Vita di Andrea Doria, Volume I

Part 21

Chapter 213,719 wordsPublic domain

I Veneziani, che cominciano a capire comune il pericolo adesso solo, che loro massimamente percuote, si danno a tutto uomo a procurare lega fra essi, il Papa, e lo Imperatore contro il Turco: certo Andrea a cotesta lega gli spinse, ma è dubbio se fossero a lodarsi i modi che tenne, e più dubbio ancora se commendabile il fine. La lega pertanto si fermò a Roma, ma le provvigioni furono scarse; gli effetti pochi. Andrea, avendo navigato con le sue galee a Messina, quinci per preghiere del Pesaro e del Viturio di passare a Brindisi non si staccò, ora allegando il timore delle galee di Francia, ed ora il bisogno di rattoppare le navi; inoltre con mente peggiore si querelava dei negati soccorsi nella guerra per lo addietro sostenuta, e al Papa, inteso a raumiliare l'animo cruccioso di lui, rispondeva ne avrebbe scritto a Cesare in Ispagna, e frattanto tornavasi a casa. I Veneziani, rimasti soli, ricordarono l'antica virtù, e Gerolamo Pesaro con suprema difesa, ributtati gli assalti turcheschi da Corfù, rimandò Solimano lacero a Costantinopoli: il quale pari allo antico Anteo, che ripigliava vigore dalle sconfitte, indi a breve mandò formidabile armata ad assaltare i due Napoli greci, di Morea cioè e di Malvasia, uniche terre rimaste ai Veneziani sul continente elleno, e dalla parte del Friuli uno esercito punto meno poderoso per rovesciarsi in Italia. Allora anco lo Imperatore cominciò a capire, che il pericolo dei Veneziani diventava comune anco a lui, e la lega, rilassata fin lì, si strinse a scopi fruttuosi. Ne furono i patti principali: si amministrasse con trecento legni, dei quali 200 galee; gli altri di varia ragione navi; 50000 avessero ad essere fanti, 4000 cavalli; Ferdinando re dei Romani assaltasse Solimano in Ungheria: il Papa ogni lite occorrente definisse. Andrea capitanasse le fazioni marittime, Francesco Maria duca di Urbino le terrestri; altri all'opposto afferma Ferdinando Gonzaga[40]. Andrea toccava in quel punto il settantesimo terzo anno della età sua.

In questa congiuntura troviamo, che i Veneziani, in onta alla rea fama, e derogati gli statuti della repubblica, crearono gentiluomo veneziano Pier Luigi Farnese, e lo Imperatore lo fece marchese di Novara con 9000 scudi di rendita annua sopra i dazii di Milano: ciò si nota però che la costui vita d'ora innanzi s'innesti come filo sanguinoso dentro quella del Doria.

E ci ha chi afferma che tutti gli stroppii degli amici non dolgano agli amici; la quale sentenza maligna molto può dubitarsi se vera sempre tra privati, ma nelle faccende pubbliche tienla, senza eccezione, sicura; e il minor male che dalle leghe ti possa venire egli è questo, che sul più bello l'amico ti lasci solo nelle peste: e così accadde nella nuova lega. Quando il Doria navigò in Levante già era rotta la guerra, e i Veneziani avevano respinto Solimano dalla Canea e da Retimo in Candia, mentre il patriarca Grimano, tentato l'assalto della Prevesa con esito infelice, aveva dovuto ritirarsi nel golfo di Arta; tosto giunto a Corfù, egli conobbe di piccolo soccorso sarebbero riuscite le galee veneziane, come quelle che scarseggiavano di soldati; però offerse al Cappello fornirlo di fanterie; ma questi, sospettoso a torto o a ragione, rispose averne abbastanza; tuttavolta se ne rimetterebbe a lui; e Andrea gli rispose avrebbe fatto bene; sopra ogni galea ricevesse venticinque soldati, e il Cappello gli accettava non senza larghissimi rendimenti di grazie, ma poi non li pigliò mai; onde, fosse per questa o per quale altra causa, dovendo Andrea movere con l'armata verso la Prevesa, tolse al Cappello, che pure la desiderava, la vanguardia, pigliandola per sè, preponendoci luogotenente il suo consorte Francesco Doria; la battaglia commise al patriarca Grimano, mandò alla coda il Cappello con quattordici galere, e il galeone del Bondumiero cui rinfrancò con altre cinque galee a modo di bersaglieri: siccome poi il Gonzaga, sentendosi mal destro a combattere sopra le navi, aveva proposto di scendere a terra con buona mano di fanti per tenere da un'altra parte in soggezione il Turco, il consiglio piacque; però, appena arrivati su la bocca del golfo, Andrea commise a Giannettino si recasse a terra a speculare le coste, il quale andato, dopo breve ora tornò, referendo il luogo pieno di macchie non dare il passo, o darlo aspro e insidioso: allora fu tenuta consulta. Il Gonzaga instava perchè lo sbarcassero; Andrea, per dissuaderlo, oltre le informazioni raccolte da Giannettino gli fece osservare, che per poco crescesse il vento da Levante, che in quel punto soffiava, egli sarebbe obbligato di tirarsi al largo lasciando gli amici in terra in balía della fame e del ferro, imperciocchè il presidio turco del castello si fosse già rinforzato col soccorso delle prossime terre, e si avesse certezza che sarebbe andato di mano in mano aumentando: parergli partito migliore, che il Gonzaga scendesse in luogo più acconcio a foraggiare, e vedere di cogliere alla sprovvista Lepanto, e le altre terre litorane; intanto egli starebbe su lo avvisato, e caso mai il Turco uscisse, egli lo andrebbe a trovare per combatterlo: prevalse il parere di Andrea; però lasciate alquante navi su le áncore, le altre volsero le prue a Calafighera, trenta miglia dalla Prevesa per foraggiare e fare acqua. Era intendimento del Barbarossa non uscire a battaglia conoscendosi inferiore di forze, nè temeva potessero sforzare la imboccatura del porto per trovarcisi il canale stretto così, che due galee di fronte non ci potessero passare, e avendo i castelli tanto di giannizzeri come di artiglierie ottimamente forniti; dove mai la sforzassero, gli sembrava che le sue galee, protette dal cannone delle fortezze, non potessero essere combattute, mentre, andando allo aperto, disperava della vittoria; ma certo eunuco di Solimano, che gli storici del tempo chiamano Monuco, lo garrì come poco animoso, affermando, per quanto grande fosse il numero delle navi cristiane, non sosterrebbero la vista delle insegne del Sultano cacciate via dal terrore del suo nome, con più altre parole eccessive, consuete a cui abbia prosunzione molta e senno poco; onde il Barbarossa, temendo che costui nell'animo di Solimano non lo disservisse, si dispose a mal suo grado uscire. Andrea navigava tardo e male; chè i venti, a cagione dell'Equinozio, voltabili lo sbatacchiavano ora innanzi, ora in dietro; sicchè allo appressarsi della isola di Santa Maura, ecco raggiungerlo alcune saettie greche, ed avvisarlo che l'armata turca uscita dalla Prevesa si era attelata lungo la costa a mancina, nel luogo appunto dove stava poc'anzi il patriarca Grimano, e certo con lo intendimento, che provando la fortuna contraria, potessero salvarsi sul prossimo lido. L'ordine di battaglia del Barbarossa questo: egli con la Capitana in mezzo, nel corno destro Tubac, al sinistro Salecco, entrambi provati in combattimenti innumerevoli: innanzi a tutti, e sopra tutti famoso Dragut, con trentatrè galee, galeotte e fuste. Andrea pertanto, avendo a movere contro al Barbarossa, ebbe a rifare il cammino osservando la stessa ordinanza praticata prima, e siccome pareva che ei non ci andasse di buone gambe, Francesco Doria, accostatosigli con la sua galea, ad alta voce gridò: — Cugino Andrea, non mi pare questa occasione da perdere, chè il vento gagliardo ci aiuta a dar dentro; fa vela, metti mano ai remi; io ti precedo. — Dopo siffatte parole non era lecito ad Andrea rimanersi senza infamia.

Inalberato pertanto lo stendardo col Crocifisso, segno della battaglia, comandò celeremente ai collegati che, se i Turchi assaltassero lui, essi investissero il nemico di fianco, nel caso contrario opererebbe il medesimo egli. I lodatori del Doria affermano che il vento di un tratto cascò; gli altri storici tacciono. Il Grimani, aggiungono i primi, si allargò in mare, e il Cappello stette in fra due su quello che si facesse; per la quale cosa Andrea, temendo di rimanere solo, si allargò e prese ad aggirarsi intorno le navi, pure aspettando che i compagni avanzassero in battaglia. Altri, nella voglia di scolpare il Doria, mal destro, accusa e scolpa ad un punto il Patriarca e il Cappello, affermando che Dio, mosso dalla strage la quale stava per succedere, levò dall'animo del Patriarca e del Cappello il partito di schierarsi in battaglia: inanità e peggio: a quei tempi non si conoscevano ancora i diarii governativi, ma gli sfrontati ci erano; di fatti, essendosi il Doria riservato la vanguardia, stava a lui appiccare il combattimento là dove non avesse principiato il nemico; e che l'andasse proprio così si ricava eziandio dagli storici del tempo non piaggiatori, i quali rammentano come, dopo Francesco Doria, il Grimano, per torre Andrea dalla intempestiva ordinanza, andasse a dirgli che il manco di vento non lo mettesse in apprensione, perchè se i bastimenti a vela non avessero potuto giungere a tempo, si poteva vincere con le sole galere, sia perchè superavano in bontà ed in numero le turchesche, sia perchè le schermiva il galeone posto quasi baluardo fra loro; e Andrea, senza punto commoversi, gli rispose: stesse di buono animo, si restituisse al suo posto; egli farebbe il debito; attendessero gli altri ad eseguire il proprio, e nè anco potè stare alle mosse il Cappello, chè, saltato in corazza sopra la galera di Andrea, con parole accesissime lo confortò a cogliere la occasione di fare a un punto sè immortale, e incolume la cristianità dalla infamia dei barbari; egli profferirsi parato ad attaccare la zuffa, egli sostenere lo sforzo della puntaglia: nondimeno anco lui rimandò il Doria con blande parole.

Dragutte intanto si accostava guardingo, sospettando agguati, e poichè, speculato il mare, non vedeva apparire causa alcuna di pericolo, pigliava animo di accostarsi bel bello al galeone del Bondumiero, senonchè questi, da quel valoroso uomo che era, se lo lasciò avvicinare a mezzo tiro d'archibugio, e poi, di un tratto, tale gli sparò addosso mirabile copia di artiglierie, che quegli pieno di terrore si ritrasse indietro. Intanto Andrea si allargava vie più, e il Barbarossa, non sapendo che pensare, si peritava, finchè poi, pel soverchio dilungarsi del nemico, avendo conosciuto com'egli schivasse la battaglia, con franco animo si volse a combattere il galeone ed alquante navi rimaste indietro, tra queste quella di Francesco Doria, cui Andrea spedì la più spigliata delle sue galee per levarlo dalla baruffa, ma egli, ributtata la offerta, stette a menare le mani. La pioggia, che sul tramonto del dì si mise dirotta, affrettò il buio, il quale protesse la ritirata cristiana, che ormai, per lo scompiglio, più che per altro, meritava il nome di fuga, e per tale la tenne Andrea, che comandò spegnessero i lumi a fine di non essere scoperti; tuttavia il Barbarossa agguantò ed arse due navi, di cui una fu dello abate Bibbiena, l'altra di Pasquale Mocenigo, entrambi i quali combatterono come chi non chiede patto e non lo attende; l'armata cristiana si salvava inseguita fino a dodici miglia fuori di Corfù; Andrea, malconcio, menò pubblica esultanza; vecchi trovati a dissimulare disfatte, da nessuno creduti e sempre messi in opera. Il giorno appresso due navi che si lamentavano perdute si videro comparire lacere sì non vinte, e questo per la virtù dei capitani Mancino Navarrese e Boccanegra entrambi spagnuoli, e il Bondumiero, tuttochè rimasto solo, difese mirabilmente il suo galeone, e dopo molto contrasto lacero da oltre cento cannonate, rotti gli alberi maggiore, della mezzana e della contromezzana, le vele sforacchiate, infrante le antenne, le traglie e i frasconi, quasi senza avere parte che sana fosse, lo cavò dalle mani dei nemici, i quali quanto più lui commendavano e levavano a cielo, altrettanto la inconsueta viltà del Doria vituperavano.

Di cotesto fatto, allora e poi, si levarono querimonie grandi a carico del Doria; i malevoli ai Veneziani però insinuavano lo mandasse a male il Cappello, per istruzione segreta dei Dieci contrarii alla impresa, la quale era stata risoluta in Senato dai Pregadi; all'opposto i malevoli allo Imperatore bandirono: suo scopo essere stato impadronirsi dell'armata veneziana, mettendo a bordo delle galee di San Marco presidio spagnuolo, e poichè questo tiro non gli era venuto fatto, desiderasse piuttosto la ruina che la riuscita della impresa; non manca neppure chi ne incolpa addirittura il Doria, il quale, secondo la opinione loro, si mosse a questo non per cause di stato, bensì per deferenza al Barbarossa, principali fra essi il Giovio e il Brantôme, e ciò per virtù del proverbio antico, che tra corsaro e pirata non ci ha guadagno, che di barili vuoti: anzi, più oltre arrischiandosi, assicurano che il Barbarossa rendesse poi la pariglia al Doria quando questi in compagnia del marchese del Vasto avendo dato in secco con quattro galee su le coste di Villafranca, ei non lo volle assalire, nonostante la pressa che gli fece dintorno il Paolino ammiraglio francese, allegando per iscusa lo scirocco che soffiava contrario ed era all'incontro propizio.

Tra le discordanti opinioni, dovendo dire la mia, parmi evidente che ce ne fosse pel manico e per la mestola; intendo cioè che la impresa sinistrasse un po' per le insidie spagnuole contro Venezia, e un po' pel sospetto dei Veneziani; e nel processo dei tempi questi umori si palesano in altri fatti, massime alla battaglia di Lepanto. Che il Turco prevalesse così nel Mediterraneo, da minacciare Napoli e Sicilia, lo Imperatore non voleva, ma nè anco garbavagli stremarlo in modo che i Veneziani, non avendo più cotesto freno da rodere, voltassero altrove il consiglio e le armi, molto più che a Carlo coceva ricuperare le terre del Milanese, le quali giusta il suo avviso erano state rapite dai Veneziani all'avo di lui, Massimiliano: ora tenuta bassa, e potendo, tolta di mezzo la repubblica veneziana, non si giudicava impossibile distendere la dominazione spagnuola sopra la universa Italia o immediatamente con la forza, o mediatamente per via d'industrie degli uomini proprii o di principi vassalli. L'Austria successe in questo concetto alla Spagna, e all'Austria, per mio giudizio, se si lasciasse fare, vorrebbe sostituirsi la Francia; la Italia appena vi potrà fare riparo col volere concorde; all'opposto in sè discorde, e co' governanti paurosi, io dubito se potrà uscirne senza scapito. Però nonostantechè la esperienza per ordinario predichi invano, tu che leggi considera collo esempio del Doria, che libertà sia quella che ci lascia la protezione di un potente straniero: oggi la piaggieria ripetuta da tutte le bocche e da tutte le penne in cotesti tempi della Patria affrancata per virtù di Andrea Doria cascò, e sotto di lei comparisce la verità, ch'egli, capitano di ventura al soldo di Spagna, procacciava con ogni via la servitù della Patria, e la propria fama, per compiacere all'imperiale padrone, avviliva.

Il Barbarossa essendosi tratto (come fu detto) quindici miglia accosto a Corfù, parve il facesse in oltraggio dei cristiani: della quale cosa commosso il Gonzaga prese con veemente orazione ad eccitare il Doria, e gli altri capitani a non volerlo patire, e si ebbe promesse in copia, e fatti scarsi; sicchè al Barbarossa venne conceduta abilità di ritirarsi alla Prevesa, prima che dai nostri si fosse pure risoluto movergli contro: tuttavia, parendo anco al Doria, che, tornandosene a cotesto modo in Italia, sarebbe stato con troppa offesa della sua rinomanza, si dispose ad assalire Durazzo; disperato dal Cappello, il quale gli fece toccare con mano mal sicuro il porto, si volse a Castelnuovo, impresa non ardua atteso lo scarso presidio dei Turchi, che lo difendeva; e nondimanco ella andò, non so se io mi abbia a dire illustre o luttuosa per la morte di quel Boccanera, che tanto strenuamente difese la sua nave alla Prevesa. Preso Castelnuovo, il Doria ci mise dentro per presidio quattromila Spagnuoli, di quelli che, dopo avere levato tumulto a Milano, si trovarono al sacco di Roma; di che accrebbero, e con ragione, le querele i Veneziani, come ciò contradiasse ai capitoli della lega, i quali portavano, che gli acquisti della guerra tra i collegati si spartissero; nè si rimasero ai lagni; ma incerti ormai se più avessero a temere dai nuovi amici che dai vecchi nemici, statuirono di botto una tregua di sei mesi col Turco, procurata a mediazione di Lorenzo Gritti, e per gli uffici del Rincone, il quale, oratore del re di Francia presso Solimano, lo raumiliò tutto dandogli ad intendere, i giovani patrizii agguindolati da faccendieri cesarei, avere condotto Venezia in cotesta improvvida lega contra il parere dei vecchi senatori, risoluti ad osservare l'amicizia con la Casa Ottomana; e poichè a Solimano così giovava credere, così credè.

Prima però che cotesta tregua si chiarisse, Ariadeno acerbamente sopportando la perdita di Castelnuovo, trasse a soccorrerlo, ma gli stette nemica la fortuna, però che, arrivato in vicinanza alla Vallona, un temporale di subito sorto gli sconquassò la intera flotta, spingendo talune galee e galeotte a rompersi fra gli scogli. Allora i capitani della lega furono da capo intorno al Doria, perchè uscisse a dare il colpo di grazia al Barbarossa così spennacchiato, ma egli alla ricisa negò, dicendo, e non senza ragione, non correre tempo adesso di nuove imprese, se pure non si voleva, che fortuna, pari a quella del Barbarossa, toccasse anco a loro.

Dei fatti dentro quell'anno dal Doria compiti, si mostrò contento l'Imperatore solo; gli altri no, e il Papa stesso certo giorno, stando a mensa, lo punse con queste parole: — che il signore Andrea, andando debitore della propria reputazione alle sue galee, operava da quell'uomo accorto ch'egli era, schivando metterle ad ogni poco a repentaglio. — Ad ogni modo lo acquisto di Castelnuovo durò poco, chè l'anno dopo il Barbarossa lo riprese con la perdita di tutto il presidio spagnuolo parte fatto schiavo, parte ucciso; tra i morti il Sarmiento, che dopo avere fatto mirabili prove della sua prodezza, sparve tra i rottami di una mina; onde quando il Barbarossa ordinò cercassero il corpo per decapitarlo, e mandarne il capo mozzo in dono a Solimano, non lo poterono trovare. Anco della fine miserabile del Sarmiento si diede carico al Doria, imperciocchè, dopo avergli promesso lo avrebbe in ogni angustia soccorso con prontissimo aiuto, altro non fece, che mandargli da Brindisi due navi di grano.

Ora racconteremo la presa del Corsale Dragut così ai suoi tempi famoso. Ei nacque nell'Anatolia, in certo borghetto per nome Carabalac, di condizione oscura; affermano i suoi parenti agricoltori; di forme egregio, l'ebbe in delizia Aron corsale del suo paese, il quale, cedendo alle fervide preci di lui diventato adulto, gli confidò una fusta con la patente di andare in corso; con questo fece parecchie prese, e così, ingagliardito di forze aspirando a cose maggiori, assalta il Pasqualigo nel golfo di Venezia a cui affonda due galee, e tre gliene toglie, fra le altre la Temperanza, galea per varie fortune in questa storia famosa. Poco dopo disfece le galee per difetto di ciurme, tranne la _Temperanza_, e se ne compose una bella e buona armatetta di nove galeotte, e con questa navigando pel Tirreno, cagionava, così per mare, come sui prossimi lidi, danni pari al terrore. Andrea gli teneva l'occhio addosso per cogliere il destro di schiantarlo di un tratto, e adesso, parendogli venuto, ordinava a Giannettino, suo alunno e figlio di elezione, andasse a distruggerlo; gli commetteva ventuna galee, e gli dava per compagno Antonio Doria, soldato di reputazione; questi cercatolo pei mari non lo rinvennero; in Corsica udirono avere salpato per combattere Capraia; dato di volta alle prue, nell'accostarsi alla isola, tennero averlo nelle mani sicuro, dacchè il vento portasse fino a loro lo strepito delle artiglierie; raddoppiarono le forze dei remi, ma arrivando ansanti, anco di qui lo trovarono sparito, però che dopo avere dato alla rocca una furiosissima batteria, sceso in terra il Dragut, fatta una funata di schiavi, e cacciatili a bordo, anco da Capraia era sguizzato altrove. I Doria pertanto, tornati in Corsica, ebbero lingua, il Corsale essersi visto lungo la costa di Ponente; seguironlo cauti, e lo ebbero a man salva, mentre sceso nel golfo della Girolata, stava in terra spartendo la preda. Taluno storico racconta di battaglia combattuta, e vinta per virtù di certo strattagemma immaginato da Giannettino; le sono novelle, dacchè non l'avrebbe taciuto il Cappelloni, il quale, come avvertimmo, fu segretario di Giovannandrea figliuolo di Giannettino, mentre nella vita di Andrea, dettata da lui, espone il fatto per lo appunto nel modo in che fu raccontato da noi. Se ciò cocesse al Dragut non importa dire; tuttavia fece buon viso alla procella; e messo ai ferri, e al remo mostrò, come la fortuna possa togliere tutto, tranne la dignità, ed al signor Parisot, che poi fu gran maestro di Malta e ci si trovava presente, mentre per consolarlo gli diceva: — senor Dragut, usanza de guierra — egli imperturbato rispose: — y mudanza de fortuna. — Condotto a Genova quasi in trionfo, e imprigionato nella magione di Fassuolo, rinvenne grazia al cospetto di madonna Peretta, cui parve ingeneroso quel superbire della facile vittoria; ond'ella impetrò si mandasse al consorte Andrea stanziato a Messina; il Principe lo donò allo Imperatore perchè lo tenesse a sua posta, ma questi, aborrendo forse pagarlo più che non valeva, rispose, al predatore toccare a disporre della preda: allora Andrea, considerando mal sicuro, e di troppa spesa custodire un siffatto prigione, e dall'altra parte temendo le feroci rappresaglie dei Turchi; nè la propria natura consentendogli a spegnerlo col veleno, deliberò accettarne il riscatto: per avventura così operando compiaceva meglio al genio ligure: dicono lo tassasse di soli tremila ducati, ma saranno stati di più; li pagò il Barbarossa; il Dragut tornato in fiore gli volle restituire; intanto egli, riavuta la libertà, compariva ai cristiani a due doppi più feroce di prima; armato un piccolo legno, con battaglia manesca s'impadroniva della galea del visconte Cigala; e di qui prese balía a ricomporre una squadra di quarantadue vele con millecinquecento Turchi da fazione; con questa disertò le coste di Spagna e d'Italia, Malta, il Gozzo e Rapallo; vinse Castellamare e Tripoli; prese i danari, che dalla Francia portavano su di una galera a Malta; mise a un dito il sovvertimento della incipiente città di Portoferraio, allora battezzata Cosmopoli, ma il nome non attecchì: per ultimo condusse imprese, che nel corso di questa vita ci sarà mestieri raccontare. Per simile fatto grandi levaronsi, così in Francia come in Italia, querele contro Andrea Doria, quasi la Francia non andasse fino a Costantinopoli a cercare il Turco per avventarlo contro la Cristianità, e Andrea la protervia altrui molto bene rimbeccava con questa, ed altrettali ragioni: veramente che lo interesse sia entrato per qualche cosa nella condotta di lui, non vo' negarlo, ed io l'ho detto, ma che solo lo dirigesse, non sembra giusto che si abbia a credere.