Vita di Andrea Doria, Volume I

Part 22

Chapter 223,753 wordsPublic domain

Accenno come, in questo scorcio di tempo, la città di Gand essendosi ribellata da Carlo V, egli facesse disegno di reprimerla celere e feroce: ogni altra via difficile, agevole quella per mezzo la Francia, pure avendo bilanciato il prò e il contro, a lui parve bene accettare; e della fede del Re più che tutto lo affidava il senso di avere cotesto negozio comune con esso, imperciocchè sia interesse di tutti i re, che i ribelli, a ragione o a torto, ricevano pronto castigo e feroce: quanto alla differenza di Milano, causa di perpetua lite tra Francia ed Austria, l'Imperatore non pativa difetto di buone parole, ed era disposto ad usarne: nè egli solo, bensì i cortigiani suoi, i segretarii, e i ministri, a cui non lo voleva sapere, dicevano e scrivevano: la cessione del Milanese al re Francesco oramai cosa decisa; inoltre, da quel trincato ch'era, Carlo non omise termine di tenersi bene edificata Diana di Poitiers, baldracca di Francesco, che poi redò con la corona di Francia il suo figliuolo Enrico: e sopra tutte le altre carezze la vinse questa: mentr'ella gli mesceva l'acqua per lavarsi le mani, Carlo lasciò cadere destramente nel cantino un anello del valore di molte migliaia di ducati, e nonostante tali cautele non fu senza angoscia il suo soggiorno in Francia; però che il Re cadde allo improvviso infermo, e caso mai fosse morto, l'Imperatore sapeva il Consiglio ed i figliuoli suoi deliberati a tenerlo; ma passeggero incomodo fu quello, e Francesco sempre più incaponito a credere, che la nuova benevolenza gli avesse reso favorevole il vecchio emulo nella pratica del Milanese, e così sopita per sempre ogni causa di guerra fra loro, si lasciò andare fino a mostrargli le lettere dei maggiorenti gandesi, i quali, rotta la devozione allo impero, si profferivano alla Francia; e Carlo ringraziava ed appuntava quei nomi; entrato più tardi in Gand gl'impiccò tutti; ma Francesco da cotesto tradimento vilissimo non cavò costrutto alcuno, conciossiachè l'Imperatore ora con questo, ed ora con quell'altro pretesto, andasse menando sempre il can per l'aia, nè a fine di conto si venne ad altra conchiusione, che a rinnovare la guerra più nemici di prima.

Nè manco ci occorre discorrere le guerre in quel torno operate dalle armi cesaree in Ungheria, e nella Germania: ci basti dire com'egli adesso statuisse valicare in Affrica per la impresa di Algeri: da ciò molti, massime Andrea, lo distoglievano: anzi questi gli scrisse lettere ortatorie dove, come soleva, più volte lo appellò figlio, e lo ammoniva non parergli spediente, ora che il Turco aveva preso Buda, mettersi attorno a gesti difficili; inoltre la stagione (eravamo in Ottobre) piena di pericolo attese le procelle equinoziali, e la qualità della spiaggia persuadevano a differire; non pertanto Carlo s'intorò a farlo, sembrandogli, che a primavera, pei rumori di guerra che la Francia disegnava movergli, non gliene sarebbe offerto il comodo, e poi perchè assai gli premeva compiacere agli Spagnoli, smaniosi di torsi di su gli occhi quel nido di corsali, che infesto prima, era cresciuto per la sopravvenienza dei Turchi cacciati da Tunisi; i commerci ne rimanevano malamente offesi, e pareva peggio che ostico, ai devoti Castigliani, che mentre il Re loro non finiva di travagliarsi per Germania, Italia e Fiandra, lasciasse manomettere i regni paterni; per ultimo Carlo ambiva, in difetto di meglio, potere mostrare che sul Turco si era rifatto; e fu povero consiglio, imperciocchè in ogni evento, Algeri presa, non avria compensato Buda perduta, e Vienna chiusa in assedio; nè il Barbarossa in Affrica era da mettersi a paragone con Solimano in Ungheria.

Immenso lo apparecchio della impresa. Napoli somministra seicentomila ducati di sussidio, o come allora dicevasi, di _donativo_, che il Governo metteva per forza: Sicilia centomila. La religione di Malta mandò le sue galere; la Spagna, oltre le venticinque mantenute dal governo cui soprastava l'ammiraglio Bernardino Mendozza, ne allestì altre non poche a spese di mercanti e di baroni. In Italia assoldaronsi seimila fanti sotto i colonnelli Agostino Spinola, Antonio Doria e Cammillo Colonna, quattrocento uomini di arme eletti e cavalleggeri, i migliori che mai si fossero visti; Andrea, cui toccava l'obbligo di trovarsi alla impresa con venti galee, ci andò con ventidue, tuttavia dicendo, che se tornava con mezze, gli sarebbe sembrato di fare un bel civanzo, e parve indovino. Messo in punto ogni cosa, lo Imperatore s'imbarcò menando seco Ottavio Farnese nipote del Papa, e suo genero novello; trentacinque furono le galee con le quali sferrò dalla Spezia drizzando il corso verso Maiorca, dove aveva dato la posta al Mendozza, che ci si doveva trovare; dinanzi a lui veleggiavano navi cariche di bene undicimila fanti tra Tedeschi ed Italiani.

Quasi a diffidarlo, la fortuna gli fece provare, appena messo in cammino, il tempo nemico: sbarattate le navi dalle galee ripararono a San Bonifazio in Corsica, dove lo Imperatore le raggiunse a fatica: qui ebbe accoglienze piuttosto immani che barbare, dacchè trovo registrato, nei ricordi in Corsica (e l'ho già detto), come certo isolano accomodasse lo Imperatore di un suo stupendo cavallo, al quale poi spaccò con un colpo di archibugio il cranio esclamando: che dopo avere portato lo Imperatore non meritava si sottoponesse ad altro uomo del mondo. Levate le áncore da San Bonifazio, ecco nuova procella scompigliare i mari, e dopo vari errori spingere navi e galee a Minorca; quinci recossi a Maiorca, dove gli occorsero Ferdinando Gonzaga con le galee sicule e le navi in numero di cinquanta con fanti, cavalli, copia di vettovaglie e artiglierie. Da prima intesero aspettare il Mendozza con la rimanente armata; senonchè Andrea, avvertendo che l'ammiraglio spagnuolo di faccende marinaresche peritissimo, approfittandosi del tempo favorevole, doveva senza dubbio aver tirato di lungo, persuase a rompere gl'indugi, cosicchè col mare sconvolto, non però burrascoso, arrivarono alla vista di Algeri.

FINE DEL PRIMO VOLUME.

NOTE:

[1] Gentiluomo di artiglieria; titolo e grado nella milizia dell'artiglieria, risponde a luogotenente, e fu introdotto in Italia dagli Spagnuoli.

[2] Per la lega di Cambraia oltre i paesi rammentati da assegnarsi al Papa e al duca di Savoia, fu convenuto che l'Austria dovesse avere Roveredo, Treviso e il Friuli; lo Impero Padova, Vicenza e Verona, la Ungheria, la Dalmazia e la Schiavonia; la Francia Brescia, Bergamo, Crema, Cremona, la Ghiara d'Adda e le dependenze del Ducato di Milano; la Spagna Trani, Brindisi, Otranto, Gallipoli, Mola e Polignano; ai D'Este e ai Gonzaghi si restituiva quanto avevano gli avi loro posseduto, ed erano più giusti. Questi i concetti di un Papa, che ha fama di avere voluto restituire la Italia.

[3] Pietro Gioffredo, _Storia delle Alpi marittime. — Monumenta Historiæ patriæ scrip._ T. II, p. 254. Però vuolsi notare, che lo scrittore si mostrò parzialissimo al Doria, e racconta il fatto con tanti particolari, che riesce difficile negargli fede.

[4] Questa fisima del Frandesberg, che poi non mandò a compimento, è nota all'universale, e tutti gli storici la riferiscono: meno nota è quest'altra di un lanzichenecco della sua compagnia, ch'egli troppo bene eseguì: costui si votò a recitare il rosario quando si fosse composta la corona con 70 testicoli di prete; e appena l'ebbe terminata osservò la parola. _Brantôme_ poi ne assicura che di parecchi, così soldati come capitani, imitarono il buon lanzichenecco nelle guerre civili di Francia: tra gli altri un gentiluomo angiovino per nome Renato de la Bouvraise signore di Bressaut, a cui fu tagliata la gola in Anversa, senza fallo in isconto del peccato di avere reciso tanti testicoli sacerdotali. Certo non pagò la pena del taglione; ma la qualità compensava il numero.

[5] — Adios señor padre: bien te puedo llamar padre mejor que mi padre naturale por tan gran bien que me havey hecho y a jamais rogare a Dio por vos — Così il _Brantôme_ copiosissimo scrittore di particolari importanti circa ai tempi, e agli uomini di cui tengo proposito.

[6] Ho notato altrove come presso i Côrsi si conservino assegnati al popolo gli epiteti di _novitoso e movitivo_: certo di pretta origine toscana e degni di essere restituiti alla lingua.

[7] Ogni luogo valeva 100 lire fuori banco, a un dipresso franchi 82.

[8] «Havendo fatto domandare la mia pensione dell'anno passato per possermi aggiutare.... l'homo che tengo in corte mi scrive che V. S. gli ha detto havermi fatto provvedere de doi miglia franchi, over sia di un quartero di detta pensione.... per il che prego che V. S. sia contenta come in lei confido, et come mi ha fatto scrivere li dì passati, operare che habbia la mia pensione dell'anno passato, et che sia meglio trattato; altrimenti monsignore dacchè io non saperia fare di questi miraculi de possermi intratener qua con niente et sarò costretto lassar, che altri venga a provare come si viva di quà et se gli saperanno stare senza provvisione.»

[9] — Del capitan Andrea Doria.... ho avviso, che al tutto l'è ben satisfacto et se qualche cossa leggiera ci restava è levata et delli xx mila ducati della _ranson_ d'Oranges el Re le ha mandati xiiij mila et presto manderà el resto.

Lettera di Ambrogio Talenti vescovo di Asti a Niccolò Raince 27 Giugno 1528. _Documenti_ per servire alla Storia d'Italia raccolti dal Molini e annotati dal Capponi.

[10] V. M. cerca tener contenta questa città, et che intertenghino questi cittadini et quelli di Savona fanno tutto il contrario per disperarli, che non trovo ad alcun bon proposito per il servizio di V. M. _Lettera_ di Teodoro Trivulzio al Cristianissimo del 28 Agosto 1528. Doc. cit.

[11] Queste parole occorrono con lievi varianti nella lettera scritta da Andrea Doria a Teodoro Trivulzio, il 19 Luglio 1528. Vedi _Raccolta di documenti per servire alla Storia d'Italia_ citata.

[12] Per dare conoscenza dei tempi giudico opportuno riferire quanto scrive il Varchi del fine di questo segretario di Clemente VII: fu letterarissimo giovane, e indegno della miserabile morte ch'ei fece, la quale fu che la madre sua, mentre cercava far morire una femmina ferventemente amata da lui, nè bella nè giovane, dubitando che come maliarda lo avesse con le sue incantagioni ad amarla costretto, avvelenò in una insalata il figlio, la donna ed altri suoi amici. _St._ I. 6.

[13] Je croy fermement que si vous l'assurez de ce point (cioè di dargli Savona) et de la libertè du dit Gènes, et payer la soulde de ses galeres avec quelque promesse de lui faire quelque bien en ce royalme, que vous le pourrez avoir pour vous. Vous savez sire quel homme il est et de la necessité où vous êtes. Je vous supplie, Sire, de ne vouloir refuser riens qu'il vous domande, car jamais chose ne vous vint tant a propos que cest accord s'il vient a bien. — _Lettera_ del Principe di Oranges 14 Giugno 1527. _Carteggio_ di Carlo V tratto dallo Archivio, e dalla Biblioteca di Borgogna e di Brusselle.

[14] Anco il Bonfadio negli _Annali delle cose genovesi dal 1528 al 1550_ lo assicura, ed ancora egli a torto.

[15] Questi epitaffi si riportano dal Brantôme e dal Summonte.

[16] A insegnamento perenne mettiamo qui la lettera come si legge nei _Documenti di Storia italiana_ pubblicati dal Molini, tom. II pag. 54: — Sire. Mentre el Capitano Andrea Doria è stato al servizio di V. Mayestà li havemo portato benevolenza et honore, vedendolo acepto servitore del nostro re. Essendo poi partito da V. Mayestà ce ne siamo doluti quanto se pò dolere sentendo, che a V. Mayestà ne dispiace, che ultra la offesa del nostro Signore, posia, essendo di una medesma casa, havere fato suspeti appresso de vostra Mayestà quello, che la fidelle nostra servitù non merita, la quale da li nostri passati è stata osservata a li predecessori de V. Mayestà, e sarà da noi fidilissimamente in sino a la fine, come di ciò havemo longamente ragionato con Monsur il Marichial Trivulcy locotenente di V. Mayestà in questa città, et speriamo con le opere di fare ogni dì più chiaro in che adopereremo le facultà e le vite insieme a tutte le volte che bisognerà farlo in servitù di S. Mayestà, la quale umilmente suplichiamo ad haverci per ricomandati e non permettere, che li errori di uno posino nocere a tuti noi, e parenti, e amici nostri. Sire per non dare più tedio a V. Mayestà faremo fine alla presente, pregando Dio, de bon core per la felice vita e glorioso Stato di V. Mayestà. Da Genova a di xviij di Agosto del MDXXviij.

Di V. X.ma Mayestà fideli subditi et servitori.

La famiglia Doria.

[17] Vedi il Bonfadio _Annali_, e aggiunge come il Brando questo facesse per gratitudine del buon governo dei Genovesi in Corsica: e' pare, che burli costui.

[18] Capitolazione tra Andrea Doria, e Teodoro Triulzio del 28 Ottobre 1528. _Documenti_ cit. Vol. 2, p. 60.

[19] Istruzione ai Magnifici V. Pallavicino e Gasparo Bracelli, 6 Agosto 1527: Vorriamo che, per pace et quiete universale della città, procuraste fare dichiarare governatore.... l'illustrissimo messere Teodoro di Triulcio parendone signore qualificato et attissimo a tale reggimento.

[20] _Libro di Ordini_ civili e militari, dati dal Doge e Governatori a vari personaggi illustri dopo la riforma. MS. nella Bibl. dalla Università: — Istrutione ad Agos. Calvi provveditore del nostro esercito oltra il giogo: «.... procuri impossessarsi di Novi et di Ovada concertandosi col conte Belgioioso capitano generale di quà dal Po per S. M. Cesarea — ma però in nome della Repubblica: havendo detto conte proposto ne prenderia la possessione in nome di S. M., il che non è _gustato_; affinchè sappiate anche voi la intentione nostra, _piuttostochè_ detto luogo di Ovada pervenghi in potere di esso signor Conte a nome de sia chi si voglia, vogliamo piuttosto ch'esso resti di chi è al presente.»

[21] Mi è parso meglio paragonare Genova così, che servirmi della immagine del Campanaccio, il quale nel _Januen. reipub. motus a Io. Aloysio Flisco excitatus_ la paragona alla luna perchè sovente perde la libertà, e ad un tratto la riacquista; e mette fuori i versi di Sofocle:

_Obscura nunc, sed innovatur illico_ _Vultum, sumit, auget, atque splendidum_ _Et cum refulget nitida lumine plurimo_ _Spoliata rursum lucem tenebras induit._

A un tratto fosca, la sembianza a un tratto Rinnova, e cresce splendida e gioconda E allor che più co' suoi raggi innamora In tenebre improvviso ella si chiude.

[22] _Relazioni venete su Genova._ Raccolta Alberi. Relazione II.

[23] Questo affermano i piaggiatori del Doria, non già come fatto di cui abbiano notizia certa, bensì per via di congettura, la quale viene distrutta dalla capitolazione di Andrea con lo Imperatore.

[24] Galluzzi, _Storia del Granducato di Toscana_, 1575.

[25] — Y se entienda que a quela repubblica y los ciutadenos della y su jurisdicion sean conservados y mantenidos.... _guardàndose nuestra autoritad, y preheminencia imperial_. —

[26] — Vada a Montobbio presso M. D. Lopez di Siviglia, e lo dissuada da venire a Genova oratore per S. M. Cesarea, e star qui come prima, — essendo il tempo presente diverso da quello di quando qui si trovava, e ridotti al modo di vivere di repubblica del nuovo instituita — lo studio nostro è giustificare con esso la terra talmente, che con manco sdegno che si può non venghi più oltre; anzi, che se ne ritorni addietro, siccome è nostra volontà che facci. — Libro di ordini ms. della Bibl. della Università.

[27] _Relazioni venete_. Alberi, Relaz. II.

[28] — Quem etiam et ejusdem illustrissimi Domini Joannis Andreæ successores, et hæredes hortatur, et paterna monitione admonet ut toto tempore eorum vitæ debeant catholico, et serenissimo Hispaniarum et utriusque Siciliæ regi et ejus descendentibus fideliter et diligenter _inservire_ et operam suam strenue etc. etc. —

[29] _Poliorcete_, espugnatore di città.

[30] E _Bisogni_ veramente erano, imperciocchè, sbarcati a Sestri di Levante, e ridotti a soli 1000, furono per vie montane incamminati in Lombardia: stretti da necessità, ed anco per genio ladro, quanti incontravano per istrada tanti svaligiavano, quando di meglio non potevano, delle scarpe, del cappello, di tutto insomma, fino alla camicia. Le milizie austriache, sia che di Spagna ce le inviassero o di Lamagna, non calarono mai in Italia nè con intendimenti, nè con modi diversi da questi.

[31] Vedi lo strumento del 25 Giugno 1533 ratificato il 12 Ottobre del medesimo anno: — mi contento e mi obbligo, accompagnati che saranno li sopradetti donna Giovanna e Marcantonio insieme, di assegnare, et deputare quella parte di entrata pel mantenimento loro, che parerà conveniente et honesto.... a patto che il Carretto pigli nome di Doria — _salvo et riservato titulo, et usufructo integro pro ipso illustrissimo principe Melfi durante eius vita_. La pensione poi era limitata _ad substentationem et alimenta_. —

[32] Canto XVIII.

Guglielmo il duce ligure. . . . . . . . . . . . . . . . in fra i più industri ingegni Nei meccanici ordigni uom senza pari. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lancia dal mezzo un ponte; e spesso il pone Sull'opposta muraglia a prima giunta.

[33] Questo fece il Doria co' Turchi: oggi non si costuma più co' Cristiani, anzi con fratelli, comecchè traviati: auspici Lamarmora, e gli altri che lo precederono.

[34] Il Brantôme lo pretende francese: antica agonia di cotesto popolo di pretendere suo tutto ciò che ha fama, fosse pure detestabile.

[35] Questo strano caso racconta Michele Montagna nei suoi viaggi d'Italia, e conferma l'ambasciatore veneziano Antonio Tiepolo nella sua relazione al Senato. _Mutinelli_, S.ia arcana, T. I, p. 121 — furono presi undici fra Portoghesi e Spagnuoli i quali, adunatisi in certa chiesa prossima a San Giovanni Laterano, facevano alcune loro cerimonie, e con tremenda scelleraggine, bruttando il sacrosanto nome di matrimonio si maritavano l'un l'altro, congiungendosi insieme come marito con moglie. Ventisette si trovavano e più insieme il più delle volte, ma questa volta non ne hanno potuto cogliere più che questi undici, i quali anderanno al fuoco come meritano. — Il Montagna c'istruisce in virtù di quale argomento essi si conducessero a ciò fare: la fornicazione, essi dicevano, è peccato: nondimanco col rito chiesastico diventa sacramento; dunque la santità del medesimo rito torrà via la materia peccaminosa da ogni e qualunque altra congiunzione. La Inquisizione approvando la maggiore e la minore del sillogismo, trovò che la conseguenza peccava, e sposati e sposatori condannò ad essere arsi vivi. Certo il sillogismo era sbagliato, ma correggerlo col fuoco parve eccessivo.

[36] Nel 1553. Enrico I d'Inghilterra era morto d'indigestione di lamprede in Normandia nel 1135.

[37] Brantôme, _Vie de Charles V_. — Leti, _Vita di Sisto V_.

[38] Gioverà avvertire due essere stati i Davalos, uno Francesco Ferdinando che fu marchese di Pescara, l'altro Alfonso marchese del Vasto; spesso li confondono gli storici molto più ch'ebbero mogli entrambi con lo stesso nome, il primo Vittoria Colonna celebre donna; il secondo Vittoria di Aragona. Quegli vinse a Pavia, questi fu perditore a Ceresola.

[39] Il Brantôme riporta in altra guisa le parole di Francesco, le quali egli afferma avere ricavato dalla bocca di certo vecchio: secondo lui il re di Francia avrebbe favellato così. — Signor Andrea: bisogna che lo Imperatore mio fratello ed io facciamo eterna riconciliazione ed allestiamo insieme una gagliarda armata per mettere a terra il Turco, e voi ne sarete il capitano per tutti e due. — Egli è agevole capire come cotesti sensi fossero espressi artatamente per purgare la Francia dalla infamia acquistata per cagione della lega col Turco ai danni della Cristianità. —

[40] Così anco l'Ulloa nella vita di don Ferrante Gonzaga, che aggiunse, capitano dell'armata veneziana essere stato Vincenzo Cappello a cagione della morte a quei giorni accaduta di Gerolamo Pesaro, il quale lasciò grandissimo desiderio di sè; Marco Grimani patriarca di Aquileia venne preposto alle galee pontificie cui dettero compagno Paolo Giustiniano.

INDICE.

Dedica _Pag._ v

CAPITOLO I. Da cui nascesse Andrea Doria, e quali i primordii della vita di lui — pag. 1

CAPITOLO II. Condizioni d'Italia sul finire del XV secolo. — Andrea è fatto tutore del duca Francesco Maria della Rovere. — Quali i concetti di Cesare Borgia. — Imola presa, e di Caterina Sforza. — Tradimento fatto al duca di Urbino. — Insidie di Alessandro VI al cardinale di San Pietro in Vincoli riuscite invano. — Strage del duca di Camerino e dei figliuoli suoi. — Pietosissimo caso di Astorre Manfredi. — Congresso dei Baroni Romani alla Magione. — Andrea Doria scansa le mortali insidie del duca Valentino, e salva il duca e la duchessa di Urbino. — Maria manda a vuoto le trame del cardinale Giuliano della Rovere per le castella del nipote — pag. 34

CAPITOLO III. Disuguaglianza civile causa perpetua di ruina negli Stati. Dei governi misto e semplice, e quale dei due il più sincero. Rumori di popolo; _castiga villano_; due Doria ammazzati; nuova spartizione degli uffici tra popolo e patrizii. — Accordi politici non durano; i patrizii sopraffatti esulano a Savona; e ogni dì inaspriti ricorrono alla Francia. Il Re distratto altrove tepido paciere. Guerra del popolo contro i nobili, e consigli di Andrea. Mutate le cose di Francia il Re entra non più paciere, ma vendicatore dei nobili. Paolo da Novi doge popolano decapitato e squartato: altre stragi: rimettonsi le cose come prima. Lega di Cambraia. Fama di Giulio II usurpata; sue contese con la Francia; il Papa promove novità a Genova; i congiurati scoperti hanno mozzo il capo. Giano Fregoso con forza aperta toglie Genova alla Francia. Andrea Doria prefetto del mare. — Gesto nobilissimo di Andrea sotto la _Briglia_ dove rimane ferito. — Prosperando le cose di Francia Andrea si ripara con l'armata a Portofino. — Sconfitta dei Francesi a Novara. — Torna Ottaviano Fregoso doge in Genova, e il Doria con esso. Guerra turchesca, l'arcivescovo di Salerno geloso di Andrea si adopera a torgli l'ufficio di prefetto del mare, e non riesce. Gesti di Andrea a Gianutri e alla Pianosa, dove si combatte aspramente. — Carlo V disegnando prevalere in Italia tenta pigliare Genova alla sprovvista e non riesce; l'anno dopo la piglia per forza, e la saccheggia. — Tragedia di Monaco non senza sospetto di partecipazione del Doria. — Andrea in corte di Francia persuade soccorrersi Rodi e invano; difende le coste di Provenza, durante la invasione degl'imperiali in Provenza; e cattura Filiberto principe di Oranges; piglia Savona e Varagine; vince il Moncada ammiraglio di Spagna e lo fa prigioniero. Francesco I rotto a Pavia. Dal consiglio di Francia vuolsi, che Andrea metta in pegno le sue galee pel sicuro trasporto del Re in Ispagna; nega, e si proferisce liberarlo per virtù di arme: non è atteso; mal soddisfatto dei Francesi, spirata la condotta, si accomoda col Papa. Lega santa per frenare lo Imperatore. — Andrea contro la patria, tenta Portofino, ed è ributtato. Le cose della lega vanno a rifascio, il Papa si stacca dalla lega, e Andrea va a Civitavecchia; rimandato a combattere la flotta spagnuola la disperde nel mare ligure. Di un tratto il Papa si scosta da capo dalla lega, e si accorda col Colonna e col Moncada; il Borbone non mena buoni gli accordi. — Sacco di Roma. — Potere temporale del Papa minacciato dall'Austria, difeso dalla Inghilterra. Andrea da capo al soldo della Francia, e da capo contro la patria sua. — Dopo varie fortune piglia Genova; dissuade il re Francesco a metterci doge Cesare Fregoso, e ci va governatore Teodoro Triulzio. — Piglia moglie. — Suoi amori. — Sua parsimonia. — Codicilli singolari del suo testamento — pag. 63