Tempeste

Part 1

Chapter 13,212 wordsPublic domain

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ADA NEGRI

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TEMPESTE

_Sesto migliaio_

MILANO

FRATELLI TREVES, EDITORI

1896

PROPRIETÀ LETTERARIA.

_Riservati tutti i diritti_

Tip. Fratelli Treves.

Indice

- A TE, MAMMA .................................................... 1

- SGOMBERO FORZATO ............................................... 7

- L'INCENDIO DELLA MINIERA ....................................... 11

- LETTERA ........................................................ 21

- TERRA .......................................................... 27

- I SACRIFICI .................................................... 33

- TEMPIO ANTICO .................................................. 41

- LA «FIGLIA DELL'ARIA» .......................................... 47

- DISOCCUPATO .................................................... 53

- ISTINTO MATERNO ................................................ 59

- IL FIGLIO ...................................................... 63

- ARRIVO ......................................................... 67

- A L'OSPEDALE MAGGIORE .......................................... 73

- PICCOLA MANO ................................................... 79

- «TU PUR VERRAI» ................................................ 83

- UN ANNO DOPO ................................................... 89

- IMMORTALE ...................................................... 93

- RISVEGLIO ...................................................... 99

- SCIOPERO ....................................................... 103

- FINE DI SCIOPERO ............................................... 109

- PER LA BARA .................................................... 113

- NATIVITÀ ....................................................... 119

- VIOLA DEL PENSIERO ............................................. 123

- L'ORA .......................................................... 127

- È MALATO ....................................................... 131

- TI VIDI IN SOGNO ............................................... 135

- NON TORNARE .................................................... 139

- EGO SUM ........................................................ 143

- CANTO NOTTURNO ................................................. 149

- FANCIULLO ...................................................... 153

- RISVEGLIO FRA I MONTI .......................................... 161

- VECCHI LIBRI ................................................... 165

- AMOR NOVO ...................................................... 171

- ALL'ASILO NOTTURNO ............................................. 177

- SULLA VIA ...................................................... 183

- GLI ULTIMI SARANNO I PRIMI ..................................... 187

- ORA DI CALMA ................................................... 193

- BACIO MORTO .................................................... 197

- L'ULTIMO DUCA .................................................. 201

- L'EREDE ........................................................ 207

- SORRISI ........................................................ 215

- NOTA DI CRONACA ................................................ 221

- FRATERNITÀ ..................................................... 225

- CASETTE BIANCHE ................................................ 229

- INVANO ......................................................... 235

- PAX ............................................................ 241

- EPPUR TI TRADIRÒ.... ........................................... 247

- IL PASSAGGIO DEI FERETRI. ...................................... 253

- SULLA FOSSA DI GIUSEPPE GRANDI ................................. 261

- MATTINATA INVERNALE ............................................ 267

- LA VEDOVA ...................................................... 271

- IL SOGNO ....................................................... 277

- OPERAIO ........................................................ 281

- ETERNO IDILLIO ................................................. 287

- SENZA RITMO. ................................................... 291

- SCONFORTO ...................................................... 297

- ADDIO .......................................................... 301

- I GRANDI ....................................................... 305

- LA FIUMANA ..................................................... 311

A TE, MAMMA

È ver, son forte.--Per la via sassosa Lasciai brandelli d'anima e di fede; Pur con superbo piede Salgo ancor verso l'alba luminosa.

Offersi il petto a tutte le ferite, I più foschi e implacati odii sfidai; E ai torturanti guai Opposi l'energia di cento vite.

Dolorando non mossi un sol lamento Nulla piega il mio fronte e il mio pensiero. Io sono forte, è vero, Io son la quercia che non crolla al vento

E una legge d'amor rinnovatrice D'uomini e cose ne' miei canti freme, Eterna, come il seme, Come il bacio del Sol fecondatrice.

.... Benedicimi, o Madre.--È per te sola Che combatto, che spero e che resisto. Quando, col sangue misto, Il pianto mi fa strozza ne la gola,

Quando sento fra orrende, avide spire Nel tenebror dibattersi la mente, E la virtù possente Che m'infiamma le vene è per morire,

Ti guardo, o Madre.--E così fiera e grande M'appari, ne l'eretta e statuaria Fronte di solitaria Cinta di bianche ciocche venerande;

Così pura mi sembri, ne la calma Intemerata de' tuoi anni estremi, Tu che i mali supremi Provasti un giorno, e l'agonie de l'alma;

Tanta luce ti splende ne le chiare Pupille e tanta dignità nel viso, Nel gesto e nel sorriso, Ch'io mi sento per te rinnovellare:

Carne de la tua carne io ridivento, Forza de la tua forza, o Santa, o Vera: Rivive in me l'altera Quercia selvaggia che non crolla al vento.--

SGOMBERO FORZATO

Miseria.--La pigion non fu pagata.-- A rifascio, nel mezzo de la via, La scarsa roba squallida è gettata. Quello sgombero sembra un'agonia.

La tenebrosa pioggia insulta e bagna Il carro, i cenci, i mobili corrosi Dal tarlo, denudati, vergognosi. V'è un'anima là dentro che si lagna;

E il letto pensa al disgraziato amore Ch'egli protesse, e che le membra grame Di due fanciulli procreò a la fame, O del tugurio maledetto amore!...

E scricchiola fra i brividi: Chi il dritto Diede a la donna schiava e mal nudrita Di crear per un bacio un'altra vita D'angosce?... amor pei poveri è delitto.--

Sotto la pioggia il carro stride.--Dietro, Un operaio scarno, a fronte bassa, Segue la sua rovina.--Ei muto passa, Ombroso il guardo, e non si volge indietro:

E a lui presso è la donna, la piangente Lacera donna, con due figli.--E vanno Senza riposo, e dove essi nol sanno, E la pioggia gli sferza orrendamente:

Un austero dolor che par minaccia Per entro ai cenci ammonticchiati freme, Freme nel carro che cigola e geme. Nei quattro erranti da l'emunta faccia:

Quella guasta mobilia denudata Che in mezzo al fango a l'avvenir s'avvia. Quella miseria che ingombra la via Sembra il principio d'una barricata.

L'INCENDIO DELLA MINIERA

La profonda caverna è a mille metri Sotto la terra. Nei pozzi e fra gli scavi, erranti spetri, Vanno per la prigion che li rinserra I minatori.

Son cinquecento: han lampade e picconi, Corde e martelli. D'aspre fatiche indomiti campioni Son cinquecento, muscolosi e belli Come guerrieri:

Niuno di lor varcò i trent'anni ancora, E spose e figli Li attendon là, dove nel sol s'infiora, Dagli abissi lontano e dai perigli, Il verde eterno.

E via scavando con gigante lena Van dentro il masso È la forza plebea che si scatena Contro la fredda maestà del sasso Selvaggiamente:

E rode, sventra, abbatte, invola, strazia, Vandalo atroce, Piovra succhiante che mai non si sazia; Ma spian gli abissi l'attimo feroce De la vendetta;

E l'attimo suonò.--Scoppia una lampa Risponde un tuono. La gran corrente del _grisou_ divampa Con guizzo orrendo e formidabil suono Tutto è perduto.

Per l'âtre forre e le crollanti vôlte Fumosa e rossa, Fra gli urli de le vittime stravolte. Qual serpe che si snoda in una fossa, La fiamma sale.

*

Sale e distrugge; e sotto l'immane vampa edace La profonda caverna diventa una fornace. Morti e morenti ammucchiansi; si sfasciano le travi; Son ruggiti di belva giù in fondo ai ciechi scavi, Son castelli di fiamme, son rimbombi di frane, È l'inferno che s'apre su quelle teste umane. Ma soccomber non vogliono i vivi ancora!... avvinto È il lor corpo a la vita con delirio d'istinto. E corrono per gli antri, disfatti, scamiciati, Come dèmoni erranti per abissi infocati, Con le bluse a brandelli, con l'orbite schizzanti: S'arrampicano ai muri, convulsi, sanguinanti, Volendo l'aria, l'aria!... la gaiezza del sole, La libertà dei venti, il verde delle aiuole, Dei magnifici azzurri la purezza infinita, Tutto ciò che è respiro, che è vita, vita, vita!... Oh, quella vita schiava trascinata nell'ombra, Trascinata nei pozzi che fumo o polve ingombra, Quella vita inumana, senza raggio nè fiore, Quella vita di cieco, quella vita d'orrore, Essi adesso la vogliono, la vogliono!... E le mani S'aggrappano a le rocce con movimenti insani Le bocche cercan aria ed ingoiano fumo: La terra nera è fatta di sangue e polve un grumo: Tutto cade e si sfascia, tutto è morte e maceria Dovunque è la terribile follia de la materia: La fiamma scende e sale, e folleggia e gavazza, E sul carnaio infame divampando sghignazza. D'odio omicida è fatta: e stride a le ruine Con rabbia insazïata di vincitrice: fine.

*

.... Tutto passò.--Domani, a cento a cento, Saran portati al sole, informi e muti, Con tumulti d'angoscia e di spavento I resti dei caduti:

Su le membra staccate e fumiganti Imprimeran lo stigma del dolore Mille bocche febbrili e singhiozzanti, Mille bocche d'amore.

Poi, gettata sui carri a la rinfusa, Fra spiegate bandiere e veli bruni, La turba funeral sarà rinchiusa Ne le fosse comuni:

Poi, su le fosse, calerà l'oblìo. Splendide rose e pallidi giacinti Sorgeran come al bacio d'un Iddio Dai corpi degli estinti;

E steli e spiche di robuste messi D'umani succhi turgide e superbe; E nel verde dei mirti e dei cipressi, Ne l'umidor dell'erbe,

Ne l'innocente palpitar dell'ale. Ne l'ampia folla libera e serena L'onda rifluirà calda e vitale De la gioia terrena.

.... Ma i figliuoli dei morti, oh, triste, inane Gente!... cresciuti a stenti ed a squallori, Diventeranno per un soldo e un pane Anch'essi minatori.

E ad uno ad uno scenderan nell'ombra: E forse un giorno, dentro i negri scavi Ne la caverna smisurata e ingombra. Al suon di colpi gravi,

Inciamperan ne l'ossa d'un parente. Al subito tremor d'intima guerra Si curveran le fronti, e sordamente Cadran le picche a terra.

.... O razza, o razza conculcata e ignava; Cui nulla giova l'esser bella e forte, Se null'altro sai far che darti schiava. Meglio per te la morte!...

Viva l'incendio che bruciando annienta Le tue lacere vesti e la tua fame, Viva l'incendio che all'ignoto avventa Le tue viscere grame;

Che, per un'ora almen, su te raccende La sterile pietà di chi non soffre, Che fatica e dolor, tutto ti prende, E pace e sonno t'offre!...

Viva l'incendio che al felice, assiso Di fronte al sole, urlando va: Ti desta: De' tuoi sogni d'amor lascia il sorriso, Lascia le sale in festa:

Scopriti il capo: al suolo, al suol reclina Le tremanti ginocchia e il volto smorto: Sul lavor, tra le fiamme e la ruina, Il tuo fratello è morto!...

LETTERA

Lettera bianca con suggello nero Venuta da lontano, Le cittadi attraversa e l'Oceàno. Fatta d'ali così, come il pensiero.

Le bisbigliano i flutti ampii del mare «Forse a un amor distrutto È velo e tomba il tuo suggel di lutto?» .... Ella tace e prosegue il muto errare.

Le ripeton le voci alte dei venti: «Rechi gioia o sconforto, Bacio di vivo o tetro odor di morto?...» Ella risa non ha, non ha lamenti.

E via e via, per monte e per pianura, Vïaggia notte e giorno, Fatato augel che non avrà ritorno, Brano d'alma lanciato a la ventura:

Ma niun le invola il suo mister profondo. Chi sa?... forse è l'orrore D'un addio: l'affannoso urlo d'un core, Il soave pallor d'un riccio biondo:

Goccia di sangue giovane, stillato Da una ferita aperta: Pianto o preghiera d'anima diserta Che soffre e sconta senza aver peccato.

.... E va, e va, e giunge.--Ne la bruma, Col freddo, su la sera, Giunge in silenzio a la stanzetta austera D'una donna che amor tutta consuma.

Brilla il guardo: un rossor la fronte accende: Batte a schiantarsi il core: La cerea mano convulsa d'amore Esitando a la busta, ecco, si stende....

.... No.--Cerea mano piccola e tremante. E minacciosa l'ora. Un sol minuto, un sol minuto ancora, Avida mano piccola e tremante.

TERRA

A Donna Emilia Peruzzi

Dammi una zappa, un erpice o un rastrello A me non cale che l'estate avvampi. Sotto il bacio del sol vivido e bello Vo' lavorar ne' campi.

Così, discinta, con le braccia nude Le vesti rialzate a la cintura! La campestre fatica umile e rude Lo sai?... non m'impaura.

E voglio qui le stanche, le pallenti Gracili dame da la man di cera. Fronde di salcio abbandonate ai venti Steli fioriti a sera.

Gli ammalati di sogno e di nevrosi, I parassiti inutili e belanti, Gialli d'ozio, di _spleen_ e di clorosi, Fantasmi in tuba e guanti.

Giù cravatte e gioielli!... al foco il vano Busto ove il petto sta qual fior di serra!... Chiediam la luce e il solco, e l'aer sano: Alla terra!... alla terra!...

Qual pienezza di vita entro la bruna Zolla che s'apre de la vanga al morso, E insetti e semi e caldi amori aduna!... Come in eterno corso

Van le linfe gioiose, risucchiate Con eterno desìo da la radice, Dai tronchi e da le foglie al vento alate, Qual latte di nutrice!...

È il baccanal del verde e del frumento, Del buon frumento da le spighe d'oro, Maturanti in silenzio a cento a cento Nel Sol di Messidoro:

Lieti fiori di porpora fra il grano Respiran largo, trionfanti e belli. Il riso slancia da l'acquoso piano Gli steli verdi e snelli,

Sorgon bianche ninfee da le paludi, Variopinte corolle in mezzo ai prati, Ovunque i soffii ravvivanti e crudi Son dei fieni falciati;

Un'alma vive in ogni filo d'erba. Un'alma vive in ogni atomo errante. Tutto, con franca voluttà superba, Si bacia al sol fiammante.

Alla terra!... alla terra!... Laceriamo Il seno e i fianchi de la Madre antica: Il tesoro dei frutti a lei strappiamo E de la gonfia spica:

Vogliam nembi di rose e vogliam pane E dolci vini dal sorriso biondo!... Libera scorra la dovizia immane A rotoli pel mondo,

E ovunque arrida: a la soffitta oscura, Al palagio sorgente in mezzo ai fiori: Tutti figli siam noi de la Natura, Tutti lavoratori.

Qui, sotto i cieli, nella luce.--Avanti, Con macchine e forconi e vanghe e scuri, Noi sacerdoti de la forza e amanti Del Sol, noi, belli e puri!...

Già il petto, ecco, s'allarga e rifiorisce: Già le vene s'inturgidan, bollenti: Nova fiumana al cerebro fluisce D'alate idee fulgenti:

Più tristezza non v'ha, non v'ha più noia: Più miseria non v'ha, non v'ha più guerra: Tutto è moto, è salute, è speme, è gioia.... Alla terra!... alla terra!...

I SACRIFICI

I

La Maestra

È una maestra.--Ha ne lo sguardo buono La rassegnata calma pazïente Di chi sa il vuoto, il pianto ed il perdono.

Con lungo amore, faticosamente, I figli d'altri a l'avvenir prepara; Insegna con austere voci e lente.

Ne la sua stanza fredda come bara Ove mai riscaldò fiamma d'ebbrezza La sconosciuta povertade amara,

Ove non fulse mai la giovinezza D'un lieto sogno, morrà un giorno, sola, Composta il volto a stanca tenerezza;

E su l'algide labbra di vïola E nel vago stupor de gli occhi spenti Morrà con essa l'ultima parola

Del suo delirio: «O bimbi, o bimbi.... attenti....»

II

La Madre

Vedova, lavorò senza riposo Per la bambina sua, per quel suo bene Unico, da lo sguardo luminoso;

Per essa sopportò tutte le pene, Per darle il pan si logorò la vita, Per darle il sangue si vuotò le vene.--

La bimba crebbe, come una fiorita Di rose a Maggio, come una sovrana, Da la dolce materna alma blandita;

E così piacque a un uom quella sultana Beltà, che al suo desìo la volle avvinta, E sposa e amante la portò lontana!...

.... Batte or la pioggia dal rovaio spinta Ai vetri de la stanza solitaria Ove la madre sta, tacita, vinta:

Schiude essa i labbri, quasi in cerca d'aria; Ma pensa: la Diletta ora è felice....-- E, bianca al par di statua funeraria,

Quella sparita forma benedice.

III

La Fidanzata

Egli le disse: «I monti e l'oceàno Frapporre io devo fra il tuo bacio e il mio; Oh, pensami, mentr'io sarò lontano.

Oh, attendimi!... Giammai sonno d'oblìo Col tempo graverà sul nostro amore: Serberà la distanza alto il desìo.»

.... Ed ella attese.--Ed i minuti e l'ore E i mesi e gli anni, i lunghi anni glaciali, Passaron senza un raggio e senza un fiore

Su quei densi capelli verginali; E quando cadder dal suo volto smorto Le primavere e dal suo passo l'ali,

E una ruga ghignò sovra quel morto Fascino (lenta pioggia il marmo scava) Ei rïapparve alfin, come risorto.

Ma non confuser l'infocata lava De' baci; non l'ebbrezze desïate; Ella il padrone, egli guardò la schiava,

Per ritrovar le forme un giorno amate. Per ritrovarle....--e poi stettero, fisso Lo sguardo al suolo, querce fulminate;

E fra di lor si risquarciò l'abisso.

TEMPIO ANTICO

(Chiesa di San Francesco, in Lodi.)

Antico tempio maestoso e nero Ov'io, pensosa adolescente, orai, Te grave d'anni e d'ombra e di mistero Antico tempio, io non iscordo mai.

Sorridean le Madonne del trecento Miti ed ingenue, sui giallastri muri. Qualche prete sbucava a passo lento Come una larva, dagli sfondi oscuri.

V'era come un odor di vecchie rose, Un odore di mammole appassite; V'era il silenzio de le antiche cose Nel tramonto dei secoli sopite.

V'era una lampa giorno e notte accesa Come un triste desìo, sopra un altar, E a me là giù, sul bianco marmo stesa, Parea dolce il pregare ed il sognar.

*

Ore inspirate, quando a me fanciulla L'organo ripetea sacra un'istoria, E m'assopiva come in una culla Un'ebbrezza fatidica di gloria;

Ore inspirate, quando in me, bollente, Spumeggiò l'onda de le strofe prime, E mi travolse appassionatamente La vertigine azzurra del sublime;

Ore perdute fra le nebbie d'oro Di quel che non ritorna aulente Maggio, Come di rondinelle agili un coro Sciolto a volo pel ciel fra raggio e raggio;

Ore di sogno e d'ideale incanto, Io vi ricordo, io vi ricordo ancor; E mi strazia per voi sordo il rimpianto Di chi rimembra un soffocato amor.

*

Avanti, avanti.--Il tempo mi sospinse senza riposo, sul cammino incolto: Una rete di fili aspri m'avvinse, Ma lo sguardo a l'azzurro è ancor rivolto.

Avanti....--ma al passato un dolce, intenso Desìo la torturata alma rimena. .... O profumi di gigli e vecchio incenso, Nel grave tempio ov'io pregai serena!...

O ceri, o arcate, o pace di convento, O larve erranti negli sfondi oscuri, O gracili Madonne del trecento Che impallidite sui giallastri muri;

Tutto il mal ch'io commisi e ch'io soffersi Fra voi, fra voi vorrei dimenticar; Fra voi, sui marmi benedetti e tersi, Le preci dei sereni anni cantar.

LA «FIGLIA DELL'ARIA»

Il circo tace.--Ogni sorriso muore, È pallida ogni faccia, Mozzo ogni fiato; e un gel d'ansia e d'orrore La chiusa folla agghiaccia.

Come candida nube o cosa alata, Da l'alto Ella s'avanza: Su i trapezii lucenti, aerea fata, Ride, volteggia, danza,

Si slancia e si contorce flessüosa A spire di serpente, Scioglie i veli ed il crin, lancia una rosa A la turba silente,

Scherza col vuoto, provoca l'abisso De le pupille assorte Col nero guardo ammalïante e fisso Vince periglio e morte.

Non forse par che la sua chioma avvampi, E che nel fulvo ardore Tutti chiuda in un fascio i raggi, i lampi De le tropiche aurore?...

Sotto la breve tunica stellata In guizzi sapïenti Snodasi l'esil forma delicata, Che dai primi dolenti

Anni, fra i salti e gli urli de' buffoni, Fra i lazzi osceni e i rôchi Accenti de le bacchiche canzoni, Nuda s'offerse ai giochi

Perigliosi, a le danze agili, ai voli: È bella, è ancor bambina Quasi, e par che ne l'aria ella s'involi, Soffio e luce divina!...

.... O bimba, o vecchia bimba, a cui fu muta L'infanzia di dolcezza; O vecchia bimba al pubblico venduta, Che la feroce ebbrezza

Di vederti scherzar con l'agonia Paga, e al tuo corpo ha dritto, Che l'acre gioia di chiamarti «Iddia» Paga, e paga un delitto;

O vecchia bimba già prostituita, Danza, danza nel vuoto: A gli spirti de l'aria offri la vita. Duella con l'ignoto,

Getta a la folla che guatando trema Baci, sorrisi, fiori: Poi concedi un'orrenda orgia suprema. L'ultima, a' tuoi signori:

Dal sommo ove folleggi, ebbra, tradita Da una superba mossa, Vittima ne le bianche ali ferita, Cadi--e schiàntati l'ossa.

DISOCCUPATO

Alto, lacero, bruno, scamiciato, Con un erculeo torso Di facchino, di fabbro o di soldato Egli aperse la porta impallidendo Era un disoccupato.

Disse: Chiedo lavor, son forte e sano Resisto a la fatica, Ho due braccia di ferro.--Da lontano Vengo: e, son già due mesi, ad ogni porta Batto, pregando invano!...--

Chi gli rispose allora, io non rammento Fu un _no_ secco e reciso. Gli contrasse la faccia uno sgomento Cupo: dal petto uscì rauca la voce Come un singhiozzo lento.

E disse: Per l'amor dei vostri estinti, Non mi lasciate andare. È una cosa tremenda esser respinti Quando si ha fame.--Oh, per pietà, nel nome Dei vostri cari estinti!...--

E disse ancora: Se credete in Dio, Non mi lasciate andare. Sacro diritto a la fatica ho anch'io: È una bestemmia abbandonar chi cade. Quando si crede in Dio!...--

Chi gli rispose allora, io non rammento: Fu un _no_ timido e fioco. Parve ch'ei barcollasse in quel momento: Poi partì, senza un motto, a capo chino, Trascinandosi a stento.

Affascinata, io lo seguii col guardo; E allontanarsi il vidi Lungo la via sassosa, a passo tardo. Su la testa il colpìa del Sol di giugno L'arroventato dardo.

Sparì--ma, come in sogno, il disperato Corso seguir lo vidi, Inutil forza, braccio dispregiato: E avanti, avanti, sudicio, ramingo, Febbril, dilanïato,