prefetti, delegati, ed anche magistrati! ed ottenendo, però, un risultato insperato e insperabile per altri titoli: una fedeltà, cioè, a tutta prova nei rappresentanti dell'isola, che coprirono e legittimarono ogni loro voto di fiducia in nome della sacrosanta ricostituzione dei partiti e della risurrezione della _sinistra_... fatta da uomini che erano stati i promotori e i campioni del _trasformismo_.
Avvenuta poi la tragedia di Caltavuturo, la cecità e la persistenza del governo negli antichi metodi, e la mancanza completa di opportuni provvedimenti divennero assolutamente criminose.
Ciò che c'era da temere, ciò che poteva verificarsi si era veduto coi fatti: Caltavuturo non fu che un primo sintomo di uno stato generale.
Era urgente provvedere allora e riparare; mostrarne almeno l'intenzione. Finalmente, gli avvisi, gli allarmi, le grida di gioia degli uni e di paura degli altri rompono l'alto sonno dell'on. Giolitti; ed ecco il governo cominciò ad accorgersi che in Sicilia c'era del fuoco serpeggiante che minacciava di propagarsi--assurgendo alle proporzioni di un grande incendio--e si avvide che questa ipotesi del fuoco sotto la neve non era un'immagine poetica, cui si prestava l'Etna maestosa e fumante, ma una realtà. Ma pure allora il Presidente del Consiglio non si svegliò del tutto: sbadigliò, e sbadigliò da vero ministro di polizia dei passati regimi, non sapendo vedere al di là della superficie e credendo che con semplici brutali repressioni la si potesse fare finita.
[UNA INSANA CONFUSIONE]
In Sicilia c'era una quistione di malandrinaggio di cui s'era occupato ripetutamente il Parlamento e la stampa; c'era la quistione sociale di cui i _Fasci_ erano una fioritura parziale; e l'una e l'altra preoccupavano i grandi proprietarî e le classi dirigenti. L'on. Giolitti credette dare un colpo da maestro confondendole e giudicando che i _Fasci_ non fossero che una speciale manifestazione del malandrinaggio e nella sua alta sapienza commise di studiare la quistione sociale al direttore generale della Pubblica Sicurezza. Così facendo--confondendo il moto sociale colla manifestazione criminosa--credette d'infangare il primo per discreditarlo, senza però d'altra parte nutrire la speranza di fare scomparire la seconda, che dalla insana confusione non poteva che ricevere incremento.
E per giudicare insana tale misura mi appello all'on. Di San Giuliano, che pur avendo fatto parte del gabinetto dell'on. Giolitti onestamente riconobbe: «che il peggioramento delle condizioni della pubblica sicurezza non è un effetto della propaganda, cui si devono i _Fasci_, ma tanto il successo di questa propaganda e i disordini che ne conseguono, quanto l'aumento dei furti e delle grassazioni sono effetti simultanei del disagio economico.» (op. cit. p. 14).
Il generale Corsi alla sua volta fece questa speciale e preziosa osservazione: «del moto dei _Fasci_ rimasero quasi affatto immuni i circondarî di Cefalù e Mistretta, _quelli appunto ch'erano in maggior sospetto di malandrinaggio_.» (p. 366).
[LA MISSIONE DEL SENATORE SENSALES]
Il senatore Sensales, pei suoi precedenti e pel posto che occupava, era certo il meno adatto di tutti a conoscere i mali e a suggerire confacenti rimedî.
Del resto, il direttore generale della Pubblica Sicurezza non mostrò alcuna intenzione di studiare e conoscere; percorse rapidamente l'isola da Palermo a Messina, sentì i prefetti, si fece ossequiare alle stazioni ferroviarie _per un minuto_ dai delegati suoi dipendenti, non chiamò notabili, non chiamò e non volle sentire gli oppressi. A Corleone soltanto--forte della coscienza del proprio retto operato--il Presidente del _Fascio_, B. Verro, si presentò da sè al Sensales per sottoporgli le doglianze e le ragioni, veri _cahiers_, dei lavoratori della propria regione. Onde il Direttore della pubblica sicurezza nulla vide, nulla apprese, che non avesse potuto sapere dai rapporti dei suoi dipendenti.
Quale fu, dunque, la sua missione; quale la sua opera?
Eccola: in una delle brevi soste del suo rapido e trionfale viaggio, a Girgenti--siamo già in ottobre, proprio alla vigilia dello scoppio--egli scopre «che alla fin fine miseria ce n'è stata sempre e ce n'è dappertutto; che i _Fasci_ non raggiungerebbero lo scopo politico-sociale cui miravano e sarebbero stati sciolti con mezzi che non poteva rivelare.»
Non rivelò i mezzi arcani, ma li lasciò intravvedere ai suoi intimi o almeno parlò loro un linguaggio così equivoco da farlo interpretare in questo modo:
Persecuzione agli elementi migliori dei _Fasci_ in modo che questi si sciogliessero spontaneamente, risparmiando al governo l'odiosa illegalità di scioglierli esso stesso. E la parola d'ordine data, pare che sia stata altrettanto semplice: _arrestare in qualunque occasione e per qualunque pretesto_!
E se non fu data in questa forma brutale la istruzione draconiana, i subordinati così ebbero ad intenderla e così la eseguirono.
[N'È DERIVATO...]
Vi furono funzionari onesti e vergognosi dell'opera che compivano, i quali da me rimproverati aspramente, mi confessarono con sincerità che essi eseguivano gli ordini dei superiori _arrestando ad ogni minima occasione, processando con ogni pretesto_! E ciò l'indomani del viaggio dell'on. Sensales. Il quale viaggio viene annunziato dal generale Corsi così: «l'infelice governo centrale mandò _un alto funzionario_ (siciliano) a vedere come stessero le cose. _N'è derivato...._» (p. 336).
I reticenti puntini sono del generale Corsi, che interrompe bruscamente i propri commenti e che lascia comprendere chiaramente che a proposito della missione del senatore Sensales e dei suoi risultati molte cose brutte sa e vorrebbe dire, ma non può.
Perchè si giudichi dell'effetto morale che poteva fare il contegno equivoco e misterioso del senatore Sensales bisogna esporre questi tratti del carattere dei siciliani quali li riferisce lo stesso generale Corsi: «Il siciliano ha bisogno di espansione, di franchezza, di verità.--Andategli a viso aperto colla verità, ed egli, foss'essa anche una condanna, vi si sottomette. Fategli comprendere l'inesorabilità di certe cose, e a lui basta questa sincerità.--Insomma coi Siciliani non bisogna adoperare sotterfugi, scappavie o che so io;--no, bisogna dir tutto e mantenere sia in bene che in male..... Se potete accordate; se non potete non andate per le lunghe, ma dite chiara e tonda la ragione.» (pag. 273).
La sapienza di governo dell'on. Giolitti non si limitò all'invio del senatore Sensales, che serbò il contegno meno adatto ad inspirare fiducia agli isolani; andò oltre, e continuando nell'applicazione del criterio che tutto dovesse ridursi a reprimere brutalmente il malandrinaggio creò le _zone_ e _sotto-zone_ militari.
[IL REGNO DELLA SCIABOLA]