Storia della Repubblica di Firenze v. 2/3
Part 50
[74] MORELLI, _Cronica_, pag. 293.
[75] LIONARDO ARETINO scrive la cagione delle novità, e dell’esilio degli Alberti, fosse non tanto mancamento alcuno commesso di nuovo, quanto l’antica contesa delle parti ec.; e Ser NADDO: «Seguì detto rumore non per mancamento di nessuno degli Alberti, ma per opera di messer Maso degli Albizi Gonfaloniere, e per l’antica nimicizia che avea con gli Alberti, cominciata quando messer Benedetto, capo di quella famiglia, stette armato in piazza, mentre che Piero degli Albizzi e gli altri notabili cittadini furono indegnamente morti.» (_Deliz. Erud._, tomo XVIII, pag. 140.) — Vedi poi le lunghe calamità degli Alberti nella Istoria sopraccitata di quella famiglia.
[76] Scrive il MORELLI (loc. cit.) «che da principio doveano essere sei mila, e che gli chiamarono giornee: _fessene assai, ma non andarono innanzi_;» e veramente erano troppi, da non fidarsene.
[77] Provvisione surriferita. — Ser Naddo da Montecatini appella l’Arte della Lana «_cagione d’ogni bene_, che si facesse in quelli anni nella Repubblica.»
[78] MINERBETTI, _Cronaca_, cap. XXII, an. 1393.
[79] _Ricordi_ di FILIPPO RINUCCINI.
[80] MINERBETTI, an. 1396, cap. XIV. — P. BONINSEGNI, an. 1396. — LIONARDO ARETINO, lib. XI. — MORELLI, _Cronaca_. — Ser NADDO DA MONTECATINI (_Deliz. Erud_., tomo XVIII, pag. 153). — _Lettera Di Donato Acciaioli alla Signoria_; Firenze, 1857; con le Opere del Sacchetti.
[81] MINERBETTI, an. 1397, 1400. — MACHIAVELLI, _Stor. Fior._, in fine del lib. III. — MORELLI, _Cronaca_, loc. cit., ed alla pag. 324 e seg., dove narra come la Balía degli Ottantuno, fatta nel 1393, continuasse fino al 1404, e nelle borse fussero larghi a mettere nomi di _persone da bene, e antiche a Firenze e specialmente delle Famiglie_, i quali doveano avere trent’anni. Si vede pure come del tôrre quella Balía fosse _il popolo molto lieto, ma gli uomini da guerra molto dolenti_, perchè mutando anche l’imposta delle prestanze, credeano le paghe fossero peggio assicurate. — Vedi anche MORELLI, _Ricordi_ (_Deliz. Erud_., tomo XIX, pag. 10).
[82] Nella più sopra lodata _Storia della Famiglia degli Alberti_ è ampia mèsse di documenti relativi alla persecuzione e quindi al ritorno di quella Famiglia: sono da vedere le condanne fatte con le Balíe degli anni 1401 e 1412; di poi cominciano le mitigazioni.
[83] L’effigie di Giovanni Aguto fu dipinta a buon fresco da Paolo Uccello nel Duomo: un trent’anni fa venne portata sulla tela, e si vede internamente sopra una delle minori porte della facciata.
[84] «I Fiorentini che sanno tutti i pertugi d’entrare e d’uscire che sono al mondo, a un’otta spiavano ogni dì ciò che faceva il Duca e si provvedevano a’ rimedi loro.» (GORO DATI, _Storia_, pag. 56, 57.) — «Sapeano a Firenze appunto quello che il Duca aveva d’entrata da potere spendere, e sapevasi tutta la spesa che egli portava tra in soldati e donare a’ Signori, e in ambasciate e in provvigioni e doni che dava per tener le terre a sua divozione; e sapevasi che a questa spesa gli mancava tanto d’entrata, massimamente perchè in tempo di guerra non gli rispondeva la metà, che a lui era forza gravare i suoi popoli di gravissime imposte.» (Idem, pag. 66.) — «Egli colla sfrenata volontà s’avea arrecato addosso peso e soma impossibile a poterla lungamente portare e sostenere, e era veduto e conosciuto per li Fiorentini che v’avea a scoppiare sotto.» (Idem, pag. 67.) — «E quasi aveano molti fatta la ragione colla penna in mano, e diceano come di cosa certa: tanto può durare.» (Ivi.)
[85] È in mano nostra l’originale del Copialettere della Repubblica Fiorentina per tutto quell’anno 1396. Quivi, tra molte lettere, sono le istruzioni per non meno di sessanta ambascerie fuori Stato, mandate in quell’anno a’ vari Signori, alle città collegate, a’ Capitani delle Compagnie: notabili quelle del 5 aprile agli ambasciatori Palmieri, Altoviti e Onofrio Arnolfi, mandati al Papa e al re Ladislao; quelle a Grazia dei Castellani e Andrea Buondelmonti i quali andarono a Sigismondo in Ungheria, e quelle a Francesco Rucellai ed a Lorenzo Ridolfi anch’essi mandati a Roma e a Gaeta il 4 giugno, e la lettera al Comune di Roma, 8 gennaio 1397. — Aveva la Repubblica inviato anche in Avignone un ambasciatore, il quale per mezzo del Cardinale di Firenze Piero Corsini procurasse aiuti di Francia; e quello stesso ambasciatore doveva andare pure in Guascogna a Bernardo conte d’Armagnac, sollecitandolo affinchè scendesse in Italia a vendicare contro al Duca di Milano la rotta data agli Armagnac e la morte del fratello. (_Istruzioni a Pero di Ser Pero da Samminiato_, 6 marzo 1395 st. fior.) — Vedi pure, circa le intenzioni del Papa, la Legazione a Roma di Iacopo Salviati nel 1401. (_Deliz. Erud._, tomo XVIII, pag. 200.)
[86] «In questi tempi fece messer Maso degli Albizzi lega col Re di Francia per noi, con certi disutili patti.» (MORELLI, _Ricordi in Deliz. Erud._, tomo XIX, pag. 6.) — Vedi anche la _Cronaca_ di BONACCORSO PITTI, il quale racconta distesamente le pratiche avute in Parigi col Re e coi Signori, presso ai quali aveva famigliarità grande pe’ molti viaggi da lui fatti in quella e in altre contrade, dov’era stato mercante, soldato, grande giocatore e uomo di corte, sinchè in Firenze non venne tardi agli uffici della Repubblica.
[87] Istruzioni a Maso degli Albizzi mandato a Parigi, 5 maggio; a Bonaccorso Pitti, 18 luglio; a Leonardo Frescobaldi ambasciatore al Papa, 14 dicembre. — Lettera al Papa, 4 novembre. — Lettere due al Re ed una alla Regina di Francia, 18 e 31 dicembre. — Istruzione a Bonaccorso Pitti rinviato in Francia, 16 gennaio (1397). — Istruzione a Niccolò da Uzzano, 11 gennaio. — Scrivevano a Maso (1 luglio) _non si parta dal Re senza nostra espressa licenza_. Questo volemmo notare come indizio della soggezione in cui cercava la Signoria tenere colui che ambiva pur d’essere come principe nella Repubblica.
[88] Lettera a Parigi, 28 agosto. — Vedi anche le Istruzioni a Palmieri Altoviti e Lodovico Albergotti inviati a Milano, 13 giugno.
[89] Lettera al Re di Francia, 30 novembre.
[90] BONINCONTRI, _Annales Samminiatenses_.
[91] GORO DATI, lib. IV.
[92] MINERBETTI, _Cronaca_. — BONINSEGNI, _Storie_. — LIONARDO ARETINO, lib. XI.
[93] MALAVOLTI, _Storie di Siena_, an. 1391-99.
[94] MORELLI, _Ricordi_, (_Deliz. Erud_., tomo XIX, pag. 6).
[95] MINERBETTI, _Cronaca_, an. 1399, cap. VII. — AMMIRATO, lib. XVI.
[96] MINERBETTI, an. 1399, cap. VII e X. Cantavano tra le altre laudi questa:
«Misericordia, eterno Iddio; Pace, pace, o Signor pio: Non guardate al nostro error.»
Vedi anche LIONARDO ARETINO, sul principio del lib. XII.
[97] Afferma il Corio, che Francesco Gonzaga si riconobbe feudatario del Duca di Milano, e di ciò furono celebrati solenni e pubblici istrumenti.
[98] Vedi nella _Cronaca_ di GIOVANNI MORELLI, pag. 309, una satirica descrizione della spedizione di Roberto, e della privata diplomazia che facevano i mercanti fiorentini residenti in Alemagna, promettendo a Firenze grandi cose dell’Imperatore, e a questo danari senza averne dalla Repubblica il mandato. — Vedi poi tutta la legazione di Bonaccorso nella _Cronaca_ scritta da lui, e le molte andate e venute in Alemagna e a Venezia, a motivo di danaro che facesse muovere l’Imperatore; il quale onorava Bonaccorso ed i fratelli suoi d’insegna data da lui e del titolo di Conti Palatini.
[99] _Cronaca_ di GIO. MORELLI, pag. 314 e seg. — MINERBETTI, an. 1401-2, e BONINSEGNI, _Storie_.
[100] LIONARDO ARETINO, fine dell’_Istoria_. — CORIO, _Storia di Milano_, part. IV.
[101] Legazione a Roma di Iacopo Salviati con Maso degli Albizzi. (_Deliz. Erud_., tomo XVIII, pag. 214.) — Iacopo fu anche Capitano delle genti che andarono contro agli Ubertini e ai Conti da Bagno. (Ivi, pag. 220 e seg.) — Vedi anche la Commissione di Rinaldo degli Albizzi quando era Potestà di Rimini, vol. I. (_Documenti di Storia Italiana_, pubblicati a cura della R. Deputazione di storia patria ec.)
[102] MALAVOLTI, _Storie di Siena_.
[103] CORIO, _Storia di Milano_. — MINERBETTI, _Cronaca_, an. 1403-4.
[104] Bartolommeo da Scorno dovette pagare 25 mila fiorini d’oro, ed a Gherardo di Compagno, altro ricchissimo cittadino, furono dati tratti di corda finchè non ebbe messo fuori quanti danari egli si avesse. (Diceria in fino de’ _Commentari_ di GINO CAPPONI.)
[105] Legazione a Genova di Bonaccorso Pitti, nella _Cronaca_ di lui, pag. 76. — MORELLI, _Cronaca_, pag. 321 e seg. — MINERBETTI, pag. 490. — FOGLIETTA, _Storia di Genova_, lib. IX. — Legazione in Francia di Iacopo Salviati. (DELIZ. ERUD., tomo XVIII, pag. 230.) — Vedi anche una lettera della Repubblica di Firenze a Carlo VI re di Francia, 24 aprile 1404, da noi pubblicata in principio dei _Documenti di Storia Italiana_ (Firenze, 1836), allora ignorando fosse già stampata tra le _Miscellanee_ del Baluzio.
[106] _Livres des faits du Maréchal Bouciquaut_, part. III, chap. 3, 4, 5.
[107] MINERBETTI. — MORELLI, _Cronaca_. — _Livre des faits de Bouciquaut._
[108] GINO CAPPONI, _Acquisto di Pisa_. — MATTÆI PALMERII, _De Captivitate Pisarum_. — MORELLI, _Ricordi_ (_Deliz. Erud._, tomo XIX, pag. 11).
[109] GINO CAPPONI, _Acquisto di Pisa. — Livre des faits de Bouciquaut_, part. III, chap. 11.
[110] MINERBETTI, _Cronaca_.
[111] GIOVANNI CAVALCANTI dice avere Gino salvato la vita ad Andrea Vettori che i maggiorenti volevano condannare. I Capponi ed i Vettori s’erano insieme legati di consorteria per contrapporsi ai Frescobaldi loro vicini e in antico potentissimi. (Tomo II, pag. 520.) — Abbiamo altrove distinto le consorterie di _sangue_ da quelle per _carta_, com’era questa: il divieto di esercitare insieme gli uffici valeva pei consorti come pei congiunti. Nell’anno 1453 ottennero quelle due famiglie di non si dare divieto se non per la Signoria, Collegi e Dieci di Balía, senza più darselo per gli altri uffici di dentro e di fuori. (_Deliz. Erud._, tomo XX, pag. 302.)
[112] GINO CAPPONI, _Acquisto di Pisa_; e BONINSEGNI PIETRO, _Stor. Fior._
[113] MINERBETTI, anno 1405, cap. XXIII.
[114] IACOPO SALVIATI, _Cronaca_ (_Delizie degli Eruditi_, tomo XVIII, pag. 242, 46, 48, 54).
[115] MINERBETTI, _Cronaca_, cap. IX. — Vedi pure intorno all’assedio lo stesso Minerbetti per tutto l’anno 1406. — BONINSEGNI, _Stor_. — MORELLI, pag. 327 e seg.; e MORELLI, _Ricordi_ (_Delizie degli Eruditi_, tomo XIX, pag. 12 e seg.).
[116] _Commentari_ di GINO CAPPONI.
[117] «Si pouvons dire et penser qu’il en est aux Florentins de tenir ou non les convénances de susdit traité, puisque le Roi avait revoqué l’acord fait avec eux et depuis sont venus à leur intention.» (_Livre des faits,_ part. III, chap. 11, 12.) — Secondo quel libro e secondo anche gli storici fiorentini, nel fatto di Pisa andavano insieme il Duca d’Orléans e quel di Borgogna, sebbene tra loro nemici capitalissimi. L’autore finisce poco dopo il Commentario della vita del Bouciquaut, al quale intuona un panegirico dilungandosi nel dimostrare la ingiustizia e la perversità delle accuse che il Maresciallo per quel fatto ebbe alla Corte del suo Signore.
[118] Qui hanno termine i _Commentari_ di Gino Capponi, tenuti da molti essere scritti da Neri; ma crediamo noi, che scritti da Gino in forma d’appunti, fossero ampliati e distesi poi dal figlio, come solea farsi di molte cronache di famiglia. Due letterati fiorentini di qualche grido nel secolo XV, Matteo Palmieri e Bernardo Rucellai, latinamente rifecero i _Commentari_, che il primo intitolava a Neri, ed il secondo a Piero Capponi. Ma queste non furono altro che esercitazioni per dare alle cose di Firenze aspetto e forma delle Romane, com’era usanza in quella età: poco rilevasi dalla prima che giovi all’istoria, e nulla affatto dalla seconda.
[119] MORELLI, _Cronaca_, pag. 339.
[120] Prefazione di Lelio Torelli alla edizione principe delle _Pandette_.
[121] AMMIRATO, _Storie_; e MINERBETTI. — Il Cavalcanti registra insieme queste due rapine tra le offese che più accendevano i Pisani, quando nell’anno 1431 Giovanni Gualandi tentava muovere la sua patria a scuotere il giogo e vendicarsi in libertà. (Lib. VII, cap. 20.)
[122] Vedi _Appendice_ Nº IV. Le gravezze imposte ai Pisani per l’opera delle fortificazioni e più altri titoli nei primi tre anni passarono la somma di cento mila fiorini. (Vedi CANESTRINI, _La scienza di Stato de’ Fiorentini sulle imposte_, part. I, pag. 128.)
[123] AMMIRATO, _Stor. Fior_., anno 1421. — GIOVANNI CAMBI (_Deliz. Erud_., tomo XX, pag. 155) dice che vennero essi da quattordici città della Magna, e descrive i privilegi.
[124] Vedi una lettera dei Dieci di balía al Capitano di Pisa, 14 gennaio 1431, dopo alla mossa inutile del Gualandi. (FABBRONI, _Vita di Cosimo de’ Medici_, Appendice, pag. 8.)
[125] _Ricordi di Ser Perizzolo da Pisa_, agli anni 1439-1450. (_Arch. Stor_., tomo VI, parte II, pag. 387.)
[126] GORO DATI, pag. 131.
[127] Ambedue furono chiari per dottrina e reputati di santa vita; ebbe il Dominici anche titolo di Beato. Dal Concilio di Costanza, dove intervenne, andò Legato in Boemia, fu amico a Sigismondo, e moriva in Buda. (Vedi _Prefazione_ di DONATO SALVI alla _Regola del governo di cura familiare del B. Gio. Dominici_; Firenze, 1860.)
[128] Andò in quei giorni a Gregorio in Lucca Gino Capponi (Legazione MS.); e fu creduto avere egli dato gran mano ai Cardinali per quella fuga e per le cose che indi seguirono. (_Deliz. Erud._, tomo XVIII, pag. 369.)
[129] GIO. MORELLI, _Cronaca_, pag. 357.
[130] Vi andò le due volte Iacopo Salviati, che prima era stato ambasciatore in Nizza a Benedetto. Sono da vedere le sue Memorie (_Deliz. Erud_., tomo XVIII, 273, 290, 302), pregevoli per acume e integrità di giudizi. Ebbe doni dal Comune, e fu onorato oltre all’usanza pei servigi resi, e per avere mostrato in quelli grande astinenza; virtù assai rara tra gli uomini di quella età. (GIO. MORELLI, pag. 319.)
[131] Legazione MS. di G. CAPPONI.
[132] MINERBETTI, Stor. — BONINSEGNI. — AMMIRATO.
[133] RAYNALDO, _Annal. Ecclesiast._ — LENFANT, _Histoire du Concile de Pise_.
[134] SALVIATI, _Legazioni_.
[135] Bonaccorso Pitti si vanta d’avere fatto egli in Francia al re Luigi le prime aperture: pure Bonaccorso, brigante uomo, era molto avverso alla setta che reggeva. Ma in Francia aveva grandi aderenze.
[136] Vedi SALVIATI, _Legazioni_.
[137] Un poco innanzi a questo trattato cessano insieme, e come si fossero data l’intesa, i tre principali autori fiorentini che sin a qui più spesso abbiamo noi consultati: il Minerbetti, il Boninsegni, il Morelli. Questi, il più elegante e più vivace de’ Cronisti, da bastar solo a fare onore alla lingua fiorentina nel secolo XV: il Minerbetti copioso di fatti, pratico nelle faccende e di esse giudice assennato: ampio il Boninsegni a forma di storia, continuata dipoi da un altro Boninsegni magro scrittore: e già il pensiero degli uomini fiorentini, stringendosi in sè, pareva andarsi assottigliando. Rimangono i _Ricordi_ d’un altro Morelli, da noi citato alcune volte; nè cessano quelli della famiglia Rinuccini.
[138] I Fiorentini ebbero in tutti quegli anni una politica decorosa, intorno alla quale sono da vedere notizie cavate da pubblici documenti nel Discorso di G. CANESTRINI. (_Archivio Storico_, tomo IV.)
[139] VESPASIANO DA BISTICCI nella _Vita di Agnolo Pandolfini_ scrive che questi tornando con la pace fatta, fu presso a Firenze incontrato da un amico suo, che lo ammonì com’egli portasse per quella pericolo di perdere il capo.
[140] POGGIO, _Stor. Fior_., lib. IV. — BONINSEGNI DOMENICO. — _Ricordi del_ MORELLI (_Deliz. Erud._). — AMMIRATO, _Storie_. — MURATORI, _Annali d’Italia_. — SISMONDI, _Répub. Italiennes_.
[141] Nell’anno 1453 ottennero queste due famiglie di non si dare divieto tra loro, se non per gli uffici maggiori, nel modo stesso che lo avevano ottenuto in quello stesso anno i Capponi ed i Vettori (vedi nota 2, pag. 101-102). La Storia delle consorterie rimane da fare; e forse qualcosa avvenne in quell’anno, che fu tra gli effetti del nuovo rimpasto dato alla Repubblica da Cosimo Medici e dalla sua parte.
[142] V’erano dei Medici, dei Tosinghi, dei Portinari, e Niccolò da Uzzano vi teneva agenti suoi: vedi un pregevole discorso di G. Canestrini su’ commerci dei Fiorentini in Ungheria e su’ vari negoziati che la Repubblica ebbe con Sigismondo e con lo Spano; che forma appendice a due Vite di quest’ultimo. (_Archiv. Stor_., tomo IV.)
[143] AMMIRATO, anno 1416.
[144] Istruzione originale appresso di noi.
[145] _Archiv. Stor_., tomo IV, pag. 262.
[146] Con ciascuno degli ambasciatori andavano due giovani di famiglie qualificate; e Filippo Rinuccini, dal quale abbiamo questa notizia, era uno dei due che seguitavano Bartolommeo Valori. Furono in tutto sessantadue cavalli e dodici muli con la soma. «Fece l’orazione Leonardo Dati, e durò circa un’ora; che mai s’udì simile orazione, che v’era forse cento calamai a scriverla mentre che diceva.» (_Ricordi storici_ di FILIPPO RINUCCINI.)
[147] Sulla venuta e sulla dimora del Papa in Firenze e sulle feste e cerimonie vedi la _Cronaca_ d’un anonimo fiorentino. (MURATORI, _S. R. Ital_., tomo XIX.)
[148] Narra Lionardo Aretino nei _Commentarii_ (_Rer. Ital._, tomo XIX, pag. 931), come un giorno essendo col Papa, questi andando su e giù per la camera, tra sè replicasse irosamente la cantilena, e come lo stesso Lionardo cercasse placarlo, a tal fine enumerando i beneficii che la Repubblica di Firenze gli aveva recati in quella dimora.
[149] _Ricordi_ di FILIPPO di CINO RINUCCINI.
[150] Vedi il testamento, le obbligazioni ed una lettera di Baldassarre Cossa (_Archiv. Stor_., tomo IV), e i documenti pubblicati dal FABBRONI insieme alla _Vita di Cosimo de’ Medici_.
[151] ROMANIN, _Storia di Venezia_, tomo IV.
[152] Intorno al commercio dei Fiorentini aspettiamo una compiuta istoria. Infino a qui la migliore delle scritture che abbiamo è di gran lunga il _Libro sulla Decima_, del PAGNINI, volumi quattro, con falsa data, ma è Firenze 1765. Lo abbiamo in altri luoghi consultato, e qui sono da vedere i cap. 4, 5 e 6 della parte III, sez. III. I tomi III e IV contengono le molto pregevoli antiche scritture di Francesco Balducci Pegolotti e di Giovanni da Uzzano, bastanti per sè a mostrare la grande estensione che avea il commercio dei Fiorentini nei secoli XIV e XV. Il Pagnini illustra ad una ad una le varie Arti, e massimamente quelle principalissime della lana e della seta e delle spezierie e pelliccerie; ma soprattutto quella del cambio, e i Banchi tenuti in molte parti di Europa e d’Asia, e le Zecche d’Inghilterra e d’altri luoghi, le quali andavano per conto d’uomini fiorentini.
[153] _Scrip. Rer. Ital_., tomo XIX, pag. 973.
[154] Una splendida pubblicazione fatta nel 1863 a Firenze ne porge con altri il testo dei Trattati che il Federighi ed il Brancacci fermarono al Cairo col Sultano d’Egitto. È la collezione dei Diplomi Arabi che si rinvengono nell’Archivio Fiorentino e nel Pisano, illustrati dottamente dal prof. Michele Amari, e stampati co’ bellissimi caratteri che rimangono della Tipografia Orientale fondata dal cardinale, poi granduca, Ferdinando dei Medici. Veggansi le pag. 59 e 60 della Prefazione, e i Documenti che spettano agli anni 1421-22.
[155] Nel libro citato abbiamo notizia d’un Trattato che il Signore di Piombino Iacopo d’Appiano cercava ottenere l’anno 1414 dal Califfo di Tunisi. Aveva come Signore di Pisa pochi anni prima l’Appiano fatte stipulazioni con quel Califfo, ed i mercatanti suoi cercava passassero in Barberia sotto il nome favorito di Pisani, come appare dal testo di quel Trattato, il quale sembra però non essere stato mai eseguito.
[156] AMMIRATO, anno 1429.
[157] GORO DATI, _Storia_, pag. 128 e seg.
[158] «Da questo suo pellegrinaggio prendendo gli scrittori spagnuoli occasione, lasciarono di lui scritte cose favolose: raccontando d’essere stato nel Cairo e nell’Armenia e nell’India, essergli succeduti diversi e strani avvenimenti; essendo cosa certissima lui non esser passato i termini d’Italia.» (AMMIRATO, anno 1428.)
[159] «I fiorini che si spendeano l’uno anno, in gran parte si erano ritornati nell’altro anno, come fa l’acqua che il mare per gli nugoli spande nelle piove sopra alla terra, e pel corso de’ rivi e fossati e fiumi si ritorna al mare. I modi del ritornare sono assai: prima, quel che i soldati spendono per la città e pel contado in arme e in cavalli e in vestire e per vivere; mentre che stanno per le terre e il contado, questa parte tutta si ritorna. Sonne rimasti fuori quelli che hanno speso in altri luoghi; e di questi ne torna tutto dì per gli mercatanti che stanno per tutte le terre del mondo a guadagnare, e mandano il guadagno a casa. Sonne anche rimasi fuori quegli che i Capitani e gente d’arme avessono avanzati e portati alle loro case: e d’altra parte ne sono tornati dai loro sudditi, che hanno in detti tempi per bisogno del Comune dati gran tributi e censi. E ancora ve n’hanno recati gran numero i mercatanti e abitatori delle città e terre circostanti e vicine, che sono venuti a Firenze per le mercatanzie e robe: non però sono tornati tutti, ma hannogli avere dal Comune, che sono scritti in su’ libri del Monte, che que’ tali cittadini gli debbono avere, e rendonsi a poco a poco ogni anno, quando stanno in pace, delle rendite del Comune che abbondano; e intanto che penano a riavere il detto capitale, hanno di guadagno fiorini cinque per cento l’anno.» (DATI, _Storia_, pag. 128.)
[160] PASSERINI, _Storia degli Stabilimenti di Beneficenza della città di Firenze_.
[161] In fine al volume daremo l’ordine degli uffici nella città di Firenze com’era in questi anni, descritto da Goro Dati nell’ultimo libro delle Istorie sue; e come saggio de’ costumi, delle allegrie, delle magnificenze e delle borie fiorentine, ne piacque per ultimo aggiugnere la descrizione che il medesimo autore lasciò delle feste solite celebrarsi pel San Giovanni. — Vedi _Appendice_, Nº V.
[162] Di queste feroci leggi si discorre molto ampiamente nella sullodata _Istoria_ di quella famiglia che ha per autore il signor Luigi Passerini.
[163] Vedi la _Cronaca_ di BONACCORSO PITTI, pag. 111 e seg., dove sono registrati gli uffici di fuori e le borse ed i partiti che ci volevano per ciascuno. — Vedi anche in più luoghi la _Cronaca_ del MORELLI.
[164] BONACCORSO PITTI, pag. 97.
[165] _Rex in foro, senator in curia, captivus in aula_.
[166] Vedi, tra gli altri, GIOVANNI MORELLI in più luoghi.
[167] Scrive FILIPPO RINUCCINI, che nella moría di quell’anno tra Signori e Collegi ne morì nove.
[168] AMMIRATO, anno 1417.
[169] CAVALCANTI, tomo II, pag. 519.
[170] _Istorie_ di G. CAVALCANTI, pubblicate da F. L. Polidori; Firenze, 1838.
[171] GIOVANNI CAVALCANTI, lib. I, cap. 7, e lib. II, cap. 1.
[172] MACHIAVELLI, _Storie_, lib. IV.
[173] Capitolo ultimo del primo libro, dove anche sono buone avvertenze da economista. — Il MORELLI ne’ _Ricordi_ (_Deliz. Erud._, tomo XIX, pag. 73) va più spedito: «Fate guerra, inducete guerra, date poppa a chi nutrica la guerra. Mai è stata Firenze senza guerra, nè starà per infino non taglia la testa ogni anno a quattro de’ maggiori.»
[174] «Per torci lo Stato, e indurci all’odio del popolo, fece la pace col Re.» — Parole dal Cavalcanti messe in bocca di Niccolò da Uzzano; lib. VII, cap. 8.
[175] AMMIRATO, _Storie_.
[176] Gino Capponi si trova essere stato contrario alla pace. Sono da vedere i _Commentari_ di NERI di GINO che hanno principio da quel fatto, narrato da lui distesamente e biasimato. — Vedi anche il lib. IX del CAVALCANTI. — GIOVANNI MORELLI nei _Ricordi_ (_Deliz. Erud_., tomo XIX, pag. 43) scrive che la pace «non fu intesa dal popolo, ma sì da alquanti.»
[177] AMMIRATO, _Storie. — I Capitoli del Comune di Firenze,_ Inventario e regesto; tomo I.
[178] BONINSEGNI, pag. XIX. — POGGIO, _Storie_, lib. IV.
[179] GIOVANNI CAVALCANTI, _Storie_, lib. I e II.
[180] CAMBI, _Storie_ (_Deliz. Erud_., tomo XX, pag. 162).