Virgilio nel Medio Evo, vol. II
Part 24
[288] _Germania_, V, p. 371. Virgilio appena aperto il libro vedesi attorniato da ottantamila diavoli che gli chiedono i suoi comandi. Ei dice loro: — andate nella verde selva e tosto mi fate una buona strada da potervi andare in cocchio e a cavallo. —
«Er sprach: vart in den grünen walt, Und macht mir palt Eine gute sträz, das man dar näch muge varen und ouch riten.»
[289] Lib. III, cap. I, v. 5.
[290] Vol. I, p. 187 sgg.
[291] Cfr. anche la novella pubblicata dal PAPANTI, _Catalogo dei novellieri in prosa_, I, p. XV sgg.
[292] Notte 459, dell'ediz. (trad.) di HABICHT e V. D. HAGEN.
[293] AMPÈRE (_L'empire romain à Rome_, I, p. 351 sg.) crede che quest'aneddoto sia stato attribuito a Virgilio a causa del sepolcro del fornaio M. Virgilio Eurisace che vedesi tuttora in Roma presso Porta Maggiore, ornato di bassorilievi relativi all'arte del panattiere, e che fu scoperto nel 1838 dopo essere per molti secoli rimasto nascosto sotto costruzioni che risalgono ai tempi d'Onorio. Il nome di Virgilio e le rappresentanze dei bassorilievi avrebbero, secondo Ampère, fatto attribuire al poeta il sepolcro stesso e l'aneddoto dei pani. Oltre alle altre obbiezioni che possono farsi, Ampère non ha veduto quanto sia assurdo far risalire questa tarda interpolazione della biografia virgiliana ai tempi stessi di Donato, di poco anteriore ad Onorio.
[294] Cfr. Vol. I, p. 196. Le leggende della magia virgiliana ben note all'autore di questa biografia, che vi credeva, hanno, secondo lui, una conferma nelle opere stesse di Virgilio, poichè la VIII ecloga mostra quanto ei fosse perito d'incantesimi. Ciò non vuol dire, come pretende VIETOR (op. cit. p. 169) e concede GRAF (_Roma_ ecc. II, p. 238) che, secondo questo scrittore, la scena magica della VIII ecloga abbia dato origine a quelle leggende, nè prova che queste abbiano un'origine letteraria. Ognuno sa che nella VIII ecloga Virgilio non fa che imitare Teocrito, il quale non passò mai per mago. — In un MS. oggi Laurenziano di Virgilio, del sec. XIV (Santa Maria Novella n.º 180) trovasi una biografia del poeta in cui si parla pur delle opere necromantiche di lui; è però tutta desunta dalle _Vite dei filosofi_ di WALTER BURLEY.
[295] _Ly myreur des histors, chronique de Jean des Preis dit d'Outremeuse publiée par_ AD. BORGNET, Bruxelles, 1864. Cf. LIEBRECHT nella _Germania_ di PFEIFFER, X, p. 408 sgg., STECHER, _La légende de Virgile en Belgique_, p. 621 sgg.
[296] Cito un esempio. Nel _Cléomadés_ è detto che Virgilio pose in Roma quattro statue che rappresentavano le quattro stagioni e si passavano dall'una all'altra un pomo a misura che le stagioni andavano cambiando. Il _Roman des sept Sages_ parla invece di due sole statue che così indicavano il passaggio da una settimana all'altra. JEAN D'OUTREMEUSE attribuisce a Virgilio le 4 statue per le stagioni, le 2 per le settimane, e ne aggiunge altre 12 pei mesi dell'anno. Di queste parla anche _La Fleur des histoires_ di JEAN MANSEL; cfr. DU MÉRIL, _Mélanges_, p. 440.
[297] Son noti i desinari maravigliosi attribuiti ad Alberto Magno, che faceva pei suoi convitati apparire la primavera in pieno inverno ecc. Simili desinari improvvisati miracolosamente, insieme cogli inservienti, già l'antichità attribuiva al gran mago Pasete; Cfr. SUIDA, s. v. Πάσης e FRIEDLAENDER, _Darst. d. Sittengeschichte Roms_, I, p. 364.
[298] È affatto estranea alla leggenda napoletana, e ciò è tanto più notevole che, oltre alla vicinanza di Cuma, il nome della Sibilla è serbato fra il popolo napoletano dalla famosa grotta.
[299] GÖRRES (_Die teutschen Volksbücher_, p. 228) confonde l'origine della leggenda colla provenienza del libretto, asserendo che questo debba essere stato scritto in Italia, il che come risulta dalle nostre osservazioni sulle fasi della leggenda in Italia, è del tutto assurdo.
[300] Pei ragguagli bibliografici rimando al BRUNET (_Manuel_, II, 1167 sg.) il quale descrive cinque edizioni, la meno antica delle quali non è posteriore al 1530. Una edizione fatta da GUGLIELMO NYVERD è stata riprodotta litograficamente ed a fac-simile in piccolo numero d'esemplari a Parigi da TECHENER nel 1831 e da PINARD nello stesso anno. Di queste io non possiedo che quella di Techener tirata a 30 esemplari, dalla quale desumo il testo che stampo fra i documenti in fine del presente volume. Una ristampa più recente, tirata a 100 esemplari, porta il titolo: _Les faits merveilleux de Virgille, réimpression textuelle de l'édition sans date, publiée à Paris, chez Guillaume Nyverd; suivie d'une notice bibliographique par_ PHILOMNESTE JUNIOR. Genève, chez I. Gay et fils, éditeurs, 1867.
[301] _This boke treatethe of the lyfe of Virgilius and of his death, and many maravayles that he dyd in his lyfe tyme by witchcraft and nigromansy, thorough the help of the devylls of hell. Emprynted in the cytie of Anwarpe by me John Doesborcke_, (s. d.) in-4.º got. d. 30 ff. con figg. in legno. Questo libretto, di cui un solo esemplare si conosce fu riprodotto a 60 esemplari, nel 1812 a Londra, a spese del sig. Utterson. Una ristampa ne fece il THOMS nella sua raccolta, _Early english prose romances_, Lond. 1828 (e 2.ª ediz. Lond. 1858) n.º 2. Di qui la traduzione tedesca di SPAZIER, _Alt-englische Sagen und Märchen hrsg. v._ WILLIAM THOMS, _deutsch und mit Zusätzen v._ R. O. SPAZIER. Braunschweig, 1830, I, p. 73 sgg. Un ampio sunto di questa versione inglese dà il WRIGHT, _Narratives of sorcery and magic_, Lond. 1851, I, p. 103 sgg.
[302] _Een schone Historie van Virgilius van zijn Leuen, Doot, ende van zijn wonderlijke werken, di by deede by Nigromantien, ende by dat behulpe des Duyvels._ T'Amsterdam by H. S. Muller. 1552. Su questa versione, che ha per base la redazione inglese, ved. GÖRRES _Die teutschen Volksbücher_ p. 225 sgg. e VAN DEN BERGH, _De Nederlandsche volksromans._ (Amst. 1837) p. 84 sgg. Trad. ted. con aggiunte di V. D. HAGEN, _Erzählungen und Märchen_, I, p. 153 sgg. riprod. da SCHEIBLE, _Das Kloster_, II, p. 129 sgg.
[303] Non so che si conoscano stampe antiche di questa versione tedesca che SIMROCK ha introdotto nella sua raccolta _Die deutschen Volksbücher_, Frkf. a. M. vol. VI (1847) p. 323 sgg., nè saprei dire quanto sia legittimo il titolo di «libro popolare _tedesco_» dato a questo rifacimento moderno che ha per base il testo olandese. Se l'illustre Simrock avesse aggiunto alla sua raccolta qualche notizia sui testi in quella contenuti, avrebbe fatto l'obbligo suo. Una versione libera di questo testo tedesco con parecchie aggiunte fu pubblicata recentemente da un anonimo come secondo volume della raccolta _Mediaeval Legends_ col titolo _The wonderful History of Virgilius the Sorcerer of Rome as told by men of High Germany together with many rimes made by Men of France and Italy now first put into the English Tongue_, Printed at the Ballantyne Press and sold by David Nutt in the Strand. MDCCCXCIII.
[304] Questa traduzione islandese fu fatta nel 1676 sul testo olandese e conservasi manoscritta a Kopenhagen; ved. HALFDAN EINARSSON, _Hist. litt. Isl._ 108. NYERUP, _Dän. Volksb._ p. 203. MÜLLER, _Sagabibl._ III, p.484.
[305] DU MÉRIL, _Mélanges_, p. 426.
[306] L'imperatore romano del tempo di Virgilio, secondo questo libretto, era un tal Perside che figura anche nel _Mirabilia_. Secondo il _Roman des sept Sages_ Virgilio visse a' tempi di Servio; secondo un capitolo del _Gesta Romanorum_ ei visse a' tempi di Tito, e secondo un altro capitolo dello stesso libro, sotto Dario. HANS SACHS lo pone in Brettagna a' tempi d'Arturo.
[307] In una _Storia dei Pisani_ scritta in francese nel XV secolo e conservata MS. a Berna è menzione di due colonne fatte da Virgilio, e che allora trovavansi alla cattedrale di Pisa, in cima alle quali vedeasi comparire l'effigie di chiunque avesse rubato o fornicato. Vedi DE SINNER, _Catal. codicum mss. bibl. Bernensis_, II, p. 129; DU MÉRIL, _Mélanges_, p. 472.
In contradizione con questo racconto in cui Virgilio apparisce come protettore del buon costume, trovasi un altro racconto, secondo il quale, per comodo dei Romani men pudichi, egli avrebbe fatto una donna pubblica artificiale. Così ENENKEL nel suo _Weltbuch_; ved. V. D. HAGEN, _Gesammtabenteuer_, II, p. 515; MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 451. Una leggenda rabbinica parla anch'essa di una statua destinata a quell'uso ed esistente in Roma; Ved. PRAETORIUS, _Anthropodemus pluton._, I, p. 150, e LIEBRECHT nella _Germania_ di PFEIFFER, X, p. 414. Notiamo un fatto curioso che forse può servir di spiegazione a questa strana leggenda. Leggevasi nel _Mirabilia_, a proposito di una fonte ornata da una Medusa: «femina circumdata serpentibus sedens et habens concham ante se, significat Ecclesiam multis scripturarum voluminibus circumdatam, quam quicumque adire voluerit non poterit nisi prius lavetur in concha illa.» Ora, in più MSS. questo passo leggesi corrotto nella maniera seguente: «femina circumdata serpentibus sedens habens concham ante se (signat) pudicatores qui pudicabant eam, ut quicumque ad eam ire voluerit non poterit nisi prius lavetur in concha illa.» GRAESSE, _Beiträge_, p. 8 e p. VIII; Cf. anche la _Graphia aureae urbis Romae_, presso OZANAM, _Documents inédits_, p. 170.
[308] Nel romanzo francese del _S. Graal_, ad Ippocrate tocca una moglie che lo affligge moltissimo, e per opera di lei egli muore. Fra questo romanzo d'Ippocrate e quel di Virgilio ci sarebbe da fare un notevole parallelo. Ved. PAULIN PARIS, _Les romans de la table ronde_, I, 267 sgg.
[309] ROTH crede ciò alluda alla dominazione spagnola nel Napoletano, e quindi deduce che il libretto popolare non possa essere anteriore al 1435. Op. cit., p. 283.
[310] Cf. GRAESSE, _Die Sage d. ewig. Iude_, p. 44; SIMROCK, _Handb. der deutschen Mythologie_, (2.ª ediz.), p. 260.
[311] Qualche elemento se ne trova nella novella 5.ª del I lib. del Panciatantra e nelle varie sue versioni, delle quali veggasi la storia presso BENFEY, _Pantschatantra_, I, p. 159 sgg.
[312] _Romancero castellano publ. por_ G. B. DEPPING, tom. II, n.º 82, p. 202 sg. Cf. TICKNOR, _History of spanisch literature_, I, p. 114 sg.
[313] Il sig. BRAGA (_Historia da poesia popular portugueza_, Porto, 1867, p. 176 sgg.) trova rapporti fra questa romanza spagnola di Virgilio, e la romanza portoghese di Reginaldo (ALMEIDA GARRET, _Romanceiro_, II, p. 163 sgg.) secondo la quale questo paggio avendo sedotto la figlia del re, viene condannato a morte; il re però lo ode mentre canta nella torre, gli fa grazia, e lo marita colla propria figlia.
[314] HINARD (_Romancero espagnol_, II, p. 242) traduce «à la messe» e infatti DURAN, OCHOA ed altri hanno «en misa»; ma la lezione di DEPPING «en mesa» è certamente la buona.
[315] BL. DE VIGENÈRE nel suo _Traité des chiffres et secrètes manières d'écrire_ parla d'un alfabeto virgiliano: TRITEMIO (_Antipal._ I, c. 3) delle tavole e calcoli fatti da Virgilio per definire l'indole delle persone: PARACELSO a lui attribuisce immagini e figure magiche (_De imaginibus_, cap. XI); LE LOYER, (_Des spectres_ etc. cap. VI) un'eco.
[316] Cfr. ROSKOFF, _Geschichte des Teufels_ (Leipz. 1869), II, p. 359 sgg.
[317] «Gervasium quod attinet.... haud quidem eum fabulosum et vanum auctorem existimaverim; fuit enim Cancellarius Aulae Othonis imperialis, cui etiam aliud opus (!) _Ocia imperialia_ inscriptum dedicavit.... Fatendum quidem est fabulosa nonnumquam a principibus legi, sed a _Cancellariis_ non proficiscuntur.» IAC. GAFFARELLI, _Curiositates inauditae_, p. 160. Anche L'ANCRE nel suo libro _L'incrédulité et mescréance du sortilège plainement convaincue_, cita (p. 280 sg.) l'esempio di Virgilio; ved. anche BODIN, _Daemonom._ lib. II, c. 2.
[318] _Apologie pour tous les grands personnages qui ont esté faussement soupçonnés de magie._ Tutto il cap. XXI è consecrato a Virgilio. Di Gervasio e del suo libro dice: «.... qui est à la verité si rempli de choses absurdes fabuleuses et du tout impossibles, que difficilement me pourrois je persuader qu'il fust en son bon sens quand il le composoit» p. 611.
[319] Uno se ne trovava a Firenze nel secolo XVII; ved. NAUDÉ, op. cit. p. 627. Un altro trovavasi ancora nel secolo passato nel tesoro di Saint-Denis a Parigi indicato nell'antico inventario come: «Le miroir du prince des poetes Virgile, qui est de jaiet.» Intorno a questo lesse una memoria all'Accademia delle scienze FOUGEROUX DE BOUDAROY nel 1787. Si spezzò cadendo di mano per caso a Mabillon che l'esaminava. Ved. DU MÉRIL, _Mélanges_, p. 447.
[320] Così COLLIN DE PLANCY, LE GRAND D'AUSSY: cfr. anche _Mélanges tirés d'une grande biblioth._ V, p. 182.
[321] La popolarità di Virgilio non poteva estendersi che ai paesi di coltura e di chiesa latina; fra i Bizantini, i Neogreci e gli Slavi di chiesa greca poco o punto penetrò; nondimeno qualche traccia del Virgilio leggendario par di trovare nelle tradizioni popolari slave viventi. In un giuoco di fanciulli polacco, comunicatomi già dal De Schiefner (cfr. _Ehstnische Märchen aufgez._ v. KREUTZWALD _übrs._ VON LÖWE, Halle, 1869, p. 357 sg.) Virgilio sta in mezzo ai suoi compagni che tenendosi per mano gli girano attorno cantando:
«Ojcice Wirgiliusz uczyl dzieci swoje Hejže, dzieci, hejže ha! Róbcie wszystko, co i ja!»
(«Babbo Virgilio insegnava ai suoi bambini: Attenti, bambini, attenti! fate tutto quel ch'io fo»); e poi si fermano e imitano le sue mosse e le sue voci; e Virgilio osserva se qualcuno non lo imita o non lo imita bene; questi deve prendere il suo posto. Può dubitarsi che qui trattisi del Virgilio mago: il De Schiefner credeva ciò fosse perchè in un gioco di fanciulli inglese, simile a questo, trovasi il nome di Simone, ch'ei pensava fosse Simon mago. Non sorprende trovare in Polonia, latina di coltura e di chiesa, il nome di Virgilio.
Fra i Serbi e i Croati trovasi la credenza in un luogo misterioso detto _vrzino kolo_ (cfr. VUK STEPH. KARADSCHITSCH, _Lex. Serbic._ s. v.) che è la 13.ª scuola, quella ove si apprende a divenir negromante o _grabanciaš_; ed in un indice slavo di libri apocrifi o condannati, non meno antico del XIV secolo, dicesi dell'eretico prete bulgaro Ieremias (X sec.) ch'egli _byw w nawieh na werzilowie kolou_. Questa espressione oscura fu ingegnosamente interpretata da Iagič riconoscendo in quel _vrzino_ e _verzilowie_ il nome di Virgilio negromante. Il prete bogomilo Ieremias, tacciato anche di stregoneria, era ivi accusato di essersi procacciato quel sapere e le false scritture «andando fra i morti nel cerchio di Virgilio», e questo remoto «cerchio di Virgilio» (_vrzino kolo_) è pur la 13.ª scuola da cui esce il negromante o _grabanciaš_ secondo la superstizione degli odierni Serbi e Croati; ved. _Archiv für slavische Philologie_ II (1877) p. 465 sgg., PYPIN I SPASOWIČ _Istorija Slavianskih Literatur_, 2.º izd., Pietrob. 1879, I, p. 84 sgg.; _Archivio per lo studio delle trad. pop._ VI, 1887, p. 266 sgg.
Una traduzione slava dei _Faits merveilleux_ non esiste, ch'io sappia; in un racconto popolare serbo talune parti ricordano la morte di Virgilio qual'è narrata in alcune versioni di quel libretto ed anche l'estinzione dei fuochi; ma il nome di Virgilio non vi figura (ved. _Archiv f. slav. Philol._ I, 1876, p. 286 sg.). Il solo libro popolare, a mia notizia, che può aver fatto conoscere il Virgilio mago a vari popoli slavi, anche ai Russi, è il _Libro dei sette savi_, che già nel XIV sec. era tradotto in boemo, poi lo fu anche in polacco e quindi in russo, diffondendosi con gran successo anche nell'alta Russia, in manoscritti da uno dei quali di sua proprietà, del XVII sec., BUSLAIEFF pubblicò il principio del racconto su Virgilio nella sua _Istoričeskaja Christomatija_, Mosca, 1861, p. 1393-5; cfr. MURKO _Die Gesch. d. Sieben Weisen bei den Slaven_, Wien, 1890 (_Sitzungsber. d. k. k. Akad._).
[322] _Croniche di Montevergine_, p. 66-95.
[323] Cfr. V. D. HAGEN, _Briefe in die Heimath_, III, p. 180; DUNLOP-LIEBRECHT, p. 187; ROTH, Op. cit., p. 280.
[324] Ved. p. 143 del presente volume.
[325] _Italienische Miscellen_ (Tübingen, Cotta, 1803), vol. III, p. 150 sgg. Cfr. DOBENECK, _Des deutschen Mittelalters Volksglauben und Heroensagen_ I, p. 195.
[326] Raccolta e pubblicata da PITRÈ, _Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani_, Palermo, 1875, vol. II, p. 13 sgg., n.º LIII.
[327] Ved. sopra, p. 26.
[328] Ved. sopra, p. 109.
[329] È riferita questa leggenda dal Prof. L. VIOLA in una relazione sugli scavi fatti a Taranto, pubblicata nelle _Notizie degli Scavi di antichità_ edite dalla R. Accademia dei Lincei, 1881, p. 411 sgg. nota. Il Viola osserva che questa leggenda ebbe origine dal fatto che il condotto di Saturo non giungeva sino alla città.
[330] Ved. sopra, p. 139.
[331] Dal compianto prof. MOROSI che gentilmente me lo comunicava.
[332] avessi
[333] condurrei
[334] piccolo e grazioso pesciolino
[335] verrei.
[336] _Su questo titolo da noi applicato anche a questa parte del MS. vedi quanto sopra diciamo a p. 97 nota 3. Riproduciamo il testo qual'è nello scorrettissimo manoscritto, secondo la copia fattane per noi dal signor prof. Giuseppe Müller, tenendo conto di alcune correzioni indicate da E. Stengel._
[337] Il testo che riferiamo (con qualche correzione) è cavato da un cod. della biblioteca nazionale di Napoli (XIV, D, 7) che fu copiato nel 1471 e pubblicato, per questa parte, dal prof. VILLARI nel 1875.
[338] L'autore riferisce rozzamente tradotte le parole di FLORO I, 16 (Omnium non modo Italia — Samnitas invasit).
[339] EUSTAZIO DA MATERA nel suo _Planctus Italiae_; ved. sopra, p. 38.
[340] Ved. la _Vita di S. Atanasio_, sopra, p. 60.
[341] Mancano nel codice le parole «Mantua» ecc. che trovansi nelle edizioni.
[342] Mancano nel codice le parole fra parentesi che riferiamo dalle edizioni.
[343] Mancano nelle edizioni le parole: «a Lucillo — creavit.»
[344] Vuol dire Alessandro.
[345] Tutto questo capitolo, desunto per la più gran parte (benchè forse non direttamente) da Gervasio, è molto abbreviato nelle stampe, con aggiunta però delle parole che ho riferite a p. 139.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.