Part 42
In quell’istante un cavallo senza cavalcante, grondante di schiuma, l’occhio infuocato, aperte le nari, che veniva correndo, riconosciuto il padrone, gli si fermava accanto: era Arturo.
Il re sorrise, lo accarezzò colla mano, e leggermente si pose sulla sella.
«Animo, signori! gli disse, guidatemi dove vi aggrada.»
Ma voltosi con impeto, soggiunse:
«Eh! aspettate! mi pare di aver veduto muovere di Winter: se ancora vive, deh! per quanto vi avete di più sacro, non abbandonate questo nobile gentiluomo!
«Oh! non dubitate, re Carlo, fece Mordaunt, la palla ha trapassato il cuore!
«Ahi! disse d’Artagnan ad Athos e ad Aramis, non proferite un accento, non azzardate uno sguardo per me nè per Porthos, giacchè milady non è morta, e vive l’anima sua nel corpo di quel demone!»
Il distaccamento si avviò alla città conducendo seco la regale sua preda; ma a mezza strada un ajutante di campo del generale Cromvello recò l’ordine al colonnello Thomlinson di condurre il re a Holdenby-Castle.
Nello stesso tempo partivano corrieri per ogni parte, onde annunziare all’Inghilterra e a tutta Europa come il re Carlo Stuart era prigioniero del generale Oliviero Cromvello.
E gli Scozzesi stavano ad osservare, col fucile al piede, e la _claymore_ nel fodero.
LX.
_Oliviero Cromvello._
«Venite voi dal generale? disse Mordaunt a d’Artagnan e Porthos; sapete che vi ha fatti chiamare per dopo l’azione.
«Prima di tutto andiamo a porre in luogo sicuro i nostri prigionieri, rispose d’Artagnan; sapete, signor mio, che quei gentiluomini vagliono mille cinquecento doppie ciascuno!
«Oh! non dubitate, replicò Mordaunt guardandoli con certi occhi di cui invano tentava nascondere la ferocia, i miei uomini a cavallo li custodiranno, e anche bene, ve lo garantisco!
«Io li custodirò anco meglio, ribattè il tenente dei moschettieri; e poi, che ci bisogna? una buona stanza con delle sentinelle, o la semplice loro parola che non cercheranno di fuggire. Io vado a provvedere a tutto questo, dopo di che avremo l’onore di presentarci dal generale e chiedergli i suoi comandi per Sua Eccellenza.
«Vi proponete dunque di partir presto?
«Il nostro incarico è terminato, e non altro ci ritiene in Inghilterra, che la volontà del grand’uomo presso il quale fummo inviati».
Il giovanotto si morse le labbra, si chinò all’orecchio al sergente, e gli disse:
«Seguiterete questi uomini, non li perderete di vista, e quando saprete ove siano alloggiati tornerete ad attendermi alla porta di città».
Il sergente accennò che obbedirebbe.
Allora Mordaunt, invece di andar dietro ai prigionieri che venivano ricondotti in città, si incamminò verso la collina da cui Cromvello aveva osservata la battaglia, e dove aveva fatto erigere una tenda.
Cromvello aveva proibito che si lasciasse penetrare alcuno presso di lui: ma la sentinella conoscendo Mordaunt per uno dei più intimi confidenti del generale, pensò che il divieto non lo risguardasse.
Sicchè Mordaunt schiuse un poco la tela, e vide Cromvello seduto davanti a un tavolino, con la testa nascosta fra le mani, e che a lui volgeva le spalle.
E questi, o udisse o no il rumore da lui fatto nell’entrare, non si girò nemmeno.
Il giovane rimase in piedi accanto all’uscio.
Dopo un momento Cromvello alzò la fronte, e come avesse sentito per istinto che ivi fosse qualcuno, volse il capo lentamente.
«Avevo detto che volevo esser solo! esclamò.
«Non si è creduto che la proibizione concernesse me; disse Mordaunt, non ostante, se l’ordinate, sono pronto a ritirarmi.
«Ah! siete voi, Mordaunt! e il generale diradava come per la forza della sua volontà il velo che gli ricuopriva le pupille; poichè siete qui, va bene, trattenetevi.
«Vi porto le mie congratulazioni.
«Congratulazioni! e di che?
«Della presa di Carlo Stuart. Ormai voi siete padrone dell’Inghilterra.
«Lo ero anche meglio due ore addietro.
«Come mai, generale?
«L’Inghilterra aveva d’uopo di me per prendere il tiranno: adesso il tiranno è preso. Lo avete veduto?
«Sì signore.
«Qual è la sua attitudine?»
Mordaunt esitò, ma parve che la verità gli uscisse per forza dal labbro.
«Quieta e decorosa, ei rispose.
«Che ha egli detto?
«Poche parole d’addio a’ suoi amici.
«A’ suoi amici! borbottò Cromvello, dunque ha degli amici!»
E indi più forte:
«Si è difeso?
«No, è stato abbandonato da tutti, eccetto da tre o quattro uomini; sicchè non v’era modo di difendersi.
«A chi ha consegnata la sua spade?
«Non l’ha consegnata, l’ha rotta.
«Ha fatto bene; ma invece di spezzarla, avrebbe operato meglio servendosene più utilmente».
Vi fu breve silenzio. Poscia Cromvello, osservando fisso Mordaunt, domandò:
«Se non isbaglio, il colonnello del reggimento che faceva scorta al re Carlo è stato ucciso?
«Sì signore.
«Da chi?
«Da me.
«Come si chiamava?
«Lord Winter.
«Vostro zio! gridò Cromvello.
«Mio zio? i traditori all’Inghilterra non sono di mia famiglia».
Cromvello stette alquanto pensieroso considerando il giovanetto; e poi colla profonda malinconia che tanto bene è dipinta da Shakspeare, gli disse:
«Mordaunt, voi siete un terribile servo!
«Quando il Signore ordina, l’altro rispose, non si sta titubanti. Abramo alzò il coltello sopra ad Isacco, eppur questi era suo figlio.
«Sì, ma il Signore non lasciò che si compiesse il sagrifizio.
«Io mi guardai intorno, e non vidi tra i cespugli della pianura verun capro che fosse fermo, replicò Mordaunt.
«Siete forte tra i forti, soggiunse Cromvello. E i Francesi, come si sono contenuti?
«Da gente di gran cuore.
«Sì sì, mormorò Cromvello, i Francesi si battono; e di fatto, se il mio cannocchiale è buono, mi pare di averli visti alla prima fila.
«V’erano realmente.
«Ma dopo di voi.
«Per colpa dei lor cavalli, e non di loro».
Vi fu una nuova pausa.
«E gli Scozzesi? chiese il generale.
«Hanno mantenuta la parola, e non si sono mossi.
«Sciagurati!
«Signore, i loro ufficiali domandano di vedervi.
«Non ho tempo. Sono stati pagati?
«Questa notte.
«Dunque partano, ritornino nei loro monti, celino colà la loro vergogna, se i monti sono per ciò atti abbastanza; io non ho più che fare con essi, nè essi con me. Andate, Mordaunt.
«Innanzi di andarmene, signore, ho da farvi qualche interrogazione.... ed anche una richiesta, mio padrone.
«A me?»
Mordaunt s’inchinò:
«Vengo da voi, mio eroe, mio protettore, mio padre, e vi dico: Padrone, siete contento di me?»
Cromvello guatò fisso Mordaunt.
Questi restò impassibile.
«Sì, dacchè vi conosco, faceste non solo il vostro dovere, ma anche di più: foste amico fedele, accorto negoziatore e buon soldato.
«Vi sovviene, mio signore, ch’io fui il primo ad aver l’idea di trattare cogli Scozzesi per la consegna del loro re?
«Sì, fu vostro il pensiero: io non portava ancora sino a tal punto il disprezzo degli uomini.
«Fui buon ambasciadore in Francia?
«Sì, ed otteneste da Mazzarino ciò ch’io bramava.
«Combattei sempre con calore per la vostra gloria ed i vostri interessi?
«Forse con troppo calore, e di questo appunto io poc’anzi vi faceva rimprovero. Ma a che volete arrivare con tante interrogazioni?
«Milord, a dirvi ch’è giunto il momento in cui potete con una sola parola ricompensare tutti i miei servigi.
«Ah! fece Oliviero con un piccol moto di sdegno, è vero; dimenticavo che ogni servigio merita premio, che voi mi serviste nè ancor foste premiato.
«Posso esserlo adesso, subito, ed oltre ad ogni mio desiderio.
«E come?
«Ho vicino alla mano il premio, quasi lo tocco.
«E qual è? vi è stato offerto dell’oro? bramate un grado? bramate un governo?
«Signore, mi accorderete la mia domanda?
«Sentiamo prima qual è.
«Quando mi diceste: Eseguirete un mio ordine, vi risposi io mai: sentiamo l’ordine?
«Ma se il vostro desiderio fosse impossibile a realizzarsi?
«Quando aveste un desiderio e m’incaricaste di compierlo, vi risposi mai: è impossibile?
«Però una richiesta preparata con tanto esordio....
«State pur quieto, signore! disse Mordaunt con un’espressione truce, non vi rovinerà.
«Ebbene, vi prometto di aderire alla vostra domanda per quanto sia in mia facoltà; esponetela.
«Questa mane furono fatti due prigionieri: questi io vi chieggo.
«Dunque hanno offerto un riscatto considerevole?
«Al contrario, li credo poveri.
«Ma allora, sono vostri amici?
«Sì, signore! esclamò Mordaunt, amici miei, carissimi amici, e darei per la lor vita la mia.
«Bene! disse Cromvello riprendendo con qualche gioja migliore opinione del giovanetto, io le li dono; neppur voglio sapere chi siano, fanne quel che a te piace.
«Oh grazie! grazie! da ora innanzi la mia vita è vostra, e anche perdendola, vi sarò sempre debitore; grazie, voi date un premio magnifico alla mia servitù».
Mordaunt si gettò ai ginocchi di Cromvello, e ad onta di ogni sforzo del generale puritano, il quale non voleva o fingeva non volere, lasciarsi rendere quell’omaggio quasi regale, gli prese la destra e la baciò.
«Come! disse Cromvello fermandolo mentre egli si alzava, non altra ricompensa! non oro! non gradi!
«Milord, voi mi deste quanto potevate darmi, ed io da questo giorno, vi sciolgo da ogni debito».
E Mordaunt balzò fuori dalla tenda con un giubilo che gli straboccava dal cuore e gli brillava nelle pupille.
Il generale lo seguitò con gli occhi.
«Ha ucciso suo zio! balbettò, ahimè! che servi sono i miei! Forse questo che nulla reclama, o nulla par che reclami, ha domandato di più dinanzi a Dio che quelli che verranno a chieder l’oro delle provincie e il pane degl’infelici; nessuno mi serve per niente. Carlo ch’è mio prigioniero, ha forse ancora degli amici, ed io non ne ho!»
E sospirando tornò nelle meditazioni che aveva sospese l’arrivo di Mordaunt.
LXI.
_I gentiluomini._
Mentre Mordaunt s’incamminava alla tenda di Cromvello, d’Artagnan e Porthos riconducevano i lor prigionieri nella casa a loro assegnata per alloggio in Newcastle.
Non era già sfuggita al Guascone la raccomandazione fatta da Mordaunt al sergente, e quindi esso con un cenno raccomandò ad Athos ed Aramis la massima prudenza. In conseguenza, questi andarono in silenzio accanto ai loro vincitori, nè ciò riusciva loro difficile, imperciocchè ciascuno aveva da fare abbastanza a rispondere a’ suoi propri pensieri.
Se mai vi fu un uomo attonito, si fu Mousqueton, quando di sulla soglia vide avanzare i quattro amici accompagnati dal sergente e da una diecina d’uomini. Si stropicciò gli occhi, non potendosi decidere a riconoscere Athos ed Aramis; ma alla fine gli toccò cedere all’evidenza; ed era per dar fuori in grandi esclamazioni, se Porthos non gli avesse chiusa la bocca con uno di quegli sguardi che non danno campo a discutere.
Mousqueton rimase piantato accanto alla porta attendendo la spiegazione di cosa tanto singolare; e quel che più lo confondeva si era che i quattro amici mostravano perfino di non più riconoscersi fra loro.
La casa in cui d’Artagnan e Porthos condussero Athos ed Aramis era quella dove abitavano dal giorno innanzi e a loro data dal generale Cromvello; formava l’angolo di una strada, ed aveva una specie di giardino e le scuderie che giravano sulla via attigua.
Le finestre del pian terreno, secondo accade spesso nelle piccole città di provincia, avevano le inferriate, talchè somigliavano di molto a quelle di una carcere.
I due amici fecero entrare avanti i prigionieri, e si stettero sull’ingresso, dopo avere ordinato a Mousqueton di menare alla stalla i quattro cavalli.
«Perchè non entriamo con loro? domandò Porthos.
«Perchè prima, rispose d’Artagnan, convien vedere che cosa vogliono da noi quel sergente e gli otto o dieci uomini che sono seco».
Il sergente e que’ suoi sottoposti si piantarono nel piccolo giardino.
D’Artagnan li richiese di che cosa bramassero e perchè stessero colà.
«Abbiamo ordine, disse il sergente, di ajutarvi a custodire i vostri prigionieri».
Su ciò non v’era da ripetere, ed anzi era un’attenzione assai gentile di cui bisognava mostrarsi grati. D’Artagnan ringraziò il militare, e gli diede una _corona_ per bere alla salute del general Cromvello.
Colui rispose che i puritani non bevevano, e si mise in tasca la moneta.
«Ah, caro d’Artagnan! fece Porthos, che trista giornata!
«Che dite mai, Porthos! chiamate trista la giornata in cui abbiamo ritrovati i nostri amici!
«Sì, ma in qual circostanza?
«È vero che la situazione è scabrosa, replicò d’Artagnan; ma non importa, entriamo e procuriamo di veder chiaro nelle nostre faccende.
«Sono imbrogliatissimo, e adesso capisco perchè Aramis mi raccomandava tanto di strozzare l’orribile Mordaunt.
«Zitto! non pronunziate quel nome.
«E che fa, se io parlo francese ed essi sono Inglesi?»
D’Artagnan fissò in viso Porthos con quell’aria di ammirazione che un uomo ragionevole non può negare agli spropositi di qualunque genere siano.
E mentre Porthos fissava lui pure senza comprendere il suo stupore, ei lo spinse dicendogli:
«Entriamo».
Porthos fu il primo a passare, e d’Artagnan secondo. Questi chiuse bene la porta, e si strinse un dopo l’altro al seno i due amici.
Athos era mesto all’eccesso, Aramis guardava i due sopraggiunti senza parlare, ma con tanta espressione che d’Artagnan lo capì.
«Volete sapere com’è che siamo qui? è facilissimo l’indovinarselo: Mazzarino ci ha incaricati di recare una lettera al generale Cromvello.
«Ma in che modo vi trovate accanto a Mordaunt, fece Athos, del quale vi avevo raccomandato di diffidare?
«E che io vi pregai di scannare, continuò Aramis.
«Sempre per Mazzarino. Cromvello lo aveva inviato a Mazzarino; Mazzarino ha inviati noi a Cromvello: in tutto questo v’è una fatalità.
«Sì, avete ragione, d’Artagnan, una fatalità che ci divide e ci rovina. Sicchè mio caro Aramis, non ne discorriamo più, e apparecchiamoci a subire la nostra sorte.
«Cospetto! al contrario, discorriamone, giacchè una volta per tutte è convenuto che siamo sempre insieme benchè in cause opposte.
«Ah sì! molto opposte, seguitò sorridendo Athos, giacchè qui, ve lo domando, a qual causa servite? D’Artagnan, vedete a che v’impiega quel miserabile Mazzarino. Capite di qual delitto oggi vi rendeste colpevole? dell’arresto del re, della sua morte.
«Oh oh! fece Porthos, lo credete davvero?
«Esagerate, disse d’Artagnan, non siamo ancora a tanto.
«Eh, anzi ci avviciniamo, per Bacco! Perchè si arresta un re? Quando si vuole rispettarlo come padrone non si compra come uno schiavo. Vi pensate che per porlo sul trono, Cromvello lo abbia pagato duecento mila lire sterline? Lo uccideranno, siatene certi, ed anche è questo il minimo delitto che possono commettere.
«Non dico di no, e in sostanza potrebbe darsi, rispose d’Artagnan, ma a noi che interessa? Io sono qui perchè sono soldato, perchè servo i miei padroni, cioè quelli che mi pagano il mio soldo. Ho giurato di obbedire e obbedisco; ma voi che non faceste giuramenti, a qual causa servite, e perchè siete qua?
«La causa la più sacra che esista al mondo, disse Athos, quella della sventura, della regale dignità e della religione. Un amico, una sposa, una figlia ci fecero l’onore di chiamar noi in loro ajuto; noi li secondammo a tenore dei nostri deboli mezzi, e Dio ci terrà conto della volontà in difetto del potere. Voi siete libero di pensare altrimenti, d’Artagnan, di considerare le cose in altra guisa; io non vuo’ dissuadervene, ma vi biasimo.
«Oh! oh! replicò d’Artagnan, e che mi fa in conclusione che il signor Cromvello, che è Inglese, si ribelli contro il suo re ch’è Scozzese? Io sono Francese, e tutte queste cose non mi riguardano: perchè me ne vorreste render responsabile?
«Realmente!.... aggiunse Porthos.
«Perchè tutti i gentiluomini son fratelli, perchè voi siete gentiluomo, perchè i re di tutti i paesi sono primi fra i gentiluomini; perchè la plebe cieca, ingrata, ignorante, si prende sempre piacere ad abbassare ciò ch’è a lei superiore, e siete voi, voi, d’Artagnan, uomo della vecchia signoria, uomo di bel nome, uomo di buona spada, che contribuiste a dare un re in balia a birraj, a sartori, a carrettaj! Ah! d’Artagnan, come soldato forse faceste l’obbligo vostro, ma come gentiluomo siete reo: io ve lo dico!»
D’Artagnan masticava il gambo di un fiore, non rispondeva, e si sentiva conturbato, poichè quando distoglieva lo sguardo da quello di Athos incontrava quello di Aramis.
«E voi, Porthos, continuò il conte quasi avesse pietà dell’imbarazzo di d’Artagnan, voi il miglior cuore, il miglior amico, il soldato migliore ch’io conosca; voi che l’anima vostra faceva degno di nascere sui gradini di un soglio, e che presto o tardi sarete premiato da un sovrano intelligente; voi, caro Porthos, gentiluomo pei costumi, per le inclinazioni e pel coraggio, siete reo al pari di d’Artagnan».
Porthos arrossì, ma di piacere anzi che di confusione, e chinando la testa come se fosse molto umiliato, rispose:
«Sì, conte, sì, credo che abbiate ragione».
Athos si alzò.
«Orsù, disse appressandosi a d’Artagnan e porgendogli la destra, non vi adirate, figliuol mio; quanto vi ho detto ve l’ho detto se non colla voce, col cuore almeno di un padre. Ben mi sarebbe stato più facile, siatene pur persuaso, di ringraziarvi per avermi salvata la vita e non pronunziare una parola de’ miei sentimenti.
«Senza dubbio, replicò d’Artagnan premendo anche esso la mano ad Athos; ma egli è che avete certi benedetti sentimenti che non da tutti possono aversi. Chi si va ad immaginare che un uomo di giudizio abbandoni la sua casa, la Francia, il suo pupillo, amabile giovanetto (chè lo vedemmo al campo) per correre dove? in ajuto ad una regia autorità vacillante e tarlata, la quale una di queste mattine crollerà come una vecchia baracca? Il sentimento che voi dite è bello sicuramente, e tanto bello ch’è sovrumano.
«Qualunque sia, rispose Athos, senza incappare nel laccio che con arte da Guascone il suo amico stendeva al paterno suo affetto per Raolo, voi in fondo al cuore sapete ch’egli è giusto.... Ma io ho torto di discutere col mio padrone. D’Artagnan, io sono vostro prigioniero, e come tale trattatemi.
«Per Diana! sapete pure che non lo sarete per molto tempo, disse il tenente dei moschettieri.
«No, no, ripicchiò Aramis, perchè si farà a noi come a quei prigionieri presi a Philipphaus.
«E che fu fatto a coloro? domandò d’Artagnan.
«Eh! la metà impiccata, e l’altra metà fucilata.
«Ed io vi garantisco, soggiunse d’Artagnan, che sinchè mi rimanga nelle vene una stilla di sangue non sarete fucilati nè appiccati. Vengano, vengano, cospettone! E poi, Athos, vedete quella porta?
«Ebbene?
«Da quella voi passerete quando vogliate, giacchè da questo punto voi ed Aramis siete liberi come l’aria.
«Qui ben riconosco l’indole vostra, mio prode d’Artagnan, fece Athos, ma non siete più padrone di noi; la porta è custodita, vi è pur noto.
«Or bene, la sforzerete; seguitò Porthos, chi v’è egli? tutto al più dieci uomini.
«Sarebbero nulla per noi quattro, sono troppi per noi due. No, no, sentite; come siamo, ci è forza perire. Vedete l’esempio fatale: su la strada del Vendomese, voi d’Artagnan, sì coraggioso, voi Porthos sì valoroso, foste battuti; oggi lo siamo Aramis ed io, tocca a noi. E ciò non ci avvenne giammai quando eravamo tutti e quattro riuniti; si muoja dunque conforme è morto Winter: per me, lo dichiaro, non acconsento a fuggire se non tutti e quattro insieme.
«È impossibile, disse d’Artagnan, noi siamo sotto gli ordini di Mazzarino.
«Lo so, e non vi pungo maggiormente; i miei ragionamenti nulla hanno prodotto; bisogna che siano stati cattivi se non hanno avuto alcun dominio sopra intelletti tanto giusti come i vostri.
«D’altronde, continuò Aramis, quando anche avessero fatto effetto, la migliore si è di non compromettere due ottimi amici quali sono d’Artagnan e Porthos. Non dubitate, signori, noi morendo vi faremo onore. In quanto a me, mi sento superbo di andare incontro alle palle ed anco alla corda con voi, Athos, giacchè mai non mi sembraste sì grande come quest’oggi».
D’Artagnan non diceva niente, ma dopo aver rosicato il gambo del fiore si rosicava le dita.
«Vi figurate forse, riprese alfine, che si voglia uccidervi? e perchè fare? che interesse si ha alla vostra morte? E d’altronde siete nostri prigionieri.
«Pazzo, pazzo! rispose Aramis, non conosci dunque Mordaunt? Ebbene, io ho ricambiata con lui una sola occhiata, ed in quella sua ho visto ch’eravamo condannati.
«Fatto sta che mi rincresce di non averlo strangolato secondo mi suggeriste, replicò Porthos ad Aramis.
«Eh, m’importa assai di Mordaunt! esclamò d’Artagnan, cospetto! se mi stuzzica un po’ troppo, lo schiaccierò io, quell’insetto! Non iscappate, è inutile, mentre, ve lo giuro, siete qui in sicuro quanto lo eravate venti anni addietro, Athos, voi in via di Feron, Aramis, voi nella via di Vaugirard.
«Oh! disse Athos stendendo la mano verso una delle due finestre colle inferriate che davano luce alla stanza, tra poco saprete che pensare, giacchè eccolo che corre in qua.
«E chi?
«Mordaunt».
Diffatti, seguendo la direzione accennata da Athos, d’Artagnan vide un cavaliero che veniva di galoppo.
Era realmente Mordaunt.
D’Artagnan si scagliò fuori dalla camera.
E perchè Porthos voleva irgli appresso, ei gli disse:
«Restate costì, e non venite se non quando mi udrete battere il tamburo colle dita sulla porta».
LXII.
_Gesù Signore!_
Allorchè Mordaunt arrivò di faccia alla casa, distinse d’Artagnan sulla soglia e i soldati distesi qua e là con le loro armi sopra l’erbetta del giardino.
«Olà! gridò con voce soffocata dalla precipitazione della corsa, i prigionieri sono sempre costà?
«Sì, signore, disse il sergente».
E si drizzò subito, ugualmente che i suoi uomini, e si toccò come essi il cappello.
«Bene. Quattro uomini per prenderli e condurli sul momento al mio alloggio».
Si apparecchiarono i quattro richiesti.
«Che c’è? fece d’Artagnan con quell’aria beffarda che i nostri leggitori debbono aver in lui riscontrata molte volte dacchè lo conoscono, che c’è, di grazia?
«V’è, signor mio, rispose Mordaunt, che ordino a quattro soldati di pigliare i prigionieri da noi fatti stamani a menarli al mio alloggio.
«E perchè mo’? domandò d’Artagnan. Scusate la curiosità, ma capite che bramo essere schiarito su quest’oggetto.
«Perchè adesso i prigionieri sono miei, fece con alterigia Mordaunt, ed io ne dispongo a mio capriccio.
«Con permesso, mio giovane signorino, e’ mi pare che sbagliate; questi per solito sono di quelli che gli hanno presi, e non di coloro che sono stati a vederli prendere. Voi potevate prendere milord Winter, che per quanto si dice era vostro zio, ed avete preferito ucciderlo: va benone; il signor du Vallon ed io potevamo uccidere quei due gentiluomini, ed abbiamo preferito prenderli: ciascuno ha il suo gusto».
A Mordaunt diventarono bianche le labbra.
D’Artagnan capì che le cose non tarderebbero a guastarsi, e si mise a suonare sull’usciale la marcia delle guardie.
Al primo tempo battuto uscì Porthos, e si pose dall’altra parte della porta, di cui toccava coi piedi la soglia e col capo la cima.
Nè Mordaunt mancò già di accorgersene, onde disse, principiando a mostrare la collera che lo rodeva:
«Signore, fareste una resistenza inutile: i prigionieri mi sono stati donati in questo punto dal generale in capo mio illustre proiettore, dal signor Oliviero Cromvello».
Queste parole colpirono d’Artagnan alla guisa di un fulmine. Gli salì il sangue alle tempie, gli passò una nube avanti agli occhi, comprese la feroce speranza del giovanotto, e la sua mano scese per un moto naturale sull’impugnatura della sua spada.
Porthos poi lo osservava onde sapere ciò che avesse da fare e regolare i propri atti a tenore de’ suoi.
Gli sguardi di Porthos diedero più timore che quiete a d’Artagnan, il quale principiò a dolersi di aver richiamata la forza brutale del suo compagno in un affare che gli sembrava specialmente andasse maneggiato coll’astuzia.