Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, v. 09 (of 16)

Part 25

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Ma questo così vivo pentimento, quest'obblìo de' più vicini interessi, non ebbero lunga durata; ognuno conobbe, che la crociata, cui rimproveravasi ognuno di non avere intrapresa, era fuori di stagione; deboli soccorsi avrebbero difesa Costantinopoli, mentre sarebbero abbisognate immense forze per riconquistarla. Ognuno adunque, portando al congresso parole di pace, vi palesò così esagerate pretese, che rendevano la pace impossibile. Voleva Alfonso che i Fiorentini gli rimborsassero le spese della guerra, questi per lo contrario chiedevano che Alfonso restituisse loro Castiglione della Pescaja in Maremma. I Veneziani ripetevano dallo Sforza la restituzione di tutto quanto egli aveva conquistato nel Bresciano e nel Bergamasco, la cessione di Cremona, e le rive del Po e dell'Adda per confine dei due stati. Lo Sforza invece d'acconsentire a tale cessione, ridomandava Crema, Bergamo e Brescia, che i Veneziani più non potevano difendere, e che avevano in addietro tolte ai suoi predecessori senza giusti motivi[458]. Finalmente papa Niccolò V, che il primo aveva invitati i Cristiani a deporre le armi, non procedeva neppure egli di buona fede. Se dobbiamo dar fede al Simonetta ed allo stesso Giannotto Manetti, suo panegirista, «la di lui prudenza gli aveva insegnato che le guerre tra i principi d'Italia assicuravano la pace della Chiesa, e che per lo contrario la loro concordia ne minacciava la tranquillità.» Cercò adunque soltanto di piacere a tutto il mondo, a non rendersi sospetto a chicchefosse, ed a protrarre le negoziazioni[459].

[458] _Jo. Simonetae, l. XXIV, p. 665. — Niccolò Machiavelli, l. VI, p. 255._

[459] _Vita Niccolai V a Janottio Manetio, t. III, p. II, Rer. It., p. 943. — Jo. Simonetae, l. XXIV, p. 666._

I Veneziani finalmente si avvidero, che nelle conferenze di Roma perdevasi il tempo ascoltando vani discorsi, che il papa nulla faceva per conciliare gli spiriti, e che il re Alfonso, che stava per la guerra, cercava di sventare ogni trattato. Spedirono dunque in qualità di segreto messaggiero a Francesco Sforza certo monaco, chiamato Simone da Camerino, per trattare direttamente con lui, e fargli ragionevoli proposizioni[460].

[460] _Poggio Bracciolini Hist. Flor., l. VIII, p. 433._

I Veneziani rinunciavano ad ogni pretesa sopra Cremona, e domandavano la restituzione del Bergamasco e del Bresciano. Lo Sforza domandava ancora la cessione di Crema, che poteva diventare in mano dei suoi nemici un posto avanzato troppo per lui pericoloso. Il consiglio dei dieci, che voleva la pace era di già determinato a lasciare sorprendere questa città dal Coleoni, onde il trattato non parlasse di restituzione. Ma quando ne fu fatta l'apertura al Coleoni, si trovò che questo generale, di già sollecitato da altro istigatore, meditava di passare dallo Sforza ai Veneziani, di modo che egli gagliardamente dissuase il consiglio dei dieci da una cessione, a suo credere, non necessaria.

Mentre che quest'accidente ritardava il trattato, lo Sforza fu avvisato del tradimento del Coleoni, e di quello di Sigismondo Malatesti, ambidue in sul punto di passare al nemico. Nello stesso tempo l'ambasciatore fiorentino, Diotisalvi di Nerone Negri, cui aveva comunicate le fattegli proposizioni, gli dichiarò a nome della sua repubblica, ch'ella non era al caso di sostenere più a lungo una così ruinosa guerra, e che ad ogni costo desiderava la pace. Lo Sforza adunque richiamò fra Simone da Camerino, e gli disse di essere apparecchiato ad accettare le offerte de' Veneziani senza apporvi cambiamento. Paolo Barbò, uno de' membri del governo, andò presso di lui a Lodi, travestito da frate zoccolante. Per otto giorni si discussero le condizioni del trattato col più profondo segreto; indi la pace si pubblicò in Lodi, il 9 aprile del 1454, contro l'universale aspettazione. Con tale trattato lo Sforza conservava la Ghiara d'Adda; restituiva ai Veneziani le conquiste del Bresciano e del Bergamasco; e stipulava soltanto l'impunità per coloro che avevano abbracciato il suo partito. Se il duca di Savoja ed il marchese di Monferrato volevano essere ammessi al beneficio della pace, dovevano restituire le loro conquiste nel Novarese, nel Pavese e nell'Alessandrino; se vi si rifiutavano era libero al duca di Milano di far uso della forza. I signori di Coreggio ed i Veneziani dovevano restituire al marchese di Mantova ciò che avevano usurpato del suo territorio; e questi invece doveva rendere a suo fratello, Carlo di Gonzaga, il suo appannaggio. Finalmente il Castello di Castiglione della Pescaja, che Alfonso aveva conquistato in Toscana, gli doveva rimanere a condizione che ritirasse le sue truppe dai rimanente del territorio fiorentino. Tutte le potenze d'Italia erano invitate a ratificare la pace di Lodi in un determinato tempo, se volevano goderne il beneficio[461].

[461] _Jo. Simonetae, l. XXIV, p. 669. — Bern. Corio Stor. Milan., p. VI, p. 948. — M. A. Sabellico dec. III, l. VII, f. 199. — Niccolò Machiavelli, l. VI, p. 256. — Comment. di Neri di Gino Capponi, p. 1215._ — Alla pace di Lodi terminano i commentarj di Neri Capponi, uno de' più destri politici e de' migliori militari che producesse Firenze. In tutti i più importanti affari veniva incaricato di stendere i dispacci della repubblica, perchè verun altro lo uguagliava ne' consigli per la limpidezza dello spirito, o pel vigore dello stile. Morì a Firenze il 23 di novembre del 1457, in età di 69 anni. _Vita di Neri di Gino Capponi e Bart. Plantinensis scripta, t. XX, Rer. It. p. 516._

Quest'inaspettato trattato col quale due potenze belligeranti dettavano la legge al rimanente dell'Italia, ai loro alleati egualmente che ai loro nemici, senza averli prima interpellati, fu cagione a principio di altrettanto malcontento che di sorpresa. Fu d'uopo sforzare colle armi i Correggi ad evacuare lo stato di Mantova, ed il marchese di Monferrato e il duca di Savoja ad abbandonare le loro conquiste; ma ciò fu l'opera di pochi giorni. In appresso questi sovrani ratificarono la pace, e la Sesia fu riconosciuta per confine tra il Piemonte ed il ducato di Milano[462]. Francesco Sforza si fece altresì rendere dal duca Borso d'Este Castelnovo nello stato di Parma, che il sovrano di Ferrara aveva occupato quando era morto Filippo Maria; così il nuovo duca, riconosciuto da tutti i suoi vicini, rientrò in tutti i possedimenti del suo predecessore. Ma mancava sempre al trattato di Lodi la ratifica del re Alfonso, il quale perdonare non poteva ai Veneziani di avergli tenuta nascosta la loro negoziazione. Come il più potente sovrano d'Italia, credevasi chiamato a dettare la pace, e non a riceverla. Ricusò quasi pel corso di un anno di ratificarla; e non vi si ridusse, che dietro i caldi ufficj del cardinale Capranica mandatogli dal papa, e dietro la notizia d'un'alleanza firmata il 30 agosto tra i Fiorentini, il duca di Milano ed i Veneziani. Ratificò la pace di Lodi il 26 gennajo del 1455, ma a condizione che i Genovesi, cui non aveva condonate le antiche offese, e Sigismondo Malatesta, che lo aveva ingannato, dopo avere ricevuto anticipato soldo, non sarebbero compresi nella pace generale[463].

[462] _Jo. Simonetae, l. XXIV, p. 672. — Istor. Bresciana, p. 888._

[463] _Guernieri Bernio Istor. d'Agobbio, p. 989. — Platina Hist. Mant., l. VI, p. 857. — Marin Sanuto vite de' duchi di Venez., p. 1152. — Navagero Stor. Venez., p. 1117. — Jo. Marianae de reb. Hispaniae, l. XXII, cap. 16, p. 50. — Poggio Bracciolini Hist. Florent., l. VIII, p. 434._ — Coll'adesione del re di Napoli al trattato di Lodi Poggio Bracciolini chiude la sua storia: questo elegante scrittore, che col suo zelo per le antiche lettere ebbe tanta parte al rinnovamento dei buoni studj, si limitò nella sua storia di Firenze al racconto dei soli avvenimenti militari. Egli passa tra le più importanti rivoluzioni politiche, senza chiamare sulle medesime l'attenzione del lettore; e quantunque vivesse in istrettissima domestichezza con que' celebri Fiorentini, che dirigevano quasi tutta la politica d'Italia, non ci lasciò i loro ritratti. Morì il 30 ottobre del 1459, quattr'anni dopo l'epoca in cui termina la sua storia, in età di 79 anni.

Alla stessa epoca della lega d'Alfonso coi Veneziani, coi Fiorentini e col duca di Milano, finisce pure la sua storia d'Alfonso Bartolomeo Fazio, nato alla Spezia, e segretario della repubblica di Genova (_Barthol. Facii Rerum gestarum Alphonsi Regis, l. X, t. IX., p. III, Thesauri Antiquit. Ital., p. 1-188._) Fu Fazio uno de' più eleganti scrittori latini, che in così copioso numero fiorirono in questo secolo. Egli vide assai da vicino parte degli avvenimenti descritti, e non pertanto li rappresenta assai diversamente dal Simonetta, altro testimonio oculare. Aveva preso servizio nella corte d'Alfonso, il quale lo aveva assai caro, onde si sforza in ogni circostanza d'ingrandire il merito d'Alfonso a pregiudizio di Francesco Sforza. Si era già reso sospetto di storico poco veritiero ne' suoi commentarj: _De Genuensium rebus adversus Venetos gestis._ Il Fazio, emulo di Lorenzo Valla, contro il quale sostenne una guerra letteraria ad ambidue poco onorevole, morì pochi giorni dopo il suo avversario nel 1447. — Vedasi _Paulus Jovius in Elogiis Virorum doctorum_.

FINE DEL TOMO IX.

TAVOLA CRONOLOGICA DEL TOMO IX.

CAPITOLO LXVI. _Stato dell'Italia all'epoca del viaggio e della coronazione dell'imperatore Sigismondo a Roma; Eugenio IV in guerra coi Colonna, cogli Ussiti, col Consiglio di Basilea e co' suoi sudditi. — Rivoluzioni di Firenze; esilio e richiamo di Cosimo de' Medici._ 1431-1434 _pag._ 3

Cambiamento in Italia ne' tre secoli che durarono le repubbliche 3 Le rivoluzioni sono più notate nelle repubbliche, ma non vi sono più frequenti che negli altri governi 4 Le rivoluzioni non sono fortemente sentite che dove distruggono la felicità nazionale 7 Divisione dell'Italia in quattro regioni, dispotismo militare in Lombardia 9 Spirito repubblicano della Toscana 10 Anarchia dello stato della Chiesa 11 Il regno di Napoli, monarchia che cadeva in dissoluzione 12 1431 L'imperatore Sigismondo viene a cercare in Italia la corona imperiale 12 1431 Inquietudine che cagiona la sua venuta 13 Suo ritratto descritto da Leonardo Aretino 14 25 novembre. È coronato a Milano, senza che il duca Filippo Maria Visconti consenta a vederlo 15 1432 maggio. Scaramucce tra il seguito dell'imperatore e l'armata fiorentina sotto Lucca 17 Sigismondo si ferma a Siena per trattare intorno alla pace d'Italia 18 1433 26 aprile. Pace di Ferrara tra i Veneziani, i Fiorentini ed il duca di Milano 20 30 maggio. Sigismondo riceve a Roma la corona imperiale 21 1431 20 febbrajo. Morte di Papa Martino V 22 3 marzo. Elezione di Gabriele Condolmieri, che prende il nome d'Eugenio IV 23 Carattere violento ed inconsiderato del nuovo papa 23 Sua guerra contro i Colonna per ricuperare i tesori di Martino V 24 Guerra della Chiesa contro gli Ussiti 26 Guasti degli Ussiti in Germania 27 1431 I trattati di pace fatti con loro violati per ordine del papa 29 Istanza della Germania per la riforma della Chiesa 31 23 luglio. Apertura del concilio di Basilea convocato da Martino V 32 Lotta del concilio di Basilea colla corte di Roma 33 Negoziati di Sigismondo tra il papa ed il Concilio 35 1433 Novembre. Tornata di Sigismondo in Germania 36 Il duca di Milano fa invadere lo stato della Chiesa dai condottieri licenziati 37 Francesco Sforza stabilito nella Marca d'Ancona, e Fortebraccio a Tivoli 37 Eugenio IV cede la Marca d'Ancona a Francesco Sforza 38 È forzato di fuggire a Firenze 39 Stato di Firenze, carattere di Cosimo de' Medici e della sua fazione 40 Niccolò d'Uzzano, capo della repubblica impedisce alle parti nemiche di venire alle mani 41 Dopo la morte di Niccolò d'Uzzano Rinaldo degli Albizzi vuole cacciare i Medici 44 7 settembre. Cosimo de' Medici, chiamato innanzi alla signoria, viene arrestato 45 1433 L'assemblea del popolo nomina una balìa, ossia commissione straordinaria per giudicarlo 46 3 ottobre. Viene esiliato a Padova, avendogli il Guadagni salvata la vita 48 Rinaldo degli Albizzi sente il pericolo di una incompiuta vittoria 49 1434 Settembre. I suoi amici si rifiutano di secondarlo, quando propone di attaccare i magistrati che gli erano contrarj 50 È citato a Palazzo: prende le armi per difendersi 51 La mediazione del papa cagione di sua ruina 52 Viene esiliato con tutto il suo partito, e Cosimo de' Medici richiamato 52

CAPITOLO LXVII. _Nuova guerra tra il duca di Milano ed i Fiorentini. — Rivoluzioni del regno di Napoli; morte di Giovanna II. Alfonso V, che vuole raccoglierne l'eredità, viene fatto prigioniere dai Genovesi nella battaglia di Ponza, indi rilasciato dal duca di Milano. — Genova ricupera la libertà._ 1432-1435 54

1434 Nuova guerra tra Firenze ed il duca di Milano 54 Le guerre abbandonate ai condottieri non destano alcuno interesse 55 1434 21 gennajo. Il duca di Milano mette, contro i patti, guarnigione in Imola 56 28 agosto. Battaglia presso Castel Bolognese tra Gattamelata e Tolentino 57 1435 10 agosto. Nuova pace che ristabilisce tutte le parti ne' loro diritti anteriori alla guerra 58 1416-1432 Credito di Ser Gianni Caraccioli presso Giovanna II regina di Napoli, e sua insolenza 59 1432 Congiura di Cobella Ruffa, duchessa di Suessa, per perderlo 60 17 agosto. Il Caraccioli ucciso tra le feste date in corte pel matrimonio di suo figlio 62 Suoi uccisori ricompensati dalla regina 62 Luigi III d'Angiò, duca di Calabria, domanda invano d'essere richiamato a Napoli 63 1434 Novembre. Morte di Luigi III figlio adottivo di Giovanna II 64 Sforzi d'Alfonso d'Arragona per far riconfermare la sua precedente adozione 65 1435 2 febbrajo. Morte di Giovanna II 66 Diritti di Renato d'Angiò, d'Alfonso d'Arragona, e della santa Sede alla corona di Napoli 66 1435 I Napolitani si dichiarano per Renato d'Angiò 68 Il duca di Suessa, il principe di Taranto ed il conte di Fondi abbracciano il partito d'Alfonso d'Arragona 69 Alfonso assedia Gaeta, difesa da una guarnigione genovese 69 Magnanimità d'Alfonso verso gli assediati 71 Biagio d'Assereto conduce una flotta genovese in soccorso di Gaeta 73 5 agosto. Battaglia di Ponza tra Assereto ed Alfonso 74 Alfonso rendesi prigioniero a Giacomo Giustiniani 75 Sono presi i suoi fratelli e le sue flotte 76 Il Visconti, geloso dei Genovesi, fa condurre questi prigionieri a Milano 77 Accoglie Alfonso generosamente 78 Il re d'Arragona gli fa sentire il pericolo d'accrescere il potere de' Francesi in Italia 79 Brillante carattere d'Alfonso, e suoi mezzi di seduzione 82 Si associa al duca di Milano, che gli rende la libertà 84 Il Visconti vuole rimandarlo a Napoli colle galere genovesi 85 Violento irritamento de' Genovesi 86 1435 27 dicembre. Prendono le armi, scacciano la guarnigione milanese, e ricuperano la libertà 87

CAPITOLO LXVIII. _Gli emigrati Fiorentini persuadono il duca di Milano a ricominciare la guerra contro Firenze. — Questa repubblica, malcontenta di Venezia, fa una separata tregua; assedio di Brescia, pericolo di Venezia._ 1434-1438 89

Confronto del sistema politico delle due repubbliche di Venezia e di Firenze 89 I diritti de' cittadini violati a Venezia dal governo 90 La libertà di tutti violata a Firenze dalle fazioni 91 1381-1434 Regno della fazione degli Albizzi e sua nobile politica 92 1434 Il partito democratico, che trionfa con Cosimo de' Medici, compromette la libertà più che non aveva fatto l'aristocrazia 93 La fazione dei Medici provvede alla sua sicurezza colle condanne e coi supplicj 94 1436 Rinaldo degli Albizzi eccita il duca di Milano a fare la guerra a Firenze 96 Gli promette gli ajuti del suo partito 97 Il Visconti manda Niccolò Piccinino con un'armata ai confini della Liguria e della Toscana 99 1436 I Fiorentini oppongono Francesco Sforza a Piccinino 100 Lo Sforza, sovrano della Marca d'Ancona, previene le congiure d'Eugenio IV contro di lui 101 Aspira alla mano di Bianca Visconti, e intanto cerca di mantenere contro il di lei padre l'equilibrio d'Italia 102 Origine delle due fazioni militari di Braccio e di Sforza 103 Ottobre. Lo Sforza ferma Niccolò Piccinino ai confini di Lucca e di Pisa 104 1437 8 febbrajo. Riporta contro di lui un vantaggio sotto Barga 105 Guasta il territorio di Lucca, abbandonato dal Piccinino 106 Il Gattamelata, generale veneziano, attacca il Visconti, ed è battuto al passaggio dell'Adda 107 Lo Sforza, rimandato in Lombardia, ricusa di passare il Po per soccorrere i Veneziani 108 1438 28 aprile. Soscrive una tregua di dieci anni tra i Fiorentini, i Lucchesi ed il duca di Milano 109 Versatilità del Visconti, che rende inintelligibile la sua condotta 110 1438 Quale parte prende nella guerra tra Alfonso e Renato 110 1431 Renato prigioniere del duca di Borgogna, mentre Alfonso lo era del duca di Milano 111 1436 Elisabetta sua sposa viene a combattere Alfonso 111 1437 Viene spalleggiata da papa Eugenio IV 113 1438 Il duca di Milano mostra di dare soccorso ai due competitori 114 Vuole staccare Venezia da tutti i suoi alleati 115 Di suo ordine il Piccinino seduce il papa, proponendogli una perfidia contro lo Sforza 116 16 aprile. Costringe Ravenna a porsi sotto la protezione milanese 117 Bologna scontenta dopo il supplizio d'Antonio Bentivoglio (1435) 118 21 maggio. Il Piccinino fa ribellare Bologna contro il papa 119 Solleva tutta la Romagna contro la Chiesa 121 Il Visconti richiama lo Sforza di già entrato negli Abruzzi 122 Il Piccinino attacca i Veneziani nel Bresciano 123 1438-1440 Bell'assedio di Brescia, sostenuto da Francesco Barbaro 124 1438 agosto. La peste si manifesta in città 126 1438 novembre e dicembre. Frequenti assalti respinti dagli assediati 126 16 dicembre. Il Piccinino converte l'assedio in blocco 127 I Veneziani scoraggiati chiedono soccorso a Firenze 129

CAPITOLO LXIX. _I Fiorentini abbracciano con vigore le difese di Venezia. Battaglie di Tenna, d'Anghiari e di Soncino. Liberazione di Brescia. Pace di Martinengo, per la quale il Visconti dà sua figlia a Francesco Sforza, generale de' suoi nemici._ 1439-1441 130