Part 16
La loro carne non sarebbe meno eccellente di quella dei buoi comuni se non sapesse di muschio, forse in causa del genere del loro nutrimento.
Se il canadese aveva dato ordine a Dik di fermare prontamente l'automobile, aveva avute le sue buone ragioni.
I buoi muschiati, al contrario dei bisonti americani che si lasciano massacrare senza quasi mai rivoltarsi, sono ombrosi come i bufali indiani, e se si credono minacciati caricano con furia irresistibile, a testa bassa, presentando le loro formidabili corna. Guai a chi ha la sventura di trovarsi sulla loro corsa!... Viene scaraventato in aria e poi finito a colpi di zoccolo.
La schiera che si avanzava sul golfo e che proveniva probabilmente dalla Terra di Baffin in cerca d'un rifugio migliore, si componeva di due dozzine d'animali, tutti adulti, senza piccini fra di loro.
Probabilmente erano tutti maschi, a giudicarne anche dallo sviluppo delle corna.
— Signor Gastone, — disse lo studente, il quale aveva già preso il suo _mauser_. — Lascieremo noi andarsene in pace quella splendida selvaggina che io non ho mai assaggiata, senza consumare una mezza dozzina di palle?
— Sono troppi, mio caro Walter, — rispose il canadese. — Voi ignorate la forza che posseggono quegli animali.
Una volta preso lo slancio non si arrestano più, e sarebbero capaci di guastare seriamente il nostro treno. È vero, Dik?
— Sono infatti terribili, — rispose l'ex-baleniere, il quale aveva accesa tranquillamente la sua pipa.
— Se provassimo, signor Gastone? — insistette lo studente. — Non sono che a quattrocento metri e siamo abili cacciatori.
Il canadese, che sapeva di che cosa fossero capaci quei bestioni, non meno terribili degli orsi bianchi, esitava, poi finalmente la passione del cacciatore lo vinse.
— Sì, — disse. — Venire al Polo per non provare le forti emozioni della caccia sarebbe una sciocchezza.
Proviamo, Walter. Dopo tutto non getteranno in aria il nostro treno a colpi di corna.
Dik!... Armatevi anche voi di un fucile.
— Pronto, signore, — rispose l'ex-baleniere, il quale amava le forti emozioni non meno degli altri.
Mentre si dirigeva verso il carrozzone per prendere la grossa carabina da caccia, il canadese e lo studente erano balzati sul campo di ghiaccio, mettendosi in ginocchio l'uno accanto all'altro.
I buoi muschiati si erano già accorti della presenza di quel mostro a loro sconosciuto, ed avevano arrestata la loro marcia verso la spiaggia, disponendosi su una doppia fila, colle teste basse, come se si preparassero a caricare.
— Che siano veramente così terribili? — si chiese lo studente. — Ora lo sapremo. —
Si volse indietro. Dik giungeva in quel momento portando tre grosse carabine da caccia, già cariche.
— Per Giove!... — esclamò lo studente. — Che tutti i fulmini mi piombino addosso se questa sera non assaggerò un pezzo di bue polare.
Se sarà muschiato come un coccodrillo, tanto peggio per la cucina. —
Mirò con estrema attenzione e fece fuoco. Il canadese lo aveva subito imitato.
Un bufalo, fulminato da una o dall'altra palla, era caduto subito sulle ginocchia, mandando un lungo muggito.
Gli altri rimasero un momento come stupiti, forse un po' spaventati da quei due spari che forse mai avevano uditi, poi con un insieme fulmineo si slanciarono a corsa sfrenata verso il treno, mentre il loro compagno si rovesciava pesantemente su un fianco, vomitando un torrente di sangue dalla bocca.
Dik aveva mandato un grido:
— Nel carrozzone, signori!... —
Il canadese e lo studente, prima di obbedire, vuotarono celeremente i serbatoi dei _mauser_ colla speranza di arrestare la carica che diventava di momento in momento più fulminea, poi vedendo che le terribili bestie avanzavano, quantunque dovessero aver ricevuto non poche palle, poichè anche Dik aveva fatto fuoco, saltarono dentro il carrozzone, nella loro fortezza che nessun corno poteva certamente sollevare e rovesciare.
— E l'automobile? — gridò il signor di Montcalm.
— Lasciate fare a me, — rispose lo _chaffeur_, tornando precipitosamente indietro.
Un istante dopo un urlo interminabile lacerava l'aria. Essendo il motore sempre in funzione, Dik aveva aperto la valvola della sirena e le urla stridenti si succedevano con un fracasso infernale.
I ventiquattro o venticinque buoi muschiati che arrivavano a corsa sfrenata, udendo quelle note, si divisero in due piccole colonne, passando a destra ed a sinistra dell'automobile, senza osare di attaccarlo.
Probabilmente l'avevano scambiato per una belva terribile, qualche enorme orso di nuovo genere, di colore oscuro anzichè bianco.
Vedendo però il carrozzone, uno di loro vi si scagliò addosso con tanta furia che le sue corna attraversarono le tavole rimanendovi confitto.
Walter, che vegliava ad una delle piccole finestre, fu pronto a fulminarlo cacciandogli una palla nel cranio.
Gli altri, impressionati forse dallo sparo ed anche dalle urla laceranti della sirena che non dovevano cessare finchè vi era benzina nel serbatoio, ripartirono a corsa furiosa prima ancora che il canadese e Dik avessero potuto far fuoco, arrestandosi a cinque o seicento metri di distanza.
— Per tutti i centomila fulmini di Giove!... — esclamò lo studente. — Parola d'onore che non credevo questi animali così terribili.
Valgono bene gli orsi bianchi, signor Gastone.
— Se non sono peggiori, — rispose il canadese.
— Ed ora, ci assedieranno?
— Pare.
— Non sono che a mezzo chilometro, signor Gastone.
— A tale distanza non sarà facile abbatterli, anche perchè questi animali, al pari degli orsi bianchi, possono resistere a parecchie palle.
— Noi abbiamo commessa una vera corbelleria.
— Siete stato voi.
— Ed ora me ne pento.
— Troppo tardi.
— Per mille milioni di fulmini di Giove!.....
— Mettete pure dei miliardi, per ora la nostra situazione non cambierà.
— All'Università di Cambridge non si conoscono dunque i buoi muschiati? — chiese ironicamente Dik.
— No, solamente i montoni, e quando sono bene arrostiti, — rispose lo studente, ridendo.
Voleva dare forse del montone all'ex-baleniere? È probabile, ma il marinaio era troppo ruvido per capire.
Il canadese intanto aveva deposto il fucile ed aveva caricata la pipa.
— Che cosa fate, signor Gastone? — chiese Walter.
— Come vedete, mi accingo a fare una bella fumata.
— Ed i buoi?
— Lasciateli per ora nel loro muschio. Non avranno fretta di assalirci, ve lo dico io.
Guardateli: fingono di non accorgersi nemmeno della nostra presenza e sfondano il ghiaccio per cercarsi la colazione. —
Era proprio vero. Dopo quella carica furiosa, si erano improvvisamente calmati, ed a gran colpi di corna si erano messi a rompere la superficie gelata per cercare forse dei licheni che non dovevano certamente trovare, poichè sotto le loro zampe stava il mare.
— Se sprofondassero tutti? — disse lo studente.
— Uhm!... — fece il canadese. — Non saranno così sciocchi da prendere un bagno che è troppo freddo in questa stagione.
Non sono già degli orsi bianchi.
— E che abbiano proprio intenzione di tenerci prigionieri?
— Pare di sì, Walter.
— E noi aspetteremo i loro comodi? Ah no, per tutti i fulmini di Giove.
Signor Gastone, ho ancora in tasca tre dollari, gli ultimi. Volete che li giuochiamo?
— Contro chi? Contro i buoi muschiati?
— Io li giuocherò sulla canna del mio fucile. I _mauser_ tirano ben altro che a cinque o seicento metri.
— Io punto un dollaro su ogni palla.
— Ed io una sterlina, — rispose il canadese.
— Perderete.
— Vedremo.
— Ed io le mie tre pipe, — disse l'ex-baleniere.
— Vada anche per le vostre pipe, quantunque puzzino come se fossero passate attraverso di loro dieci piantagioni di tabacco.
— Sono ben cotte, signor mio, e perciò più pregiate.
— Le proveremo: io metterò contro ognuna tre bottiglie di _gin_ che il signor di Montcalm mi addebiterà.
— Sì, Walter, — rispose il canadese, scherzando. — Avanti, signor campione del salto, se volete guadagnarvi anche il campionato del tiro al bersaglio.... bovino.
— Vi farò stupire, — rispose lo studente, imbracciando il fucile ed affacciandosi ad uno dei finestrini. — Quale scegliete signor Gastone?
— Quel bel maschio che ha il pelame macchiato di nero e le corna più lunghe di tutti.
Si presenta anche ottimamente per un bel tiro.
— A me, mio polso e miei occhi, — esclamò lo studente.
Puntò il _mauser_, mirando con estrema attenzione, poi dopo alcuni istanti rimbombava uno sparo.
Il bue muschiato che in quel momento stava rompendo il ghiaccio coi durissimi zoccoli, alzò bruscamente la testa, la scosse come per cacciar via un insetto importuno, poi riprese il suo lavoro come se nulla fosse avvenuto.
— Corpo di tutte le scarpe di Giove!... — esclamò lo studente al colmo della sorpresa.
— Tho!... Anche le scarpe dopo i fulmini!... — esclamò il canadese, scoppiando in una risata. — Signor campione di Cambridge, avete perduto uno dei vostri tre dollari.
— Eppure sono sicuro di averlo colpito.
— Non dico di no; vi faccio solamente osservare che il bue è ancora ritto sulle sue quattro zampe.
— Che i proiettili dei _mauser_ abbiano perduta la tanta loro vantata penetrazione?
— Non lo credo affatto. Gli è che voi dovete aver colpito quell'animale in piena fronte e che la vostra palla ha dovuto per forza rimbalzare altrove.
Hanno le ossa dure, mio caro, i muschiati. —
L'ex-baleniere in quel momento si fece innanzi, dicendo con comica gravità:
— Signor mio, datemi la bottiglia che io ho vinto, così intanto l'assaggerò.
— Andate a prendervela all'inferno!... — gridò Walter, furioso.
— Niente affatto, vado a prendermela nella dispensa.
— Avete ragione, Dik, — disse il canadese. — Servitevi pure: Walter più tardi me la pagherà.
— Mi rimangono ancora due dollari da giuocare, signor Gastone, — disse lo studente. — Io spero ancora di fare un buon affare, corpo di tutti i fulmini di Giove.
— Volete ricominciare?
— Diamine!... Con due palle posso andare molto lontano. —
Tornò ad imbracciar il fucile, allargò ben bene le gambe per prendere una posa rigida, mirò più a lungo di prima e lasciò partire il secondo colpo.
Questa volta il vecchio maschio fece un brusco scarto, alzando vivamente la testaccia e mandando un lungo muggito, ma rimase ancora ritto sulle sue zampe.
— Per tutte le code del diavolo!... — urlò lo studente. — Come va questa faccenda?
— Il diavolo ci ha messo una delle sue code ed io ho guadagnato un'altra bottiglia e salvata la mia seconda pipa, — disse Dik.
— Signor Gastone, ci capite nulla voi? — chiese Walter al canadese, che lo guardava ridendo.
— Anzi, ci capisco molto, mio caro Walter, e cioè che la vostra borsa si è alleggerita di un altro dollaro.
— Eppure anche questa volta ho colpito il bersaglio.
— Non lo nego.
— Sono dunque impastati coll'acciaio quei maledetti animali?
— Ve lo avevo detto che a grande distanza avreste sprecate inutilmente le nostre munizioni.
— Mi rimane ancora un dollaro.
— Giuocatelo.
— Ed una bottiglia che pagherò quando potrò.
— Io non sono un taverniere inesorabile. Vi concedo un credito illimitato.
— Che Dik mi berrà. A me, miei occhi: fermi i nervi, corpo d'un bue muschiato!... Si tratta di buttar giù un semplice bue, che diamine! e di guadagnare un campionato di tiro al bersaglio anche senza l'Università d'Oxford. —
Si era rimesso in posizione mantenendo il fucile in linea rigida. Le sue mani non davano nessuna vibrazione.
Un terzo sparo echeggiò, seguìto da un _hurràh_ fragoroso.
Il bue muschiato, colpito in qualche organo vitale, era caduto dapprima sulle ginocchia battendo pesantemente la testa contro la superficie gelata, poi si era rovesciato bruscamente su un fianco, rimanendo immobile.
Walter depose il fucile e stese la destra dicendo:
— Signor di Montcalm, date qui la vostra sterlina, e voi, mastro Dik, tirate fuori dalle vostre tasche una delle tre vostre pipe.
Questa sera vedrò se tirerà bene!...
— Adagio, amico, — disse il canadese, che rideva a crepapelle. — Gli affari sono affari, dicono i nostri vicini d'oltre S. Lorenzo.
Mi dovete due dollari e due bottiglie che da onesto mercante ve le metterò un dollaro ciascuna, quindi vi debbo cinque sole lire.
— Che ladroni sono i tavernieri canadesi!... — esclamò lo studente.
— Prezzo del mercato. —
Un grande scoppio di risa chiuse la discussione. Nemmeno l'assedio dei terribili buoi muschiati aveva guastato il buon umore dei tre esploratori.
Essendo giunto il momento di far colazione, funzione molto importante che non volevano affatto trascurare, si misero tutti insieme intorno alla stufa per sgelare un zampone d'orso bianco e divorarselo appena arrosolato, dopo una zuppa fumante di _pemmican_ con biscotti.
I buoi muschiati intanto, colla testardaggine della loro razza, continuavano a vigilare a cinque o seicento metri di distanza, decisi, a quanto pareva, a non lasciare il passo libero al treno, senza aver prima vendicato il loro compagno che pendeva sempre lungo il lato destro del carrozzone, colle corna confitte nel fasciame.
CAPITOLO XX.
La caccia al treno.
La giornata trascorse senza che la situazione cambiasse per nulla.
Quantunque quegli ostinati animali non avessero potuto scoprire di certo nè muschi, nè licheni sotto il ghiaccio, che come abbiamo detto si stendeva sopra le acque del golfo, non avevano lasciato il loro posto.
Si erano contentati di girare e di rigirare intorno al vecchio maschio abbattuto dallo studente, mandando dei muggiti poco rassicuranti, poi calata la notte si erano coricati dinanzi al treno, formando una lunga linea e mantenendo la distanza di cinque a seicento metri.
Si sarebbe detto che ormai avessero perfettamente conosciuta la potenza delle armi da fuoco dei loro avversari.
I tre esploratori cominciavano già ad inquietarsi non poco di quella situazione che minacciava di prolungarsi assai, quando verso le sei di sera un gran nebbione cominciò ad avanzarsi attraverso il golfo, scendendo dal settentrione e guadagnando rapidamente via.
L'ex-baleniere che l'aveva già previsto, e che stava fumando presso uno dei finestrini, levò dalla bocca la sua pipa, e rivolgendosi verso il canadese, disse:
— Signore: io credo che stia per giungere il momento di ripartire.
— Senza fanali?
M'incarico io di condurre egualmente l'automobile e di farlo passare sul corpo di quei maledetti animali.
— Che cosa dite voi, Walter? — chiese il signor di Montcalm.
— Io dico che abbiamo aspettato perfino troppo, e che colle armi che noi possediamo potremo passare.
— E se nella nostra corsa incontrassimo un ostacolo, ed i buoi muschiati si precipitassero su di noi colle corna calate?
— Li fucileremo a brucia-pelo, signor Gastone.
— Voi avete pronta la risposta a tutto.
— Mi preme di giungere al Polo.
— Sareste un altro concorrente, o meglio un rivale? — chiese il canadese, scherzando.
— Gli occhi, per quanto bellissimi, di miss Ellen non hanno bruciato affatto il mio cuore, ve lo assicuro, — rispose lo studente. — Io non amo le donne americane.
— Forse avete ragione, — disse il canadese, mentre la sua fronte s'increspava lievemente. — Dik, aprite la porta e andate a riempire i serbatoi.
I buoi non vi scorgeranno con questa nebbia che diventa sempre più fitta.
— Forse dormono, — rispose l'ex-baleniere, con accento strano.
Tolse la sbarra e uscì, scomparendo in mezzo alla nebbia.
Il canadese e lo studente spensero la stufa e la lampada affinchè la luce non attirasse l'attenzione dei buoi muschiati, ed indossarono le loro pesanti pelliccie.
Avevano prese le loro armi, aggiungendo due grosse rivoltelle, e stavano per raggiungere lo _chaffeur_ quando se lo videro comparire dinanzi.
— Siete voi, Dik? — chiese il signor di Montcalm, il quale subito non aveva potuto distinguerlo.
— Sì, signore, — rispose l'ex-baleniere.
— Che cosa c'è di nuovo, dunque?
— Devo darvi una brutta notizia, signore.
— Quale?
— Che il motore non funziona più e che noi siamo in una _panne_ completa.
— Che diavolo mi raccontate?
— Mi pare di essermi spiegato.
— Voi scherzate, mastro Dik!... — gridò lo studente, riaccendendo subito la lampada.
— Non ne ho l'abitudine, — rispose seccamente l'ex-baleniere.
— Per tutti i fulmini di Giove!...
— Dite quello che volete, il fatto è che noi siamo arenati.
— Che cosa si è guastato? — chiese il signor di Montcalm, il quale era diventato pallidissimo.
— Non lo so, signore, ma certo deve essere avvenuto un guasto importante, poichè i miei sforzi per far funzionare il motore sono stati vani.
— Che si sia spezzato od alterato il radiatore?
— Con questo nebbione mi sarebbe impossibile, per ora, trovare il malanno.
— Come va questa faccenda? — chiese lo studente. — Fino a stamane l'automobile funzionava perfettamente.
— Non so che cosa dire, — rispose Dik. — Gli automobili hanno gli organi delicati, checchè si dica.
— Accendiamo i fanali ed andiamo a vedere.
— Ed i buoi muschiati li avete dimenticati? — chiese lo _chaffeur_, con un leggier tono ironico, che produsse però sugli animi dei due esploratori una sgradita impressione. — Se scorgono i fuochi si getteranno su di noi e ci faranno a pezzi a colpi di corna.
Chi vi assicura che non abbiano approfittato della nebbia per avvicinarsi? M'è anzi parso di aver udito a brevissima distanza un muggito.
— Che sia stato uno di loro a produrre il guasto con qualche cornata? — si chiese il signor di Montcalm con ansietà.
— Può darsi, signore, — rispose Dik, — anzi io lo credo.
— Che cosa fare ora? — chiese Walter.
— Non ci rimane che aspettare l'alba, — rispose il canadese.
— E ci lasceranno quei dannati animali riparare il guasto?
— Questo è un vero punto interrogativo, mio caro Walter. Speriamo che durante la notte se ne vadano.
— Corpo di tutti i fulmini di Giove!... — gridò lo studente furioso. — Guastarsi la macchina proprio ora, mentre con questo nebbione avremmo potuto passare improvvisamente su di loro e scappare a tutta velocità!... Che il Polo cominci a congiurare contro di noi? Eppure finora si era mostrato benigno!
— Forse il guasto è meno grave di quello che Dik suppone, — disse il canadese. — Ne succedono sempre ai motori delle automobili, e noi possediamo una piccola officina fornita d'ogni istrumento necessario per una riparazione di qualsiasi genere.
Giacchè non possiamo fare nulla per ora, lasciamo che i buoi si godano i soffi della nebbia e noi cacciamoci sotto le coperte.
— Non sarebbe prudente montare la guardia, signor Gastone? — chiese lo studente.
— Lo ritengo affatto inutile. Con questa oscurità i buoi non oseranno assalirci, nè d'altronde credo che siano stati essi a danneggiare la nostra macchina.
Forse è avvenuto quel guasto in causa dell'intenso freddo.
Orsù, a letto. —
Tornarono a spegnere la lampada per non attirare l'attenzione dei maledetti animali, e si cacciarono, dopo essersi a metà spogliati, sotto le coltri.
Malgrado le loro preoccupazioni — preoccupazioni che Dik non condivideva di certo — tutti si addormentarono.
Dei muggiti minacciosi che si ripercuotevano perfino dentro il carrozzone, li fecero balzare in piedi dopo moltissime ore di sonno.
Una luce scialba, grigiastra, trapelava a malapena attraverso i vetri dei finestrini, incrostati esternamente d'uno spesso strato di ghiaccio.
— Per tutti i fulmini di Giove!... — esclamò lo studente, precipitandosi sul suo fucile. — Ci sono addosso. —
Aprì, non senza fatica, un finestrino e guardò al di fuori.
Fra le ondate di nebbia che un vento terribile, tagliente e freddissimo sospingeva, scorse delle grandi ombre le quali si aggiravano a soli pochi metri dal carrozzone.
Lo studente non esitò un solo istante ed esplose, con grande rapidità, tutte le cartuccie del serbatoio, sparando ora a destra ed ora a sinistra.
Il canadese non aveva tardato ad imitarlo, facendo fuoco dall'opposto finestrino dove altre ombre erano comparse.
Dei muggiti formidabili accolsero quelle scariche che si succedevano furiosamente, poi seguì un galoppo fragoroso che faceva risuonare cupamente la superficie gelata del golfo.
— Sono scappati!... — gridò lo studente. — Mastro Dik, all'automobile. —
L'ex-baleniere fece una smorfia, poi disse:
— Ne siete proprio sicuro?
— Mastro Dik, grande baleniere, avreste paura?
— Oh mai, signor mio.
— Allora seguiteci, — disse il canadese. — Noi vi scorteremo coi _mauser_ e le Colt. —
Prima di scendere si misero in ascolto, per paura che non tutti i buoi muschiati fossero fuggiti, poi rassicurati dal silenzio che regnava intorno al treno, rotto solamente di quando in quando da qualche ululato del vento, si diressero sollecitamente verso l'automobile, le cui ruote erano coperte da uno strato di ghiaccio.
— All'opera, Dik, e subito, — disse il canadese, con voce imperiosa. — Approfittiamo di questo momento di sosta.
Io me ne intendo abbastanza di meccanica e vi aiuterò.
— Ed io che non me ne intendo affatto monterò la guardia, — disse lo studente. — Corpo delle cento balene ramponate da mastro Dik!... Voglio vedere se quelle bestiaccie oseranno ancora circondarci. —
Si gettò sulle spalle anche il secondo mauser, e mentre lo _chaffeur_ ed il canadese si mettevano alacremente all'opera per cercare il guasto e ripararlo, si mise a battere audacemente i dintorni, tuffandosi nel nebbione, il quale non accennava a lasciare il posto ai raggi solari.
Sia che fosse per dare una prova del suo coraggio o che se ne infischiasse delle corna dei bufali, l'imprudente prese il largo smarrendosi ben presto fra le masse di vapore.
Quando se ne accorse era troppo tardi.
Il treno era scomparso in mezzo al nebbione.
— Che diamine!... — esclamò lo studente, un po' pentito della sua imprudenza. — Non ammetterò mai che il signor di Montcalm sia partito senza di me. Se fosse quel Dik!... —
Tese gli orecchi e non udì più i colpi di martello che poco prima giungevano fino a lui, nè i fragori del motore.
[Illustrazione: Dei muggiti formidabili accolsero quelle scariche, che si succedevano.... (Cap. XX).]
— Corpo di Giove!... — esclamò, — che mi sia proprio smarrito? Ed i buoi muschiati? Il brutto sarebbe che andassi a battere la mia testa contro le loro corna.
Giove imbecille, aiutami insieme a Venere, a Marte e tutti gli astri che ti accompagnano.
Cerchiamo di orientarci. —
Era assolutamente impossibile prendere una direzione qualsiasi fra quel nebbione che diventava sempre più fitto, intercettando completamente la luce del sole.
Una semi-oscurità che nemmeno l'_ice-blink_ riusciva a vincere, avvolgeva i grandi campi di ghiaccio stendentisi sul golfo.
— Dove andare? — si domandò per la decima volta lo studente. — Proviamo a volgere le spalle alla via che ho seguito finora.... Oh!... Triplice imbecille!... Forse che non ho due fucili per fare dei segnali? —
Ne impugnò uno e lo puntò in aria. Stava per far fuoco, quando un terribile pensiero lo arrestò.
— Stavo per commettere una grossa sciocchezza, — disse, abbassando prontamente l'arma. — Ed i buoi maledetti non accorreranno allo sparo e non mi scaraventeranno in aria?
Walter mio, tu minacci di diventare un vero stupido. Forse questo freddo cane non sarà estraneo al rammollimento del mio cervellaccio di studente poco meno che asino.
Gambe e occhi aperti ed orecchi tesi. —
Il giovanotto girò tre o quattro volte su sè stesso non sapendo quale direzione prendere, poi partì a gran passi senza sapere dove potesse andare a finire, poichè la nebbia non gli permetteva di distinguere un oggetto qualsiasi a cinque passi dalla punta del suo naso.
Marciava verso l'automobile o gli volgeva le spalle? Si allontanava dai pericolosi animali o si cacciava proprio sotto le loro formidabili corna?
Quanto avrebbe dato per saperlo!...
— Gira e rigira in qualche luogo andrò a finire, — si disse l'allegro giovanotto, il quale essendo armato di due fucili non si inquietava gran che. — Che finisca al Polo? Le mie gambe, dopo tutto, sono quelle d'un saltatore e d'un corridore. —