Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, v. 07 (of 16)
Part 24
Giovanni Bentivoglio era fuggito in Bologna, e sperava ancora di poter difendere la sua capitale; ma il suo emulo Nanne dei Gozzadini trovavasi nel campo nemico con tutti gli emigrati bolognesi. Giovanni Galeazzo aveva loro promesso di ripristinare la repubblica, e tale speranza aveva loro procurati in città molti partigiani. Nella notte successiva alla battaglia, si attrupparono, gridando: _viva il popolo, muoja il Bentivoglio!_ Questi li battè coraggiosamente nelle strade, ove ebbe uccisi sotto di lui due cavalli. In questo tempo altri insorgenti aprirono ai Milanesi la porta chiamata Saragossa. Il Bentivoglio li si fece loro incontro, e cercò di difendere il passo coi soldati che gli erano rimasti; ma perchè più non aveva che un pugno di gente, fu fatto prigioniere, e due giorni dopo ucciso per ordine di Alberico da Barbiano[657]. Bardo Rittafè, uno de' due ambasciatori fiorentini, che trovavansi in Bologna, morì per le riportate ferite. L'altro, Niccola d'Uzzano, fu fatto prigioniere con molti suoi compatriotti: era in allora uno dei dieci della guerra, e dei principali capi dello stato[658].
[657] _And. Gataro, p. 854._
[658] _Piero Minerbetti, c. 8, p. 458. — Math. de Griffon. Hist., p. 209. — Cron. di Bologna, p. 572. — Cherubino Ghirardacci, l. XXVIII, p. 533._
Il duca di Milano aveva promesso al Gozzadini di rimettere Bologna in libertà, ed infatti permise che si eleggessero di nuovo gli anziani, e che tutti gli ordini si dessero a nome della repubblica; ma all'indomani la sua cavalleria corse le strade per prendere possesso della città; un nobile bolognese, Jacopo Isolani[659], propose la signoria al duca di Milano; il simulacro della repubblica fu atterrato, e Nanne de' Gozzadini forzato di nuovo ad emigrare[660].
[659] _Jacobi de Delayto Ann. Esten., p. 971._
[660] _Ghirardacci, l. XXVIII, p. 536. — Math. De Griffonibus, p. 210._
Dopo la conquista di Bologna Giovanni Galeazzo piuttosto che spingere immediatamente le sue armate nel territorio fiorentino, pensò di ruinare il commercio di questa repubblica, togliendole ogni comunicazione col mare e cogli altri stati dell'Italia. I Fiorentini più non erano ammessi ne' porti di Pisa e del Sienese, ed erano ridotti a quello di Motrone presso di Pietra Santa in Lunigiana[661]. Di là per passare a Firenze la strada attraversa una parte dello stato di Lucca. Giovanni Galeazzo mandò ottocento cavalli in Val di Serchio, per togliere questo solo passaggio ai mercanti fiorentini[662]. In pari tempo Riccardo Cancellieri, padrone del castello della Sambuca, infestava tutto il territorio di Pistoja colle sue scorrerie, e nuovi tentativi eransi fatti per sorprendere Samminiato; gli Ubaldini avevano fatto ribellare parte delle montagne, e minacciavano Firenzuola[663]. Da ogni parte la guerra si avvicinava al territorio fiorentino. Da dieci anni in poi questa repubblica sosteneva una lotta disuguale contro il duca di Milano; ella trovavasi spossata dalle crescenti spese, e da una continuazione di rovesci; altro alleato più non restavale che il signore di Padova, questi ancora aveva bisogno d'essere soccorso, anzicchè poter dare ajuto altrui. L'imperatore era stato costretto a ritirarsi; il papa, senza credito e senza forze, sopportava in silenzio gli oltraggi che ricevuti avea da Giovanni Galeazzo, e non voleva provocare il suo sdegno. Venezia, acciecandosi intorno ai pericoli che correva, ricusava di combattere per la libertà d'Italia; la Francia, malgrado la sua fresca alleanza coi Fiorentini, non le aveva dato un solo soldato; Genova, Perugia, Siena, Pisa, Lucca e Bologna avevano perduta la loro libertà. Ma quando più non restava un solo difensore alla repubblica fiorentina, parve che il cielo la soccorresse. La peste manifestossi in Lombardia: Giovanni Galeazzo per evitarla, lasciò Pavia, e venne a chiudersi in Marignano, ove suo zio Barnabò erasi rifugiato in altra simile circostanza. Ma il contagio lo attaccò. Era di già infermo quando apparve in cielo una cometa, onde il Visconti, dedito com'egli era all'astrologia, più non dubitò che questo fenomeno non fosse il sicuro annunzio della sua morte. «Ringrazio Dio, egli disse, d'aver voluto che si mostrasse in cielo agli occhi di tutti gli uomini un segno della mia chiamata[664].» L'evento giustificò il presagio; il duca di Milano morì il 3 settembre del 1402, e l'equilibrio d'Italia ch'egli aveva quasi rovesciato, si ristabilì da sè stesso[665].
[661] Pietra Santa non appartiene alla Lunigiana, ma sibbene alla Versilia, ed è posta sulla strada da Massa di Carrara a Lucca. _N. d. T._
[662] _Cron. di Lucca di Ser Cambi, p. 835._
[663] _Piero Minerbetti, c. 9, p. 459._
[664] _Ann. Bonincontrii Miniat., p. 88._
[665] _Piero Minerbetti 1402, c. 12, p. 461. — Leonardo Aretino_, il quale chiude con quest'avvenimento il suo dodicesimo ed ultimo libro. — _Andrea Gataro Stor. Padov., p. 858. — Jacobi de Delayto An. Esten., p. 972. — Marangoni Cron. di Pisa, p. 824. — Scipione Ammirato, l. XVII, p. 893._
FINE DEL TOMO VII.
TAVOLA CRONOLOGICA DEL TOMO VII.
CAPITOLO XLVIII. _Pontefici d'Avignone. — Urbano V vuole ricondurre la santa sede in Roma. — Seconda spedizione di Carlo IV in Italia; è cagione in Pisa della rovina di Giovanni Agnello, ed in Siena di quella dei dodici. — Viene scacciato da quest'ultima città. — Rende la libertà a Lucca._ 1365-1369 _pag._ 3
1362 12 settembre. Morte d'Innocenzo VI. Gli succede Urbano V 3 1305-1365 Corruzione della corte pontificia in Avignone 5 Gl'Italiani meno superstiziosi degli altri popoli 6 I Visconti, i tiranni di Romagna ed i Siciliani disprezzano le scomuniche 8 Propagamento della filosofia d'Aristotile e di Averroe 9 La religione renduta un mezzo affatto umano di governo 10 Indipendenza spirituale dei papi quand'erano perseguitati 12 L'indipendenza de' papi diventati sovrani fu vantaggiosa ai popoli 13 1305-1365 Apostrofe di Frate Andrea d'Antiochia a Filippo di Valois 14 L'assoggettamento dei papi alla corte di Francia eccita le lagnanze di tutta la cristianità 16 In tempo delle guerre civili i papi non sono sicuri in Avignone 17 Urbano V dichiara di voler ricondurre la santa sede a Roma 18 Vani sforzi di questo papa per mettere in movimento una nuova crociata 19 Vuol pure distruggere le compagnie di ventura che devastavano l'Italia 19 1366 Preparativi del cardinale Albornoz per ricevere il papa 20 1367 30 aprile. Urbano V parte da Avignone per Roma 21 Passa a Genova; guerre civili di questa repubblica 21 4 giugno. Sbarca a Corneto, ed i Romani lo riconoscono per loro signore 22 4 agosto. Morte d'Albornoz, suo carattere, suoi servigi 24 Formidabile lega contro i Visconti tra il papa, l'imperatore, il re d'Ungheria ed i signori di Padova, Ferrara e Milano 25 1368 Maggio. Galeazzo Visconti fa sposare sua figlia a Lionello, figlio del re d'Inghilterra 26 1368 5 maggio. Ingresso di Carlo IV in Italia con una forte armata 27 Tratta coi Visconti e congeda la sua armata 28 S'avanza verso la Toscana e tratta coi Lucchesi 29 5 settembre. Nel suo ingresso in Lucca, il signore di Pisa, Giovanni Agnello, si rompe una coscia, e quest'accidente fa ribellare i Pisani 30 Carlo IV vuole approfittare delle turbolenze di Siena 32 1355-1368 Governo tirannico dei dodici di Siena 32 2 settembre. I dodici ingannati dai nobili, ch'essi eccitavano a prendere le armi gli uni contro gli altri 33 Carlo IV manda Malatesta Unghero per essere suo vicario a Siena 35 Sedizione del popolo; nuova forma data al governo di Siena 36 L'imperatore contrasta ai Fiorentini il possesso delle terre dell'impero 37 Passa a Roma, e dà al papa molte testimonianze di rispetto 38 22 dicembre. Nuove turbolenze in Siena in occasione del ritorno dell'imperatore 39 1369 18 gennajo. Carlo IV vuole adoperare la forza contro i Sienesi 40 Le sue truppe sono battute, ed egli resta a discrezione del popolo 41 Spavento ed umiliazione dell'imperatore 43 Fine delle turbolenze di Siena dopo la ritirata dell'imperatore 45 Carlo IV non ardisce entrare in Pisa, trovandosi questa città in armi 45 24 febbrajo. I Gambacorti richiamati a Pisa 47 Moderazione di Pietro Gambacorti che diventa capo della repubblica 48 I Raspanti ed i Tedeschi scacciati dalla porta dei Lioni 50 L'imperatore vende la pace ai Fiorentini ed ai Pisani 51 6 aprile. Rende ai Lucchesi la libertà per duecento mila fiorini 52 6 giugno. Accorda ai Lucchesi nuovi privilegi 53 5 luglio. Parte alla volta della Germania 54 1370 Aprile. I Lucchesi, avendo pagate le contribuzioni promesse all'imperatore, ricuperano la libertà 55 1314-1370 Bella costanza de' Lucchesi durante la loro servitù 55 1370 Nuova organizzazione data alla loro repubblica 56 Spianano la fortezza, ed istituiscono una festa in memoria della ricuperata libertà 57
CAPITOLO XLIX. _Intraprese di Barnabò sopra la Toscana. — Gregorio XI attacca i Visconti; tenta di sorprendere la repubblica di Firenze sua alleata; i Fiorentini dichiarano la guerra al papa, e fanno ribellare tutte le città dello stato ecclesiastico._ 1369-1378 59
1369 Giovanni Paleologo imperatore d'Oriente a Roma, ai piedi del papa 60 1370 23 novembre. La città di Perugia sottomessa alla santa sede 61 1369 Samminiato si pone sotto la protezione di Barnabò 63 1370 3 gennajo. Samminiato assediato e preso dai Fiorentini 64 1369 Il papa scomunica Barnabò, il quale fa mangiare ai legati le bolle di scomunica 64 1370 Urbano V torna di settembre in Avignone, e vi muore il 19 di dicembre 66 20 maggio. Tentativo di Giovanni Acuto per sorprendere Pisa colla scalata 66 1370 Firenze fa la pace con Barnabò dietro la notizia della morte del papa 68 Discordia in Firenze tra gli Albizzi ed i Ricci 69 1371 I capi di queste due famiglie esclusi per cinque anni dal governo 72 1370 31 dicembre. Gregorio XI, nipote di Clemente VI, succede ad Urbano V 72 1371 Barnabò riprende la guerra contro la Chiesa 73 I Fiorentini diffidano del papa, e ricusano la di lui alleanza 74 1372-1373 Guerra de' Visconti colla Chiesa 75 1374 6 giugno. Tregua d'un anno conchiusa tra le potenze 77 Il legato di Bologna vuole approfittarne per sorprendere i Fiorentini 77 Ambizione ed avarizia de' legati francesi della corte di Avignone 79 1375 24 giugno. Giovanni Acuto entra in Toscana per bruciare le messi 79 Il legato protesta di non avere mandato l'Acuto contro i Fiorentini 80 I Fiorentini comprano la ritirata d'Acuto 82 Il legato di Perugia rende più odioso il governo della Chiesa 83 1375 I Fiorentini risolvono di muover guerra alla Chiesa 84 Lega colle repubbliche di Siena, Lucca, Arezzo e Pisa 85 Lo stendardo della libertà mandato ai sudditi della Chiesa 87 Ribellione generale negli stati della Chiesa 86 1376 5 febbrajo. I Fiorentini citati al concistoro vengono difesi da Tomaso Barbadori 88 Condanna de' Fiorentini; protesta del Barbadori 90 I Fiorentini cercano di sollevare Bologna contro il papa 91 19 marzo. Rivoluzione di Bologna eseguita da Taddeo degli Azzoguidi 92 20 marzo. La repubblica di Bologna ricupera la libertà 93 1376 29 marzo. Gli abitanti di Faenza uccisi dall'armata della Chiesa 94 La compagnia de' Bretoni viene assoldata dalla Chiesa 96 Roberto di Ginevra coi Brettoni attacca Bologna, difesa da Rodolfo di Camerino 98 Feroci minacce di Roberto di Ginevra 99 1377 1.º febbrajo. Gli abitanti di Cesena uccisi per ordine di Roberto, cardinale di Ginevra 101 1377 La repubblica romana alleata dei Fiorentini 102 Lettera degli otto della guerra ai banderali di Roma 103 17 gennajo. Gregorio XI torna a Roma ma non vi esercita la sovranità 106 Giovanni Acuto passa al servigio de' Fiorentini, mentre che Rodolfo di Camerino gli abbandona 107 Negoziazioni di pace cominciate senza buon successo da S. Catarina da Siena 109 I Fiorentini disprezzano l'interdetto, e fanno riaprire tutte le chiese 111 Agosto. I Bolognesi si staccano dalla lega, e fanno separata pace col papa 112 1378 Si apre in Sarzana un congresso per la pace 113 27 marzo. Il papa muore impensatamente di mal di pietra, ed il congresso si scioglie 114
CAPITOLO L. _Grande scisma d'occidente. Congiura de' Ciompi in Firenze. — La regina Giovanna spogliata del regno da Carlo di Durazzo._ 1378-1381 116