Virgilio nel Medio Evo, vol. II

Part 23

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[225] Un cronista di Metz, Filippo di Vigneulles, parla di una festa ch'ebbe luogo in quella città, nella quale su cavalli o carri figuravano illustri personaggi, come David, Alessandro, Carlomagno, Arturo, Salomone ecc., e soggiunge «pareillement estoit en l'ung d'iceux chariots le saige Virgile qui pour femme pendoit à une corbeille.» Vedi PUYMAIGRE, _Chants populaires recueillis dans le pays messin_, p. 153 e _Les vieux auteurs castillans_ del medesimo, tom. II, p. 79.

[226] Ved. LANGLOIS, _Stalles de la cathédrale de Rouen_, p. 173; DE LA RUE, _Essais historiques sur la ville de Caen_, p. 97 sgg.; Montfaucon, Antiquité expliquée, tom. III, p. III, p. 356.

[227] Cf. BARTSCH, _Peintre graveur_, n. 16, 51, 87, 88, 136; GRAESSE, _Beiträge_, p. 35 sgg.; BEKKER e VON HEFNER, _Kunstwerke und Geräthschaften des Mittelalters und Renaissance_, disp. I.ª WOLFF, _Niederländische Sagen_, p. 492 sgg. Al fatto del fuoco estinto viene riferita, senza buon fondamento, una pittura di Malpicci nella _Iconographie des estampes à sujets galants_ etc. par M. le C. d'I*** (Genève 1868) p. 501; a quello però certamente si riferisce un dipinto di I. Steen descritto da STECHER _La lég. de Virg, en Belgique_, p. 625. — Anche il fatto di Aristotele e Filli fu rappresentato in parecchie opere d'arte; cf. BENFEY, _Pantschatantra_, I, p. 462, sgg. una stampa di G. Coignet.

[228] _Novella inedita di Giovanni Sercambi_, Lucca, 1865, (tirata a 30 esemplari). Questa novella con altre dello stesso autore fu poi ripubblicata dal prof. D'ANCONA, _Novelle di Giovanni Sercambi_, Bologna, 1871, p. 265 sgg.

[229] MARANGONI, _Memorie dell'anfiteatro romano_, p. 51.

[230] MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 454.

[231] _Il primo libro delle opere di M. Francesco Berni e di altri_, (Leida, 1823), parte I, p. 147. Anche nelle _Carte Parlanti_ di PARTENIO ETIRo (Pietro Aretino), Venezia, 1650, p. 44, si allude a quest'avventura colle parole «che Virgilio nella cesta non ebbe tanto concorso di popolo».

[232] Questa ottava trovasi in tutte le stampe di quel poemetto. Il prof. Rajna però che ne ha visto e studiato più d'un manoscritto mi assicura che quella ottava, come altre undici o dodici, manca affatto in questi. La più antica edizione conosciuta dai bibliografi è della prima metà del cinquecento.

[233] Cod. 40, palch. II, fog. 140v 141v. Comunicatami dal professor Rajna. La poesia che la precede nel codice portava il nome di GUIDO DA SIENA a cui poi fu dato di frego e sostituito MESSER BARTOLOMEO DA CASTELLO DELLA PIEVE.

[234] Questo poemetto che comincia «Or mi posso doler di te Tubbia» e finisce «E tu ti goderai col tuo marito» trovasi in un codice di proprietà di C. Guasti. I versi che qui comunico furono trascritti per me dal prof. d'Ancona. Il verso sesto della prima ottava manca nel MS.

[235] Cod. Ambros. D. 524 inf.; secondo il prof. Rajna che me ne dà notizia è di circa il 1440.

[236] Pubblicato dal prof. D'ANCONA nel _Propugnatore_, 1870, I, p. 417 sg. Diciamo «pubblicato» poichè l'antica stampa di questo poemetto registrata dal BRUNET (IV, p. 121) è cosa rarissima, nè in essa trovasi il nome dell'autore.

[237] Pubblicato da TOBLER in _Zeitschrift f. roman. Philol._ IX, p. 289 sgg. (ved. p. 301, n. 31); _Monaci Crestomaz. ital. dei primi secoli_, p. 142.

[238] L'ho vista nella raccolta di Dresda; la descrive GRAESSE, _Beitraege_, p. 35 sg.

[239] Ved. BARTSCH, 46, e _Iconographie des estampes à sujets galants_ etc, par M. le C. d'I*** (Genève, 1868), p. 733.

[240] STROZZIANO, n.º 174. Anche il Riccardiano 1125 contiene una simile miniatura, attribuita a Benozzo Gozzoli.

[241] Ved. DE NINO, _Ovidio nella tradizione popolare di Sulmona_, Casalbordino, 1886, p. 38 sg.

[242] Crediamo far cosa utile riproducendo fra i documenti in fondo a questo volume anche questo poemetto che porta il titolo: _Vita, conversione e morte di Pietro Barliario nobile salernitano e famosissimo mago, composta da_ FILIPPO CATALONI _romano_. Lucca, s. a. in-12.º di p. 24. Un'altra redazione in versi, meno completa, e che non contiene l'episodio da noi citato, porta il titolo: _Stupendo miracolo del Crocifisso di Salerno con la vita e morte di Pietro Bailardo famosissimo mago, opera nuova per consolazione dei peccatori posta in ottava rima e data in luce da_ LUCA PAZIENZA _napoletano_, In Lucca, 1799, per il Marescandoli, 12 p. in-12.º Queste due redazioni mi sono state gentilmente comunicate dal prof. D'Ancona.

Credesi che questo Pietro Barliario (detto poi _Bailardo_ o _Baialardo_) esistesse realmente, e che per occuparsi di scienze naturali e d'alchimia, passasse per mago. Sarebbe morto frate, fra i Benedettini a Salerno, il 25 marzo 1149. Almeno questo asserisce il MAZZA, il quale dice di aver veduto il suo sepolcro sul quale ei lesse: «hoc est sepulcrum m. magistri Petri Barliarii»; _Urbis salernitanae hisioria_, p. 33 sg. (in _Thes._ GRAEV. _et_ BURM. IX, 4). Ved. DE RENZI, _Storia della medicina in Italia_, II, p. 118. Il popolo napoletano attribuisce a Barliario il così detto _Ponte di Caligola_; Ved. AMPÈRE, _L'empire romain à Rome_, II, p. 9; cfr. anche sul Barliario o Bailiardo, BUSK _Folklore of Rome_ n.º 199. FR. SABATINI, _Abelardo ed Eloisa secondo la tradizione popolare_, Roma 1879 il quale malamente torna a confonderlo con Pietro Abelardo; contro questo errore ved. D'ANCONA, _Varietà storiche e letterarie_ I serie. Milano 1883; cfr. anche TORRACA in _Rassegna settimanale_ VI (1880) n.º 155 p. 397 sg.

[243] Vedi la ricca enumerazione che ne fa DU MÉRIL nella sua dotta introduzione al _Floire et Blanceflor_, p. CLXV sgg.

[244] Vedi la _Fleur des histoires_ di JEAN MANSEL presso DU MÉRIL, _Mélanges_, p. 444 sg.; i _Faits merveilleux de Virgile_ di cui parleremo poi; _Kurzweilige Gespräch_, Francf., 1563, e presso GENTHE, _Leben und Fortleben des P. Virgilius Maro_, p. 75. Cf. MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 449; SCHMIDT, _Beiträge_, 139-141 sg.

[245] Cf. BENFEY, _Pantschatantra_, I, p. 457; BARTSCH nella _Germania_ di PFEIFFER, V, 94 sg. Il testo di questo racconto secondo la redazione mongolica dell'_Ardschi Bordschi_ è stato pubblicato a parte dallo Iülg, col titolo: _Erzählung aus der Sammlung Ardschi Bordschi ein Seitenstüch zum Gottesgericht in Tristan und Isolde_, Innsbruck, 1867; e poi dal medesimo nel suo dotto lavoro _Mongolische Märchen_, (Innsbruck, 1868), p. 111 sgg. Cf. il mio articolo nella _Revue critique_, 1867, I, p. 185 sgg.

[246] «Tremellius vero Scropha cognominatus est eventu tali. Is Tremellius cum familia atque liberis in villa erat. Servi eius, cum de vicino scropha erraret, subreptam conficiunt; vicinus advocatis custodibus, omnia circumvenit, ne qua efferri possit: isque ad dominum appellat restitui sibi pecudem. Tremellius qui ex villico rem comperisset, scrophae cadaver sub centonibus conlocat super quos uxor cubabat; quaestionem vicino permittit. Cum ventum est ad cubiculum, verba iurationis concipit: nullam esse in villa sua scropham nisi istam, inquit quae in centonibus iacet: lectulum monstrat. Ea facetissima iuratio Tremellio Scrophae cognomentum dedit.» MACROB. _Sat._ I, 6, 30.

[247] MICHEL, _Tristan_, I, p. 199 sg.

[248] Ved. _Novelle del_ «Mambriano» _del Cieco da Ferrara esposte ed illustrate da_ GIUSEPPE RUA, Torino, 1888, p. 65-83. — In una _Novella del geloso_ (comunicatami dal prof. D'Ancona) che trovasi nel cod. Perugino C. 43, p. 120v, e comincia «Per cortesia ciascun geloso» la pietra, o _pietrone_, della verità è attribuita a Merlino:

«Però quel pedron ha vertù tale Che vi lassò il bon Merlin perfetto Qualunque omo o dona fesse male, etc.»

[249] Vedi DUNLOP-LIEBRECHT, p. 500.

[250] Pubblicata da BARTSCH nella _Germania_ di PFEIFFER, IV, p. 237 sgg.

[251] HAGEN (_Briefe in die Heimath_, IV, p. 106) fa notare che dove ora è Santa Maria in Cosmedin fu il tempio della Pudicizia, e quindi spiega l'origine della leggenda. Certo quel tempio o cappella (_sacellum_) dovette trovarsi lì presso nel fôro boario, ma oggi gli archeologici (Cf. BEKKER-MARQUARDT, _Handbuch der röm. Alterthümer,_ I, 480 sg.) non credono fosse dove è quella chiesa, ove invece pongono il tempio di Cerere. Del resto nella più antica notizia (_Mirabilia_) la leggenda che a ciò si riferisce non parla di oracoli piuttosto relativi alla castimonia delle persone, che ad altro. Ved. anche la _Beschreibung der Stadt Rom_. di PLATNER ecc. I, III, p. 381, CRESCIMBENI, _Storia della Basilica di Santa Maria in Cosmedin_. Roma, 1715.

[252] Cf. MASSMASN, _Kaiserchronick_, III, p. 449. — Come l'avventura del paniere così questo aneddoto figurò in opere d'arte. Esso si ritrova anche fra le varie stampe di Luca di Leida relative alle astuzie femminili. Cf. (oltre a BARTSCH) PASSAVANT, _Le Peintre graveur_, III, p. 9. Di una pittura a ciò relativa, che trovavasi in una casa di Roma parla la _Beschreibung der Stadt Rom_. di PLATNER, III, I, 382.

L'antico poeta tedesco HANS SACHS (XVI sec.) attribuisce a Virgilio un ponte sul quale al suonar di una campanella non poteva reggersi se non chi avesse serbato la fede coniugale. Con questo ei consolò Arturo mostrandogli quanto numerosa fosse la compagnia a cui anch'egli apparteneva. Cf. V. D. HAGEN, _Gesammtabenteuer_, III, CXXXVJ.

[253] Adottiamo il titolo di _Cronica di Partenope_ come il più breve; ma il titolo che porta quest'opera nelle edizioni e ne' MSS. non è sempre esattamente lo stesso. Assai comune è quello di _Chroniche de la inclita cità de Napole con li bagni di Pozzuoli et Ischia_. — Per le due più antiche edizioni (la prima senza data, l'altra del 1526) vedi BRUNET, _Manuel_, V, 1226 sg. I MSS. sono assai numerosi. La parte della _Cronica_ che riguarda Virgilio trovasi riprodotta in GRAESSE, _Beiträge_, p. 27 sgg., e dal prof. VILLARI, secondo un MS. napoletano del 1471, negli _Annali delle Università toscane_. VIII, p. 162 sgg. Alcuni capitoli ne ha riprodotti anco il GALIANI, _Del dialetto napoletano_, p. 95 sgg. Dietro studi speciali fatti sui MSS., assai discordanti dalle edizioni, B. CAPASSO ha eliminato parecchi errori che correvano circa l'autore di questa Cronica, la sua natura e la sua composizione, dandone una corretta definizione, alla quale ci atteniamo, nel suo bel lavoro _Le fonti della storia delle prov. napoletane_ dal 560 al 1500 in _Arch. st. per le prov. nap._ I (1876) p. 592 sgg.

[254] «Di questa parte della Cronica, che corrisponde ai primi 57 capitoli della edizione comunemente nota, o piuttosto del raffazonamento fatto nel 1526, non si conoscono finora codici speciali ed esclusivi» CAPASSO, op. cit.

[255] Cfr. il fatto simile da noi sopra (p. 40) notato in altra scrittura.

[256] Cf. PETRARCA, _Epist. de rebus fam._, lib. V, ep. 6.

[257] Cfr. la novella 216 del SACCHETTI relativa ad Alberto Magno: «Maestro Alberto della Magna giungendo a uno oste sul Po gli fa uno pesce di legno col quale pigliava quanti pesci volea.»

[258] Chironte non è altri a mio credere se non il centauro Chirone che figura anche nel periodo mitico della storia della medicina, e quindi nelle antiche attinenze di questa colla magia. All'autorità di Chirone si riferisce un libro di cui si fece assai uso nel medio evo, l'_Herbarium Apulei Platonici traditum a Chirone Centauro magistro Achillis_. Filomelo (nei MSS. trovasi anche scritto _Filomeno_) credo sia l'antico medico Filumeno che diede il nome ad alcuni rimedi casarecci punto razionali e non molto dissimili da operazioni magiche (ved. BECKER-MARQUARDT, _Handbuch d. röm. Alterth._, IV, p. 117 sgg.). Può credersi che questo racconto, che l'autore dice aver letto in una cronica antica, non sia d'origine popolare, ma fosse inventato per dar credito al libro di un qualche precursore di Cardano e di Paracelso. — È noto che, secondo la leggenda napoletana, il Monte Barbaro contiene ogni sorta di tesori e di cose maravigliose, e questa credenza risale anche ai tempi di Corrado di Querfurt che la riferisce nella lettera da noi già citata.

[259] «Nusquam memini me legisse marmorarium fuisse Virgilium.» _Itinerarium Syriacum_, I, p. 560, (ediz. Basil., 1581); THEOD. A NIEM, _De schismate_, II, 22. — Fra gli altri che menzionano la grotta di Pozzuoli come opera virgiliana si può citare THERSANDER, _Schauplatz viel. ungereimt. Meyn._, II, 308, 554; IEAN D'AUTUN, _Chroniques_, I, p. 321 etc.; MARLOWE, nel suo _Doctor Faustus_, att. I, sc. 26 dice:

«There saw we learned Maro's golden tombe, the way he cut an english mile in length thoroug a rock of stone, in one night's space.»

[260] Ved. sopra, p. 60. Intieramente erroneo è quel che sulla _Cronica di Partenope_ scrive il VIETOR (op. cit. p. 177 sg.) definendola come una compilazione dotta riferente leggende ricavate da scrittori, non mai dalla tradizione popolare napoletana, la quale, se pur ne sapea, non ne seppe che dietro l'opera di Gervasio diffusasi in qualche traduzione italiana! Oltrechè Gervasio stesso, checchè dica il Vietor, non fa che riferire leggende da lui udite a Napoli, la _Cronica_ registra leggende che non trovansi nè in Gervasio nè in altri scrittori esteri ma in antichi autori napoletani anteriori a tutti questi.

[261] Questo passo, soppresso nelle edizioni, trovasi nei MSS.

[262] Già da tutti e da noi pure si credette che il merito di queste parole spettasse all'antico autore della Cronica; ma il Capasso per primo ha fatto notare che esse non trovansi nei MSS. e sono aggiunte dall'Astrino; ved. l'op. sopra citata _Fonti_ ecc. p. 596, nota.

[263] _Le Rime antiche volgari secondo la lezione del cod. vaticano 3793 pubblicate per cura di_ A. D'ANCONA e D. COMPARETTI. Bologna, vol. I (1875) p. 430.

[264] Questo leggesi nel testo interpolato della biografia attribuita a Donato. Il testo più genuino fa passare il poeta direttamente da Milano a Roma (Cf. REIFFERSCHEID, _Svetoni_ etc. p. 401), come appunto dice nel suo commento Francesco da Buti.

[265] _Poesie di Messer Cino da Pistoia racc. da_ SEB. CIAMPI, t. II, p. 157 (3ª ediz.). L'idea, sostenuta dal Ciampi, che quella satira fosse scritta da Cino contro Roma e non contro Napoli, è infirmata dal passo che citiamo, di cui il Ciampi non ha capito il senso, e dalla satira tutta intera che soltanto a Napoli può riferirsi. L'_animal sì vile_ che _anticamente_ diede il nome a quel regno ove _ogni senso è bugiardo e fallace_ è la sirena Partenope.

[266] Veggasi la notizia datane dal prof. D'ANCONA nel _Propugnatore_, 1870, I, p. 397 sgg. Pubblico per prima volta, fra i documenti in fondo a questo volume, la parte relativa a Virgilio.

[267] Cfr. WESSELOFSKY, _Le tradizioni popolari nei poemi di Antonio Pucci_ nell'_Ateneo italiano_, Ann. I.

[268] Pubbl. dal sig. ZANELLA, _Verona_, 1858.

[269] TRUCCHI, _Poesie inedite di dugento autori_. Prato, 1846, vol. II, p. 29.

[270] All'ampolla del sangue miracoloso di S. Gennaro non può riferirsi quel verso dell'Orcagna morto circa il 1368, cioè prima di ogni memoria del famoso miracolo, del quale non si trova menzione prima del sec. XV; ved. VILLARI, _Legg. e trad. che illustrano la Div. Com._ in _Ann. delle Univ. Tosc._ VIII, p. 219. GIOV. SCHERILLO, _Di San Gennaro protettore della città di Napoli e della reliquia del suo sangue_ nella _Strenna della scuola cattolica per l'anno 1875_. Napoli, p. 147 sgg.

[271] Che il nome di _Tor de' specchi_ portato tuttora da una via di Roma si riferisca allo specchio maraviglioso di Virgilio è un'idea falsa di Keller, Hagen, Massmann ed altri. GREGOROVIUS (_Gesch. d. Stadt Rom. im Mittelalter_, IV, p. 629) ha ragione di credere che il nome di quella via provenga dalla famiglia _De Speculo_ o _De' Specchi_ che ivi ebbe la sua torre. Vero è però che chi visitava Roma, avendo in mente le leggende virgiliane, poteva credere di trovare in queste la spiegazione del nome portato da quella località, e forse la _Spiegelburg_, presso a cui una versione tedesca del _Mirabilia_ pone la scena del racconto virgiliano, non è realmente altra che _Tor de' specchi_. Cf. MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 454.

[272] GIORG. FABRICIO, _Roma_ (1587) p. 21.

[273] Dopochè nel XIII secolo Gregorio IX l'ebbe fatta rovesciare. Vedi MARANGONI, _Memorie dell'Anfiteatro romano_, p. 51.

[274] Ved. V. D. HAGEN, _Briefe in die Heimath_, IV, p. 118. Frequente è la denominazione di Scuola di Virgilio nei documenti e disegni dell'epoca relativi al Settizonio, i cui residui furon disfatti per ordine di Sisto V; cfr. HÜLSEN _Das Septizonium des Septimius Severius_ (XLVI Winkelmannsprogr.) Berlin, 1886, p. 30, STEVENSON _Il Settizonio Severiano_ in _Bull. della Comm. arch. comun. di Roma_ 1888, p. 272. — Il nome di _Scuola di Virgilio_ è tuttora applicato in Napoli ad una località posta in riva al mare, ove dicesi fosse un tempio della Fortuna o di Venere Euplea. Ho cercato invano esempi di questa denominazione data a quel luogo, che risalgano al medio evo. In quanto abbiamo di leggende virgiliane poste in iscritto essa non figura mai. Nel libretto popolare d'origine francese (_Les faits merveilleux de Virgile_), di cui parleremo fra non molto, è menzione di una scuola di negromanzia che Virgilio avrebbe fondata a Napoli, e quindi taluni hanno creduto che a ciò si riferisse quel nome. Io invece credo l'inverso, che cioè questa denominazione abbia dato luogo a quella aggiunta fatta alla leggenda nel libretto. Un pescatore napoletano stabilito presso alla _Scuola di Virgilio_, narrava ad un forestiero, di cui a suo luogo citeremo per esteso la relazione, che ivi Virgilio soleva dar lezione al principe Marcello; ed infatti ciò s'accorda colla _Cronica di Partenope_, in cui Virgilio figura come maestro di Marcello. Questo basta a spiegare quel nome, nè è d'uopo ricorrere, come qualcuno ha fatto, ad una derivazione di _scuola_ da _scoglio_.

[275] Ved. _Atti della R. Accademia dei Lincei_, serie 2ª, vol. III (1876) v. 96 sgg.

[276]

«Nun gingen umb die zeit die mer wie das zu Rom ein meyster wer in der nigromancey erkant der was Virgilius genant, eim yden er beschidung melt wes man in vraget in der welt.»

ved. ZARNCKE _Vier Sprüche von Hans Folz_ in _Zeitschr. f. deutsch. Alterth._ VIII, 1851, p. 517 sgg.

[277] _Acta Sanctor. febr._, III, p. 255. Secondo un testo latino del sec. XIII, pubblicato da DU MÉRIL (_Mélanges_ ecc., p. 430), Virgilio si libera di prigione facendosi portare dell'acqua in una conca nella quale egli s'immerge e tosto sparisce. Forse a ciò si riferisce il «com de la conca s saup cobrir» di Giraud de Calançon. Anche questo fatto figura (due volte) nella leggenda del mago Eliodoro: «ut autem allata est (pelvis cum aqua) continuo in eam se coniicit et ex oculis abit cum hoc dicto: salvus sis, imperator, quaere me Catanae.» Anche nella leggenda di Pietro Barliario lo ritroviamo, p. 13:

«Venne l'ora fatal che dee morire, E al patibolo giunto immantinente Già salito sul palco s'udì dire: Datemi un poco d'acqua, amica gente. Un vaso d'acqua ebbe apparire Ma, prima che bevesse lietamente, Signori di Palermo, gli ebbe detto, Io vi saluto e a Napoli v'aspetto.»

Il «quaere me Catanae» di Eliodoro e l'«a Napoli vi aspetto» di Barliario spiegano il «vado ad Napulum» di Virgilio nel _Mirabilia_. Anche in un racconto dei _Quaranta viziri_ (trad. ted. di BEHRNAUER, p. 23) uno scheik immergendosi nell'acqua si libera da morte, scomparendo e trovandosi trasportato immantinente a Damasco.

[278] L'idea di navi fatte per incanto che _volano_ per l'aria è comune nei racconti popolari anche oggidì. Veggasi per es. il racconto russo intitolato «la nave volante» (_letucii korabl_) nella raccolta dell'AFANASIEFF, vol. VI, p. 137 sgg. e i numerosi confronti che a tal proposito fa ivi l'autore nella nota, vol. VIII, p. 484 sgg.

[279]

«Preso un piccol carbone, a disegnare Incominciò una barca in quell'istante; Indi poi i compagni ebbe a chiamare Che ponessero in quella le lor piante. Ridevan quelli e pur per soddisfare Il suo pensier, che a liberarli è amante, Di sei ch'erano entrare un sol non vuole, Perchè fede non presta a sue parole. Ma lo stolto n'avrà doglia e rancore; La barca è presto in aria sollevata, E se ne uscì dalla prigione fuore Benchè la porta fosse ben serrata; Per l'aria se n'andava, o gran stupore! Ed in parte lontana è già arrivata. E come l'aurora i raggi sparse Ognun di quei trovossi alle lor case.» (p. 18).

Cf. ORIOLI, _Spighe e paglie_ (Corfù, 1845), III, p. 190.

[280]

«Haec tibi sint nota, Maronis dicitur aula Hactenus et sylva, per quam pascebat ovillas, Ast et Balista mons nascitur hanc prope sylvam In quo Virgilius titulum fecit hoc modo scriptum: Monte sub hoc lapidum etc.»

DONIZ. _Vit. Mathild._ ap. MURATORI, _Scriptt. rer. it._ v. 360. Quanto al monte _Balista_ Muratori nota: «nunc appellatur _Monte di Vilestra_... sed longe ante Vergilium Balistae monti nomen fuit.»

[281] Una di queste monete abbiamo riprodotta un poco ingrandita nel frontespizio di questi nostri volumi. Cfr. intorno a questa e ad altre monete mantovane coll'effigie e col nome di Virgilio. ZANETTI, _Nuova raccolta delle monete e zecche d'Italia_, vol. III, p. 249 sgg., tav. XVII.

[282] Nel XIV secolo. La statua fu fatta gittar nel Mincio da Carlo Malatesta, il quale però si vide poi costretto a riporla al posto. — Non so quanto possa essere antica la tradizione popolare, di cui parla un viaggiatore moderno, secondo la quale verrebbe indicata a due miglia dalla città la grotta in cui Virgilio si recava a meditare. Vedi KEYSSLER, _Neueste Reisen_, p. 1016; Cf. BURCKHARDT, _Die Cultur der Renaissance in Italien_, p. 148. Enea Silvio nel suo viaggio al congresso di Mantova (1459) visitava la così detta _Villa di Virgilio_ sul Mincio. Cfr. BURCKHARDT, op. cit., p. 181. Nel secolo passato il presidente De Brosses, recatosi a Pietola a vedere il villaggio e la casa ove nacque Virgilio, scriveva: «Je n'y vis autre chose qu'une maison de campagne assez propre où il n'est pas la plus petite question de Virgile. Je demandai aux gens du lieu pourquoi cette maison portait le nom de _Virgiliana_. Il me répondirent que ce nom lui venait d'un ancien duc de Mantoue qui était roi d'une nation qu'on appelle les Poétes et qui avait écrit beaucoup de livres qu'on avait envoyé en France.» COLOMB, _Le président de Brosses en Italie_. Paris, 1869, p. 117.

[283] _Aliprandina, osia Chronica della città di Mantova di_ BUONAMENTE ALIPRANDO, _cittadino Mantuano_; in MURATORI, _Antiquit. Ital. medii aevi_, tom. V, p. 1061 sgg. Cf. CANTÙ, _St. univers._, II, p. 658 sgg.

[284]

«Si vide in quella grotta immantinenti Circondare di lumi la parete, E una mensa si vide apparecchiata, Di preziose vivande era adornata. Cena Pietro con gli altri carcerati, Ed era ognun di maraviglia pieno, E sazi delli cibi che portati Pur dagli spiriti in quell'oscuro seno, ecc.» (p. 17).

[285] Secondo la leggenda, la statua ch'era in Sicilia, menzionata da Olimpiodoro, della quale abbiamo già parlato (p. 39), da una gamba profondeva acqua perenne, dall'altra fuoco sempre ardente. Dalle tre teste di serpenti del famoso tripode di Costantinopoli, il popolo credeva scaturisse un tempo nei giorni di festa acqua, vino e latte. Vedi BONDELMONTI, _Liber insularum_ (ediz. DE SINNER), p. 123.

[286] È uno dei cambiamenti che ha subito il nome di Merlino; altri sono Mellino, Merilino, Meriliano, Merleg ecc. Vedi per alcuni esempi KELLER, _Romans des sept Sages_, CXCVII sgg. Anche il nome del Virgilio leggendario andò soggetto, particolarmente in Germania, a simili storpiature, divenendo _Filius_, _Filias_, _Filigus_. IACOPO DA KÖNIGSHOFEN (XIV sec), parla «del gran maestro Virgilio che i laici (gl'indotti) chiamano _Filius_,» Cf. V. D. HAGEN, _Gesammtabenteuer_, III, p. CXLIII.

[287] _De nobilitate_, cap. 2.º Cf. ROTH, op. cit., p. 262.