Teatro Futurista Sintetico

Part 2

Chapter 23,495 wordsPublic domain

«Nel TEATRINO DELL'AMORE, ho voluto dare la vita non-umana degli oggetti. I personaggi più importanti sono il Teatrino di legno (le cui marionette recitano nel buio senza la presenza del burattinaio), il Buffet, la Credenza, che non sono umanizzati (come qualche volta furono umanizzate le cose nel teatro passatista) ma danno non umanamente la temperatura, le loro dilatazioni, i pesi che sopportano, le vibrazioni dei muri, ecc.

Questi tre personaggi vivono nei nervi della Bambina nervosa, mentre essa origlia alla porta della Madre.

Il Teatrino di legno è il simbolo della futilità, fugacità e teatralità della seduzione amorosa, e le sue marionette agiscono al buio, inspiegabilmente, come se fossero mosse dall'amore dei due personaggi che si abbracciano nella camera attigua. Deve risultare un significativo parallelismo fra la gioia illogica che la Madre manifesta al vedere il giocattolo, e la gioia reale che la Bambina prova quando la Madre glielo offre, conducendola a letto».

F. T. MARINETTI

ANTINEUTRALITÀ

COMPENETRAZIONE

_(Salotto elegantissimo. — Molti ninnoli sui tavolini e sulle étagères. — Ritratti di antenati e stampe del settecento alle pareti. — Poltrone comodissime, con molti cuscini. — A prima vista, deve sembrare un salotto da signora; qualche particolare deve indicare che si tratta invece del salotto di un giovane signore elegante e raffinato. — Tre giovanotti d'aspetto effeminato, molto azzimati, tutti e tre in frak, elegantissimi, stanno seduti intorno a un fragile tavolino sul quale è servito il caffè turco. — Una sola porta in fondo)._

UNO _(porgendo aperto a uno degli altri due un bellissimo portasigarette d'oro, e parlando coll'r aristocratica)_. — Prendi queste, caro.. Mi furono mandate dal Cairo. Sono veramente inarrivabili per la delicatezza del profumo.

L'ALTRO _(dopo avere acceso, alzandosi per osservare una vecchia stampa)_. — Grazie, caro... Squisite! _(In francese)_ Ah! L'Orient! L'Orient! Quella piccola stampa che mi regalasti due anni fa, l'ho posta nel centro del mio salotto. Quanti elogi! Tutti l'ammirano. Un vero pellegrinaggio!... Ho scovato una cornice adatta... È un bijou! Dovresti venire a vederla. J'ai aussi un petit cadeau à te faire. La poudre de Bagdad.

_(Mostrando le unghie)_. Tu vois quelle merveille! Notre jolie Comtesse me le invidia.

_(Si apre la porta. Entrano due robustissimi boxeurs, in assetto di combattimento, coi guantoni alle mani. Danno un'occhiata sprezzante nel salotto, senza curarsi dei tre giovanotti eleganti)._

I TRE _(con sorpresa e disgusto)_. — Quelle horreur!

1º BOXEUR. — Qui?

2º BOXEUR. — Sì, qui... Perchè no?

_(Entrano, spostano brutalmente alcuni mobili, e subito cominciano un violentissimo assalto di boxe._

_I tre giovani effeminati scattano in piedi, frementi pel disgusto, e si ritirano in tre angoli, dove rimangono in atteggiamento di stizza e di sgomento, come tre gattine d'angora a un'invasione di bulldogs)._

1º BOXEUR _(rovesciando l'altro con un colpo terribile)_. — Knock out!

_(L'altro rimane a terra un momento stordito, indi si alza, stringe la mano all'avversario, che gliela porge. Poi, con tacito accordo, fanno con passo cadenzato il giro della stanza, uno dietro all'altro, e fermandosi un istante davanti a ognuno dei tre giovani effeminati, fanno insieme, tre volte, l'atto di sputare con grandissimo disprezzo)._

Pou!

Pou!

Pou!

_(Sipario)_

F. T. MARINETTI

VENGONO

DRAMMA D'OGGETTI

_Sala signorile. — Sera. — Grande lampadario acceso. — Porta-finestra, aperta (in fondo a sinistra), che dà su un giardino. — A sinistra, lungo la parete ma staccata da questa, grande tavola rettangolare con tappeto. — Lungo la parete di destra (nella quale si apre una porta), una grandissima e alta poltrona, ai lati della quale sono allineate otto sedie, quattro a destra e quattro a sinistra (della poltrona)._

_Entrano dalla porta di sinistra un MAGGIORDOMO e due servi in frak._

IL MAGGIORDOMO. — Vengono. Preparate. _(esce)_.

_I servi, con grande fretta, dispongono le otto sedie a ferro di cavallo ai lati della poltrona, che rimane al posto di prima, come la tavola. Quando hanno finito, vanno a guardare dalla porta, voltando le spalle al pubblico. Lungo momento d'attesa. Il Maggiordomo rientra, ansante._

IL MAGGIORDOMO. — Contrordine. Sono stanchissimi... Molti cuscini, molti sgabelli...

_(esce)_.

_I servi escono dalla porta di destra e rientrano carichi di cuscini e di sgabelli. — Poi, prendono la poltrona, la mettono in mezzo alla sala, e dispongono le sedie (quattro da ciascun lato) colle spalliere rivolte alla poltrona. Indi, su ogni sedia, e sulla poltrona, mettono cuscini e, davanti a ogni sedia, sgabelli, come pure davanti alla poltrona._

_I servi vanno di nuovo a guardare dalla porta-finestra. Lungo momento d'attesa._

IL MAGGIORDOMO _(rientra dal giardino trafelato)_. — Contrordine. Hanno fame. Apparecchiate! _(esce)_.

_I servi trasportano la tavola in mezzo alla sala, dispongono intorno ad essa la poltrona (a capotavola) e le sedie; indi, rapidamente, uscendo e rientrando dalla porta di destra, apparecchiano la tavola. A un posto, un vaso di fiori; a un altro, molto pane; a un altro, otto bottiglie di vino. Agli altri posti, solo la posata. — Una sedia deve essere appoggiata alla tavola, colle gambe posteriori alzate, come si usa nei restaurants per indicare che un posto è riservato. — Quando hanno finito, i servi vanno di nuovo a guardar fuori. — Lungo momento d'attesa._

IL MAGGIORDOMO _(rientra correndo)_. — Briccatirakamèkamè! _(esce)_.

_Immediatamente i servi rimettono la tavola (che rimane apparecchiata) al posto che occupava all'alzarsi del sipario. Poi mettono la poltrona davanti alla porta-finestra, di sbieco, e dietro alla poltrona dispongono le otto sedie in fila indiana e in diagonale attraverso la scena. — Fatto ciò, spengono il lampadario. La scena rimane pallidamente rischiarata dal chiarore lunare che viene dalla porta-finestra._

_Un riflettore invisibile proietta sul pavimento le ombre della poltrona e delle sedie. Ombre spiccatissime, che (spostandosi lentamente il riflettore) vanno visibilmente allungandosi verso la porta-finestra._

_I servi, accoccolati in un angolo, aspettano tremanti, con angoscia evidente, che le sedie escano dalla sala._

_(Sipario)_

«In VENGONO, ho voluto creare una sintesi d'oggetti animati. Tutte le persone sensibili ed immaginative hanno certo osservato molte volte gli atteggiamenti impressionanti e pieni di misteriose suggestioni che i mobili in genere, e in particolar modo le sedie e le poltrone, assumono in una stanza dove non sono esseri umani.

Sono partito da questa osservazione per creare la mia sintesi.

Le otto sedie e la grande poltrona, nei diversi mutamenti delle loro posizioni successivamente preparate per ricevere gli attesi, acquistano a poco a poco una strana vita fantastica. E alla fine lo spettatore, aiutato dal lento allungarsi delle ombre verso la porta, deve sentire che le sedie vivono veramente e si muovono da sole per uscire».

F. T. MARINETTI

UN CHIARO DI LUNA

COMPENETRAZIONE ALOGICA

_Giardino — Una panchina._

LUI — Che bella notte! Sediamo qui...

LEI — Com'è dolce l'aria!

LUI — Siamo soli, noi due, in questo giardino immenso... non hai paura?

LEI — No... No... Sono felice di essere qui sola con te!

UN SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(uscendo da un viale laterale, si avvicina ai due, si siede sulla panchina accanto a loro che non lo vedono, come se egli fosse un personaggio invisibile)_. — Hum! Hum! _(Guarda fissamente la ragazza, mentre essa parla)_.

LEI — Hai sentito il vento?

IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda fissamente il giovanotto, mentre egli parla)_.

LUI — Non è il vento.

LEI — Ma non c'è veramente nessuno, in questo giardino?

LUI — C'è soltanto il custode, laggiù, nella sua Casina. Dorme. Vieni qui, più vicino... Dammi la bocca... Così.

IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum! _(Guarda l'orologio, al chiarore lunare, si alza, passeggia meditabondo davanti ai due, mentre si baciano, indi si siede di nuovo)_.

LEI — Che bella notte!

LUI — Com'è dolce l'aria!...

IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO — Hum! Hum!

LUI — Perchè tremi? Hai avuto paura?

LEI — No. Baciami ancora!

IL SIGNORE GRASSO E PANCIUTO _(guarda ancora l'orologio al chiarore lunare, si alza, passa dietro alla panchina, sempre non visto, tocca lievemente la spalla, prima a Lei, poi a Lui, indi si allontana lento verso il fondo)_.

LEI — Che brivido!

LUI — Fa un po' freddo...

LEI — È tardi.

LUI — Rientriamo. Vuoi?

_(Sipario)_

«In UN CHIARO DI LUNA, l'Uomo panciuto non è un simbolo, ma una _sintesi alogica_ di molte sensazioni: paura della realtà futura, freddo e solitudine della notte, visione della vita 20 anni dopo, ecc.»

F. T. MARINETTI

LE BASI

_Il sipario, orlato di nero, deve alzarsi press'a poco all'altezza del ventre di un uomo. Il pubblico vede soltanto le gambe in azione._

_Gli attori devono cercare di dare la massima espressione agli atteggiamenti e ai movimenti delle loro estremità inferiori._

1. DUE POLTRONE _una di fronte all'altra_

GIOVANOTTO SIGNORA

LUI. Tutto, tutto, per un vostro bacio!...

LEI. No!... Non mi parlate così!...

2. UOMO CHE CAMMINA AVANTI E INDIETRO

Meditiamo....

3. SCRIVANIA

UOMO SEDUTO CHE AGITA NERVOSAMENTE IL PIEDE DESTRO

Debbo trovare... Imbrogliare, senza lasciarmi imbrogliare!

3 _bis_ UOMO CHE CAMMINA LENTAMENTE CON PIEDI GOTTOSI UOMO CHE CAMMINA RAPIDO

IL RAPIDO. Presto! vile passatista!

IL LENTO. Uh! che furia! Non c'è bisogno di correre! Chi va piano va sano...

4. DIVANO 3 SIGNORE

UNA. Quale preferisci?

UN'ALTRA. Tutti e tre.

DIVANO 3 UFFICIALI

UNO. Quale preferisci?

UN ALTRO. La seconda.

_(La seconda deve essere quella delle tre signore che mostra di più le gambe)_.

5. TAVOLA PADRE

GIOVANETTO SIGNORINA

IL PADRE. Quando avrai la laurea, sposerai tua cugina.

6. MACCHINA DA CUCIRE A PEDALE RAGAZZA CHE LAVORA

LA RAGAZZA. Domenica lo vedrò!

7. UOMO CHE SCAPPA CALCIO CHE L'INSEGUE

L'UOMO CHE DÀ IL CALCIO. Imbecilli!

_Sipario_

F. T. MARINETTI E BRUNO CORRA

LE MANI

VETRINA

_Una tenda _(altezza d'uomo)_ tesa per tutta la larghezza del boccascena, a breve distanza dalla ribalta — Fondo nero._

_Cominciando da sinistra e susseguendosi verso destra compaiono e scompaiono successivamente mani maschili e femminili _(sporgenti al disopra della tenda tesa e fortemente illuminata da un riflettore)_ nei seguenti atteggiamenti:_

1 — Mano infantile nell'atto di frugare coll'indice in una narice. _(Testa dipinta da applicare sulla tenda, a sinistra)_.

2 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ si stringono con forza.

3 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ giunte prima in atto di preghiera, indi intrecciate in atto di supplicazione.

4 — Stretta lunga, molle, voluttuosa di una mano maschile e di una mano femminile delicata, inanellata.

5 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ nell'atto di levarsi a uno a uno parecchi anelli, languidamente, con movimenti stanchi.

6 — Due mani maschili _(di persone diverse)_ che scrivono colla penna, una rapidamente, l'altra lentamente.

7 — Quattro mani di lottatori che tentano di afferrarsi, come all'inizio di una lotta.

8 — Una mano femminile fa l'atto di graffiare.

9 — Una mano maschile fa l'atto di pagare.

10 — Una mano maschile fa l'atto di contare, stendendo le dita successivamente, con lentezza: prima il pollice, poi l'indice, ecc.

11 — Una mano femminile agita mollemente le dita come su una tastiera, o carezzevolmente su un viso.

12 — Forte mano d'operaio che impugna un grosso martello e fa l'atto di battere.

13 — Una forte mano maschile stretta nell'atto di sferrare un pugno.

14 — Una mano femminile agita un fazzoletto con lentezza nostalgica, affranta e addolorata.

15 — Una mano maschile che impugna minacciosamente un revolver.

16 — Una mano maschile si agita in un cenno di saluto ironico.

17 — Due mani maschili _(della stessa persona)_ aperte e alzate in atto d'invocazione.

18 — Due mani rudi insanguinate e ammanettate.

19 — Una mano maschile coll'indice teso in atto di comando energico.

20 — Due mani femminili _(della stessa persona)_ aperte e tese, coi mignoli che si toccano, agitano le altre dita nel noto atteggiamento di scherno.

_(Sipario)_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

VERSO LA CONQUISTA

_(L'Eroe è assorto nel suo pensiero. La donna lo accarezza con perfidia)_.

ANNA. Dunque, dunque, amore mio,... comprendi tutto il mio tormento? lo comprendi?... No! no! tu devi serbarti a me, devi serbarti al _nostro_ sogno portentoso!... Rimani, Iacopo!... rimani!...

IACOPO. Anna! Anna! tu mi fai vile!... tu stai compiendo su di me un'opera indegna.... tu stai combattendo in me l'Eroe che vuole ad ogni costo rivelarsi!... _(Anna non parla, lo trae a sè prendendogli le mani.)_ No! Anna! ti prego... non parlarmi più con la tua voce dolce, somigliante ad un profumo inebriante e snervante, non toccarmi più con le tue mani esperte che sanno addormentare il mio capo infuocato.... No! Anna! no! non è degna di te quest'opera d'invilimento, dovresti tu stessa aiutarmi, tu stessa dovresti gettarmi verso l'avvenire, la tua mano divina dovrebbe aiutare la mia se tremasse nel tagliare quel dolce infrangibile filo che riunisce i nostri spiriti!... No! Anna! Da te non aspetto la dissuasione, lo scoramento, aspetto il grido che incoraggia, la voce fatale che ci precede e ci attira come uno spirituale polo magnetico! Gridami che io vada, non mormorarmi così dolcemente che io resti! In questo momento le tue carezze sono le mie nemiche! I tuoi sorrisi, il tuo pianto sono le catene che mi costringono a terra! Amami _veramente_, Anna, e quindi esortami a partire!

ANNA. Iacopo! Iacopo! Io capisco la tua angoscia, capisco la tua frenesia, ma il mio amore per te è troppo forte, io non posso, io non posso darti tanto! Rimani, Iacopo! rimani!...

IACOPO. No! lasciami!... io ho voluto tentare di prenderti con ogni dignità, ti ho indicata la via del dovere, dell'amore... ti ho concesso tutto _quello che potevo_... Ora basta!... Saprò vincere da me! Lasciami! io sono forte abbastanza per salpare _solo_ e malgrado tutto verso le vie dell'Eroismo!...

ANNA. Non _potrai_ farlo!

IACOPO. Non potrò? Ti fidi _male_ su di un momento di debolezza... ora sono tornato me stesso... me ne andrò malgrado tutto!...

ANNA. Non potrai!...

IACOPO. Ah.... come sei strana nella tua fanciullesca ostinazione!... Ti compatisco, perchè tu ignori la mia Idea, la mia missione! Ah! la mia Idea! essa è più grande dell'Universo, è più pura e più fulgida del sole, è più inebriante della più inebriante bevanda!... Io ho la mia via tracciata! L'ho tracciata con l'acciaio della mia volontà, l'ho illuminata col fuoco del mio genio!... Guarda come spezzo la tua resistenza, guarda come me ne vado senza neppure toccarti, senza neppure piangere!... Addio, Anna! vado verso la conquista, sono padrone del mio Dio interiore, io sono immortale ora, io non posso temere nessun pericolo, nessun ostacolo, tutto cadrà dinanzi a me!... Addio _(ed esce risolutamente)_.

ANNA. Iacopo! Iacopo!... È vero, è vero, se ne va!... e così senza neppure baciarmi... Ah! è veramente un Dio, se ha potuto vincere il mio amore... Lo seguirò sulla sua strada Maravigliosa! _(Si sente un gran rumore e quasi subito dopo appare una servetta spaventata ansimante)_.

SERVA. È morto! è morto il signor Iacopo!... la sua testa è schiacciata! è rotolato per la scala lunga... sdrucciolando su di una buccia di fico!...

LE DUE DONNE. Oh Dio! oh Dio! _(e corrono verso la vittima)_.

_(Tela)_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

DISSONANZA

_Ambiente trecentesco. Costumi trecenteschi. Calze, velluti, parrucche bionde. Sono in scena LA DAMA e IL PAGGIO. La Dama, seduta, ascolta il Paggio che le parla con passione, adagiato ai suoi piedi._

IL PAGGIO

Amore, amore, finalmente in questa notte d'argento profumata e mistica posso narrarti tutte le mie pene; amore, amore, finalmente il sogno soffuso in questa chiara ombra notturna strappa al mio cuore la parola che il labbro mai non oserebbe dire, timido innanzi al tuo pallor di cera; ah! finalmente! ed il mio cuor d'acciaio si spezza come fosse un melagrano, ah! finalmente! ed il mio orgoglio tutto si accovaccia ai tuoi piedi dominato.

LA DAMA

Ricevo con lo spirito tremante il dono che mi fai con mani pure; anch'io sento in quest'aria di vertigine mille musiche aprirsi nel mio sangue, anch'io sento nel cuor corrermi un gelo, che lo divide come un frutto dolce, e le mie dita gelide esitando tremano come fossero farfalle sovra il tuo capo di biondezza ardente.

IL PAGGIO

Ah! si potesse dall'onnipotente Destino avere in dono questo istante per serbarlo nel fondo nostro cuore sì da poterlo poi sempre godere quando ce ne prendesse la vaghezza; io non voglio che muoia e sia finito, io non voglio che fugga e si distrugga nell'oceano foschissimo del tempo, io non voglio che vada...

_(A questo punto UN SIGNORE, vestito modernissimamente — soprabito, colletto, tuba —, entra da destra a passo rapido, si accosta al Paggio, e gli batte con una mano sulla spalla, chiedendo)_:

Scusi, per favore, avrebbe un cerino?

IL PAGGIO

_(Si volge verso il Signore, poi, con naturalezza, si cerca addosso, nelle tasche e dice)_:

No, mi dispiace...

IL SIGNORE

Niente... le pare...?..., grazie lo stesso. _(Esce da sinistra, rapido ed elegante)_.

IL PAGGIO

_(Si volge di nuovo verso la Dama, e riattacca più lirico e più appassionato)_:

Amore, amore, troverem la forza di eternare il momento indistruttibile. Compiremo il miracolo fecondo!

_(Sipario)_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

PASSATISMO

ATTO PRIMO

_UN VECCHIO ed UNA VECCHIA stanno seduti ad un tavolo l'uno di fronte all'altra. Vicino a loro, un calendario._

VECCHIO. Come state?

VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?

VECCHIO. Mi contento. (_Pausa_) Che bella giornata sarà domani! (_Pausa_) Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1860. (_Pausa_) Avete digerito bene?

VECCHIA. Mi contento.

VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia?

VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta!

VECCHIO. Come sono contento!

_Buio_

ATTO SECONDO

_Stessa scena. Stessa disposizione_

VECCHIO. Come state?

VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?

VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani! _(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1880. _(Pausa)_ Avete digerito bene?

VECCHIA. Mi contento.

VECCHIO. Avete vinta la vostra dispepsia?

VECCHIA. Ho mangiato assai bene e ho digerito bene. Come sono contenta!

VECCHIO. Come sono contento!

_Buio_

ATTO TERZO

_Stessa scena. Stessa disposizione_

VECCHIO. Come state?

VECCHIA. Mi contento. E voi, come state?

VECCHIO. Mi contento. _(Pausa)_ Che bella giornata sarà domani! _(Pausa)_ Leviamo anche oggi il solito foglietto: 10 gennaio 1910.

VECCHIA. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...

_(Si arrovescia e resta immobile)._

VECCHIO. Oh Dio! che trafitta al cuore! muoio...

_(Si arrovescia e resta immobile)._

_(Sipario)_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

DAVANTI ALL'INFINITO

FILOSOFO SELVAGGIO. _Assai giovane, castaneo. Filosofo «tipo berlinese». Passeggia su e giù, gravemente: ha nella destra un revolver, nella sinistra una copia del _Berliner Tageblatt_._

È inutile!... di fronte all'Infinito tutte le cose sono uguali... tutte le cose sono sullo stesso piano... Mistero la loro nascita, il loro corso, la loro morte!... E allora che cosa scegliere?... Ah! il dubbio, l'incertezza!... Io proprio non so oggi... 1915, se dopo la mia consueta colazione debba mettermi a leggere il «Berliner Tageblatt» o debba invece tirarmi un colpo di revolver... _(Guarda la destra e poi la sinistra alzando rivoltella e giornale, però con noncuranza, annoiato)_. Beh! tiriamoci una revolverata! _(Spara e cade fulminato)._

_Tela_

BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI

ATTO NEGATIVO

_(Entra un signore, affaccendato, preoccupato, si leva il soprabito, il cappello, passeggia furibondo dicendo)_:

Una cosa fantastica! Incredibile!

_(Si volge verso il pubblico, si irrita nel vederlo, poi venendo al proscenio, categorico)_:

Io... non ho proprio niente da dirvi! — Giù la tela!

_Tela_

EMILIO SETTIMELLI

IL SUPERUOMO

_Salotto. In fondo, un balcone, ampio. È sera. Estate._

IL SUPERUOMO. Sì... ogni battaglia è finita! la legge è passata!... ormai non ho che da raccogliere i frutti delle mie fatiche.

L'AMICA. E ti dedicherai di più a me, non è vero? Confessa che mi trascuravi molto in questi giorni...

IL SUP. Lo confesso!... ma cosa vuoi! si è presi, si è avviluppati... non si può fare a meno! La politica non è poi così facile come ti sembra...

L'AM. A me pare una cosa tanto buffa!...

_(Dalla strada, grande rumore di folla, repentino, assordante)._

IL SUP. Che c'è?... cos'è questo rumore?...

L'AM. Della gente... _(Andando al balcone)_ una dimostrazione.

IL SUP. Già: una dimostrazione...

LA FOLLA. Viva Sergio Walescki!... Viva Sergio Walescki!... Viva l'imposta progressiva! fuori!... fuori!... parli Walescki!... parli!...

L'AM. Vogliono te... è per te!... Vogliono che tu parli...

IL SUP. Quanta gente!... si riempie tutta la piazza; ci saranno diecimila persone!...

IL SEGRETARIO. Onorevole! La folla è imponente: si vuole che parliate... per evitare incidenti, sarebbe bene che parlaste!...

L'AM. Parla!... parla!...

IL SUP. Parlerò... Fate portare le lumiere...

IL SEGR. Subito. _(Esce)._

LA FOLLA, _sempre più distintamente._ Fuori!... Fuori Sergio Walescki!... Parli! parli!... Viva l'imposta progressiva!...

L'AM. Parla, Sergio!... parla...

IL SUP. Parlerò... te l'ho detto...

_SERVI, portano le lumiere._

L'AM. Che bel mostro, la folla!... È l'avanguardia di tutta la generazione che il tuo genio porta in marcia verso l'avvenire. Bella!..... bella!...

IL SUP., _nervoso_. Ti prego, ritirati!... _(Va sulla terrazza. Enorme ovazione; grida di evviva. Sergio s'inchina, poi fa cenno di voler parlare. Silenzio completo)_. Grazie del vostro affettuoso invito!... Godo maggiormente di parlare ad una libera folla che ad un assieme di deputati... _(Applausi enormi)_. L'imposta progressiva non è che un piccolo passo verso quella giustizia che finirà col trionfare!.... _(Ovazione)_. Vi giuro solennemente che mi avrete sempre con voi! che non vi ho posti in marcia per dirvi un giorno: arrestiamoci! Noi andremo sempre avanti!... Ormai l'intiera nazione è con noi... per noi essa si muove e ingigantisce!... _(Ovazione)_. Continuate la vostra dimostrazione!... godete la vostra gioia!... Che la capitale sappia il trionfo della nazione!... _(Ovazione prolungata. Sergio s'inchina e si ritira. Applausi e voci di Fuori! Fuori! Sergio si presenta a salutare e rientra)._

L'AM. Com'è bella! com'è bella la folla!... _(Sergio è di nuovo chiamato fuori)_. Ancora ti vogliono, ancora!...

IL SUP., _torna a salutare, poi chiama il servo_. Togliete le lumiere...

L'AM. Stasera ho sentito che sei tu il padrone del nostro paese!... ho sentito la tua forza!... Tutti ti seguono... Io ti idolatro, Sergio.... _(Lo abbraccia)._

IL SUP. Sì, Elena!... sono finalmente _l'arbitro_: nessuno può resistermi!... è un popolo in marcia che io conduco!...

L'AM. Mi è venuta un'idea, Sergio... dovremmo uscire... subito: voglio godere più davvicino questa città inebbriata. Vado a vestirmi... Vuoi?