Part 50
«Per l’appunto; faceva dei cenni ad un altro che si trovava a mano manca da me; mi voltai, e riconobbi l’onesto Grimaud, tutto occupato al pari di me a divorarsi cogli occhi il travestito carnefice. — Oh! — gli dissi. E siccome questa sillaba è l’abbreviazione di che si vale il signor conte nei giorni che gli parla, Grimaud capì che si chiamava lui e si voltò quasi mosso da una molla. Ei mi riconobbe pure, ed allora allungando il dito verso l’immascherato, pronunziò: — Eh? — lo che voleva esprimere: — Avete visto? — Per Diana! io risposi. — Ci eravamo intesi a meraviglia. Mi volsi dalla parte del nostro Scozzese; anche quello aveva occhiate parlanti. Alle corte, tutto terminò, già sapete il come, in modo molto lugubre. A poco a poco si allontanò il popolo; annottava; io m’era ritirato in un canto della piazza con Grimaud e lo Scozzese, a cui avevo accennato di rimanere con noi, e di là osservavo il boia che rientrato nella regia camera cambiava d’abito, avendo il suo senza dubbio insanguinato; dopo di che esso si mise in testa un cappello nero e addosso un ferrajuolo, e disparve. Indovinai che presto uscirebbe, e corsi dirimpetto alla porta, e realmente in capo a cinque minuti lo vedemmo scendere la scala.
«Lo seguitaste? esclamò Athos.
«Capperi! e come! disse d’Artagnan, ma non senza fatica, no! ad ogni momento si voltava, e allora noi eravamo costretti a nasconderci o assumere una cert’aria d’indifferenza. Gli sarei andato incontro e lo avrei ucciso; ma io non sono egoista, ed era questo un piacere che serbavo ad Aramis ed a voi, Athos, per consolarvi un poco. Finalmente, dopo mezz’ora di cammino per le strade più tortuose della Città-Vecchia, egli giunse ad una casetta isolata, dove nè rumore nè lume di sorta alcuna davano indizio che vi fosse un uomo. Grimaud si levò dalle ampie brache una pistola. — Eh? — fece mostrandomela. — No, — io gli dissi. E gli trattenni il braccio.... Ve l’ho detto, avevo la mia idea. L’uomo travestito si fermò davanti una porticella, e cavò fuori una chiave, ma innanzi di metterla nella serratura si girò a vedere se qualcuno lo seguiva. Io stava rannicchiato dietro un albero; Grimaud dietro a un muricciuolo. Lo Scozzese, che non aveva con che rimpiattarsi, si buttò in terra bocconi. E bisogna che quello che noi inseguivamo si credesse solo, poichè intesi stridere la chiave, la porta fu aperta ed esso sparì.
«Disgraziato! disse Aramis, intanto che voi siete tornato ci sarà fuggito, e non lo ritroveremo.
«Eh via! disse d’Artagnan; ma per chi mi pigliate?
«Bensì, obiettò Athos, in assenza vostra....
«E in assenza mia, non avevo a rimpiazzarmi Grimaud e lo Scozzese? Prima ch’egli avesse tempo di far dieci passi per dentro, io avevo fatto il giro del casamento. Ad una delle porte, cioè quella donde egli era entrato, misi il nostro Scozzese, ammiccandogli che se usciva l’individuo dalla maschera nera era d’uopo tenergli dietro dove andrebbe, mentre Grimaud andrebbe appresso a lui e verrebbe ad attenderci dove eravamo; piantai Grimaud alla seconda uscita con uguale raccomandazione; ed eccomi qui! La bestia è attorniata, e adesso chi vuole vada a vedere».
Athos si precipitò nelle braccia di d’Artagnan, il quale si asciugava la fronte.
«Amico, ei disse, davvero, siete stato buono a perdonarmi; ho torto, ho mille torti; dovrei pure conoscervi, ma nel nostro interno v’è qualche cosa di tristo che dubita sempre.
«Uhm! fece Porthos, e il boia non sarebbe forse per caso il signor Cromvello, che per esser certo che la faccenda fosse fatta, avesse voluto farla da sè stesso?
«Eh sì! Cromvello è grosso e corto, e colui alto e sottile, piuttosto grande che piccolo.
«Qualche soldato condannato, a cui si sia offerta a quel patto la grazia, disse Athos, come si praticò pel misero Chalais.
«No no, continuò d’Artagnan, non ha il camminare misurato di uno d’infanteria; nemmeno il passo largo di uno di cavalleria; v’è una gamba sottile, un’andatura elegante: o ch’io la sbaglio, o abbiamo che fare con un gentiluomo.
«Un gentiluomo! gridò Athos, non è possibile; sarebbe un disonore per tutta la signoria.
«Bella caccia! disse Porthos con una tal risata che fe’ tremare i vetri, bella caccia, per Bacco!
«Siete sempre di partenza, Athos? domandò il Guascone.
«No, resto qui, rispose Athos con un gesto di minaccia che nulla di buono prometteva a quello a cui era diretto.
«Dunque le spade! le spade! fece Aramis, e non si perda un momento».
I quattro amici indossarono prontamente le loro vesti da gentiluomini, si cinsero le spade, fecero salire Mousqueton e Blaisois, a’ quali ordinarono di aggiustare il conto col locandiere e tener tutto allestito pella partenza, essendovi probabilità di abbandonar Londra in quella notte medesima.
Era tempo vieppiù bujo, seguitava a cader la neve e somigliava ad un ampio lenzuolo disteso sulla città regicida; erano circa le sette ore di sera; si vedevano appena pochi viandanti per le strade, ciascuno ragionava sommessamente in famiglia dei terribili eventi della giornata trascorsa.
I quattro compagni inferrajuolati traversarono tutte le piazze e le vie della Città-Vecchia, sì frequentate nel giorno, allora tanto deserte. D’Artagnan li guidava, procurando tratto tratto di riconoscere delle croci che col suo pugnale aveva fatte sui muri, ma era notte sì oscura che si stentava a distinguere tali vestigia indicatrici. Egli però si era fitto così bene in mente ogni muricciuolo, ogni fontana, ogni insegna, che dopo aver camminato una mezz’ora giunse coi suoi tre compagni alle viste dell’abitazione isolata.
Per un momento d’Artagnan credè che il fratello di Parry fosse sparito, ma s’ingannava: il robusto Scozzese, avvezzo ai ghiacci delle sue montagne, si era disteso in terra, e simile ad una statua buttata giù dalla sua base si era lasciato cuoprir tutto di neve, ma all’avvicinarsi dei quattro uomini egli si alzò.
«Animo, disse Athos, anche questo è un buon servitore. Vero Dio! le brave genti non sono rare come si crede, e questa è cosa che dà coraggio.
«Non ci affrettiamo di troppo ad intesser corone pel nostro Scozzese; rispose d’Artagnan, secondo me, il briccone è qui per suo proprio conto. Io ho inteso dire che quei signori che son nati dall’altra parte della Tweed sogliono serbar molto rancore.... giudizio con messer Groslow! potrebbe passare un tristo quarto d’ora se lo incontrasse».
E distaccatosi dagli amici, si appressò allo Scozzese e si fece riconoscere; indi accennò agli altri che venissero.
«Ebbene? domandò Athos in inglese.
«Non è uscito alcuno, rispose il fratello di Parry.
«Bene; Porthos, restate con quest’uomo, e voi pure, Aramis. D’Artagnan mi condurrà presso a Grimaud».
Grimaud, non meno immobile che lo Scozzese, stava come appiccicato a un salice rotto, con una buca del quale si era fatto una specie di casotto. Per un poco, conforme aveva temuto dell’altra sentinella, d’Artagnan credè che l’immascherato fosse uscito e che Grimaud lo avesse seguitato.
Ad un tratto comparve una testa e fece udire un piccolo fischio.
«Oh! disse Athos.
«Sì», disse Grimaud.
Si accostarono al salice.
«Orsù, domandò d’Artagnan, è partito qualcuno?
«No, ma qualcuno è entrato, fece Grimaud.
«Uomo o donna?
«Uomo.
«Ah ah! allora sono due.
«Vorrei che fossero quattro, replicò Athos, almeno la partita sarebbe uguale.
«Saranno forse quattro, ribattè d’Artagnan.
«Come mai?
«E forse non potevano esser degli altri nella casa ad attenderli?
«Si può vedere, suggerì Grimaud additando una finestra dalle imposte della quale trapelava qualche raggio di lume.
«Così è, approvò d’Artagnan, chiamiamo gli altri».
E girarono attorno all’abitazione per far segno di tornare indietro a Porthos ed Aramis.
I quali accorsero con tutta premura.
«Avete veduto qualche cosa?
«No, ma ora sapremo», disse d’Artagnan.
E mostrava Grimaud, che aggrappandosi alle punte del muro, era già in alto di cinque o sei piedi più su del suolo.
Tutti quattro si avvicinarono. Grimaud continuava a salire con l’agilità di un gatto; finalmente gli riuscì di afferrare uno di quei ganci che servono a tener ferme le imposte quando sono aperte; nello stesso tempo incontrò col piede uno scavo che gli sembrò gli presentasse un sufficiente punto d’appoggio, poichè accennò di essere arrivato alla meta. E allora mise l’occhio alla fessura dello sportello.
«Ebbene?» domandò d’Artagnan.
Grimaud mostrò la mano chiusa con due sole dita ritte.
«Parla, disse Athos, non si veggono i tuoi segni. Quanti sono?»
Grimaud fece uno sforzo inaudito, poichè rispose:
«Due: uno è dirimpetto a me, l’altro mi volge le spalle.
«Ottimamente. E qual è quello di faccia a te?
«L’uomo che ho visto passare.
«Lo conosci?
«Ho creduto di riconoscerlo, e non isbagliavo: grosso e corto.
«Chi è? richiesero insieme e a voce bassa i quattro amici.
«Il generale Oliviero Cromvello».
Eglino si guardarono.
«E l’altro? seguitò ad interrogare Athos.
«Alto e magro.
«È il boja, dissero uniti d’Artagnan ed Aramis.
«Non gli vedo se non la schiena, aggiunse Grimaud, ma aspettate, si muove, si gira: si è levata la maschera, potrò distinguere.... Ah!»
Grimaud, quasi avesse avuta una botta al cuore, lasciò andare il gancio di ferro e si gittò all’indietro urlando. Porthos lo trattenne fra le sue braccia.
«Lo hai visto? dissero i quattro camerati.
«Sì, rispose Grimaud, irti i capelli e col sudore sulla fronte.
«Il grande e magro? fece d’Artagnan.
«Sì.
«Insomma, il boja? chiese Aramis.
«Sì.
«E chi è? disse Porthos.
«_Lui! lui!_ balbettò Grimaud, giallo come un morto, e con la sua mano tremante premendo quella del padrone.
«Chi, _lui?_
«Mordaunt!»
D’Artagnan, Porthos ed Aramis diedero una esclamazione di giubilo. Athos mosse un passo indietro, si mise la mano sulla fronte, e disse:
«Fatalità, fatalità!»
LXXIII.
_La casa di Cromvello._
Difatti era Mordaunt quello che d’Artagnan aveva seguitato senza riconoscerlo.
Entrato nella casa si era tolta la maschera e staccata la barba grigia postasi onde meglio cambiarsi, aveva salito la scala, aperto un usciale, ed in una camera rischiarata da una lampada e parata di colore molto oscuro, erasi trovato in faccia ad un uomo che scriveva seduto davanti al tavolino.
Era questi Cromvello.
Cromvello aveva in Londra, come è noto, due o tre di quei ricoveri, che non si sapevano tampoco da’ suoi amici, e di cui affidava il segreto soltanto ai più intimi: e fra questi, noi ce ne rammentiamo, poteva essere annoverato Mordaunt.
Quando esso entrò, Cromvello alzò il capo.
«Siete voi, Mordaunt? gli disse, siete venuto assai tardi.
«Generale, rispose il giovane, ho voluto veder la cerimonia sino alla fine, e mi ha preso tempo.
«Ah! fece Cromvello, non vi credevo per solito tanto curioso.
«Sono sempre curioso di contemplare la caduta di un nemico di Vostro Onore, e quello non era fra i minimi. Ma voi, generale, non eravate a White-Hall?
«No» disse Cromvello.
E vi fu un momento di silenzio.
«Avete avuti dei dettagli? domandò Mordaunt.
«Nessuno. Sono qui da stamane: sapevo unicamente che v’era un complotto per salvare il re.
«Ah! lo sapevate?
«Poco importa: quattro uomini travestiti da operaj dovevano trarre di prigione il re e condurlo a Greenwich, dove lo attendeva una barca.
«E istrutto di tutto questo, Vostro Onore se ne stava qui, distante dalla Città-Vecchia, quieto ed inoperoso?
«Quieto sì, disse Cromvello, ma chi vi dice inoperoso?
«Per altro, se riusciva la trama?
«Lo avrei bramato.
«Io pensava che Vostro Onore considerasse la morte di Carlo I come una disgrazia necessaria al bene dell’Inghilterra.
«E tale è sempre la mia opinione; ma purchè morisse, non era d’uopo d’altro; e forse sarebbe stato meglio che ciò non avvenisse sul patibolo.
«Perchè mai?»
Cromvello sorrise.
«Perdonatemi, generale, vi è però noto che io sono apprendista politico, e desidero in ogni circostanza approfittarmi delle lezioni che si compiace darmi il mio maestro.
«Perchè si sarebbe detto ch’io lo avevo fatto condannare per giustizia e lasciato fuggire per misericordia.
«Ma se fuggiva realmente?
«Impossibile.
«Impossibile?
«Erano prese le mie precauzioni.
«E Vostro Onore conosce i quattro che avevano intrapreso di salvare il re?
«Sono Francesi: due mandati da Enrichetta a suo marito, e due da Mazzarino a me.
«E credete, signore, che Mazzarino li abbia incaricati di far ciò che hanno fatto?
«Può darsi, ma ora li biasimerà.
«Lo pensate?
«Ne son certo.
«Perchè?
«Perchè non hanno avuto buon esito.
«Vostro Onore mi aveva donati due di quei Francesi quando non erano colpevoli se non di essersi armati a favore di Carlo I; adesso che sono rei di complotto contro l’Inghilterra, vuol darmeli tutti quattro?
«Prendeteli» disse Cromvello.
Mordaunt s’inchinò con un sorriso di ferocia trionfante.
«Ma, soggiunse Oliviero, scorgendo che quegli si accingeva a ringraziarlo, torniamo di grazia a quell’infelice Carlo. Fra il popolo vi sono state delle grida?
«Poche, se non se: _evviva Cromvello!_
«Voi, dove eravate?»
Mordaunt guardò un momento il generale, per discernere da’ suoi occhi se gli faceva una domanda inutile e sapeva già tutto.
Ma lo sguardo acuto di Mordaunt non potè penetrare nelle oscure profondità di quello di Cromvello.
«Io era situato in maniera da vedere e udir tutto», rispose.
Allora toccò a Cromvello di fissar ben bene Mordaunt, ed a questo toccò di rendersi impenetrabile. Dopo pochi minuti secondi di esame girò in là il ciglio con indifferenza.
«Pare, soggiunse Oliviero, che il carnefice capitato d’improvviso abbia fatto benone l’obbligo suo; almeno, da quanto mi fu riferito, il colpo è stato vibrato con mano maestra».
Mordaunt si ricordò come Cromvello gli aveva detto non averne avuto verun dettaglio, e quindi fu convinto che il generale fosse stato presente all’esecuzione, benchè nascosto dietro ad una cortina o a qualche persiana.
«Realmente, replicò Mordaunt con voce quieta e faccia impassibile, è bastato un sol colpo.
«Sarà stato forse, osservò Cromvello, un uomo del mestiere.
«Credete così, signore?
«E perchè no?
«Non aveva però la cera di un boja.
«E chi altro che un boja, disse Cromvello, avrebbe voluto esercitare sì orribili funzioni?
«Eh! fece Mordaunt, chi sa? un nemico particolare del re Carlo che avesse fatto voto di vendetta e compiuto il suo voto; forse un gentiluomo che avesse motivi d’odiare il re decaduto, e sapendo ch’esso era per fuggire, e per sottrarglisi, si sia impiantato a lui dinanzi, mascherato il viso ed in pugno la scure, non più come ajuto del carnefice, ma qual mandatario della fatalità.
«Può essere, disse Cromvello.
«E se così fosse, Vostro Onore biasimerebbe la sua azione?
«A me non si spetta a giudicarlo: è un affare tra Dio e quel tale.
«Ma se Vostro Onore conoscesse il gentiluomo?
«Non lo conosco, signor mio, ribattè Cromvello, nè voglio conoscerlo. Che importa a me che sia uno o l’altro? Dacchè Carlo era condannato, non è un uomo che gli ha troncata la testa, è la mannaja.
«Eppure, aggiunse Mordaunt, senza colui, il re era salvo».
Cromvello sorrise.
«Ma di certo! voi stesso lo diceste, lo portavano via.
«Lo portavano sino a Greenwich. Là s’imbarcava sopra una filuca co’ suoi quattro liberatori. Sulla filuca però erano quattro uomini miei, e quattro botti di polvere della nazione. In mare i miei uomini scendevano nella lancia.... e voi, Mordaunt, siete già troppo abile politico perchè io vi spieghi il resto.
«Sì, in mare saltavano tutti per aria.
«Precisamente. L’esplosione operava ciò che non aveva voluto operare la mannaja. Il re Carlo spariva annientato. Si diceva che sottratto all’umana giustizia, la celeste vendetta lo aveva inseguito e raggiunto: noi eravamo soltanto suoi giudici, Dio solo aveva voluta la sua morte. Ecco quanto mi ha fatto perdere il vostro immascherato. Vedete dunque che avevo ragione quando bramavo non conoscerlo; mentre, davvero, ad onta delle sue eccellenti intenzioni, non potrei essergli grato di ciò che ei fece.
«Signore, replicò Mordaunt, al solito io m’inchino e mi umilio a voi dinanzi; voi siete un pensatore profondo, e (continuò) era sublime la vostra idea della barca incendiata.
«Assurda, replicò Cromvello, assurda, poichè è diventata inutile. In politica non v’è altra idea sublime fuor di quella che porta al risultato; quelle che non l’ottengono sono stolide ed aride. Questa sera dunque andrete a Greenwich (seguitava Oliviero alzandosi) domanderete del padrone del _Lampo_, gli mostrerete un fazzoletto bianco con un nodo a ciascuna delle quattro cocche: tale è il segno convenuto; direte alla gente di riprender terra, e farete riportare la polvere all’arsenale, ammenochè....
«Ammenochè.... ripetè il giovane a cui brillava il volto di allegrezza selvaggia mentre parlava il generale.
«Ammenochè la filuca nello stato in cui è, non possa servire ai vostri particolari progetti.
«Ah, milord, milord! Iddio facendovi suo eletto, vi diede anco il suo sguardo a cui nulla può sfuggir mai!
«Mi pare che mi chiamiate milord! fece ridendo Cromvello. Va bene perchè siamo qui fra noi, ma converrebbe badare che non vi scappasse una parola simile davanti agli imbecilli nostri puritani.
«E non sarà Vostro Onore chiamato così fra poco?
«Almeno lo spero, ma non è ancora tempo».
Cromvello si levò e prese il ferrajuolo.
«Partite, mio signore? domandò Mordaunt.
«Sì; ho dormito qui jeri l’altro e jeri, e sapete che non è mio costume dormire tre volte nello stesso letto.
«Dunque, Vostro Onore, mi concede piena libertà per tutta la nottata?
«Ed anche per la giornata di domani, se occorre. Da jeri sera (aggiungeva Cromvello sogghignando) faceste abbastanza pel mio servizio, e se avete qualche affare vostro proprio da regolare è giusto che io vi dia il tempo a ciò opportuno.
«Grazie, signore, e mi lusingo che sarà bene impiegato».
Cromvello fece a Mordaunt un cenno col capo; indi volgendosi gli domandò:
«Siete armato?
«Ho la mia spada.
«E nessuno che vi attenda alla porta?
«Nessuno.
«Allora dovreste venir meco, signor Mordaunt.
«Grazie, signore: il giro che vi convien fare passando dal sotterraneo mi toglierebbe tempo, e da quanto mi avete detto ne ho perduto digià troppo. Uscirò dall’altra porta.
«Andate» disse Cromvello.
E posando la mano sopra un bottoncino celato, fece aprire un usciale sì ben nascosto dal parato ch’era impossibile all’occhio più pratico il riconoscerlo.
E questo mosso da una molla di acciajo, si chiuse dietro di lui.
Era uno di quegli sbocchi segreti che l’istoria ci riferisce esistessero in tutte le case misteriose dove abitava Cromvello.
Passava sotto una strada che andava a dare in fondo ad una grotta, nel giardino di un’altra casa situata distante cento passi da quella onde si era partito il futuro protettore.
Da ciò si spiega come Grimaud non aveva potuto vedere escire alcuno, e come nulladimeno fosse escito Cromvello.
Durante codesta ultima parte della scena, dall’apertura che lasciava un lembo della cortina mal tirata Grimaud aveva distinti i due uomini, e successivamente ravvisati Cromvello e Mordaunt.
Noi già sappiamo l’effetto che produsse questa nuova sui quattro amici.
Fu il primo d’Artagnan a riacquistare per intiero le sue facoltà intellettuali.
«Mordaunt! esclamò, ah, Iddio ce lo manda!
«Sì, disse Porthos, si sfondi la porta, ed avventiamoci addosso a lui.
«Anzi, non isfondiamo, non facciamo chiasso. Il rumore richiama gente, giacchè se egli è, conforme asserisce Grimaud, col suo degno padrone, deve essere nascosto a qualche cinquantina di passi qua lontano un corpo di guardia di _coste di ferro_. Olà Grimaud! venite qui, e procurate star ritto sulle gambe».
Grimaud si avvicinò. Col sentimento gli era tornato il furore, ma stava saldo.
«Bene, fece d’Artagnan, adesso salite di nuovo a quel balcone, e diteci se il Mordaunt è tuttora in compagnia, se si dispone ad andarsene o a coricarsi; s’è in compagnia, attenderemo che sia solo; se va fuori, lo prenderemo all’uscire; se si trattiene, romperemo la finestra. È sempre meno difficile e rumoroso che una porta».
Grimaud cominciò ad arrampicarsi cheto cheto.
«Athos ed Aramis, custodite l’altro sbocco; Porthos ed io restiamo qua».
I due camerati obbedirono.
«Ebbene? domandò d’Artagnan.
«È solo, rispose Grimaud.
«Ne sei certo?
«Sì.
«Non abbiam visto partirsi l’altro.
«Sarà andato dal secondo usciale.
«Che fa egli?
«Si avvolge nel ferrajuolo e si mette i guanti.
«A noi!» disse d’Artagnan.
Porthos mise mano al pugnale, e macchinalmente lo trasse dal fodero.
«Riponi, amico Porthos, avvertì il tenente; non si deve tirar subito. Lo abbiamo in nostro potere, si proceda con ordine. Abbiamo da richiederci qualche scambievole spiegazione, e questa è una copia della scena di Armentières: se non che speriamo che costui non abbia progenie, e schiacciato lui sia tutto schiacciato.
«Zitto! fece Grimaud, ecco che si apparecchia ad andarsene. Si accosta al lume. Lo smorza. Non veggo più niente.
«Dunque in terra, in terra!»
Grimaud saltò all’indietro e cadde in piedi. La neve attutiva il rumore; nulla si intese.
«Va a prevenire Athos ed Aramis; si pongano uno per ogni lato della porta, come faremo Porthos ed io; battano le mani se lo acchiappano, e noi eseguiremo altrettanto se egli è nostro».
Grimaud disparve.
«Porthos! raccomandava il Guascone, tirate meglio indietro le larghe spalle; è necessario ch’esca senza scorgere cosa alcuna.
«Purchè venga di qua!
«Silenzio!»
Porthos si pigiò al muro quasi volesse entrarvi dentro; lo stesso fece d’Artagnan.
Allora si udì camminare Mordaunt per la scala. Scorse stridendo uno sportello non visto nell’intelajatura. Mordaunt guardò, e mercè le precauzioni prese dai due amici nulla distinse. Introdusse la chiave nella serratura, aprì, e si mostrò su la soglia.
E nel punto medesimo si trovò faccia a faccia con d’Artagnan.
Voleva respingere la porta, ma Porthos slanciandosi ad afferrare il bottoncino la spalancò affatto.
Porthos battè tre volte le mani, ed accorsero Athos ed Aramis.
Mordaunt diventò paonazzo, ma non diede un grido, non chiamò ajuto.
D’Artagnan andò direttamente addosso a Mordaunt, e spingendolo per così dire col petto gli fece risalire a passi indietro tutta la scala, rischiarata da una lampada che permetteva al Guascone di non perdere di vista le mani di Mordaunt. Ma questi comprese che anche ucciso d’Artagnan, gli resterebbe da disfarsi degli altri tre nemici: sicchè non fece un movimento di difesa, non un gesto di minaccia. Mordaunt, arrivato all’uscio, si sentì su questo incalzato, e di certo credè che là fosse per finir tutto: s’ingannava però, chè il tenente stese la mano ed aprì, ed esso e Mordaunt si trovarono nella stanza ove dieci minuti prima il giovane se ne stava a discorrere con Cromvello.
Dopo di lui entrò Porthos; aveva disteso il braccio e staccata la lampada dal palco, e con questa ne accese un’altra.
Comparvero Athos ed Aramis, e chiusero a chiave.
«Favorite accomodarvi», disse d’Artagnan a Mordaunt porgendogli una sedia.
Quegli prese la seggiola e si mise pallido e tranquillo. A tre passi di distanza Aramis ne recò altre tre, per sè, per d’Artagnan e per Porthos.
Athos andò ad assidersi in un canto, nel luogo più appartato della camera, sembrando deciso di rimanere immobile spettatore di quanto accadrebbe.
Porthos si situò a mano sinistra, ed Aramis alla destra del Guascone.
Athos pareva abbattuto. Porthos si stropicciava le palme delle mani con impazienza febbrile.
Aramis, sogghignando, si mordeva le labbra sino a spremerne il sangue.
D’Artagnan era il solo che si moderasse, almeno in apparenza.
«Signor Mordaunt, esso disse, giacchè dopo tante giornate perdute a correrci appresso uno coll’altro, alla fine il caso ci riunisce, discorriamola un poco, se non vi dispiace».
LXXIV.
_Conversazione._