Virgilio nel Medio Evo, vol. II

Part 20

Chapter 203,107 wordsPublic domain

Ammaestrando i suoi alunni un giorno, Di celeste voler o gran portento! Li suoi nipoti in una stanza entrorno, Che due lustri compiti aveano a stento; E Fortunato, e Secondino osorno, Che con tai nomi rinomar li sento, Entrorno dico in quella libreria Un libro aprire d'infernal magia.

E per scherzo pueril givan passando, Con una penna, quelle note atroci, Quando uno stuol di spiriti minacciando, Con urli apparve o con terribil voci; Sbigottiti i fanciulli allor tremando A quei gridi diabolici e feroci, Sorpresi dal timor, caddero spenti E dal numero uscir delli viventi.

Corse Pietro e i parenti alla vicina Stanza e mirando l'infelice caso, L'infausta morte e la fatal ruina Delli nipoti suoi giunti all'occaso, Barliario tocco allor da man divina, Già dentro del suo cuor è persuaso Detestando abborrire in tutti i modi L'inganno di Satanno e l'empie frodi.

Tutti portando i libri incontanente Ove a S. Benedetto è sacro tempio, Fe con proprie sue man un foco ardente E quei libri vi pose a fare scempio Pluto con i libri arse repente; Il suo gridar fu sì crudel ed empio Che il gran Tartareo, sbigottito e lasso, Guardava indarno il maledetto passo.

Così Pietro rivolto ad un altare Che vi era un Crocifisso, assai divoto Cominciò si forte a sospirare E per tre giorni fu sempre immoto; Con un sasso alla mano a lacerare Incominciossi il petto e con gran core Di contrizione fe in un momento Che ondeggiasse di pianto il pavimento.

Dicea: Signor di schiavitù comprare Col tuo prezioso sangue ti è piaciuto Me peccatore e somigliante fare A chi del ciel dagli Angeli ha saluto. Dal niente mi creasti, ed aspettare In questa estrema etade m'hai voluto; Or pentito a te vengo, o Redentore, D'ogni mia colpa e d'ogni altro errore.

Lavar può solo il prezioso Sangue Le bruttezze ch'il cor m'hanno macchiato; Pietà, Signore, all'anima che langue Considerando ogni primier peccato; Pietà, se già di Stige all'orrid'angue Più d'un alma, d'un cor ho consagrato, E per giustizia io già incapace sono Di ricever da te grazia e perdono.

Ma perchè tu Signor c'insegni a sorte Che non vuoi che si perda un peccatore, Ma che ben si converta e pianga forte, Che detesti ogni passato errore, E perchè avemmo sì felice sorte Che dell'anime foste il Redentore, Confido che non già tra' maledetti Ma scrivermi vorrai fra li tuoi eletti.

La tua pietà la mia miseria implora, Nel tuo santo costato me nascondi, Nelle viscere tue fa ch'io muora, Tu che per noi di compassione abbondi Non far ch'io sia di redenzione fuora Condannato fra i spiriti empi ed immondi; Solo per mia cagione, ahi core atroce! Sei conficcato in quella dura croce.

Con li misfatti miei ti ho flagellato, L'osceno fui che ti sporcai il bel viso, Di spine col mio oprar t'ho coronato, I piè, le mani t'inchiodai, m'avviso, Ho riaperta la piaga al tuo costato, Nè ancor per il dolor restò conquiso; Ben cieco fui che sin ad or non venni Ubbidïente dei divini cenni.

Risguarda me, o Signor, con luci grate, Come già festi degna Maddalena; Rimira me con luci dispietate, Come già nella deserta arena Alla gran penitente fur mostrate, Che per voler di tua grazia serena S'ode ad esempio ognor alto ed invitto, La pazienza sua vantar l'Egitto.

A questo suon di sì dolente voce Che allor usciva da un contrito cuore Il Santo Crocifisso dalla croce Ferì dagl'occhi il lucido splendore. Signor, non basta, il mio fallire è atroce, Pietro vorrei, dicea, segno maggiore. E ad un tal dir con voce mesta, Il Crocifisso allor chinò la testa.

Vanne, o alma felice, all'alto regno A goder tra le schiere alme beate E di contrizion tu lascia un pegno, La fama il narri alla futura etade, E a me di Pizzo abitatore indegno Che già cantai di te l'opre incantate Intercedi da Dio tal dolce sorte Che alla tua paragoni la mia morte.

Di ricche pietre e di marmoree foglie L'urna in quel tempio fu subito eretta, Al tumulo vicino della moglie, Estinta un tempo ed Agrippina detta. Ed appresso un sepolcro, il quale accoglie Di tenerella età coppia diletta, Delli due nipoti io parlo intanto Che causa fu del fortunato incanto.

Anni novantatrè, sei mesi e giorni Visse nel maggio quel forte Atlante E mille quarantotto e cento adorni Anni gridava allor l'età volante. Morì di marzo allorchè pene e scorno Cristo soffrì per noi, pene cotante; La Settimana Santa estinto giacque, Ma all'occaso suo presto rinacque.

Della Chiesa reggeva allora il freno Eugenio Terzo e con felice impero Di pace scintillava il bel sereno, Era lungi Bellona e Marte fiero, Nè percoteva a Teti il molle seno Con legni armati il timido nocchiero; In lieta calma allor l'età correa Come quando Ottaviano il scetro avea.

Corrado Terzo Imperatore egregio Li suoi popoli avea fidi e costanti E del suo forte ardir mostrò gran fregio Debellando ad ognor nemici tanti, Regnava con valor, con spirito regio. Troppo sariano a dir sue glorie e canti, E di alloro ornandogli la chioma L'elesse per suo Re l'inclita Roma.

Beato chi di divozione armato A questo mondo porta il seno e il cuore! Chè l'eterno martoro avrà scampato; Perchè dopo il goder alfin si muore.

INDICE

Prefazione Pag. vij-xv

PARTE PRIMA

VIRGILIO NELLA TRADIZIONE LETTERARIA FINO A DANTE.

Cap. I Valore dell'Eneide per la rinomanza di Virgilio. Tendenza dei Romani per la produzione epica e condizioni di questa fra loro. Ragione nazionale dell'Eneide e suoi rapporti col sentimento romano. Prime impressioni prodotte da quel poema Pag. 5

Cap. II Valore dell'elemento grammaticale, retorico, erudito nell'opera virgiliana, e importanza di esso nell'apprezzamento del Poeta. Natura dei primi lavori critici su Virgilio e carattere dei primi giudizi intorno ad esso » 20

Cap. III Segni della popolarità del Poeta nei migliori tempi dell'impero. Virgilio nelle scuole e nelle opere grammaticali » 32

Cap. IV Virgilio nelle scuole e nelle opere dei retori. Moto reazionario in favore dei più antichi autori e posizione di Virgilio in questo; Frontone e i Frontoniani; Aulo Gellio. Venerazione pel Poeta; le sorti virgiliane » 45

Cap. V I secoli della decadenza. Notorietà dei versi virgiliani. I Centoni. Commentatori; E. Donato e Servio; interpretazioni filosofiche; esagerazioni dell'allegoria storica nelle Bucoliche. Virgilio considerato come retore e suo uso come tale: commento retorico di T. Cl. Donato. Macrobio; idea della onniscienza e infallibilità di Virgilio. Autorità grammaticale del Poeta; Donato e Prisciano. Segni della rinomanza virgiliana e natura di questa al cadere dell'impero » 66

Cap. VI Cristianesimo e medio evo. Sopravvivenza dell'antica tradizione scolastica; natura e limiti in cui sopravvive. Virgilio rappresentante della grammatica. Posizione di Virgilio e degli altri classici pagani in mezzo all'entusiasmo cristiano; ripugnanze, attrazioni e vie d'accomodamento » 99

Cap. VII Virgilio profeta di Cristo » 129

Cap. VIII L'allegoria filosofica. Natura e cause della interpretazione allegorica di Virgilio; Fulgenzio; Bernardo di Chartres; Giovanni di Salisbury; Dante » 139

Cap. IX Gli studi grammaticali e retorici nel medio evo, e uso di Virgilio in questi » 159

Cap. X La biografia virgiliana; sue vicende; favole letterarie sulla vita del poeta; distinzione di queste dalle leggende popolari. Esercizi retorici di versificazione su temi virgiliani di varia natura » 179

Cap. XI Considerazioni sulla poesia latina di forma classica prodotta nel medio evo; poca attitudine dei chierici medievali per questo genere di poesia; poesie ritmiche » 207

Cap. XII Caratteri dell'ideale dell'antichità che fu proprio dei chierici del medio evo. Posizione che occupava Virgilio in quell'ideale e conseguente natura della sua celebrità in quell'epoca » 220

Cap. XIII Precedenti psicologici del risorgimento nel medio evo; produttività di provenienza o di ragione laica; lettere popolari e volgari. Condizioni speciali dell'Italia a tal riguardo » 243

Cap. XIV Dante. Carattere e tendenza della sua attività intellettuale; limiti della sua cultura classica; in che per questo lato si approssimi ai chierici medievali, in che se ne distingua, e come sia un precursore del risorgimento. Suo sentimento della poesia antica. L'antichità romana e il sentimento nazionale italiano in Dante. Ragione della simpatia di Dante per Virgilio. _Lo bello stile_ di Dante e Virgilio » 259

Cap. XV Virgilio nella _Divina Comedia_; ragione storica e simbolica del suo collocamento in questo poema; perchè Virgilio è guida di Dante; perchè non Aristotele. In che il Virgilio di Dante differisce dal Virgilio del medio evo; eliminazione di talune idee, nobilitazione di altre. Virgilio e l'idea cristiana nel poema dantesco. Sapienza e onniscienza di Virgilio; suo carattere. La profezia di Cristo; rapporto fra Virgilio e Stazio. Virgilio e l'idea dell'impero » 278

Cap. XVI Virgilio nel _Dolopathos_, Passaggio dall'idea dotta tradizionale all'idea romantica » 308

PARTE SECONDA

VIRGILIO NELLA LEGGENDA POPOLARE.

Cap. I Le lettere romantiche nei loro rapporti colla tradizione classica. L'antichità classica romantizzata; il _Romanzo d'Enea_; ancora sul Virgilio del _Dolopathos_. Il _mago_ e il _savio_ nelle composizioni fantastiche. L'Italia e la produzione romantica. La leggenda di Virgilio mago ha origine in Napoli: accolta nelle lettere romantiche e nelle opere dotte. Che cosa s'intenda per _Leggenda popolare_ Pag. 1

Cap. II La leggenda a Napoli nel secolo XII; Corrado di Querfurt, Gervasio di Tilbury, Alessandro Neckam » 23

Cap. III Natura e cause della leggenda napoletana. Efficacia miracolosa attribuita dai napoletani al sepolcro ed alle ossa di Virgilio. La leggenda in Montevergine; rapporti colla tradizione storica. Origine meridionale ed essenzialmente napoletana dell'idea di Napoli protetta da Virgilio con Ottaviano e Marcello; travisamenti in senso napoletano di notizie date dalla biografia e dall'epitafio del poeta, non meno antichi del X sec; la _Vita di S. Atanasio_, Alessandro di Telese; Virgilio, S. Agrippino, S. Gennaro protettori di Napoli » 33

Cap. IV Diffusione della leggenda fuori d'Italia. Troveri e dotti » 66

Cap. V Attività leggendaria e miracolosa di Virgilio riferita a Roma. La _Salvatio Romae_ » 73

Cap. VI Accrescimenti e variazioni della leggenda nel secolo XIII; _Image du Monde, Roman des sept sages,_ _Cléomadés, Renart contrefait, Gesta Romanorum,_ Jans Enenkel » 81

Cap. VII Combinazione dell'idea di Virgilio profeta di Cristo coll'idea di Virgilio mago. Virgilio e la Sibilla nei _Misteri_. Virgilio profeta di Cristo e la _Salvatio Romae; Roman de Vespasien_. Leggende sul libro magico di Virgilio. Espressione astratta dell'idea di Virgilio mago nella _Philosophia_ del Pseudo-Virgilio Cordubense. L'idea del mago completata con particolari biografici. Parti sporadiche della leggenda » 90

Cap. VIII Virgilio mago e il bel sesso. L'avventura della cesta; sua provenienza e diffusione. La _Bocca della verità_ » 111

Cap. IX Vicende della leggenda a Napoli e nel resto d'Italia. _Cronica di Partenope_, Ruggeri Pugliese, Boccaccio, Cino da Pistoia, Antonio Pucci, etc. La leggenda a Roma. La leggenda a Mantova; Buonamente Aliprando. L'antica biografia virgiliana nei suoi rapporti colla leggenda » 132

Cap. X Prodotti riassuntivi della leggenda virgiliana o biografie romanzesche di Virgilio; _Les faits merveilleux de Virgille; La fleur des histoires_ di Jean d'Outremeuse. — _Romance de Virgilio_.

Scomparsa della leggenda dalla regione dotta e letteraria dopo il secolo XVI; sua sopravvivenza nella tradizione orale del popolo meridionale italiano fino ai dì nostri » 156

TESTI DI LEGGENDE VIRGILIANE.

I Corrado di Querfurt Pag. 185 II Gervasio di Tilbury » 187 III Alessandro Neckam » 192 IV L'image du monde » 194 V Id. » 199 VI Adenès li Rois, _Clèomadès_ » 202 VII Renars contrefais » 207 VIII Li Roumans de Vespasien » 212 IX Jans Enenkel » 222 X Enrico da Müglin » 237 XI Anonimo tedesco » 241 XII La Cronica di Partenope » 246 XIII Antonio Pucci » 258 XIV Buonamente Aliprando » 260 XV Les faitz merveilleux de Virgille » 282

LEGGENDA DI PIETRO BARLIARIO » 303

NOTE:

[1] Ved. GRIMM u. SCHMELLER, _Lateinische Gedichte des X und XI Jh_. p. 65 sgg. e CHOLEVIUS, _Geschichte der deutschen Poesie nach ihren antiken Elementen_, I, p. 20 sgg. Nel canto latino ritmico dei soldati modenesi (X sec.) è citato il fatto di Sinone, certamente noto da Virgilio. V. DU MÉRIL, _Poés. pop. lat. ant. au XII siècle_ p. 268.

[2] ZAPPERT (_Virgil's Fortleben im Mittelalt_. p. 7 sgg. not. 64 sgg.) ha consacrato una gran parte del suo lavoro alla ricerca delle reminiscenze virgiliane nei poeti volgari del medio evo ed ha riunito un grandissimo numero di luoghi di poeti d'ogni sorta e di varie nazioni per provare quanta parte di colorito fosse desunta dalla tavolozza dell'antico poeta. Ma egli si contenta di rapporti troppo generali, e quel ch'ei sostiene non gli si può concedere che per una piccola parte delle sue citazioni. Alla maniera sua potrebbe provarsi che anche poeti indiani o persiani hanno letto Virgilio.

[3] Cfr. REIFFENBERG, _Chron. rimée de Philippes Mouskes_, p. CCXXXV sgg.

[4] Cfr. GRIMM, _Frau Aventiure_, nei suoi _Kl. Schrift_. I, 83 sgg.

[5] Re ALFONSO dice: «El Ovidio mayor (Metamorfosi) non es àl entre ellos (gli antichi cioè) sinon la theologia et la Biblia dellos entre los gentiles.» _Grande et general estoria_ I, 8, c. 7. Cf. AMADOR DE LOS RIOS, _Hist. crit. de la lit. españ._ III, p. 603.

[6] Una disamina storico-critica molto assennata e profonda di questo passare e tramutarsi dei subbietti antichi nel romantismo, trovasi nella commendevole opera di CHOLEVIUS già sopra citata, cap. 3-9. Ved. anche DERNEDDE _Ueber die den altfranz. Dichtern bekannten epischen Stoffe aus dem Alterthum_, Erlangen 1887, BIRCH-HIRSCHFELD, _Ueber die den provenzalischen Troubadours d. XII n. XIII Iahrh. bekannten epischen Stoffe_, Halle 1878.

[7] Cfr. DUNGER, D_ie Sage vom trojanischen Kriege in den Bearbeitungen des Mittelalters und ihren Quellen_. Leipz. 1869.

[8] Così anche il nostro GUIDO DELLE COLONNE. Cfr. DUNGER, op. cit. p. 19 sg.

[9] Il Romanzo di Troia fu pubblicato dal JOLY, _Benoit de Sainte-More et le Roman de Troie, ou les métamorphoses d'Homére et l'epopèe gréco-latine au moyen-age_, Paris, 1870. Il _Roman d'Énéas_, è tuttora inedito. Un brano del principio fu pubblicato nel 1856 da PAOLO HEYSE nei suoi _Romanische inedita_ p. 31 sgg. da un MS. Laurenziano; ma un estratto che ce lo fa conoscere a sufficienza ne ha dato il PEŸ nello stesso anno, nel suo _Essai sur li Romans d'Énéas d'aprés les MSS, de la bibl. imp._ Paris, 1856. Una edizione critica ne promise il sig. SALVERDA DE GRAVE, il quale nel suo scritto _Introduction à une édition critique du Roman d'Énéas_, La Haye 1888 giudicando dalla lingua sostiene che l'_Énéas_ è anteriore al _Roman de Troie_ e non è di Benoit.

[10] Pubbl. da ETTMÜLLER, _Heinrich von Veldeke_, Leipz. 1852 e da Behagel, Leipz. 1880. Confrontato col testo francese da PEŸ, _L'Enéide di Henri de Veldeke et le Roman d'Énéas_ (in _Jahrbuch für roman. und engl. Literatur_, II, p. 1 sgg.). Il giudizio di GERVINUS, _Gesch. d. deutsch. Dicht_. I, p. 272 sgg. è dettato senza alcuna conoscenza del testo francese; meglio e più largamente, pel nostro punto di vista, ne giudica _Cholevius_, op. cit. p. 102 sgg., benchè anch'egli ignaro dei rapporti coll'originale allora ignoto. Quanto v'ha di aspro nel giudizio di Gervinus ha voluto correggere E. WÖRNER nel suo lavoro _Virgil und Heinrich von Veldeke_ (in _Zeitschr. f. deutsche Philolog. von_ HÖPFNER _und_ ZACHER III, 126 sgg.), nel quale ha creduto rendere un gran servizio al povero minnesinger confrontandolo col poeta latino. Sulle lodi date ad Enrico da Wolframo di Eschenbach, Goffredo di Strasburgo, e il motivo di queste, giustamente giudica Gervinus. Sulle curiose miniature che accompagnano il codice berlinese di questo poema ved. Piper, Mythologie der christl. Kunst, I, p. 246 sgg. e Kugler, Kl. Schrift.

[11] Anche ENRICO DI VELDEKE, benchè si appoggi più direttamente sul suo originale francese, di frequente cita Virgilio, «sô saget Virgiliûs der mâre» «so zelt Virgilius der helt» Cfr. anche quel che dice a p. 26, l. 18 sg.

[12] Una ricca raccolta di esempi per questo che qui si dice trovasi nel dotto lavoro di BARTSCH, _Albrecht von Halberstadt und Ovid im Mittelalter_ (Quedlinb. und Leipz. 1861) p. XI-CXXVII.

[13]

«Qui volc ausir diverses contes De reis, de marques e de comtes Auzir ne poc tan can si volc. . . . . . . . . . . . . . . L'autre comtava d'Eneas E de Dido consi remas Per lui dolenta e mesquina; L'autre contava de Lavina Con fes lo bren al cairel traire A la gaita de l'auzor traire» etc.

_Roman de Flamenca_ publ. p. PAUL MEYER v. 609 sgg. p. 19 sg. V. anche GUIRAUT DE CALANSON, pr. DIEZ, _Poesie der Troubadours_ p. 199, e altri luoghi simili pr. GRAESSE, _Die grossen Sagenkreise des Mittelalters_ p. 7 sgg.

[14]

«Si fu entaillée l'estoire Coment Eneas mut de Troie, Et com à Cartage à grant joie Dido en son lit le reçut; Coment Eneas la deçut, Coment ele por lui s'ocist; Coment Eneas puis conquist Laurente et tote Lombardie, Et Lavine qui fu s'amie.»

Per altri testi di poeti volgari relativi a fatti dell'Eneide ved. BARTSCH op. cit. p. XXI sgg. e CXXII sg. Il _Roman de Brut_ di WACE comincia con un sunto dell'Eneide che serve alla genealogia dell'eroe del romanzo.

[15] «Onkes poëtes ne fu tex» v. 1267.

[16] È il _Fabliau du Chevalier à la trappe_, unito ad un altro racconto che è la novella di _Tofano e monna Ghita_ del _Decamerone_ (VIII. 4). Veggasi sulla storia di questi due racconti, D'ANCONA, _Il Libro dei sette savi di Roma_, p. 112 sgg., 120; OESTERLEY ad PAULI'S _Schimpf und Ernst_ p. 678 e BENFEY, _Pantschat._ I, 331.

[17] Cfr. ROSENKRANZ, _Gesch. d. deutsch. Poesie im Mittelalter_, p. 67.

[18] Nella _Fiorità_, tuttora inedita, di ARMANNINO, il _Roman d'Énéas_ è stato adoperato. Cfr. MUSSAFIA, _Sulle versioni italiane della storia Troiana_ p. 48 sgg.

[19] Cfr. GAMBA, _Diceria bibliografica intorno ai volgarizzamenti italiani delle opere di Virgilio_, Verona 1838; BENCI, _Sui volgarizzamenti antichi dell'Eneide di Virgilio_ in _Antologia di Firenze_ vol. II (1821) p. 164 sgg.; _L'Eneide di Virgilio volgarizzata nel buon secolo della lingua da Ciampolo di Meo degli Ugurgieri_, Firenze 1858. Questa traduzione non fu certamente fatta prima che Dante componesse la Divina Comedia, come taluno ha preteso.

[20] «During the gloomy and disastrous centuries which followed the downfall of the roman empire, Italy had preserved in a far greater degree than any other part of western Europe the traces of ancient civilisation. The night which descended upon her was the night of an arctic summer. The dawn began to reappear before the last reflection of the preceeding sunset had faded from the horizon.» MACAULAY, _Ess. on Macchiavelli_ p. 64.

[21] VIETOR _Der Ursprang der Virgilsage_ nella _Zeitschrift für romanische Philologie_ di GRÖBER, I, (1887), p. 165-178 sostiene con critica ragionante ma pregiudicata, che la leggenda Virgiliana è tutta d'origine letteraria e il popolo non c'entra per nulla. Così, ma con critica più grossa, incomposta ed inesperta, TUNISON _Master Virgil the author of the Aeneid as he seemed in the middle ages_, Cincinnati 1890. Più accorto e ragionevole GRAF _Roma nella memoria_ ecc., II, p. 22 sgg. riconosce l'origine popolare della leggenda, ma sostiene che non sia questa senza rapporto colla leggenda letteraria, cosa che noi non neghiamo, ma anzi, nei dovuti termini, affermiamo. Alcuni sani concetti esprime su tal proposito anche STECHER _La lègende de Virgile en Belgique_ in _Bull. de l'acad. roy. de Belgique_, cl. des sciences 3me serie, t. XIX, 1890, p. 602 sgg.

[22] Pubblicata negli _Scriptores rerum brunsvicensium_ di LEIBNITZ, voi. II, p. 695-698.

[23] Pubbl. da LEIBNITZ negli _Scriptores rerum brunsvicensium_, vol. I, p. 881 sgg. Benchè la data dell'opera sia il 1212, i ricordi napoletani di Gervasio risalgono, come rilevasi da qualche passo dell'opera stessa, ad un'epoca assai anteriore. Troviamo da lui citato un fatto del 1190 ed un altro più antico, del 1175.

[24] Tutta la parte a ciò relativa fu pubblicata separatamente con dottissime illustrazioni dal prof. LIEBRECHT, _Des Gervasius von Tilbury_ Otia imperialia, _in einer Auswahl_, etc. Hannover, 1856.