Part 11
Un'opera mirabile e feconda di concezione, raccolta dalla viva voce del maestro nel momento stesso della sua concentrazione nel fuoco della parola, rivelò allora quasi ad ogni passo, ai suoi fortunati ascoltatori il profondo intuito che ebbe il De Sanctis di tutte quelle correnti spirituali, che insieme conferirono alla grande opera del risorgimento nazionale. Ma in questo studio d'integrazione, mirando a raccogliere e a determinare gli elementi più vitali e durevoli dell'opera della rivoluzione, e a sceverare da essa la parte mortale e caduca, onde era ingombra, egli si affissò soprattutto nel Manzoni, come disegnatore insuperato di tutto ciò che muove e guida nelle sue azioni l'animo umano.
Si noti però che, in questa ricostruzione, il critico non abbandona mai l'indipendenza del suo giudizio, e non si lascia sorprendere come rattrappito nell'àmbito di nessuna forma artistica, per quanto si voglia meravigliosa e perfetta. Il De Sanctis sentì primo e più vivamente d'ogni altro, che il rinnovamento delle basi scientifiche della coltura preparava l'avvento del naturalismo nell'arte, e che pur questo sarebbe stato avanzato alla sua volta da un'arte più fina, in cui si ricongiungessero insieme questi due inscindibili processi, per cui lo spirito umano tende ognora a scoprire nella realtà della vita le leggi ideali del pensiero. Il suo motto fu quello di Michele Montaigne: _naturaliser l'art, artialiser la nature_. Lotta terribile per l'incarnazione di una nuova e più perfetta formola artistica, a cui uno spirito privilegiato consacra, tra ansie e trepidazioni infinite, lo splendore e la maturità della sua intelligenza, perchè questo grande ideale trovi la sua espressione più concreta e perfetta, e pur quest'umile parte d'Italia sia assunta alfine nei regni della grande arte.
* * * * *
Chiunque ritorni, come dopo lunga peregrinazione, a rinfrescare i ricordi dei suoi studî più diletti nell'onda avvivatrice e fresca del pensiero del De Sanctis obliandosi in esso, sente quasi sempre vagare il suo spirito sugli abissi di un mondo nuovo e ancora inesplorato. A ciascuna di quelle sue frasi brevi e scultorie gli si apre la visione di un orizzonte interminabile, su cui l'intelletto del maestro dispiega come aquila il potente suo volo, per tutte scoprirne colle immense poderose volate gl'intricati avvolgimenti. Quando la parola vacilla e quasi par che non regga sotto il peso del grave pensiero, egli martella la visione di questo mondo sublime dell'inconoscibile con incisi più potenti, per sprigionarne sprazzi di luce vivida e rapida, come quella della folgore.
La critica, su cui dominò sovrano il genio di Francesco De Sanctis, non ha nulla di comune con quell'arte più modesta, che siam soliti di gratificare di questo nome, e che vive e si oblìa nelle più umili regioni della storia e dell'arte, della politica e della realtà della vita. Il suo regno è ampio come quello dei venti, la sua meta inaccessibile e pericolosa come quella degli abissi inesplorati e profondi. Essa è fatta di genialità, ed è temprata nelle analisi più precise e nelle sintesi più audaci e comprensive. E, se non evita, certo non si compiace della dipintura e ricerca minuziosa dei difetti e dei mali, dietro cui si muovono affaticati e stanchi i più modesti operai del sapere.
Nel regno della critica, Francesco De Sanctis ha conquistato il posto, che spetta soltanto agli scopritori di mondi nuovi.
Altri paesi ed altre nazioni aspettano ancora, come una rivelazione dell'avvenire, il metodo critico, che Francesco De Sanctis ha inaugurato e reso perfetto. Per noi Italiani esso è ormai una felice realtà e una promessa sicura di bene, se sapremo accoglierne e svolgerne i presaghi ammonimenti.
ENRICO COCCHIA
NOTE:
[101] Discorso pronunziato in Ariano, il giorno 8 novembre 1903, nella solenne inaugurazione dei busti innalzati alla memoria dei due grandi Irpini, De Sanctis e Mancini, per nobile iniziativa di un comitato di giovani.
Dobbiamo alla cortesia del senatore Cocchia--amantissimo della nostra Irpinia--la pubblicazione di questo magistrale discorso.
DE SANCTIS E LA POLITICA
Sul numero del 2 marzo 1913 comparve sul _Giornale d'Italia_ un articolo di Matteo Incagliati, contenente alcune inesattezze, che ancora circolano a discredito della nostra Irpinia, ed in particolare del Collegio di Lacedonia. Credo, perciò, che non sia superfluo riportare qui la lettera, indirizzata al pubblicista Incagliati e pubblicata due giorni dopo dal _Giornale d'Italia_ e dall'_Araldo_.
Napoli, 2 marzo 1913.
_Illustre signor Incagliati_,
Da molto tempo seguo con vivissima simpatia la sua opera di meridionale entusiasta delle superbe tradizioni della nostra terra, e non potrà immaginare con quanto piacere io abbia visto rievocare oggi, sul _Giornale d'Italia_, la maestosa figura di Francesco De Sanctis.
Irpino di nascita e figliuolo del compianto cav. Antonio Capobianco--amico carissimo e sostenitore costante del De Sanctis nel Collegio di Lacedonia--io sento il dovere di scriverle la presente per rettificare un errore, nel quale Ella è involontariamente incorso.
Nella lotta elettorale politica del 1875, di cui si occupò il grande critico nel _Viaggio elettorale_, il De Sanctis non fu sconfitto, come Ella dice, ma riportò, anzi, una strepitosa vittoria. Il Collegio di Lacedonia seppe compiere allora completamente il proprio dovere, perchè non volle fare una quistione di _destra_ o di _sinistra_, nè volle accogliere la scomunica del Comitato di sinistra di Napoli lanciata contro un proprio membro, il De Sanctis, per favorire l'avversario avv. Serafino Soldi, ma dimostrò d'intendere interamente il grido che prorompeva forte dal petto del grande Critico: «Date la patria all'esule»!
Il buon senso seppe trionfare su tutti gli ostacoli creati a bella posta contro il De Sanctis. Quella vittoria fu anzi il preludio della completa pacificazione degli animi attorno al loro illustre rappresentante. Nelle elezioni successive, in quelle provinciali prima del mandamento di Andretta e in quelle politiche dopo (1876), gli elettori si riaffermarono _unanimi_ sul nome del grande Irpino. Parve allora, al De Sanctis di aver raccolto il frutto della campagna elettorale del 1874, ed Egli se ne mostrò lietissimo in una lettera (diretta al compianto patriota avv. Francesco Maria Miele, Sindaco di Andretta), che io ho pubblicato nella conferenza sul De Sanctis tenuta alla _Dante Alighieri_ di Monteverde e testè edita dalla tip. Pergola di Avellino[102].
L'errore è comune, ed è perciò che ho voluto richiamarne la Sua cortese attenzione.--Mi consenta poche altre parole.
È un atto di giustizia legittima e doverosa riconoscere che il Collegio di Lacedonia fu sempre fedele al De Sanctis fino al 1882, anno in cui ebbero luogo per la prima volta le elezioni a scrutinio di lista, d'infelice memoria!
Il Collegio di Lacedonia venne allora compreso nella nuova circoscrizione elettorale di Ariano di Puglia, e così fu possibile la sconfitta, per soli pochi voti, del De Sanctis! La colpa fu tutta di quel disastroso scrutinio di lista, che permise il trionfo di tante nullità e la caduta di tanti uomini insigni!
Il 1882 è rimasto, perciò, celebre nella storia d'Italia!
Del resto se il Collegio di Lacedonia in qualche modo si mostrò poco grato verso il grande Concittadino, ha già dato in parte prova della propria riconoscenza, e, direi anche, resipiscenza verso Francesco De Sanctis innalzando nel capoluogo un monumento in suo onore ed intitolando al suo nome glorioso tutte le opere di educazione popolare, che sono sorte nei varii comuni del Collegio.
Non condivido poi la sua opinione riguardo al De Sanctis, uomo politico. Se la politica, infatti, è onestà, moralità e sincerità, certo il grande Irpino fu uno dei più eminenti parlamentari dell'Italia unita.
Il _Viaggio elettorale_, _Le lettere parlamentari_, i numerosi discorsi e gli scritti politici di Lui stanno a dimostrare la verità della mia asserzione, che, del resto, non è mia soltanto.
Nelle occasioni solenni, alla Camera dei Deputati, la parola del De Sanctis--lo ricorda il Villari--passò come l'espressione del più puro patriottismo, perchè confortata dalla grande autorità che gli proveniva dalla generale convinzione che egli non si lasciava mai accecare dallo spirito partigiano. La sua vita diveniva allora un vero apostolato politico, ed egli poteva avere dalla cattedra, dalla stampa e dalla tribuna parlamentare sul popolo italiano la medesima influenza avuta dalla cattedra sui giovani.
Se così non è, chi dovrà dirsi grande parlamentare?
La ringrazio della cortese ospitalità, che darà a questa mia, e mi creda con profondo ossequio
Devotissimo
GIUSEPPE LEONIDA CAPOBIANCO
NOTE:
[102] G. L. CAPOBIANCO: _Francesco De Sanctis_, conferenza con prefazione di Giovanni Amellino--Avellino 1913.
INDICE
Ai lettori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. V Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » VII Cap. I. Un viaggio elettorale . . . . . . . . . » 1 Cap. II. Rocchetta la poetica . . . . . . . . . » 6 Cap. III. Lacedonia . . . . . . . . . . . . . . » 14 Cap. IV. Fantasmi notturni . . . . . . . . . . . » 23 Cap. V. Il discorso . . . . . . . . . . . . . . » 33 Cap. VI. Bisaccia la gentile . . . . . . . . . . » 44 Cap. VII. Calitri la nebbiosa . . . . . . . . . » 53 Cap. VIII. Andretta la cavillosa . . . . . . . . » 61 Cap. IX. L'ultimo giorno . . . . . . . . . . . » 70 Cap. X. Morra Irpino . . . . . . . . . . . . . . » 78 Cap. XI. Dopo il ballottaggio . . . . . . . . . » 89 Cap. XII. La mia città . . . . . . . . . . . . . » 98 Cap. XIII. Il re Michele . . . . . . . . . . . . » 108 Cap. XIV. Sansevero . . . . . . . . . . . . . . » 119
APPENDICE
F. De Sanctis: Al popolo irpino (Proclama per il Plebiscito) . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 127
Enrico Cocchia: L'opera di Francesco De Sanctis nell'evoluzione storica del pensiero italiano . » 131
L. Capobianco: De Sanctis e la politica (Lettera ad Incagliati) . . . . . . . . . . . . . . . . . » 144
Nota del Trascrittore
L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Grafie alternative mantenute:
sicchè/sicché Castel dell'Ovo/Castel dell'Uovo Aaaah/Aaaaah avversari/avversarî dalli/dàlli méta/meta piè/pie' studi/studî
Altre correzioni:
pag. 11 faceva sì [si] e no sul cavallo pag. 26 --Hai [Hai] letta la lettera pag. 30 Alle chiavi delle [della] posizioni pag. 43 tra molta folla plaudente, e [a] via. pag. 46 qualche episodio della sua [delle sue] vita. pag. 48 La conversazione [conversione] cominciò a languire pag. 98 La menzogna, il [Il] falso vedere foggiato pag. 102 E quando fu fatto un po' di silenzio, dissi [disse] pag. 107 uso ai maneggi [e gli affari,] e agli affari, pag. 125 Francesco De Sanctis [De-Sanctis] varie volte il De Sanctis [De-Sanctis] pag. 128 il merito [marito] divenuto un titolo di esclusione
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