Venti anni dopo

Part 62

Chapter 623,744 wordsPublic domain

«L’Eccellenza Vostra vede con quanti riguardi la trattiamo; siamo però costretti ad avvertirla che non abbiamo tempo da sprecare; dunque, monsignore; aprite di grazia, e favorite ricordarvi una volta per sempre, che al minimo movimento che faceste per fuggire, al minimo grido che deste, essendo noi in una situazione eccezionale, non dovreste avervi a male se ci portassimo a qualche estremità.

«Non dubitate, signori, disse Mazzarino, non farò alcun tentativo, vi do la mia parola d’onore».

D’Artagnan ammiccò a Porthos che usasse maggiore sorveglianza, e rispose:

«E adesso, monsignore, entriamo, se non vi spiace».

XC.

_Conferenze._

Mazzarino mosse il chiavistello di una doppia porta, e sulla soglia si trovò Athos pronto a ricevere l’illustre visitante, a tenore dello avviso dategli da Comminges.

E visto ch’ebbe il ministro, gli fece un inchino, dicendo:

«Vostra Eccellenza poteva dispensarsi da farsi accompagnare: l’onore che mi concede, è troppo grande per ch’io me ne dimentichi.

«E perciò, caro, conte, disse d’Artagnan, Sua Eccellenza non ci voleva assolutamente; du Vallon ed io abbiamo insistito, forse in modo disdicente, tanto era nostro desiderio di vedervi».

Alla voce, all’accento motteggiatore, al gesto ben noto ch’era compagno all’accento e alla voce, Athos balzò stupefatto esclamando:

«D’Artagnan! Porthos!

«In carne e in ossa, amico.

«E che vuol dir codesto? domandò il conte.

«Vuol dire, rispose Mazzarino tentando, conforme già aveva tentato di sorridere, e sorridendo mordendosi le labbra, che si sono cambiate le parti, e che invece di esser questi signori miei prigionieri, io sono prigioniero di loro, talchè mi vedete costretto a ricever qui la legge in luogo di dettarla. Ma ve lo avverto, ammenochè mi ammazziate, sarà di poca durata la vostra vittoria; toccherà poi a me, e verrà....

«Monsignore! interruppe d’Artagnan, non minacciate, gli è cattivo esempio. Noi siamo tanto docili e gentili con l’Eccellenza Vostra! Orsù, bando al mal umore, bando ai rancori, e discorriamola garbatamente.

«Per me non voglio altro, disse Mazzarino, ma sul punto di discutere pel mio riscatto, non vuo’ che stimiate la vostra situazione per migliore di quel ch’ella sia. Cogliendo me nel lacciuolo, vi ci siete colti anco voi. Come uscirete di qua? Guardate le grate, guardate le porte, guardate, o piuttosto figuratevi le sentinelle che sono a invigilare dietro di esse, e i soldati che ingombrano i cortili, e transigiamo. Ecco, io vi mostrerò che son leale.

«Ahi pensò d’Artagnan, giudizio, ci vuol fare qualche burla!

«Vi esibivo la libertà, continuò il ministro, e tuttora ve la esibisco. La volete? Fra men di un’ora sarete scoperti, arrestati, e obbligati ad uccidermi, lo che sarebbe delitto orribile e indegno totalmente di integri gentiluomini pari vostri.

«Ha ragione!» fece Athos internamente.

E come ogni ragione che passava nell’animo suo, il quale non aveva se non se nobili pensamenti, il suo concetto gli apparve negli occhi.

«E perciò, rispose d’Artagnan onde correggere la speranza che la tacita adesione di Athos aveva data a Mazzarino, non ci ridurremo a tale atto di violenza che agli ultimi estremi.

«Se al contrario, proseguì Mazzarino, mi lasciate andare, accettando la vostra libertà....

«E come mai, gli troncò la parola così il Guascone, come mai intendereste che accettassimo la nostra libertà, poichè potete ritorcela voi stesso cinque minuti dopo avercela data?... E tal quale vi conosco, monsignore, ce la ritogliereste!

«No, da ministro che sono! non mi credete?

«Non siete più ministro, monsignore, ma prigioniero.

«Dunque, da Mazzarino! Mazzarino sono, e sarò sempre, lo spero.

«Uhm! borbottò il tenente dei moschettieri, io ho inteso a parlare di un Mazzarino poco mantenitore dei giuramenti, ed ho paura che fosse uno degli antenati di Vostra Eccellenza.

«Signor d’Artagnan, avete molto spirito, e mi rincresce di essermi messo in dissapori con voi.

«Monsignore, riconciliamoci, non chiedo di meglio.

«Or bene, se vi pongo in sicuro, in modo evidente, palpabile?

«Ah! è tutt’altro, fece Porthos.

«Sentiamo, seguitò Athos.

«Si senta, aggiunse d’Artagnan.

«Ma prima di tutto, accettate?

«Spiegateci il vostro piano, monsignore, e si vedrà.

«Badate che siete bell’e presi, e rinserrati.

«Sapete pure che ci riman sempre un’ultima risorsa, ribattè il Guascone.

«E quale?

«Quella di morire insieme».

Mazzarino ebbe addosso un brivido.

«Ecco, egli disse, in fondo al corridojo è una porta, di cui io ho la chiave, e che dà sul parco. Andatevene con questa chiave. Siete svelti, robusti, armati. A distanza di cento passi, voltando a sinistra, incontrerete il muro del parco; lo passerete, e in tre salti sarete sulla via maestra e liberi.... Ed io vi conosco abbastanza per esser certo che se alcuno vi assalisce, questo non sarà già di ostacolo alla vostra fuga.

«Ah cospettone! fece d’Artagnan, manco male! questo si chiama parlare. Dov’è la chiave che favorite offerirci?

«Eccola.

«Ma.... Vostra Eccellenza ci condurrà ella stessa sino a quella porta?

«Volentieri, se questo abbisogna per mettervi in quiete».

Mazzarino che non si lusingava di uscirne con sì poco, si avviò allegro verso il corridojo ed aprì.

La porta dava sul parco, ed i fuggiaschi se ne accorsero dal vento notturno che fece volar loro la neve fin sul viso.

«Diamine! brontolò d’Artagnan, monsignore, è una nottata orribile! non conosciamo le località, e non potremo ritrovare la via. Poichè Vostra Eccellenza ha fatto tanto di venire fin qua, qualche altro passo, di grazia, e ci guidi sino al muro.

«Va bene, disse il ministro».

E prendendo in retta linea, camminò sollecito verso il muro, appiè del quale furono in breve tutti quattro.

«Siete contenti, signori? domandò Mazzarino.

«Lo credo, io! bisognerebbe esser troppo difficili! capperi! che tocco d’onore! tre poveri gentiluomini scortati da un tal principone!.... Appunto, Vostra Eccellenza diceva dianzi che eravamo prodi, svelti ed armati?

«Sì.

«Ella s’ingannava: armati siamo soltanto io ed il signor du Vallon; il conte non lo è, e se c’imbattessimo in qualche pattuglia, bisogna che ci possiamo difendere.

«È troppo giusto.

«Ma dove avremo una spada? chiese Porthos.

«Monsignore, disse d’Artagnan, presterà all’occorrenza la sua, che gli è inutile.

«Volentieri, rispose il ministro, ed anzi pregherò il signor conte di ritenerla per un mio ricordo.

«Questa è galanteria! fece il Guascone giratosi ad Athos.

«E perciò, questi replicò, io prometto a Sua Eccellenza di non mai togliermela dal fianco.

«Benone, esclamò d’Artagnan, scambio di cortesie.... che cosa commovente! Porthos, e non vi vengono le lacrime agli occhi?

«Sì, rispose Porthos, ma non so se sia tenerezza oppure il vento che mi faccia piangere.... Ho idea che sia il vento.

«Ed ora, seguitò d’Artagnan, Athos, salite, e sbrigatevi».

Athos, ajutato da Porthos, che lo sollevò come una penna, arrivò sulla gradinata.

«Adesso saltate».

Athos saltò, e sparì dall’altro lato del muro.

«Siete a terra? domandò il tenente.

«Sì.

«Senza disgrazie?

«Sano e salvo.

«Porthos, state ad osservare il signor ministro, intanto che io salgo. No, non ho necessità di voi, salirò da per me: badate al signor ministro, e tanto basta.

«Bado.... disse Porthos. Ebbene?

«Avete ragione, è più difficile di quel che m’immaginavo. Porgetemi la schiena, ma senza lasciare andare monsignor ministro.

«Non lo lascio».

Porthos porse la schiena al Guascone, il quale mercè quell’appoggio fu presto cavalcioni sul cornicione.

Mazzarino fingeva di ridere.

«Ci siete? domandò Porthos.

«Sì.... ed ora....

«Ora, che?

«Datemi su il signor ministro, e se grida, strozzatelo».

Mazzarino voleva esclamare, ma Porthos lo strinse con ambe le mani, e lo alzò sino a d’Artagnan, che lo pigliò pel collare dell’abito, e se lo mise a sedere accanto, e indi strillò minaccioso:

«Signore, balzate subito abbasso vicino al signor di la Fère, o da gentiluomo, vi uccido!

«Oh! urlò il Mazzarino, mancate alla fede promessa!

«Io? vi ho promesso forse qualche cosa?»

Il ministro cacciò un sospiro, e rispose:

«Siete libero per dato e fatto mio; la vostra libertà era il mio riscatto.

«Sarà; ma il riscatto dell’immenso tesoro nascosto nella galleria, ed a cui si scende spingendo una molla celata nella muraglia, che fa girare una cassa, la quale poi scuopre una scala, ehi! non si ha da discorrere un pochetto anche di quello?

«Gesù! fece Mazzarino quasi soffocando e a mani giunte, Gesù, mio Dio! sono un uomo perduto!»

D’Artagnan, però, senza dar mente a’ suoi lamenti, lo afferrò di sotto il braccio e lo fe’ scivolare pian piano nelle mani di Athos che era rimasto giù fermo.

E voltosi a Porthos, d’Artagnan continuò:

«Pigliatemi per la mano; io mi reggo al muro.»

Porthos fece uno sforzo che scosse il muro, ed a vicenda arrivò in cima.

«Non avevo capito del tutto, esso disse, ma ora capisco: è curiosissima!

«Vi pare così? replicò il Guascone, tanto meglio! ma perchè sia curiosa sino all’ultimo, non isprechiamo il tempo».

E balzò abbasso.

E Porthos lo imitò.

«Signori, seguitò d’Artagnan, accompagnate il signor ministro; io scandaglio il terreno».

Il tenente cavò fuori la spada, e marciò alla vanguardia.

«Monsignore, domandò, d’onde si deve girare per giungere alla strada maestra? Riflettete bene innanzi di rispondere, poichè se Vostra Eccellenza prendesse abbaglio, ne potrebbero resultare gravi conseguenze, non solo per noi, ma anche per lei.

«Rasentate la muraglia, rispose Mazzarino, e non arrischierete di smarrirvi».

I tre amici si sollecitarono, ma indi a poco dovettero rallentare il passo, chè ad onta di tutta la buona volontà il ministro non poteva tener loro appresso.

Ad un tratto d’Artagnan inciampicò in qualche cosa tepida, la quale si mosse.

«Veh! disse egli, un cavallo; signori, ho trovato un cavallo.

«Ed anch’io, aggiunse Athos.

«Io pure, confermò Porthos, che puntuale alla consegna teneva sempre Mazzarino per il braccio.

«Questa è sorte, monsignore! fece d’Artagnan, appunto nel momento che Vostra Eccellenza si lagnava di dover ire a piedi....»

Però nell’atto che profferiva queste parole, gli si calò sul petto la canna di una pistola, ed egli udì a pronunziare gravemente:

«Non toccate!

«Grimaud, esclamò allora, Grimaud, che fai tu costì? Il cielo ti ha mandato.

«Signor no, rispose l’onesto domestico, è il signor Aramis che mi ha ordinato di badare ai cavalli.

«Dunque Aramis è qui?

«Sì, fino da jeri.

«E che fate?

«Facciamo la posta.

«Come, è qui Aramis? ripetè Athos.

«Alla piccola porta del castello: era là il suo posto.

«Sicchè siete in molti?

«Siamo sessanta.

«Fallo avvertire.

«Subito».

Grimaud, pensando che nessuno eseguirebbe meglio di lui l’incombenza, si partì a gambe, mentre i tre amici contenti di essere finalmente riuniti rimanevano ad attendere.

Fra tutta la comitiva non v’era altro di mal umore che il signor di Mazzarino.

XCI.

_Ove si comincia a credere che alla fine Porthos sarà barone e d’Artagnan capitano._

A capo a dieci minuti arrivò Aramis, accompagnato da Grimaud e da otto o dieci gentiluomini. Era esultante, e si gittò al collo agli antichi colleghi.

«Fratelli! dunque siete liberi? liberi senza mio ajuto! e nulla avrò potuto io fare a pro vostro, non ostante i miei sforzi?

«Non vi disperate, mio caro: il differito non è perduto; ciò che non poteste fare, lo farete.

«Eppure avevo prese bene le mie misure, rispose Aramis, ho ottenuto dal Coadjutore sessanta uomini: venti custodiscono le mura del parco, venti la strada da Rueil a San Germano, venti sono sparsi per la macchia; così, e mediante queste disposizioni di strategia, ho intercettato due corrieri di Mazzarino per la regina».

Mazzarino drizzò le orecchie.

«Ma, disse d’Artagnan, mi figuro che gli avrete garbatamente rimandati al signor ministro?

«Oh sì! con lui, giusto, mi picchierò di simili delicatezze! In uno di quei dispacci Mazzarino dichiara alla sovrana che i forzieri sono vuoti e che Sua Maestà non ha più danari; nell’altro annunzia che farà trasportare i suoi prigionieri a Melun, non sembrandogli Rueil assai sicuro. Capite che quest’ultima lettera mi ha date delle speranze; mi sono imboscato co’ miei sessanta, ho attorniato il castello, ho fatto preparare dei cavalli scossi, e li ho affidati all’intelligente Grimaud, ed ho aspettato che usciste; non me ne lusingavo sino a domattina, e non speravo di liberarvi senza una scaramuccia. Siete liberi questa sera, liberi, senza battaglia, meglio così! Come avete fatto per isfuggire a quel gaglioffo di Mazzarino? dovete aver avuto da lagnarvene di molto!

«Non troppo, fece d’Artagnan.

«Davvero?

«Dirò anzi di più: abbiamo avuto da lodarcene.

«È impossibile!

«Sì; in verità: per grazia sua siamo liberi.

«Per grazia sua!

«Certo: ci ha fatti condurre nel locale degli agrumi dal signor Bernouin suo cameriere, e di là lo abbiamo seguitato fino dal conte di la Fère. Allora ci ha offerto di renderci la libertà; abbiamo accettato, ed egli ha portata la compiacenza sino a insegnarci la strada e guidarci alla muraglia del parco, la quale avevamo scalata con buonissimo esito quando abbiamo incontrato Grimaud.

«Oh bene! continuò Aramis, questo mi rappattuma con lui, e vorrei che fosse qui per dirgli che non lo supponevo capace di una azione tanto bella.

«Monsignore, disse d’Artagnan che non poteva più frenarsi, permettetemi di presentarvi il signor cavaliere d’Herblay, che desidera fare, secondo avrete udito, le sue rispettose congratulazioni a Vostra Eccellenza».

E si ritirò discuoprendo Mazzarino confuso agli sguardi sbigottiti di Aramis.

«Ah ah! gridò questi, il ministro! bella presa! olà, amici! presto! i cavalli!»

Accorsero parecchi cavalieri.

«Cospetto! ei continuò, sarò stato utile a qualcosa. Monsignore, l’Eccellenza Vostra si degni di ricevere il mio omaggio!.... scommetto che è quel Porthos che ha fatto questo buon colpo!.... a proposito, mi scordavo....»

E diede sotto voce qualche ordine ad uno de’ suoi.

«Mi pare che sarebbe prudenza andarcene, osservò d’Artagnan.

«Sì, ma io attendo uno.... un amico di Athos....

«Un amico? domandò il conte.

«Ah! eccolo, che viene di galoppo fra i cespugli.

«Signor conte! signor conte! gridò una voce giovanile che fece palpitare Athos.

«Raolo! Raolo! esclamò il signor di la Fère».

Per un momento il giovanetto dimenticò il rispetto suo consueto, e si gittò al collo a suo padre.

«Vedete, signor ministro, non sarebbe stato peccato di separare persone che si amano come noi?.... Signori (disse poscia Aramis ai cavalieri che giungevano in numero sempre maggiore), circondate Sua Eccellenza onde farle onore; si compiace accordarci il favore della sua compagnia, e non dubito che voi gliene sarete grati. Porthos, non perdete di vista monsignore».

Ed Aramis, riunitosi a d’Artagnan ed Athos che parlavano, conferì insieme con essi.

«Animo, in cammino! fece quindi d’Artagnan.

«E dove si va? chiese Porthos.

«Da voi, mio caro, a Pierrefonds; la vostra bella villa è degna di offrire la sua signorile ospitalità a Sua Eccellenza; e di più benissimo situata, nè troppo vicina, nè troppo lontana da Parigi; di là si potranno stabilire facili comunicazioni colla capitale. Venite, monsignore, ci starete da principe come siete.

«Principe decaduto, ribattè in tuono dolente Mazzarino.

«La guerra ha le sue eventualità, replicò Athos, ma siate certo che non ne faremo abuso.

«No, ma ne faremo uso», terminò d’Artagnan.

In tutto il resto della nottata, i rapitori corsero con la instancabile rapidità dei tempi passati; Mazzarino, cupo e pensoso, si lasciava trascinare in mezzo a quel cammino da fantasme.

All’alba avevano fatte dodici leghe in una tirata; la metà della scorta era spossata, caddero varj cavalli.

«I cavalli d’oggidì, disse Porthos, non sono come quelli che si avevano in addietro; tutto va degenerando.

«Ho mandato Grimaud a Dammatin, rispose Aramis, deve portarci cinque palafreni riposati, uno per Sua Eccellenza e quattro per noi. L’essenziale si è di non abbandonare monsignore; il rimanente della scorta ci seguirà più tardi: una volta che siasi oltrepassato San Dionigi, di nulla abbiamo più da temere».

Realmente Grimaud condusse cinque corsieri; il signore, a cui si era egli rivolto, essendo amico di Porthos, erasi affrettato, non a venderli, conforme gli si proponeva, ma bensì a regalarli. Dopo dieci minuti la scorta si fermava ad Ermenonville, ma i quattro camerati trottavano con maggiore impegno, facendo guardia al signor ministro.

E a mezzogiorno succedeva l’ingresso nel viale della villa di Porthos.

«Ah! fece Mousqueton, che era accanto a d’Artagnan e non aveva cacciata fuori una parola in tutto il tragitto; mi avete a credere se vi pare, signor mio, ma questa è la prima volta che respiro da dopo che sono partito da Pierrefonds».

E spronò al galoppo per annunziare agli altri servi l’arrivo di du Vallon e de’ suoi amici.

«Siamo quattro, disse d’Artagnan ai colleghi, faremo la muta per essere di guardia a monsignore, e ciascuno di noi veglierà per tre ore. Athos va a visitare il palazzo, che convien rendere inespugnabile in caso di assedio; Porthos baderà alle vettovaglie, ed Aramis all’entrata delle guarnigioni, lo che vuol dire che Athos sarà ingegnere principale, Porthos generale provveditore, ed Aramis governatore della piazza».

Frattanto misero il Mazzarino nel più bell’appartamento.

«Signori, ei disse quando fu ivi stabilito, m’immagino che non abbiate idea di tenermi qui gran tempo incognito?

«No, monsignore, rispose d’Artagnan, al contrario, divisiamo annunziare prestissimo che vi abbiamo nelle mani.

«E sarete assediati!

«L’abbiam per sicuro.

«E che farete?

«Ci difenderemo. Se fosse vivo il fu ministro signor di Richelieu, vi racconterebbe una storia di sul bastione San Gervasio, dove noi quattro, con altrettanti nostri lacchè e dodici morti, reggemmo forte contro un’intera armata.

«Codeste prodezze si fanno una volta, e non si rinovano.

«E perciò, in quest’oggi non avremo bisogno di tanto eroismo. Domani l’armata parigina sarà prevenuta: posdomani la sarà qui. La battaglia, anzichè darsi a San Dionigi o a Charenton, si darà dunque verso Compiegne o Villers-Cotterets.

«Il signor principe vi batterà come ha fatto sempre.

«Può essere; ma prima del combattimento faremo sgambettare Vostra Eccellenza in un’altra tenuta del nostro du Vallon, ed esso ne ha tre simili a questa. Non vogliamo esporre l’Eccellenza Vostra ai cimenti della guerra.

«Orsù, disse Mazzarino, vedo che converrà capitolare.

«Avanti l’assedio?

«Sì; forse saranno migliori le condizioni.

«Oh! per quanto alle condizioni, osserverete, monsignore, quanto siamo ragionevoli.

«Animo, che condizioni sono le vostre?

«Prima, monsignore, riposatevi; e noi ci rifletteremo.

«Non ho necessità di riposo, ma di sapere se sono in mani amiche o nemiche.

«Amiche, amiche, Eccellenza!

«Or dunque, ditemi subito ciò che volete, onde io conosca se è possibile fra noi un aggiustamento. Parlate, signor conte di la Fère.

«Monsignore, replicò Athos, per me nulla ho da chiedere, e troppo per la Francia; quindi mi astengo, e cedo la parola al cavaliere d’Herblay».

Ed inchinatosi, mosse un passo all’indietro, e rimase in piedi appoggiato al caminetto, come semplice spettatore.

«Dite su, riprese il ministro, che bramate? non vi siano ambiguità, non finezze; siate breve, succinto e preciso.

«Io, monsignore, giuocherò a carte scoperte.

«Dunque, fuori il vostro giuoco!

«Ho in saccoccia, disse Aramis, il programma dei patti che venne ad imporvi jeri l’altro a San Germano la deputazione nella quale facevo parte ancor io. Rispettiamo in primo luogo i diritti antichi: le domande inserite nel programma saranno concesse.

«Su quelle, rispose Mazzarino, eravamo quasi d’accordo: si passi perciò ai patti particolari.

«Credete dunque che ve n’abbiano da essere? fece Aramis sogghignando.

«Credo che non tutti avrete un disinteresse eguale a quello del signor di la Fère, ripicchiò Mazzarino volgendosi a salutare Athos.

«Ah! monsignore, avete ragione, disse Aramis, e sono lieto di scorgere che finalmente rendete giustizia al conte: il signor di la Fère è una mente superiore, che sorvola sui desiderj volgari e sulle umane passioni, è un’anima all’antica ed altera. Il signor conte è un uomo diverso dagli altri. Dite bene, monsignore, noi non siamo da suo pari, e siamo i primi a confessarlo con voi.

«Aramis! domandò Athos, forse burlate?

«No, caro conte, no.... dico quel che pensiamo e noi e tutti coloro che ci conoscono.... ma avete ragione: non si tratta di voi, e bensì di monsignore, e dell’indegno suo servo cavaliere d’Herblay.

«Ebbene! che desiderate oltre i patti generali sui quali torneremo a discorrere?

«Desidero, Eccellenza, che si dia la Normandia alla signora di Longueville, con piena e intera assoluzione, e cinquecento mila lire; che Sua Maestà il re si degni esser compare del figliuolo ch’ella ha dato alla luce di recente; e che monsignore, dopo avere assistito al battesimo, vada a presentare i suoi omaggi al sommo Pontefice.

«Cioè, volete ch’io mi dimetta dalle mie funzioni di ministro, che abbandoni la Francia, che me ne vada esule? E voi, signorino? domandò Mazzarino a d’Artagnan.

«Io, rispose il Guascone, sono precisamente dell’opinione del cavaliere d’Herblay, eccetto che sull’ultimo punto; invece di bramare che monsignore lasci la Francia, bramo che resti in Parigi, ed in sostanza che rimanga primo ministro, perocchè egli è un gran politico. Procurerò ancora, per quanto da me dipenda, ch’egli abbia la preponderanza su tutta la _Fronda_, ma a patto che si rammenti alcun poco dei fidi servitori del re, e dia la prima compagnia di moschettieri ad uno il quale sarà da me accennato. E voi, du Vallon?

«Sì, tocca a voi, fece Mazzarino, parlate.

«Io, replicò Porthos, vorrei che il signor ministro, per onorare la mia casa che gli ha dato asilo, in memoria di quest’avventura, favorisse erigere le mia tenuta in baronia, con promessa dell’ordine per uno de’ miei amici alla prima promozione che farà Sua Maestà.

«Sapete pure, signor mio, che per ricever l’ordine bisogna fare delle prove.

«E l’amico le farà. D’altronde, se occorresse assolutamente, monsignore gli direbbe come si scansa questa formalità».

Mazzarino si morse le labbra; il colpo era diretto, ed egli riprese aspramente:

«Tutte queste cose, a parer mio, si combinano malamente, poichè se soddisfo alcuni, forzatamente disgusto gli altri. Se sto a Parigi, non posso andare a Roma; se ci vado, non posso rimaner ministro, e se non lo sono, non posso far capitano messer d’Artagnan e barone messer du Vallon.

«È vero, confermò Aramis, e perciò, siccome io formo minorità, ritiro la mia proposizione in quel che si spetta alla gita a Roma ed alla dimissione di Sua Eccellenza.

«Dunque resto ministro? domandò Mazzarino.

«Ci s’intende! disse d’Artagnan, la Francia ha d’uopo di voi.

«Ed io desisto dalle mie pretese, e Sua Eccellenza rimarrà primo ministro, ed anche favorito di Sua Maestà, se vuol concedere a me ed agli amici miei ciò che chiediamo per la Francia e per noi.

«Badate a voi, signori, e lasciate che la Francia si accomodi meco come intendo, brontolò Mazzarino.

«Signor no! signor no! gridò Aramis, abbisogna ai _Frondisti_ un trattato, e l’Eccellenza Vostra si compiacerà redigerlo e firmarlo davanti a noi, obbligandosi con quello ad ottenerne la ratifica dalla regina.

«Non posso guarentire se non per me, non posso guarentire per la regina: e se Sua Maestà ricusa....

«Oh! interruppe il Guascone, voi sapete, monsignore, che nulla può ricusarvi la sovrana.

«Ecco, continuò Aramis, ecco il trattato proposto dalla deputazione dei Frondisti: si degni Vostra Eccellenza leggerlo ed esaminarlo.

«Lo conosco, disse Mazzarino.

«Dunque sottoscrivetelo.

«Riflettete, signori, che una firma apposta nelle circostanze in cui siamo potrebbe considerarsi come carpita con violenza!....

«E Vostra Eccellenza sarà là pronta a dichiarare di averla data volontariamente.