Part 65
«Sicchè, il povero Maillard mi ha detto: «Friquet, va a chiamarmi il Coadjutore, e se me lo conduci ti fo mio erede». Ehi, padre Bazin? erede del signor Maillard, che dava l’acqua benedetta in sant’Eustachio! non avrei più bisogno di far nulla.... Basta, avrei caro di fargli questo servizio, che ne dite?
«Vo ad avvertire il signor Coadjutore» rispose Bazin.
E si accostò rispettosamente e lentamente al prelato, e gli pronunziò all’orecchio qualche parola, a cui quegli diede in replica un cenno affermativo; laonde ritornato col passo medesimo col quale era ito, ordinò a Friquet:
«Vattene a dire al moribondo che abbia pazienza, e fra un’ora sarà da lui monsignore.
«Bene! fece il ragazzo, ecco fatta la mia fortuna.
«Appunto, domandò il bidello, dov’è stato portato?
«Alla torre San Jacopo la Boucherie».
E Friquet contentissimo della sua ambasciata uscì dalla basilica, e si avviò con tutta la lestezza di che era capace alla torre indicata.
Terminato il _Te Deum_, il Coadjutore, conforme avea promesso, e senza togliersi neppure le vesti sacerdotali, s’incamminò alla vecchia torre a lui ben cognita. Arrivava a tempo: benchè ogni momento peggiorasse, il ferito non era ancor morto.
Gli fu aperto l’uscio della stanza ove il mendico stavasi agonizzante.
Indi a poco venne fuori Friquet tenendo in mano un grosso sacco di cuojo, e lo sciolse appena partitosi dalla camera, e con sommo stupore lo trovò pieno d’oro.
L’accattone gli aveva mantenuta la parola facendolo erede.
«Ah! mamma mia! ah mamma Biagia!» esclamò Friquet.
Non potè profferire altro, ma la forza mancatagli per parlare gli rimase per agire. Si diede verso la strada a una corsa disperata, e come il Greco di Maratona che cadeva sulla piazza di Atene con l’alloro in mano, egli arrivò sulla soglia del consigliere Broussel, ed arrivato cadde sul pavimento, spargendo su questo i luigi che straboccavano dal sacco.
La Biagia cominciò dal tirar su le monete, e poi tirò su il figliuolo.
Frattanto il corteggio entrava nel Palazzo Reale.
«È un uomo molto prode, madre mia, quel signor d’Artagnan, disse il giovine re.
«Sì, figlio mio, e rese grandi servigi a vostro padre: sicchè all’avvenire abbiategli riguardo.
«Signor capitano, disse smontando il piccolo re a d’Artagnan, la regina m’incarica d’invitarvi a pranzo per oggi, voi ed il vostro amico barone du Vallon».
Era questo un grande onore pei due gentiluomini, e quindi Porthos ne fu soddisfattissimo; ma non ostante, in tutta la durata del pasto si mostrò assai pensieroso.
«Che cosa avevate, barone? gli domandò d’Artagnan scendendo le scale del Palazzo Reale, a tavola, avevate la cera pensierosa.
«Cercavo, rispose Porthos, di ricordarmi dove avessi visto quel mendico che debbo aver ucciso.
«E non vi riesce?
«No no.
«Or bene, cercate, e quando avrete trovato me lo direte, non è così?
«Eh cospetto! fece Porthos.
CONCLUSIONE.
I due amici, trasferitisi alla loro abitazione, trovarono una lettera di Athos che fissava loro l’appuntamento al _Gran Carlomagno_ per la mattina seguente.
Ambedue si coricarono a buon’ora, ma non dormirono. Non si giunge già alla meta di tutte le nostre brame, senza che la meta una volta toccata influisca a discacciare il sonno, almeno per la prima notte.
All’indomani all’ora stabilita si recarono da Athos. Trovarono il conte ed Aramis vestiti da viaggio.
«Veh! disse Porthos, dunque si parte tutti? anch’io ho fatto il mio fardello.
«Eh sì, rispose Aramis, a Parigi nulla vi è da far più tosto che non v’ha più _Fronda_. Madama di Longueville mi ha invitato a andar a passare alcuni giorni in Normandia, ed intanto che si battezzi il suo figliuolo mi ha incaricato di andare a farle apparecchiare la casa a Rouen. Vo ad eseguire questa incombenza; di poi, se non v’è niente di nuovo, tornerò a seppellirmi nel convento di Noisy-le-Sec.
«Ed io, fece Athos, me ne vo da capo a Bragelonne. Lo sapete pure, caro d’Artagnan, oramai non son altro che un bravo e buon campagnuolo; Raolo non ha altro patrimonio che il mio; poveretto! e di questo bisogna ch’io abbia cura, poichè in certo modo sono soltanto un prestanome.
«E di Raolo, che ne fate?
«Ve lo lascio, amico mio. Va a farsi la guerra in Fiandra, voi lo condurrete: temo che il soggiorno di Blois sia pernicioso alla giovane sua testa. Guidatelo, ed insegnategli ad esser prode e leale come voi.
«Io dunque, disse d’Artagnan, non vi avrò più meco, Athos, ma almeno avrò quella cara testina bionda; e sebbene sia solamente un fanciullo, siccome in lui rivive intera l’anima vostra, crederò sempre di avervi vicino, ad accompagnarmi e a sostenermi».
I quattro amici si abbracciarono con le lacrime agli occhi, e si separarono senza sapere se mai si rivedrebbero.
D’Artagnan tornò in via Tiquetonne, con Porthos sempre pensoso e intento a ricercare chi fosse colui ch’egli aveva ucciso. Arrivati davanti all’albergo del _Granchio_, videro pronte le carrozze del barone, e Mousqueton in sella.
«A voi, d’Artagnan, disse Porthos, lasciate via la spada, e venite meco a Pierrefonds, a Bracieux o a du Vallon: invecchieremo insieme favellando dei nostri camerati.
«No, disse d’Artagnan, sta per aprirsi la campagna, ed io voglio esservi; spero di guadagnarci qualche cosa!
«E che sperate di diventare?
«Capperi! maresciallo di Francia.
«Ah ah! fece Porthos guardando d’Artagnan, alle di cui guasconate non aveva mai potuto interamente avvezzarsi.
«Venite con me, Porthos, soggiunse d’Artagnan, vi farò duca.
«No no, Mouston non vuol più guerreggiare; e poi è stata preparata un’entratura solenne in casa mia, che farà crepar d’astio tutti i miei vicini.
«A ciò non ho che rispondere, riprese il capitano che conosceva la vanità del nuovo barone. Sicchè, amico, a rivederci.
«A rivederci, caro capitano. Sapete che quando vorrete venire a trovarmi sarete sempre gradito nella mia baronia.
«Sì, al ritorno dalla campagna.
«Le carrozze del signor barone sono all’ordine» avvertì Mousqueton.
E i due antichi colleghi si separarono dopo essersi stretta la mano. D’Artagnan restò sul portone, seguitando con occhio malinconico Porthos che si allontanava.
Ma dopo venti passi questi si fermò di botto, si picchiò la fronte e retrocedè dicendo:
«Mi rammento!
«Che cosa? domandò d’Artagnan.
«Del mendico che ho ammazzato.
«Davvero! e chi è?
«Quel furfante di Bonacieux».
E Porthos contentissimo di aver la mente libera raggiunse Mouston, e seco disparve dal canto della strada.
D’Artagnan stette un istante immobile e a riflettere; poscia volgendosi vide la bella Maddalena, che dolente delle nuove grandezze di lui rimaneva su la soglia senza muoversi.
«Maddalena, le disse il Guascone, datemi l’appartamento dei primo piano; sono costretto a figurare ora che sono capitano delle guardie. Ma tenetemi sempre a disposizione la camera del quinto piano, chè non si sa quel che possa succedere».
FINE.
INDICE
I. La larva di Richielieu Pag. 5 II. Ronda notturna 14 III. Due antichi nemici 21 IV. La regina Anna sui quarantasei anni 34 V. Guascone e Italiano 43 VI. D’Artagnan sui quarant’anni 47 VII. D’Artagnan è nell’imbarazzo, e lo viene a soccorrere un antico conoscente 53 VIII. Influenze diverse che può avere una mezza doppia sopra un bidello e sopra un piccolo cantore 60 IX. Come d’Artagnan cercando ben lontano Aramis, si accorse ch’era in groppa dietro a Planchet 67 X. L’Abate d’Herblay 74 XI. I due volponi 79 XII. Il signor Porthos Du Vallon de Bracieux di Pierrefonds 88 XIII. Come d’Artagnan, nel ritrovare Porthos, si accorgesse che non sempre le ricchezze formano la felicità 93 XIV. Ove si dimostra qualmente se Porthos era scontento del proprio stato, Mousqueton però era soddisfattissimo del suo 101 XV. Due teste da angioli 106 XVI. Il castello di Bragelonne 114 XVII. Diplomazia di Athos 121 XVIII. Il signor di Beaufort 130 XIX. Ricreazioni del duca di Beaufort nella torre di Vincennes 136 XX. Entra in funzioni Grimaud 145 XXI. Ciò che contenevasi ne’ pasticci del successore di maestro Marteau 156 XXII. Un’avventura di Maria Pichon 165 XXIII. L’abate Scarron 176 XXIV. San Dionigi 190 XXV. Uno dei quaranta mezzi di fuga del sig. di Beaufort 198 XXVI. D’Artagnan giunge opportuno 207 XXVII. La strada maestra 215 XXVIII. L’incontro 221 XXIX. Il buon uomo Broussel 229 XXX. Quattro antichi amici si dispongono a rivedersi 235 XXXI. La Piazza Reale 243 XXXII. La barca dell’Oise 247 XXXIII. Scaramuccia 255 XXXIV. Il supposto monaco 261 XXXV. Colloquio segreto 270 XXXVI. Grimaud parla 275 XXXVII. Alla vigilia della battaglia 281 XXXVIII. Un pranzo del tempo addietro 291 XXXIX. Lettera di Carlo I 299 XL. Lettera di Cromvello 304 XLI. Mazzarino ed Enrichetta 311 XLII. Come gl’infelici confondono talvolta il caso con la Provvidenza 316 XLIII. Zio e nepote 323 XLIV. Paternità 327 XLV. Un’altra regina che chiede soccorso 334 XLVI. Ove si prova che il primo impulso è sempre il migliore 344 XLVII. Il Te Deum della vittoria di Lens 351 XLVIII. Il mendico di Sant’Eustachio 367 XLIX. La torre di Saint-Jacques-la-Boucherie 376 L. La sommossa 381 LI. La sommossa diventa ribellione 388 LII. Con le disgrazie viene la memoria 398 LIII. Abboccamento 404 LIV. Fuga 410 LV. La carrozza del Coadjutore 420 LVI. Come a vendere della paglia, d’Artagnan e Porthos guadagnassero, uno duecentodiciannove luigi e l’altro duecentoquindici 432 LVII. Vengono notizie d’Athos e d’Aramis 440 LVIII. Lo Scozzese spergiuro alla fè Un danajo vendette il suo re 449 LIX. Il vendicatore 457 LX. Oliviero Cromvello 464 LXI. I gentiluomini 469 LXII. Gesù Signore! 474 LXIII. In cui si prova qualmente nelle più scabros situazioni i cuori grandi non perdono mai il coraggio, nè gli stomachi buoni l’appetito 481 LXIV. Salve alla decaduta Maestà 487 LXV. D’Artagnan trova un progetto 495 LXVI. La partita a zecchinetta 506 LXVII. Londra 512 LXVIII. Il processo 518 LXIX. Whitehall 527 LXX. Gli operaj 535 LXXI. Remember 542 LXXII. L’immascherato 548 LXXIII. La casa di Cromvello 556 LXXIV. Conversazione 563 LXXV. La filuca. Il _Lampo_ 572 LXXVI. Il vino di Porto Porto 582 LXXVII. Fatality 595 LXXVIII. Nel quale Mousqueton, stato in procinto d’essere arrostito, andò a rischio di esser mangiato 601 LXXIX. Ritorno 609 LXXX. Gli ambasciadori 617 LXXXI. I tre luogotenenti del generalissimo 624 LXXXII. Combattimento di Charenton 636 LXXXIII. La strada della Piccardia 645 LXXXIV. La riconoscenza della regina Anna 652 LXXXV. Regia autorità di Mazzarino 657 LXXXVI. Precauzioni 661 LXXXVII. La mente e il braccio 666 LXXXVIII. Il braccio e la mente 674 LXXXIX. Le carceri perpetue del signor di Mazzarino 680 XC. Conferenze 686 XCI. Ove si comincia a credere che alla fine Porthos sarà barone e d’Artagnan capitano 691 XCII. Qualmente con una penna e una minaccia si fa meglio e più presto che con la spada e lo zel 698 XCIII. Nel quale si prova come talvolta sia ai re più difficile lo rientrare nella capitale del loro reame, che lo uscirne 711 Conclusione 721
NOTE:
[1] È noto che Mazzarino, non avendo ricevuto alcuno degli ordini che vietano il matrimonio, aveva sposata la regina Anna. (Vedansi le memorie di Laporte e quelle della principessa Palatina).
[2] Madama di Motteville.
[3] Ciò non ostante il regio procuratore Omer Talon lo chiamava sempre signor _Particelle_, seguendo l’abitudine dell’epoca d’infrancesare i nomi forestieri.
[4] Questa mane si è alzato un vento di _Fronda_, e credo che vada fischiando contro a Mazzarino.
[5] Vedasi _Luigi XIV e il suo secolo_, congiura di Chalais.
[6] Dimmi su, Laboissière, non istò bene da uomo? Affè, voi cavalcate meglio che quanti siamo. Ella sta fra le alabarde, nel reggimento delle guardie, alla guisa di un cadetto.
[7] Beaufort, di eccelsa fama, che seppe vettovagliar Parigi, deve sempre sguajnare la spada ma non dir mai la sua opinione. — Se vuol servire la Francia non si accosti alla tribuna: si mandi addietro la sua eloquenza, e il brando suo cavi dal fodero. — Ei brilla e tuona in battaglia, ed ivi ognuno giustamente lo teme; ma all’udirlo ragionare ognuno lo prenderebbe per istupido. — Gastone è men di lui nell’imbarazzo quando abbia da pronunziar un’arringa. Ah! perchè a Beaufort manca la lingua? Ah! perchè a Gastone manca il braccio?
[8] Qui l’Autore intende riportarsi al suo romanzo _I Tre Moschettieri_, di cui il presente romanzo è soltanto un seguito. (Il T.)
[9] _Poire d’angoise._ Era una sbarra perfezionata; aveva la forma di una pera, si cacciava dentro alla bocca, e mediante una molla si dilatava in guisa da distendere le mascelle nella maggior larghezza possibile.
[10] Fu per equivoco creduto dalle due fuggiasche che l’uomo coricato fosse un prete; si riscontra il contrario dal seguito del racconto.
[11] Io pensava che il destino dopo tante ingiuste sventure, giustamente v’incoronò di gloria, onori e splendori; ma ch’eravate più felice essendo in passato.... non dirò io innamorata.... ma la rima vuol però così.
[12] Io pensava che il povero amore, il qual vi presta sempre le sue armi, è sbandito dalla vostra corte senza gli strali e la faretra; e di che poss’io prevalermi, o Maria, passando presso di voi, se tanto maltrattate quei che sì bene vi servirono?
[13] Io pensava, noi poeti pensiamo con bizzarrìa, a ciò che fareste nell’umore in cui vi trovate, se quivi in questo momento vedeste venire il duca di Buckingham; e qual dei due sarebbe in disgrazia, o il duca o il padre Vincenzo (Padre Vincenzo era il confessore della regina).
[14] In Inglese: _venite_.
[15] I nostri leggitori sanno certamente che _Pan_ Pane (nume mitologico) e _Paon_ pavone (uccello) hanno la stessa pronunzia; quindi l’equivoco, che ha un significato in francese, ma non in italiano.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.