Virgilio nel Medio Evo, vol. II
Part 21
[25] I dubbi sollevati circa l'autorità di questi scrittori dal VIETOR (op. cit. p. 171 sgg.) sostenendo che di queste leggende e di Virgilio il popolo napoletano non ne sapeva nulla, mancano di ogni buon fondamento e riposano su di un falso ragionare suggerito da falsi preconcetti. Sono costoro creduli invero e come tali possono anche esagerare aggiungendo qualche frangia alle fanfaluche che riferiscono e anche credono, ma una critica sana ed impregiudicata non potrà dedurre da ciò che inventino fatti e cose e il nome di Virgilio introducano essi là dove il popolo non ne sapeva. Del resto quel ch'essi riferiscono circa le credenze napoletane è confermato da altri scrittori e dai napoletani stessi, come vedremo.
[26] _Ueber den Zauberer Virgilius_ nella _Germania_ di PFEIFFER, vol. IV, (1859) p. 257-298. Ved. p. 264.
[27] _Alexandri Neckam De naturis rerum libri duo_, with the poem of the same author _De laudibus divinae sapientiae_, edited by THOMAS WRIGHT. London, 1863.
[28] _Quae vices quaeque mutationes et Virgilium ipsum et eius carmina per mediam aetatem exceperint explanare tentavit_ FRANCISCUS MICHEL. Paris, 1846. Vedi p. 18 sgg.
[29] Vedi WRIGHT, _Biographia Britannica literaria_ II, 449 sgg. e la prefazione del medesimo al _De naturis rerum_; Cfr. _Hist. litt. de la France_ XVIII, 521 sgg.; DU MÉRIL, _Poésies inédites du moyen-age_, p. 169 sgg.
[30]
«Romae quid facerem? mentiri nescio, libros Diligo, sed libras respuo. Roma, vale.» Pag. 448.
[31] Così argomenta giustamente WRIGHT nella sua prefazione, p. XIII sgg.
[32] Riferita da Niceta Coniate, Glica, Esichio Milesio. Cf. FRICK, _Das plataeische Weihgeschenck zu Constantinopel in Jahrhb. f. Phil u. Paed_, III _Supplmb._ p. 554 sgg.
[33] _De signis Constant._, cap. VIII, p. 861, Bk.
[34] CODIN., _De signis_, p. 30 e 36; _De aedif. Const._, p. 62; NIC. CALLIST., _Hist. eccles._, III, 18.
[35] Spesso questi talismani venivan così sotterrati, e vi fu un tempo in cui in questa guisa ad officio di talismani si fecero servire uomini viventi! Vedi PLIN., _Nat. Hist._ 28, (3) e LIEBRECHT, _Eine altrömische Sage in Philologus_, XXI, p. 687 sgg.
[36] _Hist. Fr._, VIII, 33. Cf. FOURNIER, _Hist. du Pont-neuf_, I, p. 19 sgg. Vedi per altri esempi LIEBRECHT _ad Gervas._, p. 98 sgg. e NAUDÉ, _Apologie des gr. personn. accusés de magie_, p. 624. Anche ad Alberto Magno fu attribuita una mosca d'oro che scacciava tutte le mosche. Cf. P. ANTON. DE TARSIA, _Hist. Cupersan._, p. 26 (in _Thes._ GRAEV. _et_ BURMANN. tom. IX, p. v).
[37] PLIN., _Nat. Hist._, X, 29 (45); XXI, 14 (46).
[38] _Collect. rer. memorab._ p. 40 (ed. MOMMSEN).
[39] Cf. LIEBRECHT _ad Gervas._, p. 105; LALANNE, _Curiosités des traditions_ etc., p. 218. MENABREA, _De l'origine, de la forme et de l'esprit des jugements rendus au moyen-age contre les animaux_. Chambéry, 1843.
[40] Cfr. SPRINGER, _Bilder aus der neueren Kunstgeschichte_, (Bonn, 1867) p. 19 sg.
[41] Ved. SCHAARSCHMIDT, _Joh. Saresberiensis_, p. 31.
[42] _Polycraticus_ I, 4. Quest'opera vide la luce nel 1159. Vedi SCHAARSCHMIDT, op. cit., p. 143.
[43] _Apocalypsis Goliae episcopi_, presso WRIGHT, _Early poems attributed to Walter Mapes_, p. 4.
[44] Cf. _Jo. Scoppae Parthenopei in diversos auctores collectanea ab ipso revisa_ etc. Neapol., 1534, p. 20 sgg. I passi di questo libro, non facile a trovarsi, relativi a Virgilio, mi sono stati comunicati dalla gentilezza del mio dotto amico napoletano prof. De Blasis, al quale vado pur debitore di altre notizie e schiarimenti per questo mio lavoro. — Il sig. MINIERI RICCIO nel _Catalogo dei libri rari_ della sua biblioteca (Napoli 1864) vol. I, p. 110 sg. nota quanto segue: «Lo Scoppa che scriveva nel giugno 1507, distrugge affatto lo sciocco racconto tradizionale del _Summonte_ intorno a siffatte teste. Costui riferisce che una giovane vassalla, essendo ricorsa ad Isabella di Aragona per essere stata violentata dal suo feudatario, Isabella ordinò che il barone la sposasse, e dopo le nozze lo fece decapitare; che quindi, a memoria di questo fatto, si fossero collocate in marmo quelle due teste su quella porta della città che guarda il mercato dove soffrì l'ultimo supplizio il barone. Racconto ch'io confutai fin dall'anno 1844 nelle mie _Memorie degli scrittori nati nel reame di Napoli_, prima che avessi letto il libro dello Scoppa.» Gervasio che è molto più antico dello Scoppa dà anche meglio ragione al signor Minieri.
[45] Citato in un MS. napoletano di illustrazioni a Virgilio. Ved, CAPASSO, _Hist. dipl. regni Sic._ p. 50.
[46] DE STEFANO, _Luoghi sacri di Napoli_ f. 15, CAPASSO, op. cit. p. 50.
[47] Cf. GALIANI, _Del dialetto napoletano_. Napoli, 1779, p. 98 sgg. Dobbiamo però avvertire che questa testa esistente nel Museo creduta da molti scrittori residuo di quel cavallo non pare, a giudizio di archeologi, abbia mai appartenuto ad una statua di cavallo; ved. HELBIG _Ann. d. Istit. arch._ 1865, p. 271; CAPASSO, op. cit. p. 51.
[48] Notiamo però che già nel V secolo trovasi menzione di una leggenda siciliana, relativa ad una statua che tratteneva la vampa dell'Etna ed impediva agl'invasori d'approdare in Sicilia (OLIMPIODORO, presso FOZIO, cod. 90). Di una statua simile fa menzione anche nell'VIII secolo la vita di S. Leone taumaturgo, vescovo di Catania. Vedi _Acta Sanctor. Febr._, III, p. 224. Cf. LIEBRECHT _ad Gervas_., p. 106 sgg. e 262. Come giustamente osserva questo dotto illustre, tale leggenda sicula non è senza rapporti coi racconti favolosi dell'antichità relativi all'agrigentino Empedocle e colla statua di bronzo ch'egli ebbe in Girgenti.
[49] Sulle idee superstiziose a ciò relative, vedi LIEBRECHT nella _Germania_ di PFEIFFER, V, p. 483 sgg.; X, p. 408.
[50] Così lo chiamano PIETRO D'EBOLI, FALCONE BENEVENTANO ed altri.
[51] MONTFAUCON, _Monumens de la monarchie française_, tom. II, p. 329.
[52] Cod. IX c. 24 f. 89 v. «Refert etiam (Alexander libro _de Naturis rerum_) quod in cratere quodam vitreo ovum Virgilius inclusit quo fata civitatis Neapolis pendere dicebat.» È un MS. acefalo che contiene alcune illustrazioni delle opere di Virgilio, segnalato da CAPASSO, _Histor. dipl. regni Sic._ Neap. 1874, p. 354.
[53] DE ROSSI, _Prime raccolte d'antiche iscrizioni_ ecc., (Roma 1852) p. 92. ROTH (op. cit. p. 263) ha tentato d'interpretarla, ma senza risultato che valga la pena di esser qui riferito.
[54] Vedi i vari scritti relativi a questi bagni riuniti nel tom. IX, parte IV del _Thesaurus_ di GREVIO e BURMANNO.
[55] Quantunque Corrado parli d'immagini, la maggior parte degli altri scrittori che di ciò fan parola non menzionano che iscrizioni.
[56]
«A borbo avia risc bains; Quis volc, fos privatz o estrains, S'i pot mout ricamen bainar. En cascun bain pogras trobar Escrih a que avia obs.»
_Le Roman de Flamenca, publié par_ P. MEYER. Paris, 1865, p. 45; Cf. p. XIII.
[57] _Itinerarium_ (ed. ASHER), I, p. 42. Vedi DU MÉRIL, _De Virgile l'enchanteur_ nei suoi _Mélanges archéologiques et littéraires_, p. 436.
[58] Cf. MEYER, _Roman de Flamenca_, p. XIII.
[59] Vedi DU MÉRIL, l. c.
[60] _Joh. Burchardi diarium, ed. ab_ Ach. GENNARELLI, Flor. 1854, p. 317.
[61] Cfr. su questo scrittore del XII sec. e il suo poema E. PÉRCOPO _I bagni di Pozzuoli poemetto napoletano del sec. XIV_, Napoli 1887, p. II sgg. (Estr. dall'_Arch. stor. per le prov. napol._ XI, pp. 597-750.)
[62] Cap. 29.
[63] Vedi DU MÉRIL, l. c.
[64] _Cron. di Partenope_, cap. 29.
[65] Cf. PANVINIO, _Il forest. istr. alle antichità di Pozzuoli_ ecc., p. 100. DE RENZI, _Storia della medicina in Italia_, II, p. 148. MAZZA, _Urbis Salernitanae historia_ (in _Thes._ GRAEV. _et_ BURM., tom. IX, p. iv) p. 72 sg.
[66] I telesmi di Apollonio Tianeo sono attribuiti dallo pseudo-Giustino (V sec.) a profonda cognizione «delle forze della natura e delle loro simpatie ed antipatie.» Cf. ROTH, op. cit., p. 280. Certo non può credersi sia la magia diabolica quella che Alberto Magno dice di avere sperimentata egli stesso: «cuius etiam veritatem nos ipsi sumus experti _in magicis_.» _Oper._, t. III (Lugd., 1625), p. 23. Intorno alla testa che parlava fatta da costui, dice il nostro antico scrittore: «e non fu per arte diabolica nè per negromanzia però che gli grandi intelletti non si dilettano di ciòe; poichè è cosa da perdere l'anima e 'l corpo, che è vietata tale arte dalla fede di Cristo.» Sopra ha detto che ei la fè «per la sua grande sapienzia... a sì fatti corsi di pianeti e calcola così di ragione ch'ella favellava.» _Rosario della vita di Matteo Corsini_ ap. ZAMBRINI, _Libro di novelle antiche_, p. 74.
[67] _Commento sopra Dante, Inf._ I, 70.
[68] L'_ars notoria_, derisa da Erasmo, non ha nulla di diabolico, ma intende a procurare la conoscenza di varie scienze mediante l'osservanza di talune prattiche. Cornelio Agrippa scrisse un libro intorno a quest'arte. Ved. LIEBRECHT _ad Gervas._, p. 161. Cf. ROTH. op. cit., p. 294. Veggasi però anche quanto ne dice il Virgilio Cordubense di cui parleremo in altro capitolo.
[69] Morto, secondo LEIBNITZ, nel 1175.
[70] MURATORI, _Scriptores rer. ital._, XII, p. 283.
[71] _Polycraticus_, 2, 23.
[72] Cf. ROTH, op. cit., p. 295.
[73] Di quest'avviso è anche SCHAARSCHMIDT, _Johannes Saresberiensis nach Leben_ etc, p. 99.
[74] Ap. MURATORI, _Scriptores rer. ital._, V, p. 637, 644. Lo stesso autore crede Napoli inespugnabile e pare ciò attribuisca a Virgilio, come vedremo più oltre riferendo le sue parole. Cf. ROTH, op. cit., p. 288 sgg.
[75] È singolare e deplorevole che fino ad oggi da archeologi di vaglia non siasi fatta intorno al sepolcro del poeta alcuna seria ricerca. Generalmente si ricusa di credere che sia veramente il sepolcro di Virgilio quello che a Napoli da parecchi secoli passa per tale. Dopo lo scritto poco serio e profondo di PEIGNOT _Recherches sur le tombeau de Virgile_, Dijon 1840, abbiamo il recente lavoro storico-critico di E. COCCHIA, _La tomba di Virgilio, contributo alla topografia dell'antica città di Napoli_, Torino (Loescher) 1889 (Estr. dall'_Arch. st. per le prov. napol._ Anno XIII, fasc. III-IV), il quale intende a provare che il sepolcro di Virgilio è appunto quello che si crede tale presso l'ingresso della grotta di Pozzuoli. L'indicazione data nell'antica biografia è assai precisa e del tutto degna di fede. Essa potrebbe servire di guida a scavi, che però devono essere preceduti da ricerche topografiche su Napoli antica, per determinare con esattezza ove fosse il secondo miglio da Napoli sulla via Puteolana. Tanto fa il Cocchia provando che a tal distanza su quella via corrisponde appunto quel sepolcro. Certo, che quello non possa essere il sepolcro di Virgilio, è difficile provarlo, come anche trovare come e quando nascesse la vecchia tradizione che appunto quello indica per tale.
[76] «Ossa eius Neapolim translata sunt tumuloque condita, qui est via puteolana intra lapidem secundum.» DONAT., _Vit. Vergil_., p. 63.
[77]
«Non quod Mantua contumax Homero adiecit latialibus loquelis, aequari sibimet subinde livens busto Parthenopem Maroniano.» SID. APOLL., _Carm_. IX.
[78] _Scriptores rerum langobardicarum_ (nei _Mon. Germ. hist_.) p. 440.
[79] BARTSCH _Chrestomathie provençale_ (4ª ed.) p. 73, 2. Sull'età di questo trovatore ved. SELBACH, _Das Streitgedicht in der altprovenzalischen Lyrik_, Marburg 1886 p. 18 sg.
[80] Cfr. SCHIPA, _Il Ducato di Napoli_ in _Arch. st. delle prov. nap._ XIX (1894) p. 445.
[81] POMPON. MELA, _De Chorographia_, III. 106 (ed. PARTEHY). Cfr. anche RAWLINSON, _ad Herodot_. I, 66.
[82] «.... et ore et animo tam probum constat, ut Neapoli Parthenias _vulgo_ appellatus sit.» DONAT. _Vit. Vergil._ p. 57.
[83] _Acta Sanctorum Jun._, V, p. 114 sgg.
[84] Op. cit. p. 287.
[85] _Acta Sanctor. Jun._, V, p. 112 d.
[86] COSTO, _La vera istoria dell'origine e delle cose notabili di Monte Vergine_, p. 123 sgg.
[87] La tradizione locale, citata da tutti gli storici del Monte Vergine, porta che il monte prima di chiamarsi _Virgiliano_ si chiamasse di Cibele, per un tempio che ivi era, sacro a questa divinità. La stessa tradizione fa derivare il nome di _Vesta_, che porta una località alle falde dei monte, da un tempio di Vesta che ivi si trovava. Ved. GIORDANO, _Croniche di Monte Vergine_, p. 27, 38, 45.
[88] Un antico MS. del Monte Vergine, del sec. XIII, contenente la vita di S. Guglielmo, dice: «Nuncupatur Mons Virgilianus a quibusdam operibus et maleficiis Virgilii mantuani poetae inter latinos principis; construxerat enim hic maleficus daemonum cultor eorum ope hortulum quemdam omnium genere herbarum cunctis diebus et temporibus, maxime vero aestatis pollentem, quarum virtutes in foliis scriptas monachi quidam nostri fide digni fratres, qui praedictum montem inhabitant, apertis vocibus testantur, saepe casu in praedictum hortum, non semel, dum per iuga montis solatii causa errarent, incidisse, nihilominus intra hortum huiusmodi maleficio affectos esse, ut nec herbas tangere valuisse, nec qua via inde egressi sint, cognovisse retulerunt. Deinde, mutato nomine Virgilii, Virgineus appellatur a semper Virgine Maria, cui templum positum est.» ap. GIORDANO, _Croniche di Monte Vergine_, p. 92.
[89] _Noct. att._, II, 213. Cf. SERV. _ad Aeneid._, VII, 740.
[90] KRETSCHMER (_De A. Gell. fontib._ p. 77) e MERCKLIN (_N. Jahrbb. f. Philol._ 1861, p. 722) pensano che questo potesse essere un commentario virgiliano d'Igino.
[91] Così pensa anche RIBBECK, _Prolegg._, p. 25.
[92] La _Cronica di Partenope_ lo pone sopra _Avella et appresso Mercholiano_. Mercogliano però è più prossimo ad Avellino che ad Avella, e forse per questo Roth crede che nella _Cronica_ debba leggersi Avellino invece di Avella (op. cit., p. 226). Ma lo SCOPPA dice chiaramente «supra Abellam nunc Avellam quam Virgilius in _Georg._ maliferam... nuncupat.» Il padre GIORDANO (_Cron. di Monte Vergine_, p. 85 sgg.) arriva fino ad affermare che Virgilio pose in Avella la sua residenza estiva. Del resto è chiaro che la leggenda non poteva indicare precisamente il luogo di un giardino così maraviglioso. Nel MS. del Monte Vergine, del sec. XIII, già sopra citato, si parla di alcuni monaci che asserivano di averlo veduto, essendovisi imbattuti a caso, ma di non sapere nè come vi fossero entrati, nè come ne fossero usciti. Altri monaci dicevan lo stesso nel sec. XVII, ed il padre Giordano registra anche i loro nomi! _Cron. di Monte Vergine_, p. 92 sgg.
[93] È pur notevole che due delle leggende napoletane su Virgilio (quella dei serpenti, e quella delle facce di pietra) si referiscano appunto alla porta di Napoli che conduceva a Nola.
[94] Veggasi l'epigramma 376 dell'_Anthologia latina_ (MEYER): «De horto domini Oageis, ubi omnes herbae medicinales plantatae sunt.»
[95] _Croniche di Monte Vergine_, p. 84.
[96] Cfr. SCHIPA _Il Ducato di Napoli_ in _Archivio st. per le prov. napolet._ v. XVII p. 628 sgg.
[97] «post Romanam urbem nulli inferior» _Vita Athanasii in Script. rer. Langobardicar._ p. 440.
[98] _Vita Athanasii_ loc. cit.
[99] Cfr. SCHIPA op. cit. p. 115.
[100] PROCOPIO _De Bell. Goth._ I, 9.
[101] «.. beati Agrippini ecclesia hactenus demonstratur... qui etiam patronus et defensor est istius civitatis. Beatissimum quoque Ianuarium, Christi martyrem, postea Neapolites meruerunt habere tutorem, quibus assistentibus faventibusque praefata urbs, Deo favente, tuta permansit manebitque in aevum.» _Vita Athanasii_, ed. cit. p. 440.
[102] «Quam ob rem adeo ipsa (Neapolis) inexpugnabilis constat ut, nisi famis periculo coartata, nullatenus comprehendi queat. Nempe huiusmodi urbis dominus olim, Octaviano Augusto annuente, Virgilius maximus poetarum extitit, in qua etiam ipse volumen ingens hexametris composuit versibus.» _De reb. gest. Roger._ c. XIX.
[103] Secondo l'etimologia medievale: «_mantia_, graece divinatio dicitur, et _nigro_, quasi nigra, unde _Nigromantia_, nigra divinatio, quia ad atra daemoniorum vincula utentes se adducit.» Quindi essa non è un'arte liberale, perchè: «sciri libere potest, sed operari sine daemonum familiaritate nullatenus valet.» Così in un MS. di Vienna, presso REIFFENBERG, _Chron. rim. de Philippe Mouskes_, I, p. 628.
[104] A ciò allude un passo della _Gemma Ecclesiastica_ di GIRALDO CAMBRENSE (1197), a proposito di certi preti: «Similes sunt cantantibus fabulas et gesta, qui videntes cantilenam _de Lauderico_ non placere auditoribus, statim incipiunt cantare _de Wacherio_; quod si non placuerit, de alio.» _Giraldi Cambrensis opera_, ed. BREWER, vol. II (Lond., 1862), p. 290.
[105] GRAESSE, _Die grossen Sagenkreise des Mittelalters_, p. 6 sgg.
[106] _Hist. litt. de la France_, t. XVII, p. 580.
[107]
E de Virgili Com de la conca s saup cobrir E del vergier E del pesquier E del foc que saup escantir.
DIEZ, _D. Poesie d. Troubadours_, p. 199. GRAESSE, _Die grossen Sagenkreise des Mittelalters_, p. 21 sgg. Cf. FAURIEL, _Hist. de la poesie prov._, III, p. 495.
[108] Cfr. Vol. I, cap. 16.
[109] _Li Romans de Dolopathos, publié par_ MM. CH. BRUNET _et_ ANAT. DE MONTAIGLON. Paris (Jannet), p. 384.
[110] ROTH ha torto di confondere, come molti altri hanno fatto, tra i quali GRIMM (_Die Sage von Polyphem_, p. 4), il testo latino del Dolopathos colla _Historia septem sapientum_. Quest'ultima non è che la riduzione latina (non l'originale, come si crede comunemente) dei _Roman des sept sapes_. Non è qui però il luogo di porre in sodo questa idea che mi contento di avere accennata.
[111] _De naturis rerum_, cap. 174. Quel che Neckam racconta intorno a Virgilio vien riferito, dietro l'autorità sua, da W. BURLEY, _De vita et moribus philosophorum_, cap. 103.
[112] Altrimenti lo PSEUDO-VILLANI, NOBILE, _Descriz. della città di Napoli_, II, p. 781, scrive quanto segue: «La cappella di S. Giovanni a Pozzo bianco segue più innanzi al principio del vicolo dell'arcivescovado, anticamente detto _Gurgite_; ed era così denominato perchè l'altro vicolo che gli sta dirimpetto, aveva fino ad un secolo fa un pubblico pozzo ornato di marmo bianco, e sovr'esso sanguisughe scolpite, di cui il cronista nostro Giovanni Villani, seguendo l'ignoranza del volgo, dice che Virgilio Marone sotto la costellazione dell'Aquario aveale fatte scolpire» ecc. ecc.
[113] Pubblicata nel tomo VII della _Bibliotheca patrum cistercensium_ di TISSIER.
[114] La sola ragione per cui Vincenzo di Beauvais dubita di questo racconto è la data dell'invenzione delle campane, posteriore a Virgilio!
[115] Ved. _Hist. litt. de la France_, t. XVIII, p. 87 sgg.
[116] «Non scena, non circus, non theatrum, non amphitheatrum, non forum, non platea, non gymnasium, non arena sine eo resonabat.» _De reparat. lapsi_, p. 318.
[117] Ved. ROCHAT nella _Germania_ di PFEIFFER, III, 81 sgg. e IV, 411 sgg.
[118] Cf. V. D. HAGEN, _Gesammtabenteuer_, III, p. CXL sgg.
[119] Dist. 5ª vers. 290 sgg. (p. 447).
[120] PROCOP., _Bell. Goth._, IV, 22. BECKER crede fosse un modello o una curiosità: _Handbuch d. röm. Alterth._, I, p. 161. Secondo GUGLIELMO DI MALMESBURY (II, c. 13) nel 1045 sarebbesi scoperto in Roma il sepolcro di Pallante: «tunc corpus Pallantis filii Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est, ingenti stupore omnium. Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus fecerat quatuor pedibus et semis mensuratum est.» Esiterei a credere che questa favola, certamente di provenienza dotta e non popolare, si riferisca a qualche scoperta reale, e sia dovuta a qualche antiquario romano, come pretende GREGOROVIUS, _Gesch. d. Stadt Rom im Mittelalt._ IV, p. 626.
[121] Cf. MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 753 sgg. G. PARIS, _La Legende de Trajan_ nel fasc. XXXV della _Bibl. de l'École des hautes études_ p. 261-298; GRAF _Roma nella memoria ecc._ II, p. 6 sgg.
[122] Talvolta è chiamata anche _Consecratio statuarum_.
[123] MAI, _Spicilegium Romanum_, II, p. 221.
[124] Il re Sarcâf «fece un'anitra d'ottone e la pose alla porta della città su di una colonna di marmo verde; quando uno straniero veniva nella città questa anitra batteva le ali e gridava in modo che tutti gli abitanti udivano, e così arrestavano lo straniero.» Ved. _Orient und Occident_, I, p. 331; cf. p. 335 e 340; vedi anche l'articolo di LIEBRECHT, ib., III, p. 360, 363. FLORO nel narrare il fatto di Manlio parla di una sola oca. Virgilio nello scudo d'Enea rappresenta quella sola oca (d'argento). _Aen._ 8, 652 sgg. DANTE, _De Monarch._ dice: «anserem ibi ante non visum cecinisse Gallos adesse.» Il canto dei soldati di Modena (X sec.) dice:
«Vigili voce avis anser candida fugavit Gallos ex arce romulea pro qua virtute facta est argentea et a Romanis adorata ud dea.»
ap. DU MÉRIL, _Poésies pop. lat. ant. au XII sièc._, p. 269. — MASSMANN pretende spiegar la leggenda riferendola alle statuette semoventi che accompagnavano alcuni orologi, uno dei quali trovavasi in Campidoglio; _Kaiserchronik_, III, p. 425. Egli l'attribuisce a Tedeschi (p. 424); noi la crediamo piuttosto d'origine bizantina. Altrimenti GRAF (op. cit. I, p. 201 sgg.) il quale la crede nata a Roma nel IV o V sec. per una trasformazione delle antiche idee romane sull'arce Capitolina come difesa e propugnacolo dell'impero di Roma.
[125] Così anche LUDOVICO DOLCE:
«Non la Ritonda or sacra, e già profana, Là dove tante statue erano poste Che avean legata al collo una campana.»
_Il primo volume delle op. burl. del Berni_ ecc. parte II, p. 271.
[126] _Libellus de septem orbis miraculis_, in BEDAE Op., I, 400.
[127] MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 426.
[128] MURATORI, _Rer. italicar. scriptores_, II, 2, p. 272.
[129] PRELLER in _Philologus_, I, p. 103.
[130] GRAESSE, _Beitraege zur Literatur und Sage des Mittelalters_, p. 10.
[131] Una edizione critica del _Mirabilia_ ha dato per primo il PARTHEY, _Mirabilia Romae ex codd. valt. emendata_. Berol., 1865, quindi il JORDAN, nel suo libro: _Topographie der Stadt Rom im Alterthum_ II, Berl. 1871, p. 605 sgg., il quale offre anche (p. 357 sgg.) un importante lavoro sulla storia di questo testo. Anche l'URLICHS (C. L.) ha riprodotto il _Mirabilia_ nel suo: _Codex urbis Romae topographicus_. Wicerburgi, 1871, p. 126 sgg.
[132] _Leggenda aurea_, n.º CLVII.
[133] In un MS. che abbiamo già avuto occasione di citare è attribuita ad arte astronomica, ossia astrologica: «Per hanc artem Romae senatores necem virorum et bella in oris barbaris facta, regumque et regnorum detrimentum, statum et stabilimentum noverunt.» Ved. REIFFENBERG, _Chron. rim. de Philippe Mouskes_, I, p. 628.
[134] La più ricca raccolta di testi a ciò relativi trovasi in MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 421 sgg. Aggiungiamo il seguente testo italiano inedito: «Una porta artificiata era in Roma sotto il monte Gianicolo dove anticamente abitò il re Giano primo re d'Italia da cui è nominato il monte Gianicolo. La detta porta era di metallo ornata maravigliosamente e con grande artificio, perocchè quando Roma, quella nobilissima città, aveva pace, stava la detta porta sempre serrata, e quando si ribellava alcuna provincia, la porta per sè stessa si apriva. Allora li romani correvano al Pantheon, cioè Santa Maria Rotonda, dove erano in luogo alto statue le quali rappresentavano le Provincie del mondo. E quando alcuna si ribellava, quella cotale statua voltava le spalle, e però li romani quando vedevano la statua volta s'armavano le milizie, e prestamente andavano in quella parte a riacquistare» _Libro imperiale_, 3, 8 (cod. sacc. XV, Magliab. XXII, 9).
[135] «Habuitque domum Romae Esquiliis iuxta hortos Maecenatis, quamquam secessu Campaniae Siciliaeque plurimum uteretur.» DONAT. _Vit. Verg._ p. 57.
[136] «si quando Romae, _quo rarissime commeabat_, viseretur in publico» etc. DONAT. _Vit. Verg._ p. 57.
[137] Cf. _Histoire litt. de la France_, t. XXIII, p. 309; DU MÉRIL, _Mélanges_, p. 427 sgg.