Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
Chapter 14
Vennero i processi dinanzi ai _Tribunali di guerra_ e dileguaronsi i più lontani sospetti. Prete D'Urso fu arrestato per quarantottesco capriccio del senatore Sensales; e dell'arresto ho motivo di pensare che non fu contento lo stesso on. Crispi. Fu assolto da ogni accusa. Non pertanto lo stesso on. Presidente del Consiglio, cui giovava nella discussione sui casi di Sicilia evocare lo spettro del clericalismo per aggravare la mano sugli arrestati e impressionare meglio la Camera in proprio favore e farsi considerare come il difensore dell'idea italica, asserì che i capi del movimento socialista (alludeva al De Felice) si erano messi in relazione coi clericali del continente. Ma neppure sul continente dove nel Benzi si era andato a scovare un complice, si potè colpire un clericale o un prete e in tanta libidine di arresti e di processi non si arrestò e non si processò quell'avv. D'Agata, da Catania, che--secondo la polizia--era servito da pericoloso intermediario tra il De Felice e i clericali del continente! Nei processi, adunque, non si trovò e non rimase traccia dell'azione dei preti e del clericalismo nei moti di Sicilia. Quando la polizia accenna a sospetti su qualche prete, come sul Di Lorenzo di Gibellina, in essi vede uomini senza il menomo colore politico ed impegolati sino alle ciglia nelle ire e nelle contese dei partiti locali. E se qualche prete viene innanzi i tribunali militari, come l'Evola di Balestrate nel processo De Felice, depone contro i _Fasci_.
Con questa ultima e decisiva constatazione si potrebbe por termine ad ogni discorso sull'azione e sulla responsabilità del clero. Il clero, però, manifestò apertamente il proprio pensiero sui casi di Sicilia e giova in questa occasione e in questo punto, esaminarlo per una doppia ragione. Una è particolare: per vedere ciò che esso dice sulle condizioni dei lavoratori dell'isola e sulle cause che l'indussero a tumultuare; l'altra è generale: per conoscere quali sono le sue vedute sul socialismo e se esso segue l'indirizzo, che altri sacerdoti cattolici e protestanti hanno preso in altri paesi di Europa e di America.
Tra le manifestazioni pubbliche del basso clero siciliano non ho conoscenza, che di una sola, dell'opuscolo di un modesto prete di Contessa Entellina, già citato, il Genovese (_La quistione agraria in Sicilia_). Nel suo breve scritto c'è equità e c'è conoscenza esatta delle condizioni economiche delle varie classi dell'isola; ma non c'è pretensione alcuna, non assurge a considerazioni di ordine generale, nè si lascia trascinare ad inveire contro i vinti.
[L'ATTITUDINE DELL'EPISCOPATO SICILIANO]
Lodo sinceramente, e constato che il sacerdote Genovese è una eccezione. Ben diversa è l'attitudine dell'episcopato siciliano e di quei prelati, che delle cose di Sicilia si sono occupati, non escluso Monsignor Isidoro Carini, l'illustre bibliotecario della Vaticana, il cui scritto per altro (_La quistione sociale in Sicilia._ Roma 1894) è pregevole per tanti motivi ed è inspirato da sincero amore per l'isola natía.
Anzitutto cosa dicono i Vescovi nelle pastorali rivolte ai loro fedeli sulle condizioni dei lavoratori e sulle cause che determinarono gli ultimi tumulti? Cosa ne pensa Monsignor Carini, il cui giudizio ha tanta importanza perchè è quello di un siciliano di cuore e di mente e che occupa un posto così elevato nelle regioni del Vaticano?
[UNA PASTORALE DEL VESCOVO DI CALTANISETTA]
Comincio da Monsignor Guttadauro, vescovo di Caltanisetta, che parlò il primo e per la prima volta in ottobre 1893. Si può dire che meglio degli altri e conformemente ai suoi eccellenti precedenti parafrasò la celebre enciclica di Leone XIII, _De conditione opificum_, applicandola agli avvenimenti dell'isola. Nella sua prima pastorale constata che le «ragioni del malumore esistono e non si possono dissimulare. Il ricco per lo più abusa della necessità del povero, che viene costretto a vivere di fatica, di stento, di disinganno... Consiglia i reverendi parroci, naturali protettori dei poveri, a reclamare presso i proprietari ed i _gabelloti_, che si ristabilisca la giustizia e l'equità nei contratti, che si cessi dall'usura manifesta o palliata... che si ristabilisca l'equa proporzione tra il lavoro del contadino ed il capitale apprestato dai _gabelloti_, sicchè il raccolto risulti diviso giustamente...; che si mettano di accordo proprietarî e gabelloti e con equa transazione contentino le non ingiuste pretese dei lavoratori per impedire il desolante spettacolo della continua emigrazione dei poveri contadini, che vanno a cercar pane nelle lontane Americhe, ove raro è che trovino quel che desiderano... I reverendi parroci e predicatori ricordino in ogni occasione ai padroni e capitalisti l'insegnamento della Chiesa, che grida altamente, per bocca del sommo Pontefice, esser loro dovere: _non tenere gli operai in conto di schiavi; rispettare in essi la dignità dell'umana persona, del carattere cristiano; non imporre lavori sproporzionati alle forze o mal confacenti con l'età o col sesso_. Principalissimo poi tra i loro doveri è dare a ciascuno la giusta mercede, determinarla secondo giustizia, e _non trafficare sul bisogno dei poveri infelici_.»
[CIÒ CHE DICONO ALTRI VESCOVI]
Monsignor Blandini, vescovo di Noto, e Monsignor Gerbino, vescovo di Caltagirone, su per giù fanno le stesse confessioni sulla miseria dei lavoratori, sulla ingordigia e sull'usura dei ricchi, dei proprietarî, dei gabellotti. Del secondo è notevole questa frase: «Fra la ricchezza e la povertà dipendente da tutto e da tutti _quale libertà vi può essere_? Non è forse accettare o morir di fame?»
I rapporti tra proprietario e proletario sulla base della _libertà_ della economia ortodossa non potrebbero essere meglio espressi; nè i socialisti diversamente li formulano.
Monsignor Carini più esplicito riconosce che la Sicilia oggi è il paese che presenta maggiori riscontri coll'Irlanda; che nella divisione dei prodotti gabellotti e proprietarî fanno la parte del leone; che la miseria è grande; che la crisi non è transitoria e che infine ai miseri si è tolto il cielo e non si è data loro la terra, sicchè non c'è da maravigliarsi se la miseria leva il suo immenso vessillo nero e se ciò che dianzi era la sofferenza oggi diventa la disperazione.
Se nella diagnosi episcopale c'è unità e giustezza di vedute, non manca la concordia, almeno tra alcuni, nel predicare la rassegnazione, perchè alla fin fine i poveri ci sono stati e ci saranno sempre: _semper pauperibus habetis vobiscum_, esclama monsignor Gerbino con San Matteo.
E monsignor Blandini non sa capacitarsi perchè le miserie che ci sono state sempre, solo ora debbano riuscire a pericolosi ed imbarazzanti esplosioni. Qui monsignore, sebbene persona assai colta, solo per comodità di polemica--perchè la sua pastorale non è che polemica, anche nel titolo: _Il socialismo_--ha potuto dimenticare la storia che gl'insegna il contrario e che gli dice altresì, che la protesta odierna assume forme diverse per la coscienza dei diritti e della forza, che viene dalla istruzione e pel maggiore desiderio di eguaglianza economica, che venne acuita dalla uguaglianza politica ed un poco anche dalla religiosa. Che male c'è che gli uomini siano uguali in terra se dovranno esserlo in cielo, dove anzi i primi saranno gli ultimi e viceversa?
I vescovi siciliani, che consigliano la rassegnazione, si capisce che nella cura dei mali si debbano in prevalenza affidare al misticismo e debbano vedere la salvezza nel trionfo della religione e per essa nella restaurazione del potere temporale del papa. Monsignore Blandini--sia detto a suo onore--non manca però di avvertire, che certi sistemi curativi sono troppo pericolosi:
«Chi si affida nel ferro di ferro perirà, egli osserva saviamente; e l'esagerato militarismo dell'odierna Europa, quando meno vi si pensi e si tema, potrà accelerare la conflagrazione all'estero, la guerra civile all'interno. _Che vale rimettere in moto la ghigliottina e mozzare qualche testa?_»
[UN'ILLUSIONE DELL'ARCIVESCOVO DI MESSINA]
Monsignor Guarino, arcivescovo di Messina, non ha pubblicato alcuna pastorale, perchè la ritenne inefficace ma secondo un rapporto spedito al Vaticano ne ha diramate una ai preti suoi dipendenti, nella quale raccomanda rimedî pratici e la _via di fatto_ per mezzo del mutuo soccorso organizzato delle congregazioni religiose della sua arcidiocesi. (R. De Cesare: _Il vaticano e le presenti condizioni d'Italia. Nuova Antologia._ 1º Marzo 1894). Lo lascio nella dolce illusione di credere che sia stato il mutuo soccorso organizzato da lui a mantenere la calma nelle sua arci-diocesi--e non le diverse e note condizioni economiche della provincia di Messina--e constato la lodevole tendenza non mistica, ma terrena, nella cura dei mali.
[IL PROGRAMMA DI MONSIGNOR CARINI]
Monsignor Carini rende il necessario omaggio alle tendenze reazionarie riproducendo un brano del discorso tenuto dal Sommo Pontefice nella Basilica vaticana il 28 gennaio 1894 e il cui succo sta nel consiglio di _rifare il cammino a ritroso_; però in lui lo spirito moderno e il sentimento di umanità prendono il sopravvento nei particolari e suggerisce rimedî terrestri quali potrebbero esser dati da un accorto politico: non affidarsi alla libertà--_libertà funesta e che spesso è solo la libertà nel più forte di opprimere il più debole_--nel regolare i rapporti tra contadini, proprietarî e gabellotti; abolire il _Truck-system_, frenare l'usura, anzi estirparla dalle radici, risuscitare i monti frumentari; distribuire il credito con discernimento; combattere la funesta piaga dell'_assenteismo_; indurre i proprietarî a migliore coltura delle terre; dare istruzione più pratica e che non produca spostati; estendere all'agricoltura la giuria dei _probi-viri_; intraprendere una certa quantità di opere pubbliche per conto dello Stato per dare lavoro immediatamente agli operai disoccupati; temperare le asprezze dei tributi; correggere le amministrazioni comunali; regolare il lavoro e i salarî delle miniere, ecc., ecc. Questo è tutto un programma, che potrebbe sottoscrivere qualunque socialista di Stato. Si dirà, dunque, che l'episcopato siciliano segue, sebbene timidamente, quel socialismo cattolico, che ha tanti illustri ed eminenti cultori fuori d'Italia?
Così forse potrebbe essere se il clero italiano in generale e quello siciliano in ispecie non fosse di una deficienza deplorevole in fatto di studî economici; deficienza tale, che fa considerare lo sciopero da monsignor Gerbino come un _monopolio_ ingiusto del lavoro contro il capitale--dopo aver parlato della _libertà_ come sappiamo--che fa inculcare ai miseri il risparmio. È tale la deficienza in simili discipline, e la mancanza di conoscenza del movimento contemporaneo, che lo stesso Monsignor Carini, mente tanto superiore a quella degli altri suoi colleghi, se da un lato afferma che le società di resistenza inglesi o americane non hanno mai preso alcun colore politico o socialista--e l'affermazione è dimostrata inesatta dalla storia dei _Cavalieri del lavoro_ in America e del _nuovo unionismo_ in Inghilterra--dall'altro vorrebbe attuare tutta la serie delle riforme suenunciate _pur non attentando menomamente all'antica rigidità del diritto quiritario_.
[GLI ERRORI DELL'EPISCOPATO]
Se questi soli fossero gli errori dell'episcopato, sarebbero attribuibili esclusivamente al grado della loro coltura economica e non lo intaccherebbero dal lato morale. Esso, però, contraddicendo alle sue premesse mise la sua influenza--danneggiando se stesso più che giovando agli altri--a disposizione delle classi dirigenti e del governo, ripetendo in Sicilia l'attitudine serbata dal Papato in Irlanda, in Polonia, dovunque i doveri della religione cristiana gl'imponevano di dichiararsi pel popolo, pei deboli, pegli oppressi, contro i forti, contro gli oppressori, contro il governo. E perciò i vescovi di Sicilia scagliano unanimemente fulmini e invettive, talora volgari, contro il socialismo e i socialisti, contro i _Fasci_ e i loro soci; attribuendo loro anche le colpe non commesse; ed è doloroso che ciò abbiano fatto quando gli accusati, anzi i calunniati, non avevano la possibilità della difesa, perchè a migliaia essi erano stati mandati in prigione e a domicilio coatto, e alla stampa era stato messo un ferreo bavaglio, mentre gli accusatori erano protetti dal regime eccezionale dello Stato di assedio.
Questo contegno, sebbene temperatamente, assunse anche Monsignor Guttadauro--e me ne duole per l'uomo veramente rispettabile--che nella seconda pastorale del 7 febbraio parla di plebi fatalmente illuse da istigatori malvagi, di ree dottrine ecc., ed assume proporzioni di sconveniente diatriba, che potrebbe essere sottoscritta da Yves Guyot, nel Vescovo di Noto. Monsignor Blandini, confonde nientemeno socialismo e massoneria, e chiamando la seconda _esercito di Satana, malvagia e ria setta, la quale ha scelto a suo grande architetto il diavolo, a gerofante il giudeo_ scende giù giù sino a voler rinchiudere _caritatevolmente_--l'aggettivo è suo--nel manicomio i socialisti; a definire _stoltizia_ l'aspirazione a democratici ordinamenti e ad una più equa ripartizione dei beni della terra, in un momento in cui si corre il pericolo di vedere divenire _homo homini lupus_ e ad indignarsi--poco cristianamente--contro l'abnegazione e l'altruismo dei nihilisti russi e dei comunisti francesi _perchè non appartengono mica alla classe dei diseredati_. E dire che la temperanza del giudizio e del linguaggio era più che in altri da attendersi in monsignor Blandini che stoicamente aveva esclamato: _è da sciocco lamentare la tristizia dei tempi, quando, al dire di Sant'Agostino_, TEMPORA NOS SUMUS!
[L'ARCIVESCOVO DI PALERMO]
L'arcivescovo di Palermo, monsignor Celesia non volle esser da meno dei suoi inferiori e sferzò anche lui i _mestatori anarchici o socialisti_--che per lui sono tutta una cosa!--e se la prese anche colla soppressa _Giustizia sociale_.
Di che il generale Morra di Lavriano e della Montà gli si mostrò riconoscente, e appena pubblicata la pastorale si recò al palazzo arcivescovile a ringraziarne l'autore mentre l'on. Crispi probabilmente incoraggiava qualche onoranza a Giordano Bruno.
[I VESCOVI SICILIANI E I PRELATI STRANIERI]
È strano che i vescovi siciliani--interpreti e seguaci di quelli del continente--abbiano tenuto un linguaggio ed una attitudine cotanto diversa da quella tenuta da illustri cattolici e da eminenti prelati stranieri--da monsignor Ketteler al canonico Maufang, dall'abate Hitzig al prete Mac Glynn, dal De Curtius e Lamoignon, a tutti gli scrittori, laici o ecclesiastici, dell'_Association catholique_.[46]
Di questa diversità è bene addurre alcune testimonianze scegliendole tra le più recenti. Così il Mac Glynn curato cattolico di New-York e seguace di Henry George, nel 1887 all'invito del suo vescovo di moderare la propaganda rivoluzionaria rispose: «ho sempre insegnato e insegnerò sempre nei miei discorsi e nei miei scritti, sino a quando vivrò, che la terra è di diritto la _proprietà comune_ del popolo e che _il diritto di proprietà individuale_ sul _suolo_ è opposto alla giustizia naturale quantunque sanzionato da leggi civili e religiose. Vorrei subito, se lo potessi, far modificare le leggi del mondo intero in modo da confiscare la proprietà individuale senza alcuna indennità per i sedicenti proprietarî.»
Il cardinale Manning morì esclamando: «l'attuale società è selvaggia ed anti-cristiana e soltanto un socialismo cristiano può redimerla e salvarla.»
[LA FEDE NELL'AVVENIRE DEMOCRATICO]
Monsignor John S. Vaughan, arcivescovo di Westminster, perciò successore del Cardinale Manning, in un articolo (_The social difficulty_) pubblicato nella Dublin Review (Febbrajo 1894) non esita a dichiararsi socialista convinto; monsignor Keane, Vescovo di Richmond riconosce che «avviene un rivolgimento radicale sia nel metodo dei governi degli uomini, sia nelle relazioni della vita. Queste mutazioni possono riassumersi in una parola: è _l'era della democrazia_, della sovranità dei poteri popolari, della preponderanza del quarto stato. Non è qui il luogo d'esaminare la ragione filosofica di questa rivoluzione; ci basta di stabilire e di accertare un fatto, che non si può mettere in discussione e di esprimere la convinzione, che _questo fatto non è opera del caso, nè del demonio_, MA SI COMPIE PER DISEGNO DELLA DIVINA PROVVIDENZA.»
E monsignor Carini, da cui riporto le citate parole del Keane, esprime la stessa fede nello avvenire democratico di Europa e del mondo.
Oh! dite, Monsignor Blandini: manderete _caritatevolmente_ al manicomio tanti altri vostri superiori o fratelli in Cristo, che vedono un'opera della divina provvidenza in ciò che voi considerate come l'opera di Satana?
[SOCIALISMO E CRISTIANESIMO]
Nè si dica che sono in errore i socialisti cattolici; perchè la dottrina socialista--senza che con ciò s'intenda darle nuovo vigore--è conforme alla dottrina di Cristo (che minacciava il terribile: _Vae divitibus!_), a tutti gl'insegnamenti dei primi e più eminenti padri della Chiesa. Il socialismo integra il cristianesimo, per un certo verso, in quanto che cerca dargli la sanzione terrestre. Possono, adunque, i prelati che lo combattono rendere dei servizî al governo e alle classi dirigenti, non parlare nel nome del loro Dio!
E di questa rinnegata loro missione come italiani possiamo essere contenti, perchè se il clero cattolico di fronte al socialismo assumesse un contegno diverso, data la situazione politica e le pretese di restaurazione del potere temporale, esso costituirebbe un pericolo per la patria nostra!
NOTE:
[46] Chi avesse vaghezza di conoscere il movimento del socialismo cattolico ricorra al bel libro che vi ha consacrato F. S. Nitti.
XVIII.
LE RESPONSABILITÀ
_b)_
I FASCI
Coloro che hanno seguito le discussioni della stampa e della Camera dei Deputati, da un anno in qua, conoscono che prima l'on. Giolitti e poscia l'on. Crispi, pur non essendo d'accordo tra loro su certi punti, hanno fatto di tutto per riversare ogni responsabilità degli avvenimenti di Sicilia sui _Fasci_, sul socialismo, sui _sobillatori_. L'esame dei fatti dà a questa accusa una smentita altrettanto recisa quanto alla precedente, relativa all'azione del clero.
[IL CRITERIO SPERIMENTALE]
Questo giudizio è strettamente sperimentale e la enunciazione sua è _a posteriori_. Non a caso accenno al criterio sperimentale col giudizio _a posteriori_; ciò è indispensabile nel momento in cui tutti s'impancano a positivisti, pur facendo strazio del positivismo nelle applicazioni, o creandone uno di sana pianta per comodità dei governanti e delle classi dirigenti.
Si sa che Claudio Bernard dette il più chiaro concetto dello sperimentalismo nelle scienze fisico-chimiche e nelle biologiche--per quanto tra queste ultime le induzioni siano assai meno rigorose ed esatte che tra le prime, perchè le condizioni dello sperimento sono assai più complesse e ne intervengono parecchie, che possono passare inosservate, quantunque alterino i risultati.
Nelle scienze politiche e sociali il criterio sperimentale si può applicare più difficilmente, o meglio quello che si applica è d'indole diversa, ma conserva sempre un grandissimo valore. Poichè, se sugli uomini e sulle umane società non si possono fare quelli esperimenti _in corpore_ e in _anima vili_, che si fanno nelle scienze fisiche, chimiche e biologiche, riproducendo artificialmente ed a beneplacito dello sperimentatore le condizioni volute, per vedere se sono seguite sempre da certi dati risultati,--sicchè tra le une e le altre si stabilisca con certezza il rapporto come tra _causa ed effetto_--pure, colla osservazione ripetuta di certe condizioni che si presentano spontaneamente nel corso della vita delle nazioni e degli aggregati umani e che producono o meglio sono seguiti quasi sempre da certi dati avvenimenti si può dire che anche nelle scienze politiche e sociali si applicano i criterî sperimentali. Nelle medesime, senza riprodurre qui tutte le distinzioni metodiche dello Stuart Mill--riprodotte e illustrate tra noi dal Gabaglio a preferenza di tanti altri--si può affermare che la storia e la statistica suppliscono i reagenti chimici, le pile elettriche, gli scalpelli anatomici, le iniezioni, le asportazioni di organi, ecc.
La convergenza dei risultati positivi e negativi nella osservazione dei fatti sociali vale, perciò, a fare ammettere sperimentalmente il rapporto come tra causa ed effetto tra certe condizioni--e sul proposito è noto che le induzioni hanno tanto maggior valore, quanto più numerose sono le condizioni identiche o rassomiglianti--e certi avvenimenti consecutivi.
Questo criterio sperimentale applicato ai casi di Sicilia esclude l'azione dei _Fasci_, della propaganda socialista, dei sobillatori o la riduce alle sue vere proporzioni.
[UN PRIMO RISULTATO DELL'OSSERVAZIONE]
Il primo risultato che si ha dalla osservazione dei fatti è significativo: nella provincia di Messina ed in alcune parti della provincia di Catania dove predomina una mezzadria meno adulterata e forme di contratti agrarî relativamente eque, dove i rapporti tra le varie classi sociali sono improntati ad una certa umanità, dove il benessere economico dei lavoratori della terra è maggiore, nei centri agricoli o non sorgono i _Fasci_, o vi si mantengono in minuscole proporzioni: e quando vi sorgono e vi attecchiscono nè trasmodano, nè ricorrono a manifestazioni che possano dare occasione alle osservazioni dei loro avversarî e pretesti di accuse e calunnie alle autorità zelanti e alle permalose classi dirigenti. Questa osservazione recente va a completare--e nel contempo ne riceve maggior luce--l'altra fatta da me stesso circa dieci anni or sono sui rapporti tra la delinquenza e le condizioni sociali. Allora scrissi che nella provincia di Messina la maggiore divisione della proprietà, la maggiore quantità di terreni coltivati intensivamente ad agrumeti, a vigneti, ad uliveti con maggiore partecipazione dei lavoratori ai prodotti della terra assicurava alle medesime condizioni morali migliori che nel resto dell'isola. (_La delinquenza della Sicilia_ ecc., p. 53 a 57).
Parimenti dove i _Fasci_ sono bene organizzati e consolidati nella loro compagine da una vita più lunga; dove c'è una certa coltura e vi prevalgono e vi sono ascoltati gli elementi schiettamente socialisti--Catania, Palermo, Messina, Marsala, Trapani, Corleone, Piana dei Greci ecc., la calma non manca, l'ordine non viene turbato, la disciplina viene rispettata, la parola dei capi viene religiosamente ascoltata.
[L'ORDINE E L'ELEMENTO SOCIALISTA]
Si può costatare positivamente l'azione moderatrice dei _Fasci_ e dei socialisti in più luoghi; ad essi si deve se si riesce a mantenere l'ordine a Salemi, a Salaparuta, a Castrogiovanni, a Villarosa, a Riesi, in tutta la provincia di Catania, per molto tempo o durante tutto il periodo dell'agitazione e dei tumulti, anche nell'assenza delle truppe, colla impotenza, colla inettitudine e non ostante le provocazioni delle autorità politiche e delle classi dirigenti.