Garibaldi, Vol. 2 (of 2)

Part 47

Chapter 473,541 wordsPublic domain

[46] La diceria fu accolta da parecchi ed anche in molte parti dall’acutissimo Zini. Pure bastava il semplice fatto della posizione rispettiva dei bastimenti per chiarirlo _dell’errore_. I vapori inglesi erano la corvetta _Argus_ e l’avviso _Intrepid_: il primo era ancorato alla punta del molo; il secondo più entro terra verso scirocco; lo _Stromboli_ si mise di traverso al porto; era dunque materialmente impossibile, finchè i bastimenti inglesi stavano fermi nei loro ancoraggi, che essi potessero impedire il tiro dei bastimenti napolitani.

[Illustrazione: Posizione dei bastimenti]

La fiaba poi fu smentita, prima da un rapporto del capitano Marryatt, comandante dell’_Intrepid_; poscia da una esplicita dichiarazione di Lord John Russel, ministro degli esteri di S. M. Britannica, fatta alla Camera dei Comuni nella seduta del 21 maggio 1860:

«_Lord John Russel_. Il mio onorevole amico mi fece una domanda relativa allo sbarco di Garibaldi ed a due vascelli inglesi, che, secondo alcuni telegrammi, dicono avrebbero protetto lo sbarco di quegli uomini. Ebbene, io ricevetti oggi dall’Ammiragliato il dispaccio telegrafico dell’ufficiale comandante uno di questi vascelli, l’_Intrepid_. Gli onorevoli signori devono sapere che in Marsala vi sono molte case inglesi, e che da tempo, quando si attendeva un’insurrezione nella Sicilia, e specialmente poi quando corse la voce che Garibaldi vi sarebbe andato, erano spôrte dimande al Ministero degli esteri ed all’ammiraglio Fanshawe, che comanda sul Mediterraneo, di mandare vascelli per proteggere le proprietà inglesi nei luoghi dove si trovassero sudditi britannici. Quindi è che l’ammiraglio Fanshawe mandò l’_Intrepid_ e l’_Argus_ a Marsala. L’_Intrepid_ vi giunse, io credo, agli 11; ma non ebbe tempo a fermarvisi molto prima che giungessero due vapori mercantili colle forze di Garibaldi, che cominciarono tosto a scendere a terra. Mentre ciò succedeva, due bastimenti da guerra napolitani, un vapore ed una fregata, s’avvicinarono a Marsala. Ma questo ufficiale dice che, sebbene questi bastimenti potessero far fuoco sui vascelli e sugli uomini durante lo sbarco, nol fecero.

»Non dice, nulla sapendo della storia, che poi fu messa in giro, che i bastimenti inglesi impedissero i Napolitani da fare fuoco; ma dice che, sebbene questi avessero l’opportunità di far fuoco sui vascelli e sugli uomini, nol fecero.

»Dice inoltre che, dopo che gli uomini furono sbarcati, e che i vapori mercantili ebbero sbarcate tutte le truppe di Garibaldi, l’ufficiale comandante il vapore napoletano venne da lui a richiederlo di mandare un battello inglese a prendere possesso di quei vascelli. L’ufficiale inglese, il capitano Marryatt, ben con ragione vi si rifiutò (_Hear, hear_). Egli non aveva istruzioni che lo autorizzassero a prendere quei vascelli, ed a partecipare in quella faccenda. Le sue istruzioni erano, come sempre è stata la condotta del Governo inglese, di osservare una perfetta neutralità nel conflitto ora insorto (_Hear, hear_). Perciò, sebbene questo ufficiale non dia formale diniego (per nulla conoscendone l’esistenza) all’allegazione che i suoi bastimenti all’àncora impedissero il fuoco dei vascelli napoletani, possiamo inferire dalla sua relazione che tale non fu il caso. Sembra che il capitano napoletano lo richiedesse di richiamare da Marsala qualunque dei suoi ufficiali fosse a terra, e che egli immediatamente innalzasse un segnale per tal fine, e che quando i suoi ufficiali furono a bordo, sia stato aperto il fuoco contro Marsala dai bastimenti napoletani. Ciò potrebbesi ravvisare come un atto di cortesia internazionale per parte del capitano napoletano, ma punto non implica che i bastimenti inglesi si opponessero al suo fuoco. Non risulta che l’ufficiale inglese eccedesse in modo alcuno il suo dovere. Egli si ritrova colà nello scopo di proteggere gl’interessi britannici e nulla fece di più.»

[47] Otto secoli precisi. I Normanni di Ruggiero sbarcarono la prima volta in Sicilia nell’inverno, e la seconda nella primavera del 1060. Nessuno de’ vecchi cronisti siciliani accertò il loro numero: chi li fa trecento, chi quattrocento, chi seicento e più; certo che i quaranta sono pura leggenda.

[48] _Noterelle d’uno dei Mille, edite dopo vent’anni_, di GIUSEPPE CESARE ABBA. Bologna, 1880, pag. 60.

[49] ZINI, _Storia citata_, pag. 605.

[50] Vedi _I Mille_ pag. 26.

[51] _Vita di Nino Bixio_, pag. 175.

[52] ABBA, _Noterelle citate_.

[53] _Vedi Histoire de la Conquête de l’Angleterre_, par Augustin Thierry. Lione, vol. III, pag. 199.

[54] Ricordo che il Davoust ad Aerstaedt diceva: «Les braves mourront ici; les lâches iront mourir en Sibérie.»

[55] RUSTOW, _La guerra d’Italia del 1860_, vol. II, pag. 189 e segg.

[56] Vedi _I Mille_ di GARIBALDI, pag. 36, e GIUSEPPE CAPUZZI (bresciano, de’ Mille egli pure), _La spedizione di Garibaldi in Sicilia_. — L’ABBA, _Noterelle_ già citate, conferma.

Un altro assalto di bande subirono pure i Regi a Montelepre.

[57] «Caro Rosolino. — Ieri abbiamo combattuto ed abbiamo vinto. I nemici fuggono impauriti verso Palermo. Le popolazioni sono animatissime e si riuniscono a me in folla. Domani marcerò verso Alcamo. Dite ai Siciliani che è ora di finirla, e che la finiremo presto; qualunque arma è buona per un valoroso, fucile, falce, mannaia, un chiodo alla punta di un bastone. Riunitevi a noi ed ostilizzate il nemico in quei dintorni, se più vi conviene; fate accendere dei fuochi su tutte le alture che contornano il nemico. Tirate quante fucilate si può di notte sulle sentinelle e sui posti avanzati. Intercettate le comunicazioni. Incomodatelo infine in ogni modo. Spero ci rivedremo presto.»

[58] Accompagnavano il La Masa i siciliani cav. Fuxa, Curatolo, Di Marco, Nicolosi, i due fratelli La Russa e Rebaudo.

[59] Scriveva alla Direzione del fondo pel milione di fucili:

«Stimatissimi Signori,

»Ebbimo un brillante fatto d’armi avanti ieri coi Regi capitanati dal generale Landi presso Calatafimi. Il successo fu completo, e sbaragliati interamente i nemici. Devo confessare però che i Napoletani si batterono da leoni, e certamente non ho avuto in Italia combattimento così accanito, nè avversari così prodi. Quei soldati, ben diretti, pugneranno come i primi soldati del mondo.

»Da quanto vi scrivo, dovete presumere quale fu il coraggio dei nostri vecchi Cacciatori delle Alpi e dei pochi Siciliani che ci accompagnavano.

»Il risultato della vittoria poi è stupendo: le popolazioni sono frenetiche. La truppa di Landi, demoralizzata dalla sconfitta, è stata assalita nella ritirata a Partinico e a Montelepre con molto danno, e non so quanti ne torneranno a Palermo, o se ne tornerà qualcuno.

»Io procedo colla Colonna verso la capitale, e con molta speranza, ingrossando ad ogni momento colle squadre insorte, e che a me si riuniscono. Non posso determinarvi il punto ove dovete inviarmi armi e munizioni, ma voi dovete prepararne molte, e presto saprete il punto ove dovrete mandarlo.

»Addio di cuore.

»Alcamo, 17 maggio 1860.

»G. GARIBALDI.»

Quattro giorni prima aveva parimente scritto al dottor Bertani:

«Salemi, 13 maggio 1860.

»Caro Bertani,

»Sbarcammo avant’ieri a Marsala felicemente. Le popolazioni ci hanno accolto con entusiasmo, e si riuniscono a noi in folla. Marceremo a piccole giornate sulla capitale, e spero che faremo la valanga. Ho trovato questa gente migliore ancora dell’idea che me ne fecero.

»Dite alla Direzione Rubattino che reclamino i vapori _Piemonte_ e _Lombardo_ dal Governo, ed il Governo nostro li reclamerà naturalmente dal Governo napoletano.

»Che la Direzione per il milione di fucili ci mandi armi e munizioni quanto può. Non dubito che si farà altra spedizione per quest’Isola, ed allora avremo più gente.

»_Vostro_ »G. GARIBALDI.»

(_Pungolo_ di Milano del 3 e 4 giugno 1860.)

[60] _I Mille_, pag. 90. Soggiunge per l’onor del vero: «Marcia che, senza la cooperazione di que’ Picciotti delle squadre siciliane, sarebbe stato impossibile di eseguire o almeno di trasportare i pochi cannoni nostri e le munizioni.»

[61] Parole sue nei _Mille_, pag. 90.

[62] Non svelò nè all’Orsini, nè ad anima viva la ragione di quella marcia. Solo nel vederlo partire, il Crispi l’udì mormorare: «Povero Orsini, va al sacrificio.»

[63] ALBERTO MARIO nel suo _Garibaldi_ (pag. 35) in una descrizione delle mosse di Garibaldi da Renna al Parco, piena, a parer nostro, di molti errori di fatto e di non poche sviste topografiche, afferma che il Capitano dei Mille pensò all’assalto di Palermo per la via di Porta Termini, e quindi alla ritirata manovra per Piana de’ Greci, Marineo, Misilmeri, fin dal suo arrivo al Parco. Ora che Garibaldi meditasse di portarsi sulla via di Termini, è probabile, sebbene non ne abbia dato alcun indizio; ma che egli nello stesso tempo, fin dal 22 o 23, avesse concepita e fermata la finta ritirata, e lo strattagemma che gli aperse dopo Piana de’ Greci la strada di Misilmeri e quella di Palermo, questo ne sembra non solo improbabile, ma viene da tutte le circostanze del fatto smentito.

[64] Nel libro: _Alcuni fatti e documenti della Rivoluzione dell’Italia meridionale del 1860 riguardanti i Siciliani e La Masa_ (Torino, tipografia Scolastica Franco e Figli, 1861), a pag. XLVI si legge:

«Lungo la via La Masa incontrò molte guerriglie sbandate che gridavano al tradimento ed alla fuga dei Continentali, perchè, dicevano, era stato ordinato loro di respingere gagliardamente l’attacco del nemico, che i Cacciatori delle Alpi coll’artiglieria sarebbero accorsi ad aiutarli al momento opportuno; ed invece quando essi erano impegnati nel combattimento disuguale, quelli si ritirarono conducendo seco anche l’artiglieria.

»La Masa ordinò la fucilazione per chi avesse ripetute le parole _fuga_ e _tradimento_ — assicurò alle guerriglie che quella ritirata era un’_astuzia strategica_, ch’esse non avevano saputo comprendere — ordinò che gli sbandati s’incorporassero nella sua colonna, e proseguì la marcia riconducendoli al punto da cui essi erano fuggiti.

»Quanto più inoltravasi, maggior numero di sbandati incontrava, — ripeteva la scena stessa; — non vedendo nessun avviso nè contrordine, ei proseguì il cammino.»

Ora ognuno sa che questo libro fu scritto dal La Masa stesso.

[65] Nè dalle istorie, nè dalle testimonianze orali ci fu possibile raccapezzare intorno a cotesto Consiglio di guerra l’esatta verità. Il La Masa nel suo libro (pag. XLIX e LI) attribuisce a sè solo il merito del consiglio più eroico; il Crispi invece ed il Türr, da me in varii tempi interrogati, affermano che il partito dell’assalto fu sostenuto principalmente da essi, contro il Sirtori che stava apertamente per la ritirata. Questi, al contrario, che interrogai del pari quando scrivevo la _Vita_ del povero Bixio, negò recisamente d’aver mai espressa quell’opinione. Insomma non si sa a chi credere! Forse colui che fu meglio servito dalla memoria era il Bixio, il quale soleva dire «che non ci fu discussione, nè ci poteva essere.»

[66] Più d’un centinaio era posto fuori di combattimento dalle morti, dalle ferite, dalle malattie; circa altri cento correvano coll’Orsini; dire ottocento dunque è già un dir troppo. Dallo _Stato numerico delle Squadriglie siciliane passate in rivista dall’Ispettore generale Türr il 1º giugno 1860_, il totale delle loro forze apparisce di 3229 uomini, ma supponiamo che anche il Türr non abbia potuto contarli tutti.

[67] ISIDORO LA LUMIA, valente storico della sua Isola nativa; anima rettissima e cuore gentile, rapito anzi tempo agli studi ed alla patria, nel suo opuscolo: _La Restaurazione borbonica e la Rivoluzione del 1860_, pag. 117, 118 e 119.

[68] Vedi: _Notamento dei cadaveri rinvenuti nella città di Palermo dal 30 maggio 1860 in poi, ufficialmente constatati dall’Autorità municipale, avvertendo che è stato impossibile di raccogliere più precisi e circonstanziati ragguagli_.

[69] Lord Brougham alla _Camera dei Lordi_ nella seduta dell’8 giugno; e Lord Palmerston alla _Camera dei Comuni_ in quella del 12 giugno 1860.

[70] In alcuni storici (RUSTOW, op. cit., pag. 214; ZINI, op. cit., pag. 612) troviamo che il Console inglese e l’ammiraglio Mundy chiesero ed ottennero dal Commissario del re Francesco la cessazione del bombardamento. Ma nel libro dell’ammiraglio Mundy, che abbiamo sott’occhio (_H. M. S. «Hannibal» at Palermo and Naples during the Italian Revolutions 1859-1861. With notices of Garibaldi, Francis II and Victor Emanuel, by Rear-Admiral Sir_ RODNEY MUNDY. K. C. B. London, John Murray, 1863), non abbiamo letto una sola parola che giustifichi quell’affermazione. Tutto quanto l’Ammiraglio inglese ha operato per impedire il bombardamento o diminuirne i danni, si riduce a questi due fatti da lui stesso raccontati:

1º Nel 25 maggio, due giorni prima dell’entrata di Garibaldi, l’ammiraglio Mundy scrisse al generale Lanza per pregarlo a risparmiare alla città gli orrori del bombardamento. A questa domanda però, a cui si associò naturalmente il console inglese Sir Podven, il generale Lanza fece questa risposta: «Non credersi obbligato a risparmiare il bombardamento a città ribelle; promettere soltanto che, scoppiando la rivolta, non aprirebbe il fuoco se non due ore dopo cominciate le ostilità, per lasciar tempo ai sudditi stranieri ed ai pacifici sudditi di S. M. di riparare alle navi.» (Vedi nell’op. cit., dalla pag. 99 alla 103.)

2º Essendosi il generale Lanza nella mattina del 28 posto in comunicazione coll’ammiraglio Mundy allo scopo di ottenere la di lui mediazione, l’Ammiraglio aveva creduto bene avvertire il Comandante della Cittadella delle intavolate trattative, richiedendolo nello stesso tempo di sospendere, durante le stesse, il fuoco delle sue batterie. Ma anche questa richiesta ebbe la sorte della prima; poichè il Comandante del forte mandava a rispondere all’Ammiraglio, che era impossibilitato di compiacere a’ suoi desiderii «as his orders were imperative to continue the bombardment unless the answer which I (cioè l’ammiraglio Mundy) should give was a full acquiescence in the proposals which had been made.» (Vedi op. cit., pag. 134.) E in ogni caso ognuno vede che il Mundy si era diretto non al Comandante in capo dell’esercito napoletano, ma ad un ufficiale subordinato, e non con una formale richiesta o protesta, ma con una specie di preghiera, che doveva restare, come restò, inesaudita.

[71] Quell’ufficiale si chiamava il capitano Cossovich, comandante della regia fregata _Partenope_, e corrispondeva col Lanza per mezzo del telegrafo ottico del Castellamare collegato a quello del Palazzo Reale.

[72] MUNDY, op. cit., pag. 124.

[73] Di codesta trama noi non abbiamo dato che i sommi capi. Chi ne voglia vedere il lungo complicato intrigo, legga i capi XI e XII dell’opera citata del Mundy. Soggiungeremo solo, per maggiore chiarezza, che quando il generale Lanza udì che il Mundy, in luogo della chiesta protezione dell’Inghilterra, gli offriva il salvocondotto di Garibaldi, gli replicò secco e sdegnato che egli aveva chiesto la protezione della bandiera inglese, e mancando questa, egli non aveva più nulla a dire all’Ammiraglio. Allora questi ragionevolmente pensò che ogni carteggio in proposito fosse chiuso; quando, con sua grande maraviglia, nella mattina del 29 si vide arrivare quest’altro dispaccio del Commissario regio: «Riferendomi all’ultima corrispondenza, mando i due Generali a conferire con lei. Il fuoco sarà sospeso da ambe le parti verso sera.» Che cosa significava questo sibillino dispaccio? Il Lanza si riferiva all’ultima corrispondenza! Ma l’ultima corrispondenza aveva precisamente conchiuso, che il Mundy credeva necessario l’intervento di Garibaldi e che il Lanza non poteva accettare questa condizione. Ora come mai poteva riferirvisi? Certo il Commissario regio voleva traccheggiar sopra un equivoco, sperando con questo di strappare all’Ammiraglio britannico una concessione che altrimenti non avrebbe mai fatta. L’Ammiraglio cansò ancora il tranello e replicò per la terza volta al generale Lanza la lettera seguente, che fu l’ultima e che testualmente pubblichiamo:

«_Rear-Admiral Mundy to General Lanza_

(Translation.)

_Hannibal_, at Palermo, May 29, 1860, Noon.

»Sir — From your Excellency’s last communication al 7 P. M. yesterday, in which you state it is not necessary to speak to me any more, I concluded the correspondence was finished. But as you again earnestly request my mediation, I consent to receive the two Generals on board, provided general Garibaldi allaws them to pass through his lines. My boat will be at Porta Felice to receive them.

»(Signed) G. RODNEY MUNDY.»

[74] Ho ritradotto testualmente la traduzione in inglese dell’ammiraglio Mundy, che varia in alcune parti da quelle che corrono per le storie, ma che credo più genuina, come quella che venne testualmente comunicata in copia dal generale Lanza all’Ammiraglio stesso.

[75] MUNDY, op. cit., pag. 142.

[76] Non lo riseppe che nella sera del 28; tanto fu il segreto serbato da quella brava popolazione sulle mosse del liberatore.

Il Lanza non aveva tardato di spedire ai due comandanti, nella giornata stessa del 27, un corriere che li avvisava dell’accaduto e prontamente li chiamava; ma il corriere fu spacciato, ed il plico, di cui era latore, riportato, dopo la liberazione di Palermo, a Garibaldi.

[77] Stando ad un rapporto del luogotenente Wilmot (in Mundy, op. cit., pag. 145), sembrerebbe che quella colonna fosse entrata da Porta de’ Greci e venisse di fianco dall’Orto botanico; ma tutte le nostre testimonianze ci ripetono che la colonna entrò per la Porta di Termini: forse quella veduta dal Wilmot ne era un distaccamento.

Nel libro: _Storia della 15ª Divisione Türr nella Campagna del 1860 in Sicilia e Napoli_, per il maggiore di fanteria CARLO PECORINI-MANZONI (Firenze, 1876, pag. 63), si legge che fu il Letizia, il quale per l’appunto traversava la città per recarsi a bordo dell’_Hannibal_, a correre a Porta Termini a far cessare il combattimento. Ciò non è nè poteva essere. Il convegno sull’_Hannibal_ era fissato per le due, e il Letizia vi arrivò contemporaneamente a Garibaldi; non poteva dunque traversare Palermo tra le 10 e le 11, ora in cui accadde lo scontro a Porta Termini.

Lo stesso maggiore Pecorini fa intervenire al fatto di Porta Termini il generale Türr. È probabile ch’egli pure sia accorso a veder che fosse quell’inaspettato combattimento e si sia adoperato a farlo cessare; come accorsero e s’adoperarono altri, fra i quali il Sirtori; ma gli attori principali dell’episodio furono quelli da noi citati.

[78] Non ci arrestiamo a smentire tutti gli altri favolosi racconti di questo episodio; diremo solo che ALBERTO MARIO nel suo _Garibaldi_ (pag. 38) lo fa accadere il 1º giugno!

[79] In molti libri si legge Türr. Lo stesso Generale ci assicurò che è un errore.

[80] Il MUNDY, op. cit., pag. 147, dice: «Whether this arrangement was an act of simple politeness on their part, or a premeditated scheme for accertaining if he would be received with military honours, I do not pretend to say, but as they did not immediatley follow him up the accomodation ladder et struck me the delay was not entirely accidental.»

[81] MUNDY, op. cit., pag. 148.

[82] MUNDY, op. cit., pag. 150.

[83] Ib., pag. 150.

[84] MUNDY, op. cit., pag. 153.

[85] Ib., pag. 153 e 154. — Del resto, la parola _unmeasured terms_ è dell’ammiraglio Mundy, non nostra, e siamo ben lungi dal confermarla. Quali che fossero i termini usati da Garibaldi (villani non saranno stati certamente), non era mai _unmeasured_ dire in quel momento e a siffatto nemico il fatto suo. Se anche, per generosità, non si voglia scorgere nel fatto di Porta Termini alcuna perfidia premeditata, resta sempre l’altro fatto ancor più irritante d’un nemico, che dopo aver sollecitato dal proprio avversario la grazia d’una conferenza o d’un armistizio, ricusava poi di riconoscere l’avversario stesso nella persona del suo capitano supremo, e di trattare con lui! Pensiamo che alla sortita del generale Letizia un Inglese avrebbe forse risposto, effetto di temperamento, con più flemma, ma l’avrebbe anche assai probabilmente fatto saltare nella lancia di bordo, e rimandato a voga più che arrancata a terra.

[86] MUNDY, op. cit., pag. 156.

[87] ABBA, _Noterelle d’uno dei Mille_, ec., pag. 154.

[88] Fino dal 2 sul vaporetto _Utile_ erano già sbarcati a Marsala altri cinquantasei volontari, parte Siciliani, parte Continentali. Li guidava Carmelo Agnetta e portavano, oltre che il loro braccio, qualche soccorso d’armi e di munizioni. Non poterono però penetrare in Palermo che la mattina del 5 giugno.

[89] E non gliene mancava la ragione. Il conte di Cavour lavorava già da tempo a promuovere un _pronunciamento_ fra gli ufficiali della flotta borbonica; e all’uopo gli serviva d’intermediario l’ammiraglio Persano, autorizzato a mettersi in corrispondenza cogli ufficiali stessi «ed a spendervi qualche danaro occorrendo.» (_Diario_ citato, pag. 22.) L’8 di giugno poi, narra lo stesso Persano (pag. 29) che il comandante Vacca andò ad un convegno datogli da lui e disposto, per solo vivo sentimento d’italianità, ad inalberare sul suo legno la bandiera italiana. E tralasciando la parte non bella che facevano in tutto questo così il conte di Cavour come l’ammiraglio Persano, si vede che il Lanza aveva fiutato il pericolo.

[90] Decreto del 17 giugno 1860.

[91]

«_Al bello e gentil sesso di Palermo_.

»Colla coscienza di far bene, io propongo cosa gradita certamente ad anime generose come voi siete, o donne di Palermo!... A voi che io conobbi nell’ora del pericolo!... belle di sdegno e di patriottismo sublime!... disprezzando nel furore della pugna le immani mercenarie soldatesche, ed animando i coraggiosi figli di tutte le terre italiane, stretti al patto di liberazione o di morte!

»Fidente a voi mi presento, vezzose Palermitane!... e per confessarvi un atto mio di debolezza, io vecchio soldato dei Due Mondi, piansi.... commosso nell’anima!... e piansi.... non alla vista delle miserie e del soqquadro a cui fu condannata questa nobile città!... non al cospetto delle macerie del bombardamento e dei mutilati cadaveri; ma alla vista dei lattanti e degli orfani dannati a morir di fame!... Nell’Ospizio degli orfani novanta su cento lattanti periscono mancanti d’alimento! Una balia nutre quattro di quelle creature fatte ad immagine di Dio!... io lascio pensare il resto all’anima vostra gentile, già addolorata dalla nuova desolante.

»Nei molti congedi della mia vita, il più sensibile sarà certamente quello in cui mi dividerò da voi, popolazione carissima!... Io sarò mesto in quel giorno!... ma spero la mia mestizia raddolcita da voi, nobile parte di questo popolo, colla speranza, col convincimento, che le derelitte innocenti creature, cui più la sventura che la colpa ha gettato un marchio d’infamia!... ripulse lungi dal seno della società umana!... dannate ad una vita di vituperio e di miserie.... quelle infelici, dico, restino affidate alla cura preziosa di queste care donne, a cui mi vincola, per la vita, un sentimento irremovibile d’amore e di gratitudine!

»G. GARIBALDI.»

[92] Il Decreto era del 20 giugno.