Frammenti letterari e filosofici

Part 17

Chapter 173,876 wordsPublic domain

Vedrannosi forme e figure d’uomini e d’animali, che seguiranno essi animali o omini, dovunque fuggiranno: e tal fia il moto di lui qual è dell’altro, ma parrà cosa mirabile delle varie grandezze in che essi si trasmutano.

XII. — DELL’OMBRA CHE FA L’OMO DI NOTTE COL LUME.

Appariranno grandissime figure in forma umana, le quali quanto più le ti farai vicino, più diminuiranno la loro immensa magnitudine.

XIII. — DELL’OMBRA DEL SOLE E DELLO SPECCHIARSI NELL’ACQUA IN UN MEDESIMO TEMPO.

Vedrassi molte volte l’uno omo diventare tre, e tutti lo seguono: e spesso l’uno, il più certo, l’abbandona.

XIV. — DELLE LINGUE DE’ DIVERSI POPOLI.

Verrà a tale la generazione umana, che non si intenderà il parlare l’uno dell’altro — cioè un tedesco con un turco.

XV. — DE’ SOLDATI A CAVALLO.

Molti saran veduti portati da grandi animali, con veloce corso, alla ruina della sua vita e prestissima morte. Per l’aria e per la terra saranno veduti animali di diversi colori portarne con furore li omini alla distruzione di lor vita.

XVI. — DE’ SEGATORI.

Saranno molti, che si moveran l’uno contra dell’altro, tenendo in mano il tagliente ferro; questi non si faranno intra loro altro nocimento, che di stanchezza, perchè quanto l’uno si caccerà innanzi, tanto l’altro si ritirerà indirieto. Ma tristo chi si inframmetterà in mezzo, perchè al fine rimarrà tagliato in pezzi.

XVII. — DE’ ZAPPATORI.

Molti fien quegli, che scorticando la madre, le arrovescieranno la sua pelle addosso — i laboratori della terra.

XVIII. — DEL SEMINARE.

Allora la gran parte delli omini, che resteran vivi, gitteran fuori delle lor case le serbate vettovaglie in libera preda delli uccelli e animali terrestri, sanza curarsi d’esse in parte alcuna.

XIX. — LE TERRE LAVORATE.

Vedrassi voltare la terra sotto sopra, e risguardare l’oppositi emisferi, e scoprire le spelonche a ferocissimi animali.

XX. — I CALZOLARI.

Li omini vederanno con piacere disfare, e rompere l’opere loro.

XXI. — DEL SEGARE DELLE ERBE.

Spegneransi innumerabili vite, e farassi sopra la terra innumerabili buche.

XXII. — DEL GRANO E ALTRE SEMENZE.

Getteranno li omini fori delle lor proprie case quelle vettovaglie, le quali eran dedicate a sostentar la lor vita.

XXIII. — DEL BATTERE IL GRANO.

Li omini batteranno aspramente chi fia causa di lor vita — batteranno il grano.

XXIV. — DE’ GIOCATORI.

Le pelli delli animali removeranno li omini, con gran gridori e bestemmie, dal lor silenzio — le balle da giuocare.

XXV. — DEL SUONO DELLA VITA.

Il vento, passato per le pelli delli animali, farà saltare li omini — cioè la piva, che fa lo saltare.

XXVI. — DE’ DADI.

Vedrannosi l’ossa de’ morti, con veloce moto, trattare la fortuna del suo motore — i dadi.

XXVII. — DE’ BATTUTI E SCOREGGIATI.

Li omini si nasconderanno sotto le scorze delle scorticate erbe, e, quivi gridando, si daran martiri, con battimenti di membra, a sè medesimi.

XXVIII. — LE LINGUE DE’ PORCI E VITELLI NELLE BUDELLE.

Oh! cosa spòrca, che si vedrà l’uno animale aver la lingua in culo all’altro.

XXIX. — DE’ VILLANI IN CAMICIA CHE LAVORANO.

Verranno tenebre in mezzo l’Oriente, le quali con tanta oscurità tigneranno il cielo, che copre l’Italia.

XXX. — DE’ BARBIERI.

Tutti li omini si fuggiranno in Africa.

LE PROFEZIE DEGLI ANIMALI IRRAZIONALI.

I. — TIRAN LE BOMBARDE.

I buoi fieno in gran parte causa delle ruine delle città, e similemente cavalli e bufoli.

II. — DE’ BUOI CHE SI MANGIANO.

Mangeranno i padron delle possessioni i lor propri lavoratori.

III. — DELLI ASINI BASTONATI.

O natura trascurata, perchè ti se’ fatta parziale, facendoti ai tua figli d’alcuni pietosa e benigna madre, ad altri crudelissima e dispietata matrigna? Io veggo i tua figlioli esser dati in altrui servitù, sanza mai benefizio alcuno; e in loco di remunerazione de’ fatti benefizi, esser pagati di grandissimi martirî; e spender sempre la lor vita in benefizio del suo malefattore.

IV. — DELLI ASINI.

Le molte fatiche saran remunerate di fame, di sete, di disagio e di mazzate e di punture e bestemmie e gran villanie.

V. — DELLE CAMPANELLE DE’ MULI CHE STANNO PRESSO AI LORO ORECCHI.

Sentirassi in molte parte dell’Europa strumenti di varie magnitudini far diverse armonie, con grandissime fatiche di chi più presso l’ode.

VI. — DE’ MULI CHE PORTANO LE RICCHE SOME DELL’ARGENTO E ORO.

Molti tesori e gran ricchezze saranno appresso alli animali di quattro piedi, i quali le porteranno in diversi lochi.

VII. — DE’ CAPRETTI.

Ritornerà il tempo d’Erode, perchè l’innocenti figliuoli saranno tolti alle loro balie, e da crudeli omini, di gran ferite, moriranno.

VIII. — DELLE PECORE, VACCHE, CAPRE E SIMILI.

A innumerabili saran tolti i loro piccoli figlioli, e quelli scannati, e crudelissimamente squartati.

IX. — DELLE GATTE CHE MANGIANO I TOPI.

A voi, città dell’Africa, si vedrà i vostri nati essere squarciati nelle proprie case da crudelissimi e rapaci animali del paese vostro.

X. — LE API CHE FANNO LA CERA DELLE CANDELE.

Sarà annegato chi fa il lume al culto divino.

E quelli, che pascono l’erbe, faran della notte giorno — sevo.

XI. — DELL’API.

E a molti altri saran tolte le munizioni e lor cibi, e crudelmente, da gente sanza ragione, saranno sommersi e annegati. O giustizia di Dio, perchè non ti desti a vedere così malmenare i tua creati!

XII. — DELLE FORMICHE.

Molti popoli fien quelli, che nasconderan sè e sua figlioli e vettovaglie dentro alle oscure caverne; e lì, nelli lochi tenebrosi, ciberan sè e sua famiglia per molti mesi, sanza altro lume accidentale o naturale.

XIII. — DELLE MOSCHE E ALTRI INSETTI.

Usciranno li omini dalle sepolture, convertiti in uccelli, e assaliranno li altri omini togliendo loro il cibo dalle proprie mani e mense — le mosche.

XIV. — DELLE CIVETTE O GUFI CON CHE S’UCCELLA ALLA PANIA.

Molti periranno di fracassamento di testa, e salteranno loro li occhi in gran parte della testa, per causa d’animali paurosi usciti dalle tenebre.

XV. — DELLE BISCIE PORTATE DALLE CICOGNE.

Vedrassi in grandissima altezza dell’aria lunghissimi serpi combattere colli uccelli.

XVI. — I PESCI LESSI.

Li animali d’acqua moriranno nelle bollenti acque.

XVII. — DE’ PESCI CHE SI MANGIANO NON NATI.

Infinita generazione si perderà per la morte delle grandi.

XVIII. — DE’ NICCHI E CHIOCCIOLE CHE SONO RIBUTTATE DAL MARE, CHE MARCISCONO DENTRO AI LOR GUSCI.

Oh! quanti fien quelli, che, poichè fien morti, marciranno nelle lor proprie case, empiendo le circostanti parti piene di fetulente [Sidenote: fetido] puzzo!

XIX. — DELL’OVA CHE SENDO MANGIATE NON POSSONO FARE I PULCINI.

Oh! quanti fien quegli, ai quali sarà proibito il nascere.

XX. — DELLE TACCOLE [Sidenote: specie di cornacchie] E STORNELLI.

Quelli che si fideranno abitare appresso di lui, che saranno gran turbe, questi tutti moriranno di crudele morte, e si vedran i padri e le madri, d’insieme colle sue famiglie, esser da crudeli animali divorati e morti.

XXI. — DELLE API.

Vivono a popoli insieme, sono annegate per torle il miele; molti e grandissimi popoli saranno annegati nelle lor proprie case.

LE PROFEZIE DELLE PIANTE.

I. — DELLE NOCI E ULIVE E GHIANDE E CASTAGNE E SIMILI.

Molti figlioli da dispietate bastonate fien tolti delle proprie braccia delle lor madri, e gittati in terra, e poi lacerati.

II. — DE’ NOCI BATTUTI.

Quelli che avranno fatto meglio saranno più battuti, e i sua figliuoli tolti e scorticati, overo spogliati, e rotte e fracassate le sue ossa.

III. — L’ULIVE CHE CADONO DAGLI ULIVI DANDOCI OLIO CHE FA LUME.

Discenderà con furia diverso la terra chi ci darà nutrimento e luce.

IV. — DE’ LEGNAMI CHE BRUCIANO.

Li alberi e arbusti delle gran selve si convertiranno in cenere.

V. — DELLI ALBERI CHE NUTRISCONO I NESTI [Sidenote: i ramoscelli innestati sulla pianta].

Vedrannosi i padri e le madri fare molto più giovamento ai figliastri, che ai lor veri figlioli.

LE PROFEZIE DELLE COSE MATERIALI.

I.

I. — DELLA SOLA DELLE SCARPE CHE SON DI BUE.

E si vedrà in gran parte del paese camminare sopra le pelli delli grandi animali.

II. — DE’ CRIVELLI FATTI DI PELLE D’ANIMALI.

Vedrassi il cibo degli animali passar dentro alle lor pelli per ogni parte, salvo che per la bocca, e penetrare dall’opposta parte insino alla piana terra.

III. — DELLE LANTERNE.

Le feroci corna de’ possenti tori difenderanno la luce notturna dall’impetuoso furor de’ venti.

IV. — DELLE MEDESIME.

I buoi, colle lor corna, difenderanno il foco dalla sua morte — la lanterna.

V. — DELLE MANICHE DE’ COLTELLI FATTE DI CORNA DI CASTRONE.

Nelle corna delli animali si vedranno taglienti ferri, colli quali si toglie la vita a molti della loro specie.

VI. — DELLI ARCHI FATTI COLLI CORNI DE’ BUOI.

Molti fien quelli che, per causa delle bovine corna, moriranno di dolente morte.

VII. — DELLE PIUME NE’ LETTI.

Li animali volatili sosterran l’omini colle lor proprie penne.

VIII. — DEL PETTINE NEL TELAIO.

Molte volte la cosa disunita fia causa di grande unizione — cioè il pettine, fatto dalla disunita canna, unisce le fila nella seta.

IX. — IL FILATOIO DA SETA.

Sentirassi le dolenti grida, le alte strida, le rauche e infocate voci di quei che fieno con tormento spogliati, e al fine lasciati ignudi e sanza moto: e questo fia per causa del motore, che tutto volge.

X. — DEL LINO CHE FA LA CURA DELLE GENTI.

Saran reveriti e onorati, e con reverenzia e amore ascoltati li sua precetti, di chi prima fusse legato, sdraiato, o martirizzato da molte e diverse battiture.

XI. — DEL MANICO DELLA SCURE.

Le selve partoriranno figlioli, che fiano causa della lor morte — il manico della scure.

XII. — IL BASTONE CH’È MORTO.

Il movimento de’ morti farà fuggire, con dolore e pianto e con grida, molti vivi.

XIII. — DE’ LACCIUOLI E TRAPPOLE.

Molti morti si moveran con furia, e piglieranno, e legheranno i vivi, e servirannogli a’ lor nemici circa la lor morte e distruzione.

XIV. — DEL MOTO DELL’ACQUE CHE PORTANO I LEGNAMI CHE SON MORTI.

Corpi sanz’anima per sè medesimi si moveranno, e porteran con seco innumerabile generazione di morti, togliendo le ricchezze a’ circustanti viventi.

XV. — DEI CARRI E NAVI.

Vedrassi i morti portare i vivi — i carri e navi in diverse parti.

XVI. — DELLE CASSE CHE RISERBANO MOLTI TESORI.

Troverassi dentro a de’ noci e delli alberi e altre piante tesori grandissimi, i quali lì stanno occulti, e ben guardati.

XVII. — DEL NAVIGARE.

Vedrassi li alberi delle gran selve di Taurus e di Sinai, Apennino e Atlante scorrere per l’aria da oriente a occidente, da aquilone a meridie; e porteranno per l’aria gran moltitudine d’omini.

Oh! quanti vóti! oh! quanti morti! oh! quanta separazion d’amici! di parenti! e quanti fien quelli, che non rivedranno più le lor provincie, nè le lor patrie, e che moriranno sanza sepoltura, colle lor ossa sparse in diversi siti del mondo!

XVIII. — DEL NAVIGARE.

Saranno gran venti, per li quali le cose orientali si faranno occidentali; e quelle di mezzodì, in gran parte miste col corso de’ venti, seguirannolo per lunghi paesi.

XIX. — DE’ NAVILI CHE ANNEGANO.

Vedrannosi grandissimi corpi, sanza vita, portare con furia moltitudine d’omini alla distruzione di lor vita.

XX. — LI ANIMALI CHE VAN SOPRA LE TERRE ANDANDO IN ZOCCOLO.

Saran sì grandi i fanghi, che li omini andranno sopra l’alberi de’ loro paesi.

XXI. — DELLE BAGHE [Sidenote: sacchi, otri di pelle].

Le capre condurranno il vino alle città.

XXII. — DEL PARASOLE.

La percussione della spera del sole apparirà cosa che, chi la crederà coprire, sarà coperto da lei.

II.

I. — DE’ SASSI CONVERTITI IN CALCINA DE’ QUALI SI MURANO LE PRIGIONI.

Molti, che fieno disfatti dal fuoco innanzi a questo tempo, torranno la libertà a molti uomini.

II. — DELLO SPECCHIARE LE MURA DELLE CITTÀ NELL’ACQUA DE’ LOR FOSSI.

Vedrannosi l’alte mura delle gran città sotto sopra ne’ loro fossi.

III. — DEI FORNI.

A molti fia tolto il cibo di bocca — ai forni.

IV. — ANCORA DEI FORNI.

A quelli, che si imboccheranno per l’altrui mani, fia loro tolto il cibo di bocca — il forno.

V. — DEL METTERE E TRARRE IL PANE DALLA BOCCA DEL FORNO.

Per tutte le città e terre e castelli e case si vedrà, per desiderio di mangiare, trarre il proprio cibo di bocca l’uno all’altro, sanza poter fare difesa alcuna.

VI. — DELLE FORNACI DI MATTONI E CALCINA.

Al fine la terra si farà rossa per lo infocamento di molti giorni, e le pietre si convertiranno in cenere.

VII. — DELLE ARMI DA OFFENDERE.

L’umane opere fien cagione di lor morte — le spade e lance.

VIII. — IL FERRO USCITO DI SOTTO TERRA È MORTO, E SE NE FA L’ARME CHE HA MORTI TANTI UOMINI.

I morti usciranno di sotto terra, e coi loro fieri movimenti cacceranno dal mondo innumerabili creature umane.

IX. — DELLE SPADE E LANCE CHE PER SÈ MAI NUOCONO A NESSUNO.

Chi per sè è mansueto, e sanza alcuna offensione, si farà spaventevole e feroce mediante la trista compagnia, e torrà la vita crudelissimamente a molte genti; e più n’ucciderebbe, se corpi sanz’anima, e usciti dalle spelonche, non li difendessino — cioè le corazze di ferro.

X. — DELLE STELLE DELLI SPRONI.

Per causa delle stelle si vedranno li omini esser velocissimi, al pari di qualunque animale veloce.

XI. — DEL FUOCO DELLE BOMBARDE.

Oh! quanti grandi edifizî fieno ruinati, per causa del fuoco!

XII. — DELLE BOMBARDE CH’ESCAN DELLA FOSSA E DELLA FORMA.

Uscirà di sotto terra chi, con ispaventevoli grida, stordirà i circostanti vicini, e col suo fiato farà morire li omini, e ruinare le città e castella.

XIII. — LA PIETRA DEL FUCILE, CHE FA FOCO CHE CONSUMA TUTTE LE SOME DELLE LEGNE, CON CHE SI DISFAN LE SELVE; E CUOCERASSI CON ESSE LA CARNE DELLE BESTIE.

I gran sassi de’ monti getteran fuoco tale che bruceranno il legname di molte e grandissime selve, e molte fiere selvatiche e domestiche.

XIV. — DELL’ESCA.

Con pietra e con ferro si renderanno visibili le cose, che prima non si vedeano.

XV. — DE’ METALLI.

Uscirà dalle oscure e tenebrose spelonche chi metterà tutta l’umana specie in grandi affanni, pericoli e morte.

A molti seguaci lor, dopo molti affanni, darà diletto; ma chi non fia suo partigiano, morrà con stento e calamità.

Questo commetterà infiniti tradimenti; questo aumenterà e persuaderà li omini tutti alli assassinamenti e latrocini e le perfidie; questo darà sospetto ai sua partigiani; questo torrà lo stato alle città libere; questo torrà la vita a molti; questo travaglierà li omini infra loro con molte arti, inganni e tradimenti.

O animal mostruoso! quanto sarebbe meglio agli omini che tu ti tornassi nell’inferno: per costui rimarran diserte le gran selve delle lor piante; per costui infiniti animali perderanno la vita.

XVI. — DE’ DANARI E ORO.

Uscirà dalle cavernose spelonche chi farà, con sudore, affaticare tutti i popoli del mondo, con grandi affanni, ansietà, sudori, per essere aiutato da lui.

LE PROFEZIE DELLE CERIMONIE.

I. — DE’ MORTI CHE SI VANNO A SOTTERRARE.

I semplici popoli porteran gran quantità di lumi per far lume ne’ viaggi a tutti quelli, che integralmente hanno perso la virtù visiva.

II. — DE LI UFFIZI, FUNERALI E PROCESSIONI E LUMI E CAMPANE E COMPAGNIA.

Agli omini saran fatti grandissimi onori e pompe, sanza lor saputa.

III. — DEL DÌ DE’ MORTI.

E quanti fien quelli che piangeranno i lor antenati morti, portando lumi a quelli.

IV. — DEL PIANTO FATTO IL VENERDÌ SANTO.

In tutte le parti d’Europa sarà pianto di gran popoli per la morte d’un solo omo, morto in Oriente.

V. — DE’ CRISTIANI.

Molti, che tengon la fede del figliolo, sol fan templi nel nome della madre.

VI. — DEL TURIBOLO DELL’INCENSO.

Quelli che, con vestimenti bianchi, andranno con arroganti movimenti minacciando con metallo e fuoco, chi non faceva lor detrimento alcuno.

VII. — DE’ PRETI CHE DICONO MESSA.

Molti fien quelli che, per esercitare la lor arte, si vestiran ricchissimamente: e questo parrà esser fatto secondo l’uso de’ grembiali.

VIII. — DE’ PRETI CHE TENGONO L’OSTIA IN CORPO.

Allora tutti quasi i tabernacoli, dove sta il corpus domini, si vedranno manifestamente per sè stessi andare per diverse strade del mondo.

IX. — DE’ FRATI CONFESSORI.

Le sventurate donne, di propria volontà, andranno a palesare agli uomini tutte le loro lussurie e opere vergognose e segretissime.

X. — DELLE PITTURE DE’ SANTI ADORATE.

Parleranno li omini alli omini, che non sentiranno; avran gli occhi aperti, e non vedranno; parleranno a quelli, e non fia loro risposta; chiederan grazia a chi avrà orecchi, e non ode; faran lume a chi è orbo.

XI. — DELLE SCOLTURE.

Ohimè! che vedo il Salvatore di novo crocifisso.

XII. — DE’ CROCEFISSI VENDUTI.

Io vedo di nuovo venduto e crocifisso Cristo, e martirizzare i sua santi.

XIII. — DELLA RELIGIONE DE’ FRATI CHE VIVONO PER LI LORO SANTI, MORTI PER ASSAI TEMPO!

Quelli che saranno morti, dopo mille anni, fien quelli che daranno le spese a molti vivi.

XIV. — DEL VENDERE IL PARADISO.

Infinita moltitudine venderanno pubblicamente e pacificamente cose di grandissimo prezzo, sanza licenza del padrone di quelle, e che mai non furon loro, nè in lor potestà, e a questo non provvederà la giustizia umana.

XV. — DE’ FRATI CHE SPENDENDO PAROLE RICEVONO DI GRAN RICCHEZZE, E DANNO IL PARADISO.

Le invisibili monete faran trionfare molti spenditori di quelle.

XVI. — DELLE CHIESE E ABITAZION DE’ FRATI.

Assai saranno, che lascieranno li esercizî e le fatiche e povertà di vita e di roba, e andranno abitare nelle ricchezze e trionfanti edifizî, mostrando questo esser il mezzo di farsi amico a Dio.

LE PROFEZIE DEI COSTUMI.

I. — DELLO SGOMBERARE L’OGNISSANTI.

Molti abbandoneranno le proprie abitazioni, e porteran seco i sua valsenti [Sidenote: le loro ricchezze], e andranno abitare in altri paesi.

II. — DELLI OMINI CHE DORMAN NELL’ASSE D’ALBERO.

Li omini dormiranno, e mangeranno, e abiteranno infra li alberi, nati nelle selve e campagne.

III. — DEL BATTERE IL LETTO PER RIFARLO.

Verranno li omini a tanta ingratitudine che, chi darà loro albergo, sanza alcun prezzo, sarà carico di bastonate, in modo che gran parte delle interiora si spigneranno dal loco loro, e s’andranno rivoltanto pel suo corpo.

IV. — I MEDICI CHE VIVONO DE’ MALATI.

Verranno li omini in tanta viltà, che avran di grazia che altri trionfino sopra i loro mali, ovvero della perduta lor vera ricchezza — cioè la sanità.

V. — DEL COMUNE.

Un meschino sarà soiato [Sidenote: adulato beffardamente] e essi soiatori [Sidenote: adulatori] sempre fien sua ingannatori e rubatori, e assassini d’esso meschino.

VI. — PROFEZIA.

Porterassi neve distante no’ lochi caldi, tolta dall’alte cime de’ monti, e si lascierà cadere nelle feste, alle piazze, nel tempo dell’estate.

LE PROFEZIE DE’ CASI CHE NON POSSONO STARE IN NATURA.

I. — DELLA FOSSA.

Staran molti occupati in esercizio a levare di quella cosa, che tanto crescerà, quanto se ne levò.

II. — DEL PESO POSTO SUL PIUMACCIO.

E a molti corpi nel vedere da lor levar la testa, si vedrà manifestamente crescere, e, rendendo loro la levata testa, immediatamente diminuiscono la grandezza.

III. — DEL PIGLIARE DE’ PIDOCCHI.

E’ saran molti cacciatori d’animali che, quanto più ne piglieranno, manco n’avranno, e così, di converso, più n’avrà quanto men ne piglieranno.

IV. — DELL’ATTIGNERE L’ACQUA CON DUE SECCHIE A UNA SOLA CORDA.

E rimarranno occupati molti che, quanto più tireranno in giù la cosa, essa più se ne fuggirà in contrario moto.

LE PROFEZIE DELLE COSE FILOSOFICHE.

I. — DELL’AVARO.

Molti fieno quelli che, con ogni studio e sollecitudine, seguiranno con furia quella cosa, che sempre li ha spaventati, non conoscendo la sua malignità.

II. — DELLI UOMINI CHE QUANTO PIÙ INVECCHIANO PIÙ SI FANNO AVARI, CHE AVENDOSI A STAR POCO DOVREBBERO FARSI LIBERALI.

Vedransi quelli, che son giudicati di più sperienza e giudizio, quanto egli hanno men bisogno delle cose, con più avidità cercarle e ricercarle.

III. — DEL DESIDERIO DI RICCHEZZA.

Li omini perseguiranno quella cosa, della qual più temono, cioè saran miseri, per non venire in miseria.

IV. — DELLE COSE CHE SI MANGIANO, CHE PRIMA S’UCCIDONO.

Sarà morto da loro il loro nutritore, e flagellato con spietata morte.

V. — DELLA BOCCA DELL’OMO CH’È SEPOLTURA.

Usciranno gran romori dalle sepolture di quelli, che son finiti da cattiva e violenta morte.

VI. — DEL CIBO STATO ANIMATO.

Gran parte de’ corpi animati passerà pe’ corpi de gli altri animali, cioè le case disabitate passeran in pezzi per le case abitate, dando a quelle un utile, e portando con seco i sua danni: quest’è, cioè, la vita dell’omo si fa delle cose mangiate, le quali portan con se la parte dell’omo, ch’è morta.

VII. — DELLA VITA DELLI OMINI CHE OGNI ANNO SI MUTANO CARNE.

Li omini passeran morti per le sue proprie budelle.

VIII. — DELLA CRUDELTÀ DELL’OMO.

Vedrannosi animali sopra della terra, i quali sempre combatteranno infra loro e con danni grandissimi e, spesso, morte di ciascuna delle parti.

Questi non avran termine nelle lor malignità: per le fiere membra di questi verranno a terra gran parte delli alberi delle gran selve dell’universo; e poi ch’essi avranno pasciuto, il nutrimento de’ loro desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e guerre e furie a qualunque cosa animata. E per la loro smisurata superbia questi si vorranno levare inverso il cielo, ma la superchia gravezza delle lor membra gli porrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra, o sotto la terra e l’acqua, che non sia perseguitata, remossa o guasta; e quella dell’un paese remossa nell’altro; e ’l corpo di questi si farà sepoltura e transito di tutti i già da lor morti corpi animati.

O mondo! come è che non t’apri a precipitarlo nell’alte fessure de’ tua gran baratri e spelonche, e non mostrare più al cielo sì crudele e spietato mostro?

IX. — DELLA LETTURA DE’ BUONI LIBRI.

Felici fien quelli che presteranno orecchi alle parole de’ morti: — leggere le bone opere, e osservarle.

X. — DE’ LIBRI CHE INSEGNANO PRECETTI.

I corpi sanz’anima ci daranno, con lor sentenzie, precetti utili al ben morire.

XI. — DELLA FAMA.

Le penne leveranno li omini, siccome gli uccelli, inverso il cielo: — cioè per le lettere, fatte da esse penne.

XII. — DELLE PELLI DELLI ANIMALI CHE TENGONO IL SENSO DEL TATTO, CHE V’È SU LE SCRITTURE.

Quanto più si parlerà colle pelli, vesti del sentimento, tanto più s’acquisterà sapienza.

XIII. — DELLA STORIA.

Le cose disunite s’uniranno, e riceveranno in sè tal virtù, che renderanno la persa memoria alli omini: — cioè i papiri che son fatti di peli disuniti, e tengono memoria delle cose e fatti delli omini.

XIV. — IN OGNI PUNTO DELLA TERRA SI PUÒ FARE DIVISIONE DE’ DUE EMISPERI.

Li omini tutti scambieranno emisperio immediate.

XV. — IN OGNI PUNTO È DIVISIONE DA ORIENTE A OCCIDENTE.

Moverannosi tutti li animali da oriente a occidente, e così da aquilone a meriggio scambievolmente, e così di converso.

XVI. — DEGLI EMISPERI, CHE SONO INFINITI E DA INFINITE LINEE SON DIVISI, IN MODO CHE SEMPRE CIASCUNO OMO N’HA UNA D’ESSE LINEE INFRA L’UN DE’ PIEDI E L’ALTRO.

Parleransi, e toccheransi, e abbracceransi li omini, stanti dall’uno all’altro emisperio, intenderansi i loro linguaggi.

XVII. — DELLE NUVOLE.

Gran parte del mare si fuggirà inverso il cielo e per molto tempo non farà ritorno: — cioè pe’ nuvoli.

XVIII. — LA NEVE CHE FIOCCA, CHE È ACQUA.

L’acqua caduta dai nuvoli, ancora in moto sopra le spiagge de’ monti, si fermerà per lungo spazio di tempo sanza fare alcun moto, e questo accaderà in molte e diverse provincie.

XIX. — LA PALLA DELLA NEVE ROTOLANDO SOPRA LA NEVE.

Molti fien quelli, che cresceran nelle lor ruine.

XX. — DELLE PIOGGIE, CHE FANNO CHE I FIUMI INTORBIDATI PORTAN VIA LE TERRE.

Verrà diverso il cielo chi trasmuterà gran parte dell’Africa, che si mostra a esso cielo inverso l’Europa, e quelle di Europa inverso l’Africa; e quelle delle provincie Scitiche si mescoleranno insieme con gran rivoluzione.

XXI. — QUESTO SONO LI FIUMI, CHE PORTANO LE TERRE DA LORO LEVATE DALLE MONTAGNE, E LE SCARICANO AI MARINI LITI; E DOVE ENTRA LA TERRA SI FUGGE IL MARE.