Part 54
Eglino stettero per un istante taciti ed abbattuti. Porthos ed Aramis, avendo preso un remo per ciascheduno, lo reggevano macchinalmente più su dell’acqua, aggrappandovisi sopra con tutto il corpo, e lo stringevano con le mani irrigidite.
«Affè, disse Aramis, il primo a troncare quel silenzio di morte, questa volta credo che tutto sia finito!
«Qua a me _milords!_ soccorso! ajuto!» gridò una voce lamentevole, i di cui accenti giunsero sino ai moschettieri, simile a quella di qualche spirito del mare.
Tutti si guardarono; anche Athos palpitò.
«È desso! disse, è la sua voce!»
E tutti avendola di fatti riconosciuta ugualmente che Athos, restarono cheti; soltanto le loro pupille si volsero nella direzione onde era sparito il bastimento, tentando ad ogni moto di penetrare fra l’oscurità.
Di là ad un momento si cominciò a distinguere un uomo.
Nuotava vigorosamente, e si avvicinava.
Athos stese lentamente un braccio dalla sua parte onde additarlo ai suoi camerati.
«Sì, sì, disse d’Artagnan, lo veggo.
«Esso da capo! fece Porthos respirando come un mantice, oh! ma dunque è di ferro?
«Mio Dio! mio Dio! balbettò Athos».
Aramis e d’Artagnan si parlavano all’orecchio.
Mordaunt fece alcune altre bracciate, e levata in segno di abbandono una mano più su del mare:
«Pietà, signore! in nome dei cielo, pietà! sento mancarmi le forze! mi muojo!...»
Era così sonora la voce che implorava ajuto che andò a risvegliare la compassione in fondo al cuore di Athos.
«Infelice! questi mormorò.
«Bravo! disse d’Artagnan, non mancherebbe altro che lo compiangeste!... In verità, mi pare che venga verso di noi.... Si crede forse che lo prendiamo? vogate, Porthos, vogate».
E per dar l’esempio ei tuffò il remo, e in due colpi lo schifo si allontanò di venti braccia.
«Oh! non mi abbandonerete! non mi lascerete perire! non sarete senza pietà! esclamò Mordaunt.
«Ah ah! gli rispose Porthos, se non isbaglio siete nostro finalmente, bel signorino, e per salvarvi di qui non avete altra porta che l’inferno.
«Oh Porthos! brontolò il conte di la Fère.
«Eh! lasciatemi quieto, Athos; in coscienza, diventate ridicolo con la vostra sempiterna generosità! prima di tutto, vi dichiaro che se viene dieci passi vicino alla lancia gli spacco la testa col mio remo.
«Di grazia!... signori non mi sfuggite!... di grazia, abbiatemi pietà!...» gridava il giovanotto.
E talvolta, quando col capo andava sotto all’onde, il suo respiro affannoso faceva gorgogliare l’acqua ghiaccia.
D’Artagnan, che attendendo cogli occhi ad ogni movimento di Mordaunt, aveva terminato il suo colloquio con Aramis, si alzò.
«Signor mio, disse a Mordaunt, compiacetevi allontanarvi. Il vostro pentimento è di troppo fresca data perchè noi vi abbiamo grande fiducia. Badate che il barco nel quale volevate arrostirci fuma ancora sott’acqua, e che la situazione in cui voi siete è un letto di rose a paragone di quella in che intendevate di metter noi, e nella quale avete piantato messer Groslow ed i suoi compagni.
«Signori, replicò Mordaunt in tuono vieppiù disperato, vi giuro ch’è verace il mio pentimento; signori, sono tanto giovane, ho appena ventitrè anni! signori, sono stato trasportato da un risentimento naturale; bramavo di vendicare mia madre, e voi avreste fatto quel ch’io feci.
«Eh via! secondo....» fece d’Artagnan che vedeva Athos sempre più intenerirsi.
Mordaunt era già molto prossimo alla lancia, perocchè la paura di morire quasi gli dava un vigore soprannaturale.
«Ahimè! soggiunse, dunque dovrò morire! dunque ucciderete il figlio come uccideste la madre! Eppure, io non era colpevole. Secondo tutte le leggi un figlio deve vendicare sua madre.... E poi (seguitava unendo ambe le mani) s’è delitto, giacchè me ne pento, giacchè ne chiedo perdono, devo essere perdonato».
E come se gli mancassero le forze, sembrò non si potesse sostenere più a galla, e un’ondata che gli passò sul capo gli estinse la voce.
«Oh mi fa pur male!» disse Athos.
Mordaunt tornò a mostrarsi.
«Ed io, rispose d’Artagnan, dico che va finita. Signor assassino del vostro signor zio, signor boja del re Carlo, signor incendiario, vi esorto a lasciarvi calare a fondo, o se vi accostate un tantino di più alla scialuppa, vi rompo la testa col mio remo».
Mordaunt, in atto di disperazione, fece una bracciata. D’Artagnan pigliò il remo colle due mani.
Athos si alzò.
«D’Artagnan! esclamò esso, d’Artagnan, figliuol mio! ve ne supplico! Il disgraziato è per morire, ed è orribile lasciar morire un uomo senza stendergli la mano quando ciò basta per salvarlo. Oh! il mio cuore mi vieta una simile azione! Non posso resistere; bisogna ch’egli viva.
«Caspita! replicò d’Artagnan, e perchè non ci consegnate subito, legandoci i piedi e le braccia, a questo sciagurato? La terminereste più alla lesta.... Ah! conte di la Fère, voi volete perire per mezzo suo; ebbene io, figliuol vostro, conforme mi chiamate, non voglio!»
Era la prima volta che d’Artagnan si opponesse a un priego fattogli da Athos con quel titolo affettuoso.
Aramis sguainò freddamente la spada, che, nuotando, si era portata fra i denti.
«Se mette la mano sul legname del bordo, egli disse, gliela taglio come a un regicida ch’egli è.
«Ed io, fece Porthos, aspettate!
«Che farete? domandò Athos.
«Mi butto in mare e lo strangolo.
«Oh signori! urlò Athos con un sentimento irresistibile, siamo uomini, siamo cristiani!»
D’Artagnan cacciò un sospiro che pareva un gemito, Aramis abbassò il ferro, Porthos si rimise a sedere.
«Vedete, continuava Athos, la morte gli sta dipinta sul volto, sono esauste le sue forze.... un minuto di più, e precipita nell’abisso.... Ah! non mi date un sì fiero rimorso; non mi astringete a morire poi io di vergogna, amici miei, concedetemi la vita di questo infelice, vi benedirò, vi....
«Muojo!.... balbettava Mordaunt, qua a me!.... a me!....
«Acquistiamoci un minuto!» disse Aramis chinandosi a sinistra a parlare a d’Artagnan.
E poi calatosi a destra verso Porthos:
«Una buona remata!»
D’Artagnan non rispose nè col gesto nè colla parola; principiava ad essere commosso un poco dalle suppliche di Athos, un poco dallo spettacolo che aveva dinanzi. Porthos solo diede un colpo col remo, e siccome questo non aveva contrappeso, la barca girò soltanto in tondo, e quel moto non fece che avvicinare Athos al moribondo.
«Signor conte di la Fère, esclamò Mordaunt, signor conte di là Fère!.... a voi mi rivolgo! voi prego e scongiuro! abbiatemi pietà!.... Oh!.... siete voi, signor conte di la Fère?.... Non ci vedo più.... muojo.... ajuto a me!.... ajuto!....
«Eccomi, disse Athos chinandosi a porgere il braccio a Mordaunt con gli atti di dignità e di nobiltà ch’erano in lui usuali; eccomi, prendete la mia mano, ed entrate nella nostra lancia.
«Avrei più caro di non guardare, disse d’Artagnan; tanta debolezza mi ripugna».
E si volse ai due amici, i quali si rannicchiarono in fondo alla barca quasi temessero di toccare colui a cui Athos solo porgeva senza ribrezzo la destra.
Mordaunt fece uno sforzo supremo, si sollevò, afferrò la mano, che verso di lui era stesa, e vi si aggrappò con l’impeto dell’ultima disperazione.
«Bene! disse Athos, mettete qui l’altra mano».
E gli offerse la sua spalla per secondo punto d’appoggio, talchè la sua testa toccava quasi la testa di Mordaunt, e i due acerrimi nemici se ne stavano abbracciati come due fratelli.
Mordaunt, colle dita irrigidite, stringeva il collare ad Athos.
«Bene! continuò il conte, ora siete salvo, calmatevi.
«Ah madre mia! gridò Mordaunt con lo sguardo infuocato ed un accento d’odio impossibile a descriversi; non posso offrirti che una vittima, ma almeno sarà quella che tu stessa ti saresti prescelta!....»
E mentre d’Artagnan dava un urlo, Porthos alzava il remo, Aramis cercava in che luogo ferire Mordaunt, una terribile scossa data allo schifo trascinò Athos nell’acqua, ed intanto Mordaunt, dato un grido di trionfo, stringeva la gola alla vittima, e per impedirle ogni movimento avvolgeva le sue gambe con le proprie gambe, siccome avrebbe potuto fare col suo corpo un serpente.
Per un momento, senza strillare, senza chiamare ajuto, Athos procurò mantenersi a galla, ma il peso lo trasse al basso, e a poco a poco ei disparve; in breve non si vide più altro che i suoi lunghi capelli; poscia tutto sparì in una larga ondata, che, presto calatasi, lasciò il segno soltanto del luogo ove ambedue si erano sommersi.
I tre amici, ammutoliti dall’orrore ed immobili per lo spavento, erano rimasti a bocca aperta, con gli occhi stralunati, le braccia distese; sembravano tante statue; ma pur si udivano i battiti dei loro cuori.
Porthos fu il primo a tornare in sè, e strappandosi i capelli, proruppe con tali singulti che straziavano l’anima, specialmente venendo da un uomo della sua fatta:
«Oh Athos! Athos! cuor nobile!.... guai! guai a noi che ti lasciammo morire!
«Sì, guai! ripetè d’Artagnan.
«Guai! mormorò Aramis».
Nel momento, in mezzo al vasto cerchio illuminato dai raggi della luna, a distanza di quattro o cinque braccia dalla barca, lo stesso gorgogliare dell’acqua che già aveva dato annunzio della sommersione venne a rinovarsi, e si videro apparire, prima una chioma, poi un volto squallido con gli occhi aperti ma smorti, indi un corpo, che dopo essersi rizzato sino ai fianchi sopra al mare, ricadde supino secondando il capriccioso andamento dei flutti.
Nel petto del cadavere era piantato un pugnale di cui risplendeva il pomo d’oro.
«Mordaunt! Mordaunt! Mordaunt! gridarono i tre amici.
«È Mordaunt! ripeterono.
«Ma Athos?» disse d’Artagnan.
Ad un tratto la lancia pendè a sinistra sotto un nuovo peso inaspettato, e Grimaud diede un urlo di allegrezza; tutti si volsero e videro Athos pallido, con l’occhio estinto e la mano tremante, riposarsi appoggiandosi sull’orlo dello schifo. Otto braccia nerborute lo alzarono tosto e lo adagiarono nel battello, ove in pochissimo tempo Athos si sentì rianimato, rinascendo fra gli amplessi e le premure degli amici ebbri tutti di gioja.
«Ma almeno, non siete ferito? domandò d’Artagnan.
«No, rispose Athos, e colui?
«Colui, questa volta, grazie a Dio, è morto davvero! A voi!....»
E d’Artagnan, obbligando Athos a guardare nella direzione che gli accennava, gli mostrò il corpo di Mordaunt tuttavia galleggiante sull’onde, e che ora abbassandosi ed ora risorgendo, pareva peranco perseguitasse i quattro moschettieri con isguardi ricolmi d’insulto e di odio acerrimo.
Alla fine si inabissò.
Athos lo aveva osservato con occhio pietoso e afflitto.
«Bravo Athos! fece Aramis con uno slancio in lui molto raro.
«Bellissimo colpo! aggiunse Porthos.
«Avevo un figlio, rispose Athos, e volli vivere.
«Al fine, disse d’Artagnan, Dio ha parlato!
«Non fui io che lo uccisi, balbettò Athos, fu il destino!»
LXXVIII.
_Nel quale Mousqueton, stato in procinto d’essere arrostito, andò a rischio di esser mangiato._
Vi fu nella lancia lungo silenzio dopo la terribile scena da noi raccontata. La luna, mostratasi per un momento, come se Dio avesse voluto che nessun dettaglio di quell’avvenimento restasse celato agli spettatori, scomparve a tergo alle nuvole; tutto tornò nell’oscurità, spaventosa in tutti i deserti, e specialmente sul liquido deserto chiamato l’oceano, e non s’intese più altro che il sibilo dei venti sulla cima dei flutti.
Porthos fu il primo a parlare, e disse:
«Molte cose io vidi, ma niuna mi commosse quanto quella veduta poc’anzi. Eppure, benchè turbato, vi dichiaro che mi sento contento: ho sul petto cento libbre di meno, e alfine respiro libero».
E di fatti Porthos respirò con tal fracasso che diè prova vantaggiosa della forza dei suoi polmoni.
«Per me, rispose Aramis, non dirò come voi; sono ancora atterrito, a segno che non do fede a’ miei proprj occhi; dubito di quel che ho visto, cerco attorno alla barca, e mi aspetto ogni minuto che comparisca di nuovo quello sciagurato tenendo in mano il pugnale che aveva fitto nel cuore.
«Oh! io sto quieto, seguitò Porthos, il colpo è stato vibrato verso la sesta costola e cacciato sino all’elsa.... Athos, non ve ne fo rimprovero; al contrario quando uno percuote, così deve percuotere. E perciò adesso io vivo, respiro, sono lieto.
«Non vi affrettate a cantar vittoria, soggiunse d’Artagnan, mai non fummo in maggior rischio che in quest’ora, giacchè un uomo riesce contro un uomo, ma non contro un elemento, e noi siamo in mare, di notte, senza guida, in una fragile barca: se un colpo di vento fa rovesciare la lancia, siamo belli e perduti!»
Mousqueton mandò fuori un sospiro.
«D’Artagnan, voi siete ingrato, replicò Athos, sì, ingrato, nel dubitare della Provvidenza nel punto in cui ci ha salvati tutti in modo tanto miracoloso. Credete forse ch’ella ci abbia fatti passare guidandoci per mano fra tanti perigli per quindi abbandonarci? No no. Siamo partiti con vento da ponente, e questo soffia sempre».
Athos si fissava verso la stella polare.
«Ecco l’Orsa minore, e in conseguenza là è la Francia. Lasciamoci portare dal vento, e sino che non cambia ci spingerà verso le coste di Calais o di Boulogne. Se la barca si rovescia, siamo assai forti e buoni nuotatori, almeno noi cinque, per rivoltarla, o per aggrapparci ad essa ove l’impresa sia superiore al nostro vigore. Ora, noi ci troviamo sul cammino medesimo di tutte le navi che vanno da Douvres a Calais e da Portsmouth a Boulogne; se l’acqua conservasse le traccie, quelle del loro passaggio avrebbero fatto un solco nel luogo appunto ove noi siamo. Sicchè è impossibile che a giorno non incontriamo qualche barca da pescatori che ci dia ricovero.
«Ma se per esempio non ne incontrassimo, e il tempo girasse a tramontana?
«Allora è tutt’altro, fece Athos; non troveremmo la terra se non dall’altra parte dell’Atlantico.
«Lo che vuol dire che si morrebbe di fame, osservò Aramis.
«Questo è più che probabile, disse il conte di la Fère».
Mousqueton mandò un sospiro più affannoso del primo.
«Animo, Mouston, domandò Porthos, di che avete da gemere così? è cosa fastidiosa?
«È che ho freddo, signore.
«Non può essere!
«Non può essere?
«Di certo. Voi avete il corpo ricoperto di uno strato di grasso che lo rende impenetrabile all’aria; v’è qualche altra cosa, parlate schiettamente.
«Or bene, signor sì; e precisamente quel grasso che mi vantate è quello che mi sgomenta.
«E perchè, Mouston? dite liberamente: questi signori ve lo permettono.
«Perchè mi ricordavo che nella biblioteca del castello di Bracieux, v’è una quantità di libri di viaggi, e tra questi, quelli di Giovanni Mouquet, il famoso viaggiatore del re Enrico IV....
«E poi?
«Or bene, in quei libri si discorre di molto di avventure marittime, e di avvenimenti simili a quello di che noi siamo adesso minacciati.
«Continuate, Mouston, disse Porthos, codesta analogia è assai interessante.
«Or dunque, in tali casi, i viaggiatori affamati, dice Giovanni Mouquet, hanno l’orribile usanza di mangiarsi uno coll’altro e di cominciare dal....
«Dal più grasso! esclamò d’Artagnan, non potendo far a meno di ridere ad onta della scabrosa situazione.
«Signor sì, replicò Mousqueton un po’ stordito da questa sua ilarità, e permettetemi di dirvi che non vedo che cosa vi sia da ridere.
«Questo caro Mouston è lo zelo in persona, la divozione in carne e in ossa! fece Porthos. Scommettiamo che ti pareva di esser già tagliato a pezzi e mangiato dal tuo padrone?
«Sì, signore, benchè confesso che il contento che mi supponete non sia senza un qualche miscuglio di tristezza; non ostante non mi rincrescerebbe troppo di me stesso, se morendo avessi la certezza di esservi ancora utile.
«Mouston! seguitò Porthos intenerito, se mai rivediamo il mio castello di Pierrefonds, avrete in assoluta proprietà per voi e vostri discendenti il vigneto che sovrasta al podere.
«E gli porrete nome: _Vigneto della fedeltà_, aggiunse Aramis, onde trasmettere all’età venture la memoria del vostro sacrifizio.
«Cavaliere, disse ridendo d’Artagnan, non è vero che vi sareste mangiato un po’ del Mouston senza grande ripugnanza, in ispecie dopo due o tre giorni di dieta?
«No, per Bacco, rispose Aramis, avrei preferito Blaisois; è minor tempo che lo conosciamo».
È da comprendersi che durante questo scambio di facezie avente per principale scopo di levar di mente ad Athos la scena recente avvenuta, i servi (eccetto Grimaud il quale sapeva che in qualunque caso il pericolo non toccherebbe a lui) i servi, noi diciamo, non erano punto quieti.
Sicchè Grimaud senza prender parte alla conversazione, e mutolo al suo solito, si adoprava meglio che potesse con un remo in ogni mano.
«E tu voghi? gli disse Athos».
Grimaud ammiccò di sì.
«E perchè?
«Per aver caldo».
Infatti, mentre gli altri naufraghi tremavano dal freddo, il tacito Grimaud sudava a goccioloni.
Ad un tratto Mousqueton diede un grido di allegrezza, alzandosi di sopra al capo la mano armata di una bottiglia.
«Oh, signore, oh! disse porgendo questa a Porthos, siamo salvi! la lancia è carica di viveri!»
E frugando sollecito sotto la panca da cui aveva già levato il prezioso campione, portò su una dopo l’altra dodici bottiglie consimili, e del pane ed un pezzo di bove salato.
È superfluo il dire che questa roba trovata rese a tutti il buon umore, meno che ad Athos.
«Per Diana! disse Porthos, il quale ci rammentiamo aveva fame sino da quando poneva il piede sulla feluca; non è credibile quanto le emozioni indeboliscono lo stomaco!»
E s’inghiottì il contenuto di una bottiglia, divorandosi da sè solo un terzo del pane e della carne.
«Adesso, signori, disse Athos, dormite, o procurate di dormire, io veglierò».
Per altri uomini che i nostri ardimentosi avventurieri, una tale proposizione sarebbe stata derisoria. Realmente erano bagnati sino alle ossa, soffiava un vento diacciato, e le commozioni provate dovevano impedir loro di chiudere occhio; ma a quei naturali straordinari, a quei ferrei temperamenti, a que’ corpi avvezzi a tutti gli strapazzi, il sonno arrivava all’ora fissa senza mai mancare alla chiamata.
E quindi di là ad un momento, ciascheduno pien di fiducia nel piloto, ebbe posate le gomita a suo modo, e procurato di profittare del consiglio dato da Athos, il quale, seduto al timone e con gli occhi vôlti costantemente al cielo, ove di certo ei cercava non solo il cammino per la Francia, ma anche la faccia di Dio, rimase solo, conforme aveva promesso, desto e pensoso, dirigendo nella via da seguirsi la piccola barca.
Dopo alcune ore di sonno, Athos svegliò i viaggiatori.
I primi barlumi del giorno imbiancavano il mare azzurro, e a dieci tiri di schioppo circa verso la prora si scorgeva una mole nera, al di sopra della quale estendevasi una vela triangolare lunga e sottile come l’ala di una rondine.
«Una barca!» dissero in una voce i tre amici.
E i domestici dal canto loro esprimevano il giubilo in tuoni fra lor differenti.
Era un bastimento da trasporto di Dunkerque, che faceva vela per Boulogne.
I quattro padroni, Blaisois e Mousqueton mandarono insieme un grido che echeggiò sulla superficie delle onde, mentre Grimaud senza dir nulla, metteva il suo cappello in cima al remo per richiamare gli sguardi di coloro a cui il grido doveva giungere.
Dopo un quarto d’ora la lancia di quel bastimento li rimorchiava; essi ponevano il piede sul _trasporto_; Grimaud offeriva venti ghinee al capitano a nome del suo padrone; e la mattina a nove ore con buonissimo vento i nostri francesi sbarcavano sul suolo della patria.
«Cospettone! come si è forti qua sopra! disse Porthos affondando i larghi piedi nell’arena; vengano ora a darmi molestia, a guardarmi bieco, a stuzzicarmi, e vedranno con chi avranno che fare! Per Bacco! sfiderei un regno intero!
«Ed io, avvertì d’Artagnan, vi esorto a non proferire tanto forte questa sfida, giacchè mi pare che qui ci guardino di molto.
«Eh diamine! ci ammirano.
«Ed io, caro Porthos, non ci metto punto amor proprio, ve lo giuro. Vedo soltanto degli uomini colla giubba nera, e confesso che nella nostra situazione tali genti mi spaventano.
«Sono i _cancellieri_ delle mercanzie del porto, rispose Aramis.
«Sotto l’altro ministro, osservò Athos, sotto il grande, avrebbero badato più a noi che alle mercanzie; ma ora non dubitate, baderanno più alle merci che a noi.
«Non me ne fido, replicò d’Artagnan, e vo subito su per le dune.
«Perchè non dalla città? fece Porthos; avrei più caro un buon albergo che quei tristi deserti di rena creati da Dio solamente per i conigli. E poi, ho fame, io.
«Fate come volete, Porthos, soggiunse il Guascone; ma per me, sono persuaso che la più sicura per persone nel nostro stato è la campagna aperta».
E certo di aver per sè la maggioranza dei voti, d’Artagnan s’inoltrò nelle dune senza attender risposta.
Tutti lo seguirono, ed in breve disparvero seco dietro ai monticelli di sabbia, non senza però aver richiamato sopra sè medesimi la pubblica attenzione.
«Adesso discorriamo, propose Aramis dopo ch’ebbero fatto circa un quarto di lega.
«No no, disse d’Artagnan, scappiamo; siamo fuggiti a Cromvello, a Mordaunt, al mare; tre abissi ci volevano ingojare, non isfuggiremo al signor Mazzarino.
«Avete ragione, approvò Aramis, e la mia opinione è che per più sicurezza ci separiamo.
«Sì sì, fece d’Artagnan, separiamoci».
Porthos voleva parlare per opporsi a questa risoluzione; ma il nostro Guascone gli fe’ capire, stringendogli la mano, che doveva star cheto. Porthos era molto obbediente, e a quei cenni del suo compagno di cui riconosceva la superiorità intellettuale, si rimandò addietro le parole che gli stavano per uscire dalla bocca.
«Ma perchè dividerci? domandò Athos.
«Perchè, rispose d’Artagnan, fummo mandati da Mazzarino a Cromvello, Porthos ed io, ed invece di servire Cromvello servimmo il re Carlo I, lo che non è mica lo stesso. Tornando con i signori di la Fère e d’Herblay, il nostro delitto è provato; tornando soli, il nostro delitto rimane in istato di dubbio, e col dubbio si va molto innanzi.... E io ne vuo’ far vedere delle belle al signor di Mazzarino.
«Che! disse Porthos, è vero!
«Voi, osservò Athos, vi scordate che siamo vostri prigionieri, che non ci riguardiamo come sciolti dalla nostra parola verso di voi, e che riconducendoci prigionieri a Parigi....
«Athos, interruppe d’Artagnan, mi duole che un uomo di spirito quale voi siete dica sempre delle meschinità di cui si vergognerebbero scolaretti di terza classe. Cavaliere (e si volgeva ad Aramis, che superbamente appoggiato sulla sua spada, ed ancorchè avesse prima esternata un’opinione contraria, sembrava essersi presto riunito a quella del suo collega), cavaliere, intendete che qui come al solito il mio carattere diffidente esagera le cose. Porthos ed io in conclusione nulla arrischiamo. Ma bensì, se per caso si tentasse di arrestarci davanti a voi, ebbene! non si arresteranno mica sette uomini come si farebbe a tre; le spade vedrebbero il sole; e la faccenda trista per tutti lo sarebbe maggiormente per noi e ci rovinerebbe tutti quattro. D’altronde, se accade qualche disgrazia a due di noi, non è forse meglio che gli altri due siano in libertà per levar quelli dall’impaccio, strisciare, spezzare, congiurare, in somma liberarli? E poi, chi sa che non otteniamo separatamente, voi dalla regina e noi da Mazzarino, il perdono che insieme ci verrebbe negato? Orsù, Athos ed Aramis pigliate a diritta; voi, Porthos, venite meco a sinistra; lasciate che quei signori se ne vadano in Normandia, e noi dalla strada più corta andiamocene a Parigi.
«Ma se per viaggio siamo presi, come potremo darci reciproco avviso di questa catastrofe? domandò Aramis.