Una sfida al Polo

Part 2

Chapter 23,539 wordsPublic domain

— Attento, signor di Montcalm, — riprese l'americano, il quale si era rimesso prontamente in guardia. — Vi avverto che io proverò contro di voi un colpo terribile, insegnatomi dal mio maestro, che se riesce vi spaccherà la fronte e vi farà, nel medesimo tempo, schizzare gli occhi dalle orbite.

Lo chiamano il colpo di Tom Powell.

— Chiacchierate meno e agite di più, signor Torpon, — rispose il canadese. — Non sentite dunque quest'aria frizzante?

— Bah!... Noi _yankees_ siamo ben corazzati contro il freddo e anche contro il caldo. Non per niente ci chiamano mezzi uomini e mezzi coccodrilli.

Sfondate le mie scaglie, se ne siete capa.... —

[Illustrazione: .... fu il primo ad assalire.... (Cap. II).]

La frase fu bruscamente strozzata da un urlo di dolore. Il pugno del canadese gli era giunto, con velocità fulminea, in mezzo al petto, facendolo risuonare come un grosso tamburo.

— Aho!... — esclamò l'americano, facendo una brutta smorfia ed un salto indietro.

— Si è rotta qualche scaglia del coccodrillo? — chiese ironicamente il canadese.

— Oh no!... Sono ben solide le mie!... —

Un _hurràh_ fragoroso, lanciato dai canadesi e dagl'inglesi che assistevano in buon numero alla lotta, aveva salutato quel primo colpo.

Gli americani avevano risposto con dei grugniti e con delle imprecazioni, poichè avevano puntato molti dollari sul loro compatriotta.

I due _partners_ s'avvicinarono ai due campioni, offrendo loro un bicchiere di _gin coktail_ affinchè si riscaldassero un po' e potessero meglio resistere al freddo che accennava ad aumentare anzichè diminuire, poi diedero il segnale di rimettersi in guardia.

L'americano, il quale si era già prontamente rimesso dalla formidabile tambussata, fu il primo ad assalire, facendo una serie di finte all'altezza del viso del canadese. Certo cercava di tirargli il famoso colpo di Tom Powell che avrebbe dovuto sfigurarlo per sempre e forse acciecarlo.

Il signor di Montcalm, ripiegato su sè stesso come una tigre che sta per scagliarsi sulla preda, colle narici frementi, gli occhi scintillanti, parava con una velocità ed una precisione da strappare frequenti applausi così da parte degli anglo-canadesi come degli americani.

Tuttavia non riuscì a parare in tempo un _fist-soke_ che lo colpì in mezzo al petto e che lo fece un po' traballare. Non era però il terribile colpo di pugno che il _yankee_ si era giurato di assestargli, e che avrebbe dovuto spaccargli la fronte alla radice del naso.

Il canadese aveva fatto a sua volta un salto indietro, e dopo essersi passate le mani sul punto colpito, operando un energico massaggio, aveva detto, con voce perfettamente tranquilla:

— Siamo pari, signor Torpon. Io mi aspettavo il famoso colpo di Tom Powell.

— Verrà più tardi, — rispose l'americano.

— Uhm!... Ne dubito!... Ormai ho conosciuto il vostro giuoco.

— Non ancora; _miss_ Ellen giudicherà. —

Un altro _hurràh_ entusiastico aveva salutato quel colpo, mandato però questa volta esclusivamente dagli spettatori americani. I canadesi e gli inglesi erano rimasti impassibili come per dimostrare la piena fiducia che avevano nel loro campione.

I due _partners_ si erano nuovamente avanzati, offrendo ai due lottatori del _brandy_.

L'americano tracannò d'un fiato il suo, mentre invece il signor di Montcalm lo respingeva, dicendo al _partner_:

— Noi canadesi non abbiamo paura del freddo e non abbiamo sempre bisogno di scaldarci.

— Vi darà maggior animo, — gli disse sottovoce il maestro di _boxe_.

— Ne ho da vendere: aspettate un po' e vedrete che cosa ne farò del mio rivale. È ora di finirla una buona volta.

— Per l'onore della vecchia Francia picchiate sodo e demolitemi per bene quell'insolente _yankee_. Ricordatevi del colpo segreto che vi ho insegnato e che credo valga meglio di quello di Tom Powell.

— Lasciate fare a me, maestro.

— E sopratutto sbrigatevi poichè temo sempre una nuova sorpresa da parte dei _policemen_.

— Pronti? — aveva chiesto il _partner_ dell'americano.

— Pronti!... — avevano risposto ad una voce i due rivali, rimettendosi prontamente in guardia.

L'americano era diventato prudentissimo, mentre invece il canadese aveva subito cominciato ad eseguire una serie di finte con una velocità così fulminea, che certi momenti gli spettatori non riuscivano più a distinguere i suoi pugni.

Incalzava violentemente, come se fosse impaziente di finirla, costringendo il suo avversario a rompere senza posa ed a balzare indietro.

Il suo maestro, che funzionava da _partner_, lo incoraggiava collo sguardo.

L'americano, sconcertato, non osava più tentare il suo famoso colpo. Batteva invece sempre in ritirata suscitando, fra i suoi compatriotti, dei mormorii poco benevoli a suo riguardo.

— Fugge!... — borbottavano, pensando ai dollari che avevano scommesso. — Che abbia paura? —

Ad un tratto un grido scoppia dietro le ultime file della folla, subito seguìto da cento, da mille altri.

— I _policemen_!... I dragoni della Regina!... —

Un immenso urlo di furore risponde:

— Ancora loro!... —

Tre automobili, lanciati a tutta velocità, montati ognuno da una dozzina di poliziotti, divorano la bianca via. Dietro di essi galoppano disperatamente due squadroni di dragoni.

Gli elmi luccicano e luccicano pure le sciabole di già sguainate.

La legge la vuole vinta a qualunque costo ed arriva con forze imponenti.

I due campioni si sono fermati. Torpon bestemmia da vero americano; il canadese fa un gesto di furore.

I _partners_ impugnano minacciosamente le bottiglie di _brandy_, pronti a resistere alla forza.

Delle grida s'incrociano.

— È una bricconata!...

— È una infamia!...

— Non si può più scambiarsi dunque due pugni nè negli Stati dell'Unione, nè nel Canadà?

— Dove è andata a finire la libera America? In fondo all'Atlantico forse?

— _Gentlemen_, alla prepotenza rispondiamo colla prepotenza!...

— Addosso alla legge!...

— Morte ai poliziotti!... Abbasso gli sbirri!...

— Sì, sì, addosso!... —

Una rabbia folle ha invaso, per la seconda volta, i diecimila spettatori. Inglesi, canadesi ed americani si slanciano verso i _bars_ improvvisati ed in un momento li pongono a sacco, malgrado le proteste e le grida disperate dei proprietari.

Una tempesta di bottiglie è pronta a rovesciarsi addosso alla forza che sta per forzare l'entrata della pista.

_Miss_ Ellen era rimasta impassibile, dietro il volante del suo automobile, guardando curiosamente la folla che si apparecchiava a resistere energicamente non solo ai _policemen_, ma anche contro i dragoni della Regina e ad inzuppare le rosse divise di questi ultimi d'ogni sorta di liquori.

Il canadese si era avvicinato a Torpon, il quale digrignava i suoi denti da orso grigio, sagrando:

— Lo vedete: un'altra volta il destino si è frapposto fra voi e me.

— Lo vedo, _gentlemen_, — rispose l'americano. — Eppure dobbiamo ben finirla.

— Lo desidero anch'io, ma per ora non ci rimane altro da fare che di battercela prima di venire arrestati.

— Lo vedo bene, _by-good_!...

— Sì, andiamo, — dissero i due _partners_, — e lasciamo che se la sbrighino i vostri ammiratori. —

Si erano affrettati a raggiungere l'automobile, il quale pareva impaziente di riprendere lo slancio.

— Salite dunque? — chiese _miss_ Ellen. — Ormai non vi è più nulla da fare qui e la forza non tarderà ad aver ragione.

Sarà per un'altra volta.

— Siamo disgraziati, _miss_, — disse Torpon.

— È proprio vero, _master_, ma che cosa volete farci? Cercheremo un altro luogo dove potrete battervi.

— Sì, dovessimo recarci al polo, — disse il signor di Montcalm. — Là almeno non ci troveremo sempre dinanzi questi odiosi _policemen_.

— Su, salite, _gentlemen_. Approfittiamo di questo istante di sosta, — disse la giovane americana. — Usciremo dall'altra parte della pista. —

I quattro uomini si arrampicarono sull'automobile, coprendosi frettolosamente coi loro soprabiti bene impellicciati e si misero dietro alla _miss_ impugnando quattro grosse rivoltelle Colt.

— Avanti!... — gridò _mister_ Torpon.

L'automobile ebbe un sussulto, poi si scagliò attraverso la pista verso il lato sgombro, filando colla velocità d'una rondine marina.

Il passo era libero, poichè tutti gli spettatori si erano rovesciati verso l'entrata del recinto che stava per essere forzato dai poliziotti e dai dragoni del 3.º Reggimento della Regina.

In un lampo l'automobile raggiunse l'uscita che si trovava verso l'estremità meridionale e si scagliò, sbuffando e rumoreggiando, sulla strada che conduceva verso il fiume S. Lorenzo, avvolgendosi in un turbinìo di nevischio.

In quel momento dall'altra parte giungevano i tre automobili montati dai poliziotti. I due squadroni li seguivano a cinque o seicento passi, lanciati a corsa sfrenata.

— Ecco la battaglia che comincia, — disse Torpon. — Che peccato non potervi prendere anche noi parte attiva!

I miei compatriotti lavoreranno per bene di pugni.

— Lasciate che se la sbrighino loro, — disse _miss_ Ellen, la quale manovrava il volante con una sicurezza meravigliosa, facendo aumentare sempre più la velocità della sua splendida macchina. — Io non desidero affatto di vedervi arrestare. —

Un urlìo spaventevole coprì le sue ultime parole. I diecimila spettatori avevano impegnata la lotta contro i rappresentanti della legge, con uno slancio ed un coraggio degno d'una causa migliore.

Una bordata di bottiglie aveva accolto gli automobili, inondando le guardie d'ogni sorta di liquori e spaccando qualche testa.

— A morte!... A morte!... — urlava la folla. — Indietro o vi uccidiamo!... —

Qualche colpo di fuoco si era confuso fra il fragore dei vetri che si fracassavano contro le macchine. Gli americani sopratutto non scherzavano.

I _policemen_, malgrado quella pessima accoglienza, che d'altronde si aspettavano, erano balzati rapidamente a terra impugnando le loro robuste mazze.

Le legnate grandinano sulle prime file della folla e senza veruna misericordia, rompendo teste e costole in buon numero, ma un'altra bordata di bottiglie colpisce in pieno i rappresentanti della legge mandandone a terra un bel numero.

— A noi, dragoni!... — urlano i disgraziati che gocciolano come se fossero stati appena tratti da delle vasche piene di _gin_, di _brandy_, di _wisky_ e di _coktail_.

Un odore acutissimo di _alcool_ si spande dovunque e pare che ubbriachi di colpo la folla, poichè invece di dare indietro si caccia animosamente innanzi, prende d'assalto i tre automobili e li rovescia l'uno accanto all'altro, improvvisando una formidabile barricata tutt'altro che facile ad espugnarsi.

I due squadroni, che hanno udito le grida d'aiuto dei _policemen_, giungono ventre a terra. I cavalleggieri, rossi di collera, fanno descrivere alle loro sciabole dei molinelli minacciosi, ma sono costretti a rompere bruscamente la furiosa carica dinanzi ai tre automobili che ingombrano l'entrata del _turf_.

— Piede a terra!... — comandano i due capitani che li guidano.

I soldati non hanno nemmeno il tempo di lasciare le selle che una tempesta di bottiglie li scompagina. Sono le ultime, poichè ormai i _bars_ sono stati completamente vuotati, però la tempesta è tale che i cavalli, spaventati, s'impennano, tirando calci in tutte le direzioni.

Dei dragoni sono sbalzati violentemente al suolo e si rotolano sotto le zampe degli animali, facendosi schiacciare gli elmi.

Ne rimangono ancora però molti in sella e da abili cavalieri tentano, aizzati dai loro ufficiali, di superare la barricata. Che diamine!... Montano dei cavalli di razza e sopratutto di razza inglese.

Ad un tratto però le povere bestie che puzzano di liquori, indietreggiano, poi si sbandano, malgrado i colpi di sperone dei cavalieri.

Delle detonazioni echeggiano e delle fiammate altissime si alzano dinanzi a loro. I serbatoi di benzina degli automobili sono scoppiati e le magnifiche macchine ardono rapidamente.

È un altro colpo della folla inferocita o meglio di un gruppo di audaci americani i quali hanno sfidato valorosamente le mazze dei _policemen_.

Una barriera di fuoco divide gli assaliti dagli assalitori, barriera che diventa di momento in momento più gigante, poichè dei volonterosi l'alimentano, scaraventandovi in mezzo non più delle bottiglie, ormai esaurite, bensì dei fiasconi pieni di liquori, l'ultima riserva dei _bars_.

È troppo!... Un'altra volta la legge sta per essere soprafatta da quegli ostinati ed il pericolo è gravissimo poichè _policemen_, dragoni e cavalli sono inzuppati di _gin_, di _brandy_, di _wisky_ e d'altri liquori infiammabilissimi.

I dragoni del 3.º Reggimento della Regina non devono indietreggiare. Non sono dei poliziotti.

Fra i crepitii dell'incendio si odono i comandanti a urlare:

— Armate i moschetti!... —

Quel comando fa l'effetto d'una doccia gelata. I diecimila spettatori lasciano il campo libero alla legge e si scagliano attraverso il _turf_, scappando, colla velocità di tante lepri, dall'altra uscita.

CAPITOLO III.

Un duello all'americana.

Mentre la folla fuggiva, udendo crepitare i primi colpi di moschetto, fossero pure sparati in aria pel momento, l'automobile di _miss_ Ellen Perkins, giungeva felicemente sulla riva di quel fiume gigante che si chiama il S. Lorenzo, il maggiore che solca il Canadà e che è così vasto e così profondo da permettere alle navi di spingersi, senza correre alcun pericolo di arenarsi, fino a Montreal ed anche molto più sopra.

Un gran numero di _ferry-boat_ e di pontoni, noleggiati dagli spettatori americani giunti da Boston, da New-York e da altre città più lontane, stavano ancorati lungo la sponda.

Il signor di Montcalm si era alzato e dopo d'aver accostato le mani alla bocca come per fare porta-voce, aveva gridato con voce stentorea:

— Presto: un pontone!... I _policemen_ del Canadà ci danno la caccia!... —

L'automobile, guidato dalle piccole e bianchissime mani di _miss_ Ellen, dotate però di una forza straordinaria per una fanciulla della sua età, si era arrestato bruscamente dinanzi ad un vasto barcone, coperto da un largo ponte, che ondeggiava lievemente sotto la spinta della fiumana.

— Eccoci a voi, _gentlemen_!... — avevano gridato i dieci barcaiuoli che lo montavano, afferrando rapidamente i lunghissimi e pesanti remi.

L'automobile, che russava minacciosamente, spiccò quasi un salto e si arrestò sul ponte della barcaccia.

— Passa!... — gridò il signor di Montcalm, mentre due barcaiuoli gettavano dinanzi alle ruote anteriori della macchina una grossa trave, pel timore che riprendesse la corsa e che precipitasse nel fiume che in quel posto era molto rapido e probabilmente molto profondo.

_Miss_ Ellen si era voltata verso il canadese, sorridendogli graziosamente.

— Comandate come un capitano d'un transatlantico, — gli disse. — Spero però che non ci farete naufragare.

— Per oggi no di certo, — rispose il signor di Montcalm, con una sottile punta d'ironia.

— E contate di venire con noi ad Albany?

— No, signora. La mia casa non si trova sul territorio americano, lo sapete bene.

— Volete tornare ad Ottawa?

— Certo, _miss_. Vi accompagnerò fino ad Oswego, poi attraverserò l'Ontario su qualcuno dei tanti piroscafi che salpano quasi ad ogni ora.

— Mi pare che sarebbe pericoloso per voi tornare ora sul territorio canadese. Non dovreste dimenticare che siete voi una delle cause principali della rivolta contro la polizia.

— O sono stati invece i vostri begli occhi, _miss_?

— Ah!... Non nego che possano averci avuto una certa parte, ma non si arrestano due occhi, siano essi neri od azzurri.

— Ben detto, _miss_, — disse _mister_ Torpon, ridendo.

— Dunque, signor di Montcalm volete proprio lasciarci?

— Pel momento sì, _miss_. Non abbiamo più nulla da fare per ora, è vero, _mister_ Torpon?

— Non so, — rispose l'americano, facendo un gesto vago.

— Che cosa vorreste tentare? Dove riprendere la nostra partita di _boxe_?

— Dove? Lo so io.

— Potremmo andarci subito? Io sono pronto a lasciar andare ancora dei _fist-shoke_.

— Ed io non meno di voi, signor di Montcalm, — rispose l'_yankee_, quasi con ferocia, — però questo non è il momento.

Riprenderemo questo discorso quando saremo giunti ad Oswego, se non vi rincresce.

— Benissimo, _mister_ Torpon, — rispose il canadese.

— Vi chiederei solo di fermarvi fino a domani.

— Ad Oswego?

— Sì.

— Accettato. —

_Miss_ Ellen aveva prestato orecchio attento a quello scambio di parole, non nascondendo una certa inquietudine. Anche i _partners_, ai quali non era sfuggita una sillaba del dialogo, si erano guardati l'un l'altro con un po' di ansietà.

— Mister Torpon, — disse la giovane americana, — mi avete l'aria d'un cospiratore. Voi tramate certamente qualche cosa.

— Non un tradimento, in tutti i casi, — rispose l'americano, con un sorriso un po' grossolano. — Anche fra i _yankees_ si trovano dei gentiluomini, più gentiluomini di quei grandi europei ed anche dei loro discendenti.

— Ed infatti vi hanno chiamati orsi grigi, — disse il signor di Montcalm.

— Chi? — gridò l'americano, rosso di collera.

— I gentiluomini europei.

— Perchè noi siamo più ricchi di loro e dei loro blasoni malamente dorati.

— Vorreste alludere anche a me? — chiese il canadese.

— Eh!... Anche il blasone dei Montcalm non vale quello dei re del petrolio, del ferro, dell'acciaio, delle ferrovie e nemmeno quello del re dei porci salati di Chicago.

— Che bei blasoni!... — esclamò il canadese, ironicamente. — Sicchè sul vostro avete fatto dipingere in oro, in campo azzurro, una lucerna accesa. —

Il _yankee_ fece un gesto d'ira e non rispose a quella mordace canzonatura.

D'altronde la barcaccia era già giunta sull'altra riva e l'automobile si preparava a rimettersi in corsa.

I barcaiuoli assicurarono fortemente il galleggiante, tolsero la trave, presero al volo un paio di dollari gettati loro dai due campioni, e l'automobile salì d'un colpo solo la riva, guadagnando la larga e comoda via che costeggiando il lago Ontario conduce ad Oswego, una delle più ridenti cittadine delle estreme frontiere settentrionali degli Stati dell'Unione.

_Miss_ Ellen, che conosceva benissimo i dintorni di tutti i grandi laghi, aveva lanciata la sua macchina alla velocità di ottanta chilometri all'ora, facendola quasi volare dinanzi alle fattorie che sorgevano lungo i margini della larghissima via, una delle più belle e delle migliori del Canadà.

Quantunque vi fosse un buon palmo di neve, le ruote, fornite di robuste pneumatiche, scorrevano velocissime senza slittare.

In capo a pochi minuti, l'automobile, uscito di fra la campagna, si trovò sulle rive del lago.

L'Ontario scintillava superbamente, incastonato fra gigantesche foreste di pini bianchi, enormi vegetali che raggiungono una circonferenza di cinque ed anche sei metri, ed un'altezza di più di trenta, che le scuri dei boscaiuoli, quantunque da qualche secolo poderosamente manovrate, non erano ancora riuscite ad abbattere.

Delle grosse barche da pesca, colle vele variopinte, si cullavano graziosamente fra le onde che un freddo vento del settentrione sollevava, e dei piroscafi lunghi e sottili, filavano rapidamente, lanciando in aria turbini di fumo e fischi interminabili.

Dei grossi falchi pescatori, grandi distruttori di pesci, che attirano, a quanto pare, rigettando delle materie oleose, volavano via, ora alzandosi quasi a perdita d'occhio ed ora lasciandosi cadere, quasi a corpo morto, sulla superficie del lago, per rialzarsi poco dopo con qualche grossa trota stretta fra il robusto becco.

Panorami splendidi si succedevano senza posa, ma gli automobilisti pareva che non se ne interessassero affatto, specialmente la _miss_, la quale concentrava tutta la sua attenzione sul volante e sulla interminabile via che le si apriva dinanzi, serpeggiando fra immensi filari di alberi della cicuta, piante preziosissime, poichè il loro legno serve alla costruzione delle palizzate costeggianti i laghi ed i fiumi, essendo incorruttibile, anche se immerso da centinaia d'anni.

In quanto ai due campioni avevano ben altro da pensare in quel momento che starsene a contemplare le acque del lago o le navicelle che lo solcavano, e fors'anche i loro _partners_ avevano troppe preoccupazioni.

Le parole pronunciate poco prima da _mister_ Torpon avevano gettato nei loro animi un certo sgomento.

Con un'altra fulminea volata l'automobile girò intorno alle varie e profonde insenature che l'Ontario descrive presso l'imbocco del S. Lorenzo, poi verso le cinque di sera, nel momento che il sole autunnale stava per scomparire dietro le gigantesche foreste, infilò la gran via maestra di Oswego, arrestandosi dinanzi ad un grande albergo di sette piani.

— È qui che volete fermarvi, _mister_ Torpon? — chiese la giovane, arrestando la macchina.

— Sì, _miss_, — rispose l'americano. — Vi fermate a cenare con noi o proseguirete per Albany?

— Ho fretta di giungere a casa mia, signori miei.

— Gli è che si fermeranno con noi anche i _partners_.

— E così?

— Volete partire sola, di notte?

— Forse che non ho la mia rivoltella?

— La vostra macchina potrebbe guastarsi lungo la via. Avete fatto male a non condurre con voi il vostro meccanico. —

Miss Ellen alzò le spalle.

— Forse che non vi è la cassetta, contenente tutti gli ordigni necessari per fare una riparazione, e forse che io non ho fatto un corso di meccanica? Non inquietatevi per me, _mister_ Torpon e nemmeno voi signor di Montcalm.

Arrivederci presto, signori miei, e quando avrete deciso qualche cosa di nuovo, avvertitemi subito.

Il destino che vi perseguita finirà di stancarsi e l'uno o l'altro avrà la mia mano, purchè sia il più forte.

Buona notte!...

— Buon viaggio, _miss_, — risposero i quattro uomini.

L'indiavolata ragazza fece colla mano un ultimo gesto d'addio e lanciò nuovamente la sua splendida automobile a corsa sfrenata, facendo scappare i curiosi che si erano affollati sui due margini della via.

Un minuto dopo non era più visibile.

— Io credo che quella fanciulla abbia il sangue del demonio nelle sue vene, — disse _mister_ Torpon. — Che cosa ne dite voi, signor di Montcalm?

— Che è una donna da far paura, — rispose il canadese.

— Ma bella, _by-good!_...

— Non dico di no.

— Affascinante.

— Se tale non fosse, già da lungo tempo ve l'avrei abbandonata. Disgraziatamente mi ha bruciato il cuore e sento ormai che non potrei rassegnarmi a vivere senza di lei.

— Allora si carica una buona rivoltella e si va a dimenticarla all'altro mondo.

— Il consiglio mi pare buono, però vorrei che prima foste voi a metterlo in esecuzione.

— Ah no, signor mio, — disse l'americano, con vivacità. — Provate prima voi.

— Per ora no, quantunque io abbia la certezza che quella donna non possa far felice nessun uomo.

— Allora si lascia andare.

— No.

— È un puntiglio allora il vostro.

— Non lo so, ma mi pare che questo non sia il luogo per occuparci dei nostri affari, _mister_ Torpon.

— Avete ragione, signor di Montcalm. Io mi ero proposto di offrirvi una cena e di mangiarcela assieme ai nostri _partners_. Accettate?

— Con tutto il piacere e tanto più che stamane non ho fatto che una leggierissima colazione per mantenermi più agile.

— Per darmene di più, — disse l'americano, ridendo. — Venite, signori. —

Entrarono nell'albergo, passando dinanzi ad una mezza dozzina di camerieri negri, vestiti correttamente di nero e con dei collettoni candidissimi che li tenevano come impiccati, ed entrarono in una magnifica e spaziosissima sala, illuminata sfarzosamente da un centinaio di lampade elettriche, prendendo posto dinanzi ad una tavola isolata, situata verso un angolo.

Essendovi poche persone, potevano parlare a loro agio senza poter essere disturbati, nè uditi.

L'_yankee_, abituato a fare le cose in grande, ordinò una cena degna d'un milionario come era lui, poi mentre si faceva servire, tanto per aguzzare maggiormente l'appetito, un paio di bottiglie di vino del Reno a cinque dollari l'una e cinque dozzine di gamberi di California a venti _cents_ l'uno, disse: