Part 61
«Per me? mainò! esclamò Porthos, non sono niente rassegnato, io!
«Ma vi rassegnerete, amico mio.
«Giammai!
«Si rassegnerà, signor di Comminges. Io lo conosco meglio che non si conosca egli stesso, e so che ha mille eccellenti qualità che neppur si figura. Tacete, signor du Vallon, e rassegnatevi.
«Addio, signori, disse Comminges; buona notte.
«Procureremo che sia tale».
Comminges salutò ed uscì. D’Artagnan lo seguì cogli occhi nella medesima attitudine di dolcezza ed umiltà; ma appena fu chiusa la porta si slanciò verso Porthos, e se lo strinse fra le braccia con espressione di giubilo che non lasciava alcun dubbio.
«Oh oh! che c’è? disse Porthos, ma che, impazzite, povero amico?
«C’è che siamo salvi!
«Non ne vedo nemmeno l’ombra; anzi veggo che siamo presi tutti, eccettuato Aramis, e che scemano per noi la probabilità di andarcene dacchè è entrato uno di più nella trappola del signor di Mazzarino.
«Nulla, nulla; la trappola bastava per due, e diventa troppo debole per tre.
«Non capisco, fece Porthos.
«È inutile, replicò d’Artagnan, mettiamoci a tavola e ripigliamo forza, chè ne avremo d’uopo per la nottata.
«E che faremo sta notte?
«Probabilmente viaggeremo.
«Ma....
«A tavola, mio caro! mangiando vengono delle idee; e dopo cena, quando le mie saranno ben complete ve le comunicherò».
Per quanto Porthos bramasse d’essere istruito del progetto di d’Artagnan, conoscendo però il modo di agire di questo, si assise a mensa senza insistere di più, e mangiò con un appetito che faceva onore alla fiducia ch’ei riponeva sempre nell’immaginativa di d’Artagnan.
LXXXVIII.
_Il braccio e la mente._
Ebbe luogo la cena in silenzio, ma non in malinconia, perocchè tratto tratto rasserenava la faccia a d’Artagnan uno di quei sorrisetti maliziosi che gli erano usuali ne’ momenti di buon umore. E di questi Porthos non ne perdeva neppur uno, ed anzi ad ognuno che osservava dava qualche esclamazione, la quale indicava al suo amico com’egli, anche non comprendendolo, facesse gran caso del pensiero che gli bolliva nel cervello.
Alle frutta d’Artagnan appoggiò la schiena alla spalliera della seggiola, incrociò le gambe una sull’altra, e si tentennò in aria di uno che sia veramente contento di sè.
Porthos pose il mento sulle due mani, e i due gomiti sulla tavola, e guardò d’Artagnan in quel modo pien di fiducia che dava a quel colosso una certa cera di somma bonarietà.
«Ebbene? fece il Guascone dopo un momento.
«Ebbene? ripetè Porthos.
«Dicevate dunque, mio caro?...
«Io? non diceva nulla.
«Sì, sì.... che avevate voglia di andarvene di qua.
«Ah! questo sì, non è la voglia quella che mi manca.
«Ed aggiungevate che perciò bastava staccare una porta e rompere un muro.
«È vero, così ho detto, ed anco lo ridico.
«Ed io, Porthos, vi rispondevo esser codesto un tristo compenso, e che non faremmo cento passi senza essere ripresi ed accoppati, ammenochè avessimo abiti da travestirci ed armi da difenderci.
«Certo, ci occorrerebbero abiti ed armi.
«Or bene, ne abbiamo! disse d’Artagnan alzatosi, e di più qualche cosa di meglio.
«Veh! fece Porthos guardandosi attorno.
«Non istate a cercare, sarebbe inutile; tutto ci verrà all’istante opportuno. A che ora all’incirca vedemmo jeri passeggiare le guardie svizzere?
«Se non isbaglio, un’ora dopo fattasi notte.
«Se escono stassera come jeri, dunque non istaremo un quarto d’ora ad attendere il piacere di vederli.
«Fatto sta che resteremo tutto al più quel quarto d’ora.
«Avete sempre il braccio assai buono, non è così?»
Porthos si sbottonò la manica, si tirò in su la camicia, si osservò con compiacenza le braccia robuste, grosse come la coscia di un uomo di statura ordinaria.
«Eh sì.... rispose, assai buono.
«Talchè fareste, senza disturbarvi di troppo, un cerchio di queste mollette, e di questa paletta una specie di rampino?
«Di sicuro!
«Vediamo un po’».
Il gigante prese i due oggetti indicati, ed operò con la maggior facilità e senza sforzo apparente, le due metamorfosi richieste dal compagno.
«Ecco, disse poi.
«Stupendo! e siete in buonissimo stato, Porthos!
«Io intesi a parlare, disse questi, di un certo Milone da Crotona che faceva cose straordinarissime, come stringersi la fronte con una fune e farla andar in pezzi, ammazzare un bue con un pugno e portarlo a casa sulle spalle, fermare un cavallo dalle zampe di dietro, ec.; mi sentii raccontare tutte queste prodezze a Pierrefonds, e feci quanto esso faceva, meno che rompere la fune col gonfiarmi le tempie.
«Egli è che la vostra forza non istà nella testa, rispose d’Artagnan.
«No, è nelle braccia e nelle spalle, replicò semplicemente Porthos.
«Ebbene, accostiamoci alla finestra, e valetevi della vostra forza per distaccarne un ferro. Aspettate ch’io spenga il lume».
Porthos si avvicinò alla finestra, prese colle due mani uno dei ferri, e vi si aggrappò, lo tirò a sè, e lo fe’ piegare come un arco, a segno che le due cime uscirono dall’alveola di pietra dove le teneva conficcate da trent’anni la calcina.
«Ecco ciò che non sarebbe riuscito al ministro, disse d’Artagnan, benchè sia un uomo di genio.
«Ne ho da levar degli altri? domandò Porthos.
«No; questo è sufficiente: ormai può passarvi un uomo».
Porthos provò e mise fuori tutto il busto.
«Sì, disse allora.
«Realmente, è una bella apertura. Adesso infilate il braccio.
«Di dove?
«Da quell’apertura.
«Per che fare?
«Lo saprete tra poco.... infilatelo».
Porthos obbedì, docile come un soldato, e cacciò il braccio tra i ferri.
«Ottimamente! fece d’Artagnan.
«Par che si vada avanti bene?
«A meraviglia, mio caro.
«Meglio! Ed ora che ho da fare?
«Nulla.
«Dunque è finito tutto?
«Ancora no.
«Per altro avrei gusto di capire qualche cosa.
«Sentitemi, e in due parole saprete tutto, si apre la porta del corpo di guardia, come vedete.
«Sì, veggo.
«Si manderanno subito nel nostro cortile, che traversa il signor Mazzarino per recarsi allo stanzone degli agrumi, le due guardie che lo accompagnano.
«Appunto escono.
«Basta che rinchiudano la loro porta!... Ah bene! la serrano.
«E poi?
«Silenzio! ci potrebbero udire.
«Allora non saprò niente.
«Sì, a misura che andrete eseguendo comprenderete.
«Io però avrei preferito....
«Godrete del piacere della sorpresa.
«Oh si! è vero, fece Porthos.
«Zitto!»
Porthos rimase muto ed immobile.
I due soldati si avanzavano dalla parte della finestra stropicciandosi le mani, perocchè, secondo avvertimmo, era di febbrajo e tempo freddo.
Nel momento fu riaperta la porta del corpo di guardia e chiamato indietro un dei due militari.
Questi lasciò il camerata e tornò dentro.
«Va sempre bene? chiese Porthos.
«Meglio che mai, rispose d’Artagnan. Adesso, ascoltatemi. Io chiamerò quel soldato e mi metterò a discorrer seco come feci jeri con uno de’ suoi compagni, ve ne ricordate?
«Sì, ma non intesi una parola di quel che diceva.
«Veramente aveva una pronunzia un po’ marcata. Ma, Porthos, non perdete una parola di ciò che io sono per dirvi: il tutto sta nell’esecuzione.
«Eh! per l’esecuzione io non burlo.
«Lo so, cospetto! e per questo conto sopra di voi.
«Dite su.
«Chiamo il militare e discorro con lui....
«Lo avete detto.
«Mi volgerò a sinistra in maniera ch’egli sia a man destra nel punto che salirà sul muricciolo.
«Ma se non ci sale?
«Ci salirà, non dubitate. Nell’atto ch’ei vien sul muricciolo, voi allungherete il formidabile braccio e lo piglierete pel collo. Poi alzandolo di peso, come Tobia alzò il pesce dalle orecchie, lo introdurrete nella nostra camera, avendo cura di stringerlo sì forte che non possa urlare.
«Sì.... ma se lo strangolo?
«Prima di tutto, sarà il male di uno Svizzero di meno, ma spero che non lo strangolerete. Lo poserete qui pian piano, e noi gli tapperemo la bocca e lo legheremo in qualche posto, poco importa il dove. Con ciò avremo intanto un’uniforme ed una spada.
«Oh bellissima! disse Porthos con ammirazione.
«Eh? fece d’Artagnan.
«Sì, ma una uniforme ed una spada non sono assai per noi due.
«Ebbene! e non ha il suo camerata?
«Sicuro!
«Dunque, quando io tossirò allungate il braccio, e sarà tempo.
«Benone!».
I due amici si misero ciascuno nel luogo indicato. Porthos, situato com’era, stava nascosto del tutto nell’angolo della finestra.
«Buona sera, camerata, disse d’Artagnan colla sua voce più moderata e gentile.
«Pone sere, rispose il soldato.
«Non fa caldo a passeggiare, disse d’Artagnan.
«Brrrummm! fece il soldato.
«E credo che non vi spiacerebbe un bicchiere di vino?
«Picchiere di fine sarebbe ben fenute.
«Ci viene il pesciolino! bucinò il tenente a Porthos.
«Capisco, fece questi.
«Ne ho una bottiglia pronta.
«Pottiglia!
«Sì.
«Piena?
«Pienissima, ed è vostra se la volete bere alla mia salute.
«Folentieri! seguitò lo Svizzero avvicinandosi.
«Su, caro, venite a pigliarla, disse il Guascone.
«Perchè no? me pare c’è muricciolo.
«Veh! sembra messo là espressamente, saliteci.... là.... così... amicone».
E d’Artagnan tossì.
Nel medesimo istante piombò giù il braccio di Porthos, il suo pugno d’acciajo rapido come il baleno e saldo come una tenaglia strinse il collo al militare, lo alzò soffocandolo, lo trasse a sè dalla apertura a rischio di strozzarlo nel passare, e lo posò in terra, ove d’Artagnan lasciandogli a puntino il tempo di riprender fiato gli coperse la bocca con la sua ciarpa, e poi subito si accinse a spogliarlo con la sollecitudine e la destrezza di chi ha imparato il mestiere sul campo di battaglia.
Poscia lo Svizzero legato e manettato fu portato sul camino, di cui i nostri amici avevano prima spenta la fiamma.
«Tanto, ecco una spada e un abito, disse Porthos.
«Io li prendo, rispose d’Artagnan; se voi pure volete altrettanto, bisogna ricominciare la faccenda. Attenti! veggo appunto l’altro soldato ch’esce dal corpo di guardia e viene in qua.
«A me pare, obbiettò Porthos, che sarebbe imprudenza il principiare la stessa manovra. Si accerta che non si ottiene buon esito due volte col medesimo mezzo. Se mi mancasse, sarebbe perduto tutto. Scenderò, lo afferrerò nel momento che non ha sospetto, e ve lo porgerò bell’e legato.
«Sarà anche meglio, disse il Guascone.
«State pronto».
Porthos si calò abbasso dall’apertura; le cose andarono com’ei le aveva promesse. Il gigante si rimpiattò ove doveva transitare lo Svizzero, e quando questi gli fu davanti lo prese per il collo, gli turò la bocca, lo spinse a modo di una mummia a traverso ai ferri slargati della finestra, e rientrò dietro a lui.
Fu spogliato il secondo prigioniero ugualmente che il primo, e disteso sul letto, e fermato con delle cinghie, ed essendo il letto di quercia e le cinghie foderate si rimase tranquillissimi per questo al pari che pel precedente.
«Va ottimamente, disse d’Artagnan; ora datemi il vestito di quel briccone. Dubito che vi stia bene, Porthos, ma se vi è troppo stretto non abbiate paura, vi basterà il budriere, e specialmente il cappello con le penne rosse».
Si combinò per caso che l’ultimo dei due soldati era uno Svizzero gigantesco, talmente che eccetto pochi punti delle cuciture che si ruppero, il resto andò egregiamente.
Per qualche tempo non si udì se non lo stropiccio del panno, mentre Porthos e d’Artagnan si abbigliavano in fretta.
«È finita, dissero poi insieme. A voi altri, compagni (avvertirono ai due militari), nulla succederà se state buoni, ma se vi movete siete morti».
Coloro rimasero chiotti; dal pugno di Porthos comprendevano che la faccenda era seria, e che non esisteva ombra di scherzo.
«Adesso, disse d’Artagnan, voi, Porthos, avreste caro d’intendere?
«E sì, piuttosto.
«Or dunque, noi scendiamo nel cortile.
«Sì.
«Pigliamo il posto di quei manigoldi.
«Bene.
«Passeggiamo su e giù.
«E sarà un bel vedere, sendochè non fa caldo.
«Fra un momento il cameriere chiama come jeri quei di servizio.
«E rispondiamo?
«No, anzi, non rispondiamo.
«Come vi pare, per me non me ne curo.
«Soltanto ci cacciamo in testa il cappello, e scortiamo Sua Eccellenza.
«Dove?
«Dove va, da Athos. Vi pensate che gl’incresca di vederci?
«Oh! capisco! esclamò Porthos.
«Aspettate un poco ad esclamare, giacchè, in parola, non siete ancora al più bello, fece il Guascone con dileggio.
«E che ha da accadere?»
«Venite meco, e vedremo».
D’Artagnan passando dall’apertura si calò leggermente nel cortile.
Porthos fece la stessa strada, ma meno presto e con più stento.
Si sentivano tremare di paura i due Svizzeri manettati in camera.
Appena d’Artagnan e Porthos ebbero toccato terra, fu schiuso un uscio, e il cameriere gridò:
«Il servizio!»
Si spalancò anche il posto di guardia, e una voce comandò:
«La Bruyere e du Barthois, andate!
«Pare che io abbia nome la Bruyere, mugolò d’Artagnan.
«Ed io du Barthois, aggiunse Porthos.
«Dove siete? domandò il domestico, che con gli occhi abbagliati dal lume, non poteva distinguere fra l’oscurità i nostri due eroi.
«Eccoci» fece d’Artagnan.
E voltosi a Porthos:
«Che ne dite, signor du Vallon?
«Perdinci! pur che la duri, dico che va benone.
LXXXIX.
_Le carceri perpetue del signor di Mazzarino._
I due nuovi soldati camminarono con tutta gravità dietro al cameriere; questi aprì ad essi una porta del vestibolo, poi un’altra che pareva di una sala d’ingresso, e additando loro due sgabelli, disse:
«La consegna è semplicissima; non lasciate entrar qui che una persona, una sola, avete inteso! niente più! e a quella persona obbedite in tutto. In quanto al ritorno, non vi è da sbagliare, aspettate che io vi dia la muta».
D’Artagnan era noto assai al suddetto cameriere, ch’era precisamente Bernouin, il quale da sei o otto mesi a questa parte lo aveva introdotto una decina di volte presso al ministro; onde egli invece di rispondere si limitò a brontolare _jà_ nel modo meno guascone e più tedesco che potesse.
In quanto a Porthos, lo aveva obbligato a promettere di non parlare in verun caso. Se mal fosse ridotto agli estremi gli era concesso di proferire soltanto il _tarteifle_ proverbiale e solenne.
Bernouin chiuse, si allontanò.
«Oh oh! disse Porthos udendo la chiave nella serratura, si vede che qui è di moda rinchiudere la gente. Secondo me, non abbiamo fatto altro che barattar carcere; senonchè invece di esser carcerati laggiù, lo siamo nel capannone degli agrumi. Non so se ci abbiamo guadagnato.
«Amico mio, fece piano d’Artagnan, non dubitate della Provvidenza, e lasciatemi riflettere e meditare.
«Riflettete e meditate, brontolò Porthos istizzito nel mirare che le cose pigliavano quell’aspetto anzi che un altro.
«Abbiamo fatto ottanta passi.... saliti sei gradini; qui, dunque, come ha detto testè il mio illustre amico di Comminges, è l’altro padiglione in linea paralella al nostro accennato per padiglione degli agrumi; sicchè il conte di la Fère non dev’essere lontano; solamente le porte sono chiuse.
«Bella difficoltà! ribattè Porthos, con una spinta delle spalle....
«Per Bacco! tenetevi in riserva codeste vostre forze, o all’occorrenza non avranno più il valore che si meritano. Non avete inteso che qui dee venire qualcuno?
«Sì.
«Il qualcuno ci aprirà.
«Ma, mio caro, se il qualcuno ci riconosce, e ciò fatto si mette ad urlare, siamo perduti.... perchè, in conclusione, m’immagino non abbiate idea di farmi accoppare o strangolare quell’uomo! e sarebbero maniere buone con Inglesi o Tedeschi, ma....
«Dio me ne liberi, ed anco voi! il giovanetto forse ce ne sarebbe alquanto grato, ma la regina non ce lo perdonerebbe, e a lei fa d’uopo usar riguardo. D’altronde, sangue inutile, mai! mai! mai! Il mio piano è stabilito, e quindi lasciatemi agire, e rideremo.
«Meglio così! disse Porthos, ne sento il bisogno.
«Zitto! fece d’Artagnan, ecco la persona annunziata».
Allora si udì nella stanza precedente, cioè nel vestibolo, un camminare leggerissimo. Gli arpioni della porta stridevano, e comparve un uomo vestito da cavaliere, avvolto in un mantello scuro, con un cappellone calato su gli occhi, e in mano una lanterna.
Porthos si trasse accosto al muro, ma non potè farsi talmente invisibile che nol vedesse l’inferrajuolato: quello gli presentò il lampioncino, dicendogli:
«Accendete la lampada del soffitto».
E poi a d’Artagnan:
«Sapete pure la consegna.
«_Jà_, replicò il Guascone, deciso a limitarsi a questo piccolo campione di lingua tedesca.
«_Tedesco!_ disse in italiano il cavaliere, _va bene_».
Ed avanzatosi verso la porta situata di faccia a quella d’onde era venuto, l’aperse e la richiuse poichè fu sparito per dentro.
«Ed ora, domandò Porthos, che faremo?
«Ora, amico Porthos, ci prevarremo di codesta spalla se la porta è serrata. Ogni cosa a suo tempo, e tutto viene a punto a chi sappia aspettare. Ma avanti si spranghi e impedisca l’uscio in modo opportuno, e indi terremo appresso a quel forestiero».
I due compagni si accinsero tosto all’opra, ed ingombrarono l’ingresso con quanti mobili trovarono nella sala, lo che rendeva l’adito più impraticabile dacchè la bussola si apriva di dentro.
«Oh! disse d’Artagnan, ora siamo sicuri di non essere sorpresi da tergo. Andiamo innanzi».
Arrivarono alla porta da cui era sparito Mazzarino; questa era chiusa; invano d’Artagnan tentò aprirla.
«Ecco, egli disse, dov’è bisogno di dare un colpo delle vostre spalle; spingete, Porthos, ma adagio e senza far rumore, non isfondate, staccate gli sporti, e tanto basta».
Porthos appoggiò la robusta spalla ad uno degli sporti, il quale cedè, e d’Artagnan introdusse la punta della spada fra la stanghetta e la bocchetta della serratura; la stanghetta tagliata a ugnatura non resse, e si spalancò l’usciale.
«Ma se ve lo dicevo, Porthos, che si ottien tutto dalle donne o dalle porte con la dolcezza.
«Fatto sta, rispose Porthos, che siete un gran moralista!
«Entriamo».
Entrarono. Dietro ad una invetriata, al lume del lanternino del ministro posato in terra in mezzo alla galleria, si scorgevano i melaranci e i melagrani del castello di Rueil, collocati in lunghe file facenti un gran viale e due altri laterali più piccoli.
«Niente ministro, fece d’Artagnan, ma soltanto la sua lucerna; e dunque dove diamine sarà?».
E mentre esplorava una delle ali laterali, dopo aver fatto cenno ai Porthos di esplorare l’altra, adocchiò ad un tratto alla sua mano manca una cassa discostata dalla sua linea, e sul posto di quella una larga buca. Dieci uomini avrebbero durato fatica a muovere la cassa, ma per un meccanismo qualunque si fosse, essa aveva girato con la lastra che la sosteneva.
D’Artagnan, secondo noi avvertimmo, trovò ivi una buca, ed in questa i gradini di una scala a chiocciola.
Chiamò Porthos con un gesto e gli additò il vacuo e gli scalini.
Entrambi si guatarono confusi, perplessi.
«Se non volessimo altro che oro, disse sommessamente il Guascone, avremmo trovato il nostro bisognevole, e saremmo ricchi in eterno.
«E come?.
«Non intendete, Porthos, che in fondo a questa scala, secondo ogni probabilità, è il famoso tesoro di Mazzarino di cui tanto si parla, e che a noi basterebbe scendere, vuotare una cassa, rinchiudervi dentro il ministro, andarcene portando via quant’oro potessimo tirar con noi, rimettere al posto quel melarancio, e nessuno al mondo ci domanderebbe donde ci viene la nostra ricchezza, nemmeno il ministro?
«Sarebbe un bel colpo per dei villani, disse Porthos, ma mi pare indegno di due gentiluomini.
«Così penso io pure, e perciò vi ho detto: se non volessimo altro che oro, ma noi abbiamo altro in mira».
Nell’istante, e quando d’Artagnan si chinava verso il sotterraneo per ascoltare, gli colpì l’orecchio un suono metallico e duro come di un sacco d’oro che sia mosso. Egli si scosse. Tosto fu chiusa una porta, e sulla scala comparvero i primi riflessi di un lume.
Mazzarino aveva lasciata la sua lampada nel locale degli agrumi, per far credere che passeggiasse, ma aveva una candela di cera per visitare il misterioso suo forziere.
«Eh eh! diceva in italiano intanto che saliva lentamente, esaminando un sacco ben rotondo di reali, eh eh! ecco con che pagare cinque consiglieri al Parlamento, e due generali di Parigi. Ancor io sono un gran capitano; soltanto fo la guerra alla mia maniera».
D’Artagnan e Porthos si erano rannicchiati ciascuno in un viale laterale, dietro una cassa, ed attendevano.
Mazzarino venne a distanza di tre passi dal Guascone, a spingere una molla celata dal muro. La lastra girò, e il melarancio ch’essa sosteneva tornò al suo posto.
Allora il ministro spense la candela e se lo rimise in tasca, e ripresa la lampada, disse:
«Si vada a veder il signor di la Fère.
«Bene! pensò d’Artagnan, è la stessa strada che facciamo noi, andremo insieme!»
Tutti tre si avviarono, Mazzarino pel viale di mezzo, e Porthos e d’Artagnan per quelli dalle parti. Questi due ultimi scansavano attentamente le lunghe linee luminose che fra le casse andava segnando la lanterna.
Il ministro arrivò ad una seconda porta coi vetri senza accorgersi di essere seguitato, perocchè l’arena molle attutiva il rumore che facevano gli altri camminando.
Indi voltò a sinistra, prese da un corridojo a cui i due amici non avevano ancor badato; ma sul punto di aprirne l’usciale si ristette pensoso.
«Ah diavolo! proferì, mi scordavo la raccomandazione di Comminges: bisogna che io pigli i soldati e li ponga qui fuori, onde non mettermi a discrezione di quel demonio sfrenato».
E con un atto d’impazienza, si girò per tornare indietro.
«Non vi state ad incomodare, monsignore, disse d’Artagnan piantato avanti il piede, col cappello in mano, con graziosissima ciera, abbiamo seguitato sempre Vostra Eccellenza; e siamo qua.
«Sì, siamo qua, confermò Porthos».
E fe’ lo stesso gesto di garbato saluto.
Mazzarino fece correr gli occhi spaventati dall’uno all’altro, li ravvisò ambedue, e si lasciò cadere la lanterna, dando un gemito di paura.
D’Artagnan raccolse questa da terra; per buona sorte nel cascare non si era smorzata.
«Oh! disse egli, monsignore, che imprudenza! non conviene andar senza lume; Vostra Eccellenza potrebbe urtare in una cassa o ruzzolare in una buca.
«Signor d’Artagnan! balbettò Mazzarino attonito.
«Sì, monsignore, son io che ho l’onore di presentarvi il signor du Vallon, l’ottimo mio amico, a cui l’Eccellenza Vostra ebbe in addietro la bontà d’interessarsi cotanto?»
E d’Artagnan diresse la luce della lampada verso la faccia allegra di Porthos, che cominciava a comprendere ed era contentissimo. Di poi continuò:
«Andavate dal signor di la Fère, monsignore; non vi pigliate soggezione di noi; anzi, insegnateci la strada, e vi verremo appresso».
Mazzarino a poco a poco ripigliava fiato.
«Signori, è un pezzo che siete nel locale degli agrumi?» domandò con voce tremula pensando alla visita che avea fatta allora al suo tesoro.
Porthos aprì bocca per rispondere, d’Artagnan gli fe’ un cenno, e la bocca ammutolitasi, gradatamente si richiuse.
«Siamo giunti adesso» rispose il Guascone.
Il ministro respirò: non temeva più pel tesoro, ma solo per sè stesso. Sulle labbra gli corse una specie di sorriso.
«Animo, replicò, mi avete preso nella rete, e mi do per vinto. Volete chiedermi la libertà, non è vero? ve la concedo.
«Oh Eccellenza! siete troppo buono, ma la libertà noi l’abbiamo, e avremmo più caro di domandarvi tutt’altro.
«Avete la libertà! disse sbigottito il ministro.
«Senza dubbio, ed all’incontro, voi, monsignore, l’avete perduta; e adesso, che vuole ella, Eccellenza? tale è la legge della guerra, si tratta di ricomprarsela».
Mazzarino si sentì rabbrividire in fondo al cuore. Fissò lo sguardo penetrante, ma invano, sul volto beffardo del Guascone e su quello impassibile del gigante. Entrambi stavano nascosti all’ombra, e nulla vi avrebbe potuto leggere tampoco la Sibilla di Cuma.
«Ricomprare la mia libertà!
«Sì, monsignore.
«E quanto mi costerebbe, signor d’Artagnan?
«Eh.... non lo so ancora; lo domanderemo a momenti al conte di la Fère, se Vostra Eccellenza lo permette; sicchè ella si degni aprire la porta che guida da lui, e fra dieci minuti saprà l’occorrente».
Il ministro si scosse.
L’altro proseguì: